CORDOGLIO DEI VESCOVI UMBRI PER LA MORTE DELL’ARCIVESCOVO MARRA

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Un uomo saggio, animato da grande competenza e passione. Così i vescovi della Conferenza episcopale umbra ricordano l’arcivescovo Giovanni Marra, già amministratore apostolico “ad nutum sanctae Sedis” della diocesi di Orvieto-Todi dal marzo 2011 al maggio 2012, morto a Roma, all’età di 88 anni.

“I vescovi – si legge in un comunicato della Conferenza episcopale umbra – fanno memoria della saggezza e della sapienza con cui ha guidato la Chiesa orvietana e tuderte nella fase di passaggio tra due vescovi e della competenza e passione con cui partecipava alle riunione della Conferenza episcopale regionale. I vescovi, infine, innalzano fervide preghiere di suffragio al Signore affinché accolga questo pastore fedele al Vangelo e alla Chiesa nel gaudio e nella pace eterna”.

Mons. Giovanni Marra dal 1960 al 1986 ha prestato servizio presso la Santa Sede, prima presso la Congregazione per il clero, poi in Segreteria di Stato, infine all’Amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica. Il 7 giugno 1986 è stato eletto da Papa Giovanni Paolo II vescovo titolare di Usula, con l’incarico di ausiliare di Roma per le attività pastorali ed amministrative e segretario generale del Vicariato. Il 14 novembre 1989 è stato nominato arcivescovo titolare di Ravello e ordinario militare per l’Italia. Il 17 maggio 1997 è stato eletto arcivescovo metropolita di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela. Nell’arcidiocesi siciliana ha concluso il mandato il 5 gennaio 2007. Il 3 gennaio 2007 Papa Benedetto XVI lo ha nominato membro della Congregazione per i vescovi. Dal 5 marzo 2011 al 31 maggio 2012 è stato amministratore apostolico della diocesi di Orvieto-Todi.

CITTA’ DI CASTELLO. RIUNIONE MENSILE DEI VESCOVI UMBRI

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Si è tenuta oggi a Città di Castello, nella casa madre della congregazione delle Piccole Ancelle del Sacro Cuore, la riunione mensile dei vescovi umbri. Proprio oggi, 9 luglio, ricorre la festività di santa Veronica Giuliani, particolarmente sentita dalla comunità tifernate. Nel pomeriggio la solenne celebrazione eucaristica a conclusione della festa è stata presieduta da mons. Renato Boccardo, presidente della Conferenza episcopale umbra e concelebrata da mons. Domenico Cancian, vescovo di Città di Castello.

I vescovi sono stati salutati dal sindaco di Città di Castello, Luciano Bacchetta, che ha espresso ai presuli la soddisfazione per la collaborazione continua con la Chiesa locale, sia in ambito culturale che sociale, in un epoca di grandi difficoltà umane e materiali per tante famiglie.

Nel corso dei lavori, i vescovi – si legge in una nota – “si sono confrontati sulla situazione delle loro realtà ecclesiali al termine dell’anno pastorale, dando appuntamento ai giovani delle otto diocesi dell’Umbria il 4 agosto a Norcia, in segno di solidarietà con le popolazioni terremotate, e in occasione dell’incontro preparatorio al pellegrinaggio a piedi verso Roma, che si concluderà il 12 agosto con l’incontro con Papa Francesco in piazza San Pietro” in vista del Sinodo dei vescovi sui giovani.

La Conferenza episcopale umbra ha provveduto alla nomina del nuovo delegato regionale della Caritas umbra per il quinquennio 2018-2023 nella persona di Marcello Rinaldi, direttore della Caritas diocesana di Orvieto-Todi, che sarà affiancato nel delicato incarico in qualità di vice delegato dal diacono Mauro Masciotti, direttore della Caritas diocesana di Foligno.
Inoltre, i vescovi hanno nominato padre Matteo Siro, provinciale dell’ordine dei Frati minori cappuccini, delegato regionale Fies (Federazione italiana esercizi spirituali).

