NATIVITA’ DELLA BEATA VERGINE MARIA

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Oggi, 8 Settembre, onoriamo la Natività della Madre di Dio. Il vero significato e il fine di questo evento è l’incarnazione del Verbo. Maria nasce, viene allattata e cresciuta per essere la Madre del Re dei re, di Dio. In realtà, l’aspetto meraviglioso di questa nascita è nella rilevante azione che Dio compie nell’attuazione del suo eterno disegno d’amore. Dall’eternità, il Padre opera per la preparazione della “Tutta santa”, di Colei che doveva divenire la Madre del Figlio suo, il Tempio dello Spirito Santo. Con Maria, dunque, è venuta l’ora del Davide definitivo, della instaurazione piena del Regno di Dio. Con la sua nascita prende forma il grembo offerto dall’umanità a Dio, perché si compia l’incarnazione del Verbo nella storia degli uomini. Maria bambina, infine è anche immagine dell’umanità nuova, quella da cui il Figlio suo toglierà il cuore di pietra per donarle un cuore di carne che accolga in docilità i precetti di Dio. In sintesi, possiamo dire che la Natività della Vergine è strettamente legata alla venuta del Messia, come promessa, preparazione e frutto della salvezza. Aurora che precede il Sole di giustizia, Maria preannunzia a tutto il mondo la gioia del Salvatore.

INTENZIONI DI PREGHIERA DEL PAPA PER SETTEMBRE

“L’Africa è un continente ricco, e la ricchezza più grande, più preziosa, sono i giovani”. Francesco lo ribadisce nel videomessaggio, promosso dalla Rete Mondiale di Preghiera del Papa, per l’intenzione di preghiera del mese di settembre.

Pregare per l’educazione e il lavoro dei giovani africani

Il Pontefice ricorda che i ragazzi hanno diritto all’educazione, “devono poter scegliere – afferma-  tra lasciarsi vincere dalle difficoltà o trasformare le difficoltà in opportunità”. Ricorda che è necessario investire nella loro educazione per garantire un futuro all’Africa e creare così possibilità di lavoro nel proprio Paese d’origine.

Disoccupazione e abbandono scolastico, vere emergenze

Secondo le statistiche dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro riferite all’anno 2017, nell’Africa Subsahariana, risulta disoccupato il 12,9% dei giovani africani di età compresa tra i 15 e i 24 anni. L’Unesco stima poi che, sempre lo scorso anno, quasi il 60% dei giovani africani tra i 15 e i 17 anni non ha frequentato la scuola.

GMG PANAMA: SARA’ PRESENTE L’IMMAGINE DELLA VERGINE DI FATIMA

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La prima e storica immagine della Madonna di Fatima, creata seguendo le indicazioni da suor Lucia e incoronata nel 1947 dall’arcivescovo di Évora, venerata da ottant’anni nel santuario portoghese e in varie peregrinazioni, sarà presente alla Giornata mondiale della gioventù che si terrà a Panama dal 22 al 27 gennaio 2019. La notizia è stata data dall’arcivescovo di Panama, mons. José Domingo Ulloa Mendieta.
Sarà la prima volta a partire dal 2000 che l’immagine esce da Fatima. Infatti la rettoria del Santuario aveva deciso che l’immagine sarebbe rimasta nel santuario, dopo aver peregrinato per 64 Paesi. L’eccezione è rappresentata dalla Gmg del 2019.

Nel corso della conferenza stampa è stato diffuso un video del rettore del santuario, padre Carlos Cabecinhas, il quale afferma che la decisione è stata presa per importanza dell’evento mondiale, soprattutto in rapporto a san Giovanni Paolo II, ideatore delle Gmg, la cui devozione per la Vergine di Fatima è nota. Infine, un’altra causa è la profonda devozione dei fedeli panamensi. Per dare l’annuncio è volata fino a Panama una delegazione del santuario, guidata da padre Marco Daniel Duarte, direttore del Museo del santuario di Fatima.

