GUBBIO. ORDINAZIONE EPISCOPALE E INIZIO DEL MINISTERO PASTORALE

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«La tua vocazione sacerdotale ed oggi il tuo episcopato sono anche il frutto del matrimonio, dell’amore e della fedeltà dei tuoi genitori (presenti alla celebrazione con altri familiari, n.d.r.)». Con queste parole, domenica 3 dicembre, nella chiesa di San Domenico in Gubbio, il cardinale Edoardo Menichelli, arcivescovo emerito di Ancona-Osimo, ha iniziato l’omelia della solenne concelebrazione eucaristica dell’ordinazione episcopale e inizio del ministero pastorale nella città di sant’Ubaldo di mons. Luciano Paolucci Bedini, del Clero del capoluogo marchigiano, finora rettore del Seminario Regionale delle Marche. Con il porporato hanno concelebrato 25 arcivescovi e vescovi, tra cui: il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo metropolita di Perugia-Città della Pieve e presidente della Conferenza episcopale italiana, mons. Mario Ceccobelli, immediato predecessore del neo vescovo, mons. Angelo Spina, arcivescovo metropolita di Ancona-Osimo, mons. Renato Boccardo, arcivescovo di Spoleto-Norcia e presidente della Conferenza episcopale umbra (Ceu), con gli altri vescovi umbri, mons. Piero Coccia, arcivescovo metropolita di Pesaro e presidente della Conferenza episcopale marchigiana (Cem), con gli altri vescovi delle Marche. Oltre 200 i sacerdoti, numerosi i diaconi e i seminaristi umbri e marchigiani che hanno partecipato alla solenne concelebrazione, che ha visto la presenza di diversi rappresentanti delle Istituzioni civili e militari, regionali e locali, e di oltre 1.500 fedeli, di cui 1.150 seduti. Il vescovo eletto ha fatto processionalmente ingresso nella grande e splendida chiesa di San Domenico in Gubbio sulle note del Te Deumdi Charpentier eseguito, come gli altri canti, dai Contores Beati Ubaldi, corale della cattedrale di Gubbio diretta dal maestro Renzo Menichetti; alle ore 17,19 un lungo applauso ha salutato l’ordinazione episcopale del 60° successore di sant’Ubaldo. Al termine della celebrazione eucaristica nella chiesa di San Domenico in Gubbio per l’ordinazione episcopale e inizio del ministero pastorale del nuovo Vescovo mons. Luciano Paolucci Bedini, ci sono stati altri due momenti significativi: la consegna del Pastorale e il primo discorso ai fedeli del 60° successore di sant’Ubaldo.

Così si è espresso un emozionato mons. Mario Ceccobelli nel consegnare il Pastorale al suo successore: «In questa diocesi la staffetta episcopale si rinnova da più di un millennio. Io ti sosterrò con la preghiera perché tu possa essere un Pastore santo sul modello di tanti vescovi santi di questa Chiesa, tra i quali emerge il Patrono: Ubaldo.Pregherò ogni giorno per te e per questa Chiesa che lascio nelle tue mani giovani e forti. Carissimo vescovo Luciano, so che il tuo cuore vibra per le forti emozioni di questi giorni e per le gravi responsabilità che da questa sera faranno parte della tua missione, ma non temere, continua ad aver fede, il Signore dona sempre le energie sufficienti per assolvere la missione che affida ai suoi amici non lasciandoli mai soli… Avanti dunque, con coraggio e fiducia, nel cammino da percorrere con il tuo popolo e con il tuo Pastorale».

Prima della benedizione finale da parte del cardinale Edoardo Menichelli, che ha presieduto la solenne concelebrazione eucaristica, ha tenuto il suo primo discorso da vescovo di Gubbio mons. Luciano Paolucci Bedini. Il presule si è subito rivolto a quanti «vivono un tempo di fatica nella vita, di dolore per le ferite dell’esistenza, per la sofferenza della malattia, per la paura della solitudine o il timore del futuro, che sono presenti, qui o a casa, e che oggi non hanno rinunciato a vivere con me questa immensa gioia. Mi siete maestri di come l’amore e la condivisione allargano il cuore e gli permettono di rimanere aperto e ospitale. Il vostro sacrificio è prezioso agli occhi di Dio e caro a me che vi porto nella preghiera».

