PERUGIA. SETTIMANA DI PREGHIERA PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI 2018

0pg

Il Consiglio Ecumenico delle Chiese Cristiane di Perugia in collaborazione con il Centro Ecumenico San Martino di Perugia e l’Ufficio diocesano per l’ecumenismo e il dialogo celebra la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani (Perugia 18-25 gennaio 2018) il cui tema è “Potente è la tua mano, Signore” (Esodo 15,6).
Di seguito il programma degli eventi:
– celebrazione ecumenica Venerdì 19 gennaio, ore 19:00 presso la Chiesa Avventista (Via Cilea 11 – San Sisto – PG) “Non più uno schiavo ma un caro fratello”
– celebrazione ecumenica Sabato 20 gennaio, ore 18:00 presso la Chiesa Ortodossa greca di San Gerasimo (Via Benincasa, Perugia) “Il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo”
– celebrazione ecumenica Domenica 21 gennaio, ore 16:00 presso il Centro Ecumenico San Martino (via del Verzaro, 23- Perugia) “Speranza e guarigione”. L’incontro vedrà la partecipazione dei seguenti responsabili delle diverse Chiese:
Sua Eccellenza Mons. Paolo Giulietti, Vescovo Ausiliare di Perugia-Città della Pieve
Reverendo Ionut Radu, Chiesa ortodossa romena di Perugia
Pastore Pawel Gajevski, Chiesa valdo-metodista di Perugia e Terni
Pastore emerito Lillo Furnari, Chiesa Avventista di Perugia
– celebrazione ecumenica Mercoledì 25 gennaio, ore 18:00 presso la Chiesa Valdese (Via N. Machiavelli, 10 Perugia) “Il Signore raduna dai quattro angoli della terra i dispersi”

PERUGIA. INCONTRO CON IL IL CARD. RAVASI

0ra

«Sono lieto che questa sera a riscaldare il nostro cuore, in questa cattedrale piena di fedeli come in tutte le occasioni, anche liturgiche, più importanti, sia ancora una volta il carissimo cardinale Gianfranco Ravasi». Con queste parole il cardinale arcivescovo di Perugia-Città della Pieve Gualtiero Bassetti ha dato il benvenuto, la sera del 12 gennaio, al presidente del Pontificio consiglio per la Cultura, invitato dal Settore apostolato biblico e dall’Ufficio catechistico dell’archidiocesi perugino-pievese a offrire una lettura, alla luce dei nostri giorni, del libro biblico di Daniele in preparazione al Sinodo dei vescovi per i giovani. Il cardinale Bassetti ha proseguito il suo intervento di saluto dicendo: «Lo accogliamo con tanta gioia e lo ringraziamo per essere nuovamente tra noi a distanza di nemmeno un anno. Il nostro precedente incontro è avvenuto lo scorso febbraio, quando, in una gremita sala dei Notari del palazzo dei Priori, il cardinale Ravasi è intervenuto sul ‘Discorso della montagna’ di Gesù. Conosciamo il suo affetto e la sua stima per la nostra città e la nostra chiesa e gliene siamo veramente grati». Bassetti, richiamandosi al titolo di un recente libro di Ravasi, ‘Quanto manca ancora all’alba? La Bibbia e il pensiero apocalittico’ (EDB 2017), ha introdotto l’intervento dell’illustre ospite che ha avuto modo di presentare questa sua opera molto legata al tema della serata.

Un tema, come ha precisato padre Giulio Michelini, Ofm, responsabile dell’Apostolato biblico dell’archidiocesi, scelto «grazie al suggerimento del cardinale Gualtiero Bassetti e del vescovo ausiliare mons. Paolo Giulietti per prepararci insieme come Chiesa al prossimo Sinodo dei vescovi voluto da papa Francesco su ‘I giovani, la fede e il discernimento vocazionale’, che si terrà in Vaticano dal 3 al 28 ottobre 2018». Ci prepariamo a questo importante evento ecclesiale, ha evidenziato il noto teologo e biblista francescano, «leggendo tre libri dell’Antico Testamento dedicati a tre giovani: Ester, Daniele e Tobia. Il cardinale Ravasi ci aiuterà ad approfondire il libro di Daniele, il più difficile e delicato dei tre. Daniele era un giovane coraggioso in un tempo molto turbolento della storia del popolo d’Israele, dove si cercava di far perdere agli ebrei la loro identità civile e religiosa e questo scontro è tale che viene definito in qualche modo apocalittico. Il pensiero apocalittico come ricorda il cardinale Ravasi nel suo libro ‘Quanto manca ancora all’alba?’ – ha sottolineato padre Michelini – ha ancora molta fortuna anche quando viene interpretato in modo poco corretto. ‘L’apocalittica, scrive Ravasi, ha ancora una sua forza, ha ancora germi che continuano a prosperare soprattutto a livello popolare’».