L’immagine della Vergine arriverà a Panama il 21 gennaio alle 17.15 e rimarrà nella città centroamericana fino a martedì 29 gennaio, alle ore 17. Durante la sua permanenza a Panama sarà inizialmente custodita nella chiesa di Lourdes, per poi essere portata, a partire da martedì 22 gennaio, nel Parque del Perdón, nella cappella del Santissimo, vegliata dalle suore di Madre Teresa. Nel parco si svolgeranno vari momenti legati al programma della Gmg, a partire dalla messa iniziale di martedì. L’immagine sarà poi presente il sabato e la domenica alla veglia (durante la quale sarà recitato il Rosario) e alla messa finale di domenica 27 gennaio.

LA MEDAGLIA UFFICIALE PER IL SESTO ANNO DI PONTIFICATO DI FRANCESCO

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Sarà disponibile da oggi, giovedì 26 luglio, presso l’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica dello Stato della Città del Vaticano e nei locali della Libreria editrice vaticana la medaglia del sesto anno di pontificato di Papa Francesco. Sul fronte è raffigurata una colomba dalla quale si propagano fasci di luce concentrici che illuminano lo stemma papale e rimandano simbolicamente ai doni che lo Spirito Santo fa alla Chiesa. Sotto, il nome dell’artista. Sul bordo, la scritta “E civitate vaticana” con il numero della medaglia.

Sul rovescio, nella parte superiore della medaglia un ramoscello di ulivo, simbolo di pace, e l’abbraccio di una madre al bambino. La guerra è invece raffigurata nel piano inferiore con un filo spinato, “simbolo di coercizione e violenza”. A dividere i due opposti scenari spicca il tradizionale fiore di papavero “simbolo dei caduti in guerra”. La frase “Nulla è perduto con la pace. Tutto può esserlo con la guerra” è citata dal radiomessaggio del 24 agosto 1939 di Pio XII. “A un secolo dal termine del primo conflitto mondiale, la scelta tra pace e guerra è per tutti ancora drammaticamente quotidiana”, si legge in una nota di presentazione della medaglia, che è opera di Chiara Principe.

CARD. BASSETTI: “MARCHIONNE UOMO DI UMILI ORIGINI”

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Di Sergio Marchionne ricorda “l’uomo, di umili origini, emigrato con la sua famiglia in Canada dove ha potuto studiare e realizzarsi come padre e come professionista” il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei e arcivescovo di Perugia. Che “con profonda commozione” esprime le sue “più sincere condoglianze alla famiglia”.

“E ne ricordo – ha affermato il cardinale Bassetti parlando ancora di Marchionne – il dirigente d’azienda che, con coraggio e intelligenza, ha saputo scrivere una delle più importanti pagine di storia industriale degli ultimi decenni. In questo momento, in cui la pietà cristiana supera ogni sterile polemica umana, prego per lui il Signore – ha concluso il presidente della Cei – perché lo accolga nella Sua pace e doni consolazione a quanti lo hanno avuto caro”.

CARTONE ANIMATO E SERIE TV PER RIFLETTERE SULL’AMORIS LAETITIA

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Dall’Amoris Laetitia, l’esortazione apostolica di Papa Francesco sull’amore nella famiglia, sono nate in Irlanda una serie di animazioni digitali e una serie televisiva in sei puntate, in vista della Giornata mondiale delle famiglie e la visita del Papa il prossimo agosto. Le sei “Amoris Animations” disponibili in italiano, spagnolo e francese, offrono riflessioni sul tema del documento nella forma di cartoni “brevi, coinvolgenti e da condividere”, ciascuna su un tema (ad esempio amore e imperfezione, famiglie e consumismo, famiglie nel tempo del digitale). Altre quattro animazioni create per i più piccoli saranno lanciate al congresso pastorale di agosto. Autore dei cartoni è Kieran O’Brien, direttore dell’agenzia di narrativa digitale Ministory (Cardiff, Galles). Le animazioni sono disponibili su www.worldmeeting2018.ie.