Poi, i tanti grazie di mons. Paolucci Bedini: «Alla Chiesa di Dio, nella quale ho incontrato Gesù, ho conosciuto fratelli e sorelle che mi hanno accolto ed educato, ho ricevuto la grazia dei sacramenti e la luce della Parola; alla Chiesa di Ancona-Osimo, dove sono cresciuto, alle sue comunità parrocchiali, specialmente quella di Maria SS. Madre di Dio di Torrette e quella di San Paolo a Vallemiano; grazie alla Chiesa-Sposa di Gubbio! Non ci conoscevamo, e il Signore, per le vie misteriose della sua volontà, ci ha promessi l’uno all’altra. Il fidanzamento è durato solo tre giorni, ma è stato amore a prima vista. Mi sono commosso quando ho saputo che da mesi questa Chiesa, antica e vivace, stava pregando con grande fiducia per il nuovo vescovo. Le parole di quella preghiera non disegnavano un volto preciso, ma tratteggiavano i contorni di un cuore capace di amare dell’Amore di Cristo-Sposo».

Avviandosi alla conclusione, mons. Paolucci Bedini ha ringraziato i suoi familiari e, prendendo spunto dal suo motto episcopale, “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”, ha detto: «Gratuitamente desidero continuare a donare tutta la mia vita per il Vangelo nella Chiesa, perché questa parola di vita continui a salvare la vita di tanti. Desidero farlo in comunione con coloro che il Signore mi dona, sorelle e fratelli, consacrati nel battesimo e in ogni vocazione, al servizio di tutti, a partire dai poveri di ogni povertà. Questa è la novità di Gesù, la forza del suo Amore. Credetelo, sognatelo, e speratelo con me».

L’incontro con i rappresentanti delle istituzioni civili

«Signor Sindaco di Gubbio! Signori Sindaci dei Comuni di Umbertide, Scheggia e Pascelupo, Costacciaro e Cantiano, in cui ha sede questa antica Chiesa di Gubbio, a voi il mio saluto e il mio ringraziamento per avermi aperto la porta della vostra terra e accolto nei vostri borghi e paesi che tanto bella rendono questa regione». Così il vescovo eletto mons. Luciano Paolucci Bedini ha salutato i sindaci della Diocesi di Gubbio convenuti davanti al Palazzo dei Consoli della città di sant’Ubaldo, domenica 3 dicembre, all’incontro ufficiale con i rappresentanti delle Istituzioni civili che ha preceduto, nella chiesa di San Domenico, la celebrazione eucaristica della sua ordinazione episcopale e dell’inizio del suo ministero pastorale.

In una giornata particolarmente fredda, mons. Paolucci Bedini è stato avvolto dal calore degli eugubini, salutato dal Campanone e dagli sbandieratori della città di Gubbio che gli hanno donato una bandiera con il suo stemma episcopale.

«Da stasera – ha proseguito mons. Paolucci Bedini – avete in me un nuovo concittadino delle comunità locali  che vi sono affidate. Un cittadino appassionato e partecipe delle vicende che riguardano il bene di tutti e, particolarmente, dei più bisognosi. Attento e disponibile al dialogo sempre, con tutti. Vigile per il rispetto della dignità di ciascuno. Rispettoso delle vostre specifiche autonomie nella gestione della cosa pubblica e delle peculiari competenze nel prezioso servizio della politica».

«E da oggi, avrete in me anche un alleato. Nel bene. Per il bene di questa terra e delle persone che la abitano, e di quelli che verranno ad abitarla – ha sottolineato il vescovo eletto –. Specie di color che faticano di più a vivere e a sperare. Un alleato desideroso di collaborare a rendere questi nostri paesi ancora più belli, sempre più aperti, generosamente accoglienti e ospitali, esempio di una responsabile concordia a servizio di tutti.  Un alleato disposto anche a lottare, insieme con tutti gli uomini di buona volontà, contro tutte le semplificazioni sociali e culturali che, nell’indifferenza, non si prendono cura dei desideri e delle speranze dei giovani, della solitudine e della fatica degli anziani, dell’affanno e della sfiducia delle famiglie, dei papà, delle mamme e dei bambini. Senza distinzione alcuna».

«Marchigiano di nascita – ha ricordato –, oggi, divento umbro per amore. Amore per la Chiesa e per il sogno di pace e di comunione che Dio Padre ha su tutte le donne e gli uomini. In questa terra, che per tanti è un invito alla pace e alla riconciliazione, dove si sono incrociati i passi del “folle povero” di Assisi, Francesco, e del Santo Vescovo di Gubbio, Ubaldo, vorrei portare il mio piccolo contributo possa fiorire, ad opera di molti, un laboratorio esemplare di umana convivenza e di civile partecipazione».

