CASCIA. FESTA DI SANTA RITA

 

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Cascia ha reso omaggio alla sua più illustre concittadina, Santa Rita, una delle Sante più amate e venerate nel mondo. Nonostante un tempo incerto e temperature tutt’altro che primaverili, moltissimi devoti hanno invaso il viale e il piazzale antistante il Santuario per assistere prima al passaggio del corteo storico sulla vita di Rita, poi della reliquia e della statua della Santa e infine per partecipare al solenne pontificale presieduto dal card. Angelo Amato prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi.

“Il messaggio di santa Rita da Cascia è molteplice. Come mamma, invita le coppie alla fedeltà e alla educazione cristiana dei figli; ai genitori raccomanda la coerenza nella fede e nella testimonianza; i giovani li esorta ad avere speranza nel futuro e a essere generosi nel perdono, superando la logica dell’odio e della violenza; agli ammalati annuncia il vangelo della fortezza e della serenità nel portare la croce quotidiana; alla consacrate raccomanda la fedeltà alla vocazione e la gioia della comunione; a tutti, ricorda la chiamata alla santità”. Lo ha affermato il card. Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei santi, nell’omelia che ha pronunciato a Cascia.

Il rito è stato concelebrato, alla presenza di moltissimi fedeli che hanno affollato il piazzale antistante il santuario, dall’arcivescovo di Spoleto-Norcia, mons. Renato Boccardo, dal segretario della Congregazione delle Cause dei santi, mons. Marcello Bartolucci, dal vescovo emerito di Orvieto-Todi, mons. Giovanni Scanavino, con altri sacerdoti. Presente una delegazione della città slovacca di Kosice quest’anno gemellata con Cascia nel nome di santa Rita e naturalmente le donne che hanno ricevuto il riconoscimento internazionale Santa Rita 2018. Le monache, custodi del corpo della santa, hanno assistito alla messa dal portone d’ingresso del monastero. Al termine della celebrazione, il card. Amato ha benedetto le rose e si è recato a rendere omaggio al corpo della santa. Nel pomeriggio, accompagnato da mons. Boccardo, ha poi fatto visita a Roccaporena, paese natale di santa Rita.

8X1000 E OFFERTE DEDUCIBILI PER IL CLERO NELLE DIOCESI UMBRE

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Nell’anno 2017 le otto Diocesi dell’Umbria hanno ricevuto dal servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica (Otto per mille e offerte deducibili per il clero) pari a 21.582.524,44 euro, con un incremento di 1.216.272,34 di euro rispetto al 2016 in gran parte ascrivibile ai maggiori fondi per Edilizia e beni culturali.

I soldi sono stati così ripartiti tra le Diocesi umbre: 2.853.372,29 di euro ad Assisi-Nocera Umbria-Gualdo Tadino; 1.967.963,86 euro a Città di Castello; 2.083.323,72 euro a Foligno; 1.832.407,84 a Gubbio; 2.531.141,05 ad Orvieto-Todi; 4.640.874,70 a Perugia-Città della Pieve; 2.644.347,38 a Spoleto-Norcia; 3.029.093,60 a Terni-Narni-Amelia.

L’otto per mille e le offerte deducibili per il clero sono due tipologie perfettamente distinte, anche se l’una non esclude l’altra. In pratica chi sceglie di destinare l’otto per mille alla Chiesa Cattolica può anche fare un’offerta a favore del sostentamento del clero e viceversa. E’ qui però che emerge anche il diverso valore ecclesiale dei due gesti. Proprio perché non costa nulla, l’otto per mille, scelto con la firma apposta sulla dichiarazione dei redditi, è per il credente un atto di coerenza con la propria fede. Mentre l’offerta per il clero ha un maggior valore di partecipazione ecclesiale, poiché comporta un esborso personale, sia pure ripagato in parte dal vantaggio della deducibilità in sede di dichiarazione dei redditi, anche nel caso in cui chi opera l’elargizione non sia obbligato alla presentazione della dichiarazione.

Le voci di spesa. La domanda frequente è: come vengono spesi dalle diocesi questi soldi? Essi vengono ripartiti in quattro grandi macro aree, documentate e pubbliche: l’area Culto e pastorale comprende l’esercizio del culto nei vari ambiti pastorali, la cura delle anime, formazione del clero, scopi missionari, catechesi ed educazione cristiana, formazione dei giovani. L’ambito Carità riguarda gli aiuti alle persone bisognose, le opere caritative diocesane o parrocchiali. L’area Sostentamento del clero è rivolta a favore del ministero dei tanti parroci che in Umbria che, come altrove, sono un punto di riferimento educativo e sociale, poiché accolgono e accompagnano una quantità di persone e famiglie, senza badare alla provenienza o alla confessione religiosa. Il contributo ai sacerdoti permette alle comunità parrocchiali, dove i preti prestano il loro ministero, nei paesi e nei quartieri, di realizzare progetti a favore di famiglie, progetti di misericordia e coesione sociale per dare una speranza a tante persone spesso sole e abbandonate. Il quarto ambito Edilizia di culto e beni culturali riguarda la costruzione di nuove chiese, restauro di opere d’arte e la loro tutela e valorizzazione, l’adeguamento liturgico, cura degli archivi, delle biblioteche, dei musei, delle collezioni ecclesiastiche.