Quanto alla serie televisiva “Viaggio attraverso Amoris Laetitia”, co-prodotta da Kairos Communications e iCatholic.ie, ospita le riflessioni di noti commentatori, famiglie di ogni ceto sociale e ogni parte del mondo: dal card Luis Antonio Tagle al vescovo ausiliare di Los Angeles Robert Barron, da Giovanni e Chiara Gabrowski, del Pontificio Consiglio per la famiglia, a Pat e Susan Keenan di Retrouvaille Ireland. Ogni episodio è dedicato a un tema particolare (ad esempio la realtà, il sociale, la misericordia), dura 28:30 ed è accessibile sul sito www.amoris.ie/tv, dove sono disponibili una serie di risorse in vista della Giornata mondiale delle famiglie.

ASSISI. I FRATI: “PREGHIAMO PER LA PACE IN NICARAGUA”

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“Apprendiamo dalle cronache estere di queste settimane della difficile situazione socio-politica in Nicaragua. San Francesco d’Assisi ci invita a pregare perché prevalga il dialogo e a lavorare perché si costruiscano strutture di pace”. Lo scrivono in una nota i frati minori di Assisi, che ricordano la figura del Servo di Dio, padre Odorico d’Andrea, come “mediatore di pace per il Nicaragua”. I frati evidenziano che “la nazione del Centroamerica ha visto e vede anche comunità presenti di frati minori, clarisse e suore francescane Alcantarine, provenienti dall’Umbria”. Tra questi, padre d’Andrea, che “in anni conflittuali, molto operò per la pace e la riconciliazione facendosi più volte, a rischio della sua stessa vita, mediatore di pace tra i gruppi armati”. “Alla sua intercessione vogliamo affidare il Nicaragua e tutti i suoi abitanti perché cessino le guerre e si promuova una cultura di pace”.

CONVEGNO SULLA DISMISSIONE DEI LUOGHI DI CULTO

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Costi di gestione e manutenzione di beni mobili e immobili in costante aumento, calo numerico dei sacerdoti, fuga dei fedeli. La dismissione dei luoghi di culto è un fenomeno in espansione ed è trasversale alla Chiesa cattolica e a quelle protestanti. Per affrontarlo nella sua complessità, in occasione dell’Anno europeo del patrimonio culturale 2018 il Pontificio Consiglio della cultura – Dipartimento per i beni culturali, la Conferenza episcopale italiana – Ufficio nazionale per i beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto, l’Università Gregoriana – Facoltà di storia e beni culturali della Chiesa – Dipartimento dei beni culturali della Chiesa, promuovono il 29 e 30 novembre presso l’Ateneo dei gesuiti il convegno internazionale “Dio non abita più qui? Dismissione di luoghi di culto e gestione integrata dei beni culturali ecclesiastici”.

Presentando oggi l’appuntamento presso il Pontificio Consiglio della cultura, il cardinale presidente Gianfranco Ravasi evidenzia la “trasversalità” del tema. Anzitutto di tipo storico-cronologico: “la questione delle requisizioni è sempre stata una componente della storia”. Basti pensare a Napoleone o alla basilica romana di Santa Maria degli Angeli o a quella di Santa Croce a Firenze, proprietà dello Stato attraverso il Fondo edifici di culto (Fec) del ministero degli Interni. Ma la trasversalità “è anche di ordine spaziale perché il fenomeno attraversa Europa, Stati Uniti, Canada, Oceania, ma tocca anche Paesi come l’India in cui si cerca di far scivolare un edifico sacro in un altro ambito”. E lo è anche dal punto di vista socio-culturale: “Uno degli specchi del declino della pratica religiosa e dell’avanzare della secolarizzazione; dell’ateismo apatico, indifferente; del declino del clero”. Infine lo è anche a livello “disciplinare”, ha implicazioni giuridiche e artistico-culturali e “coinvolge il dialogo con la società nel suo insieme”. Un discorso complesso, afferma il Card. Ravasi: “Non si può entrare in maniera indifferente in uno spazio che respira ancora le volute d’incenso e conserva l’eco dei canti delle liturgie”.

