NOCERA UMBRA. SI FESTEGGIA IL PATRONO SAN RINALDO

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“In un mondo così mutevole, tutto passa, ma la gloria dei Santi è eterna in Cristo”. Lo ha detto il vescovo della diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino, monsignor Domenico Sorrentino durante il pontificale celebrato sabato 9 febbraio nella concattedrale di Santa Maria Assunta a Nocera Umbra in occasione della solennità di San Rinaldo.

Presenti le autorità civili e religiose e tantissimi fedeli che hanno voluto onorare il Vescovo eremita vissuto all’epoca di San Francesco con il quale ha avuto un rapporto di amicizia e di fraternità. Tra i concelebranti il parroco don Ferdinando Cetorelli, il vicario generale don Jean Claude Hazoumé Kossi Anani e il custode del Sacro Convento padre Mauro Gambetti.

Durante l’omelia il vescovo ha sottolineato l’importanza dell’annuncio del Vangelo nelle famiglie ed ha comunicato l’apertura ufficiale della sua visita pastorale nel vicariato di Nocera Umbra fissata per il 15 agosto e l’inizio degli incontri ai primi settembre. “Verrò nelle vostre case – ha detto monsignor Sorrentino – come successore di Rinaldo con il cuore di Gesù. La festa di San Rinaldo quest’anno – ha aggiunto – è in qualche modo il preludio di un momento di grazia, che tra qualche mese vivremo insieme con la visita pastorale che mi porterà in mezzo a voi, per essere nella mia umiltà e povertà la voce, il volto, il cuore di Gesù e anche in qualche modo di San Rinaldo. In questi mesi faremo il punto perché vogliamo lodare Dio, ma anche esaminarci e fare un esame di coscienza. I Santi – ha precisato il vescovo – ci portano a Gesù, ci riconsegnano la sua Parola. Questa Parola deve risuonare nelle nostre case. Facciamo in modo che ogni giorno aprendo la Parola ci illumini la voce di Gesù. Facciamo in modo che l’altare del Signore torni nelle nostre case perché secondo il pensiero della Chiesa quando parliamo di Chiesa parliamo di persone, la prima chiesa sono le nostre case. All’inizio del Cristianesimo non c’erano le cattedrali, le basiliche, le chiese parrocchiali, c’erano le case e tutto fioriva”.

Il vescovo ha poi ribadito il concetto della santità “che non passa che è sempre più attuale ed è testimoniata da esempi come San Rinaldo. I Santi – ha concluso – sono il nostro modello, sono compagni di strada. La santità non è una cosa per pochi. Tutti siamo chiamati ad essere Santi”.

Una nutrita partecipazione c’è stata anche ai primi vespri celebrati venerdì 8 febbraio.

“San Rinaldo è l’uomo del dialogo, delle relazioni e dell’incontro come san Francesco. La tradizione ci racconta, infatti, che si sono visti più volte e stimati reciprocamente”. Lo afferma don Ferdinando Cetorelli, parroco e priore del Capitolo della concattedrale di Nocera Umbra. “Quest’anno – precisa don Cetorelli – ricordiamo gli ottocento anni dell’incontro di san Francesco con il Sultano di Egitto e riflettiamo sulla recente visita di Papa Francesco negli Emirati Arabi dove ha colloquiato a lungo con il principe ereditario, lo sceicco Mohammed bin Zayed Al Nahyan”. “La festa del nostro patrono Rinaldo – prosegue il parroco – deve essere vissuta da tutti come un’occasione di rinnovamento spirituale”.

FOLIGNO. INCONTRO CON DON IVAN MAFFEIS

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Giovedì 28 febbraio alle ore 17.30 presso la Biblioteca Jacobilli (piazza San Giacomo) l’Ufficio diocesano per le comunicazioni sociali propone un incontro di formazione con don IVAN MAFFEIS direttore per le comunicazioni sociali della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) che presenterà il messaggio di Papa Francesco per la 53° Giornata mondiale per le comunicazioni sociali dal titolo “Dalle social network communities alla comunità umana”. Aprirà l’intervento Mons. Gualtiero Sigismondi Vescovo di Foligno.