Mons. Luciano Paolucci Bedini è nato il 30 agosto 1968. A 21 anni è entrato nel Pontificio Seminario regionale marchigiano “Pio XI” di Fano (PU) e presso l’Istituto teologico marchigiano dove ha conseguito il baccellierato in Teologia. Il 30 settembre 1995 è stato ordinato sacerdote dall’arcivescovo di Ancona-Osimo, incardinandosi nella medesima Arcidiocesi. Dopo l’ordinazione ha esercitato il ministero pastorale come viceparroco, frequentando la Pontificia Università Salesiana, in Roma dal 1996 al 1999, ottenendo la licenza in Teologia. Ha svolto i seguenti incarichi pastorali: vicario parrocchiale a San Paolo Apostolo in Ancona dal 1995 al 2004; direttore dell’Ufficio catechistico diocesano dal 1999 al 2011; docente di Catechetica e di Teologia pastorale all’Istituto di scienze religiose di Ancona dal 2001 al 2011; direttore dell’Ufficio catechistico regionale dal 2003 al 2010; vice rettore del Pontificio Seminario regionale “Pio XI” di Ancona dal 2004 al 2010; assistente ecclesiastico regionale dell’Agesci dal 2005 al 2010, e dal 2010 è Rettore del Pontificio Seminario Regionale di Ancona e membro della Commissione presbiterale regionale. È autore di pubblicazioni di carattere catechetico.

ASSISI. CONVEGNO REGIONALE CATECHISTICO

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“Oggi, più che in passato, la catechesi non può essere anonima, ma deve interessarsi dei volti di coloro a cui è diretta: per questo è essenziale che la catechesi sia animata da un carattere familiare, caldo, mansueto, vicino alla vita della gente e senza la paura di andare, quando è necessario, contro corrente”. Lo ha detto il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, aprendo ieri, ad Assisi, il convegno regionale per la catechesi e l’evangelizzazione “La gioia di far incontrare Gesù”, promosso dalla Conferenza episcopale umbra, in collaborazione con gli Uffici catechistici delle otto diocesi umbre. All’incontro erano presenti circa 500 catechisti, tra cui molti giovani.

“Voi catechisti siete i servitori della gioia del Vangelo, testimoni e portatori della gioia di un messaggio che dinanzi alle ingiustizie e cattiverie del mondo sia pronto ad annunciare la vittoria dell’amore sull’odio”, ha aggiunto il cardinale. “È la gioia del Vangelo – ha sottolineato – che riempie il cuore e la vita dei cristiani ed è anche la fonte dell’entusiasmo che proviamo nella nostra missione catechistica ed evangelizzatrice. La gioia del Vangelo apre orizzonti di speranza nelle situazioni più faticose e critiche della esistenza quotidiana; è ancora essa ad essere quella fiducia stabile che ci permette uno stile di annuncio cristiano, capace di mettersi in ascolto dell’altro”.

“Il catechista svolge un servizio alla Chiesa, racconta con la sua esistenza l’incontro che ha avuto con il Signore”. Lo ha sottolineato ieri mons. Renato Boccardo, arcivescovo di Spoleto-Norcia e presidente della Conferenza episcopale umbra, durante il convegno regionale per la catechesi e l’evangelizzazione.

Durante l’omelia della celebrazione eucaristica, che l’arcivescovo ha presieduto al Teatro Lyrick, mons. Boccardo ha aggiunto che “il servizio della catechesi è un incontro di fede vissuto in prima persona nella concretezza e nel realismo del mondo contemporaneo, abitando il tempo presente con un’attenzione alle realtà in continuo divenire nelle comunità ecclesiali e nella società”.

Secondo Boccardo, “da questo incontro nasce anche il dinamismo e la fantasia di cui il catechista è ricco, inventando modalità concrete per raccontare la gioia del Vangelo, animato dalla passione che lo ha catturato e che ha trasformato la vita, per trasmetterla agli altri e diventare così messaggeri gioiosi di questo incontro da diffondere e condividere”.

 

GUBBIO. ACCENSIONE “SPAZIALE” PER L’ALBERO PIU’ GRANDE DEL MONDO

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Arriveranno dallo spazio il messaggio e l’augurio che daranno il “via” all’accensione dell’Albero di Natale più grande del mondo. Un abete luminoso che quest’anno sarà dunque dedicato alla scienza e al progresso tecnologico, rappresentato dalla collaborazione tra Agenzia spaziale europea (Esa) e Agenzia spaziale italiana (Asi).

Per la 37esima volta – quindi – il 7 dicembre gli “Alberaioli” eugubini manterranno l’impegno preso da chi – nel 1981 per la prima volta -realizzò l’Albero sulle aspre pendici del monte Ingino, concretizzando un sogno contro ogni logica e buon senso.