«Quello che vorremmo comunicare – scrive mons. Paolo Giulietti vescovo ausiliare di Perugia-Città della Pieve e delegato della Conferenza episcopale umbra per il Sovvenire delle diocesi della Regione e sostegno economico della Chiesa (8xmille, Offerte per il sostentamento dei sacerdoti) – non sono solo delle cifre, pur importanti, ma la percezione di come le persone e le opere che beneficiano del denaro pubblico “restituiscano” alla collettività assai più di quanto hanno ricevuto, mediante numerose e varie azioni di attenzione a persone e ai loro bisogni, con un notevole effetto moltiplicatore. Servizi tra l’altro accessibili in larga parte a tutti i cittadini, anche a chi non appartiene alla Chiesa cattolica».

Il grazie dei Vescovi Umbri ai fedeli per il sostegno economico alla Chiesa. «Come Vescovi – afferma mons. Renato Boccardo arcivescovo di Spoleto-Norcia e presidente della Conferenza episcopale umbra – vogliamo dire grazie ai tanti umbri che, con senso di corresponsabilità, comunione, solidarietà, trasparenza e libertà, contribuiscono al sostegno della vita e della missione della Chiesa».

SPOLETO. PRESENTATO IL NUOVO PERCORSO MONUMENTALE DEL DUOMO

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Lunedì 14 maggio 2018, presso il Salone dei Vescovi del Palazzo Arcivescovile di Spoleto, è stato presentato il Complesso Monumentale del Duomo di Spoleto, che comprende la Cattedrale, il Museo Diocesano e la Basilica di Sant’Eufemia, con le inedite “visioni” dall’alto – interne ed esterne – della sommità dell’abside del Duomo e del campanile. Sono intervenuti l’arcivescovo Renato Boccardo, Marica Mercalli Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria e Giuseppe Costa amministratore delegato di Civita-Opera.

Il nuovo progetto dell’Archidiocesi, con la collaborazione di Civita Opera, è definito “Arte dello Spirito – Spirito dell’Arte”: due concetti, una lettura più ampia, ma allo stesso tempo unitaria, dei monumenti della città, in cui la Cattedrale torna a essere non solo fulcro spirituale, ma anche artistico, da cui si diparte ogni altro itinerario.

Come ha rilevato mons. Renato Boccardo quella del Complesso Monumentale «è una lunga storia, una storia di fede, di arte e di cultura, una storia che si può leggere attraverso le pietre, ma è necessario anche andare aldilà di quello che si vede immediatamente e di trovare “dentro” tutto ciò che racconta; bisogna tendere non solo l’orecchio del corpo ma soprattutto quello del cuore. Tale disposizione d’animo – continua il Presule – permette al visitatore di guardare in alto; abbiamo bisogno nel nostro tempo, forse più che in altri, di non perdere la luce che illumina il cammino». L’Arcivescovo ha anche detto che «queste opere d’arte, le pietre, gli affreschi e le statue contenute nel Complesso sono prima di tutto prodotti della fede: i nostri antenati hanno voluto vedere plasticamente quanto professavano con le fede. Poi, raccontano anche una storia artistica-culturale che, attraverso questo percorso, vogliamo restituire agli spoletini e ai tanti turisti che vengono. L’obiettivo è suscitare nel cuore delle persone la nostalgia delle cose belle che può aiutare ad affrontare le sfide che la vita ci pone dinanzi. Il messaggio che lanciamo oggi è: valorizzare il patrimonio ma prima ancora il messaggio che esso contiene».

In questa prospettiva, due “visioni” straordinarie faranno parte dell’innovazione del percorso di luce. Per la prima volta il visitatore potrà ammirare dall’alto il ciclo di Filippo Lippi nell’abside e salire sulla vetta del campanile, dalla terra al cielo come espone l’iconografia degli affreschi del pittore fiorentino: dall’Annunciazione alla Natività, dalla Morte della Vergine all’Assunzione fino alla rappresentazione dell’Empireo. In particolare, nella vista in prossimità dell’abside, si può meglio osservare l’affresco del catino con l’Incoronazione della Vergine: Dio Padre e Maria risultano così figure imponenti e il visitatore riconosce da qui il popolo del Paradiso distinguendo le figure dei Profeti e delle eroine del mondo biblico.

