PERUGIA. CELEBRATA LA GIORNATA MONDIALE DEL MALATO

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In una gremita chiesa parrocchiale “Regina della Pace” del quartiere Santa Lucia di Perugia si è svolta, domenica scorsa, a livello diocesano, la XXVII Giornata mondiale del malato che Chiesa celebra oggi, 11 febbraio, solennità della Beata Vergine Maria di Lourdes. Il cardinale Gualtiero Bassetti ha presieduto la celebrazione eucaristica con diversi sacerdoti alla presenza di centinaia di fedeli tra malati, disabili, anziani, familiari, operatori socio-sanitari e volontari di associazioni e organizzazioni che prestano la loro opera in ospedali, case di cura e di riposo, strutture per persone diversamente abili e a domicilio. Il porporato, salutando tutti loro all’inizio dell’omelia, ha evidenziato che questa Giornata pone al centro «una comunità, purtroppo, sempre più vasta che richiede giorno per giorno una continua attenzione e una fraterna dedizione». La presenza di medici e di aderenti alle associazioni di volontariato «testimonia quanto nella nostra Chiesa e nella società sia sviluppato il senso di solidarietà e di aiuto al prossimo».

Riflettendo sulle letture della Parola di Dio proclamata nella messa di domenica, dedicate a «tre personaggi biblici, Isaia, Paolo e Simon Pietro», il cardinale ha parlato del «limite umano» che «constatiamo anche nella precarietà della nostra dimensione fisica, nella malattia, accompagnata da dolore, sofferenza e, molto spesso, solitudine. Il dolore della malattia non è mai totalmente condivisibile, resta racchiuso in noi, solo Dio lo conosce. La malattia ci è compagna di vita, a volte in maniera più evidente, altre volte in maniera più nascosta. La solitudine ingigantisce il senso del dolore e dal corpo lo fa entrare fin dentro l’anima, così che tutto il nostro essere “geme e soffre” nella finitezza umana. Noi cristiani, del resto, siamo ben consapevoli, che non possiamo pretendere di costruirci vie di autentica felicità facendo a meno della croce. La croce di Gesù, la nostra croce, è riassunta nell’Eucaristia, che è vita donata, pane spezzato per la vita nostra e del mondo. L’Eucaristia ci sostiene e ci ricorda il senso ultimo della sofferenza, l’immedesimazione nel Signore morto e risorto».

«Nel tempo della malattia – ha evidenziato il cardinale –, cerchiamo certo l’aiuto della medicina e della tecnica per risolvere il problema almeno sul piano fisico. Ma una cura altrettanto importante è quella della solidarietà e della vicinanza tra malato e assistente. La presenza accanto ai fratelli malati è un aiuto altrettanto efficiente come quello medico: dona fiducia e sollievo, spazza via le paure. Anche porgere un bicchiere d’acqua, non è solo un gesto che disseta, ma che ridona vita. Com’è importante questo servizio verso i fratelli malati, anziani e sofferenti. Quanto è importante che esso sia un dono gratuito tra persone che si riconoscono fratelli. A questa vasta realtà della solidarietà umana è dedicato il messaggio di papa Francesco per la Giornata mondiale del malato 2019, dal titolo eloquente: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Mt 10,8). “La gratuità umana – ricorda il Papa – è il lievito dell’azione dei volontari che tanta importanza hanno nel settore socio-sanitario e che vivono in modo eloquente la spiritualità del Buon Samaritano…”».

Il cardinale Bassetti, avviandosi alla conclusione, ha ricordato la grande santa del nostro tempo Madre Teresa di Calcutta, rivolgendosi in particolare ai numerosi volontari presenti. «Bene si addice a tutti questi “angeli” del volontariato – ha detto il presule – quella carta d’identità che Madre Teresa aveva stilato per ogni cristiano: “Siate sempre l’espressione della bontà di Dio…”». Al riguardo ha richiamato l’attenzione sul concetto di «ospedale “etico”, come oggi si chiede», che «è fatto non solo dalle strutture, ma dal cuore di chi ci lavora. E così ogni assistenza al malato. Grazie per la vostra presenza, carissimi volontari, e per il dono gratuito della vostra vita accanto ai malati e ai sofferenti. Maria, che sostenne il Figlio Gesù nell’ora della croce, sia il modello di ogni vicinanza al dolore e ci aiuti a far nostre le sofferenze del prossimo, perché la condivisione è inizio di salvezza».

