A MAGGIO LA GIORNATA REGIONALE PER LA VITA CONSACRATA
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Add comment 17 febbraio 2012
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Add comment 16 febbraio 2012
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Signor sindaco di Terni, Autorità tutte,
carissimi sacerdoti e diaconi, care sorelle e fratelli,
la festa di San Valentino è sempre un’occasione propizia per raccoglierci assieme e invocare anzitutto la benedizione di Dio sull’intera città di Terni. San Valentino ne è come l’angelo mandato da Dio. Terni ne ha bisogno, oggi soprattutto. Ci troviamo infatti di fronte ad un altro passaggio cruciale per il nostro futuro. E dobbiamo affrontarlo senza lasciarci prendere dalla rassegnazione e dal ripiegamento su noi stessi. E’ invece urgente avere più tensione spirituale, più intelligenza, più passione e più generosità. Ma questo richiede che vengano messe in discussione molte delle scelte di questi ultimi anni e affrettarci verso nuovi orizzonti.
Il Vangelo ci parla del buon pastore: egli conosce le pecore, le porta verso un pascolo erboso, le difende dagli attacchi dei lupi e spende la sua vita per esse, per ciascuna di esse, al punto da lasciare le novantanove se deve trovare la centesima smarrita. E’ ciò di cui Terni ha bisogno. E il Vangelo mette in guardia da uno spirito mercenario che porta a pensare a se stessi senza tener conto delle pecore. Il mercenario non esita ad abbandonarle se deve accaparrare per sé. Mi chiedo se non dobbiamo riscoprire nuove passioni; avere nuove visioni; elaborare nuove scelte politiche; mettere in atto più attente e generose prassi amministrative. L’inerzia si avvicina ad uno spirito mercenario. Così pure, ad esempio, se mettiamo in campo idee improvvisate o se riproponiamo progetti già falliti. Deve crescere in noi un amore più robusto per la città.
E’ una scelta sia spirituale, del cuore, che culturale, della mente. Sarebbe irresponsabile restare con gli occhi chiusi di fronte disagio di tanti, soprattutto dei giovani che spesso appaiono come pecore senza pastore. I tempi non sono facili; sono anzi molto difficili. E tuttavia qualche opportunità non manca. Penso, per fare un solo esempio, al polo chimico e alle sue potenzialità. Ma quanta tristezza nel constatare lentezze e mancanza di coordinamento! E il tempo non lavora per noi. E’ urgente non dilazionare. Meglio allora una generosità che straborda che una litigiosità che rallenta. E la nuova situazione delle acciaierie richiede pensosità e solidarietà davvero d’acciaio.
Per questo, cari amici, insisto sulla necessità di avere più generosità e più intelligenza o, se volete, un amore più generoso e attento per la città. Per fare un esempio: non ameremmo certo Terni se attribuissimo solo ad altri – alla crisi finanziaria, alla crisi economica, alle decisioni dei governi e delle grandi imprese multinazionali – la responsabilità per la cruciale situazione in cui versa. Certo, non tutto dipende da noi ma alcuni nostri ritardi pesano non poco. Penso alla difficoltà con cui si prende congedo da un modo vecchio ed ideologico di leggere la storia della città; penso ai ritardi e alle lentezze con cui si reagisce da parte delle amministrazioni pubbliche agli stimoli e alle urgenze poste dal mondo dell’economia e della produzione; penso alla percezione di un sempre più diffuso atteggiamento remissivo, direi quasi di subalternità che pervade molti dei gruppi dirigenti della città. C’è bisogno di più generosità e di più cultura soprattutto da parte dei gruppi dirigenti.
E permettete che fermi un poco l’attenzione proprio su quest’ultimo punto. La questione dei gruppi dirigenti di tutte le sfere sociali della città, infatti, mi pare essenziale se vogliamo assicurare la crescita e la ripresa di Terni. Lo abbiamo già sottolineato in altre occasioni: senza gruppi dirigenti forti, autorevoli, espressione di sfere sociali della città altrettanto forti ed autonome, non si apre lo spazio per una ripresa della città, quello spazio che consente a Terni di mantenere le potenzialità e l’autorevolezza di una città consapevole del proprio passato e aperta alle sfide del futuro. Se per un verso la città è ciò che tutti insieme riusciamo a costruire è anche vero che la funzione dei suoi gruppi dirigenti è essenziale per individuare i traguardi, per dare un senso al raggiungimento di questi traguardi, per rinforzare l’identità della città, per motivare l’impegno di tutti. E’ invece percepibile la sensazione diffusa di una perdita di forza che porta a conservare stancamente uno spirito di subalternità piuttosto che di autonomia, a solidificare un atteggiamento di miope diffidenza nei confronti della logica dell’apertura e della competizione. Non ci si rinnova scegliendo una scontata cooptazione piuttosto che una salutare competizione.