Il presidente del pontificio Consiglio per la Cultura, a margine dell’incontro, intrattenendosi con alcuni giornalisti, ha evidenziato che «la lettura del libro di Daniele ha soprattutto uno scopo, quello di cercare di introdurre nell’interno di un orizzonte difficile, corrotto, stanco e malato uno sguardo verso l’alto e verso la speranza. E’ per questo motivo che la Bibbia invita questi giovani, che sono i protagonisti del libro, a non lasciarsi attrarre dalla rete dello scoraggiamento, della mancanza di senso, del significato, ma di continuare e ritrovare una speranza, un futuro».

Il cardinale Ravasi ha approfondito il tema del libro di Daniele, non semplice, spesso difficile, come lui stesso lo considera, attraverso «tre strade» che sono anche un monito, soprattutto alle giovani generazioni, a non lasciarsi strumentalizzare dal potere, che sfrutta le loro doti fisiche e le loro capacità umane. Soprattutto a non essere apocalittici in senso negativo, «una tentazione – ha sottolineato Ravasi – che esiste da sempre nella storia. E’ il rifiuto della stessa storia, di ciò che abbiamo, se si vuole un po’ l’antipolitica di oggi, attraverso la critica radicale, sistematica e totale a tutto, il rigetto, la nausea, l’indifferenza, il rifiuto di qualsiasi impegno nel presente sottoposto a opposizione sempre, che alla fine dà origine al fondamentalismo». Inoltre i giovani non devono rinunciare alla loro «dote della spiritualità, della fede, dei valori e questo è l’elemento decisivo all’interno della storia».

Infine, dai giovani del libro di Daniele giunge la lezione ad impegnarsi per la giustizia, nel confrontarsi all’interno di situazioni morali (esempio la storia della giovane Susanna), «dove abbiamo palesemente la corruzione del potere – ha commentato il cardinale –, attraverso due magistrati che facevano quello che oggi è “stalking”, nel poterla avere con il ricatto. Questo è uno dei problemi che sentiamo nella nostra epoca: la violenza contro le donne e la prevaricazione anche nel linguaggio che è nelle forme che ben sappiamo. Daniele è il giovane che riesce a smentire questo con la sua purezza, la sua sincerità, il suo coraggio, mentre la folla sta sempre con il potere seguendo l’onda dominante; lui è l’unico che si alza e argomentando riesce, non con la mera contestazione del potere corrotto, a far trionfare la giustizia, a impegnarsi seriamente per la giustizia».

«Il libro letto in questa luce, anziché parlare dei giovani – ha evidenziato Ravasi –, potrebbe essere un libro che parla ai giovani. Il rischio del prossimo Sinodo è proprio quello di considerare i giovani come un oggetto da mettere sotto il microscopio. Questo libro è un po’ un appello, anche se di sua natura non è nato per questo, per la giovane generazione di ebrei che sta sorgendo, che viene stimolata a conservare la purezza della sua fede, la forza della sua morale, il suo impegno civile. Un libro, non va dimenticato, che ha la caratteristica di appartenere al genere apocalittico, anche se non lo è del tutto, che si interessa molto della fine del mondo, mentre l’escatologia, una apocalittica sana, si interessa del fine della storia e del mondo, di una meta da raggiungere in questa luce. Il messaggio che va raccolto dal libro di Daniele è quello di non essere apocalittici con l’indifferenza, rigettando il presente quando “il Regno di Dio è in mezzo a voi”, diceva Gesù. L’indifferenza è nel non riconoscere il Regno di Dio».

