FRANCESCANI UMBRIA: LE TRE “FAMIGLIE” IN UDIENZA DA PAPA FRANCESCO

0ff

“La minorità si vive prima di tutto nella relazione con i fratelli che il Signore ci ha donato”. Lo ha spiegato il Papa alle famiglie francescane, ricevute oggi in udienza. Come? “Evitando qualsiasi comportamento di superiorità”, ha ammonito Francesco: “Questo vuol dire sradicare i giudizi facili sugli altri e il parlare male dei fratelli alle loro spalle; rigettare la tentazione di usare l’autorità per sottomettere gli altri; evitare di ‘far pagare’ i favori che facciamo agli altri mentre quelli degli altri a noi li consideriamo dovuti; allontanare da noi l’ira e il turbamento per il peccato del fratello”.

“Si vive la minorità come espressione della povertà che avete professato – ha spiegato il Papa – quando si coltiva uno spirito di non appropriazione nelle relazioni; quando si valorizza il positivo che c’è nell’altro, come dono che viene dal Signore; quando, specialmente i ministri, esercitano il servizio dell’autorità con misericordia”.

“Senza misericordia non c’è né fraternità né minorità”, il monito di Francesco: “La necessità di esprimere la vostra fraternità in Cristo fa sì che le vostre relazioni interpersonali seguano il dinamismo della carità, per cui, mentre la giustizia vi porterà a riconoscere i diritti di ciascuno, la carità trascende questi diritti e vi chiama alla comunione fraterna; perché non sono i diritti che voi amate, ma i fratelli, che dovete accogliere con rispetto, comprensione e misericordia”. Al riguardo il Papa ha ribadito: “Non sono i diritti che voi amate, ma i fratelli, che dovete accogliere con rispetto, comprensione e misericordia. I fratelli sono l’importante, non le strutture”.

“La vita di Francesco è stata segnata dall’incontro con Dio povero, presente in mezzo a noi in Gesù di Nazareth: una presenza umile e nascosta che il Poverello adora e contempla nell’Incarnazione, nella Croce e nell’Eucaristia” – ha spiegato il Papa. “Una delle immagini evangeliche che più impressionò Francesco è quella della lavanda dei piedi ai discepoli nell’Ultima Cena”, ha proseguito, definendo la minorità francescana un “luogo di incontro e di comunione con Dio; luogo di incontro e di comunione con i fratelli e con tutti gli uomini e le donne; luogo di incontro e di comunione con il creato”.

In san Francesco, ha ricordato, “la minorità, pur non mancando di motivazioni ascetiche e sociali, nasce dalla contemplazione dell’incarnazione del Figlio di Dio e la riassume nell’immagine del farsi piccolo, come un seme. È la stessa logica del ‘farsi povero da ricco che era’. La logica della ‘spogliazione’, che Francesco attuò alla lettera quando si spogliò, fino alla nudità, di tutti i beni terreni, per donarsi interamente a Dio e ai fratelli”.

“La minorità caratterizza in modo speciale la vostra relazione con Dio”, ha detto il Papa ai presenti: “Per san Francesco l’uomo non ha nulla di suo se non il proprio peccato, e vale quanto vale davanti a Dio e nulla più. Per questo la vostra relazione con lui dev’essere quella di un bambino: umile e confidente e, come quella del pubblicano del Vangelo, consapevole del suo peccato. E attenzione all’orgoglio spirituale, all’orgoglio farisaico: è la peggiore delle mondanità”.

Altra caratteristica della spiritualità francescana “è quella di essere una spiritualità di restituzione a Dio”: “Tutto il bene che c’è in noi o che noi possiamo fare è dono di colui che per san Francesco era il bene, e tutto va restituito all’altissimo, onnipotente e buon Signore. Lo facciamo attraverso la lode, lo facciamo quando viviamo secondo la logica evangelica del dono, che ci porta a uscire da noi stessi per incontrare gli altri e accoglierli nella nostra vita”.