Rispetto al passato recente dobbiamo anche prendere atto di un’ulteriore trasformazione che sembra attraversare la città. Alla tradizionale presenza pervasiva dei gruppi dirigenti della politica – che contrasta comunque con quella visione aperta e poliarchica di città che abbiamo più volte richiamato come propria di una visione cristianamente ispirata – si va affiancando un processo in parte diverso, nel quale la politica perde progressivamente terreno e si rinchiude nella difesa degli interessi degli addetti ai lavori. Sì, la politica si è abbassata troppo, mentre è indispensabile che acquisisca una qualità più alta, pena un indebolimento cronico della città e la fine delle sue possibilità di rinnovamento. Subalternità e chiusura impediscono alla politica di svolgere il proprio servizio alla città, rendono il futuro di Terni sempre più dipendente da decisioni che la città subisce senza contribuire a costruire.
Benedetto XVI ha invocato per i cristiani l’avvento di una nuova generazione di laici impegnati in politica. Dobbiamo chiederlo anche per Terni e non solo per i cristiani. Un cambio generazionale appare sempre più ineludibile. E’ vero che la generazione non è fatta semplicemente dall’anagrafe, o dal tempo esteriore o dalla semplice coincidenza cronologica, quanto da un tempo interiore, da un’appartenenza, da una memoria. Tempo interiore, appartenenza, memoria con cui dunque anche gli uomini e le donne di questa città hanno pensato e continuano a pensare agli interrogativi e alle sfide che attendono il futuro di Terni. Ad uno sguardo attento appare però sempre più evidente come un’intera generazione si stia avvicinando alla conclusione del suo periodo di responsabilità pubblica. I contenuti della sua memoria, i suoi gesti, le sue emozioni sono parte importante della storia della città. Ma possono ancora garantirne il cambiamento? D’altra parte se è vero che non è l’anagrafe a fare la generazione è anche vero che, nel ciclo della vita, ogni generazione “anagrafica” elabora un suo ruolo peculiare, intesse con gli avvenimenti del suo tempo un dialogo del tutto speciale, fatto di elementi ricorrenti e di novità. Gli elementi ricorrenti sono quelli propri del tempo anagrafico, le novità sono quelle proprie del tempo storico.
E’ un insegnamento che anche la Scrittura ci consegna. Basti pensare a Pietro nella sua predica di Pentecoste (At 2,17). Riprendendo il profeta Gioele, l’apostolo evoca una specifica vocazione profetica per le generazioni più giovani, direi quasi un loro ruolo critico. Mentre per le generazioni di mezzo, quelle che hanno in mano le decisioni fondamentali per il destino della città, quelle che hanno il dovere di ideare e realizzare progetti, parla della capacità di costruire visioni, qualcosa cioè che sia in grado motivare il cammino ai più giovani e di fornire un senso all’impegno di tutti. Ecco il compito delle classi dirigenti. Esse sono al servizio della città quando riescono a costruire istituzioni, modi di comportamento, regole, che sono capaci di afferrare il cambiamento e di accompagnarlo. E per far questo abbiamo bisogno dello sguardo del Vangelo, dell’abitudine alla libertà, di attuare relazioni autentiche costruite nella verità e che siano di coesione e non di divisione. Una coesione che nasce dalla maturità, dall’autonomia, dalla capacità di elaborazione che libera da un atteggiamento di subalternità che indebolisce l’ideazione e la realizzazione delle risposte concrete ai problemi della città.
