PERUGIA. LA CHIESA PERUGINO-PIEVESE HA UN NUOVO VESCOVO AUSILIARE

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L’Archidiocesi metropolitana di Perugia-Città della Pieve ha un nuovo vescovo ausiliare, il sacerdote don Marco Salvi della Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro. L’annuncio della nomina da parte di papa Francesco è stato dato a mezzogiorno del 15 febbraio, nella Curia del capoluogo umbro, dal cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti e, in contemporanea, dalla Sala Stampa della Santa Sede e dall’arcivescovo-vescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro mons. Riccardo Fontana nella cattedrale della città aretina dove era in corso la solenne concelebrazione eucaristica della Patrona, la Madonna del Conforto. Giornata particolarmente significativa per il vescovo ausiliare eletto mons. Marco Salvi, a cui è stata assegnata la sede titolare di Termini Imerese, fino ad oggi parroco di San Bartolomeo ad Anghiari e rettore del Santuario diocesano della Madonna del Carmine. Mons. Salvi subentrerà, dopo la sua ordinazione episcopale che avverrà domenica 31 marzo nella cattedrale di Arezzo, a mons. Paolo Giulietti nominato arcivescovo di Lucca lo scorso 19 gennaio. Sul cammino di entrambi i presuli veglia l’apostolo Bartolomeo, distintosi per la sua vita missionaria, titolare delle chiese parrocchiali dove hanno svolto il loro ministero sacerdotale prima di ricevere la nomina a vescovo ausiliare di Perugia-Città della Pieve. Mons. Giulietti è stato parroco di San Bartolomeo in Ponte San Giovanni, dove attualmente è amministratore parrocchiale.

La gratitudine del cardinale

Il cardinale Gualtiero Bassetti, informato dal nunzio apostolico mons. Emil Paul Tscherrig della nomina di mons. Salvi a suo vescovo ausiliare, ha espresso gratitudine a papa Francesco, che, dopo la recente nomina di mons. Giulietti ad arcivescovo di Lucca, ha provveduto con sollecitudine ad inviare a Perugia un vescovo ausiliare in aiuto al suo ministero episcopale svolto sia a livello diocesano che al servizio della Conferenza episcopale italiana. Gratitudine è stata espressa dal cardinale anche alla Chiesa di Arezzo-Cortona-Sansepolcro e al suo Pastore, mons. Riccardo Fontana, per aver donato questo figlio alla Chiesa di Perugia-Città della Pieve. Vivi ringraziamenti sono stati espressi dallo stesso cardinale a mons. Salvi per aver accettato questa nomina, di cui ha avuto modo di apprezzare le doti umane e sacerdotali durante il suo episcopato aretino. Mons. Salvi sarà un valido aiuto nella guida della Chiesa perugino-pievese in questi anni che vedono il cardinale Bassetti sempre più impegnato a livello nazionale.

I Vescovi della Conferenza Episcopale Umbra (CEU) rivolgono un caloroso e fraterno benvenuto a mons. Marco Salvi, nominato oggi (15 febbraio 2019) da papa Francesco vescovo ausiliare di Perugia-Città della Pieve, lieti di accoglierlo come collaboratore del cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti. Mentre gli assicurano un particolare ricordo nella preghiera che invoca l’abbondanza dei doni dello Spirito Santo, gli augurano fin da ora un fecondo ministero pastorale nella nostra Regione.

Vescovo architetto

Mons. Marco Salvi è nato a Sansepolcro (Ar) il 4 aprile 1954 ed ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale il 28 maggio 1983. Ha frequentato l’Università di Firenze dove nel 1979 si è laureato in Architettura e Ingegneria civile e dal 1991 è iscritto all’Albo degli Architetti. Nel 1978 inizia il discernimento vocazionale nel Seminario di Arezzo, per poi conseguire il Baccellierato in Teologia presso il Seminario-Facoltà Teologica di Firenze. Ha svolto il suo ministero sacerdotale in diverse parrocchie dal 1983 a tutt’oggi. A San Bartolomeo di Anghiari è stato parroco per venti anni (1999-2019), ricoprendo anche l’incarico di coordinatore dell’Unità pastorale, e dal 1993 al 2005 è stato presidente dell’Istituto diocesano per il sostentamento del clero. Sensibile al mondo giovanile e alle sue istanze, don Marco ha contribuito a realizzare diverse iniziative della Pastorale giovanile nelle sue parrocchie. Attento alle nuove sfide imposte dalla società, non ha fatto mancare il sostegno della Chiesa alle famiglie in difficoltà a causa della crisi economica. Significative sono sia la sua opera per la ricostruzione di edifici sacri, nell’esercitare la professione di architetto-ingegnere, che la sua esperienza di docente di Storia dell’Arte nei Licei statali aretini; esperienza che lo ha portato a contatto con molti giovani trasmettendo loro l’arte del bello, soprattutto l’arte del sapersi costruire cristiani interiormente nella vita di tutti i giorni.