A Praga una chiesa alienata è stata trasformata in un night club. Un caso limite, ma il numero dei luoghi di culto dismessi, venduti e usati per altri scopi è destinato ad aumentare e il problema della loro destinazione e riutilizzo pone non poche sfide. Sostanzialmente due, secondo il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della cultura, i criteri ai quali attenersi per la dismissione e il riutilizzo del patrimonio ecclesiastico. Anzitutto, sintetizza il porporato, occorre “fare attenzione che il tempio rimanga sempre all’interno della comunità con qualche valore di simbolo spirituale, culturale, sociale”. Il secondo è che eventuali trasformazioni “consentano di tutelarne il patrimonio interno ad esempio trasferendolo nei musei diocesani in modo da lasciare lo spazio il più nudo possibile”. Attualmente dei criteri esistono, spiega, ma “sono troppo generici”. Per questo nel corso del convegno verranno discusse e approvate linee guida specifiche, condivise fin dalla fase preparatoria con i delegati delle Conferenze episcopali d’Europa, America settentrionale e Oceania presenti al convegno.

“Un documento rilevante – chiosa Ravasi – per il comportamento delle Chiese, ovviamente nel dialogo con gli Stati”. Per il porporato, l’Europa “ha un grande patrimonio di chiese decisamente superiore alle sue attuali necessità”, ma non è così ovunque. Di qui il monito a “non contrapporre la dismissione con la necessità di costruire nuove chiese nelle periferie delle megametropoli – ad esempio Città del Messico – perché le strutture urbanistiche sono cambiate, a volte sono enormi”.

“Come vescovi italiani, il problema non è solo di natura culturale ma di natura valoriale e pastorale, è importante questo incrocio di interessi e sensibilità che animeranno il convegno”. Così mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei e presidente dell’Apsa (Amministrazione del patrimonio della Sede apostolica), intervenuto oggi, presso il Pontificio Consiglio della cultura, alla conferenza stampa di presentazione del convegno internazionale “Dio non abita più qui? Dismissione di luoghi di culto e gestione integrata dei beni culturali ecclesiastici”.

“Molte – afferma – le richieste e le proposte di valorizzazione di edifici sacri non più utilizzati per la liturgia che ci arrivano”. Secondo il censimento avviato dalla Cei, le chiese (parrocchiali e non) ammontano a circa 65mila, ma questa ricognizione non comprende le chiese degli ordini religiosi. “Su questo dato quantitativo si incrociano le quattro dimensioni richiamate dal card. Ravasi”, prosegue Galantino ricordando che “oggi i contesti sono cambiati, alcuni territori di paesi e città sui quali sorgevano belle chiese sono disabitati”. Crisi economica, diminuzione dei fondi pubblici per la gestione del patrimonio, ridotte pratica religiosa e attività pastorale e diminuzione del numero del clero sono “criticità che non giustificano più la presenza di diverse chiese”. Ad aumentare le difficoltà, aggiunge, “i terremoti degli ultimi due anni che hanno danneggiato circa 3mila luoghi di culto, 300 nella sola diocesi di Camerino”. Già nel 1992, ricorda, “i vescovi italiani avevano offerto indicazioni per destinare le chiese dismesse a fini culturali: biblioteche archivi musei, ma molte di esse attendono ancora la destinazione d’uso, e nel 2004 sono stati sollecitati a valutarne l’impiego per altre attività che rientrino nelle finalità pastorali”. E sul biglietto di ingresso sperimentato da alcune chiese del Fondo edifici di culto (Fec) del ministero degli Interni, Galantino taglia corto: “Sono arrivate in Cei moltissime proteste, pur in presenza di una diversificazione tra partecipazione liturgica e percorso turistico. Si tratta di una questione complessa che non si risolve con il biglietto di ingresso”.