Lo scopo è dunque quello di creare un percorso unitario fra i vari siti che si collegano alla Cattedrale in cui protagonista è la luce che accompagna il visitatore, anche con l’ausilio di una nuova videoguida multilingua, già all’esterno della chiesa, in un cono prospettico in discesa verso la facciata. La luce che genera altra luce si ritrova all’interno dell’ampia navata fino dunque alla visione del catino absidale e al raggiungimento della sommità del campanile.

D’altra parte la cattedrale custodisce vari capolavori, dalla facciata al Pavimento alle varie Cappelle percorrendo stili e scuole, dall’arte delle origini al Romanico, dal Rinascimento al Barocco fino al Neoclassicismo. Ma il Duomo non conserva soltanto monumenti, è anche luogo per eccellenza della spiritualità, con particolare riguardo alla Cappella delle Reliquie dove è custodita la preziosa lettera autografa di san Francesco d’Assisi a frate Leone. Al santo, che ebbe la sua conversione a Spoleto, è dedicato anche un ciclo di affreschi ancora inedito, con l’episodio del lupo di Gubbio, che potrà essere mostrato ai visitatori durante la salita alla vista dell’abside.

Il nuovo itinerario di visita del Complesso Monumentale si diparte dal fianco destro della chiesa, dalla Cappella degli Eroli, vescovi di Spoleto, dedicata all’Assunta con affreschi di Jacopo Siculo raffiguranti Profeti e scene del Vecchio e Nuovo Testamento. Il visitatore sarà idealmente accolto dalla Madonna Assunta venerata dal vescovo Eroli. Madonna e vescovo accolgono il visitatore, oggi come un tempo. D’altra parte all’Assunta è intitolata la Cattedrale e la visita conduce agli affreschi di Filippo Lippi con questa tematica nell’abside, culmen del percorso estetico e religioso.

Nel fianco destro della Cattedrale sarà dunque predisposto il punto di accoglienza per l’ingresso alla Cattedrale e ai vari siti del Complesso, dove vi sarà anche la distribuzione dell’audioguida in varie lingue e una libreria con un’offerta editoriale attinente al Complesso.

Oltre alla visita della Cattedrale, sarà possibile proseguire il cammino al Museo Diocesano e alla Basilica di Sant’Eufemia, che potrà ospitare anche mostre temporanee di arte sacra antica e moderna. Il Museo, situato all’interno del palazzo Arcivescovile, è stato inaugurato alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso con lo scopo di conservare e di valorizzare il patrimonio storico-artistico del territorio dell’Archidiocesi di Spoleto-Norcia. Le opere sono disposte cronologicamente nelle sale di rappresentanza del palazzo, dette “appartamento del Cardinale”, che presentano affreschi eseguiti a partire dalla seconda metà del Cinquecento. Alcuni capolavori permettono al visitatore di conoscere scuole artistiche locali e “forestiere”, dell’arte delle origini al Rinascimento fino al Barocco. Maestri spoletini, fiorentini, romani, dall’autore della Croce azzurra al Maestro di San Felice di Giano, da Neri di Bicci a Filippino Lippi, da Domenico Beccafumi al Cavalier d’Arpino fino Gian Lorenzo Bernini.

La chiesa di Sant’Eufemia, uno dei più notevoli edifici romanici dell’Umbria, si inserisce e impreziosisce il percorso del Museo Diocesano. Restano incerte le origini di questa chiesa: secondo l’ipotesi più accreditata, essa sorge sull’area che un tempo era occupata dal palatium quando Spoleto fu sotto il dominio dei Longobardi che elessero la città a sede ducale. La basilica risulterebbe dunque come l’evoluzione della cappella palatina dei duchi longobardi dedicata alla stessa Sant’Eufemia.

In questa prospettiva, il Complesso Monumentale del Duomo di Spoleto diverrà il luogo principe della spiritualità e dell’offerta culturale della città, al fine di promuovere la bellezza divina e terrena, l’unicità di questo sacro luogo, il racconto della città, attraverso un’esperienza consapevole da parte del visitatore.

La Soprintendente Marica Mercalli ha parlato dell’importanza dei musei diocesani (268 in Italia e 7 in Umbria) definiti «dei preziosi presidi di quei territori che, per vari motivi, non possono conservare le opere d’arte nelle loro chiese. Pensiamo ad esempio – ha detto – al Cristo che era nella chiesa di San Salvatore a Campi di Norcia. Era conservato nel museo diocesano di Spoleto e si è così salvato dal crollo che la chiesa ha subito a causa del terremoto del 26-30 ottobre 2016. Nello specifico – ha concluso la Mercalli – questo museo diocesano di Spoleto può diventare luogo di ricovero per le opere ferite dal sisma e che si stanno restaurando, magari organizzando delle mostre temporanee che mostrino le vari fasi del recupero)».