Il cardinale, al termine della messa, si è intrattenuto con alcuni disabili abbracciandoli e dandogli la benedizione, tra cui Zelinda Elmi del Centro volontari della sofferenza (Cvs), e con i collaboratori dell’Ufficio diocesano per la pastorale della salute diretto dal dottor Stefano Cusco. Quest’Ufficio promuove da sette anni, a livello di Zone pastorali, il Meeting “E io vi ristorerò… nella sofferenza la Speranza” rivolto ad anziani, malati, disabili, operatori sanitari, volontari e famiglie.

Ad aprire la celebrazione eucaristica è stata la testimonianza del diacono Luciano Cerati della Quinta Zona pastorale dell’Archidiocesi (Marsciano – Valle del Nestore), dove si è svolto lo scorso anno la sesta edizione del Meeting, che quest’anno si terrà a Perugia città (Prima Zona pastorale), domenica 2 giugno, in pieno centro storico, culminando con il grande concerto serale, sulla gradinata della cattedrale di San Lorenzo, dei sette Cori zonali dell’Archidiocesi in rappresentanza delle diverse Corali parrocchiali. «Il Meeting è stato per le nostre comunità parrocchiali – ha sottolineato il diacono Cerati – come formazione per l’avvicinarsi al mondo della sofferenza, perché tante sue sfaccettature, spesso, non le conosciamo. E’ necessario entrare il quel mondo per conoscerlo come in tutte le cose della vita. Penso che sia importante la partecipazione di tante persone, come è successo nella nostra Zona pastorale, per la riuscita del Meeting, un’esperienza che non si cancella facendoci stare più vicino a quanti soffrono non solo nel corpo, perché la depressione è una malattia come lo è la povertà economica che si porta dietro la solitudine ed altro. I parroci, soprattutto, devono essere i promotori di questo evento di formazione e di evangelizzazione». Al termine della celebrazione il cardinale Bassetti ha consegnato al vicario episcopale della Prima Zona pastorale, mons. Saulo Scarabattoli, il simbolo del 7°Meeting, lo “Stendardo”, che sarà custodito in cattedrale per un anno.

PERUGIA. IL CARD. BASSETTI INCONTRA RELIGIOSI IN OCCASIONE DELLA GIORNATA DELLA VITA CONSACRATA

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“La nostra è la chiamata ad essere per il Signore e poi a vivere in maniera diretta, intensa la realtà della Chiesa, che è il corpo mistico di Cristo, e servire tutta l’umanità, perché, come dice la Lumen Gentium, il fine della Chiesa è la salvezza, la comunione e l’unità di tutto il genere umano”. Lo ha detto il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, incontrando ieri pomeriggio una rappresentanza di religiosi e religiose per la 22ª Giornata mondiale della vita consacrata.

Come ha sottolineato lo stesso cardinale, l’incontro è stato su “temi concreti, pratici e cruciali” che investono diversi istituti religiosi. In primis quello di fare più comunione tra loro per proseguire in sinergia l’opera di servizio alla Chiesa, alla comunità dei credenti e alla società civile (non pochi istituti religiosi sono impegnati nella gestione di scuole e di strutture socio-assistenziali e sanitarie) a prescindere dalla loro costante diminuzione sul territorio dovuta alla crisi delle vocazioni. Queste, le ha definite il cardinale, “sono il miracolo più grande che ci sia: Dio che si china sulle sue creature, piccoline come siamo noi, e le chiama. Ogni vocazione, particolarmente quelle al sacerdozio, alla vita consacrata e alla vita missionaria della Chiesa, quelle che chiamiamo di speciale consacrazione, è diversa dall’altra, perché la vocazione è ciò che di più di personale esista, come ogni persona è unica ed irripetibile”.

Il card. Bassetti ha sottolineato la necessità di una maggiore collaborazione, anche nell’“affrontare problematiche di scottante attualità come quelle delle scuole paritarie gestite da istituti religiosi”. “Nel 2017 sono state chiuse oltre 300 di queste scuole per carenza di fondi e di personale – ha proseguito –. Attualmente, in Italia ci sono 12.652 scuole cattoliche con quasi 900mila alunni. Sono scuole paritarie, non private, aperte a tutti dove spesso vengono accolti ragazzi con gravi disagi, ma anche di altre religioni purché condividano il nostro metodo educativo che si basa sulla vita buona del Vangelo. Queste scuole sono una risorsa per la Chiesa e per la società nell’offrire una formazione integrale sia dal punto di vista umano che dal punto di vista cristiano”.