“La minorità va anche vissuta in relazione a tutti gli uomini e le donne con cui vi incontrate nel vostro andare per il mondo, evitando con la massima cura ogni atteggiamento di superiorità che vi possa allontanare dagli altri”. È la raccomandazione del Papa. “San Francesco – ha ricordato – esprime chiaramente questa istanza nei due capitoli della Regola non bollata dove mette in rapporto la scelta di non appropriarsi di nulla con l’accoglienza benevola di ogni persona fino alla condivisione della vita con i più disprezzati, con quelli che sono considerati veramente i minori dalla società”.

I frati, inoltre, “devono essere lieti quando vivono tra persone di poco conto e disprezzate, tra poveri e deboli, tra infermi e lebbrosi, e tra i mendicanti lungo la strada”. Di qui la necessità di chiedersi: “Dove stiamo? Con chi stiamo? Con chi siamo in relazione? Chi sono i nostri preferiti? E, dato che la minorità interpella non solo la fraternità ma ciascuno dei suoi componenti, è opportuno che ognuno faccia l’esame di coscienza sul proprio stile di vita; sulle spese, sul vestire, su quello che considera necessario”. “E, per favore, quando fate qualche attività per i più piccoli”, gli esclusi e gli ultimi, non fatelo mai da un piedistallo di superiorità”, ha sottolineato il Papa: “Pensate piuttosto che tutto quello che fate per loro è un modo di restituire ciò che gratuitamente avete ricevuto”. “Aprite i vostri cuori e abbracciate i lebbrosi del nostro tempo, e, dopo aver preso coscienza della misericordia che il Signore vi ha usato, usate con essi misericordia, come la usò il vostro padre san Francesco”, l’invito di Francesco, che ha raccomandato ai francescani di prendersi cura anche degli “immigrati che cercano una vita degna” e di “tutti quelli che vivono nelle periferie esistenziali, privati di dignità e anche della luce del Vangelo”, così come degli ammalati e degli infermi.

Entrare in “dialogo con tutto il creato”, “superando qualunque calcolo economico o romanticismo irrazionale”. È la consegna finale del Papa alle famiglie francescane. Per il Santo di Assisi, ha ricordato Francesco, “il creato era come uno splendido libro nel quale Dio ci parla e ci trasmette qualcosa della sua bellezza. La creazione è come una sorella, con la quale condividiamo l’esistenza, e come una madre bella che ci accoglie tra le sue braccia”. “Oggi questa sorella e madre si ribella perché si sente maltrattata”, le parole del Papa: “Davanti al deteriorarsi globale dell’ambiente, vi chiedo che come figli del Poverello entriate in dialogo con tutto il creato, prestandogli la vostra voce per lodare il Creatore, e, come faceva san Francesco, abbiate per esso una particolare cura, superando qualunque calcolo economico o romanticismo irrazionale. Collaborate con varie iniziative alla cura della casa comune, ricordando sempre la stretta relazione che c’è tra i poveri e la fragilità del pianeta, tra economia, sviluppo, cura del creato e opzione per i poveri”.

 

ASSISI. CONVEGNO DI FORMAZIONE SUL “SOVVENIRE”

026

Capire le modalità e i benefici derivanti dalla destinazione dell’8xmille o delle donazioni liberali. Rivolgendosi sia ai parroci che ai cittadini che vogliono fare un’offerta alla Chiesa cattolica il convegno dal titolo: “Formazione diocesana sul sovvenire” che si terrà venerdì 24 novembre, dalle 18,30 alla Domus Pacis di Santa Maria degli Angeli, “vuole aiutare un vasto pubblico a conoscere, comprendere e decidere. Un incontro rivolto a tutti e in particolare a sacerdoti, religiosi e religiose, membri dei consigli pastorali e degli affari economici, aggregazioni laicali, commercialisti e fedeli per richiamare la loro attenzione su un argomento di fondamentale importanza che merita di essere diffuso e comunicato al fine di sensibilizzarne il valore”, si legge in un comunicato della diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino.