Giuseppe Costa ha affermato che «Civita-Opera offre servizi per la valorizzazione dei beni culturali e per creare nuovi posti di lavoro (si contano 1000 dipendenti, a Spoleto sono stati assunti quattro giovani)».

COLLEVALENZA. GIORNATA REGIONALE DELLA VITA CONSACRATA

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Sabato 26 maggio 2018 a Collevalenza si terrà la giornata regionale della Vita Consacrata alla quale sono invitati tutti i Religiosi e Religiose dell’Umbria. Una giornata di riflessione sul tema della XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi dal tema: “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, prevista per il mese di ottobre 2018. L’incontro si svolgerà con il seguente programma:

  • Ore 8.30: Arrivo;
  • Ore 9.00: Ora media nell’Auditorium. Presiede S.E.Mons. RENATO BOCCARDO, presidente Ceu;  Introduzione di S.E. Mons. DOMENICO CANCAN, delegato Ceu;
  • Ore 9.30 -11.30: Relazione di don ANDREA LONARDO, presbitero di Roma sul tema: “I giovani, la fede, discernimento e accompagnamento vocazionale”; Interventi;
  • Ore 12.00: Concelebrazione Eucaristica presieduta da S.E. Mons. RENATO BOCCARDO;
  • Ore 13.00: Pranzo.

È un’altra occasione per rafforzare la profonda comunione delle consacrate e dei consacrati alle Chiese che sono in Umbria e alla Chiesa Universale.

SPOLETO. “FESTA DELLA FAMIGLIA 2018”

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L’Ufficio per la Pastorale Familiare dell’Archidiocesi dal 2013 organizza una giornata per dare visibilità alla famiglia, con la consapevolezza che mettendola al centro della vita culturale, sociale e politica si pone un fondamento solido per il bene e la crescita di tutti. L’appuntamento per il 2018 è per domenica 13 maggio a Monteluco di Spoleto. Il tema scelto, prendendo spunto dalla Lettera enciclica Laudato sii di papa Francesco è “Famiglia e creato”. Leggiamo, infatti, nel testo pontificio, al numero 213: “Nella famiglia si coltivano le prime abitudini di a more e di cura per la vita, come per esempio l’uso corretto delle cose, l’ordine e la pulizia, il rispetto per l’ecosistema locale e la protezione di tutte le creature”.

Il ritrovo dei partecipanti è alle 9.00 presso la chiesa di S. Pietro a Spoleto (possibilità di parcheggio alla Spoleto Sfera al costo di 2,00 euro per l’intera giornata); da lì si avvierà la camminata verso Monteluco (abbigliamento comodo). Alle 11.00, tappa dinanzi alla chiesa di S. Giuliano per un momento di riflessione sul tema della giornata proposto da padre Giulio Michelini, ofm, Preside dell’Istituto Teologico di Assisi. Alle 13.00, pranzo al sacco sul prato di Monteluco (si provvede in autonomia). Alle 14.30, “Tavoli della famiglia” e intervento canoro di fra Alessandro Brustenghi, ofm, tenore. Alle 16.30, celebrazione eucaristica presieduta dall’Arcivescovo Mons. Renato Boccardo. Alla pagina facebook della Diocesi (facebook.com/spoletonorcia) troverai aggiornamenti continui e info sulla manifestazione.

Per informazioni e prenotazioni contattare la segreteria della Curia Arcivescovile: 0743-231065; segreteria@spoletonorcia.it

PERUGIA. LA GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA PER LE VOCAZIONI

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Numerosi giovani dell’Umbria hanno accolto l’invito degli Uffici nazionale Cei e regionale Ceu per la pastorale delle vocazioni di partecipare a Perugia, nella serata del 21 aprile, alla 55a Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni dal titolo: “Dammi un cuore che ascolta” (cf. 1Re 3,9). Questa Giornata, a livello nazionale, è stata celebrata nel capoluogo umbro con due eventi: la catechesi di mons. Luciano Paolucci Bedini, vescovo di Gubbio, presso la chiesa del Gesù in piazza Matteotti; la Veglia di preghiera e l’Adorazione eucaristica presieduta dal cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, nella cattedrale di San Lorenzo raggiunta in processione aux flabeaux dalla chiesa del Gesù. Ai due eventi ha partecipato anche di mons. Domenico Cancian, vescovo di Città di Castello, che al termine della Veglia in San Lorenzo, insieme ad alcuni sacerdoti, si è messo in ascolto di quanti volevano accedere al sacramento della confessione, mentre l’Adorazione eucaristica è proseguita in silenzio fino a quasi l’una di notte. Alla Veglia sono intervenuti don Michele Gianola, don Alessandro Scarda, rispettivamente direttori degli Uffici nazionale Cei e regionale Ceu per la pastorale delle vocazioni, e don Luca Delunghi, direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale giovanile, che ha presentato le iniziative in preparazione dell’appuntamento di agosto con papa Francesco, a Roma, in vista del Sinodo dei Vescovi di ottobre dedicato ai giovani. Ad accompagnare la preghiera durante la Veglia sono stati i canti e le musiche del Coro diocesano giovanile “Voci di Giubilo” diretto da don Alessandro Scarda. Questa 55a Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni è culminata, domenica mattina 22 aprile, con la solenne celebrazione eucaristica nella cattedrale di San Lorenzo, trasmessa in diretta da Rai Uno, presieduta dal cardinale Bassetti.

