GIORNATA PER LA VITA 2018: IL MESSAGGIO DEI VESCOVI ITALIANI

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“’L’amore dà sempre vita’: quest’affermazione di papa Francesco, che apre il capitolo quinto dell’Amoris laetitia, ci introduce nella celebrazione della Giornata della Vita 2018, incentrata sul tema ‘Il Vangelo della vita, gioia per il mondo’”, questa l’apertura del Messaggio del Consiglio episcopale permanente della Cei per la 40ª Giornata nazionale per la vita che si celebra il 4 febbraio 2018.

Al centro della riflessione dei vescovi italiani è “la Parola di Dio, consegnata a noi nelle Sacre Scritture, unica via per trovare il senso della vita, frutto dell’Amore e generatrice di gioia”, una gioia “che il Vangelo della vita può testimoniare al mondo, è dono di Dio e compito affidato all’uomo; dono di Dio in quanto legato alla stessa rivelazione cristiana, compito poiché ne richiede la responsabilità”.

“La novità della vita e la gioia che essa genera – scrivono nel Messaggio – sono possibili solo grazie all’agire divino. È suo dono e, come tale, oggetto di richiesta nella preghiera dei discepoli”. La grazia della gioia è “il frutto di una vita vissuta nella consapevolezza di essere figli che si consegnano con fiducia e si lasciano ‘formare’ dall’amore di Dio Padre, che insegna a far festa e rallegrarsi per il ritorno di chi era perduto”.

CITTA’ DI CASTELLO. NUOVO ANNO ACCADEMICO DELLA SCUOLA DIOCESANA DI FORMAZIONE TEOLOGICA

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Prenderanno avvio domani, martedì 21 novembre, gli incontri della Scuola Diocesana di Formazione Teologica “Cesare Pagani”, che, proseguendo un’attività avviata nel 1975, propone degli itinerari di formazione per adulti desiderosi di prendersi cura della fede. Quest’anno l’impianto è stato completamente rivisto e reso più snello: anziché i tre anni cicli previsti in precedenza vi sarà un tema annuale (nuovo di anno in anno), presentato attraverso alcune discipline teologiche (Morale Sociale, Sacra Scrittura, Liturgia, Catechetica, Spiritualità).

La scuola si rivolge a chiunque sia desideroso di approfondire la propria fede. Le novità introdotte sono frutto dell’esigenza di considerare un orizzonte di riferimento diverso rispetto al passato, scegliendo di praticare una metodologia attenta a persona, società, ambiente, con puntuale riferimento alla dimensione pastorale.

“Prendersi cura della fede” è il titolo dell’itinerario di formazione dell’anno pastorale 2017-18 che affronterà il rapporto Chiesa-umanità dal Concilio Vaticano II allaEvangelii gaudium .

Le lezioni si svolgeranno sempre al piano terra del Seminario vescovile in un nuovo salone attrezzato per tale scopo, di martedì con inizio alle ore 21 fino alle 22.15 circa. La novità più rilevante è la suddivisione del corso annuale in tre segmenti relativi ad argomenti diversi e con relatori diversi, al termine dei quali si svolgerà un incontro/ laboratorio.

Con inizio il 21 novembre prossimo e nei successivi martedì 28, 5 e 12 dicembre si parlerà di morale sociale con suor Roberta Vinerba e Marco Fiorucci, in particolare il tema affrontato sarà “Dalla Gaudium et spes all’Evangelii gaudium ”. Il secondo segmento di lezioni riguarderà la Sacra Scrittura sul tema “La Bibbia dalla Dei Verbum alla Evangelii gaudium – Il Sinodo dei vescovi sui giovani” con relatori padre Giulio Michelini e Nicola Testamigna nei giorni 16, 23, 30 gennaio e 6 febbraio.