ORVIETO. SOLENNITA’ DEL CORPUS DOMINI

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Come ogni anno in occasione della festività del Corpus Domini (Corpo del Signore, 2a domenica dopo la Pentecoste, 9a dopo Pasqua) Orvieto rivive la solennità della cerimonia, con la processione e la esposizione del Sacro Corporale, il lino macchiato del sangue del Salvatore durante la celebrazione della Santa Messa a Bolsena. Il corteo con la reliquia sfila per le suggestive vie del centro medievale di Orvieto, offrendo uno spettacolo incantevole e indimenticabile.

PROGRAMMA

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8X1000 E OFFERTE DEDUCIBILI PER IL CLERO NELLE DIOCESI UMBRE

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Nell’anno 2017 le otto Diocesi dell’Umbria hanno ricevuto dal servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica (Otto per mille e offerte deducibili per il clero) pari a 21.582.524,44 euro, con un incremento di 1.216.272,34 di euro rispetto al 2016 in gran parte ascrivibile ai maggiori fondi per Edilizia e beni culturali.

I soldi sono stati così ripartiti tra le Diocesi umbre: 2.853.372,29 di euro ad Assisi-Nocera Umbria-Gualdo Tadino; 1.967.963,86 euro a Città di Castello; 2.083.323,72 euro a Foligno; 1.832.407,84 a Gubbio; 2.531.141,05 ad Orvieto-Todi; 4.640.874,70 a Perugia-Città della Pieve; 2.644.347,38 a Spoleto-Norcia; 3.029.093,60 a Terni-Narni-Amelia.

L’otto per mille e le offerte deducibili per il clero sono due tipologie perfettamente distinte, anche se l’una non esclude l’altra. In pratica chi sceglie di destinare l’otto per mille alla Chiesa Cattolica può anche fare un’offerta a favore del sostentamento del clero e viceversa. E’ qui però che emerge anche il diverso valore ecclesiale dei due gesti. Proprio perché non costa nulla, l’otto per mille, scelto con la firma apposta sulla dichiarazione dei redditi, è per il credente un atto di coerenza con la propria fede. Mentre l’offerta per il clero ha un maggior valore di partecipazione ecclesiale, poiché comporta un esborso personale, sia pure ripagato in parte dal vantaggio della deducibilità in sede di dichiarazione dei redditi, anche nel caso in cui chi opera l’elargizione non sia obbligato alla presentazione della dichiarazione.

Le voci di spesa. La domanda frequente è: come vengono spesi dalle diocesi questi soldi? Essi vengono ripartiti in quattro grandi macro aree, documentate e pubbliche: l’area Culto e pastorale comprende l’esercizio del culto nei vari ambiti pastorali, la cura delle anime, formazione del clero, scopi missionari, catechesi ed educazione cristiana, formazione dei giovani. L’ambito Carità riguarda gli aiuti alle persone bisognose, le opere caritative diocesane o parrocchiali. L’area Sostentamento del clero è rivolta a favore del ministero dei tanti parroci che in Umbria che, come altrove, sono un punto di riferimento educativo e sociale, poiché accolgono e accompagnano una quantità di persone e famiglie, senza badare alla provenienza o alla confessione religiosa. Il contributo ai sacerdoti permette alle comunità parrocchiali, dove i preti prestano il loro ministero, nei paesi e nei quartieri, di realizzare progetti a favore di famiglie, progetti di misericordia e coesione sociale per dare una speranza a tante persone spesso sole e abbandonate. Il quarto ambito Edilizia di culto e beni culturali riguarda la costruzione di nuove chiese, restauro di opere d’arte e la loro tutela e valorizzazione, l’adeguamento liturgico, cura degli archivi, delle biblioteche, dei musei, delle collezioni ecclesiastiche.

«Quello che vorremmo comunicare – scrive mons. Paolo Giulietti vescovo ausiliare di Perugia-Città della Pieve e delegato della Conferenza episcopale umbra per il Sovvenire delle diocesi della Regione e sostegno economico della Chiesa (8xmille, Offerte per il sostentamento dei sacerdoti) – non sono solo delle cifre, pur importanti, ma la percezione di come le persone e le opere che beneficiano del denaro pubblico “restituiscano” alla collettività assai più di quanto hanno ricevuto, mediante numerose e varie azioni di attenzione a persone e ai loro bisogni, con un notevole effetto moltiplicatore. Servizi tra l’altro accessibili in larga parte a tutti i cittadini, anche a chi non appartiene alla Chiesa cattolica».