Dobbiamo sollecitare l’impegno per un’alleanza tra tutte le componenti vitali della città per riprogettare il suo futuro. Ben vengano quindi il colloquio, il dialogo, la collaborazione. Ben venga un pensiero strategico e non di breve periodo. Ma questo richiede anche una fase di grande rinnovamento dei suoi gruppi dirigenti. Insisto su questo tema perché se guardiamo le dinamiche con le quali le città affrontano e vincono la sfida contro il ripiegamento e il declino, ci accorgiamo che un posto essenziale spetta ai loro gruppi dirigenti, qualunque sia il contesto esterno, qualunque sia la congiuntura economica nazionale o internazionale. Le città sono il cuore dei grandi processi di cambiamento globale e i loro gruppi dirigenti sono il movimento primario di questi processi. Ecco perché senza un adeguato rinnovamento Terni rischia un periodo molto difficile, segnato dalla sua spersonalizzazione come città, e aggrappato alla speranza che altri crescano anche per nostro conto. Non possiamo pensare in questo modo il futuro di questa nostra città. Il rinnovamento dei gruppi dirigenti e l’affacciarsi di una nuova generazione di laici cristiani o comunque di uomini di buona volontà impegnati per la città sono essenziali.
Si potrebbe dire che è stato così anche per la Chiesa nella grande stagione conciliare. Fu un tempo di straordinario rinnovamento, reso possibile da un maturo, equilibrato ed esteso processo di cambiamento anche generazionale nel quale hanno trovato spazio la revisione critica, la riforma, il governo e il sogno. Quest’anno ricordiamo i cinquanta anni dell’apertura del Vaticano II. Mi auguro che la nostra Chiesa diocesana possa rivivere quella straordinaria primavera conciliare. Sento particolarmente vicine a noi, alla nostra Chiesa diocesana, le parole che Giovanni XXIII pronunciò quasi come suo testamento: “Ora più che mai, certo più che nei secoli passati, siamo intesi a servire l’uomo in quanto tale e non solo i cattolici; a difendere anzitutto e ovunque i diritti della persona umana e non solamente quelli della Chiesa cattolica. Non è il Vangelo che cambia: siamo noi che cominciamo a comprenderlo meglio… E’ giunto il momento di riconoscere i segni dei tempi, di coglierne l’opportunità e di guardare lontano”.
Così Giovanni XXIII. Su questa scia, su quella di Paolo VI e di Giovanni Paolo II, come pure di Benedetto XVI, vogliamo continuare anche noi. Il Concilio ci invita a comprendere meglio il Vangelo e a cogliere i “segni dei tempi”. In questo modo ritroveremo la forza e l’audacia per costruire un futuro nuovo per la nostra città. Preghiamo oggi il Signore per Terni. Preghiamo per i suoi figli più anziani perché possano vedere una nuova primavera per essa; preghiamo per noi, figli più adulti di questa città, perché possiamo essere più generosi sulla via della giustizia e dell’amore per tutti; preghiamo per i figli più giovani di Terni perché possano sperare in un futuro più sereno e possibilmente tra noi; preghiamo per i nostri bambini perché possano vedere una città migliore di quella di oggi. E San Valentino, angelo di Terni, vegli su di noi e su tutta la città, sul suo oggi e sul suo domani. Amen.
Add comment 15 febbraio 2012
“Mi baci con i baci della SUA bocca”.
Cosi comincia il cantico dei cantici, il libro più bello e contestato della Bibbia, ma che è rimasto li tra i “canonici” nonostante che in certe parti il suo contenuto erotico ha fatto storcere il naso a qualche moralista benpensante.