“Invito tutti a partecipare a questo interessante appuntamento – rende noto l’incaricato diocesano per il Sovvenire, Eduardo D’Amico – in quanto è necessario conoscere gli aspetti del sostegno economico alla chiesa cattolica, per darne visibilità e spiegarne altresì la normativa di riferimento. L’incontro è volto a presentare questo servizio ecclesiale a coloro che non lo conoscono e, al tempo stesso, consentire un approfondimento per coloro che ne conoscono solo qualche aspetto, ma anche a rendere noto, nel rispetto della trasparenza, a quali scopi la Chiesa destina i fondi ricevuti”.

Come da programma, dopo i saluti di Edoardo D’Amico che aprirà i lavori, interverranno il vescovo di Assisi–Nocera Umbra–Gualdo Tadino, mons. Domenico Sorrentino, il vescovo delegato dalla Ceu per il sovvenire, mons. Mario Ceccobelli, il delegato nazionale della Cei, Paolo Cortellessa, che terrà la relazione esplicativa. La seconda parte sarà aperta al dibattito e alle domande del pubblico.

Per informazioni: www.sovvenire.it

ASSISI. IL GIARDINO DEI GIUSTI NEL NETWORK INTERNAZIONALE DI GARIWO

0as

Il giardino dei Giusti di Assisi è entrato a far parte del network di Gariwo, la foresta dei Giusti, fondata da Gabriele Nissim per attualizzare il concetto di Giusto di Yad Vashem ai nostri giorni. “Uno strumento moderno, al passo con i tempi – si legge in una nota della diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino – per mettere in sinergia le diverse realtà ed esperienze ormai diffuse in diverse parti del mondo”.

“Attraverso la partecipazione della ideatrice del Museo della memoria, Marina Rosati, alla convention internazionale che si è tenuta nei giorni scorsi a Milano – prosegue la nota – anche Assisi è nel network che vuole mettere in evidenza storie, eventi, situazioni proprie di ciascun Giardino secondo un percorso di valorizzazione del bene”.

Durante l’incontro “sono state messe in evidenze le tante tragedie del nostro tempo. Se la Shoah è stato un crimine contro il popolo ebraico, l’eccidio degli armeni, la persecuzione in Rwanda, il fenomeno terroristico sono altrettante tragedie che l’umanità non può dimenticare”.

Tra le testimonianze, quella di Hamady ben Abdesslem, giusto contro il terrorismo, che nel 2015 ha salvato la vita a un gruppo di italiani nel corso dell’attentato al Bardo di Tunisi e quella di Françoise Kankindi, presidente dell’onlus Bene Rwanda che ha raccontato l’eccidio perpetrato nei confronti dei tutsi e come si sta ricostruendo il Paese. L’accademica Anna Foa ha invece sottolineato “il preoccupante innalzamento dal basso del livello di odio e razzismo”.

ASSISI. LE NIPOTI DI GINO BARTALI IN VISITA DAL VESCOVO SORRENTINO

0bar

Le nipoti di Gino Bartali, figlie di Andrea scomparso nel giugno scorso, hanno fatto visita al vescovo di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino monsignor Domenico Sorrentino. “Si è trattato di un incontro molto cordiale nel ricordo del nonno – ha sottolineato il prelato – e del bene che seppe fare in favore di tante persone perseguitate“.