Il grazie dei Vescovi Umbri ai fedeli per il sostegno economico alla Chiesa. «Come Vescovi – afferma mons. Renato Boccardo arcivescovo di Spoleto-Norcia e presidente della Conferenza episcopale umbra – vogliamo dire grazie ai tanti umbri che, con senso di corresponsabilità, comunione, solidarietà, trasparenza e libertà, contribuiscono al sostegno della vita e della missione della Chiesa».

ORVIETO. “FESTIVAL ARTE E FEDE”

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E’ iniziata domenica 20 maggio la XIII edizione del Festival Internazionale di Arte e Fede, evento organizzato dall’Associazione Iubilarte che anche per il 2018 ospiterà personaggi illustri del mondo della cultura, ognuno legato con il proprio percorso di vita al mondo dell’arte e della fede.

Da oltre 10 anni il festival propone una variegata offerta culturale nelle due settimane precedenti la Festività del Corpus Domini con la compresenza di mostre, spettacoli, concerti, incontri e conferenze, attività incentrate sui temi dell’arte e della fede, a livello erudito e popolare allo stesso tempo, con un taglio interculturale ed ecumenico.

“Dono di sé, sorgente di bellezza”. E’ questo il tema della XIII edizione scelto dal direttore Alessandro Lardani, intorno al quale ruotano i dodici appuntamenti che dal 20 maggio al 3 giugno animeranno la Città di Orvieto.

Donarsi è dare spontaneamente qualcosa di sé a qualcuno e senza un compenso.Ciascuno può decidere di donare sé stesso e diviene ricchezza per il prossimo– aggiunge il direttore Lardani – L’obiettivo del Festival d’Arte e Fede è stato sempre quello di coinvolgere tutti: religiosi e laici, intellettuali e artisti, credenti e non, cittadini, stranieri e pellegrini, per celebrare a Orvieto un giubileo permanente d’Arte e Fede”. “Per il 2018 – aggiunge Lardani – gli eventi in programma vogliono testimoniare come, nella logica eucaristica del dono offerto e ricevuto (Corpus Domini), ogni uomo e donna, secondo la propria vocazione, possono diventare sorgente di bellezza nella misura in cui sapranno coltivare amore fraterno, impegno sociale, rispetto della natura, solidarietà e condivisione”.

Di rilievo, come per ogni edizione, gli ospiti del Festival. Giacomo Poretti, interprete di grande popolarità insieme ad Aldo e Giovanni del famoso trio comico, sarà protagonista il 26 maggio alle 21 in Duomo (ingresso libero) con “Fare un’Anima”, ironico monologo, da Lui stesso scritto e interpretato che raccoglie divagazioni e provocazioni su un organo che i moderni manuali di anatomia non contemplano, ma di cui da millenni gli uomini di ogni latitudine hanno parlato: l’anima.

Quindi Debora Vezzani, cantante e compositrice, autrice del canto “Come un Prodigio” (25 maggio ore 18 chiesa Sant’Andrea) e P. Antonio Spadaro, gesuita, teologo e saggista italiano, attuale direttore della rivista La Civiltà Cattolica con «Solo a partire dal dono» (Palazzo dell’Opera del Duomo – 29 Maggio – ore 18), lettura guidata di Gaudete et Exsultate.

Il Festival dedica una parte importante della sua programmazione al Cinema con una mini-rassegna dal titolo “Sorgenti cinematografiche”, che tesse un sottile filo conduttore sul tema della kermesse, spaziando dalla fiction al documentario, dal genere religioso a quello biografico e storico.