«Per il nostro Comitato – spiega il presidente Lucio Costantini – è un onore dedicare l’Albero 2017 alla European space agency (Esa) e all’Agenzia spaziale italiana (Asi), tra le massime testimonianze di impegno per la ricerca scientifica, raro esempio di collaborazione oltre ogni confine nazionale, di sacrificio, competenza, passione e coraggio, senza protagonismi, personalismi e nazionalismi».

Esa raggruppa 22 stati europei e lavora da oltre 50 anni con l’obbiettivo di sostenere e promuovere, per scopi esclusivamente pacifici, la cooperazione tra gli Stati europei nella ricerca e tecnologia spaziale e loro applicazioni.

Asi è il partner italiano di Esa e uno dei più importanti attori mondiali sulla scena della scienza spaziale, con uno stretto e costante rapporto di collaborazione con la Nasa. L’International space station (la Stazione spaziale internazionale, Iss) è tra i più prestigiosi progetti a cui partecipa Asi, sia con la realizzazione di apparati, sia con la partecipazione diretta di astronauti (Franco Malerba, Maurizio Cheli, Umberto Guidoni, Roberto Vittori, Luca Parmitano, Samantha Cristoforetti, Paolo Nespoli).

Per la terza volta, Paolo Nespoli è a bordo della Iss che sta orbitando alla velocità di circa 37.000 km/h a 400 chilometri di altezza e che anche la sera del prossimo 7 dicembre attraverserà i nostri cieli. Partito dalla base spaziale russa di Baikonur il 28 luglio, è impegnato a portare a termine la missione “Vita” (acronimo di Vitality, Innovation, Technology, Ability) con il compito di seguire oltre 200 esperimenti, la gran parte dei quali biomedici e il resto tecnologici; è altresì impegnato in una forte azione di comunicazione con l’intento di portare le attività di Esa e Asi alla conoscenza e comprensione di tutti.

«Il nostro vuole essere – aggiunge Costantini – un modesto riconoscimento per il lavoro di Esa e Asi, il “grazie” che le persone comuni vogliono rivolgere loro per gli sforzi profusi nella ricerca. Noi possiamo solo intuire quanto importante sia il loro lavoro e quali ricadute possa avere in prospettiva sul miglioramento della vita di ciascuno di noi».

Anche nel 2017 il sito web dell’Albero di Natale più grande del mondo ospita la campagna di raccolta fondi “Adotta una luce”. La fotografia della sagoma luminosa disegnata sul versante sud del monte Ingino e riprodotta su Internet si anima con le stelle luminose che si accendono grazie alle offerte di eugubini e non.

In questi tre anni – e anche stavolta – c’è chi ha dedicato la luce ai propri figli, magari appena nati, ai genitori o ai nonni. Tante le dediche a chi non c’è più, amico o parente, alcuni anche volontari del Comitato per l’Albero. Ci sono poi messaggi di vario genere, saluti e auguri, devozione religiosa o richieste di perdono.

Ci sono pure dichiarazioni d’amore, anche quest’anno, ma la novità del 2017 è assai singolare. C’è chi – nelle ultime ore – ha chiesto alla propria fidanzata di sposarlo, confidando nei buoni auspici proprio dell’abete natalizio da record. In una delle luci accese nella parte bassa e centrale della sagoma luminosa, la numero 1591, compare infatti la dedica “Antonella mi vuoi sposare?”. Naturalmente, i dati di chi ha versato l’offerta per la campagna “Adotta una luce” sono strettamente riservati e il messaggio compare sul sito nel più completo anonimato. Si sa soltanto che la persona ha adottato la luce colorata dal Lazio.

«Sono queste le notizie che ci fanno piacere – commenta Lucio Costantini che ha condiviso la notizia con gli altri “alberaioli” – e che ci fanno sentire la vicinanza e il supporto di tante persone di Gubbio e non solo».

Ora dopo ora, continuano a colorarsi e illuminarsi le stelle della campagna “Adotta una luce”, iniziata neanche una settimana fa e ormai ben oltre la metà dei punti luce disponibili. Il sistema – realizzato da Venerucci Comunicazione, come il resto del sito web dell’Albero eugubino – consente il versamento dell’offerta simbolica, con pochi click e il pagamento con moneta digitale.

«Vista la splendida accoglienza riservata alla nostra iniziativa on-line – spiega ancora Costantini – l’abbiamo riproposta anche per il Natale 2017. E’ un modo concreto per contribuire a dare continuità a questa splendida opera dell’ingegno eugubino e farla sentire sempre di più proprietà di tutti».