L’ho letto molte volte ed ho letto anche dei commenti, ma sinceramente non so il motivo per cui dice “Sui” e non “Tui”, la SUA e non la TUA bocca, con fantasia poetica, senza nessuna pretesa esegetica, provo ad immaginare che questo sua sia riferita ad Adonai, alla bocca di Dio, come se la protagonista del cantico essendo baciata da lui provasse l’emozione di essere baciata dallo stesso Dio. In rete qualche giorno fa girava un immagine con una caricatura del papa e una scritta “Comunicato dal Vaticano, informiamo tutti i credenti che stare a letto nudi in compagnia di qualcuno e urlare ’Oh mio Dio, Oh mio Dio’ non sara mai considerata una preghiera”. Beh leggendo il succitato versetto forse, possiamo smentire il contenuto di questa immagine e dire esattamente il contrario, che anche nell’amore umano può esserci un intermediario, anzi Dio è proprio l’unico intermediario che possa lecitamente essere tra lui e lei, fino al punto massimo di sentirsi baciati con la Sua Bocca, con la Bocca dello Stesso Dio. L’epoca in cui visse il nostro San Valentino ternano, perchè di Santi con lo stesso nome c’è ne più di uno in giro, era l’epoca dei romani e della diffusione del Cristianesimo, che tra le sue proposte aveva la verginità e l’amore casto e fedele tra gli sposi, cristianesimo che aveva ereditato dalla cultura ebraica i dieci comandamenti, tra cui il sesto “Non commettere adulterio” che veniva considerato tra i più importanti e così vissutonelle comunità cristiane. La novità cristiana, già, il corpo non come mero strumento di più o meno leciti piaceri epicurei nè come qualcosa da cui platonicamente liberarsi per un improbabile ed inesistente iperuranio, ma come contenitore dello Spirito Santo di Dio, la Persona che procede dal Padre e dal Figlio come loro Amore, talmente Amore da diventare Persona. San Valentino fu sostenitore di questo Amore, alternativo a quello delle orge della nobiltà romana o dei postriboli delle città del suo tempo, tanto da essere scelto dai papi come santo da festeggiare al posto dei lupercali. Riscoprire l’Amore, riscoprire il corpo come tempio dello Spirito Santo, riscoprire lo Spirito Santo ricevuto nel giorno del battesimo, forse è il miglior modo per vivere questa festa dell’Amore pensando alle persone che amiamo, sia che siano vicine o lontane, o che addiritura non abbiamo ancora incrociato nel cammino della nostra vita. Ecco una grazia da chiedere a Dio, per intercessione del santo, nel caso non l’avessimo incrociata, di incrociarla presto, e nel caso l’avessimo incrociata, … di non sciupare l’amore avuto in dono.
di Claudio Pace
Add comment 13 febbraio 2012
E’ stato firmato nei giorni scorsi in Provincia l’accordo di programma riguardante il progetto turistico del Cammino dei Protomartiri Francescani. Il progetto vede insieme Provincia, Comuni di Terni, Narni, Stroncone, Calvi dell’Umbria, Otricoli e San Gemini, Diocesi di Terni, Narni e Amelia, Compagnia dei Romei di San Michele Arcangelo e Ditt ed è destinato ai pellegrini e ai viaggiatori. Alla presentazione c’erano il presidente della Provincia Feliciano Polli, il vicario del vescovo don Francesco de Santis, il dirigente provinciale al turismo Donatella Venti, l’assessore al turismo del Comune di Terni Roberto Fabbrini, i sindaci di San Gemini, Leonardo Grimani, Stroncone, Nicola Beranzoli e Calvi dell’Umbria, Silvano Lorenzoni, l’assessore alla cultura del Comune di Otricoli Cristiano Ceccotti e i rappresentanti del Comune di Narni. Il percorso si snoda su 129 km ed è strutturato su 7 tappe dislocate lungo un anello che tocca tutti i comuni firmatari dell’accordo. L’obiettivo è quello di valorizzare un percorso turistico-religioso attraverso i luoghi di provenienza dei cinque protomartiri francescani. Il Cammino dei Protomartiri è un circuito ad anello che tocca numerose chiese, santuari, conventi e abbazie, offrendo ai pellegrini la possibilità di godere di un vasto patrimonio storico, religioso, spirituale e naturalistico.
“Il Cammino di Protomartiri Francescani – ha detto il presidente Polli – è un progetto di grande valore e significato dal punto di vista turistico, religioso e naturalistico che si interseca con altre iniziative di questo genere. La Provincia sta lavorando infatti, insieme alla Regione e alla Provincia di Rieti, alla realizzazione del Cammino di San Francesco che da Terni arriva a Piediluco, Ferentillo fino a Rieti, attraversando la Valle Santa e giungendo a Piazza San Pietro a Roma. Analoga iniziativa riguarda il progetto per Amelia e l’amerino, a cui l’amministrazione sta lavorando insieme alla diocesi, al Comune di Amelia ed altri Comuni dell’amerino, per valorizzare i luoghi francescani di quei territori. Un importante progetto, inoltre, si sta portando avanti con varie Province e con alcune fondazioni bancarie per la promozione e lo sviluppo della Via Teutonica che scende dal Brennero ed incontra la Via Francigena nei pressi di Orvieto. L’obiettivo ambizioso è dare vita ad una rete di cammini e percorsi turistico-religiosi da mettere a disposizione dei pellegrini che a piedi attraversano anche la nostra provincia. Per migliorare la diffusione e la promozione del Cammino dei Protomartiri si sta lavorando affinché possa essere inserito il lancio in occasione della prima edizione dell’Umbria Water Festival”.