PERUGIA. RIAPERTA LA STORICA CHIESA SANTA MARIA ASSUNTA

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Una festa per la comunità del quartiere di Monteluce e per l’intera città di Perugia, quella della riapertura al culto della chiesa parrocchiale Santa Maria Assunta, risalente al secolo XIII, splendido scrigno di storia e di arte, avvenuta domenica 16 dicembre, dopo essere stata chiusa nel marzo 2017 a seguito dell’ultimo evento sismico. Una festa che “raddoppia”, perché avvolta dal clima delle imminenti festività natalizie, come ha detto il “padrone di casa”, il prefetto Claudio Sgaraglia, nell’intervenire all’incontro di presentazione dei lavori di consolidamento strutturale tenutosi dopo la celebrazione eucaristica di riapertura presieduta dal cardinale Gualtiero Bassetti. La proprietà della chiesa di Monteluce è del Ministero dell’Interno, facente parte del Fec, il Fondo edifici di culto, del quale fanno parte, come ha precisato lo stesso prefetto, 850 chiese italiane di cui 23 nella sola provincia di Perugia. Soddisfazione per la sinergia e la collaborazione di tutte le istituzioni prodigatesi per la conservazione e salvaguardia di questo importantissimo luogo di culto e di storia del capoluogo umbro, è stata espressa dal prefetto Sgaraglia e dal cardinale Bassetti.

Alla riapertura della chiesa sono intervenuti anche il segretario generale del Ministero dei beni e delle attività culturali, Giovanni Panebianco, la direttrice della Soprintendenza archeologica, belle arti e paesaggio dell’Umbria, Marica Mercalli, e il sindaco di Perugia Andrea Romizi. Il parroco don Nicola Allevi, nel dare il benvenuto di buon mattino (erano da poco trascorse le 9) a tutti i presenti (diverse centinaia di fedeli), che hanno gremito la chiesa in una gelida domenica di tardo autunno, ha esordito dicendo: «Il 16 dicembre 2018 la comunità di Monteluce rientra in casa sua e questo è per noi una grande gioia grazie all’iniziativa del Ministero dell’Interno e a quanti si sono adoperati nella realizzazione dei lavori necessari alla messa in sicurezza della chiesa».

All’interno la chiesa si presenta con una grande rete di nylon con tiranti di metallo posta all’altezza delle volte in protezione da eventuali distacchi di intonaco; mentre all’esterno è stato realizzato un ponteggio a protezione della facciata e controfacciata, in particolar modo del rosone. Queste opere sono state necessarie per permettere l’esecuzione del completamento dei lavori di consolidamento strutturale di parte delle volte interne, del tetto e del rosone, senza compromettere l’uso della chiesa. E’ stato proprio il distacco di parti di intonaco dalle volte che ha determinato, nel marzo 2017, l‘ordinanza del Comune di Perugia di chiusura al pubblico della chiesa.

Questi lavori, come è emerso dai vari interventi nel corso della loro presentazione, hanno richiesto del tempo non solo di procedure, come ha spiegato la soprintendente Mercalli, «ma abbiamo avuto delle precedenze di interventi per evitare una perdita irreparabile del patrimonio delle chiese distrutte nella Valnerina, la zona più colpita dal terremoto del 2016, che ha causato danni ingenti».

Il segretario generale Panebianco, legato alla città di Perugia, nel prendere la parola ha detto: «abbiamo restituito alla comunità questa bellissima chiesa, parte di un patrimonio storico-artistico unico al mondo, ma estremamente fragile che noi tutti abbiamo il dovere di custodire come cita l’articolo 9 della Costituzione. Da oggi i fedeli e tutti coloro che a vario titolo di fruizioni individuale, spirituale e turistica possono accedere in sicurezza in questo luogo e il nostro impegno è quello di fare il possibile affinché i lavori definitivi si realizzino da qui a poco senza compromettere il suo uso».

Visibilmente commosso il sindaco Romizi, che ha ricordato: «Questo luogo è da sempre una parte importante della nostra città, un luogo nel quale tutti noi e i nostri antenati si sono ritrovati in tante occasioni di gioia e di dolore (la chiesa era adiacente alla sede dello storico Policlinico Santa Maria della Misericordia, n.d.r.), in una dimensione profondamente intima e comunitaria. Un luogo che non poteva non essere restituito al quartiere di Monteluce che sta rivivendo un momento di grande speranza con l’avvio di diversi cantieri e con la presenze di diverse attività pubbliche e private di interesse sociale».

