TERNI. CELEBRAZIONE DEL MERCOLEDÌ DELLE CENERI

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Mercoledì 6 marzo febbraio, inizio del tempo di Quaresima, periodo penitenziale verso la celebrazione della Pasqua, il vescovo mons. Giuseppe Piemontese ha presieduto la celebrazione con il rito della benedizione e imposizione delle Ceneri nella Cattedrale di Terni alle ore 18.30, con i sacerdoti e i fedeli della Comunità pastorale della Cattedrale.

Nella liturgia che caratterizza il primo giorno di Quaresima, il vescovo sparge un pizzico di cenere benedetta sul capo dei fedeli per ricordare loro la caducità della vita terrena e per spronare il fedele all’impegno penitenziale della Quaresima. Il mercoledì delle Ceneri, così come il resto della Quaresima prepara all’evento della Risurrezione attraverso la penitenza, il rinnovamento interiormente, la conversione.

“La Chiesa, in questo “tempo favorevole” ci propone e aiuta ad iniziare da capo – ricorda il vescovo nella sua lettera alla comunità diocesana per la Quaresima -. Per la società odierna, noi compresi, che tendiamo a sentirci e a comportarci come immortali, è quanto mai opportuno che la Chiesa, con il tempo liturgico della Quaresima, ci ricordi quale sia la nostra condizione, che benché indulga a manie di potenza, è impregnata di caducità e solo andando dietro Gesù Salvatore si può trovare consistenza e vita. Essa è un cammino, che partendo dal deserto delle tentazioni, e passando dal monte della trasfigurazione, conduce al monte della crocifissione e della Risurrezione”.

Di seguito l’omelia di mons. Giuseppe Piemontese:

Ricominciamo “da capo”
La nostra società conosce due modalità principali del tempo: lavoro – svago.
Lavoro che è sinonimo di fatica, generalmente costrizione, disagio… è il prezzo che si deve pagare per vivere o sopravvivere in attesa dello svago, divertimento, vacanza,
Il senso vero del lavoro e della festa purtroppo è nascosto e coperto dalla logica mondana e dalle manifestazioni amplificate e incentivate proposte dai media con la continua riproposizione e organizzazione di sagre, mascherate, carnevale, halloween, sfilate varie, vacanze invernali, pasquali, estive. Ogni occasione con i suoi riti e liturgie più o meno ripetuti e irriverenti.

Il tempo della Chiesa è tempo di Dio, per Dio, durante il quale l’uomo trova realizzazione, pienezza di vita nel senso più ampio, gioia. Un tempo che ripercorre la storia della salvezza, un tempo nel quale la comunità ed ogni singola persona si appropria della sua umanità, trasformata da Cristo e dal suo mistero di incarnazione, morte e risurrezione, disteso e trascorso nella storia.
Un tempo caratterizzato non tanto dalla allegria sguaiata, ma caratterizzato da gioia profonda, pensieri, sentimenti, memoria, attesa, compassione, pentimento, veglia, fraternità, convivialità, festa, eucarestia. Caratteristiche che si esplicitano in gesti, ritualità, canti, liturgie secolari simboliche e coinvolgenti persone e comunità, esteriorità e interiorità.

Inizia la Quaresima, con il rito delle ceneri: “Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai”.
Certamente ognuno di noi tende a sentirsi e a comportarsi come immortale e non è male che in qualche occasione ci si ricordi che la realtà non segue i nostri sogni. Ma il senso del rito celebrato in chiesa ha tutta un’altra portata.
Ritorniamo al racconto della creazione di Adamo, quando Dio prese della polvere della terra, la plasmò e con il suo soffio la rese essere vivente. Nel salmo 50 si dice che Dio gradisce un cuore contrito. Il termine contrito, dal latino conterere, (stritolare, consumare spiaccicati, triturati.) allude proprio a questo rendere polvere il cuore. Quando ci sentiamo afflitti, quando subiamo un’offesa o un’ingiustizia, quando subiamo una prova, senza ribellarci o adirarci, è come se il nostro cuore venisse pestato fino ad essere ridotto in polvere. È reso polvere quando non ha più diritti da avanzare, da rivendicare. Allora, come polvere della terra, Dio lo può plasmare di nuovo e il nostro cuore rinasce come essere nuovo, capace di sentimenti nuovi, più umani e divini allo stesso tempo.
È il senso appunto della penitenza quaresimale: riconsegnare il nostro cuore a Dio perché possa essere di nuovo modellato da Lui; lasciandoci plasmare dalla Parola, ascoltata nella preghiera, da una vita sobria, da relazioni rinnovate da Cristo con la grazia della sua passione, morte e risurrezione.
E’ il senso del cammino quaresimale, che inizia oggi e colma il nostro cuore di gioia e di speranza per la rinnovata vittoria di Cristo e nostra con Cristo sul peccato e sui tentacoli della morte.
La liturgia segna il cammino della conversione personale e comunitaria, quotidianamente; soprattutto la domenica lasciamoci ammaestrare per essere forti nella lotta quotidiana contro il peccato e il male.
Le armi per vincere sono quelle della tradizione, richiamate da Papa Francesco nel suo massaggio per la quaresima 2019:
“La Quaresima chiama i cristiani a incarnare più intensamente e concretamente il mistero pasquale nella loro vita personale, familiare e sociale, in particolare attraverso il digiuno, la preghiera e l’elemosina. Digiunare, cioè imparare a cambiare il nostro atteggiamento verso gli altri e le creature: dalla tentazione di “divorare” tutto per saziare la nostra ingordigia, alla capacità di soffrire per amore, che può colmare il vuoto del nostro cuore. Pregare per saper rinunciare all’idolatria e all’autosufficienza del nostro io, e dichiararci bisognosi del Signore e della sua misericordia. Fare elemosina per uscire dalla stoltezza di vivere e accumulare tutto per noi stessi, nell’illusione di assicurarci un futuro che non ci appartiene”

L’attualità della quaresima di quest’anno richiama la nostra chiesa diocesana, coinvolta nella visita pastorale, ma anche nel confronto con la missione-giovani, all’accoglienza delle consegne del sinodo dei vescovi su “I giovani la fede e il discernimento vocazionale”. L’assemblea diocesana di domenica scorsa ci ha riproposto l’urgenza di prendere consapevolezza di essere Chiesa Madre nella cura e nell’accompagnamento delle giovani generazioni.

Quest’anno, in comunione con le Diocesi dell’Umbria, vogliamo dare corpo alla sinodalità delle nostre Chiese per preparare l’Assemblea Ecclesiale di ottobre p.v. sul tema “Perché la nostra gioia sia piena. L’annuncio di Gesù Cristo nella terra umbra”. In un tempo di scristianizzazione e di indifferenza vogliamo lasciarci afferrare da Cristo, morto e risorto, per riconoscere le piaghe degli uomini contemporanei e annunciare in forma nuova il Vangelo mutuando l’entusiasmo e lo stile dei nostri santi fondatori e particolarmente dei santi Benedetto e Francesco.
Proprio in tema di missione, vogliamoaccogliere l’esortazione di san Paolo, nella seconda lettura, ad essere collaboratori di Dio, collaboratori al mistero della riconciliazione perché gli uomini possano fare esperienza dell’amore di Dio, della riconciliazione, testimoniata da noi, nel tempo favorevole.

 

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