Don Francesco de Santis ha ricordato come l’Umbria del sud sia particolarmente cara a San Francesco e come “riscoprire la storia dei protomartiri equivalga a ripercorrere la storia religiosa, particolarmente importante, di questo territorio. Questa esperienza – ha affermato – identifica il territorio stesso come un’unità di spirito e natura e, oltre a rappresentare una grande opportunità turistico-religiosa, rende giustizia storica all’importanza dei protomartiri”.
“Per noi il Cammino dei Protomartiri – ha dichiarato Alessandro Corsi dei Romei di San Michele Arcangelo – è il coronamento di un sogno. Su questo progetto, che abbiamo proposto sulla scorta dell’esperienza del cammino di Santiago de Compostela, ci siamo spesi con tutte le energie, nella convinzione che esso sia uno straordinario veicolo per riscoprire il valore spirituale dei protomartiri e le eccellenze storico-architettoniche e culturali del territorio”.
Chi erano i Protomartiri Francescani
Furono i primi frati francescani martirizzati fuori dai confini italiani. San Francesco in persona li inviò in Marocco per portare il messaggio cristiano.
La storia dei cinque martiri, santificati nel 1481 da papa Sisto IV, risale agli inizi del tredicesimo secolo. Berardo da Calvi, Ottone da Stroncone, Pietro da San Gemini, Adiuto da Narni e Accursio da Aguzzo. Insieme a loro c’era anche Vitale (di Narni) che però interruppe il viaggio e si separò da loro per motivi di salute. Partirono in direzione del regno d’Aragona. Attraverso la via Francigena, arrivarono in Spagna, poi in Portogallo fino a Coimbra dove furono ospitati da una comunità francescana. Proprio lì conobbero Fernando, il futuro Antonio da Padova. L’incontro con questi francescani colpì molto quel giovane, ammirato dalla semplicità e dalla grande forza d’animo di questi messaggeri di San Francesco. Giunti in Marocco, i cinque francescani cominciarono a predicare ed a parlare di Cristo e del cristianesimo. Ma vennero fatti catturare dal sultano. Rimasero per 20 giorni in prigione senza cibo. Successivamente vennero torturati e flagellati. Ma nonostante tutto, non rinnegarono mai la loro fede. Finchè il 16 gennaio 1220 il sultano, afferrata la sua scimitarra, li decapitò. I loro corpi tornarono a Coimbra per essere sepolti. Al loro ingresso nella città portoghese c’era anche Fernando, che in quel momento sentì la vocazione e divenne francescano, prendendo il nome di Antonio.
San Francesco quando apprese del loro martirio disse: “Ora posso dire di aver avuto cinque veri frati”.
Add comment 12 febbraio 2012
Le cifre che sintetizzano l’attività svolta nello scorso dalla Caritas diocesana parlano da sole, e descrivono una situazione preoccupante sotto il profilo economico-occupazionale. Durante il 2011 sono stati erogati contributi economici pari a 86.640 euro, destinati a far fronte alle più disparate situazioni: pagamento bollette insolute di luce, gas e acqua, rate di affitto in scadenza, acquisto di farmaci, generi alimentari e prodotti per l’infanzia, ausili sanitari.
Le richieste hanno superato del 22% quelle del 2010, a conferma che la domanda cresce di pari passo con la disoccupazione o la perdita più o meno improvvisa del lavoro. Inoltre, grazie al Fondo di solidarietà delle Chiese umbre, è stato possibile concedere sussidi mensili a quindici famiglie in difficoltà per complessivi 21.100 euro. Ancora: per quanto riguarda i viveri, sono stati distribuiti 2.565 pacchi con vari prodotti (un indicativo +15% in rapporto al 2010), per un totale di 132 quintali di cibo (anche in questo caso con un incremento del 10% nei confronti dello scorso anno). Infine il Centro distribuzione vestiario, che opera in via Cairoli, ha compiuto 1.254 interventi (un altrettanto significativo +9% in rapporto al 2010).