Il quarto vescovo ausiliare

Mons. Salvi approda a Perugia, città d’arte e di cultura umbra per eccellenza, come quarto vescovo ausiliare che la Chiesa diocesana ha avuto nell’ultimo mezzo secolo. Il primo è stato mons. Agostino Ferrari Toniolo (1917-2004), nipote del beato Giuseppe Toniolo, ordinato vescovo ausiliare nel 1967 e nel 1971 al servizio della Curia romana come osservatore permanente della Santa Sede presso la FAO, quindi nel Consiglio mondiale dell’alimentazione. Il secondo è stato mons. Giovanni Benedetti (1917-2017), nominato vescovo ausiliare nel 1974 e due anni più tardi vescovo di Foligno, molto amato dai folignati fino al suo ritorno alla Casa del Padre avvenuto poco dopo il compimento del centesimo anno di vita. Il terzo è mons. Paolo Giulietti, nominato vescovo ausiliare nel 2014, che, in qualità di delegato ad omnia e a nome di tutto il Clero e della comunità cristiana diocesana, dà il benvenuto fraterno al suo successore, augurandogli una fruttuosa opera evangelizzatrice-missionaria sull’esempio dell’apostolo Bartolomeo al servizio della Chiesa di Perugia-Città della Pieve e della società civile.

NORCIA. POTRA’ ESSERE VISITATO L’INTERNO DELLA BASILICA

Un'immagine delle macerie che si stanno rimuovendo dall'interno della Basilica San Benedetto di Norcia, 7 settembre 2018. ANSA/BASILIETTI

La Basilica di San Benedetto a Norcia tornerà visitabile per alcune ore anche all’interno, tra le macerie. Accadrà sabato 23 febbraio, in occasione dell’accensione della Fiaccola benedettina che apre ufficialmente gli eventi legati al patrono d’Europa.

Ad annunciarlo è stato il sindaco, Nicola Alemanno, nell’ambito della presentazione della 56/a edizione di “Nero Norcia”, manifestazione dedicata al tartufo e ai prodotti della Valnerina. “Consentiremo a chi lo vorrà – ha detto Alemanno – di tornare, anche se per breve tempo, a calpestare i marmi della navata centrale della Basilica, ovviamente nella parte già liberata dalla macerie”.

Questo sarò possibile grazie alla realizzazione di un percorso che “permetterà alle persone di entrare, in totale sicurezza, all’interno della Basilica dalla parte di dove un tempo c’era il portico” ha spiegato ancora il sindaco.

TERNI. IL VESCOVO “DIFENDE” SAN VALENTINO

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“Ognuno fa il suo mestiere. San Valentino è e continuerà ad essere patrono della nostra città e per tradizione degli innamorati, dei giovani, dell’amore e della famiglia”: così il vescovo di Terni, monsignor Giuseppe Piemontese. Il presule ha commentato con l’ANSA le parole di Matteo Salvini che sui social ha postato una foto da solo mentre guarda fuori dalla finestra e un messaggio rivolto alle donne: San Valentino è una festa da abolire.

“San Valentino – ha sottolineato ancora monsignor Piemontese – continuerà a proteggere e sostenere tutti coloro che si sono incamminati nel percorso dell’attenzione e dell’amore verso gli altri. Continueremo dunque a diffondere questa devozione nel mondo. Tutti quelli che lo vogliono sono invitati a venire a pregare e venerare San Valentino, perché l’amore cresca sempre di più in noi e negli altri”.

TERNI. FOLLA DI FEDELI NELLA BASILICA DI SAN VALENTINO

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Il 14 Febbraio Terni festeggia il patrono san Valentino, vescovo e martire e copatrono della Diocesi Terni-Narni-Amelia. Un pellegrinaggio infinito quello dei ternani nella basilica di San Valentino, iniziato di buon mattino e concluso solo in serata. Migliaia e migliaia di fedeli hanno sfilato davanti alla teca che custodisce le reliquie di San Valentino, hanno partecipato alle cerimonie religiose che si sono tenute durante la giornata.