La stella cometa quest’anno è dedicata ai piccoli della scuola dei “Coniglietti bianchi” presso il reparto di oncoematologia pediatrica dell’ospedale “Santa Maria della Misericordia” di Perugia «con l’augurio – aggiunge il presidente degli “alberaioli” – che possa sempre esserci una stella cometa a illuminare la loro tortuosa strada verso la guarigione e dare speranza alle loro famiglie e a tutti coloro che in vario modo li sostengono e accompagnano con tanto amore nel loro difficile cammino».

GUBBIO. SALUTO DEL NUOVO VESCOVO ALLA CHIESA EUGUBINA

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Sorelle e fratelli carissimi della Chiesa di Dio che è in Gubbio, pace a Voi!

Nel giorno in cui vi giunge la notizia che il Santo Padre mi ha chiamato eleggendomi vostro nuovo Vescovo, vi scrivo dal cuore della mia preghiera, che in questi giorni è stata densa di timore e di trepidazione, ma anche di fiducia e di speranza, rasserenata dalla dolcezza di Gesù Buon Pastore e della tenerezza dello sguardo materno di Maria.

Saluto con affetto filiale il Vescovo Mario, che vi ha guidato amabilmente in questi anni. Mi sarà padre e maestro, come lo è stato per voi. Con voi lo ringrazio per il dono del suo servizio di pastore buono, e spero di abbracciarlo presto, e in lui tutti voi.

Mi è grato anche salutare in questo inizio gli altri Padri Vescovi della terra umbra, accoglietemi con fraterna pazienza.

Saluto con gratitudine e stima i fratelli presbiteri e diaconi, che guidano e servono le comunità parrocchiali e la diocesi, Vengo per mettermi al vostro servizio, per sostenervi e incoraggiarvi a custodire il popolo santo di Dio. Camminiamo insieme dietro il nostro Maestro Gesù, e accompagnatemi a conoscere le strade e la case della vostra terra.

Saluto con amicizia fraterna le donne e gli uomini che hanno consacrato tutta la loro vita alla lode della misericordia divina e al servizio del regno di Dio. Voi che tenete fisso lo sguardo su Gesù, e contemplate da vicino la pienezza del suo amore, accompagnatemi e sostenetemi con la vostra preghiera, e coinvolgetemi con fiducia nel bene che vivete.

Saluto con tanta commozione tutte le vostre famiglie!

I bambini, prima di tutti, in loro si riflette il volto del Dio della vita, che dobbiamo custodire e proteggere sempre.

Gli anziani, i nonni e le nonne, che conoscono il cuore dell’esistenza e ce ne raccontano i colori e le fragilità.

I malati, che portano nel loro corpo il dolore del mondo e le ferite della comune debolezza, e ci aiutano a cadenzare i nostri passi quotidiani sul ritmo della tenerezza e della prossimità.

Gli sposi e le spose, che custodiscono il sogno di Dio di un amore unico, inesauribile e fruttuoso. La vostra alleanza, benedetta dalla grazia di Cristo – Sposo, riflette la bellezza di una Chiesa – Sposa e ne tesse la trama di comunione.

I papà e le mamme, esperti della vita e delle sue stagioni, che a tutti insegnano le sfumature e i toni dell’amore per chi ci è stato affidato.

Ed infine i giovani, non perché ultimi, ma perché ultimi, ma perché la vita li pone avanti a tutti noi. Per loro e con loro, speriamo e lottiamo per un mondo migliore di come lo abbiamo trovato, e per una Chiesa sempre più accogliente e in cammino con tutti. Con viva simpatica penso a quei giovani che stanno cercando la loro strada o che si preparano alle scelte grandi della vita, e tra di essi ai seminaristi.

Tutti vi porto nel cuore!

Un pensiero particolare e una fiduciosa preghiera per le famiglie ferite, che vivono il tempo della tristezza e del dolore, e per quelli che tra di voi faticano di più ad affrontare la quotidianità e vivono in condizioni di povertà e di disagio. LA tenerezza di Dio Padre vi consoli nell’accoglienza concreta delle nostre comunità. La Chiesa è la famiglia delle famiglia in cui tutti sono di casa.

Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” ( Matteo 10,8). Altro non so, e non so insegnarvi, carissimi, se non quello che anch’io ho ricevuto in dono: la vita, la fede e l’amore. Li ho appresi nella mia famiglia, con mio fratello, da mio padre e mia mamma. Dalla mia parrocchia di origine, con i preti, le suore, le famiglia e gli amici. Dal Seminario regionale, con i suoi educatori e i compagni di percorso. Dalla mia Chiesa diocesana di Ancona – Osimo, accompagnato dai suoi Vescovi e i preti miei fratelli. Tanta è la gratitudine, tanta la gioia. Che il buon Dio mi doni di saperle restituire donandole in mezzo a voi.

Saluto cordialmente le autorità civili e militari con cui avrò l’onore di collaborare per il bene comune, e l’onere di condividere con tutti e con ciascuno la responsabilità per le comunità che la storia ci affida. Gesù, il buon pastore, è venuto perché tutti abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza. Vorrei anch’io seguire il suo esempio e le sue orme.

Popolo della Chiesa eugubina accoglietemi prima di tutto come figlio, perché il impari ad amare questa Sposa, e poi come padre, perché io impari ad amare tutti voi secondo l’amore che il Signore ha per ciascuno.

Continuate a pregare per me, e con me, come ho saputo che fate da tempo, anche quando non sapevamo ancora che il Signore ci avrebbe fatti incontrare. Chiedere per me un cuore umile, capace di ascoltare la Sua Parola e le parole dei suoi figli. Il mio cuore desidera conoscervi presto, e presto iniziare a camminare con voi nel Signore.

Sia Benedetto il nome del Signore!

Il nostro aiuto è nel nome del Signore!

Sotto lo sguardo dei Santi Angeli, per intercessione della Vergine Madre e di Sant’Ubaldo nostro patrono, ci benedica, ci protegge ci custodisca la Trinità Santissima.

don Luciano Paolucci Bedini

GUBBIO. MONS. LUCIANO PAOLUCCI BEDINI NUOVO VESCOVO DELLA DIOCESI

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Papa Francesco ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Gubbio, presentata da mons. Mario Ceccobelli e ha nominato vescovo della diocesi di Gubbio il rev.do Luciano Paolucci Bedini, del clero dell’arcidiocesi metropolitana di Ancona-Osino, finora rettore del Pontificio Seminario regionale “Pio XI” di Ancona.

Don Luciano Paolucci Bedini è nato a Jesi, provincia di Ancona e diocesi di Jesi, il 30 agosto 1968. A 21 anni è entrato nel Pontificio Seminario regionale marchigiano “Pio XI” di Fano (PU) e presso l’Istituto teologico marchigiano dove ha conseguito il baccellierato in Teologia. Il 30 settembre 1995 è stato ordinato sacerdote dall’arcivescovo di Ancona-Osimo, incardinandosi nella medesima arcidiocesi. Dopo l’ordinazione ha esercitato il ministero pastorale come viceparroco, frequentando la Pontificia Università Salesiana, in Roma dal 1996 al 1999, ottenendo la licenza in Teologia. Ha svolto i seguenti incarichi pastorali: vicario parrocchiale a San Paolo Apostolo in Ancona dal 1995 al 2004; direttore dell’Ufficio catechistico diocesano dal 1999 al 2011; docente di Catechetica e di Teologia pastorale all’Istituto di scienze religiose di Ancona dal 2001 al 2011; direttore dell’Ufficio catechistico regionale dal 2003 al 2010; vice rettore del Pontificio Seminario regionale “Pio XI” di Ancona dal 2004 al 2010; assistente ecclesiastico regionale dell’Agesci dal 2005 al 2010, e dal 2010 è Rettore del Pontificio Seminario Regionale di Ancona e membro della Commissione presbiterale regionale. È autore di pubblicazioni di carattere catechetico.

“I vescovi della Conferenza episcopale umbra accolgono fraternamente monsignor Luciano Paolucci Bedini chiamato dal Santo Padre Francesco a guidare come pastore la Chiesa di Gubbio e affidano il suo ministero all’intercessione di sant’Ubaldo”. È quanto si legge in una nota diffusa dall’ufficio stampa della Conferenza episcopale umbra pochi minuti dopo l’ufficializzazione della nomina. I vescovi umbri, “esprimono viva gratitudine a monsignor Mario Ceccobelli per il suo servizio episcopale e gli augurano un nuovo tempo fecondo di frutti per il bene delle Chiese della nostra regione”.