L’incontro è aperto a tutti, catechisti, operatori pastorali, parroci, ma anche giornalisti, operatori e collaboratori dei mass media

TERNI. FESTA DI SAN VALENTINO 2019

 

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La Diocesi celebra solennemente la festa del santo patrono, Valentino, primo vescovo di Terni e patrono principale della Città e della Diocesi. Valentino ha testimoniato con il suo martirio le meraviglie dell’amore del Signore. Fu un vescovo esemplare che spese la sua vita per aiutare gli altri: guariva i malati, soccorreva i poveri, era attento ai bambini ed ebbe un’attenzione particolare ai giovani. San Valentino ha plasmato cristianamente la città di Terni durante il suo lungo ministero episcopale, durato, secondo la tradizione, ben 76 anni. Padre fondatore della comunità cristiana, testimone di Cristo e martire della fede e della carità, è speciale patrono di quanti sono legati dalla dolcezza e dal fuoco dell’amore che rappresenta il fondamento della identità della comunità cristiana, appartenenza della cultura e spiritualità. Nella tradizione è si è approfondito e ampliato la sua attenzione per l’amore umano tra giovani, fidanzati, sposi, che rende bella e gioiosa la vita. Amore che ha fondamento nell’amore verso Dio, e si prolunga verso ogni uomo, verso il prossimo.

San Valentino l’amore, i giovani sono gli ambiti centrali della festa 2019 del patrono di Terni e della Diocesi.
“Gli eventi che proponiamo dal punto di vista religioso – ricorda il vescovo Mons. Giuseppe Piemontese – vogliono coinvolgere sempre di più la città e sottolineare gli aspetti legati alla spiritualità di San Valentino e all’attualità di oggi. Quest’anno abbiamo voluto mettere al centro della riflessione dell’attenzione della comunità i giovani “sospesi tra passato e futuro”, ma in realtà che oggi vivono una condizione di estrema precarietà. I giovani ai quali San Valentino ha dedicato molto delle sue attenzioni. Alcune iniziative di conoscenza dei giovani, un concorso che vuole aiutare i giovani ad esprimersi e a farsi conoscere e anche a conoscere la figura di San Valentino”.
All’approfondimento del documento finale del Sinodo è dedicata la novena di San Valentino, animata ogni giorno da una diversa Forania e dai movimenti e associazioni ecclesiali fino al 13 febbraio.

Domenica 10 febbraio alle ore 9.30 sarà celebrato il solenne pontificale in Cattedrale che sarà preceduto dall’accoglienza da parte del vescovo del corteo delle Istituzioni regionali e locali, autorità civili e militari, i sindaci dei Comuni della Diocesi con i Gonfaloni. Durante il pontificale si svolgeranno due segni particolari: i rappresentanti delle parrocchie di Terni offriranno un cero al Santo Patrono e il Sindaco Leonardo Latini accenderà la lampada votiva al Santo e pronunzierà l’atto di affidamento della città al Santo Patrono.
Al termine seguirà la processione per accompagnare, nella preghiera, l’urna di San Valentino per le vie della città verso la Basilica. Percorso: Cattedrale, via Aminale, corso del Popolo, piazza Ridolfi, piazza Europa, via Garibaldi, rotonda , via Piave, rotonda M.L.King, strada delle Grazie, via fratelli Cervi, via G.M. Serrati, via San Valentino, via papa Zaccaria, basilica di San Valentino.
Per favorire la partecipazione al solenne pontificale e alla successiva processione dalle ore 9.00 alle ore 12 di domenica 10 febbraio non saranno celebrate Messe nelle chiese della città di Terni.

