CONCLUSO IL PELLEGRINAGGIO ECUMENICO DEI VESCOVI UMBRI IN ARMENIA

 

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Nel segno della fraternità, pace e speranza si è concluso il pellegrinaggio ecumenico dei vescovi umbri in Armenia (2-6 luglio), guidato dal cardinale arcivescovo di Perugia-Città della Pieve Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei) e dall’arcivescovo di Spoleto-Norcia mons. Renato Boccardo, presidente della Conferenza episcopale umbra (Ceu), insieme ai vescovi mons. Domenico Cancian, di Città di Castello, mons. Benedetto Tuzia, di Orvieto-Todi, mons. Paolo Giulietti, ausiliare di Perugia-Città della Pieve e mons. Mario Ceccobelli, emerito di Gubbio. Un pellegrinaggio in una terra dove tutto rimanda alla storia del cristianesimo delle origini, che nel 301 aveva già le sue comunità organizzate, guidate dal primo vescovo Gregorio Illuminatore. Un pellegrinaggio per conoscere non solo la storia di chiese e monasteri, quanto per incontrare le pietre vive, che oggi sono le comunità dei cattolici armeni.

Nella cattedrale di Gyumri l’abbraccio con mons. Raphael François Minassian, vescovo armeno-cattolico e la comunità che ha partecipato alla solenne celebrazione: i sacerdoti, i seminaristi, le suore di Mare Teresa di Calcutta, le suore armene dell’Immacolata Concezione, gli operatori della Caritas e una folta schiera di ragazzi e giovani che stanno svolgendo il campo estivo in parrocchia. A loro, in particolare, si è rivolto il cardinale Bassetti, portando il saluto di papa Francesco, e invitandoli a prepararsi con entusiasmo al Sinodo dei giovani “Siate forti, cercate di vincere il male e custodite le parole di Gesù – ha detto Bassetti -; la Chiesa ha fiducia in voi e come dice papa Francesco, non lasciatevi rubare da nessuno la speranza».

Il cardinale ha ringraziato per l’accoglienza festosa e per la fraterna ospitalità «in questa terra benedetta da Dio, che, fin dagli inizi del cristianesimo, ha accolto l’annuncio della salvezza», dove già nel 301 il cristianesimo è stata riconosciuta quale religione di stato. «Ci siamo commossi visitando i luoghi dove le piaghe di Gesù si sono particolarmente manifestate – ha aggiunto il presule – nei confronti di tanti fratelli e sorelle uccisi dalle persecuzioni all’inizio del XX secolo, torturati, perseguitati per la loro fede cristiana e per l’appartenenza a questa nazione. Tutto ciò ci porta a riflettere sul nostro essere cristiani oggi non solo a parole ma nei fatti e nella vita. Gesù vuole farci persone nuove; noi chiediamo la forza per camminare e lui libera il nostro cuore delle catene del peccato».

Nella città di Gyurmi, che nel 1988 fu distrutta da un terremoto, è stato ricordato anche il recente sisma che ha colpito Norcia, patria di san Benedetto, e altre zone dell’Italia centrale. Il cardinale Bassetti ha invitato a pregare perché anche in questi momenti non si perda mai la speranza.

Grande è stata la gioia espressa dal vescovo Minassian: «Questa presenza del cardinale e dei vescovi è una consolazione, un incoraggiamento e una soddisfazione, perché abbiamo sete di avere i nostri confratelli presenti qui. Questo ci dà la speranza e la forza di proseguire la nostra missione che non è tanto facile, perché viviamo la separazione tra le Chiese. La loro presenza è un supporto fraterno che ci incoraggia ad andare avanti».

Nelle zone dell’Europa orientale sono presenti un milione di armeni cattolici tra Russia, Georgia, Ucraina, Polonia, Armenia e alcune minoranze in Bulgaria e Romania, di questi 150mila sono in Armenia e in particolare a Gyumri, dove esiste un Seminario minore con numerosi giovani che lo frequentano. «Cerchiamo di aiutare i più bisognosi – ha aggiunto il vescovo armeno – le persone in difficoltà morale, sociale, economica, malate e così facciamo qualche volta il lavoro del governo, perché specie i villaggi di frontiera sono dimenticati da tutti. La nostra assistenza con attività in ambito sociale, sanitario, religioso per loro è un incoraggiamento per continuare a vivere».

In questi anni sono state accolte circa seimila famiglie di profughi siriani grazie anche agli aiuti concreti della Cei e della Caritas italiana insieme ad altre Caritas europee. Lo stesso vescovo ha accolto nella sua casa quaranta profughi sostenendoli nella quotidianità e dando loro soprattutto speranza per il futuro.

«E’ stato un pellegrinaggio alla grande tradizione cristiana di questa terra – ha commentato mons. Renato Boccardo, presidente della Ceu – per attingere alle fonti della grande spiritualità di Gregorio Illuminatore e Gregorio di Narek, che con la loro dottrina hanno segnato i percorsi di questo popolo nella fedeltà al Vangelo. Abbiamo visto come i valori cristiani hanno saputo ispirare una cultura e una società. Nonostante i 70 anni di dominazione sovietica questo popolo non ha smarrito le sue radici cristiane. Abbiamo incontrato la piccola comunità armena cattolica, ascoltando e condividendo la fatica di essere minoranza e con la nostra presenza abbiamo voluto manifestare vicinanza, solidarietà e incoraggiamento. Raccogliamo la testimonianza cristiana senza dimenticare la tragedia del genocidio come stimolo per le nostre comunità ad una rinnovata fedeltà nella processione della vita cristiana».