Alle parole del primo cittadino hanno fatto da eco quelle del parroco don Nocola: «E’ un momento di grande speranza per la nostra Monteluce con la sua “piazza” che piano piano sta prendendo forma con i nuovi uffici comunali, la nuova sede dell’Usl, lo studentato, la clinica “Porta Sole”, la nostra chiesa che viene  riaperta… Tutti segni che danno speranza al domani, ad un futuro florido, che possa ridare anche lavoro a tante persone che abitano questo quartiere di Perugia».

Il cardinale Bassetti, nell’introdurre alla celebrazione eucaristica, ha evidenziato che «soltanto attraverso un’opera in sinergia si è tornati a vivere questa splendida chiesa cara al popolo perugino. Prima di tutto ringraziamo il Signore per averci permesso di ritornare in questo luogo sacro, perché è sempre Lui nella nostra vita il datore di tutti i beni tanto più che stiamo per celebrare la liturgia della Terza domenica di Avvento, che ci invita a prepararci come assemblea riunita nel nome di Dio a vivere il mistero dell’incarnazione del Natale che sta per compiersi».

«Non c’è motivo di essere tristi perché il Signore è vicino – ha esordito nell’omelia il cardinale –. Un Dio che si prende cura di noi, che ci dona la pace e custodisce i nostri cuori e i nostri pensieri e ci ascolta. Dio è la fonte della nostra forza, della nostra gioia». Commentando il Vangelo della domenica, il presule ha detto: «Stamani è la figura di Giovanni il Battista che ci prende per mano per condurci a sperimentare sul serio questa gioia. La gioia non nasce dai nostri successi, ma dall’ascolto della Parola di Dio. Giovanni ci chiede di diventare retti, onesti, leali, ci invita al comportamento generoso e umano nei confronti dei nostri fratelli in una società come la nostra dove è facile essere arroganti, trattare male soprattutto chi non si conosce e conta poco. Infine Giovanni ci chiede di servire i fratelli e di aprirci al prossimo con parole molto forti: “Chi ha due tuniche ne dia una e chi ha da mangiare pensi anche al povero. La risposta di Giovanni va attualizzata nella nostra vita aprendo ancor più il cuore alla carità, di fare più spazio ai deboli. Nell’annuncio del Battista dinanzi a Gesù: “io vi ho battezzato in acqua, lui vi battezzerà in Spirito Santo”, si nasconde il motivo della nostra gioia».

CITTA DELLA PIEVE. IL CARD. BASSETTI E DACIA MARAINI ALLA PRESENTAZIONE DEL LIBRO “LA STELLA DI MYRIAM”

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E’ stato presentato sabato 15 dicembre, nella Chiesa del Monastero delle Clarisse Santa Lucia di Città della Pieve, il libro di suor Maria Manuela Cavrini dal titolo: La stella di Myriam (Itaca Edizioni). Clarissa bolognese della comunità monastica della cittadina umbra, suor Cavrini, responsabile della rivista «Forma Sororum. Lo sguardo di Chiara d’Assisi oggi», è autrice di diverse pubblicazioni, tra le più recenti: In viaggio con Dio. 100 briciole di fede per il cuore (2012); Sequela. Quattordici volti biblici, con Sandro Carotta (2015); La terra buona della misericordia, con Germano Marani (2016).

Fulcro della presentazione della sua ultima fatica letteraria è stato il dialogo del cardinale Gualtiero Bassetti con Dacia Maraini attorno al grande tema posto dal libro e ben sintetizzato dalla frase che conclude la prefazione della scrittrice fiorentina (che si professa non credente): «il dialogo con Dio che ci salverà dai mali del mondo». Una prefazione che coglie il nocciolo di questa pubblicazione come opera che nasce dalla certezza della fede come necessaria al vivere. Scrive infatti la Maraini: «Dio ci pone interrogativi inquietanti: “Perché alcuni credono e altri no?” si domanda Myriam. Perché Dio permette il male? “Sono domande universali e necessarie per ogni vita veramente razionale, sono domande previe di ogni cultura e filosofia”. Risposte non ce ne sono se non quelle che salgono dal profondo della fiducia: la fede è un dono di Dio, che si svela all’uomo quando meno se lo aspetta, si fa sentire, lo interpella, lo invade e lo innamora».

Un libro che è rivolto a tutti coloro che hanno il cuore giovane, cioè a persone in ricerca, che puntano all’Oltre. Un romanzo il cui obiettivo è arrivare fuori dalle sacrestie per giungere lì dove si gioca la vita dell’uomo, perché tanti possano conoscere la bellezza e il fascino della fede, che quando è autentica genera sempre un nuovo modo di vivere l’avventura drammatica e stupenda della vita.