La catechesi di mons. Luciano Paolucci Bedini

«Il titolo di questa serata di preghiera – ha esordito mons. Paolucci Bedini –  è “Dammi un cuore che ascolta”, una frase di una preghiera innalzata a Dio da Salomone, quando apprende la notizia della morte del padre e di essere chiamato a diventare il nuovo re di Israele». Salomone è un giovane, sta crescendo, si sta affacciando alla vita adulta, e gli è chiesta una cosa grande: diventare Re. La vita non aspetta. Ha una grande eredità sulle spalle, quella di Davide, il più grande re della storia di Israele. Non è facile prendere il suo posto, ma Salomone come tutti i giovani sogna grandi cose. E come tutti, di fronte a una grande responsabilità, teme di fallire, è spaventato da quello che la vita gli chiede. «In questo – ha affermato il vescovo – è molto simile a noi”. Salomone, come anche i giovani di oggi, non sa darsi delle regole, perché, ha proseguito mons. Paolucci Bedini, «la vita ha bisogno anche di regole, di mappe, di tracce da seguire. E questo si impara quando si è ragazzi: nella vita non si entra da vecchi, ma da giovani, quando ancora nello zaino non c’è tutto quello che serve, ma c’è il grande desiderio di andare avanti, di correre… Dicendo “sono solo un ragazzo”, Salomone dimostra una bellissima virtù, l’umiltà», mettendo «la sua vita nelle mani di Dio», che «gli chiede l’unica cosa indispensabile, non la soluzione dei problemi attuali, ma un cuore capace di ascolto. La virtù dell’essenzialità, di chi sa riconoscere ciò che nella vita non può mancare: il cuore», che è «l’interezza della persona: libertà, responsabilità, pensieri, intenzioni. Il cuore nella Bibbia è tutto questo e noi possiamo entrare nella vita solo se il nostro cuore è in grado di ascoltare. Come diceva Il Piccolo Principe “non si vede bene che col cuore, l’essenziale è invisibile agli occhi”». Avviandosi alla conclusione, il vescovo di Gubbio ha esortato i giovani «ad ascoltare sempre i piccoli e i poveri. Siamo chiamati quotidianamente ad ascoltare chi ci vive accanto…  Dio è contento perché Salomone chiede il discernimento. Nella vita abbiamo bisogno di guide, accompagnatori, madri e padri spirituali, guide che ci amano in nome di Dio, e nessuno di noi è in grado di camminare da solo». Mons. Paolucci Bedini ha concluso con «una provocazione: ascoltare fa rima con obbedire. Perché se io ascolto me stesso davvero, se ascolto Dio davvero e se ascolto gli altri davvero, alla fine mi ritrovo davanti alla verità di me, di Dio e degli altri. L’ascolto vero è quello che mi ha fatto scoprire quale è la strada migliore per me. A quel punto sono io che obbedisco alla mia vita, perché sono io che non vedo strada migliore. Obbedisco alla vita».