Alle pendici del monte Ararat, che maestoso guarda da oltre confine la piccola Armenia, la vita scorre nella fierezza dell’identità di un popolo disperso nel mondo, ma che non dimentica la forza della propria storia millenaria. Il pellegrinaggio è stato un’occasione per scoprire la ricchezza della tradizione cristiana dell’Armenia, che nel corso dei secoli ha dato una significativa testimonianza di fede. Ad Erevan, capitale dell’Armenia, i vescovi umbri hanno visitato la nuova cattedrale dedicata a San Gregorio Illuminatore, consacrata nel 2001 in occasione del 1700° anniversario dalla fondazione della Chiesa Armena e dell’adozione del cristianesimo come religione di Stato. Nel novembre dell’anno 2000 san Giovanni Paolo II consegnò al Catholicos Karekin II la reliquia di san Gregorio Illuminatore, fino ad allora custodita a Napoli, collocata ora sotto un artistico baldacchino all’ingresso della cattedrale e molto venerata dai fedeli.

I presuli umbri hanno visitato anche il Memoriale del Genocidio degli armeni Tsitsernakaberd, avvenuto alla fine dell’Impero Ottomano (1915-1916), edificato nel 1967 sulla spianata della collina di Dzidzernagapert (Forte delle rondini), che si trova su di una vasta altura che circonda la città di Yerevan. Nel giardino dei giusti crescono 1500 alberi piantati dai leader di tutto il mondo tra cui papa Giovanni Paolo II nel 2001, in occasione della sua storica visita. Ogni anno, il 24 aprile, tantissimi armeni, giunti da ogni parte del mondo, vi salgono per commemorare il Metz Yeghérn, il ‘Grande Male’ che ha visto il massacro di un milione e mezzo di persone.

E’ stata visitata anche città di Vagharshapat, antica capitale dell’Armenia, dove si trova la cattedrale di Echmiadzin, il Vaticano Armeno, una delle chiese più antiche del mondo (303 d. C.) e alla chiesa di Santa Hripsime (VII secolo), una delle meraviglie dell’architettura ecclesiastica armena. Non è mancata l’escursione ai resti archeologici di Zvartnots, l’antica cattedrale paleocristiana distrutta da un terremoto nel X secolo e che rappresenta l’evoluzione e lo sviluppo architettonico di chiesa armena, a cupola centrale e con struttura a croce, che ha esercitato una profonda influenza sullo sviluppo artistico nella regione.

Una giornata è stata dedicata alla visita dei monasteri di Khor Virap (“fossa profonda”), alle pendici dell’Ararat, al confine con la Turchia e luogo di prigionia di san Gregorio Illuminatore, del complesso monastico di Noravank del XIII-XIV secolo e del monastero rupestre di Ghegard (XII sec.) dove la tradizione vuole che sia stata conservata la lancia che trafisse il costato di Cristo e dove sgorga una sorgente d’acqua, considerata benedetta. Qui vi è stato il modo di approfondire i lineamenti del monachesimo eremitico, che è la prima forma di vita religiosa presente in Armenia. La Chiesa armena, nonostante le tragedie della storia e le tante persecuzioni, è apparsa viva e operosa, ricca di testimonianze di fede e di carità.

 

GUBBIO. FESTEGGIAMENTI IN ONORE DELLA MADONNA DEL CARMELO

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La festa liturgica della Madonna del Carmelo fu istituita per commemorare l’apparizione il 16 luglio 1251 a san Simone Stock, all’epoca priore generale dell’Ordine carmelitano, durante la quale la Madonna gli consegnò uno scapolare (dal latino scapula, spalla) in tessuto, rivelandogli notevoli privilegi connessi al suo culto.

Nel Primo Libro dei Re dell’Antico Testamento si racconta che il profeta Elia, che raccolse una comunità di uomini proprio sul monte Carmelo (in aramaico “giardino”), operò in difesa della purezza della fede in Dio, vincendo una sfida contro i sacerdoti del dio Baal. Qui, in seguito, si stabilirono delle comunità monastiche cristiane. I crociati, nell’XI secolo, trovarono in questo luogo dei religiosi, probabilmente di rito maronita, che si definivano eredi dei discepoli del profeta Elia e seguivano la regola di san Basilio. Nel 1154 circa si ritirò sul monte il nobile francese Bertoldo, giunto in Palestina con il cugino Aimerio di Limoges, patriarca di Antiochia, e venne deciso di riunire gli eremiti a vita cenobitica. I religiosi edificarono una chiesetta in mezzo alle loro celle, dedicandola alla Vergine e presero il nome di Fratelli di Santa Maria del Monte Carmelo. Il Carmelo acquisì, in tal modo, i suoi due elementi caratterizzanti: il riferimento ad Elia ed il legame a Maria Santissima.

Il Monte Carmelo, dove secondo la tradizione afferma che qui la sacra Famiglia sostò tornando dall’Egitto, è una catena montuosa, che si trova nell’Alta Galilea, una regione dello Stato di Israele e che si sviluppa in direzione nordovest-sudest da Haifa a Jenin. Fra il 1207 e il 1209, il patriarca latino di Gerusalemme (che allora aveva sede a San Giovanni d’Acri), Alberto di Vercelli, redasse per gli eremiti del Monte Carmelo i primi statuti (la cosiddetta regola primitiva o formula vitae). I Carmelitani non hanno mai riconosciuto a nessuno il titolo di fondatore, rimanendo fedeli al modello che vedeva nel profeta Elia uno dei padri della vita monastica.

La regola, che prescriveva veglie notturne, digiuno, astinenza rigorosi, la pratica della povertà e del silenzio, venne approvata il 30 gennaio 1226 da papa Onorio III con la bolla Ut vivendi normam. A causa delle incursioni dei saraceni, intorno al 1235, i frati dovettero abbandonare l’Oriente per stabilirsi in Europa e il loro primo convento trovò dimora a Messina, in località Ritiro. Le notizie sulla vita di san Simone Stock (Aylesford, 1165 circa – Bordeaux, 16 maggio 1265) sono scarse. Dopo un pellegrinaggio in Terra Santa, maturò la decisione di entrare fra i Carmelitani e, completati gli studi a Roma, venne ordinato sacerdote. Intorno al 1247, quando aveva già 82 anni, venne scelto come sesto priore generale dell’Ordine. Si adoperò per riformare la regola dei Carmelitani, facendone un ordine mendicante: papa Innocenzo IV, nel 1251, approvò la nuova regola e garantì all’Ordine anche la particolare protezione da parte della Santa Sede.