La più importante quella delle 11,30, celebrata dal vescovo, Mons. Giuseppe Piemontese.

“Il pellegrinaggio dei ternani al colle di san Valentino: unisce ed esprime in misura variabile tradizione, fede, gioia e devozione verso il grande Santo e Padre della nostra comunità civile ed ecclesiale – ha detto il vescovo nella sua omelia.

Celebriamo la festa prolungata, iniziata domenica scorsa, del santo patrono, primo vescovo e fondatore della nostra Chiesa, tutti noi, membri della Chiesa, debitori, continuatori e testimoni dell’annuncio del vangelo.

Questa comunità, in prima fila in questa operazione di custodia e trasmissione della fede e del messaggio di san Valentino.

Vogliamo crescere nella consapevolezza di essere il popolo di Valentino – ha aggiunto Mons. Piemontese –  che accoglie la proposta di porre al centro della propria testimonianza l’amore, quello che nasce da Dio ed è fatto di sentimenti autentici, di oblatività, di generosità, di promozione della libertà, di rispetto, di servizio alle persone sane e malate, di dono anche della propria vita per favorire e salvare la vita degli altri.”

“San Valentino  – ha affermato il vescovo – torni in città a distribuire rose, benedizioni, moniti amorevoli e a guarire le ferite di cittadini, Istituzioni, partiti, associazioni civili ed ecclesiali, a sostenere i sogni e le speranze dei giovani e l’impegno di tutti al dialogo, alla pacifica convivenza civile e sociale, al gusto dell’amore e del volersi bene.”

Al termine della cerimonia religiosa il vescovo ha benedetto una nuova vetrata artistica posta nella basilica di San Valentino, realizzata su progetto e disegno degli studenti del III D indirizzo Design dei metalli dell’istituto Classico Artistico “Metelli” di Terni, guidati dalla professoressa Avenoso e dal maestro vetraio Pierluigi Penzo di Amelia. La vetrata Gli innamorati e le colombe, donata dal Lions club San Valentino di Terni, raffigura la riconciliazione di due fidanzati a cui san Valentino dona una rosa tra il volo di colombe.

La vetrata, dalle dimensioni 180 x 280 cm con un’area di 5 mq, si trova nella seconda cappella di destra che è  dedicata al Bambino di Praga. Si tratta della quinta vetrata realizzata per la basilica a cominciare dalla prima posta al centro della facciata nel 1933, su commissione dei Lions.

Il bozzetto è il risultato di un lavoro corale della classe, in cui gli studenti si sono divisi i compiti nell’esecuzione del disegno dei vari personaggi, che sono poi stati posizionati all’interno dello spazio del telaio della vetrata. I colori sono stati scelti dagli studenti che hanno potuto assistere alla preparazione degli stessi con vetri di murano e sostanze appropriate.

L’esperienza costituisce un valido esempio di come l’alternanza scuola lavoro, in una scuola basata sulla creatività come il liceo artistico, offra agli studenti l’occasione per mettere alla prova le proprie capacità e per accrescere le proprie competenze.

“La collocazione di una nuova vetrata, dono dei Lions e progetto e disegno degli studenti del III D (indirizzo Design dei metalli) dell’istituto Classico Artistico “Metelli” di Terni, guidati dalla professoressa Avenoso – ha affermato Mons.Piemontese –   si pone come volontà della società civile di affidare all’arte, alla tradizione e alla storia, attraverso i simboli valentiniani rappresentati, la vita, le opere, la testimonianza e l’influsso esercitato del vescovo Valentino al progresso e al bene della società, della nostra città, della Chiesa e dell’umanità intera. Questa comunità religiosa e parrocchiale viene investita della custodia anche di questi beni e della storia e dal messaggio da essi raffigurata e narrata. Una narrazione che diventa annuncio di Gesù Cristo, del suo amore per gli uomini e le donne e della consegna della speranza a giovani, innamorati, famiglie, poveri, malati, cercatori di Dio e credenti.”