L’ultimo segmento, Liturgia e catechetica, si svolgerà il 20 e 27 febbraio con don Paolo Martinelli sul tema “Dalla Sacrasanctum Concilium all’Evangelii gaudium ”. Il 6 marzo don Samuele Biondini parlerà de “La gioia dell’annuncio ecclesiale” mentre il 13 marzo don Francesco Mariucci affronterà il tema “Essere catechisti e conversione pastorale”. Ultimo appuntamento il 20 marzo per un incontro/laboratorio.

Per informazioni ci si può rivolgere presso la Libreria “Sacro Cuore” in Piazza Gabriotti a Città di Castello.

TERNI. CELEBRAZIONI PER LA GIORNATA MONDIALE DEI POVERI

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La prima giornata mondiale del Poveri, indetta da Papa Francesco a conclusione del Giubileo della Misericordia, è stata celebrata nelle parrocchie della Diocesi con la preghiera e l’invito ad una maggiore sensibilizzazione, a volgere lo sguardo sui poveri, cercando in loro Gesù povero ed umile che chiede di tendere una mano per aiutarlo, con un sorriso, con una carezza o con un aiuto concreto.

Il vescovo Giuseppe Piemontese ha presieduto la celebrazione nella chiesa di San Giovanni Bosco a Campomaggiore. Nell’oratorio parrocchiale è seguito un pranzo con cibo di varie etnie in agape fraterna con circa ottanta immigrati dello Sprar ed Emergenza Sbarchi che sono accolti nelle strutture cittadine.

“Oggi ci viene detto di prestare attenzione ai poveri – ha ricordato il vescovo -, quelli che non hanno nulla, che sono in difficoltà, ai poveri di ogni genere, come Gesù che è venuto a predicare il Vangelo ai poveri. Il papa nel suo messaggio ricorda che ogni uomo che “ha nel suo volto l’immagine di Dio sia amato, onorato e sostenuto. I poveri non sono destinatari di buona pratiche di volontariato o di gesti estemporanei, ma è necessario che ne tocchiamo il corpo piagato per incontrare Gesù, quando incontriamo i poveri incontriamo Gesù”. Siamo chiamati ad incontrare e tendere la mano ai poveri, abbracciarli per far sentire l’amore che spezza il cerchio della solitudine.
Noi abbiamo tante paure che ci impediscono di mettere in pratica queste parole. I santi ci possono aiutare perchè con il loro esempio hanno abbracciato i poveri servendoli nella consapevolezza di servire Gesù. Dobbiamo liberarci dalle paure ad allargare il cuore, andare incontro a Gesù con amore e disponibilità. La povertà si esprime in tante maniera non solo nella privazione dei beni di prima necessità: sono poveri quelli che non hanno la libertà, non possono accedere all’istruzione, chi non ha casa, chi vive nel Terzo mondo, in schiavitù. Abbiamo bisogno di liberarci e chiedere al Signore di essere più coraggiosi, a lasciarci andare, a rischiare, a mettere a disposizione degli altri ciò che abbiamo ricevuto. Dietro gli esempi dei santi mettiamoci in cammino per sperimentare insieme la gioia della misericordia”.

Per approfondire il senso di questa Giornata è opportuno leggere il messaggio del Santo Padre dal titolo “Non amiamo a parole ma con i fatti”.

 

 

CITTA’ DI CASTELLO. IN USCITA IL LIBRO “LE VITE DEI SANTI DI CITTA’ DI CASTELLO NEL MEDIOEVO”

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Il 13 novembre scorso, in occasione della festa dei santi Florido e Amanzio, patroni della diocesi di Città di Castello, il vescovo Domenico Cancian, ha annunciato l’uscita del libro “Le vite dei santi di Città di Castello nel medioevo”, terzo volume della collana “Castellana Ecclesia” (Pliniana Editrice), promossa dall’Archivio storico diocesano nel 2015.