Dopo l’incontro con il card. Ravasi, gli incontri sul libro di Daniele proseguiranno con altri esperti come mons. Nazzareno Marconi, vescovo di Macerata e già docente di Antico Testamento presso l’Istituto Teologico di Assisi, e i professori David Micheletti e Alessio Fifi. Info, date, video e audio sono consultabili-scaricabili dal sito www.lapartebuona.it

PERUGIA. INIZIATIVE IN OCCASIONE DELLA GIORNATE DEL MIGRANTE E DEL RIFUGIATO

0gmmr

Nella diocesi di Perugia-Città della Pieve, domenica 14 gennaio, si celebrerà la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato con una messa in più lingue alla quale parteciperanno le comunità straniere. A presiederla, alle 11, nel complesso interparrocchiale “Santa Maria della Speranza” di Olmo-Chiugiana-Fontana, sarà l’arcivescovo, il card. Gualtiero Bassetti, assieme al vescovo ausiliare, mons. Paolo Giulietti, al direttore della Migrantes diocesana, mons. Orlando Sbicca, al parroco e vicario episcopale della II zona pastorale, mons. Fabio Quaresima. Parteciperanno anche i cappellani delle diverse comunità di migranti, presenti nell’arcidiocesi, che animeranno la celebrazione. La Giornata proseguirà con un incontro dedicato alle testimonianze e, a seguire, con il pranzo insieme, per poi concludersi con un pomeriggio di festa.

Sono invitati alla Giornata “non solo i migranti – sottolinea mons. Giulietti – ma ogni fedele e uomo di buona volontà che senta il bisogno di crescere nella capacità di ‘accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e i rifugiati’, come richiama il Santo Padre nel suo messaggio inviatoci in occasione di questa Giornata mondiale”.

Il vescovo ausiliare ricorda che “il fenomeno della migrazione nella nostra comunità diocesana è al centro dell’attenzione pastorale”. “Basti pensare che il mondo dell’immigrazione è stato uno dei quattro ambiti di interesse sociale, insieme a quelli del lavoro, della salute e dell’università, affrontato dalla visita pastorale, tra il 2013 e il 2017, del card. Bassetti. È stata una proficua occasione per far meglio comprendere e riflettere sacerdoti, laici impegnati a livello diocesano e parrocchiale e tutto il popolo di Dio che l’impoverimento della società e i fenomeni migratori costituiscono altrettante sfide per la carità e l’evangelizzazione della Chiesa, chiamata a non far mancare il suo contributo alla costruzione della ‘città dell’uomo’ sempre più multietnica, multiculturale e multireligiosa”.

L’arcidiocesi sottolinea inoltre che, dall’intensificarsi del flusso migratorio, dal 2011 a tutt’oggi, la comunità diocesana perugino-pievese ha ospitato oltre 300 persone, in gran parte giovani provenienti dai continenti africano e asiatico, in strutture ecclesiali socio-caritative.

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
PER LA GIORNATA MONDIALE DEL MIGRANTE E DEL RIFUGIATO 2018

PERUGIA. L’ARRIVO IN CATTEDRALE DEI RE MAGI

0rema
“La famiglia è il cardine della società e della Chiesa. E come Chiesa siamo da sempre impegnati a sostenere e a difendere la famiglia, che ha la sua origine nel progetto di Dio, fin dall’inizio della storia della salvezza”. Lo ha detto il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, in occasione della sacra rappresentazione dell’arrivo dei Re Magi nella cattedrale di san Lorenzo, a Perugia, nel pomeriggio dell’Epifania. Quest’anno ad animarla sono stati i giovani dell’oratorio parrocchiale di Ospedalicchio.

“Vedo tutti gli anni nella nostra cattedrale, la sera dell’Epifania, una sacra rappresentazione dell’arrivo dei Magi, giunti da lontano per adorare Gesù, davvero originale, nuova e molto bella, mai ripetitiva”, ha affermato il cardinale. “Non è stata una commedia – ha proseguito – ma una recitazione bellissima descrivendo i fatti della vita con semplicità. Sembrava quasi di aver reso il nostro tempo contemporaneo al tempo di Gesù anche con espressioni caratteristiche dell’intercalare perugino. La spontaneità di Maria e Giuseppe nel descrivere la loro famiglia come le altre è stata importantissima, quasi un monito: se viene meno la Sacra Famiglia, modello per tutte le famiglie, crolla tutto”.