ERMANNO VENTURA E’ IL NUOVO PRESIDENTE REGIONALE DI MCL

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L’avvocato ternano Ermanno Ventura, 54 anni, già riconfermato nei giorni scorsi alla guida dell’Mcl di Terni è il nuovo Presidente dell’Unione regionale del Movimento Cristiano Lavoratori dell’Umbria. E’ stato eletto per acclamazione al Congresso regionale svoltosi a Città della Pieve lo scorso 7 dicembre. Entrerà di diritto nel Consiglio Generale del MCL. Con lui sono stati eletti i venti componenti dell’assemblea regionale in rappresentanza di tutti i circoli territoriali nonché i membri del Comitato esecutivo regionale. Alla Vice presidenza è stata chiamata Caterina Grifoni, presidente provinciale MCL di Perugia; segretario sarà invece Daniele Alcidi. In qualità di Amministratore è stata nominata Nadia Pazzaglia. Componente del consiglio Bruno Cini.
Ventura ha incentrato la sua relazione regionale su tre pilastri: lavoro, giovani e famiglia, inquadrando gli stessi nel contesto sociale ed economico di “un’ Umbria in evidenti difficoltà economiche e valoriali”. La relazione di Ventura è infatti partita da un approfondito quadro economico, nazionale e umbro, dal quale sono emerse le difficoltà delle famiglie nel poter assicurare un presente e un futuro dignitoso ai propri figli. “Si è perso il lavoro e si stanno perdendo le speranze” ha detto nella sua relazione il neo presidente dell’Mcl Umbria.“Pur vivendo e operando in una Regione che potremmo definire culla della civiltà cattolica per gli esempi e gli insegnamenti lasciatici da giganti della fede come San Francesco, San Benedetto, Santa Scolastica, San Valentino e Santa Rita, la comunità regionale sembra essersi avvitata in una crisi identitaria dettata da influenze esogene, ma anche da scelte amministrative interne figlie anzitutto di un miope allontanamento dai valori cristiani, frutto di questa terra generosa, messi all’angolo da minoranze agguerrite ed auto referenziali. Viviamo dunque nell’emergenza e nell’urgenza – ha proseguito Ventura – di portare con convinzione e decisione il nostro contributo al ripristino dei valori fondanti dell’identità cristiana e delle radici storiche e culturali della nostra regione. L’umiltà e la condivisione, il lavoro e la costruzione di un orizzonte aperto, la famiglia: sono questi i confini di un terreno oggi indurito, quasi inaridito, nel quale si fanno sempre più evidenti tracce di zizzania che dovremo invece, con la nostra semina, trasformare in grano buono per le generazioni di oggi e per quelle a venire. E non sarà più sufficiente seminare parole. La retorica è acqua avvelenata, buona, appunto, per la zizzania. Occorreranno, piuttosto, azioni concrete per produrre interventi operativi a sostegno della famiglia che merita di riguadagnare il ruolo centrale nella società; dei giovani, i quali dovranno poter riconquistare le chance per una piena partecipazione alla vita del Paese; e, infine, del nostro modo di intendere il lavoro, non fine ma mezzo di crescita personale e condivisione sociale”.
In conclusione Ventura ha posto di fronte all’assemblea degli iscritti Mcl dell’Umbria anche un orizzonte politico citando Papa Paolo VI (“la politica è la più alta forma di carità”) e Papa Francesco (“Tante volte abbiamo sentito dire: Un buon cattolico non si immischia in politica; questo non è vero, quella non è una buona strada. Un buon cattolico si immischia in politica, offrendo il meglio di sé, perché il governante possa governare”). “A proposito di azioni concrete e operative da mettere in campo – ha concluso Ventura – i mesi che caratterizzeranno questo nuovo mandato regionale saranno segnati da un’intensa stagione elettorale che non potrà più vedere esclusi o relegati in posizioni marginali i secolari e condivisi principi non negoziabili dei cattolici. L’operato dell’Unione regionale del nostro Movimento dovrà necessariamente essere di supporto a chi, in prima linea, con fede, coraggio, onestà e dedizione intenderà restituire solare rappresentanza alla Dottrina Sociale della Chiesa, unico contesto credibile e percorribile per continuare a dare un futuro degno di essere vissuto alle presenti e alle nuove generazioni”.