IL PROGRAMMA DIOCESANO

IL PROGRAMMA DI TUTTE LE MANIFESTAZIONI FINO AL 23 MARZO

TERNI. MESSAGGIO DEL VESCOVO ALLA CITTÀ PER LA FESTA DI SAN VALENTINO

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Quest’anno abbiamo voluto porre al centro dell’attenzione della comunità cittadina ed ecclesiale il tema dei giovani. Scelta dettata dalla riflessione, particolarmente viva negli ultimi tempi.
Il Sinodo dei vescovi, convocato da Papa Francesco e celebrato nel mese di ottobre 2018, ha raccolto le preoccupazioni e le speranze di vescovi, giovani, religiosi di tutto il mondo in riferimento alla condizione dei giovani e alla pastorale giovanile.
La visita pastorale, che sto facendo da due anni alla Diocesi, mi dà la possibilità di incontrare le comunità cristiane, la gente, le Istituzioni, le associazioni e in particolare i giovani, gli studenti.
Ho avuto modo di interessarmi ai giovani nelle parrocchie visitate e negli incontri con gli studenti delle scuole superiori.
Nelle scuole ho notato giovani interessati ai temi della scuola, cultura, della società, della religione e del lavoro. Nel dialogo con loro ho intravisto la loro proiezione e slancio nel futuro, ma anche la preoccupazione per le incertezze occupazionali nel nostro territorio e anche in Italia. De resto il grande numero di giovani che lasciano il territorio ternano per altre regioni o per l’estero è preoccupante (nel 2016 sono emigrati circa 600 giovani). Se poi si considera l’inverno demografico che colpisce l’Italia e specie la nostra regione, fenomeno foriero di sterilità generalizzata e dell’avvento di una società di vecchi, non c’è che da essere preoccupati.
Nelle parrocchie, tolte alcune lodevoli eccezioni, ho notato grande difficoltà di aggregazione e di partecipazione da parte dei giovani. Molte sono le domande che ci poniamo: sono i giovani che si sono allontanati dalla Chiesa, hanno altri interessi o siamo noi adulti a non riuscire più ad attraversare il ponte temporale, generazionale, informatico, che ci unisce alle generazioni nuove?
Abbiamo preso in mano le riflessioni del documento conclusivo del Sinodo dei giovani e abbiamo voluto metterci in ascolto delle domande espresse e inespresse dei giovani. Stiamo interrogando i giovani in maniera diretta e attraverso un contest-concorso, lanciato in occasione della festa di san Valentino. Come Chiesa vogliamo avviare un tempo di particolare attenzione ai giovani, perchè con umiltà e attenzione, possiamo comprendere, aprire spazi, ascoltare, dialogare e condividere gioie e speranze con le giovani generazioni.
In questa situazione rivolgiamo un appello alla politica nazionale e locale, alle imprese, alle associazioni di categoria, ai sindacati, oltre che a tutti coloro che hanno a cuore la gioventù e il futuro della nostra città e nazione di fare qualcosa, prima che sia troppo tardi.

Durante la visita pastorale ho l’opportunità di incontrare la gente anche per strada e di andare per il territorio, fino alle zone più nascoste. Mi spiace vedere zone trascurate, a volte abbandonate, che diventano ricettacolo di rifiuti e pericolosi rifugi divandali.
La collaborazione dei cittadini, dei negozianti e delle associazioni civili e religiose nell’abbellimentodella città in occasione delle feste natalizie (luminarie, alberi di Natale, presepi, dotazione di vasi e piante, ecc.) indica che i ternani vogliono una città bella e vivibile e sono disposti a fare anche dei sacrifici di natura economica e a cambiare abitudini.
Occorre che in questo tempo di emergenza si stimolino e si coordino le forze migliori, cittadini, associazioni e amministratori per un impegno continuativo per rendere bella e vivibile la nostra città. E’ vero che la situazione di dissesto amministrativonon consente di fare molte cose, ma alcune si possono fare e soprattutto auspichiamo che la crisi non pesi solo su alcuni, non schiacci i più poveri.
La politica è l’arte di amministrare la città, promuovendo il bene comune, il bene di tutti e non di una parte, favorendo il dialogo e recependo gli stimoli e le proposte buone da chiunque vengano.

Negli ultimi tempi è maggiormente percepibile, in alcune frange di cittadini e di politici uno scadimento nel dialogo e nelle relazioni interpersonali, una perdita del senso di umanità nei rapporti con il prossimo, inteso come persone che ci sono accanto o quelle descritte da Gesù nel Buon samaritano. Il timore per la propria sicurezza, la paura dell’estraneo e del diverso, lo stato di precarietà economica e sociale stanno facendo perdere quella lucidità mentale e quel coraggio civico che porta ad affrontare i problemi con razionalità, intelligenza, solidarietà e compassione. E’ in atto una guerra tra poveri, fomentata da proclami miracolistici e nella quale stiamo perdendo anche quel senso di famiglia e di solidarietà che ha sempre contraddistinto il popolo italiano e la nostra Terni e che potrebbe contribuire a risolvere responsabilmente i problemi.