Poi, il ringraziamento ai protagonisti della rappresentazione e ai diversi attori e figuranti. “È stato bellissimo rendere il Vangelo con espressioni attuali, ma questo non ha tolto nulla alla sacralità di un presepe. Il vostro è stato un vero presepe raccontato nella vita di oggi”. Infine, dal card. Bassetti l’invito a “tenere vivo il Natale e continuare a tenere viva, anche tra i giovani, la fede”.

 

PERUGIA. GLI INTERVENTI DI FINE/INIZIO ANNO DEL CARD. BASSETTI

bassetti1

“Solennità della Santa Famiglia di Nazareth”
“L’agonia della famiglia è l’agonia del cristianesimo. Solo se viene salvata la famiglia la società e la Chiesa potranno sopravvivere. La famiglia deve tornare ad essere il luogo in cui ogni persona impara a dare e ricevere amore”. Ne è convinto il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei. Durante l’omelia della celebrazione eucaristica di domenica 31 dicembre, solennità della Santa Famiglia di Nazareth, nella chiesa parrocchiale di San Sisto in Perugia, Bassetti ha osservato: “Purtroppo nella nostra società si vanno diffondendo tante concezioni equivoche sull’uomo, sulla libertà, sul matrimonio, sull’amore umano, sulla sessualità. Sono purtroppo idee e progetti lontani dalla volontà di Dio”.

Il presidente della Cei ha richiamato i dati Istat secondo i quali “il matrimonio non piace: aumentano i non sposati e divorziati; in Europa si registra un milione di divorzi all’anno e il nostro è diventato il Paese delle culle vuote. Come pastore e responsabile Cei – ha proseguito – mi domando: è davvero così difficile seguire i principi della famiglia, come la Parola di Dio e la Chiesa ci propongono?”.

Tornando alla liturgia domenicale, il cardinale ha contemplato “la Santa famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe, perché essa – ha evidenziato – è il modello di ogni famiglia cristiana” dove “nel nascondimento del lavoro quotidiano, nella preghiera, nella fede, nella comprensione reciproca, nelle gioie, nelle preoccupazioni di ogni giorno si costruisce efficacemente la Chiesa”.

“Te Deum”
“Se si fermano le famiglie, si ferma il motore sociale del Paese. Anzi, si ferma il cuore pulsante del Paese”. Lo ha detto il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, durante la celebrazione eucaristica con il canto del “Te Deum” in cattedrale, il 31 dicembre. Richiamando i dati sulla povertà in Italia, il porporato ha sottolineato che colpisce in particolare le famiglie. “Secondo le ultime rilevazioni, le persone che vengono considerate in povertà assoluta sono circa 4,7 milioni: con un forte aumento rispetto al 2007. Ma questa povertà assoluta ha maggiore incidenza soprattutto tra le famiglie con figli. Sono addirittura più di un milione e mezzo le famiglie che vivono in condizioni di povertà assoluta, con un aumento di ben il 97% rispetto a dieci anni fa – ha sottolineato -. Questo dato deve far riflettere tutti: istituzioni civili, religiose e soprattutto politiche”. Da qui l’appello del cardinale: “È urgente e doveroso aiutare, curare e sostenere, in ogni modo possibile, le famiglie italiane. Lo dico nell’interesse di tutti. Perché nelle famiglie risiede la struttura portante della nostra società e si pongono le basi del futuro dell’Italia”.

Nelle parole del cardinale, anche l’attenzione per “le popolazioni colpite dal terremoto sia nell’Italia centrale che a Ischia” e per “ciò che avviene in tanti Paesi delle sponde del Mediterraneo e in tante zone del mondo, dove oppressione e miseria soffocano ancora tanti fratelli”. “In particolare, non possiamo dimenticare un dramma dei nostri tempi, che purtroppo ha poca risonanza pubblica: la persecuzione contro i cristiani. Oggi, sono più di 200 milioni gli uomini e le donne che in tutto il mondo soffrono a causa della propria fede in Cristo”.