VILLA DI MAGIONE. MONS. BASSETTI INAUGURA IL NUOVO ORATORIO

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“Il nostro oratorio, un’opera realizzata con l’impegno di laici motivati, è denominato ‘Mosaico’, concepito per accogliere varie categorie di persone che compongono la nostra comunità in costante crescita demografica”. Così don Idilio Pasquoni, parroco di Villa, frazione di Magione, nell’arcidiocesi di Perugia-Città della Pieve, presenta l’oratorio che verrà inaugurato dal cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti sabato 8 dicembre, alle 12.30, in occasione della solennità dell’Immacolata Concezione. Si concretizza così il sogno che don Pasquoni ha manifestato fin dal 2002, anno del suo arrivo a Villa: quello di costruire un oratorio per fanciulli e ragazzi, ma anche un luogo di incontro per anziani, famiglie, lavoratori dove poter svolgere attività di catechesi e sociali.

Per festeggiare l’apertura sono stati organizzati tre giornate – dal 7 al 9 dicembre – pensate “per ringraziare il Signore e quanti si sono prodigati alla realizzazione di questo progetto”. La cerimonia inaugurale di sabato 8 sarà preceduta, alle 11, dalla celebrazione eucaristica presieduta dal card. Bassetti insieme ai parroci dell’Unità pastorale.

L’oratorio “Mosaico” si sviluppa su due plessi con una superficie complessiva di 450 mq, uno composto da otto aule, l’altro da un salone con cento posti a sedere, collegati tra loro da un colonnato. Il costo del complesso oratoriale è stato di 700mila euro finanziato per il 75% dall’8xmille della Chiesa cattolica e il restante 25% dalla parrocchia, che è affiancata nella gestione delle attività e dei progetti educativi dall’associazione e circolo Anspi.

PERUGIA. PRESENTAZIONE DEI RISULTATI DEL CONVEGNO “DIGNITA’ E LAVORO”

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“Rendiamo partecipi le comunità civili e religiose dell’Umbria ed anche la Chiesa italiana di quanto è emerso al convegno della nostra Caritas diocesana sull’importante tema “Dignità e lavoro”, possibile strumento anche di riflessione e confronto per le realtà locali”. Questo è quanto ha proposto lo scorso 16 novembre l’arcivescovo di Perugia, il card. Gualtiero Bassetti, concludendo i lavori del convegno “Dignità e lavoro”, promosso dalla Caritas diocesana di Perugia-Città della Pieve.

“Facciamo conoscere alla nostra gente, anche attraverso i mass media – ha proseguito il cardinale –, le buone pratiche emerse per sostenere giovani e adulti a fare impresa, quindi a creare loro stessi occupazione, soprattutto la volontà di imprenditori, sindacati e istituzioni civili e religiose di dare vita insieme ad un osservatorio che possa contribuire a creare concrete opportunità lavorative dignitose”.

Un’idea subito raccolta dagli organizzatori dell’appuntamento, che presenteranno giovedì prossimo in una conferenza stampa i risultati dell’incontro, nato sulla scia del progetto “SoSteniamo il lavoro” promosso dalla Caritas perugina insieme agli Uffici diocesani per i problemi sociali e il lavoro e per la pastorale giovanile e finanziato dall’8xmille della Chiesa cattolica.“SoSteniamo il lavoro” ha coinvolto ad oggi 25 realtà produttive del territorio ed ha offerto una prima opportunità occupazionale dignitosa a 27 giovani e adulti (tirocini avviati).

Giovedì 22 novembre, a mezzogiorno, nella sala S. Francesco dell’arcivescovado di Perugia oltre ai risultati del convegno, verranno comunicare le fasi successive di questo progetto che inizieranno nei primi mesi del 2019. Il progetto offre opportunità di lavoro, formazione professionale e possibilità di fare impresa ad altri 40 giovani e adulti, investendo complessivamente (per i tre anni della sua durata 2018-2020) la somma di 570.000 euro attraverso i fondi dell’8xmille e della Caritas diocesana di Perugia.

PERUGIA. PROSEGUE IL PERCORSO A TAPPE “SUI PASSI DI…”

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Saranno i locali della chiesa parrocchiale di san Barnaba a Perugia ad ospitare domenica 18 novembre (ore 17) la seconda tappa di “Sui passi di…”, percorso ideato dalla Pastorale delle vocazioni dell’arcidiocesi di Perugia-Città della Pieve.