CONCLUSO IL PELLEGRINAGGIO ECUMENICO DEI VESCOVI UMBRI IN ARMENIA

 

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Nel segno della fraternità, pace e speranza si è concluso il pellegrinaggio ecumenico dei vescovi umbri in Armenia (2-6 luglio), guidato dal cardinale arcivescovo di Perugia-Città della Pieve Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei) e dall’arcivescovo di Spoleto-Norcia mons. Renato Boccardo, presidente della Conferenza episcopale umbra (Ceu), insieme ai vescovi mons. Domenico Cancian, di Città di Castello, mons. Benedetto Tuzia, di Orvieto-Todi, mons. Paolo Giulietti, ausiliare di Perugia-Città della Pieve e mons. Mario Ceccobelli, emerito di Gubbio. Un pellegrinaggio in una terra dove tutto rimanda alla storia del cristianesimo delle origini, che nel 301 aveva già le sue comunità organizzate, guidate dal primo vescovo Gregorio Illuminatore. Un pellegrinaggio per conoscere non solo la storia di chiese e monasteri, quanto per incontrare le pietre vive, che oggi sono le comunità dei cattolici armeni.

Nella cattedrale di Gyumri l’abbraccio con mons. Raphael François Minassian, vescovo armeno-cattolico e la comunità che ha partecipato alla solenne celebrazione: i sacerdoti, i seminaristi, le suore di Mare Teresa di Calcutta, le suore armene dell’Immacolata Concezione, gli operatori della Caritas e una folta schiera di ragazzi e giovani che stanno svolgendo il campo estivo in parrocchia. A loro, in particolare, si è rivolto il cardinale Bassetti, portando il saluto di papa Francesco, e invitandoli a prepararsi con entusiasmo al Sinodo dei giovani “Siate forti, cercate di vincere il male e custodite le parole di Gesù – ha detto Bassetti -; la Chiesa ha fiducia in voi e come dice papa Francesco, non lasciatevi rubare da nessuno la speranza».

Il cardinale ha ringraziato per l’accoglienza festosa e per la fraterna ospitalità «in questa terra benedetta da Dio, che, fin dagli inizi del cristianesimo, ha accolto l’annuncio della salvezza», dove già nel 301 il cristianesimo è stata riconosciuta quale religione di stato. «Ci siamo commossi visitando i luoghi dove le piaghe di Gesù si sono particolarmente manifestate – ha aggiunto il presule – nei confronti di tanti fratelli e sorelle uccisi dalle persecuzioni all’inizio del XX secolo, torturati, perseguitati per la loro fede cristiana e per l’appartenenza a questa nazione. Tutto ciò ci porta a riflettere sul nostro essere cristiani oggi non solo a parole ma nei fatti e nella vita. Gesù vuole farci persone nuove; noi chiediamo la forza per camminare e lui libera il nostro cuore delle catene del peccato».

Nella città di Gyurmi, che nel 1988 fu distrutta da un terremoto, è stato ricordato anche il recente sisma che ha colpito Norcia, patria di san Benedetto, e altre zone dell’Italia centrale. Il cardinale Bassetti ha invitato a pregare perché anche in questi momenti non si perda mai la speranza.

Grande è stata la gioia espressa dal vescovo Minassian: «Questa presenza del cardinale e dei vescovi è una consolazione, un incoraggiamento e una soddisfazione, perché abbiamo sete di avere i nostri confratelli presenti qui. Questo ci dà la speranza e la forza di proseguire la nostra missione che non è tanto facile, perché viviamo la separazione tra le Chiese. La loro presenza è un supporto fraterno che ci incoraggia ad andare avanti».

Nelle zone dell’Europa orientale sono presenti un milione di armeni cattolici tra Russia, Georgia, Ucraina, Polonia, Armenia e alcune minoranze in Bulgaria e Romania, di questi 150mila sono in Armenia e in particolare a Gyumri, dove esiste un Seminario minore con numerosi giovani che lo frequentano. «Cerchiamo di aiutare i più bisognosi – ha aggiunto il vescovo armeno – le persone in difficoltà morale, sociale, economica, malate e così facciamo qualche volta il lavoro del governo, perché specie i villaggi di frontiera sono dimenticati da tutti. La nostra assistenza con attività in ambito sociale, sanitario, religioso per loro è un incoraggiamento per continuare a vivere».

In questi anni sono state accolte circa seimila famiglie di profughi siriani grazie anche agli aiuti concreti della Cei e della Caritas italiana insieme ad altre Caritas europee. Lo stesso vescovo ha accolto nella sua casa quaranta profughi sostenendoli nella quotidianità e dando loro soprattutto speranza per il futuro.