Saluto per il nuovo anno ai fedeli della Diocesi
“Alla città di Perugia, per questo nuovo anno, vorrei lasciare in dono tre verbi su cui fare discernimento: sciupare, amare, fare”. Lo ha scritto il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, nel saluto per il nuovo anno ai fedeli della Diocesi. Il primo riferimento è al verbo “sciupare”, utilizzato da Papa Francesco al “Te Deum”. Il cardinale ha invitato alla riflessione sul “tempo prezioso sciupato in famiglia o sui luoghi di lavoro, nelle comunità ecclesiali o nelle istituzioni civili”, sulle “risorse che abbiamo sciupato dimenticandoci di tutti coloro che stanno nella sofferenza e nella miseria” e, infine, sui “luoghi che abbiamo rovinato con la nostra noncuranza e il nostro egoismo”.

Il secondo verbo è amare. “Non indica una relazione sentimentale, ma una relazione di donazione totale di Dio con i suoi figli – ha aggiunto -. Amare significa, dunque, accogliere Gesù nella propria vita ed entrare profondamente nella dimensione della Croce: ovvero dare la propria vita per gli altri. Amare vuol dire anche servire e prendersi cura di chi ti sta vicino”.

Infine, il terzo verbo: fare. “Il cristianesimo è prima di tutto un fatto concreto, avvenuto nella storia e che continua a ripetersi quotidianamente, che non può essere rinchiuso all’interno di norme morali o aspirazioni ideali. Alle parole devono seguire i fatti, perché così ha amato Gesù. L’auspicio per questo 2018, dunque, è che sempre più i fatti concreti seguano parole”.

Tre quelli indicati, in particolare, dal cardinale: prendersi cura dei poveri “senza alcuna distinzione culturale”; prendersi cura delle famiglie con figli; prendersi cura della “nostra amata città di Perugia con onestà e spirito di servizio”.

L’AUGURIO DEL CARD. BASSETTI PER UN “NATALE BUONO”

L’augurio di un Natale “buono”, cioè un Natale “fecondo di bene”, un Natale “che è personalizzato: buono per te, per la tua vita, per la tua famiglia, per il tuo paese, la tua città, per tutto il mondo”. “Un Natale ‘buono’ che sia quindi un Natale di pace”. Inizia così il videomessaggio di auguri per il Sir del card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia – Città della Pieve e presidente della Cei. La pace, spiega il porporato, “non è l’assenza delle contese, delle guerre. La pace è il dono di Dio, la pace è un cuore pacificato. La pace è il più grande miracolo che Iddio possa compiere nel cuore dell’uomo e per tutta l’umanità perché la pace l’ha portata Gesù quando è venuto sulla terra” e “il Risorto appena ha incontrato i suoi apostoli: Pace a voi”.

PERUGIA. VEGLIA D’AVVENTO DEI GIOVANI

0pg

Un invito “a vincere le delusioni, come hanno saputo fare i Magi”, perché “questo è anche il nostro cammino di fede: non dobbiamo permettere che la delusione ci abbatta. Non dobbiamo rimanere delusi se qualcuno ci dice: non vengo con te! Alla Grotta di Betlemme non sono arrivati i sacerdoti e gli scribi, quelli che erano di casa, è arrivata gente forestiera, venuta da lontano. Sono arrivati gli ‘abusivi’, come i tanti profughi che oggi arrivano anche in Italia. Gente, che secondo la mentalità corrente, non c’entrava nulla”. Lo ha ricordato il cardinale arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, Gualtiero Bassetti, ieri sera nella veglia di preghiera di Avvento organizzata dalla Pastorale giovanile nella cattedrale San Lorenzo. “Il Regno di Dio – ha osservato il cardinale – non è fatto di gente che sta ad aspettare. Il Regno di Dio, lo dico con forza, è fatto di gente che sa mettersi in cammino! Gente che non si aspetta nulla, che si ferma ai bordi della strada perché costretta, ma chi sta volontariamente fermo su questi bordi non troverà mai la via per incontrare Gesù. Ragazzi, sappiate che il rischio più grosso della vostra vita rimane alla fine quello di fermarsi, di non partire. Coraggio, fate come i Magi, partite!”.