Prevista presso la Sala Eufonica della Nuova Biblioteca Pubblica L. Fumi (ingresso libero ma è richiesta la prenotazione al n. 0763 306450) la visione delle pellicole: “Piena di Grazia – La storia di Maria la madre di Gesù” per la regia di Andrew Hyatt (23 Maggio – Ore 16), “Il senso della bellezza – Arte e scienza al CERN”, Regia di Valerio Jalongo (24 maggio ore 16), Raffello – Il Principe delle Arti in 3D (30 maggio ore 16) prodotto da Sky 3D, Sky Cinema e Sky Arte.

Al Cinema Corso:

“Ex Libris-The New York Public Library” di Frederick Wiseman (28 Maggio ore 19) e poi il nuovissimo film di Alice Rohrwacher “Lazzaro felice” (dal 31 maggio al 3 giugno), appena presentato a Cannes, con l’attesissima partecipazione della Regista e l’intervento di Guido Barlozzetti. (Ingresso a pagamento).

Nel programma trova spazio anche la musica sacra con “Vox et Jubilum”, Corale della Cattedrale con un concerto in Duomo il 29 maggio alle 21 (ingresso libero). Su iniziativa dell’Associazione Lea Pacini, si inserisce nel cartellone del Festival anche il concerto d’organo del maestro Nello Catarcia, organista della cattedrale in programma il 31 maggio alle 21.30 (ingresso libero).

A chiudere il festival sarà l’incontro con Davide Rondoni “Mettere a fuoco la Vita. Un’esperienza di Poesia” a Palazzo dei Sette (1 giugno – ore 18), con interventi musicali del chitarrista Gabriele Tardiolo.

PROGRAMMA COMPLETO

COLLEVALENZA. GIORNATA REGIONALE DELLA VITA CONSACRATA

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Sabato 26 maggio 2018 a Collevalenza si terrà la giornata regionale della Vita Consacrata alla quale sono invitati tutti i Religiosi e Religiose dell’Umbria. Una giornata di riflessione sul tema della XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi dal tema: “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, prevista per il mese di ottobre 2018. L’incontro si svolgerà con il seguente programma:

  • Ore 8.30: Arrivo;
  • Ore 9.00: Ora media nell’Auditorium. Presiede S.E.Mons. RENATO BOCCARDO, presidente Ceu;  Introduzione di S.E. Mons. DOMENICO CANCAN, delegato Ceu;
  • Ore 9.30 -11.30: Relazione di don ANDREA LONARDO, presbitero di Roma sul tema: “I giovani, la fede, discernimento e accompagnamento vocazionale”; Interventi;
  • Ore 12.00: Concelebrazione Eucaristica presieduta da S.E. Mons. RENATO BOCCARDO;
  • Ore 13.00: Pranzo.

È un’altra occasione per rafforzare la profonda comunione delle consacrate e dei consacrati alle Chiese che sono in Umbria e alla Chiesa Universale.

TODI. IL CARD. ERNEST SIMONI FA VISITA AL SANTUARIO DI COLLEVALENZA

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Lunedì 7 maggio 2018 Sua Em. Il Card. Ernest Simoni verrà a Collevalenza per visitare la Basilica e il Santuario dell’Amore Misericordioso e le opere annesse, primo santuario al mondo dedicato all’Amore Misericordioso e voluto dalla Beata Madre Speranza di Gesù.

Sarà accolto dal P. Aurelio Perez, Superiore Gen. dei Figli dell’Amore Misericordioso, dal P. Ireneo Martin Rettore del Santuario e dal vescovo emerito di Gubbio Mons. Mario Ceccobelli.

Era la notte di Natale del 1963 – scrive Don Marcello Cruciani – quando la temibile polizia segreta del dittatore Enver Hoxha si presentò nella chiesa del villaggio per arrestare don Ernest Simoni. Inizia così un lungo calvario per questo sacerdote ordinato clandestinamente il 7 aprile del 1956. Incarcerato e torturato, dopo un processo sommario fu condannato a morte, la pena venne commutata in 25 anni di prigionia ai lavori forzati in miniera. Dalle miniere, nel 1981, fu trasferito a lavorare nelle fogne di Scutari. In questo periodo, avendo una maggiore libertà di movimento esercitava il suo ministero clandestinamente.