In particolare Gioia e Stella hanno messo in evidenza la sua profonda fede e riservatezza, meno note ma non meno importanti rispetto alla fama sportiva, che lo hanno portato a salvare centinaia di ebrei negli anni ’43-’44. Il ciclista fiorentino entrò così in contatto con l’organizzazione clandestina di Assisi che faceva capo al vescovo Nicolini, che Bartali conosceva già prima della seconda guerra mondiale. A questo proposito le figlie di Andrea Bartali hanno fatto presente al vescovo Sorrentino il desiderio di portare in Assisi la cappellina di famiglia dove il nonno si ritirava in preghiera. Un desiderio avvalorato proprio dalla storia che lega il ciclista toscano alla città di Assisi dove peraltro è già attivo il Museo della memoria 1943-1944.

ASSISI. AL VIA LA CAMPAGNA “SCEGLI DI NON MORIRE MAI”

0DON

Il lascito o testamento solidale è una forma moderna di dono con cui il singolo pensa al domani della collettività, un gesto gratuito e incondizionato nei confronti di persone in difficoltà anche dopo la morte. Per sensibilizzare l’opinione pubblica e i media sull’importanza del lascito come strumento che permette di dare continuità all’attività dell’Istituto Serafico di Assisi per un numero sempre maggiore di persone con grandi disabilità, il centro specializzato nella riabilitazione di diverse forme di disabilità lancia la campagna di informazione e sensibilizzazione “Scegli di non morire mai”, patrocinata dal Consiglio nazionale del notariato e presentata nel corso della tavola rotonda “Un lascito nel testamento: il futuro del verbo donare”, un momento di confronto per conoscere più da vicino le potenzialità di uno strumento ancora poco conosciuto dai nostri connazionali a cui hanno preso parte, tra gli altri, anche il vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, mons. Domenico Sorrentino, il notaio Marco Carbonari e lo psichiatra Sandro Elisei.

“Il lascito solidale è un dono nel testamento che ci permette di garantire continuità, anche quando noi non ci saremo più, alle tante attività che quotidianamente portiamo avanti per oltre un centinaio di persone con grandi disabilità di cui ci prendiamo cura – ha dichiarato Francesca Di Maolo, presidente dell’Istituto Serafico di Assisi, presente all’incontro –. C’è bisogno di far comprendere agli italiani il vero valore del lascito solidale affinché sempre più persone continuino ad avvicinarsi a questa forma di donazione straordinaria”.

Nel corso dell’evento, infatti, si è discusso non solo delle potenzialità del lascito solidale, straordinario strumento di donazione, ma si è parlato anche di dono, delle sue tante forme e interpretazioni. La religione cattolica, ad esempio, riconosce il dono come un atto materiale e, allo stesso tempo, spirituale perché arricchisce l’anima sia del donatore che del ricevente. E’ il caso dei Re Magi che, con le loro offerte, rappresentano lo scambio perfetto: da una parte, il ringraziamento dell’umanità per la venuta in terra di Gesù e, dall’altra, l’accettazione di Dio per il legame stretto con l’uomo.

“Il dono è la parola chiave che accompagna tutta la nostra vita, è quella parte di noi che viene offerta agli altri e che ci consente di intrecciare legami e relazioni, che racconta la nostra identità e la nostra capacità di amare e di stare al mondo. Il dono, quando è espressione di condivisione, amicizia e fraternità è sempre una via di felicità per noi e per gli altri” ha aggiunto il presidente del Serafico di Assisi Di Maolo.

ASSISI. CONVEGNO REGIONALE CATECHISTICO

0as

“Oggi, più che in passato, la catechesi non può essere anonima, ma deve interessarsi dei volti di coloro a cui è diretta: per questo è essenziale che la catechesi sia animata da un carattere familiare, caldo, mansueto, vicino alla vita della gente e senza la paura di andare, quando è necessario, contro corrente”. Lo ha detto il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, aprendo ieri, ad Assisi, il convegno regionale per la catechesi e l’evangelizzazione “La gioia di far incontrare Gesù”, promosso dalla Conferenza episcopale umbra, in collaborazione con gli Uffici catechistici delle otto diocesi umbre. All’incontro erano presenti circa 500 catechisti, tra cui molti giovani.