Ancora una volta non possiamo tacere il tema dell’accoglienza e dell’integrazione dei migranti e dei richiedenti asilo, che purtroppo non governato in maniera adeguata, sta diventando fortemente divisivo sia per la complessità della sua conduzione sia per la violenza di un vento decisamente contrario alla umana pietà e anche ad una ragionevole soluzione.
Siamo consapevoli di essere inadeguati a risolvere il problema, che tuttavia non è un problema di Chiesa o dell’Europa. Le persone che oggi sono tra noi, sono una emergenza e un problema che riguarda tutti i cittadini, ciascuno secondo il grado delle sue responsabilità e va trattato non con diktat, ma con ragionevolezza, con politiche intelligenti, mosse dal diritto intriso di umanità e anche un pizzico di misericordia, da parte di Autorità e cittadini.
Non posso non fare appello al senso di umanità dei cittadini, cristiani e non, anche in vista di evitare situazioni di ulteriori disagi per tutti.

PERUGIA. IL CARD. BASSETTI INCONTRA RELIGIOSI IN OCCASIONE DELLA GIORNATA DELLA VITA CONSACRATA

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“La nostra è la chiamata ad essere per il Signore e poi a vivere in maniera diretta, intensa la realtà della Chiesa, che è il corpo mistico di Cristo, e servire tutta l’umanità, perché, come dice la Lumen Gentium, il fine della Chiesa è la salvezza, la comunione e l’unità di tutto il genere umano”. Lo ha detto il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, incontrando ieri pomeriggio una rappresentanza di religiosi e religiose per la 22ª Giornata mondiale della vita consacrata.

Come ha sottolineato lo stesso cardinale, l’incontro è stato su “temi concreti, pratici e cruciali” che investono diversi istituti religiosi. In primis quello di fare più comunione tra loro per proseguire in sinergia l’opera di servizio alla Chiesa, alla comunità dei credenti e alla società civile (non pochi istituti religiosi sono impegnati nella gestione di scuole e di strutture socio-assistenziali e sanitarie) a prescindere dalla loro costante diminuzione sul territorio dovuta alla crisi delle vocazioni. Queste, le ha definite il cardinale, “sono il miracolo più grande che ci sia: Dio che si china sulle sue creature, piccoline come siamo noi, e le chiama. Ogni vocazione, particolarmente quelle al sacerdozio, alla vita consacrata e alla vita missionaria della Chiesa, quelle che chiamiamo di speciale consacrazione, è diversa dall’altra, perché la vocazione è ciò che di più di personale esista, come ogni persona è unica ed irripetibile”.

Il card. Bassetti ha sottolineato la necessità di una maggiore collaborazione, anche nell’“affrontare problematiche di scottante attualità come quelle delle scuole paritarie gestite da istituti religiosi”. “Nel 2017 sono state chiuse oltre 300 di queste scuole per carenza di fondi e di personale – ha proseguito –. Attualmente, in Italia ci sono 12.652 scuole cattoliche con quasi 900mila alunni. Sono scuole paritarie, non private, aperte a tutti dove spesso vengono accolti ragazzi con gravi disagi, ma anche di altre religioni purché condividano il nostro metodo educativo che si basa sulla vita buona del Vangelo. Queste scuole sono una risorsa per la Chiesa e per la società nell’offrire una formazione integrale sia dal punto di vista umano che dal punto di vista cristiano”.

TERNI. PRESENTAZIONE DEL LIBRO SULLA STORIA DI MARIA ELETTA

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Ha unito l’Europa fondando monasteri a Terni, Vienna, Graz e Praga e vissuto da protagonista la Guerra dei Trent’anni e la caduta del muro di Berlino: non male per una monaca di clausura. È l’incredibile storia di madre Maria Eletta del Gesù, al secolo Caterina Tramazzoli, raccontata nel libro Maria Eletta: una monaca in cammino da Terni nel cuore dell’Europa, scritto da Arnaldo Casali (autore di San Valentino, il segreto del Santo innamorato) e pubblicato dal Monastero delle Carmelitane di Terni, che sarà presentato domenica 3 febbraio alle 17.30 al Cenacolo San Marco.