PERUGIA. AL VIA LA SECONDA EDIZIONE DEL PROGETTO “SOSTENIAMO IL LAVORO”

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«La cosa più bella dei volontari Caritas è che hanno sempre un sorriso malgrado le loro preoccupazioni in casa, come tutti. Essere accolta, ascoltata da loro mi fa stare bene e cosa posso dire a quanti incontrano delle difficoltà nella vita? Non tentennate, fatevi aiutare dalla Caritas, ci sono persone pronte e disponibili per voi». Lo racconta una frequentatrice del “Villaggio della Carità-Sorella Provvidenza” del capoluogo umbro nel video di apertura-benvenuto al nuovo sito ufficiale della Caritas diocesana di Perugia-Città della Pieve (www.caritasperugia.it) realizzato nell’ambito del progetto “Civis Mei” (un’iniziativa finanziata dal Fondo LIRE U.N.R.R.A del Ministero dell’Interno) e recensito nell’ultimo numero di «InformaCaritas» della Caritas italiana.

Il “Villaggio della Carità” di Perugia (situato in via Montemalbe 1 – zona via Cortonese) è la sede della gran parte dei servizi offerti dalla Caritas diocesana, oltre ad ospitare la sua direzione retta dai coniugi Maria Luisa e Giancarlo Pecetti, inaugurato cinque anni fa. Attualmente ospita il Centro di Ascolto diocesano, il Consultorio medico e l’Emporio della Solidarietà “Tabgha”. Soprattutto, grazie ai suoi sei grandi appartamenti, può accogliere una dozzina di famiglie in difficoltà per complessive quaranta persone tra adulti e minori. A settimana sono più di 60 le persone che si recano al Centro di Ascolto per chiedere un aiuto e 460 famiglie vanno a fare la “spesa” all’Emporio. «La gente – racconta Mario, un volontario – ha più bisogno di ascolto che di cose. Per noi volontari è importante la persona, la persona che deve riacquistare il sorriso, la serenità».

Tra le difficoltà impellenti c’è la ricerca di un lavoro dignitoso. «Per questo abbiamo dato vita nel 2017 – evidenzia il direttore Giancarlo Pecetti – al progetto “SoSteniamo il lavoro” realizzato insieme agli Uffici diocesani di pastorale giovanile e per i problemi sociali e il lavoro, finanziato dalla Caritas italiana, attraverso i fondi dell’8xMille della Chiesa cattolica, e con le risorse a disposizione della nostra Caritas diocesana».

La seconda edizione di questo progetto (la prima ha dato a sedici persone giovani adulte una opportunità di lavoro in aziende del territorio) sarà avviata a fine febbraio con la fase della selezione delle candidature pervenute in Caritas. Candidature che devono essere accompagnate da curriculum vitae, Isee, certificato storico lavorativo e indicando uno dei quattro ambiti del progetto a cui si vuole partecipare: 1) tirocini retribuiti presso importanti aziende con sede nella provincia di Perugia; 2) corso professionale di “addetto alle macchine utensili tradizionali e a CNC”; 3) corso professionale di “addetto al rammendo e al rammaglio”; 4) corso formativo di “imprenditoria e autoimpiego”.

Le candidature devono essere fatte pervenire entro il 24 febbraio via e-mail a: info@caritasperugia.it (per quelle consegnate a mano, presso il Centro di Ascolto, entro le ore 12.00 di venerdì 22 febbraio. Per info dettagliate su come partecipare al progetto, consultare il sito: www.caritasperugia.it/progetti/

ASSISI. NASCE IL VIDEOGIORNALE DIOCESANO

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Un videogiornale a cura della diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, che si arricchisce di un nuovo strumento di informazione: si intitola “Chiesa Insieme, Famiglia Insieme”. La prima puntata, disponibile sul sito della diocesi e sui suoi canali social, è dedicata all’avvio della visita pastorale del vescovo, mons. Domenico Sorrentino, e ad altri eventi della vita diocesana, anche meno recenti, tra i quali l’apertura del “Museo della Memoria, Assisi 1943-1944” nei locali del vescovado.

L’iniziativa permetterà di raccontare i momenti più salienti e significativi della visita pastorale e anche di conoscere le attività, gli appuntamenti e i programmi che vengono svolti in diocesi. Le notizie, divulgate con cadenza settimanale, saranno illustrate brevemente e accompagnate da immagini inedite e significative dei vari momenti raccontati. Il format verrà pubblicato e condiviso sul sito della diocesi (www.diocesiassisi.it) e sui canali social tra i quali Facebook (Diocesi Assisi-Nocera-Gualdo) e Youtube (diocesidiassisi).