“Voi catechisti siete i servitori della gioia del Vangelo, testimoni e portatori della gioia di un messaggio che dinanzi alle ingiustizie e cattiverie del mondo sia pronto ad annunciare la vittoria dell’amore sull’odio”, ha aggiunto il cardinale. “È la gioia del Vangelo – ha sottolineato – che riempie il cuore e la vita dei cristiani ed è anche la fonte dell’entusiasmo che proviamo nella nostra missione catechistica ed evangelizzatrice. La gioia del Vangelo apre orizzonti di speranza nelle situazioni più faticose e critiche della esistenza quotidiana; è ancora essa ad essere quella fiducia stabile che ci permette uno stile di annuncio cristiano, capace di mettersi in ascolto dell’altro”.

“Il catechista svolge un servizio alla Chiesa, racconta con la sua esistenza l’incontro che ha avuto con il Signore”. Lo ha sottolineato ieri mons. Renato Boccardo, arcivescovo di Spoleto-Norcia e presidente della Conferenza episcopale umbra, durante il convegno regionale per la catechesi e l’evangelizzazione.

Durante l’omelia della celebrazione eucaristica, che l’arcivescovo ha presieduto al Teatro Lyrick, mons. Boccardo ha aggiunto che “il servizio della catechesi è un incontro di fede vissuto in prima persona nella concretezza e nel realismo del mondo contemporaneo, abitando il tempo presente con un’attenzione alle realtà in continuo divenire nelle comunità ecclesiali e nella società”.

Secondo Boccardo, “da questo incontro nasce anche il dinamismo e la fantasia di cui il catechista è ricco, inventando modalità concrete per raccontare la gioia del Vangelo, animato dalla passione che lo ha catturato e che ha trasformato la vita, per trasmetterla agli altri e diventare così messaggeri gioiosi di questo incontro da diffondere e condividere”.

 

ASSISI. RICORDO DEL VENERABILE DON ANTONIO PENNACCHI

0AS

“Per Assisi, città tutta un tesoro, ci sono delle perle nascoste ancora da scoprire. E una di queste è il venerabile don Antonio Pennacchi”. Lo ha detto il vescovo della diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino, monsignor Domenico Sorrentino, durante i saluti di apertura all’incontro tenutosi in occasione del 169esimo anniversario della morte del sacerdote originario di Bettona di cui si è parlato giovedì 9 novembre nella chiesa di san Pietro dove lo stesso è sepolto. Il vescovo Sorrentino dopo aver parlato dell’interruzione che la causa di beatificazione ha subito per lunghi anni e annunciato che è stata riattivata ha aggiunto: “Il fatto che ci sia un sacerdote diocesano che ha i tratti della santità arricchisce la nostra chiesa. Tutti siamo chiamati alla santità – ha proseguito –. La nostra vocazione cristiana è chiamata a farci diventare santi. La prima cosa che dobbiamo fare guardando la vita dei santi è sentirci stimolati a diventare tali. La santità è una perla al di là del tempo. La causa di beatificazione è un cammino di chiesa poggiato sul principio che tutti siamo chiamati alla santità. È necessario – ha concluso – che si venga a pregare in questa tomba, che il popolo di Dio venga qui come quel popolo che lo ha ascoltato”.