Giovane carmelitana nata a Terni da una famiglia nobile ma povera, Caterina – dopo essere diventata una delle prime monache del Carmelo di Terni – era diventata un’amica personale dell’Imperatore che l’aveva incaricata di fondare monasteri in Austria e Boemia per contrastare l’egemonia dei protestanti. Dopo una vita avventurosa Eletta ha avuto una morte altrettanto avventurosa: il suo corpo, infatti, ha continuato a muoversi per quattrocento anni suscitando la devozione dei fedeli e le superstizioni del regime comunista che ha perseguitato ed esiliato per quarant’anni le monache senza avere il coraggio di toccare l’urna in cui è esposta la badessa.

Il volume sarà presentato, insieme all’autore, da Stefania Parisi – direttore dell’Istess, e Maria Molé, che ha curato un progetto scolastico dedicato a Eletta. Nel corso della presentazione verrà proiettato anche un reportage video realizzato dallo stesso Casali nel monastero di Praga e prodotto da Aferdita Demiri e Luca Mannaioli del Terni Film Festival.

Pur essendo una figura centrale nella storia religiosa del XVII secolo, Maria Eletta è ancora in gran parte sconosciuta e la sua riscoperta sta riscuotendo molto interesse anche in Repubblica Ceca, tanto che il ministro Alena Schillerová ha voluto incontrare l’autore del libro durante i sopralluoghi effettuati a Praga lo scorso settembre.

Il libro viene distribuito all’Istess ad offerta libera. L’intero ricavato va a sostegno del Monastero delle Carmelitane di Terni, che ha finanziato il progetto.

ASSISI. IL VESCOVO DICE MESSA ALLA TAGINA E ALLA COLUSSI

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Prima con i lavoratori della Tagina, poi con quelli della Colussi. Il vescovo della diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino monsignor Domenico Sorrentino che, ha sempre seguito le vicende delle due fabbriche umbre, venerdì 21 dicembre alle ore 10 celebrerà l’eucarestia prima nello stabilimento dell’azienda di ceramiche gualdese e poi si sposterà a Petrignano per la tradizionale messa e lo scambio degli auguri con i vertici e gli addetti della storica fabbrica di biscotti assisiate, in programma per le ore 13.

“Come pastore di questa comunità – dice monsignor Sorrentino – sento la gioia e il dovere di stare in mezzo a chi fa impresa, a chi produce e si impegna, nei rispettivi ruoli e competenze, non solo per il proprio legittimo interesse ma anche per la crescita e il bene comune. Queste due aziende, pur avendo attraversato momenti non facili dovuti alla crisi economica, ce l’hanno anche per l’unità che si è realizzata tra le esigenze dell’impresa e la disponibilità delle maestranze che rappresentano la spina dorsale di qualsiasi attività economica. Le due celebrazioni di venerdì – ha concluso monsignor Sorrentino – saranno l’occasione per fare gli auguri di felice e sereno Natale ma soprattutto per ribadire che non c’è futuro per un’impresa che non scommetta sul capitale umano e non rimetta la persona al centro delle proprie scelte strategiche”.