Nel 1990, con il crollo del regime, per don Ernesto iniziò la libertà di poter esercitare la sua missione sacerdotale. Quando la nostra Diocesi di Orvieto-Todi avviò la sua missione in Albania a Fusche Arrez, don Ernesto – incaricato dal Vescovo di Scutari – venne per un periodo ad abitare nella cittadina tra le montagne albanesi, per esercitarvi il suo servizio. E lì che l’abbiamo conosciuto tanti anni fa, sempre in movimento e pieno di zelo per la causa di Cristo.

Tanti ricordi abbiamo di lui – scrive ancora Don Marcello Cruciani – come quando durante le missioni popolari a Todi, intervenendo al teatro comunale, suscitò una grande attenzione con la sua testimonianza di fede. Ora a quasi 90 anni Papa Francesco lo ha nominato cardinale. Nel pomeriggio di domenica 20 novembre, insieme a degli amici albanesi siamo andati a Roma nella chiesa di San Giovanni in piazza Malva, la chiesa nazionale albanese, per partecipare alla messa celebrata dal neo cardinale. È stato un momento molto bello, erano presenti l’arcivescovo di Scutari, l’ambasciatore d’Albania presso la Santa Sede. Don Ernesto era sempre lo stesso, sereno, umile, come quando celebrava in uno dei tanti villaggi d’Albania. Alla fine della messa ha benedetto i presenti con alcune reliquie dei 38 martiri albanesi, beatificati lo scorso 5 novembre, alcune reliquie appartenevano a dei martiri suoi compagni di prigionia.

Alla fine, l’ambasciatore Visar Zhiti ha ricordato quando anche lui giovanissimo, nel 1979, fu condannato a dieci anni di lavori forzati, e lì per la prima volta vide don Ernesto tutto intento a spazzare i tavoli della mensa del carcere mentre cercava di recuperare, con grande rischio, un po’ di pane per i prigionieri più giovani e per i malati. “Ebbene – ha detto l’ambasciatore – in quel lager chi poteva immaginare questo giorno dove don Ernesto è cardinale e io ambasciatore d’Albania presso la Santa Sede”. Al termine di queste parole tutti abbiamo pensato a quello che ha detto la Madonna nel Magnificat: “Ha rovesciato i potenti dai troni ha innalzato gli umili”.

Al termine della visita a Collevalenza, nel pomeriggio, il Card. Simoni raggiungerà Todi per visitare le suore clarisse.

PERUGIA. LA GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA PER LE VOCAZIONI

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Numerosi giovani dell’Umbria hanno accolto l’invito degli Uffici nazionale Cei e regionale Ceu per la pastorale delle vocazioni di partecipare a Perugia, nella serata del 21 aprile, alla 55a Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni dal titolo: “Dammi un cuore che ascolta” (cf. 1Re 3,9). Questa Giornata, a livello nazionale, è stata celebrata nel capoluogo umbro con due eventi: la catechesi di mons. Luciano Paolucci Bedini, vescovo di Gubbio, presso la chiesa del Gesù in piazza Matteotti; la Veglia di preghiera e l’Adorazione eucaristica presieduta dal cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, nella cattedrale di San Lorenzo raggiunta in processione aux flabeaux dalla chiesa del Gesù. Ai due eventi ha partecipato anche di mons. Domenico Cancian, vescovo di Città di Castello, che al termine della Veglia in San Lorenzo, insieme ad alcuni sacerdoti, si è messo in ascolto di quanti volevano accedere al sacramento della confessione, mentre l’Adorazione eucaristica è proseguita in silenzio fino a quasi l’una di notte. Alla Veglia sono intervenuti don Michele Gianola, don Alessandro Scarda, rispettivamente direttori degli Uffici nazionale Cei e regionale Ceu per la pastorale delle vocazioni, e don Luca Delunghi, direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale giovanile, che ha presentato le iniziative in preparazione dell’appuntamento di agosto con papa Francesco, a Roma, in vista del Sinodo dei Vescovi di ottobre dedicato ai giovani. Ad accompagnare la preghiera durante la Veglia sono stati i canti e le musiche del Coro diocesano giovanile “Voci di Giubilo” diretto da don Alessandro Scarda. Questa 55a Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni è culminata, domenica mattina 22 aprile, con la solenne celebrazione eucaristica nella cattedrale di San Lorenzo, trasmessa in diretta da Rai Uno, presieduta dal cardinale Bassetti.