NORCIA. SONO TORNATE IN CITTA’ LE MONACHE BENEDETTINE

 

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Sono tornate da ieri, domenica 10 febbraio, a Norcia le monache benedettine, che dal terremoto del 30 ottobre 2016 avevano trovato accoglienza dalle consorelle di Santa Lucia, a Trevi. Le otto claustrali, guidate da madre Caterina Corona, si sono stabilite in un modulo abitativo adattato a monastero e posizionato nel giardino della struttura ex Santa Pace, sempre di proprietà delle religiose. Numerosi i fedeli che hanno partecipato alla celebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo di Spoleto-Norcia, mons. Renato Boccardo, nel centro di comunità alla Madonna delle Grazie. A far festa con le monache di Norcia sono giunte altre religiose dell’ordine fondato dal Santo patrono d’Europa: da Trevi, da Castel Ritaldi, da Fabriano, da Pontasserchio, Viboldone.

Nell’omelia mons. Boccardo ha sottolineato che “per ciascuno di noi c’è un progetto, una chiamata, quella che definiamo vocazione”. “Per tutti Dio ha un sogno e noi lo dobbiamo scoprire e impegnarci per realizzarlo. Ci sono scelte fondamentali nella vita che si fanno una sola volta e penso al matrimonio, alla vita religiosa e al sacerdozio: scelte, però, che devono essere riscoperte e riconfermate ogni giorno”, ha aggiunto il presule. Che ha incoraggiato a “ricominciare con forza”. “Qui a Norcia, dopo i terremoti del 2016, la gente sperimenta la lentezza burocratica, unita alle tante promesse deluse – ha affermato l’arcivescovo –. C’è la tentazione di dire: ‘andiamo a vivere altrove’. Invece è necessario gettare le reti a Norcia e ricominciare da qui. E il ritorno delle monache benedettine ci dice che è possibile. È un segno bello che ci fa guardare avanti con fiducia. La loro presenza di preghiera, di testimonianza di vita consacrata è una benedizione e una ricchezza per Norcia”. Quindi, l’invito ai nursini a “guardare avanti, prendere il largo, non cedere allo scoraggiamento”. “È possibile ricominciare e ricostruire il tessuto sociale e comunitario sostenendoci gli uni altri”.

Al termine della messa, la processione fino al modulo abitativo adattato a monastero, benedetto dall’arcivescovo. La badessa, madre Caterina Corona, aveva tra le mani la reliquia di Santa Scolastica portata dai monaci benedettini di Norcia. Mons. Boccardo prima di avviare la processione ha ricordato l’antica presenza delle monache benedettine e di tutte quelle religiose che negli anni hanno contribuito all’edificazione spirituale di Norcia, su tutte la madre Scolastica Fares, Serva di Dio, che a cavallo tra il ‘600 e il’700 ha riformato la comunità. Grande la commozione della gente. In tanti hanno abbracciato le monache e, a volte anche con le lacrime agli occhi, hanno detto: «Bentornate! Sia lodato il cielo!». Al termine, madre Caterina Corona ha ringraziato «le monache di Trevi che ci hanno accolto con tanto amore; l’Arcivescovo per la costante vicinanza; l’amministrazione comunale per aver permesso la costruzione di questo modulo». Poi, le parole che hanno commosso i presenti: «Siamo tornate principalmente per voi, cari concittadini nursini, per pregare per voi, per condividere con voi questo momento di precarietà».

Il modulo abitativo è così composto: camerette doppie, una stanza per gli incontri comunitari, una stanza-ufficio con tanto di WiFi, una cucina, un refettorio, una sala per accogliere gli ospiti e soprattutto la cappellina, fulcro di questo polo di spiritualità benedettina, dove è stato posizionato l’antico tabernacolo del monastero. Sulla porta d’ingresso è stato appeso questo cartello: “Pax. Monastero Benedettine di S. Antonio. Benvenuti”.

Quella delle benedettine di Norcia è una storia che risale al 1412, anno del riconoscimento della comunità monastica e che oggi, dopo un’interruzione di oltre due anni a causa del sisma, riparte, nel silenzio e nella preghiera, per “produrre” frutti preziosi di grazia e di misericordia per la Chiesa.