TERNI-NARNI-AMELIA. GLI AUGURI DEL VESCOVO ALLA COMUNITÀ DIOCESANA

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Quest’anno la visita pastorale mi ha dato l’opportunità e la gioia di incontrare le comunità cristiane nelle varie componenti: famiglie, associazioni e gruppi vari nelle parrocchie; ho stretto la mano a persone di oqnietà e condizione: bambini, giovani, adulti, anziani, sani, malati. Questi ultimi li ho visitati nelle proprie abitazioni, nella case di riposo, negli ospedali. Ho incontrato anche studenti nelle scuole, liberi professionisti, lavoratori sul luogo di lavoro o scioperanti per difendere il posto di lavoro, Istituzioni civili, giudiziarie e militari. Di tutti e di ognuno ho intuito o condiviso la propria storia, fatta di progetti, gioie, speranze, sofferenze, disagi, disoccupazione e preoccupazioni per il presente e o per il futuro.
Nei vari incontri non sono mancate persone povere, afflitte da vari gradi di precarietà e gli immigrati di ogni condizione: regolari e irregolari senza permesso di soggiorno, richiedenti asilo o giunti a noi dai corridoi umanitari; bambini inseriti nelle scuole pubbliche e minori non accompagnati. Ho incontrato urta umanità dalla provenienza globale: albanesi, rumeni,  africani, sudamericani, asiatici, bengalesi, filippini e di tante altre origini.
Una umanità mortificata dalla crisi economica, preoccupata non del futuro, ma del mese successivo, per molti di come arrivare al giorno dopo. E tuttavia ho incontrato tante persone animate dalla speranza e dalla voglia di resistere e lottare.
A tutti ho fatto risuonare la buona notizia che Gesù, duemila anni fa, è venuto a prendere su di sé la nostra umanità, le nostre miserie e a infonderci speranza, proclamando la Pace in terra agli uomini, che sono amati da Dio. Il grande messaggio di Gesù: Dio è padre di tutti gli uomini. E per questo gli uomini sono legati dal vincolo di fratellanza, a qualunque razza, popolo e nazione appartengano. Nel Natale tale annuncio si rinnova secondo la tradizione e risuona più attuale che mai anche ai nostri giorni. L’invocazione: “Vieni Signore Gesù” diventa grido comunitario e planetario perché gli uomini riscoprano il legame di fraternità, che li unisce ed inizi un tempo di pace, di giustizia e di benessere condiviso da tutti.

Un’icona. In questo Natale l’icona preminente non è quella di Gesù che nasce nella grotta, ma quella della Santa Famiglia di Maria, Giuseppe e il bambino Gesù in cerca di un rifugio, nella città di Betlemme e infine esule e profuga in Egitto.
Se vogliamo vivere un Natale vero, cristiano occorre che cambi il nostro cuore e ciascuno si apra a sentimenti e opere di compassione, umanità, accoglienza-e condivisione.

Quest’anno il “presepe vivente”, in molte parti d’Italia, non sarà una sacra “rappresentazione”, ma una drammatizzazione dal vivo perché le varie leggi e ordinanze che si vanno promulgando, se nelle intenzioni vogliono infondere sicurezza nelle nostre comunità, di fatto mettono sulla strada e abbandonano a se stessi e tra mille difficoltà, immigrati e cittadini indigenti, che si aggirano nelle nostre città. E tuttavia abbiamo fiducia perché, come suggerisce la parola di Dio, “Il povero grida e il Signore lo ascolta” (sal. 34,7). Vi sono ancora tra noi molti uomini e donne di buona volontà, più di quanto non immaginiamo, che a Natale e in futuro, si faranno strumenti generosi della vicinanza e della Provvidenza di Dio.

A tutte le persone incontrate, a quelle che non ho potuto incontrare, a te che mi ascolti auguro di sperimentare la provvidenza e la tenerezza di Dio, manifestata in Gesù Cristo, e di godere dei doni natalizi del benessere spirituale e materiale, della gioia e della pace.
Buon Natale e sereno anno nuovo!

+ P. Giuseppe Piemontese OFM Conv
Vescovo

PERUGIA. RIAPERTA LA STORICA CHIESA SANTA MARIA ASSUNTA

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Una festa per la comunità del quartiere di Monteluce e per l’intera città di Perugia, quella della riapertura al culto della chiesa parrocchiale Santa Maria Assunta, risalente al secolo XIII, splendido scrigno di storia e di arte, avvenuta domenica 16 dicembre, dopo essere stata chiusa nel marzo 2017 a seguito dell’ultimo evento sismico. Una festa che “raddoppia”, perché avvolta dal clima delle imminenti festività natalizie, come ha detto il “padrone di casa”, il prefetto Claudio Sgaraglia, nell’intervenire all’incontro di presentazione dei lavori di consolidamento strutturale tenutosi dopo la celebrazione eucaristica di riapertura presieduta dal cardinale Gualtiero Bassetti. La proprietà della chiesa di Monteluce è del Ministero dell’Interno, facente parte del Fec, il Fondo edifici di culto, del quale fanno parte, come ha precisato lo stesso prefetto, 850 chiese italiane di cui 23 nella sola provincia di Perugia. Soddisfazione per la sinergia e la collaborazione di tutte le istituzioni prodigatesi per la conservazione e salvaguardia di questo importantissimo luogo di culto e di storia del capoluogo umbro, è stata espressa dal prefetto Sgaraglia e dal cardinale Bassetti.