In tanti hanno partecipato all’incontro introdotto da monsignor Vittorio Peri che è stato membro della commissione di carattere informativo della causa di beatificazione, il quale ha spiegato come l’iter per la stessa sia ripreso per iniziativa del vescovo Sorrentino. “È una figura – ha detto monsignor Peri – che noi assisani dobbiamo conoscere perché esemplare per molti aspetti”. Monsignor Peri ha poi presentato il Coro di San Pietro che ha eseguito i canti mariani cari al “prete dell’Angelus” e  introdotto la ricca relazione di padre Luigi Marioli, francescano conventuale che ha illustrato i punti salienti della figura del venerabile Pennacchi. “Inizio con un profilo biografico e ascetico di questo prete – ha detto padre Marioli – che è vissuto in un periodo turbolento di innovazione ed eradicazione della religione. Fu maestro di grammatica superiore latina, predicatore, sacerdote zelantissimo nell’esercizio del ministero pastorale. Oggetto speciale del suo ministero – ha aggiunto – furono i poveri, i giovani e gli ammalati con i quali si intratteneva giovialmente. Promosse quotidianamente la recita duplice della preghiera dell’Angelus e fu chiamato il ‘prete dell’Angelus’. Tra gli elementi emergenti della sua spiritualità c’è anche la profonda devozione eucaristica”. Padre Marioli ha poi parlato delle virtù, penitenza, estasi, elevazioni, bilocazione, spirito di profezia, attribuibili al Pennacchi.

Al termine dell’incontro monsignor Orlando Gori, postulatore della causa di beatificazione, ha riferito dei molti aneddoti che dimostrano la sua potenza di intercessione presso Dio. “La cosiddetta ‘posizio’ che riassume le testimonianze – ha detto monsignor Gori – contiene innumerevoli episodi riguardanti miracoli, profezie e guarigioni compiuti dal venerabile don Antonio Pennacchi”.

Rimane ben viva specie tra i sacerdoti, la fama di santità del venerabile servo di Dio, la cui figura suscita ai nostri giorni un rinnovato interesse anche fra i laici. Nato a Bettona nel 1782, a 18 anni si trasferì ad Assisi per continuare gli studi filosofici e teologici. Fu ordinato sacerdote il 22 marzo 1806 dal vescovo Francesco Maria Giampé. Il fondamento della sua spiritualità sarà il mistero dell’Annunciazione e dell’Incarnazione del Figlio di Dio e per tutta la sua vita sarà l’apostolo dei nomi di Gesù e Maria. Da qui nascerà il suo amore alla povertà, alla preghiera, all’umiltà e penitenza sull’esempio di san Francesco. Il suo campo di lavoro fu l’assistenza e la formazione di ragazzi e giovani e l’amore, l’aiuto a poveri e malati, con i quali divideva il suo stipendio di insegnante.

La causa di beatificazione, aperta nel 1905, per contingenze storiche e inadempienze diocesane non ebbe seguito e solo nel giugno del 2016 è stata riavviata con un decreto del vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, mons. Domenico Sorrentino, proprio perché don Antonio Pennacchi venga elevato agli onori degli altari.

ASSISI. CONVEGNO ECUMENICO NAZIONALE DELLA CEI

0AS

“Nel nome di Colui che ci riconcilia tutti in un solo corpo (cfr. Ef 2,16)” è il convegno ecumenico che si terrà ad Assisi alla Domus Pacis dal 20 al 22 novembre promosso dall’ufficio nazionale per l’Ecumenismo e il dialogo.

Il Convegno prende lo spunto ideale dal quinto centenario della Riforma del XVI secolo e si prefigge di interrogarsi su cosa può significare “riforma” nel contesto storico attuale. Il programma è frutto di un bel lavoro di riflessione e di confronto comune da parte dei rappresentanti delle varie Chiese, in collaborazione con l’Arcidiocesi Ortodossa di Italia e Malta del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, la Chiesa Apostolica Armena, la Diocesi di Roma del Patriarcato Copto Ortodosso, la Chiesa d’Inghilterra, la Diocesi Ortodossa Romena d’Italia, la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia.

PAPA FRANCESCO NOMINA IL CARD. VALLINI LEGATO PER BASILICHE ASSISI

0CAV

Il Papa ha nominato Legato Pontificio per le Basiliche di San Francesco e di Santa Maria degli Angeli in Assisi il card. Agostino Vallini, che fino allo scorso giugno è stato suo vicario per Roma.