PERUGIA. CELEBRATA LA GIORNATA MONDIALE DEL MALATO

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In una gremita chiesa parrocchiale “Regina della Pace” del quartiere Santa Lucia di Perugia si è svolta, domenica scorsa, a livello diocesano, la XXVII Giornata mondiale del malato che Chiesa celebra oggi, 11 febbraio, solennità della Beata Vergine Maria di Lourdes. Il cardinale Gualtiero Bassetti ha presieduto la celebrazione eucaristica con diversi sacerdoti alla presenza di centinaia di fedeli tra malati, disabili, anziani, familiari, operatori socio-sanitari e volontari di associazioni e organizzazioni che prestano la loro opera in ospedali, case di cura e di riposo, strutture per persone diversamente abili e a domicilio. Il porporato, salutando tutti loro all’inizio dell’omelia, ha evidenziato che questa Giornata pone al centro «una comunità, purtroppo, sempre più vasta che richiede giorno per giorno una continua attenzione e una fraterna dedizione». La presenza di medici e di aderenti alle associazioni di volontariato «testimonia quanto nella nostra Chiesa e nella società sia sviluppato il senso di solidarietà e di aiuto al prossimo».

Riflettendo sulle letture della Parola di Dio proclamata nella messa di domenica, dedicate a «tre personaggi biblici, Isaia, Paolo e Simon Pietro», il cardinale ha parlato del «limite umano» che «constatiamo anche nella precarietà della nostra dimensione fisica, nella malattia, accompagnata da dolore, sofferenza e, molto spesso, solitudine. Il dolore della malattia non è mai totalmente condivisibile, resta racchiuso in noi, solo Dio lo conosce. La malattia ci è compagna di vita, a volte in maniera più evidente, altre volte in maniera più nascosta. La solitudine ingigantisce il senso del dolore e dal corpo lo fa entrare fin dentro l’anima, così che tutto il nostro essere “geme e soffre” nella finitezza umana. Noi cristiani, del resto, siamo ben consapevoli, che non possiamo pretendere di costruirci vie di autentica felicità facendo a meno della croce. La croce di Gesù, la nostra croce, è riassunta nell’Eucaristia, che è vita donata, pane spezzato per la vita nostra e del mondo. L’Eucaristia ci sostiene e ci ricorda il senso ultimo della sofferenza, l’immedesimazione nel Signore morto e risorto».

«Nel tempo della malattia – ha evidenziato il cardinale –, cerchiamo certo l’aiuto della medicina e della tecnica per risolvere il problema almeno sul piano fisico. Ma una cura altrettanto importante è quella della solidarietà e della vicinanza tra malato e assistente. La presenza accanto ai fratelli malati è un aiuto altrettanto efficiente come quello medico: dona fiducia e sollievo, spazza via le paure. Anche porgere un bicchiere d’acqua, non è solo un gesto che disseta, ma che ridona vita. Com’è importante questo servizio verso i fratelli malati, anziani e sofferenti. Quanto è importante che esso sia un dono gratuito tra persone che si riconoscono fratelli. A questa vasta realtà della solidarietà umana è dedicato il messaggio di papa Francesco per la Giornata mondiale del malato 2019, dal titolo eloquente: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Mt 10,8). “La gratuità umana – ricorda il Papa – è il lievito dell’azione dei volontari che tanta importanza hanno nel settore socio-sanitario e che vivono in modo eloquente la spiritualità del Buon Samaritano…”».

Il cardinale Bassetti, avviandosi alla conclusione, ha ricordato la grande santa del nostro tempo Madre Teresa di Calcutta, rivolgendosi in particolare ai numerosi volontari presenti. «Bene si addice a tutti questi “angeli” del volontariato – ha detto il presule – quella carta d’identità che Madre Teresa aveva stilato per ogni cristiano: “Siate sempre l’espressione della bontà di Dio…”». Al riguardo ha richiamato l’attenzione sul concetto di «ospedale “etico”, come oggi si chiede», che «è fatto non solo dalle strutture, ma dal cuore di chi ci lavora. E così ogni assistenza al malato. Grazie per la vostra presenza, carissimi volontari, e per il dono gratuito della vostra vita accanto ai malati e ai sofferenti. Maria, che sostenne il Figlio Gesù nell’ora della croce, sia il modello di ogni vicinanza al dolore e ci aiuti a far nostre le sofferenze del prossimo, perché la condivisione è inizio di salvezza».