La meditazione del cardinale Gualtiero Bassetti

«Siamo qui in ascolto e per chiedere a Dio che ci dia un cuore che sa ascoltare, come chiedeva il giovane Salomone nella sua preghiera». Così il cardinale Bassetti ha introdotto la sua meditazione alla Veglia di preghiera in San Lorenzo. «Il nostro – ha proseguito il porporato – è un tempo meraviglioso per mettersi in ascolto della Parola di Dio, che ci dice di lasciare la propria terra, le proprie sicurezze per uscire e andare a incontrare gli altri: i giovani, gli uomini e le donne di oggi. Ma uscire richiede una conversione, un cambiamento radicale della nostra mente e del nostro cuore. Bisogna avere il coraggio di andare al di là del nostro modo di pensare e di vedere. Andare al largo è intraprendere lo sguardo e il cammino della fede. Nella vita c’è sempre Qualcuno che ci cerca e ci attende. Occorre mettersi in cammino, ma per arrivare dove? Ripescando nella memoria, mi è tornato in mente un pensiero di San Giovanni Paolo II, nella Giornata vocazionale del 1984, che disse ai giovani: sappiate unire i vostri sforzi con tutti gli uomini di buona volontà per realizzare pienamente il bene dell’umanità nella novità, nella libertà, nella gratuità e nell’amore. Quattro parole formidabili, che possono essere un programma di vita. Chi si mette in uscita cerca tutto questo. Vuole essere libero per camminare in una vita nuova. Io sento il bisogno di rinnovarmi e di cambiare. La vocazione non è un fatto statico, che avviene una volta nella tua vita, ma è un fatto dinamico, che sempre siamo chiamati a rinnovare. Questo ci mete in uscita continuamente». «Anche noi come Abramo – ha ricordato il cardinale Bassetti – sentiamo la fatica nella nostra vita, l’inadeguatezza dinanzi ai compiti che Dio ci chiama a compiere. E Dio ci dice ‘guarda il cielo, conta le stelle se ti riesce di contarle!’ Le stelle brillano nel buio, ci fanno compagnia. È come se Dio dicesse a ciascuno di noi: sei pronto a seguirmi? Il peccato più grande, ragazzi, è quello di sentirci inutili, perché siamo preziosi agli occhi di Dio, che ci dice di non sprecare la vita, l’esistenza».

Il cardinale ha poi letto una lettera di una madre cinquantenne che con il marito e i loro undici figli avevano partecipato al mattino alla messa nella cappella dell’Arcivescovado. «Alla Veglia di preghiera di questa sera – scrive la mamma – dica ai giovani che tutte le vocazioni, compresa quella al matrimonio, sono strade che scremano la poesia, gli ideali da telenovela… Glielo dica che ai piedi verranno le vesciche per la durezza del cammino, che le mani suderanno per la fatica e che il cuore sussulterà  spesso per la paura di non farcela o di sbagliare tutto. Glielo dica che faranno i conti con la loro meravigliosa umanità, ma anche tanto fragile e ferita. Nella vita è come nel calcio, per arrivare alla finale della Champions, ci vuole la grinta di allenarsi, di correre, cadere e rialzarsi e di non abbattersi mai. Bella quest’icona del Calcio applicata a tutte le vocazioni!». La lettera di questa madre prosegue chiedendo al cardinale di dire, sempre ai giovani, «che non si è mai soli nella partita della vita, perché siamo titolari in una squadra di campioni dove c’è un pallone d’oro, un fuoriclasse vero che sta in porta, un attacco e una difesa, che è Gesù Cristo. E allora poco conta essere il massaggiatore, il porta-borracce, o altro. Le vocazioni sono tutte belle, l’essenziale è starci in ogni ruolo, tanto la coppa è uguale per tutti e profuma di una vittoria che è più bella di quella di un mondiale!».

I giovani protagonisti e interlocutori veri del prossimo Sinodo dei Vescovi.

Il cardinale Bassetti ha concluso la sua meditazione soffermandosi sul Sinodo di ottobre in Vaticano: «La Chiesa sta per offrirvi un dono stupendo – ha evidenziato –, il Sinodo dei Vescovi a voi dedicato: “I giovani, la fede, il discernimento vocazionale”. Voi non dovrete essere solo l’oggetto della riflessione ecclesiale, ma siete chiamati a coinvolgervi quali protagonisti e interlocutori veri. Se la nostra società non vi offre appigli scontati, certezze facili o strade aperte e sicure, la madre Chiesa vuole proporvi quella pienezza di vita e di amore che il Signore ha pensato per ciascuno di voi. Questo è il Sinodo e non fosse questo non servirebbe a nulla. Si tratta di una grande sfida, ad aprirsi a nuovi stili di vita, a nuove conquiste e a forme di protagonismo. Per quello che posso, sento di potervi dire già ora, a nome del Papa e di tutti i nostri vescovi, che vi saremo vicini e cercheremo di esservi di aiuto e di accompagnarvi con tutto l’affetto e la premura di padri in questo cammino».

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO PER LA 55ª GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA PER LE VOCAZIONI

SPOLETO-NORCIA. INTERVISTA DEL SIR A MONS. BOCCARDO

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“Per le zone della Valnerina, e in particolare per i tre Comuni segnati dal sisma, Norcia, Preci e Cascia, la Passione coincide con la lotta quotidiana per riprendere una vita sicura, dignitosa e, dunque, recuperare occupazione e ristabilire l’organizzazione sociale. La passione oggi per queste zone consiste nel resistere per ritrovare una vita normale”. È quanto afferma mons. Renato Boccardo, arcivescovo di Spoleto-Norcia, in un’intervista al Sir.