La catechesi di mons. Luciano Paolucci Bedini

«Il titolo di questa serata di preghiera – ha esordito mons. Paolucci Bedini –  è “Dammi un cuore che ascolta”, una frase di una preghiera innalzata a Dio da Salomone, quando apprende la notizia della morte del padre e di essere chiamato a diventare il nuovo re di Israele». Salomone è un giovane, sta crescendo, si sta affacciando alla vita adulta, e gli è chiesta una cosa grande: diventare Re. La vita non aspetta. Ha una grande eredità sulle spalle, quella di Davide, il più grande re della storia di Israele. Non è facile prendere il suo posto, ma Salomone come tutti i giovani sogna grandi cose. E come tutti, di fronte a una grande responsabilità, teme di fallire, è spaventato da quello che la vita gli chiede. «In questo – ha affermato il vescovo – è molto simile a noi”. Salomone, come anche i giovani di oggi, non sa darsi delle regole, perché, ha proseguito mons. Paolucci Bedini, «la vita ha bisogno anche di regole, di mappe, di tracce da seguire. E questo si impara quando si è ragazzi: nella vita non si entra da vecchi, ma da giovani, quando ancora nello zaino non c’è tutto quello che serve, ma c’è il grande desiderio di andare avanti, di correre… Dicendo “sono solo un ragazzo”, Salomone dimostra una bellissima virtù, l’umiltà», mettendo «la sua vita nelle mani di Dio», che «gli chiede l’unica cosa indispensabile, non la soluzione dei problemi attuali, ma un cuore capace di ascolto. La virtù dell’essenzialità, di chi sa riconoscere ciò che nella vita non può mancare: il cuore», che è «l’interezza della persona: libertà, responsabilità, pensieri, intenzioni. Il cuore nella Bibbia è tutto questo e noi possiamo entrare nella vita solo se il nostro cuore è in grado di ascoltare. Come diceva Il Piccolo Principe “non si vede bene che col cuore, l’essenziale è invisibile agli occhi”». Avviandosi alla conclusione, il vescovo di Gubbio ha esortato i giovani «ad ascoltare sempre i piccoli e i poveri. Siamo chiamati quotidianamente ad ascoltare chi ci vive accanto…  Dio è contento perché Salomone chiede il discernimento. Nella vita abbiamo bisogno di guide, accompagnatori, madri e padri spirituali, guide che ci amano in nome di Dio, e nessuno di noi è in grado di camminare da solo». Mons. Paolucci Bedini ha concluso con «una provocazione: ascoltare fa rima con obbedire. Perché se io ascolto me stesso davvero, se ascolto Dio davvero e se ascolto gli altri davvero, alla fine mi ritrovo davanti alla verità di me, di Dio e degli altri. L’ascolto vero è quello che mi ha fatto scoprire quale è la strada migliore per me. A quel punto sono io che obbedisco alla mia vita, perché sono io che non vedo strada migliore. Obbedisco alla vita».