CARLO ACUTIS, ASSISANO D’ADOZIONE È VENERABILE

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Carlo Acutis è venerabile! Oggi papa Francesco ha autorizzato la pubblicazione del decreto che, sulla base del cammino ormai in fase avanzata verso la beatificazione, ne riconosce le “virtù eroiche”. Assisi, con tutta la nostra Chiesa particolare, esulta, in comunione con la Chiesa di Milano, che ha iniziato la causa.

Chi è Carlo? Un giovane di vita santa, morto all’età di 15 anni, che si appresta a salire agli onori degli altari, per la gioia della chiesa ambrosiana, che lo ha visto crescere in età e grazia, e della chiesa assisana, che è diventata la sua comunità di adozione, e custodisce i suoi resti mortali.

Il cimitero di Assisi, dove egli è sepolto, in questi anni, è diventato, intorno alla tomba di Carlo, un piccolo luogo di pellegrinaggio da tante parti d’Italia e anche dall’estero. In particolare Assisi ha onorato la sua memoria, con un oratorio a lui dedicato, presso l’antica cattedrale e parrocchia di Santa Maria Maggiore, ora eretta in Santuario della Spogliazione.

In questi anni tanti, anche assisani, mi chiedevano: ma perché non trasferirne il corpo dal cimitero a una chiesa? Ho ritenuto mio dovere di prudenza aspettare i tempi della Chiesa. Ora essi sono arrivati, dato che anche la  traslazione del corpo rientra nell’ordinaria prassi ecclesiale, per quei servi di Dio diventati – come da oggi lo è Carlo –  “venerabili”, in attesa che un miracolo compiuto per loro intercessione li porti prima al culto liturgico locale col titolo di “beati”, e poi al culto liturgico universale col titolo di “santi”.

È provvidenziale che la “venerabilità” di Carlo sia stata decretata da papa Francesco nell’imminenza del Sinodo per i giovani.

Carlo è una figura di ragazzo moderno, amante delle bellezze della natura e della tecnologia più avanzata, dagli occhi luminosi, dal cuore premuroso verso i poveri, dalla fede  centrata sull’amore per Gesù nel suo mistero eucaristico, da lui chiamato “autostrada verso il cielo”, dalla tenera devozione  per la Vergine Santa e il suo rosario. Assisi lo ha visto tante volte passare per le sue strade. Ho incontrato tante persone che lo hanno conosciuto.

L’ammirazione per lui e la devozione sono cresciute in questi anni in tante parti del mondo. Proprio a maggio scorso, nella Settimana della Spogliazione, se ne fece un ricordo caldo a cura del rettore del Santuario, p. Carlos Acacio, sullo sfondo di una relazione sulla santità tenuta da mons. Nunzio Galantino, Segretario generale della CEI.

La santità – viene a dirci Carlo – non è una realtà lontana. È  possibile a tutte le età. È nient’altro che il quotidiano trasfigurato dalla bontà e dalla preghiera. È  la luce di Dio che si riflette nei nostri occhi. È un cammino di gioia profonda e vera, che sa anche fare i conti con la sofferenza e con la morte, senza che si spengano la pace e la letizia del cuore.

Lo sta dicendo al mondo, da ottocento anni, Francesco d’Assisi, con la sua scelta radicale di spogliarsi della mondanità per vivere di vangelo. Viene a dircelo ora, nella stessa Assisi, questo giovane figlio del nostro tempo. La santità genera santità. È bello che Carlo Acutis, nato lontano da noi, sia stato attirato dalla grazia sulle orme del Santo di Assisi, per intensificare e, se possibile, rendere ancor più attuale il messaggio di santità che si irradia dalla Città Serafica.

Assisi gioisce! Il riconoscimento papale per Carlo è una nuova benedizione per la nostra Chiesa particolare e per la Città del Poverello.

Sia di stimolo a un rinnovamento generale della nostra vita. Aiuti tanti giovani a non lasciarsi irretire da ideali lusinghieri ed effimeri, per trovare ciò che conta davvero e dà gioia al cuore.

+ Domenico Sorrentino, vescovo

SPOLETO. POMERIGGIO DI PREGHIERA E RIFLESSIONE CON PADRE RANIERO CANTALAMESSA

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Venerdì 6 Luglio, presso la Casa Sorella Povertà, in viale dei Cappuccini, pomeriggio di preghiera e riflessione con Padre Raniero Cantalamessa, sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini.

Casa Sorella Povertà vive di provvidenza per cui non sarà chiesta una quota per la cena, ma chi vorrà potrà lasciare un’offerta.

Per informazioni contattare Roberto 347 4730617.

Programma:
– 16:30 Santa Messa
– 17:30 catechesi di Padre Raniero
– 18:00 momento di ritiro e riflessione personale seguito da revisione condivisa
– 20:00 cena in fraternità

 

ASSISI. CONVEGNO SU “LA TEOLOGIA DELLA TENEREZZA IN PAPA FRANCESCO”

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Sarà dedicato a “La teologia della tenerezza in Papa Francesco” il convegno nazionale che si svolgerà ad Assisi dal 14 al 16 settembre prossimi. A promuoverlo il Centro familiare “Casa della Tenerezza”. “Sarà un momento di approfondimento sul carisma divino della tenerezza, tanto caro a Papa Francesco”, spiegano gli organizzatori. “Il tema della divina tenerezza – aggiungono – è centrale nel pensiero del fondatore del Centro ‘Casa della Tenerezza’ di Perugia, mons. Carlo Rocchetta, teologo e autore già nel 2000 del testo ‘Teologia della Tenerezza – Un Vangelo da riscoprire’ (Edb), nonché studioso del rapporto tra Dio-Tenerezza, la tenerezza come nuzialità e nella dimensione della sponsalità”.