“È la seconda tappa di un percorso iniziato il 21 ottobre scorso e proseguirà fino alla prossima primavera – spiegano i promotori del percorso -, dedicato all’ascolto e alla preghiera per le vocazioni”. “Sui passi di…” ha preso il via nella suggestiva cornice del monastero di santa Chiara.

“In più di 50 giovani tra vecchie e nuove conoscenze hanno raccolto l’invito ad animare-seguire l’attività del nostro Ufficio diocesano – proseguono i promotori -, richiamati dal desiderio di mettersi in cammino. Una giornata di riflessione guidata dalla presenza delle sorelle Clarisse, che hanno aperto i loro cuori e le loro storie di vocazione ai giovani presenti. Ad introdurre la giornata una mappa geografica dell’Umbria senza città, ma con tanti luoghi più o meno concreti che identificano luoghi esistenziali nei quali suor Irene, dell’equipe diocesana, ha invitato i presenti a collocarsi, perché all’inizio di un viaggio è sempre bene aver chiaro da dove si parte per poter giungere alla vera meta”.

A guidare la riflessione, attraverso la catechesi, è stato il direttore dell’Ufficio per la pastorale delle vocazioni don Alessandro Scarda, che “ha invitato i giovani a mettersi in viaggio, a superare la paura di scoprire realmente chi sono ed avere il coraggio di guardare avanti e non restare ostaggi del passato, nella necessità di riscoprirsi figli bisognosi del Padre; uscire dal proprio Egitto verso la Terra Promessa recuperando la fiducia nell’orizzonte che si apre”.

Già fissate le prossime tappe del percorso: il 9 dicembre, il 13 gennaio, il 10 febbraio e il 14 aprile (ore 18-22), sempre presso la parrocchia di San Barnaba di Perugia.

PERUGIA. SOLENNITA’ DEL SANTO PATRONO ERCOLANO

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«La città è un patrimonio inestimabile, la cui protezione e custodia è dovere di tutti. L’esempio ci viene dal nostro Santo patrono, il vescovo Ercolano, che fu uno dei maggiori artefici della difesa di Perugia assediata dai Goti di Totila». Così il cardinale Gualtiero Bassetti nell’omelia della celebrazione eucaristica di domenica 11 novembre dedicata al vescovo e martire, “defensor civitatis”, vissuto nel VI secolo, patrono della città e dell’Università degli Studi di Perugia, nella splendida chiesa a pianta ottagonale di Sant’Ercolano gremita di fedeli. «Il martirio di Ercolano – ha proseguito il cardinale – ci ricorda che la martiria, cioè la testimonianza di Cristo mediante il proprio sangue, oggi, forse ancora più di ieri, è fonte perenne di vitalità della Chiesa».

«Ercolano morì martire – ha ricordato il presule –, ucciso in odio alla fede, ma anche perché aveva protetto e difeso la città. I nostri padri ebbero una felice intuizione, nel proclamarlo patrono dello “Studium Generale Civitatis Perusii” sin dai suor albori, perché salvando la città, egli salvò anche la sua millenaria cultura. E l’Università, quando è all’altezza della sua vocazione, è l’Istituzione che, più delle altre, raccoglie ed esprime l’identità di un intero popolo. Essa elabora sempre nuova cultura, crea collegamenti con le culture di altri popoli e sviluppa quel fecondo dialogo che rende possibile tutti quei legami di amicizia che promuovono la pace».

«Ercolano, oltre ad essere difensore e testimone della città – ha evidenziato il cardinale –, ha anche incarnato la figura biblica del Buon Pastore. Per questo, a metà del VI secolo, il santo vescovo ha favorito con tutte le sue forze una Chiesa evangelica. Anche questa nostra Chiesa perugino-pievese del terzo millennio è sfidata a rinnovare la propria immagine, per essere fedele al comando del Signore. Ma oggi la ministerialità non esaurisce se stessa, come avveniva ai tempi di sant’Ercolano, nel servizio dei presbiteri, ma sollecitata dal Concilio Vaticano II e soprattutto dopo l’Evangelii Gaudium di Papa Francesco, necessita di un positivo protagonismo dei laici, consapevoli anch’essi dell’ansia del Buon Pastore. Perciò occorre che tutti, pastori consacrati, uomini e donne, abbiano una forte empatia verso il mondo. Abbiano un cuore aperto a tutti e siano sale, luce, lievito per la crescita umana e spirituale di ogni creatura. Occorrono laici dalla fede forte, che sappiano custodire le molteplici frontiere della città, della cultura, ed accogliere i poveri e coloro che chiedono ospitalità».