Alla riapertura della chiesa sono intervenuti anche il segretario generale del Ministero dei beni e delle attività culturali, Giovanni Panebianco, la direttrice della Soprintendenza archeologica, belle arti e paesaggio dell’Umbria, Marica Mercalli, e il sindaco di Perugia Andrea Romizi. Il parroco don Nicola Allevi, nel dare il benvenuto di buon mattino (erano da poco trascorse le 9) a tutti i presenti (diverse centinaia di fedeli), che hanno gremito la chiesa in una gelida domenica di tardo autunno, ha esordito dicendo: «Il 16 dicembre 2018 la comunità di Monteluce rientra in casa sua e questo è per noi una grande gioia grazie all’iniziativa del Ministero dell’Interno e a quanti si sono adoperati nella realizzazione dei lavori necessari alla messa in sicurezza della chiesa».

All’interno la chiesa si presenta con una grande rete di nylon con tiranti di metallo posta all’altezza delle volte in protezione da eventuali distacchi di intonaco; mentre all’esterno è stato realizzato un ponteggio a protezione della facciata e controfacciata, in particolar modo del rosone. Queste opere sono state necessarie per permettere l’esecuzione del completamento dei lavori di consolidamento strutturale di parte delle volte interne, del tetto e del rosone, senza compromettere l’uso della chiesa. E’ stato proprio il distacco di parti di intonaco dalle volte che ha determinato, nel marzo 2017, l‘ordinanza del Comune di Perugia di chiusura al pubblico della chiesa.

Questi lavori, come è emerso dai vari interventi nel corso della loro presentazione, hanno richiesto del tempo non solo di procedure, come ha spiegato la soprintendente Mercalli, «ma abbiamo avuto delle precedenze di interventi per evitare una perdita irreparabile del patrimonio delle chiese distrutte nella Valnerina, la zona più colpita dal terremoto del 2016, che ha causato danni ingenti».

Il segretario generale Panebianco, legato alla città di Perugia, nel prendere la parola ha detto: «abbiamo restituito alla comunità questa bellissima chiesa, parte di un patrimonio storico-artistico unico al mondo, ma estremamente fragile che noi tutti abbiamo il dovere di custodire come cita l’articolo 9 della Costituzione. Da oggi i fedeli e tutti coloro che a vario titolo di fruizioni individuale, spirituale e turistica possono accedere in sicurezza in questo luogo e il nostro impegno è quello di fare il possibile affinché i lavori definitivi si realizzino da qui a poco senza compromettere il suo uso».

Visibilmente commosso il sindaco Romizi, che ha ricordato: «Questo luogo è da sempre una parte importante della nostra città, un luogo nel quale tutti noi e i nostri antenati si sono ritrovati in tante occasioni di gioia e di dolore (la chiesa era adiacente alla sede dello storico Policlinico Santa Maria della Misericordia, n.d.r.), in una dimensione profondamente intima e comunitaria. Un luogo che non poteva non essere restituito al quartiere di Monteluce che sta rivivendo un momento di grande speranza con l’avvio di diversi cantieri e con la presenze di diverse attività pubbliche e private di interesse sociale».

Alle parole del primo cittadino hanno fatto da eco quelle del parroco don Nocola: «E’ un momento di grande speranza per la nostra Monteluce con la sua “piazza” che piano piano sta prendendo forma con i nuovi uffici comunali, la nuova sede dell’Usl, lo studentato, la clinica “Porta Sole”, la nostra chiesa che viene  riaperta… Tutti segni che danno speranza al domani, ad un futuro florido, che possa ridare anche lavoro a tante persone che abitano questo quartiere di Perugia».