«E’ stato un pellegrinaggio alla grande tradizione cristiana di questa terra – ha commentato mons. Renato Boccardo, presidente della Ceu – per attingere alle fonti della grande spiritualità di Gregorio Illuminatore e Gregorio di Narek, che con la loro dottrina hanno segnato i percorsi di questo popolo nella fedeltà al Vangelo. Abbiamo visto come i valori cristiani hanno saputo ispirare una cultura e una società. Nonostante i 70 anni di dominazione sovietica questo popolo non ha smarrito le sue radici cristiane. Abbiamo incontrato la piccola comunità armena cattolica, ascoltando e condividendo la fatica di essere minoranza e con la nostra presenza abbiamo voluto manifestare vicinanza, solidarietà e incoraggiamento. Raccogliamo la testimonianza cristiana senza dimenticare la tragedia del genocidio come stimolo per le nostre comunità ad una rinnovata fedeltà nella processione della vita cristiana».

Alle pendici del monte Ararat, che maestoso guarda da oltre confine la piccola Armenia, la vita scorre nella fierezza dell’identità di un popolo disperso nel mondo, ma che non dimentica la forza della propria storia millenaria. Il pellegrinaggio è stato un’occasione per scoprire la ricchezza della tradizione cristiana dell’Armenia, che nel corso dei secoli ha dato una significativa testimonianza di fede. Ad Erevan, capitale dell’Armenia, i vescovi umbri hanno visitato la nuova cattedrale dedicata a San Gregorio Illuminatore, consacrata nel 2001 in occasione del 1700° anniversario dalla fondazione della Chiesa Armena e dell’adozione del cristianesimo come religione di Stato. Nel novembre dell’anno 2000 san Giovanni Paolo II consegnò al Catholicos Karekin II la reliquia di san Gregorio Illuminatore, fino ad allora custodita a Napoli, collocata ora sotto un artistico baldacchino all’ingresso della cattedrale e molto venerata dai fedeli.

I presuli umbri hanno visitato anche il Memoriale del Genocidio degli armeni Tsitsernakaberd, avvenuto alla fine dell’Impero Ottomano (1915-1916), edificato nel 1967 sulla spianata della collina di Dzidzernagapert (Forte delle rondini), che si trova su di una vasta altura che circonda la città di Yerevan. Nel giardino dei giusti crescono 1500 alberi piantati dai leader di tutto il mondo tra cui papa Giovanni Paolo II nel 2001, in occasione della sua storica visita. Ogni anno, il 24 aprile, tantissimi armeni, giunti da ogni parte del mondo, vi salgono per commemorare il Metz Yeghérn, il ‘Grande Male’ che ha visto il massacro di un milione e mezzo di persone.

E’ stata visitata anche città di Vagharshapat, antica capitale dell’Armenia, dove si trova la cattedrale di Echmiadzin, il Vaticano Armeno, una delle chiese più antiche del mondo (303 d. C.) e alla chiesa di Santa Hripsime (VII secolo), una delle meraviglie dell’architettura ecclesiastica armena. Non è mancata l’escursione ai resti archeologici di Zvartnots, l’antica cattedrale paleocristiana distrutta da un terremoto nel X secolo e che rappresenta l’evoluzione e lo sviluppo architettonico di chiesa armena, a cupola centrale e con struttura a croce, che ha esercitato una profonda influenza sullo sviluppo artistico nella regione.

Una giornata è stata dedicata alla visita dei monasteri di Khor Virap (“fossa profonda”), alle pendici dell’Ararat, al confine con la Turchia e luogo di prigionia di san Gregorio Illuminatore, del complesso monastico di Noravank del XIII-XIV secolo e del monastero rupestre di Ghegard (XII sec.) dove la tradizione vuole che sia stata conservata la lancia che trafisse il costato di Cristo e dove sgorga una sorgente d’acqua, considerata benedetta. Qui vi è stato il modo di approfondire i lineamenti del monachesimo eremitico, che è la prima forma di vita religiosa presente in Armenia. La Chiesa armena, nonostante le tragedie della storia e le tante persecuzioni, è apparsa viva e operosa, ricca di testimonianze di fede e di carità.