Numeri che costituiscono non tanto un bilancio, ma rappresentano il risvolto della crisi che ha pesantemente investito tante famiglie del territorio, costrette a rivolgersi anche alla solidarietà della Chiesa eugubina per far fronte ad emergenze che spesso portano sulla soglia della disperazione. A chiedere aiuto non sono più, o soltanto, gli immigrati, ma anche tanti concittadini costretti a sollecitare e confidare in gesti, silenziosi ma concreti, di vicinanza umana.
“Dai numeri traspare chiaramente – ha commentato il direttore della Caritas diocesana Luca Uccellani – come in questo ultimo anno i bisogni siano aumentati, segno che la crisi non accenna a diminuire. Anzi, ci aspettiamo purtroppo un 2012 forse più difficile, anche per il venir meno, in molti casi, della copertura garantita dagli ammortizzatori sociali. Un altro dato evidente, pure questo indicatore delle aumentate difficoltà economiche, è la diffusa diminuzione delle donazioni”.
“La crisi – conclude – può essere l’occasione per una revisione degli stili di vita e rifare la lista delle priorità. Dovrebbe infine renderci più vigilanti e critici nei confronti degli amministratori locali e nazionali, chiamati ad un uso delle risorse sempre più accorto e saggio”.
Altre cifre delle attività Caritas
Lo scorso anno la Caritas per la sua attività ha attinto per 90.000 euro ai fondi dell’8 per mille assegnati dalla Cei alla diocesi (+29% rispetto al 2010), dai cartelloni di suffragio per 19.380 euro ( -28% rispetto al passato), ad altre offerte per 3.480 euro. La Caritas ha sostenuto inoltre le missioni in Bolivia (23.984 euro) dove operano don Leonardo Giannelli e don Antonio Zavatarelli, e Camerum (5.862 euro), dove si trova suor Nadia Sannipoli. Ha manifestato solidarietà anche al Kosovo (31.000 euro). Attività solidali anche nei confrotni delle popolazioni africane colpite dalla siccità (9.500 euro).
Add comment 11 febbraio 2012
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Add comment 10 febbraio 2012
È online il bando per partecipare al Concorso Internazionale Assisi Suono Sacro 2012. L’iniziativa, voluta dall’omonima Associazione con il Patrocinio e la collaborazione della Simc (Società italiana Musica Contemporanea), è diretta a compositori di qualsiasi nazionalità e ha come principale obiettivo promuovere nuove produzioni di musica sacra e/o di ispirazione spirituale riconoscendo alla musica la straordinaria capacità di dar espressione ai valori spirituali dell’Uomo.
Tema del Concorso per il 2012 è una composizione (anche edita) per pianoforte solo della durata massima di 10 minuti che affronti, appunto, il tema della Spiritualità. Assisi Suono Sacro è un progetto musicale attorno ad Assisi e all’universo musicale che più naturalmente gli è congeniale: la musica sacra e più in generale spirituale. All’insegna dello spirito francescano e della valorizzazione di Assisi come centro spirituale internazionale. L’Umbria, lo spirito Assisi e di Francesco sono quindi i pilastri di ispirazione della filosofia dell’Associazione: che è quella di testimoniare grazie a quel potente strumento che è la musica messaggi di rinnovamento e di solidarietà, creando nuovi modi di pensare, produrre e fruire la musica. Il Focus del progetto attorno a cui ruota Assisi Suono Sacro è pertanto il recupero della fonte originaria del suono, ovvero, da sempre, la sua dimensione sacra: farla uscire dalle categorie consuete, create da convenzioni sociali, da limiti geografici e storici e liberarla nel mondo affinchè l’uomo si liberi nell’uomo.
Nella convinzione che la musica, lungi dall’essere banalmente un prodotto, possa costituire uno straordinario strumento per un luminoso processo di evoluzione personale e sociale. Una musica quindi senza generi preconcetti, aperta ed infinita, che poggi semiologicamente su una molteplicità di linguaggi, fino ad espanderli verso la non forma.
Per informazioni: www.assisisuonosacro.eu
Add comment 8 febbraio 2012