La meditazione del cardinale Gualtiero Bassetti

«Siamo qui in ascolto e per chiedere a Dio che ci dia un cuore che sa ascoltare, come chiedeva il giovane Salomone nella sua preghiera». Così il cardinale Bassetti ha introdotto la sua meditazione alla Veglia di preghiera in San Lorenzo. «Il nostro – ha proseguito il porporato – è un tempo meraviglioso per mettersi in ascolto della Parola di Dio, che ci dice di lasciare la propria terra, le proprie sicurezze per uscire e andare a incontrare gli altri: i giovani, gli uomini e le donne di oggi. Ma uscire richiede una conversione, un cambiamento radicale della nostra mente e del nostro cuore. Bisogna avere il coraggio di andare al di là del nostro modo di pensare e di vedere. Andare al largo è intraprendere lo sguardo e il cammino della fede. Nella vita c’è sempre Qualcuno che ci cerca e ci attende. Occorre mettersi in cammino, ma per arrivare dove? Ripescando nella memoria, mi è tornato in mente un pensiero di San Giovanni Paolo II, nella Giornata vocazionale del 1984, che disse ai giovani: sappiate unire i vostri sforzi con tutti gli uomini di buona volontà per realizzare pienamente il bene dell’umanità nella novità, nella libertà, nella gratuità e nell’amore. Quattro parole formidabili, che possono essere un programma di vita. Chi si mette in uscita cerca tutto questo. Vuole essere libero per camminare in una vita nuova. Io sento il bisogno di rinnovarmi e di cambiare. La vocazione non è un fatto statico, che avviene una volta nella tua vita, ma è un fatto dinamico, che sempre siamo chiamati a rinnovare. Questo ci mete in uscita continuamente». «Anche noi come Abramo – ha ricordato il cardinale Bassetti – sentiamo la fatica nella nostra vita, l’inadeguatezza dinanzi ai compiti che Dio ci chiama a compiere. E Dio ci dice ‘guarda il cielo, conta le stelle se ti riesce di contarle!’ Le stelle brillano nel buio, ci fanno compagnia. È come se Dio dicesse a ciascuno di noi: sei pronto a seguirmi? Il peccato più grande, ragazzi, è quello di sentirci inutili, perché siamo preziosi agli occhi di Dio, che ci dice di non sprecare la vita, l’esistenza».

Il cardinale ha poi letto una lettera di una madre cinquantenne che con il marito e i loro undici figli avevano partecipato al mattino alla messa nella cappella dell’Arcivescovado. «Alla Veglia di preghiera di questa sera – scrive la mamma – dica ai giovani che tutte le vocazioni, compresa quella al matrimonio, sono strade che scremano la poesia, gli ideali da telenovela… Glielo dica che ai piedi verranno le vesciche per la durezza del cammino, che le mani suderanno per la fatica e che il cuore sussulterà  spesso per la paura di non farcela o di sbagliare tutto. Glielo dica che faranno i conti con la loro meravigliosa umanità, ma anche tanto fragile e ferita. Nella vita è come nel calcio, per arrivare alla finale della Champions, ci vuole la grinta di allenarsi, di correre, cadere e rialzarsi e di non abbattersi mai. Bella quest’icona del Calcio applicata a tutte le vocazioni!». La lettera di questa madre prosegue chiedendo al cardinale di dire, sempre ai giovani, «che non si è mai soli nella partita della vita, perché siamo titolari in una squadra di campioni dove c’è un pallone d’oro, un fuoriclasse vero che sta in porta, un attacco e una difesa, che è Gesù Cristo. E allora poco conta essere il massaggiatore, il porta-borracce, o altro. Le vocazioni sono tutte belle, l’essenziale è starci in ogni ruolo, tanto la coppa è uguale per tutti e profuma di una vittoria che è più bella di quella di un mondiale!».

I giovani protagonisti e interlocutori veri del prossimo Sinodo dei Vescovi.

Il cardinale Bassetti ha concluso la sua meditazione soffermandosi sul Sinodo di ottobre in Vaticano: «La Chiesa sta per offrirvi un dono stupendo – ha evidenziato –, il Sinodo dei Vescovi a voi dedicato: “I giovani, la fede, il discernimento vocazionale”. Voi non dovrete essere solo l’oggetto della riflessione ecclesiale, ma siete chiamati a coinvolgervi quali protagonisti e interlocutori veri. Se la nostra società non vi offre appigli scontati, certezze facili o strade aperte e sicure, la madre Chiesa vuole proporvi quella pienezza di vita e di amore che il Signore ha pensato per ciascuno di voi. Questo è il Sinodo e non fosse questo non servirebbe a nulla. Si tratta di una grande sfida, ad aprirsi a nuovi stili di vita, a nuove conquiste e a forme di protagonismo. Per quello che posso, sento di potervi dire già ora, a nome del Papa e di tutti i nostri vescovi, che vi saremo vicini e cercheremo di esservi di aiuto e di accompagnarvi con tutto l’affetto e la premura di padri in questo cammino».

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO PER LA 55ª GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA PER LE VOCAZIONI