“Sono un appassionato del santo di Assisi” – ha affermato il cardinale Agostino Vallini -. Come vicario generale di Sua Santità per la diocesi di Roma ogni giorno avevo davanti a me l’immagine di san Francesco a Roma. Non solo nel mio ministero pastorale la sua figura mi ha accompagnato, ma anche – ed è questo il primo ricordo che affiora nel cuore del neo Legato Pontificio – quando nel 1948, a 8 anni, andai per la prima volta in pellegrinaggio ad Assisi con mia mamma”.

“Le famiglie francescane dei Frati Minori Conventuali della Basilica di San Francesco di Assisi e dei Frati Minori della Basilica della Porziuncola in Santa Maria degli Angeli con i rispettivi custodi, Padre Mauro Gambetti e Padre Giuseppe Renda, si rallegrano – in una nota – per la nomina”. “Viviamo questo momento di gioia – affermano i custodi – con le parole di san Francesco: ‘Obbedienza e riverenza al Signor Papa Innocenzo e ai suoi successori'”.

“Come vescovi dell’Umbria ringraziamo Papa Francesco”: così – in un comunicato – mons. Renato Boccardo, presidente della Conferenza episcopale umbra. “Nel porgere al card. Vallini un cordiale benvenuto, gli assicuriamo fin da ora – prosegue – il sostegno della preghiera e della fraterna collaborazione”.

Una nomina accolta «con gratitudine dal vescovo di Assisi, Nocera e Gualdo Tadino Domenico Sorrentino: «Il precedente Legato, il compianto cardinale Nicora, con il suo stile sobrio e signorile, ha accompagnato il consolidarsi del nuovo corso. Non ho dubbi che altrettanto farà Agostino Vallini, che porta in questo compito la sua lunga esperienza di pastore zelante, di teologo e di giurista. A lui mi lega una salda amicizia. Conosco la sua saggezza e amabilità. Sono sicuro di trovare in lui un aiuto prezioso per questa Chiesa, che ha dato i natali a San Francesco e rimane profondamente segnata dal suo carisma: una Chiesa che si sta rinnovando nel solco tracciato dal recente Sinodo diocesano, e sta camminando in fraterna armonia, tra tutte le sue componenti, tra le quali spicca quella dei figli di Francesco».

Il legato è in pratica un inviato del Papa, suo stabile rappresentante presso le Chiese locali, presso le autorità statali o presso istituzioni ecclesiastiche. È chiamato nunzio apostolico quando viene ufficialmente accreditato presso un governo statale. Quando è inviato presso le Chiese particolari, il suo compito è di informare la Santa Sede delle condizioni delle chiese locali e di assistere il vescovo e la conferenza episcopale del luogo, nel rispetto delle loro potestà.

ASSISI. SPETTACOLO “A TE GRIDO, SIGNORE MIA ROCCIA”

0as

Uno spettacolo di solidarietà, ma anche un momento di preghiera. È l’iniziativa che la pastorale giovanile della diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino ha organizzato per domenica 26 novembre. L’appuntamento sarà, alle 18, al teatro Lyrik di Santa Maria degli Angeli, ad Assisi. Nove artisti, introdotti sul palco dalla giornalista Safiria Leccese, ispirandosi al salmo 28 di Davide “A te grido, Signore mia roccia”, metteranno il loro talento al servizio di chi ha sofferto a causa del terremoto dell’agosto dello scorso anno nel Centro Italia. Un momento di comunione e condivisione in musica, che culminerà con l’adorazione eucaristica. Sul palco la band vicentina “The Sun”, Debora Vezzani, fra’ Alessandro Brustenghi, suor Graciela, Marco Mammoli, Giuseppe Bruno (Eight), Vigno, Marì e del Corogiovani diocesano. Tutti uniti per vivere insieme un momento intenso di comunione e carità.

L’ingresso è gratuito, ma necessita di prenotazione obbligatoria presso il sito http://giovani.diocesiassisi.it/