Lo studio, condotto da Pierluigi Licciardello raccoglie in edizione critica e in traduzione italiana tutte le fonti agiografiche e liturgiche sui santi castellani dalle origini (san Crescenziano e compagni, martirizzati attorno all’anno 303) fino agli inizi del XIV secolo (beata Margherita, morta nel 1320). Per la prima volta è così possibile disporre delle più genuine fonti della tradizione ecclesiale castellana, antica di oltre 1500 anni, dove sono raccolte vite, epigrafi, testi liturgici relativi a santi e beati inseriti nel calendario diocesano (Crescenziano e compagni martiri, Florido e Amanzio, Donnino, Margherita), a santi oggi non più oggetto di culto liturgico (Illuminato) e a personaggi di dubbia identità storica (Alberto e Brizio), perché tutti, nel tempo, hanno contribuito a sviluppare elementi significativi dell’identità ecclesiale e civile locale.

“Sin dal momento del mio arrivo a Città di Castello come vescovo – scrive mons. Cancian nella presentazione – mi ha colpito l’alto numero di uomini e donne di questa diocesi la cui santità è stata ufficialmente riconosciuta dalla Chiesa”. Dopo aver ripercorso le vicende di alcuni santi e beati della diocesi, il vescovo conclude rilevando che “anche il nostro mondo ha bisogno di questi cristiani, ‘sale della terra e luce del mondo’”.

ASSISI. AL VIA LA CAMPAGNA “SCEGLI DI NON MORIRE MAI”

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Il lascito o testamento solidale è una forma moderna di dono con cui il singolo pensa al domani della collettività, un gesto gratuito e incondizionato nei confronti di persone in difficoltà anche dopo la morte. Per sensibilizzare l’opinione pubblica e i media sull’importanza del lascito come strumento che permette di dare continuità all’attività dell’Istituto Serafico di Assisi per un numero sempre maggiore di persone con grandi disabilità, il centro specializzato nella riabilitazione di diverse forme di disabilità lancia la campagna di informazione e sensibilizzazione “Scegli di non morire mai”, patrocinata dal Consiglio nazionale del notariato e presentata nel corso della tavola rotonda “Un lascito nel testamento: il futuro del verbo donare”, un momento di confronto per conoscere più da vicino le potenzialità di uno strumento ancora poco conosciuto dai nostri connazionali a cui hanno preso parte, tra gli altri, anche il vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, mons. Domenico Sorrentino, il notaio Marco Carbonari e lo psichiatra Sandro Elisei.

“Il lascito solidale è un dono nel testamento che ci permette di garantire continuità, anche quando noi non ci saremo più, alle tante attività che quotidianamente portiamo avanti per oltre un centinaio di persone con grandi disabilità di cui ci prendiamo cura – ha dichiarato Francesca Di Maolo, presidente dell’Istituto Serafico di Assisi, presente all’incontro –. C’è bisogno di far comprendere agli italiani il vero valore del lascito solidale affinché sempre più persone continuino ad avvicinarsi a questa forma di donazione straordinaria”.

Nel corso dell’evento, infatti, si è discusso non solo delle potenzialità del lascito solidale, straordinario strumento di donazione, ma si è parlato anche di dono, delle sue tante forme e interpretazioni. La religione cattolica, ad esempio, riconosce il dono come un atto materiale e, allo stesso tempo, spirituale perché arricchisce l’anima sia del donatore che del ricevente. E’ il caso dei Re Magi che, con le loro offerte, rappresentano lo scambio perfetto: da una parte, il ringraziamento dell’umanità per la venuta in terra di Gesù e, dall’altra, l’accettazione di Dio per il legame stretto con l’uomo.

“Il dono è la parola chiave che accompagna tutta la nostra vita, è quella parte di noi che viene offerta agli altri e che ci consente di intrecciare legami e relazioni, che racconta la nostra identità e la nostra capacità di amare e di stare al mondo. Il dono, quando è espressione di condivisione, amicizia e fraternità è sempre una via di felicità per noi e per gli altri” ha aggiunto il presidente del Serafico di Assisi Di Maolo.