Guardando i ragazzi di fronte a lui, il porporato ha detto: “Vedo una Chiesa giovane, viva, che non è il futuro che aspettiamo, ma il futuro già presente della nostra diocesi. Il futuro è qui, siete voi e con voi ci prepareremo a sfidare tutte quelle prove che il Signore ci manda e lo faremo insieme, come questa sera, ascoltando la Parola di Dio, cantando e pregando”.

Al termine della veglia sono stati annunciati alcuni degli eventi più significativi in preparazione al Sinodo dedicato ai giovani nel 2018, come la “Settimana della Scuola” dal 5 al 9 marzo, la veglia “In ascolto verso il Sinodo” del 21 aprile, il Campo estivo vocazionale “Tu seguimi dal 1° al 6 luglio, il pellegrinaggio dei giovani italiani a Roma dal 4 al 12 agosto, e la Missione in Malawi dal 16 settembre al 6 ottobre.

PERUGIA. IL PRANZO DI NATALE OFFERTO DAL CARD. BASSETTI

0PRANZO-NATALE-CON-IL-CARD.-BASSETTI

Uno degli eventi di Natale, che coinvolge sempre più l’intera comunità diocesana perugino-pievese, è l’iniziativa del Pranzo di Natale comunitario. Oltre a quello offerto il giorno di Natale dal cardinale Gualtiero Bassetti, presso “Villa Sacro Cuore”, a quanti vengono ospitati durante l’anno nelle opere segno-strutture di accoglienza della Caritas diocesana, ai frequentatori del Centro di Ascolto presso il “Villaggio della Carità” e ai migranti accolti in strutture messe a disposizione dalla Chiesa locale, ci sono i pranzi preparati e serviti in alcune comunità parrocchiali di periferia e opere segno. In queste realtà vengono ospitati a Natale e/o nei giorni delle festività natalizie persone non tanto in difficoltà materiali, ma povere per solitudine.

Anno dopo anno aumenta il numero di coloro, anche privati, che fanno propria l’iniziativa diocesana del Pranzo di Natale comunitario voluta per la prima volta quindici anni fa dall’allora arcivescovo Giuseppe Chiaretti e proseguita dal successore, il cardinale Gualtiero Bassetti

PERUGIA. GIORNATA DI SOLIDARIETA’ PER L’EMPORIO “TABGHA”

0cari

In preparazione al Natale la Caritas diocesana di Perugia-Città della Pieve, nella III Domenica d’Avvento (17 dicembre), promuove la Giornata di solidarietà per l’Emporio “Tabgha” con iniziative di sensibilizzazione e raccolte di offerte nelle parrocchie della Prima Zona pastorale (Perugia città). Si tratta di un’iniziativa volta a far conoscere e a sostenere il servizio dell’Emporio “Tabgha” che, con i suoi 50 e più volontari, è anche un “centro di ascolto” per le tante famiglie che settimanalmente si recano a “fare la spesa”.

A spiegare le finalità di quest’iniziativa, che quest’anno ha per tema “Natale, dono del Signore”, sono il diacono Giancarlo Pecetti e la moglie Luisa, direttore e condirettrice della Caritas diocesana: “I quattro ‘Empori della Solidarietà’ attivati nella nostra comunità diocesana sono stati una bella intuizione – sottolineano i coniugi Pecetti –, perché aiutano e sostengono le famiglie in difficoltà rispettando la loro dignità e le loro abitudini alimentari. L’Emporio ‘Tabgha’ è un bene da custodire e sostenere. Per questo abbiamo pensato di coinvolgere tutte le parrocchie in una forma diretta a contribuire attraverso i fedeli alla gestione di questo servizio. A tutti coloro che liberamente sentiranno il desiderio di sostenere l’Emporio verrà donata una delle palline di Natale artigianali fatte con tanta gioia dalle mamme ospiti del nostro ‘Villaggio della Carità’”.

L’Emporio, in poco più di tre anni di attività, ha aiutato 790 nuclei familiari (attualmente 470) di cui quasi il 25% di cittadini italiani (al primo posto come nazionalità), distribuendo 388 tonnellate di generi alimentari, di prodotti di prima necessità per l’igiene intima e per la casa e di materiale scolastico.