Il cardinale, al termine della messa, si è intrattenuto con alcuni disabili abbracciandoli e dandogli la benedizione, tra cui Zelinda Elmi del Centro volontari della sofferenza (Cvs), e con i collaboratori dell’Ufficio diocesano per la pastorale della salute diretto dal dottor Stefano Cusco. Quest’Ufficio promuove da sette anni, a livello di Zone pastorali, il Meeting “E io vi ristorerò… nella sofferenza la Speranza” rivolto ad anziani, malati, disabili, operatori sanitari, volontari e famiglie.

Ad aprire la celebrazione eucaristica è stata la testimonianza del diacono Luciano Cerati della Quinta Zona pastorale dell’Archidiocesi (Marsciano – Valle del Nestore), dove si è svolto lo scorso anno la sesta edizione del Meeting, che quest’anno si terrà a Perugia città (Prima Zona pastorale), domenica 2 giugno, in pieno centro storico, culminando con il grande concerto serale, sulla gradinata della cattedrale di San Lorenzo, dei sette Cori zonali dell’Archidiocesi in rappresentanza delle diverse Corali parrocchiali. «Il Meeting è stato per le nostre comunità parrocchiali – ha sottolineato il diacono Cerati – come formazione per l’avvicinarsi al mondo della sofferenza, perché tante sue sfaccettature, spesso, non le conosciamo. E’ necessario entrare il quel mondo per conoscerlo come in tutte le cose della vita. Penso che sia importante la partecipazione di tante persone, come è successo nella nostra Zona pastorale, per la riuscita del Meeting, un’esperienza che non si cancella facendoci stare più vicino a quanti soffrono non solo nel corpo, perché la depressione è una malattia come lo è la povertà economica che si porta dietro la solitudine ed altro. I parroci, soprattutto, devono essere i promotori di questo evento di formazione e di evangelizzazione». Al termine della celebrazione il cardinale Bassetti ha consegnato al vicario episcopale della Prima Zona pastorale, mons. Saulo Scarabattoli, il simbolo del 7°Meeting, lo “Stendardo”, che sarà custodito in cattedrale per un anno.

TERNI. IL PONTIFICALE PER S. VALENTINO

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“Anche oggi nella nostra città, Valentino indica e propone al vescovo, ma anche a chi è rivestito di autorità, ai governanti, l’amore per il popolo nello stile del Buon Pastore e non del mercenario, che opera solo per interesse”. Lo ha detto il vescovo di Terni-Narni-Amelia, mons. Giuseppe Piemontese, ieri, in cattedrale, nell’omelia della messa per la festa del patrono di Terni, san Valentino.

“Siamo il popolo di Valentino, che accoglie la proposta di porre al centro l’amore, quello fatto di sentimenti autentici, di oblatività, di generosità, di promozione della libertà, di rispetto, di servizio alle persone sane e malate, di dono anche della propria vita per favorire e salvare la vita degli altri”, ha aggiunto il presule. Che ha condannato “passioni sganciate dalla nobiltà dei sentimenti, amorazzi di stagione, amori imposti, possessivi, maniere violente, femminicidi”.

Facendo riferimento alla situazione della città di Terni e a un degrado” strisciante” come “una malattia in alcune parti del suo territorio e del corpo sociale, che corre il rischio di uno stato di cronicità e di assuefazione irreversibile”, il vescovo ha indicato alcune priorità e attenzioni ad alcune emergenze perché si dia vigore ad una “nuova speranza”: “Il sostegno e la cura di una cultura, già patrimonio della nostra gente, della pacifica convivenza, della solidarietà, del rispetto delle persone, della accoglienza, della integrazione civile, sociale, della partecipazione di tutti al bene comune, con il riconoscimento di diritti e doveri; la preoccupazione per un inverno demografico foriero di sterilità generalizzata e dell’avvento di una società di vecchi”.

Preoccupazione ha espresso mons. Piemontese anche per la disoccupazione, specie quella giovanile”, che “tende ad accelerare tale fenomeno perché spinge i giovani ad emigrare”. Infine, un’esortazione ai laici cristiani per un impegno “a svolgere la missione di lievito nella società, di impegno politico”. A cento anni della sua pubblicazione, il manifesto di don Sturzo, “l’appello a tutti gli uomini liberi e forti”, può essere “l’ispirazione anche per la realtà odierna”.