Il convegno, pur avendo in programma gli interventi di importanti teologi, biblisti e umanisti, non è riservato solo agli studiosi: proprio per il carisma e la missione della “Casa della Tenerezza” – accompagnare le famiglie e le coppie in crisi, formare gli sposi e i fidanzati sul sacramento delle nozze, diffondere il carisma della tenerezza – è aperto anche alle famiglie e a tutte le persone che lavorano con gli sposi”.

L’iniziativa, che sarà ospitata alla Domus Pacis di Assisi, gode del patrocinio dell’Ufficio nazionale di Pastorale familiare della Cei, della Conferenza episcopale umbra, dell’Istituto teologico di Assisi, dell’Ordine dei Frati minori di Assisi e dell’Istituto superiore di Scienze religiose di Assisi.

Per i partecipanti, è prevista anche un’udienza privata con Papa Francesco che si terrà a Roma il 13 settembre. Sul sito www.casadellatenerezza.it è disponibile il programma completo del convegno, al quale è già possibile iscriversi.

TERNI. GIORNATA DIOCESANA DEI GREST

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Un’estate intensa di attività per le parrocchie e gli oratori che ospitano i Gr.est estivi per i ragazzi dai 6 ai 14 anni animati dai giovani del Servizio di pastorale giovanile e animatori parrocchiali.
Circa quattrocento ragazzi e i loro animatori si ritroveranno per la giornata diocesana dei Gre.st “Playgrest” che bella notizia”, mercoledì 4 luglio presso il parco della Fonte di Sangemini. Un’intera giornata di festa e allegria che si concluderà con la preghiera del vescovo Giuseppe Piemontese. Un appuntamento che ormai da anni riunisce tutti gli oratori della Diocesi che svolgono attività estive in parrocchia. Quest’anno, dal sussidio “Che bella notizia”, il team di AnimaGiovane Altresì ci guiderà verso questa avventura dal titolo “Se la vivi, si vede!”.

Una giornata per favorire l’incontro e la socializzazione tra bambini di diverse parrocchie. Ogni equipe formativa dei giovani del servizio di Pastorale giovanile guiderà e animerà la grande festa con giochi, dalle 10 alle 11.30, con i laboratori e prove alla scoperta dei propri talenti dalle 14 alle 15. A conclusione della giornata la preghiera comune e la consegna ad un rappresentante di ogni oratorio dei diplomi che attestano il compimento del percorso formativo “Che bella notizia”.

I centri estivi svolgono un duplice servizio: sociale ed educativo. I GrEst rispondono all’esigenza di molte famiglie di gestire il periodo estivo, momento particolarmente difficile vista la chiusura delle scuole. Quest’attività rappresenta però un’esperienza particolarmente educativa. Si propone, infatti, una crescita umana e cristiana, un utilizzo positivo del tempo libero, la possibilità di coltivare amicizie nel quadro della maturazione personale. Tutto questo viene svolto ovviamente secondo la tradizione oratoriale: giochi, laboratori, musica e molto altro sono le attività che riempiono le giornate al GrEst.

I GR.EST PARROCCHIALI
Grande l’impegno dei giovani che animano con i giochi, canti e preghiera i quotidiani incontri dei bambini e ragazzi, e quello delle parrocchie che hanno messo a disposizione strutture, organizzato l’accoglienza offendo in molti casi anche i pasti ai partecipanti, con gioia e disponibilità per dare l’opportunità ai ragazzi di vivere un’esperienza di amicizia e comunione.

I Gre.st si tengono nelle parrocchie negli oratori della Cattedrale di Terni, di Rocca S. Zenone, S. Maria della Misericordia, S. Giuseppe Lavoratore, S. Antonio in Terni, S. Maria del Rivo, Nostra Signora di Fatima, San Giovanni Bosco, San Francesco Terni, Sacro Cuore eucaristico Terni, Santa Maria della Pace a Valenza, Immacolata Concezione alla Polymer, S. Antonio in Narni Scalo, Ponte S. Lorenzo di Narni, Cattedrale di Narni, oratorio S.Maria Ausiliatrice di Amelia, a Sambucetole, Frattuccia, Collicelloe a Guardea.

Il tema scelto per il 2018 “Che bella notizia!” ha fatto entrare i bambini nel mondo della comunicazione. Questo tema diventa sempre più un’emergenza educativa: fake news, cyberbullismo, uso irresponsabile dei social network sono pericoli sempre dietro l’angolo nell’età della crescita dei nostri bambini. In una società fortemente segnata da una cattiva comunicazione, cosa si può fare di meglio se non insegnare a dare belle notizie? Questo è l’obbiettivo di quest’estate negli oratori della Diocesi. Per fare ciò, gli animatori hanno preso a modello il “comunicatore” per eccellenza: Gesù. Il Vangelo è infatti per definizione “bella notizia”.

Gli animatori si sono preparati durante tutto l’anno grazie ai corsi di formazione curati da ANSPI insieme alla pastorale giovanile diocesana. Come ormai già da alcuni anni, l’attenzione dell’ufficio diocesano di pastorale giovanile va alla creazione di una rete tra parrocchie che unisca tutti gli animatori e i bambini della diocesi. I Gruppi estivi in parrocchia propongono una crescita umana e spirituale dei ragazzi sfruttando il grande valore educativo del gioco. Sono molteplici gli ambiti di crescita che i Gr.est offrono: umana e cristiana, un utilizzo positivo del tempo libero, la possibilità di coltivare interessi e amicizie nel quadro di una maturazione personale. È chiaro quindi che le giornate di Gr.est, oltre ad essere piene di gioco e divertimento, sono contemporaneamente un grande mezzo educativo. I Gr.est. sono un’esperienza di amicizia e formazione umana che, permette ancora oggi di essere attenti ai ragazzi, ai bambini e ai giovani che hanno una sana voglia di crescere insieme nei valori della fraternità, del rispetto, della condivisione, ideali che Gesù stesso ha insegnato a vivere ai suoi discepoli. Un’esperienza che per molti è consequenziale a quanto vissuto durante l’anno nei gruppi parrocchiali e per altri un primo incontro con nuovi amici e con la proposta aggregativa ecclesiale.