Ad un anno e mezzo dal sisma che ha sconvolto il Centro Italia, mons. Boccardo rileva che “Passione, qui, vuol dire un lavoro che non si trova, un’impresa che tarda a ripartire, una casa che non si vede”. “Al di là delle macerie fatte di pietre, di muri crollati, il terremoto – osserva – ha provocato anche tante ferite nelle relazioni sociali creando disgregazione. Molte persone sono partite, si sono allontanate”.

A tutto ciò si aggiunge un altro problema: “Qualche giorno fa alcune persone mi dicevano che sta facendo più danni la burocrazia che il terremoto. Il sisma in pochi secondi distrugge, ma poi in un modo e nell’altro finisce. La burocrazia invece si sviluppa nel tempo creando rabbia, delusione e frustrazione da parte di coloro che da troppo tempo aspettano risposte concrete”.

L’arcivescovo sottolinea quello che “forse è l’aspetto positivo del sisma: la gente della Valnerina non si è sentita sola”. Secondo Boccardo, la “grande gara di solidarietà morale e concreta che ha visto tanti attori in gioco, associazioni, singoli, gruppi, istituzioni oggi resta come patrimonio di umanità del popolo italiano”.

Dopo aver ricordato che “il Signore non manda il terremoto per punire ma gli eventi della natura fanno il loro corso”, l’arcivescovo si augura che “che la Resurrezione del Signore porti a tutti e, in particolare, alle famiglie di qui che devono continuare la loro Via Crucis, la gioia e la pace del cuore per andare avanti con forza e speranza”.

AVENDITA DI CASCIA. INAUGURATO UN CENTRO DI COMUNITA’ REALIZZATO DALLA CARITAS

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“Un santuario della speranza per le persone dei Paesi dell’altipiano tra Norcia e Cascia”. Così l’arcivescovo di Spoleto-Norcia, mons. Renato Boccardo, ha definito il centro di comunità “Mons. Ottorino Pietro Alberti”, che è stato inaugurato il 21 marzo ad Avendita di Cascia, la frazione più colpita da terremoti del 2016, ed è stato realizzato da Caritas italiana con il contributo delle Caritas diocesane della Sardegna.
Un gemellaggio ecclesiale all’insegna della solidarietà che trova ispirazione proprio nella figura di mons. Alberti, l’arcivescovo di Spoleto-Norcia che condivise con la popolazione della Valnerina il terremoto del 1979 e dal 1988 divenne arcivescovo di Cagliari. Una figura a cui è profondamente legato l’attuale arcivescovo del capoluogo sardo, mons. Arrigo Miglio, che è intervenuto alla cerimonia d’inaugurazione.

“Ai fedeli delle chiese della Sardegna – ha detto tra l’altro mons. Miglio – racconterò della vostra fede che il terremoto non ha scalfito, della tenacia che avete nel guardare al domani con ottimismo nonostante le difficoltà e l’aver perso tutto, dell’attaccamento a questa terra che ha generato alla vita santi come Benedetto da Norcia e Rita da Cascia”.

“Qui vi ritroverete per pregare – ha affermato a sua volta mons. Boccardo – ma anche per arricchirvi in umanità, per fare festa, per incontrarvi. Andiamo avanti con fiducia, con speranza e con fantasia. Rimbocchiamoci le maniche e lavoriamo insieme”.

Il centro, è una “delle opere segno che dicono che ricostruire una comunità ferita è possibile”, ha sottolineato don Andrea La Regina di Caritas italiana.

La struttura è di 215 metri quadri (salone polifunzionale divisibile in due ambienti, due aule, un deposito, servizi igienici, porticato), è stata costruita su un terreno di proprietà della parrocchia, per un costo complessivo di 300.000,00. Servirà per le attività pastorali, principalmente la celebrazione eucaristica, dei paesi posti sull’Altipiano tra Norcia e Cascia, ma anche per momenti d’incontro e di festa della popolazione, per attività sociali e culturali tese a rafforzare il tessuto sociale post-sima. La progettazione e la direzione dei lavori sono stati dell’architetto Giuliano Pericoli di Caritas Italiana; il Centro è stato realizzato dall’impresa SV EDIL de L’Aquila; gli arredi sono stati presi da Falconi Arredamenti di Leonessa (RI).