«La città va difesa, come ai tempi di Ercolano, anche se oggi le insidie sono ben altre! La città va soprattutto amata e curata, perché ci è madre. Ma soprattutto a noi cristiani tocca tenere vivo un altro testimone per il mondo: quello di una Chiesa forse più povera di strutture, ma più ricca dello Spirito e delle Beatitudini; quello di una Chiesa forse più ai margini, ma piena di fraternità, più gioiosa ed accogliente. Non abbiamo paura di essere buoni, abbiamo paura di non essere vivi abbastanza per potere portare la nostra testimonianza. Abbiamo bisogno di una Chiesa che sia davvero più segno del Risorto e più credibile nel gridare la speranza del mondo che è il Vangelo».

Avviandosi alla conclusione, il cardinale Bassetti ha detto: «Pensando al nostro celeste patrono Ercolano mi sono chiesto cosa ci direbbe se tornasse oggi nella sua città? Forse ci direbbe qualche inquietudine ma ci farebbe bene, perché ci aiuterebbe a crescere e ci libererebbe dal nostro modo di pensare “si è sempre fatto così”, perché dobbiamo accogliere il nuovo che avanza».

Al termine della celebrazione è stato donato dall’Amministrazione comunale il cero votivo acceso davanti alle reliquie di sant’Ercolano. Il cardinale ha salutato i rappresentanti delle Istituzioni civili, accademiche e degli ordini cavallereschi di Malta e del Santo Sepolcro presenti ed ha avuto parole di ringraziamento e gratitudine per il rettore della chiesa di Sant’Ercolano don Francesco Benussi e per quanti si sono prodigati alla buona riuscita delle celebrazioni in onore del Santo patrono animate anche dal coro de “I Madrigalisti di Perugia” diretti dal maestro Mauro Chiocci. Celebrazioni che hanno visto, come ha evidenziato lo stesso presule, la presenza in Sant’Ercolano della rappresentanza dei cinque storici rioni della città con i loro stendardi, segno di unità nel far memoria delle proprie origini civili e religiose. Un sentito ringraziamento per l’amore e l’impegno per la cura materiale della chiesa intitolata al Santo patrono, è stato espresso dal cardinale Bassetti al presidente Alfredo Arioti Branciforti del Sodalizio di San Martino, benemerita istituzione laica di carità sorta nel XVI secolo proprietaria della chiesa di Sant’Ercolano.

 

PERUGIA. IL CARD. BASSETTI INCONTRA LE FAMIGLIE DEL LUNA PARK

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“Vi porto il saluto di tutti i vescovi italiani come presidente della Cei perché voi, grazie a Dio, viaggiate per l’Italia”. Così il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, ha salutato le ottanta famiglie del luna park allestito per un mese nell’area di Pian di Massiano del capoluogo umbro, incontrate ieri per l’annuale appuntamento con gli operatori (circa 350) di questo mondo viaggiante che da quasi 70 anni, in autunno, giunge a Perugia.

All’inizio della messa celebrata dall’arcivescovo sulla pista di un autoscontro, don Francesco Medori, incaricato diocesano della Pastorale per i fieranti e i circensi, ha presentato le quattro ragazze e le quattro bambine che si sono preparate a ricevere i sacramenti della Cresima e della Prima comunione dalle mani del cardinale.

Nell’omelia, Bassetti ha rivelato che “sono innamorato della vostra vita nomade, viaggiante, una testimonianza umana e cristiana che nella società di oggi diventa un segno di libertà. Siete un esempio di libertà che va oltre tanti schemi in cui la società si è chiusa fin troppo nel proprio egoismo”.
Il cardinale, ricordando che quest’anno sono 24 anni che incontra da vescovo le famiglie del luna park (prima a Massa Marittima, poi ad Arezzo ed oggi a Perugia), ha detto loro che “le ‘nozze d’argento’ del mio episcopato desidero festeggiarle anche con tutti voi, stando insieme a pranzo il prossimo anno”.

Il desiderio di Bassetti è stato subito accolto da Enzo La Scala, coordinatore e portavoce del luna park: “Abbiamo il piacere e l’onore di averla come nostra guida spirituale ed è quello che a noi serve per andare avanti giorno dopo giorno nell’affrontare i sacrifici, soprattutto quando il tempo è poco clemente. Oggi abbiamo avuto un’impronta felice, perché la vita non è solo pioggia o sole, è la speranza, e lei ci ha dato un segnale di speranza”.