PERUGIA. ORDINAZIONE DI SEI NUOVI SACERDOTI

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«Carissimi ordinandi, non abbiate paura! Se avrete fede, nonostante tutto, Dio manderà sempre il suo angelo, anche nelle difficoltà più gravi, a strapparvi dai “tanti Erodi di turno”, da tante catene e da tanti pericoli». Con queste parole il cardinale Gualtiero Bassetti si è rivolto, nell’omelia, ai sei giovani ordinandi sacerdoti nel pomeriggio del 29 giugno, solennità dei Santi Pietro e Paolo, in una gremita cattedrale di San Lorenzo in Perugia. I neo sei sacerdoti, che vanno ad aggiungersi agli attuali 111 presbiteri dell’Archidiocesi perugino-pievese, sono Federico Casini, Nicolò Gaggia, Augusto Martelli, Pietro Squarta, Giovanni Le Yang e Salvatore Mauro Reitano. A loro il cardinale ha detto di non temere poiché «Gesù ha pregato nell’Ultima Cena, perché foste nella gioia: “dico queste cose o Padre, mentre sono ancora nel mondo, perché abbiano la pienezza della gioia”. Ma c’è anche un altro motivo per gioire: lo Spirito Santo sta per consacrarvi con l’unzione e vi manderà ad annunciare ai poveri, quindi la gioia della salvezza, un lieto messaggio e voi ne sarete i portatori. Ma non potreste annunciare alcun messaggio se vi ripiegaste su voi stessi cercando solo di compiacere al proprio io! Non dimenticate mai l’insegnamento di Francesco d’Assisi che diceva: “contro ogni arte o furbizia del nemico la mia più valida difesa è sempre stato il mio spirito di gioia. Siate testimoni della gioia proprio perché lo Spirito Santo scenderà su di voi. Certo, la gioia ha un prezzo: i Santi Apostoli Pietro e Paolo l’hanno pagato».

Il cardinale Bassetti ha voluto dare anche alcuni consigli concreti agli ordinandi sacerdoti, affinché possa splendere sempre la Croce nella loro vita «se vivrete la povertà evangelica con la scelta di uno stile di vita semplice ed austero; se fuggirete da ogni pretesa di vantaggi ed interessi che possano deviarvi dal servizio del Vangelo. Splenderà la Croce nella vostra vita se vivrete il vostro celibato, su cui già fin dal diaconato vi siete impegnati come singolare partecipazione alla paternità di Dio, alla fecondità della Chiesa e come testimonianza del mondo che verrà. E mi preme dirvi che, se avrete rinunciato a formarvi una famiglia con dei figli, voi non avete rinunciato all’amore, perché questo amore, nella pienezza della vostra maternità e paternità, lo donerete accresciuto e liberamente a tutti coloro che il Signore vi farà incontrare, specialmente ai piccoli, ai poveri, alle persone malate o ridotte a scarti della società e oggi ce ne sono sempre di più».

Il presule, rivolgendosi ancora ai sei ordinandi sacerdoti, ha detto: «Incatenate al Vangelo la vostra vita. Testimoniate con la forza la Parola, con il coraggio di chi si inginocchia dinanzi ad ogni fratello per lavargli i piedi, di chi scende all’ultimo posto per servire tutti». Il cardinale, citando il vescovo santo Tonino Bello, che lo stesso Bassetti ha conosciuto quando era rettore del Seminario di Molfetta, ha esortato gli ordinandi ad essere «coraggiosi profeti della primavera, anche se starete sui ghiacci del Polo, non vi mancheranno sarmenti per impedire al fuoco che si spenga. I Santi Apostoli Pietro e Paolo, colonne e fondamento della Chiesa di Cristo che, pur con doni diversi, hanno contribuito con il loro sangue ad edificarla, vi benedicano, vi proteggano e vi assistano sempre, perché quel fuoco che lo Spirito Santo vi chiama ad alimentare con i vostri piccoli sarmenti, non si spenga mai nella nostra Chiesa!».

Al termine della solenne celebrazione eucaristic il cardinale Gualtiero Bassetti, ha salutato i numerosi fedeli con sei frasi preziose che papa Francesco ha voluto rivolgere ai neo sacerdoti Federico Casini, Nicolò Gaggia, Augusto Martelli, Pietro Squarta, Giovanni Le Yang e Salvatore Mauro Reitano, consegnandole al cardinale Bassetti in occasione del recente Concistoro in Vaticano.

«Non lasciatevi rubare la gioia di annunciare il Vangelo; non lasciatevi rubare da nessuno la speranza; non lasciatevi rubare la comunità, siete per il popolo di Dio; non lasciatevi rubare il Vangelo; non lasciatevi rubare l’ideale dell’amore fraterno; siate pastori di una Chiesa in uscita».

Il presule, prima ancora, ha espresso immensa gioia nel vedere la cattedrale gremita, definendo quest’importante celebrazione «una celebrazione giovane per la presenza di tanti ragazzi e ragazze, di diversi sacerdoti giovani ed anche per la Corale diocesana giovanile “Voci di Giubilo”», che ha animato la liturgia. «Ho vissuto insieme a voi – ha commentato il cardinale – la vitalità della Chiesa che in genere si esprime il Mercoledì Santo, alla Messa Crismale… Pensavo, guardandovi tutti, vedendo questo bellissimo popolo di Dio con i nuovi sacerdoti, e nell’aver citato don Tonino Bello, che dobbiamo continuare a raccogliere sterpi su sterpi, ramoscelli su ramoscelli per alimentare il fuoco di Dio e dello Spirito Santo; ce ne particolarmente bisogno in questo momento un po’ litigioso, anche un po’ triste della società. E’ questa la missione che ha oggi la Chiesa».