PERUGIA. PRESENTAZIONE DEL PROGETTO “SOSTENIAMO IL LAVORO”

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Nella sala che sarà intitolata il 13 dicembre al primo direttore della Caritas diocesana di Perugia-Città della Pieve, mons. Giacomo Rossi (1930-2017), del “Villaggio della Carità” del capoluogo umbro dove trovano momentaneamente ospitalità quindici persone (adulti e minori) di famiglie senza più un lavoro, è stato presentato alla stampa il progetto “Sosteniamo il lavoro”. Si tratta di una iniziativa della Caritas diocesana in collaborazione con gli Uffici pastorali giovanile e problemi sociali e il lavoro, co-finanziata dalla Cei attraverso l’8xmille e dalla campagna “Sosteniamo il lavoro” di donazioni liberali, in collaborazione con la Gi Group spa, una realtà multinazionale con agenzie di collocamento al lavoro in tutt’Italia e all’estero, e alcune aziende del territorio.

“Al Centro di Ascolto diocesano arrivano in media al giorno una quindicina di persone in difficoltà, spesso per mancanza di lavoro – ha sottolineato il direttore della Caritas diocesana, il diacono Giancarlo Pecetti –. Noi cerchiamo di dare loro speranza anche con il progetto ‘Sosteniamo il lavoro’ e, nel contempo, sensibilizzare la comunità e le realtà produttive a fare la loro parte per individuare sinergicamente nuove metodologie di approccio al problema sociale legato al tema del lavoro”. Anche il direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale giovanile, don Luca Delunghi, intervenendo alla conferenza stampa, ha parlato di “piccoli semi di speranza che la Chiesa, attenta all’unione tra mondo giovanile e mondo del lavoro, getta affinché poi germoglino”.

Alla presentazione del progetto è intervenuto il cardinale arcivescovo di Perugia-Città della Pieve Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, che ha parlato della necessità di “un grande piano di sviluppo dell’Italia” basato “su due elementi di cruciale importanza: la famiglia e la messa in sicurezza del territorio”. Bassetti è convinto che “bisogna avere il coraggio di investire su questi due fattori, che possono essere concretamente da traino per il mondo del lavoro e per un migliore equilibrio della società, perché la famiglia e il territorio sono due fonti grandissime di lavoro e, al tempo stesso, hanno una grande caratura morale e un immediato ritorno economico”. Il porporato ha poi ribadito la necessità di fare tutti la propria parte, ad iniziare dalla Chiesa, anche a livello locale, con “micro progetti” sostenuti dall’8xmille che siano accolti dalla comunità come esempi, stimoli a creare maggiori opportunità di lavoro. Al riguardo ha citato la positiva esperienza del Progetto Policoro.

Sono 20 le borse lavoro per giovani e adulti in cerca di occupazione messe a disposizione del progetto “Sosteniamo il lavoro” attivo nella diocesi di Perugia-Città della Pieve. Il progetto “di alto valore sociale – spiegano i promotori – si ripeterà per due anni e consiste nell’assegnazione di 20 borse lavoro da circa 550 euro netti mensili, per un periodo di tirocinio di 6 mesi, con l’auspicio che le borse lavoro possano trasformarsi in un lavoro duraturo”.

La selezione per la loro assegnazione (14 riservate a giovani e 6 ad adulti) è avvenuta nel mese di ottobre e ha riguardato 50 candidati (34 giovani e 16 adulti) individuati tra coloro che si sono rivolti alla rete Caritas. “La perdita di lavoro o il non lavoro – aggiungono i promotori del progetto – porta non soltanto ad una perdita di dignità, ma a tutta una serie di riflessi con conseguenze disastrose per la nostra società. Dall’impossibilità di formarsi una famiglia, di mettere al mondo dei figli, alla dipendenza a lungo dai genitori”. Ecco perché uno degli obiettivi del progetto è “costruire un servizio di accompagnamento all’autonomia delle persone attraverso l’attivazione di percorsi formativi professionalizzanti e/o di avvio all’impiego”. “Sosteniamo il lavoro” si avvale anche di una campagna di donazioni liberali (Iban: IT74D0570403000000000161500) che vengono raccolte dalla Fondazione di Carità San Lorenzo di Perugia (via Montemalbe, 1 – 06125 Perugia) e per informazioni più dettagliate contattare lo 075.5720970.