L’Emporio “Tabgha” e gli altri tre Empori Caritas realizzati nel 2016, come opere segno del Giubileo straordinario della Misericordia in zone maggiormente toccate dalla crisi, sono stati fortemente voluti dal cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti. Complessivamente i quattro Empori Caritas (Perugia città, San Sisto, Ponte San Giovanni e Marsciano) sono frequentati settimanalmente da circa 1.200 famiglie.

PERUGIA. INTITOLAZIONE DELLA SALA RIUNIONI DEL “VILLAGGIO DELLA CARITA'” A MONS. ROSSI

0pg

Quest’anno lo scambio degli auguri natalizi, in programma per il 13 dicembre tra i volontari e gli operatori dell’Emporio “Tabgha” e del “Villaggio della Carità”, sede della Caritas diocesana di Perugia-Città della Pieve (via Montemalbe 1 – zona via Cortonese), sono stati caratterizzati da un incontro culminato con l’intitolazione della sala riunioni del “Villaggio della Carità” a mons. Giacomo Rossi (1930-2017), fondatore e primo direttore della Caritas perugina, ritornato alla Casa del Padre lo scorso 23 giugno dopo una lunga malattia.

“Don Giacomo Rossi è stato il padre della carità nella nostra diocesi, comprendendo la grande innovazione del Concilio Vaticano II e di Papa Paolo VI, perché noi la Caritas la dobbiamo al beato Paolo VI e al Concilio”. Così l’arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, il card. Gualtiero Bassetti, si è espresso durante l’incontro-intitolazione della sala riunione del “Villaggio della Carità”.

“Nella Chiesa – ha proseguito – si è sempre vissuta la carità, ma non con la chiarezza di concetti come sono stati elaborati da Paolo VI e dal Concilio. Si è sempre fatta l’elemosina, ma quello che deve essere l’annuncio della carità, che va fatto come l’annuncio della fede e della liturgia, l’ha detto chiaramente il Concilio Vaticano II”. Secondo il cardinale, “don Giacomo ha avuto il grande merito di portare questa innovazione nella nostra comunità diocesana, ad esempio con l’attivazione del centro di ascolto diocesano. Come si fa a ‘diagnosticare’ i bisogni delle persone se non ascoltarle e informarsi sulla loro vita e se non ci si china su di loro come il Samaritano? Sarebbe come un medico che ti dà per telefono le medicine senza visitarti”.

Il card. Bassetti, rivolgendosi ai volontari presenti, ha evidenziato che “il volontariato non è un darsi da fare per qualcosa, ma è una vocazione, è l’unica cosa della vita cristiana che ha continuità; è la nostra stessa vita che deve essere caratterizzata dai colori del volontariato”. “Come presidente della Cei – ha confidato – sono chiamato a firmare tantissimi progetti; quelli che firmo più volentieri, però, sono quelli che riguardano il sostegno ad opere di carità”. Il cardinale ha concluso ricordando la pedagogia della carità lasciata in eredità da don Rossi: “Prima dei mezzi e dei soldi vengono i volti”.

“Con lui – ricorda Liguori – demmo vita a ‘Notizie Caritas’ (inserto redazionale del settimanale La Voce), il foglio periodico di collegamento della ‘rete’ Caritas diocesana e regionale, e realizzammo una trasmissione radiofonica quotidiana in onda su Umbria Radio, che oggi si chiama ‘Gocce di Carità’, che anni fa ottenne dei premi speciali della Giunta regionale dell’Umbria per il miglior programma radiofonico di comunicazione sociale”.

Mons. Rossi, oltre ad aver fondato la Caritas diocesana e dato vita a diversi servizi di valenza anche sociale, si prodigò ad attivare a Perugia, a partire dal 1989, un servizio di ascolto e di accoglienza per studenti immigrati, poi divenuto il Centro di ascolto diocesano. Nei suoi venticinque anni di direttore della Caritas diocesana (1976-2001) portò avanti numerosi progetti a favore degli “ultimi”: disabili e malati senza alcuna assistenza, detenuti e detenute, persone in gravi condizioni di disagio e di emarginazione, giovani e svantaggiati in cerca di lavoro, dando vita a diverse opere segno, cooperative sociali e contribuendo alla nascita dell’Associazione perugina di volontariato (Apv) e all’opera del Centro volontari della sofferenza (Cvs).