Hanno concelebrato insieme al cardinale Bassetti il vescovo ausiliare mons. Paolo Giulietti, l’abate benedettino emerito dom Giustino Farnedi e numerosi sacerdoti.

Prima della benedizione finale, i sei neo presbiteri hanno ringraziato innanzitutto il Signore «per aver portato a compimento l’opera che aveva iniziato in noi fin da bambini» e poi il cardinale Bassetti, il vescovo ausiliare mons. Giulietti e tutti i sacerdoti, «che come padri premurosi ci avete accompagnato in questo cammino non rifiutandovi mai di donarci il vostro tempo». Un toccante ricordo è stato da loro riservato al compagno di Seminario Giampiero Morettini, prematuramente scomparso il 21 agosto 2014, e a tutti i seminaristi del Pontificio Seminario Regionale Umbro “Pio XI” di Assisi. Un pensiero di ringraziamento è stato da loro rivolto anche ai genitori, nonni e fratelli, «non solo perché ci avete donato vita ed amore, ma perché da voi abbiamo bevuto il primo latte della fede».

Chi sono i sei neo sacerdoti

Federico Casini è nato nel 1981 ed ha vissuto a San Valentino della Collina, nel comune di Marsciano. Come molti suoi coetanei, dopo aver ricevuto la Cresima, si è allontanato dalla Chiesa. Nel 2006 ha ottenuto la laurea in ingegneria elettronica e quattro anni dopo il dottorato di ricerca nella stessa disciplina. È stato in questo periodo che il Signore è tornato a bussare alla sua porta, attraverso un pellegrinaggio a Medjugorje nel 2007. In quella occasione ha scoperto l’amore di Dio per lui, personale, attraverso il sacramento della Riconciliazione. Da lì ha iniziato a collaborare in parrocchia come animatore e catechista e ad approfondire la sua fede, avvertendo sempre più chiaramente la chiamata di Dio alla sua sequela attraverso sia alcuni segni che Dio gli donava sia la passione per l’impegno in parrocchia, fino ad entrare nel 2011 nel Seminario Umbro dove ha ricevuto la formazione che lo ha portato al presbiterato.

Nicolò Gaggia è nato nel 1992 e all’età di sei mesi è stato affidato ai nonni paterni a causa di situazioni di difficoltà dei genitori. Con loro è vissuto a Sant’Apollinare, frazione del Comune di Marsciano, in un clima sereno fino ai 13 anni, quando decise di entrare al Pontificio Seminario Romano Minore. «Nel momento in cui attorno a me tutto crollava – racconta –, perché il papà era morto e la mamma se ne andava, ho sentito una forte vicinanza da parte di Dio, nei limiti in cui un bambino di 4 anni poteva avvertirla. Anni dopo, ascoltando il parroco raccontare dei martiri, ho sentito forte il desiderio di spendere come loro la mia per quel Dio che mi aveva donato gioia nella sofferenza». Dopo aver concluso il Seminario Minore nel 2011, Nicolò ha fatto un ulteriore discernimento sulla sua vocazione e deciso di continuare il suo percorso verso il sacerdozio nel Pontificio Seminario Romano Maggiore.

Augusto Martelli è nato nel 1966. Fino all’età di 35 anni si definiva «radicalmente ateo» ed esercitava la professione di medico veterinario in Emilia Romagna. Il suo primo incontro con la fede avvenne nel 2001 attraverso un padre francescano di Monteripido, che gli parlò di Dio con grande semplicità e lo invitò a leggere il Vangelo di Giovanni. Un’esperienza che lo segnò in profondità, tanto che Augusto racconta di essersi sentito spinto a comprare il suo primo Vangelo e ad iniziare a leggerlo. Durante la lettura del passo evangelico di Giovanni (Gv 3,8) ha vissuto una esperienza spirituale forte della presenza di Dio nella sua vita, che lo ha portato tre anni dopo a diventare monaco eremita nel convento di Montecorona. Nel 2014, dopo dieci anni di vita eremitica, ha avvertito il desiderio di diventare sacerdote ed ha chiesto e ottenuto, facendo discernimento con i suoi superiori, di entrare nel Seminario Umbro.

Pietro Squarta è nato nel 1992 ed ha mosso i primi passi nella fede nella parrocchia di San Raffaele Arcangelo in Madonna Alta di Perugia. Ricevuta la prima Comunione, ha iniziato a frequentare il gruppo dell’Azione Cattolica grazie alla quale ha vissuto anni che definisce bellissimi, ricchi di esperienze significative, che l’hanno stimolato ad apprezzare la messa e l’adorazione eucaristica. L’esempio degli educatori l’hanno spinto, una volta ricevuta la Cresima, a chiedere al parroco di allora, don Luigi Stella, di poter diventare educatore in parrocchia e nel 2011 è entrato in Seminario. Il discernimento vocazionale è iniziato grazie alla direzione spirituale di don Riccardo Pascolini, negli ultimi anni delle scuole superiori. Decisivo un ritiro di esercizi spirituali nella Settimana Santa 2011, in cui Pietro ha avvertito la chiamata di Dio, ha fatto luce sulla sua vita e ha sentito che non c’è modo migliore di spenderla se non per Cristo.

Giovanni Le Yang è nato a Pechino, in Cina, nel 1984 in una famiglia non credente. Dopo un cammino personale nella parrocchia di Santa Maria Immacolata, che è la cattedrale dell’Archidiocesi di Pechino, ha ricevuto il battesimo nel 1999. Ha scoperto la sua vocazione durante il servizio come interprete del corso inglese in parrocchia ed ha frequentato il Seminario diocesano di Pechino dal 2003 al 2006. Successivamente ha lavorato presso uno studio di architettura a Shanghai per poi giungere, sempre per motivi di lavoro, a Perugia nel 2009 dove ha frequentato il corso di italiano all’Università per Stranieri. Nel 2011 ha deciso di riprendere il cammino verso il sacerdozio entrando nel Seminario Umbro di Assisi.