 

ORVIETO. PRESENTAZIONE DEL LIBRO “ANTONIO BRIGANTI DAL CLERO CITTADINO A VESCOVO DI ORVIETO”

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Venerdì 17 novembre, alle ore 16.30, presso la sala Pieri dell’episcopio di Orvieto, a cura della Commissione Cultura della Diocesi, verrà presentato il primo volume dei Quaderni del Bollettino diocesano Colligite Fragmenta, dedicato a “Antonio Briganti dal clero cittadino a vescovo di Orvieto (1841-1882)”, curato da Claudio Urbani.

L’iniziativa, sarà moderata da don Alessandro Fortunati, vicario episcopale per la Cultura, presenti il vescovo monsignor Benedetto Tuzia e il professor Mario Tosti, direttore del Dipartimento di Lettere, Lingue e Letterature dell’Università di Perugia.

Il libro ripercorre i tratti salienti della personalità e le numerose e significative attività pastorali di questo presule chiamato alla guida della diocesi orvietana nel difficile e delicato periodo attraversato dalla Chiesa subito dopo l’Unità d’Italia.

ASSISI. CONVEGNO REGIONALE CATECHISTICO

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“Oggi, più che in passato, la catechesi non può essere anonima, ma deve interessarsi dei volti di coloro a cui è diretta: per questo è essenziale che la catechesi sia animata da un carattere familiare, caldo, mansueto, vicino alla vita della gente e senza la paura di andare, quando è necessario, contro corrente”. Lo ha detto il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, aprendo ieri, ad Assisi, il convegno regionale per la catechesi e l’evangelizzazione “La gioia di far incontrare Gesù”, promosso dalla Conferenza episcopale umbra, in collaborazione con gli Uffici catechistici delle otto diocesi umbre. All’incontro erano presenti circa 500 catechisti, tra cui molti giovani.

“Voi catechisti siete i servitori della gioia del Vangelo, testimoni e portatori della gioia di un messaggio che dinanzi alle ingiustizie e cattiverie del mondo sia pronto ad annunciare la vittoria dell’amore sull’odio”, ha aggiunto il cardinale. “È la gioia del Vangelo – ha sottolineato – che riempie il cuore e la vita dei cristiani ed è anche la fonte dell’entusiasmo che proviamo nella nostra missione catechistica ed evangelizzatrice. La gioia del Vangelo apre orizzonti di speranza nelle situazioni più faticose e critiche della esistenza quotidiana; è ancora essa ad essere quella fiducia stabile che ci permette uno stile di annuncio cristiano, capace di mettersi in ascolto dell’altro”.

“Il catechista svolge un servizio alla Chiesa, racconta con la sua esistenza l’incontro che ha avuto con il Signore”. Lo ha sottolineato ieri mons. Renato Boccardo, arcivescovo di Spoleto-Norcia e presidente della Conferenza episcopale umbra, durante il convegno regionale per la catechesi e l’evangelizzazione.

Durante l’omelia della celebrazione eucaristica, che l’arcivescovo ha presieduto al Teatro Lyrick, mons. Boccardo ha aggiunto che “il servizio della catechesi è un incontro di fede vissuto in prima persona nella concretezza e nel realismo del mondo contemporaneo, abitando il tempo presente con un’attenzione alle realtà in continuo divenire nelle comunità ecclesiali e nella società”.

Secondo Boccardo, “da questo incontro nasce anche il dinamismo e la fantasia di cui il catechista è ricco, inventando modalità concrete per raccontare la gioia del Vangelo, animato dalla passione che lo ha catturato e che ha trasformato la vita, per trasmetterla agli altri e diventare così messaggeri gioiosi di questo incontro da diffondere e condividere”.