Il cardinale Bassetti, nell’introdurre alla celebrazione eucaristica, ha evidenziato che «soltanto attraverso un’opera in sinergia si è tornati a vivere questa splendida chiesa cara al popolo perugino. Prima di tutto ringraziamo il Signore per averci permesso di ritornare in questo luogo sacro, perché è sempre Lui nella nostra vita il datore di tutti i beni tanto più che stiamo per celebrare la liturgia della Terza domenica di Avvento, che ci invita a prepararci come assemblea riunita nel nome di Dio a vivere il mistero dell’incarnazione del Natale che sta per compiersi».

«Non c’è motivo di essere tristi perché il Signore è vicino – ha esordito nell’omelia il cardinale –. Un Dio che si prende cura di noi, che ci dona la pace e custodisce i nostri cuori e i nostri pensieri e ci ascolta. Dio è la fonte della nostra forza, della nostra gioia». Commentando il Vangelo della domenica, il presule ha detto: «Stamani è la figura di Giovanni il Battista che ci prende per mano per condurci a sperimentare sul serio questa gioia. La gioia non nasce dai nostri successi, ma dall’ascolto della Parola di Dio. Giovanni ci chiede di diventare retti, onesti, leali, ci invita al comportamento generoso e umano nei confronti dei nostri fratelli in una società come la nostra dove è facile essere arroganti, trattare male soprattutto chi non si conosce e conta poco. Infine Giovanni ci chiede di servire i fratelli e di aprirci al prossimo con parole molto forti: “Chi ha due tuniche ne dia una e chi ha da mangiare pensi anche al povero. La risposta di Giovanni va attualizzata nella nostra vita aprendo ancor più il cuore alla carità, di fare più spazio ai deboli. Nell’annuncio del Battista dinanzi a Gesù: “io vi ho battezzato in acqua, lui vi battezzerà in Spirito Santo”, si nasconde il motivo della nostra gioia».

CITTA DELLA PIEVE. IL CARD. BASSETTI E DACIA MARAINI ALLA PRESENTAZIONE DEL LIBRO “LA STELLA DI MYRIAM”

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E’ stato presentato sabato 15 dicembre, nella Chiesa del Monastero delle Clarisse Santa Lucia di Città della Pieve, il libro di suor Maria Manuela Cavrini dal titolo: La stella di Myriam (Itaca Edizioni). Clarissa bolognese della comunità monastica della cittadina umbra, suor Cavrini, responsabile della rivista «Forma Sororum. Lo sguardo di Chiara d’Assisi oggi», è autrice di diverse pubblicazioni, tra le più recenti: In viaggio con Dio. 100 briciole di fede per il cuore (2012); Sequela. Quattordici volti biblici, con Sandro Carotta (2015); La terra buona della misericordia, con Germano Marani (2016).

Fulcro della presentazione della sua ultima fatica letteraria è stato il dialogo del cardinale Gualtiero Bassetti con Dacia Maraini attorno al grande tema posto dal libro e ben sintetizzato dalla frase che conclude la prefazione della scrittrice fiorentina (che si professa non credente): «il dialogo con Dio che ci salverà dai mali del mondo». Una prefazione che coglie il nocciolo di questa pubblicazione come opera che nasce dalla certezza della fede come necessaria al vivere. Scrive infatti la Maraini: «Dio ci pone interrogativi inquietanti: “Perché alcuni credono e altri no?” si domanda Myriam. Perché Dio permette il male? “Sono domande universali e necessarie per ogni vita veramente razionale, sono domande previe di ogni cultura e filosofia”. Risposte non ce ne sono se non quelle che salgono dal profondo della fiducia: la fede è un dono di Dio, che si svela all’uomo quando meno se lo aspetta, si fa sentire, lo interpella, lo invade e lo innamora».

Un libro che è rivolto a tutti coloro che hanno il cuore giovane, cioè a persone in ricerca, che puntano all’Oltre. Un romanzo il cui obiettivo è arrivare fuori dalle sacrestie per giungere lì dove si gioca la vita dell’uomo, perché tanti possano conoscere la bellezza e il fascino della fede, che quando è autentica genera sempre un nuovo modo di vivere l’avventura drammatica e stupenda della vita.