Salvatore Mauro Reitano è nato a Catania nel 1983. Dopo il diploma si trasferisce a Roma per studiare Economia presso l’Università Luiss dove nel 2007 consegue la laurea triennale. Al momento di continuare gli studi sente il desiderio di compiere un discernimento ed entra al Pontificio Seminario Romano Maggiore. «Cercavo senso e felicità: studiavo in vista di un bel lavoro, ma in quello che facevo mancava la felicità, lo avvertivo come arido e tecnico. Così ho sentito il desiderio di riavvicinarmi a Dio». Dopo l’Anno propedeutico del Seminario, ha fatto un pellegrinaggio a Medjugorje dove ha incontrato la Comunità Fratelli di Gesù Misericordioso verso la quale ha deciso di indirizzare la formazione che lo ha portato al sacerdozio. La comunità è una Associazione Pubblica di Fedeli eretta nel 2005 a Vilnius dal cardinale Bačkis e accolta successivamente a Perugia dal cardinale Bassetti, che le ha affidato la custodia del Santuario della Madonna della Grondici.

ASSISI. “LETTERA ALLA PARROCCHIA”

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Pubblichiamo il testo integrale della “lettera alla parrocchia” che, come di consueto, conclude la Settimana di aggiornamento pastorale promossa dal Cop (Centro di orientamento pastorale) ad Assisi dal 25 al 28 giugno 2018.

Carissima Parrocchia,

siamo tutti presi in questo tempo da una rinnovata attenzione ai giovani e al Sinodo che papa Francesco ha indetto per tutte le chiese del mondo; abbiamo visto l’agenda che hanno predisposto coloro che lo stanno preparando. Hanno dato voce diretta ai giovani come interlocutori primi dei vescovi di tutto il mondo. Noi ci sentiamo di caldeggiare tutte queste pressanti richieste che i giovani rivolgono ai vescovi come rivolte a te, parrocchia, che sei sempre la prima chiesa che tutti incontrano, il grembo materno in cui molti ancora nascono, e spesso ti frequentano nei loro primi anni di vita e di scuola.

Tu sei a bassa soglia, apri varchi in ogni muro, hai gli scivoli per ogni handicap, fai entrare tutti senza chiedere tessere di buon comportamento o di appartenenza a qualche club privilegiato, tu sei quotidiana, non chiudi mai per ferie, sei presente all’ordinarietà della vita di ogni giovane, conosci bene il tuo territorio, ci stai dentro per i tuoi malati, parli il linguaggio di tutti, permetti l’incontro faccia a faccia tra le persone, sai scatenare semplici e generose solidarietà della porta accanto, ti curi di chi è agli arresti domiciliari e li aiuti a ridare dignità alla loro vita… puoi svolgere ancora un ruolo rilevante nella vita dei giovani per la costruzione di sé, per il loro percorso esistenziale, per la loro fede in Dio.

Certo qualche volta sei un po’ troppo ingessata, non riesci a smuovere l’indifferenza religiosa, fai fatica a suscitare fiducia, hai da educare ancora un gruppo di persone vecchie, non tanto per l’età, cui non interessano i giovani, ma c’hai un potenziale sempre più invidiabile. Adesso che ti metti assieme ad altre parrocchie per una collaborazione indispensabile e un bel esempio di comunione tra i preti, puoi diventare più missionaria e appunto camminare con i giovani quali che essi siano, atei o miscredenti, generosi e anche menefreghisti. Non ridurti però al 118 o al 112, un centro spirituale di servizi di emergenza. L’emergenza la parrocchia la vive sempre, ma sul posto e con la gente, tra i giovani e quelli più disperati.

Il tuo volto non può scoraggiare nessuno nel dialogo che tu vuoi stabilire con loro, nei loro luoghi. Non li stai ad aspettare ma vai tu a cercarli, i tuoi giovani stessi ti danno gli indirizzi e vengono con te, perché sono già parrocchia anche loro e stai con loro per accompagnarli. Vedrai che con loro farai miracoli, basta che smetta di lamentarti di loro e voglia loro bene.

Non c’è nessuno disposto a lavorare per i giovani gratis, o li scartano o li strumentalizzano. Tu invece puoi mettere assieme tutti gli adulti che hanno a che fare con i giovani e assieme scommettere sul loro futuro. Non hai bisogno che tutti siano catechisti o uomini provati o donne sagge. Basta che si spendano per la felicità vera dei giovani e vedrai che cominceranno a cercare il Signore anche loro e lo troveranno negli stessi giovani, perché già sta nel loro cuore. A loro che si sentono delusi di tutti non basta promettere lavoro, ma cercarlo assieme. Non preoccuparti di riempire le chiese o gli oratori, ma di dare speranza e serenità a chi è solo, di offrire la bella figura di Gesù Cristo come amico e pienezza di vita, mentre lo scopre ancora più affascinante e salvatore tutta la parrocchia.

PERUGIA. RITORNA LA “CENA AL MUSEO. ALLE RADICI DEL TEMPO”

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Anche nell’estate 2018 il Capitolo della cattedrale di San Lorenzo in Perugia promuove l’iniziativa della “Cena al Museo – alle radici del tempo”, tutti i giovedì, a partire dal 28 giugno fino a settembre (meteo permettendo). Si inizia alle ore 19 con la visita guidata all’area archeologica, con il suo percorso di circa un chilometro al di sotto del complesso architettonico della cattedrale profondo una quindicina di metri sotto l’attuale piano strada. Si ricorda che il Museo del Capitolo della cattedrale, visitabile dal martedì alla domenica (ore 10-17), conserva opere straordinarie, quali la pala di Sant’Onofrio di Luca Signorelli (1484). Poi tutti nel chiostro superiore, tra i giochi di luce degli archi, per gustare la cena.