MONS. RENATO BOCCARDO NUOVO PRESIDENTE DELLA CEU

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Lunedì 18 settembre 2017, presso il Pontificio Seminario Regionale “Pio XI” di Assisi, si è riunita la Conferenza Episcopale Umbra (Ceu). Dopo l’elezione del card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, a Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, i Presuli hanno rinnovato il vertice della Conferenza Episcopale regionale per il quinquennio 2017-2022. Sono stati eletti:

  • mons. Renato Boccardo, arcivescovo di Spoleto-Norcia, Presidente.
  • mons. Domenico Sorrentino, arcivescovo-vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, Vice-Presidente.
  • mons. Paolo Giulietti, vescovo ausiliare di Perugia-Città della Pieve, Segretario.

“Ringrazio vivamente i presuli della Conferenza episcopale per questo gesto di fiducia e di amicizia – le parole del neo presidente Renato Boccardo -. In comunione fraterna con ciascuno di loro, alla scuola dei santi Francesco e Benedetto, intendo continuare il servizio alle Chiese che sono in Umbria, affinché la gioia del Vangelo possa diffondersi e raggiungere tutti gli abitanti della nostra regione, specialmente quanti portano in modi diversi le ferite della vita e affrontano situazioni difficili a causa della perdurante crisi economica. Il mio pensiero va in particolare alle popolazioni terremotate, alle quali confermo il sostegno e la solidarietà delle nostre Chiese. Nell’assumere questa nuova missione so di poter contare sulla vicinanza e il prezioso consiglio del cardinale Gualtiero Bassetti, chiamato recentemente a presiedere la Conferenza episcopale italiana. A lui desidero esprimere il vivissimo ringraziamento, a nome dei vescovi, per l’umanità e la sapienza con le quali in questi anni ha guidato la nostra Conferenza episcopale. Rivolgo un pensiero deferente e cordiale alle autorità civili, alle quali assicuro la collaborazione convinta dei vescovi per l’edificazione di una società che abbia a cuore la ricerca e la promozione del bene comune, della prosperità e  della pace delle nostre popolazioni”.

Mons. Renato Boccardo è nato a S. Ambrogio di Torino il 21 dicembre 1952. Dopo la maturità classica, come alunno dell’Almo Collegio Capranica frequenta a Roma la Pontificia Università Gregoriana e la Pontificia Università San Tommaso d’Aquino. Ordinato Sacerdote il 25 giugno 1977, incardinato nella diocesi di Susa. Ha conseguito la Licenza in Teologia dogmatica e la Laurea in Diritto Canonico. Entrato nel servizio diplomatico della Santa Sede nel 1982, presta la sua opera nelle Nunziature Apostoliche di Bolivia, Camerun e Francia. Nominato Responsabile della Sezione Giovani del Pontificio Consiglio per i Laici il 22 luglio 1992. In questa veste coordina, tra l’altro, l’organizzazione e la celebrazione delle Giornate Mondiali della Gioventù di Denver (1993), Manila (1995), Parigi (1997) e Roma (2000), nonché il Pellegrinaggio dei Giovani d’Europa a Loreto (1995). Nominato Capo del Protocollo della Segreteria di Stato con incarichi speciali l’11 febbraio 2001 (responsabile dell’organizzazione dei viaggi apostolici del Sommo Pontefice). Nominato Vescovo titolare di Acquapendente e Segretario del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali il 29 novembre 2003, riceve l’Ordinazione Episcopale nella Basilica di San Pietro in Vaticano dall’Em.mo Signor Cardinale Angelo Sodano, Segretario di Stato, il 24 gennaio 2004. Nominato Segretario Generale del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano il 22 febbraio 2005. Il 16 luglio 2009 è stato nominato Arcivescovo di Spoleto-Norcia. Ha fatto solenne ingresso in Diocesi domenica 11 ottobre 2009. Il 27 novembre 2012 Papa Benedetto XVI lo ha nominato membro della Congregazione delle Cause dei Santi. Il Consiglio permanente della Conferenza Episcopale Italiana (30 settembre-1° ottobre 2015) lo ha nominato membro della Commissione Episcopale per la Dottrina della fede, l’Annuncio e la Catechesi.

SI CELEBRA A GUBBIO LA GIORNATA NAZIONALE PER LA CUSTODIA DEL CREATO

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“Certo, il Signore è in questo luogo e io non lo sapevo’ (Gen. 28, 16). Viaggiatori sulla terra di Dio”. Questo il tema scelto dalla Conferenza episcopale italiana per il messaggio dedicato alla 12ª Giornata Nazionale per la Custodia del Creato, il 3 settembre prossimo, che quest’anno si celebrerà a Gubbio, ospitata dalla diocesi. Il Messaggio, redatto dai vescovi di tre Commissioni (Problemi sociali, lavoro, giustizia e pace; Ecumenismo e dialogo; Cultura e Comunicazioni sociali), parte dall’esclamazione espressiva dello stupore di Giacobbe, che nel corso di un lungo viaggio scopre la terra di Canaan come luogo di presenza del Signore.