NORCIA. FESTA DI SAN BENEDETTO

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Mercoledì 21 marzo Norcia si è stretta intorno al proprio patrono S. Benedetto. Alle 10.30 l’arcivescovo Renato Boccardo ha presieduto il solenne pontificale in onore del Santo patrono d’Europa, preceduto dal tradizionale corteo storico (le rappresentanze delle sei guaite, gli attuali rioni della città, che offrono un cero in onore del Santo: Porta Meggiana, Porta Massari, Porta Orientale, Porta Palatina, Porta Valledonna e Porta Narenula), cui quest’anno si è aggiunta una rappresentanza del corteo storico “Perugia 1416”. Per il secondo anno la liturgia si è svolta in Piazza S. Benedetto dinanzi alla facciata della Basilica crollata a seguito del terremoto del 30 ottobre 2016. Molti i fedeli presenti, diversi i sacerdoti diocesani e religiosi giunti nel centro di Norcia, su tutti i monaci benedettini, numerose le autorità civili e militari ad iniziare dal Prefetto di Perugia Raffaele Cannizzaro, dal Questore di Perugia Giuseppe Bisogno, dal presidente della Giunta regionale dell’Umbria Catiuscia Marini, dal sindaco di Norcia Nicola Alemanno.

La sera prima, il 20 marzo, è arrivata a Norcia la “Fiaccola benedettina pro pace et Europa una” accesa il 24 febbraio, benedetta da papa Francesco il 7 marzo. Questo luce, che ha l’obiettivo di ricordare all’Europa le proprie radici cristiane, gire le capitali europee dal 1964, anno della proclamazione da parte di Paolo VI di S. Benedetto a patrono del Vecchio Continente. Quest’anno è stata a Berlino, in Germania, ed è rientrata a Norcia la sera del 20 marzo: le tre comunità della Terra Sancti Benedicti  (Norcia, Subiaco e Cassino) hanno ricordato con quanti si sono relazionate in terra tedesca che S. Benedetto è, come lo definì Paolo VI nella Pacis nuntius, messaggero di pace, realizzatore di unione, maestro di civiltà e, soprattutto, araldo della religione di Cristo e fondatore della vita monastica in Occidente.

Nell’omelia l’arcivescovo di Spoleto-Norcia ha sottolineato come le disposizioni di S. Benedetto contenute nella Regola non pretendono l’impossibile, sono realistiche, tengono conto dei limiti umani, sono attualissime, con indicazioni preziose anche per i politici di oggi e per la loro azione di governo: «L’indole comunitaria del monastero benedettino – ha detto mons. Boccardo – ha favorito nella popolazione lo sviluppo di precise caratteristiche umane e sociali: l’aiuto fraterno, l’accoglienza e l’ospitalità ai viaggiatori, l’attenzione ai poveri di ogni tipo, sono tra gli elementi della Regola di Benedetto che in Italia come altrove si tradussero in cultura popolare. Infatti, tra queste nostre contrade è nato il pensiero che ha fatto grande la civiltà europea. Senza Benedetto, senza Francesco, che Europa sarebbe? Senza i Santi che hanno reso l’Umbria bella e famosa, cosa saremmo diventati? Quello che purtroppo stiamo diventando: uomini e donne sradicati, apparentemente forti e invece fragilissimi, incapaci di distinguere il giorno dalla notte, il vero dal falso, il bene dal male. Ma se tutto è interscambiabile, non siamo mai costretti a scegliere. E un essere umano che rinuncia alla quotidiana necessità di compiere una scelta che determini e qualifichi il suo cammino continua a regredire in umanità».

Nelle parole del Presidente della Conferenza episcopale umbra non poteva mancare un cenno al terremoto che ha distrutto la Valnerina nel 2016: «Il sisma non solo ha provocato gravi danni al patrimonio artistico e ambientale, ma ha creato anche una cesura tra il passato e il futuro. Si sono persi i punti di riferimento, non si riconoscono più i luoghi familiari dove si è vissuti: è qualcosa che dagli occhi passa al cuore e si trasmette al cervello; è come l’Alzheimer di una comunità. Perché il terremoto – attraverso le ferite prodotte al paesaggio, agli edifici pubblici e privati, alle opere d’arte – ha ferito il cuore e la mente delle persone, ha reciso di colpo le radici: quello che si credeva solido è crollato, quello che credevamo nostro non esiste più. Si sopravvive, certo, ma si tratta di una sopravvivenza segnata da una amara sterilità e continuamente minacciata e ferita dal peso invincibile delle burocrazie e – Dio non voglia – da grossi giochi di potere e di interesse realizzati sulle spalle della gente. L’annuale celebrazione di San Benedetto ci aiuti dunque a rinnovare – ha concluso mons. Boccardo – un patto sociale e civile, a riscoprire le buone ragioni dello stare insieme, a resistere alla tentazione dello scoraggiamento e della delusione, a non lasciarci abbattere dal moltiplicarsi dei segni di logoramento, visibili anche quando lo spazio pubblico si configura come palestra di scontro con l’avversario e non di proposizione di idee, come abbiamo dovuto tristemente constatare nelle ultime settimane sul palcoscenico italiano».

Al termine della Messa c’è stata la processione con la reliquia di S. Benedetto per le vie di Norcia.