 

ASSISI. “LETTERA ALLA PARROCCHIA”

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Pubblichiamo il testo integrale della “lettera alla parrocchia” che, come di consueto, conclude la Settimana di aggiornamento pastorale promossa dal Cop (Centro di orientamento pastorale) ad Assisi dal 25 al 28 giugno 2018.

Carissima Parrocchia,

siamo tutti presi in questo tempo da una rinnovata attenzione ai giovani e al Sinodo che papa Francesco ha indetto per tutte le chiese del mondo; abbiamo visto l’agenda che hanno predisposto coloro che lo stanno preparando. Hanno dato voce diretta ai giovani come interlocutori primi dei vescovi di tutto il mondo. Noi ci sentiamo di caldeggiare tutte queste pressanti richieste che i giovani rivolgono ai vescovi come rivolte a te, parrocchia, che sei sempre la prima chiesa che tutti incontrano, il grembo materno in cui molti ancora nascono, e spesso ti frequentano nei loro primi anni di vita e di scuola.

Tu sei a bassa soglia, apri varchi in ogni muro, hai gli scivoli per ogni handicap, fai entrare tutti senza chiedere tessere di buon comportamento o di appartenenza a qualche club privilegiato, tu sei quotidiana, non chiudi mai per ferie, sei presente all’ordinarietà della vita di ogni giovane, conosci bene il tuo territorio, ci stai dentro per i tuoi malati, parli il linguaggio di tutti, permetti l’incontro faccia a faccia tra le persone, sai scatenare semplici e generose solidarietà della porta accanto, ti curi di chi è agli arresti domiciliari e li aiuti a ridare dignità alla loro vita… puoi svolgere ancora un ruolo rilevante nella vita dei giovani per la costruzione di sé, per il loro percorso esistenziale, per la loro fede in Dio.

Certo qualche volta sei un po’ troppo ingessata, non riesci a smuovere l’indifferenza religiosa, fai fatica a suscitare fiducia, hai da educare ancora un gruppo di persone vecchie, non tanto per l’età, cui non interessano i giovani, ma c’hai un potenziale sempre più invidiabile. Adesso che ti metti assieme ad altre parrocchie per una collaborazione indispensabile e un bel esempio di comunione tra i preti, puoi diventare più missionaria e appunto camminare con i giovani quali che essi siano, atei o miscredenti, generosi e anche menefreghisti. Non ridurti però al 118 o al 112, un centro spirituale di servizi di emergenza. L’emergenza la parrocchia la vive sempre, ma sul posto e con la gente, tra i giovani e quelli più disperati.

Il tuo volto non può scoraggiare nessuno nel dialogo che tu vuoi stabilire con loro, nei loro luoghi. Non li stai ad aspettare ma vai tu a cercarli, i tuoi giovani stessi ti danno gli indirizzi e vengono con te, perché sono già parrocchia anche loro e stai con loro per accompagnarli. Vedrai che con loro farai miracoli, basta che smetta di lamentarti di loro e voglia loro bene.

Non c’è nessuno disposto a lavorare per i giovani gratis, o li scartano o li strumentalizzano. Tu invece puoi mettere assieme tutti gli adulti che hanno a che fare con i giovani e assieme scommettere sul loro futuro. Non hai bisogno che tutti siano catechisti o uomini provati o donne sagge. Basta che si spendano per la felicità vera dei giovani e vedrai che cominceranno a cercare il Signore anche loro e lo troveranno negli stessi giovani, perché già sta nel loro cuore. A loro che si sentono delusi di tutti non basta promettere lavoro, ma cercarlo assieme. Non preoccuparti di riempire le chiese o gli oratori, ma di dare speranza e serenità a chi è solo, di offrire la bella figura di Gesù Cristo come amico e pienezza di vita, mentre lo scopre ancora più affascinante e salvatore tutta la parrocchia.