I vescovi ricordano che, seppur radicata in un luogo, la nostra storia personale si dispiega in una varietà di tempi e di spazi e che, come molte altre religioni, il cristianesimo saprà valorizzare la pratica del pellegrinaggio, riscoprendolo in forme sempre nuove e formative. Nel testo si esorta anche ad abitare la terra come viaggiatori e a far crescere un turismo autenticamente sostenibile, capace cioè di contribuire alla cura della casa comune e della sua bellezza.

La Giornata per la custodia del creato è un’iniziativa voluta dalla Conferenza Episcopale Italiana in sintonia con le altre comunità ecclesiali europee che consiste in una giornata annuale dedicata a riaffermare l’importanza, anche per la fede, dell’ambientalismo con tutte le sue implicazioni etniche e sociali. La ricorrenza ufficiale è il 1º Settembre, ma alle singole diocesi viene lasciata l’iniziativa di sviluppare attività locali lungo tutto il mese.

GUBBIO. PRESENTAZIONE DEL VOLUME “SACRO FEMMINILE IN UMBRIA”

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E’ stato presentato presso la Chiesa di Santa Maria dei Laici detta dei Bianchi, a Gubbio, il volume “Sacro femminile in Umbria”, questo il titolo del libro del blogger perugino, Francesco La Rosa. L’iniziativa voluta e promossa dal Polo Museale Diocesano e dall’Associazione Culturale la Medusa, riprende una tematica già cara al circuito diocesano museale, infatti è di qualche anno fa l’iniziativa dell’Associazione MEU-Musei Ecclesiastici Umbri, che sviluppava proprio la tematica del sacro femminile in arte attraverso incontri, dibattiti e mostre, iniziativa a cui il Museo Diocesano eugubino a partecipato con importanti iniziative sul territorio.

«L’idea di rendere omaggio all’universo femminile ¬ afferma Francesco La Rosa – è fortemente legata al territorio umbro ed è nata circa un anno fa in Valnerina. Questa terra, martoriata dal terremoto del 20 ottobre scorso, io l’ho sempre amata ed è la culla del mondo occidentale. Adesso, l’obiettivo di tutti è il rilancio del paesaggio. Deve ripartire, scrollandosi di dosso la polvere delle macerie».

Sfogliando le 120 pagine del libro, lo sguardo si perde tra il verde del paesaggio, mentre l’occhio si fa catturare dagli effluvi dei campi, del fiume, delle pievi, delle case di pietra e dalle abbazie. Nelle foto, c’è ancora un ordine antico, quello prima del sisma.

«Dopo il 30 ottobre 2016 –prosegue Francesco- avevo abbandonato il progetto, perché mi piangeva il cuore a vedere la Valnerina sotto la macerie. Poi, gli amici mi hanno fatto riflettere ed io ho inserito nel libro le foto di com’era prima che la terra tremasse».

Ed è proprio sull’onda di questo entusiasmo che Francesco La Rosa ha scritto ”Sacro femminile in Umbria”, che non si limita solo a parlare di sante. Il libro, realizzato con la collaborazione di Mariella Cutrona e Francesca Gaia Minore, con la partecipazione al progetto editoriale di Enrico Bellani e Franco Valentini, prende in esame la storia delle mistiche ed è un viaggio tra le pieghe di un patrimonio unico e affascinante.

GUBBIO. SVELATA LA MALATTIA CHE PROVOCO’ MORTE SANT’UBALDO

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Dopo più di 800 anni ha un nome, la terribile malattia che portò alla morte tra atroci sofferenze Ubaldo Baldassini, vescovo e santo patrono di Gubbio. Le bolle che gli hanno lentamente ustionato la pelle, esponendo le carni sottostanti, sono state provocate da una patologia autoimmune della cute, il pemfigoide bolloso, che favorendo la disidratazione del corpo ha paradossalmente aiutato la conservazione della mummia, ospitata nella basilica di Gubbio che porta il nome del santo. A indicarlo è uno studio pubblicato su Journal of European Academy of Dermatology and Venereology da un’equipe di medici italiani coordinata dal dermatologo Giuseppe Cianchini e dall’anestesista Mauro Pierotti.

“I sintomi della malattia sono descritti dettagliatamente nelle due biografie del santo”, spiega il chirurgo estetico Davide Lazzeri, da tempo impegnato nello studio della medicina nell’arte e nei personaggi storici.