Il percorso archeologico, che si sviluppa sulla gran parte dell’antica acropoli della città, riporta il visitatore indietro nel tempo di ventisei secoli, all’epoca etrusca. Molto interessanti sono anche i reperti romani e medioevali. Nel 2018 il Museo compie i suoi primi 18 anni di vita come sottolinea la dott.ssa Chiara Basta, responsabile del Museo del Capitolo di San Lorenzo e della sottostante area archeologica. «Si tratta di un importantissimo sito per Perugia e per l’Umbria, che quest’anno diventa “maggiorenne”. In realtà – prosegue la responsabile – il Museo è stato aperto nel 1923, 95 anni fa, e a partire dall’anno 2000 ha visto aggiungersi fra i suoi motivi di interesse quello costituito dalla zona archeologica, un percorso interamente sotterraneo nell’antica acropoli. Di fatto l’acropoli parla del desiderio di Dio e dunque, se in un primo momento essa è riservata alle divinità pagane, diventa poi, senza soluzione di continuità, acropoli cristiana. Durante la visita di questa zona, guidati dal personale del Museo, si approfondisce quella che è la storia della città».

«Ci separano solo cinque anni dal primo centenario di vita del Museo (1923-2023) – ricorda la dott.ssa Chiara Basta – e ci prepareremo a festeggiare questo traguardo anche con il prosieguo della positiva esperienza-iniziativa della “Cena al Museo – alle radici del tempo” nel periodo estivo. La splendida cornice del chiostro superiore di San Lorenzo è un museo a cielo aperto con i suoi materiali lapidei, che rappresentano l’inizio della storia dello stesso Museo. Sono materiali cosiddetti “erratici”, cioè materiali lapidei ritrovati nell’800 nella zona dell’acropoli perugina».

Per info (www.cattedrale.perugia.it) e prenotazioni telefonare allo 075.5724853, oppure con e-mail a: museo@diocesi.perugia.it.

ASSISI. GIORNATA DI PREGHIERA PER LO YEMEN

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Una preghiera intensa e sentita per lo Yemen. È questa l’intenzione di preghiera per la pace del 27 di giugno, un appuntamento che si ripete ogni mese, voluto dal vescovo della diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, monsignor Domenico Sorrentino e portato avanti dalla Commissione diocesana per lo “Spirito di Assisi”. Oggi, mercoledì 27 giugno, l’invito rivolto a tutti, sia religiosi che laici, è di pregare nei vari momenti e nelle celebrazioni eucaristiche della giornata per le popolazioni dello Yemen colpite dalla guerra.

“Già nel mese di gennaio – precisa il vescovo – avevo chiesto di riservare un ricordo speciale al conflitto in corso nello Yemen nella preghiera mensile secondo lo ‘spirito di Assisi’. Vi avevamo fatto riferimento unendoci alla denuncia delle esportazioni di ordigni esplosivi dall’Italia verso l’Arabia Saudita, che li utilizza proprio per bombardare le città yemenite. Nell’appuntamento di preghiera del prossimo 27 giugno – prosegue -, vi chiedo di tornare a pregare per quella terra e quel popolo. Non dimentichiamo certo tanti altri punti critici del pianeta, e di mese in mese, cerchiamo di metterne a fuoco qualcuno. Ma ritorniamo questo mese sullo Yemen anche perché il conflitto che lì si svolge è  tanto cruento quanto dimenticato”.

Ricordando l’appello lanciato a tal proposito da Papa Francesco all’Angelus di domenica 17 giugno, rivolto “alla comunità internazionale perché non risparmi alcuno sforzo per portare con urgenza al tavolo dei negoziati le parti in causa ed evitare un peggioramento della già tragica situazione umanitaria”, il vescovo ricorda che “le truppe della coalizione a guida saudita hanno accerchiato la città di Hodeida che conta circa 700mila abitanti e, tra questi, 300mila bambini. In attesa che anche l’informazione e l’impegno internazionale facciano la loro parte – conclude -, noi ci rivolgiamo con fiducia al Dio della pace. Crediamo nella forza umile della preghiera, per ottenere che i cuori siano toccati e le armi si fermino almeno di fronte ai bambini”.

La crisi umanitaria causata dal conflitto è stata definita dalle Nazioni Unite “la peggior a livello globale”. La guerra che dura dal marzo del 2015 ha provocato circa 10 mila vittime. Circa due terzi della popolazione di 27 milioni di abitanti necessitano di assistenza umanitaria e almeno 8 milioni di persone soffrono la carestia.

“Lo Yemen era già il Paese più povero del Medio Oriente e del Nord Africa, prima che questo conflitto cominciasse”, spiega la ricercatrice dell’Ispi (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale) Eleonora Ardemagni. “Sul Paese gravano anche delle forti crisi a livello sanitario – afferma in conclusione Eleonora Ardemagni. Penso, per esempio, alla diffusione di malattie come il colera e la difterite che si sono diffuse con dati allarmanti, soprattutto in alcune zone della costa del Mar Rosso, proprio intorno alla città di Hodeida, dove adesso si combatte, e nel sud”.

Lo scalo navale ha una grande importanza strategica, poiché è l’unico punto di attracco per gli aiuti umanitari, destinati a una popolazione provata da oltre tre anni di guerra, aspetto sul quale si è fermata ancora la riflessione della dott.ssa Ardemagni: “Lo Yemen dipende, dal punto di vista alimentare, dalle importazioni. E il porto di Hodeida è il porto che permette allo Yemen di accedere a beni di prima necessità. Circa il 70 percento di tutto ciò che entra in Yemen – beni alimentari, medicine e aiuti umanitari – passa attraverso questo porto, che quindi è strategico”