TERNI-NARNI-AMELIA. GLI AUGURI DEL VESCOVO ALLA COMUNITÀ DIOCESANA

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Quest’anno la visita pastorale mi ha dato l’opportunità e la gioia di incontrare le comunità cristiane nelle varie componenti: famiglie, associazioni e gruppi vari nelle parrocchie; ho stretto la mano a persone di oqnietà e condizione: bambini, giovani, adulti, anziani, sani, malati. Questi ultimi li ho visitati nelle proprie abitazioni, nella case di riposo, negli ospedali. Ho incontrato anche studenti nelle scuole, liberi professionisti, lavoratori sul luogo di lavoro o scioperanti per difendere il posto di lavoro, Istituzioni civili, giudiziarie e militari. Di tutti e di ognuno ho intuito o condiviso la propria storia, fatta di progetti, gioie, speranze, sofferenze, disagi, disoccupazione e preoccupazioni per il presente e o per il futuro.
Nei vari incontri non sono mancate persone povere, afflitte da vari gradi di precarietà e gli immigrati di ogni condizione: regolari e irregolari senza permesso di soggiorno, richiedenti asilo o giunti a noi dai corridoi umanitari; bambini inseriti nelle scuole pubbliche e minori non accompagnati. Ho incontrato urta umanità dalla provenienza globale: albanesi, rumeni,  africani, sudamericani, asiatici, bengalesi, filippini e di tante altre origini.
Una umanità mortificata dalla crisi economica, preoccupata non del futuro, ma del mese successivo, per molti di come arrivare al giorno dopo. E tuttavia ho incontrato tante persone animate dalla speranza e dalla voglia di resistere e lottare.
A tutti ho fatto risuonare la buona notizia che Gesù, duemila anni fa, è venuto a prendere su di sé la nostra umanità, le nostre miserie e a infonderci speranza, proclamando la Pace in terra agli uomini, che sono amati da Dio. Il grande messaggio di Gesù: Dio è padre di tutti gli uomini. E per questo gli uomini sono legati dal vincolo di fratellanza, a qualunque razza, popolo e nazione appartengano. Nel Natale tale annuncio si rinnova secondo la tradizione e risuona più attuale che mai anche ai nostri giorni. L’invocazione: “Vieni Signore Gesù” diventa grido comunitario e planetario perché gli uomini riscoprano il legame di fraternità, che li unisce ed inizi un tempo di pace, di giustizia e di benessere condiviso da tutti.

Un’icona. In questo Natale l’icona preminente non è quella di Gesù che nasce nella grotta, ma quella della Santa Famiglia di Maria, Giuseppe e il bambino Gesù in cerca di un rifugio, nella città di Betlemme e infine esule e profuga in Egitto.
Se vogliamo vivere un Natale vero, cristiano occorre che cambi il nostro cuore e ciascuno si apra a sentimenti e opere di compassione, umanità, accoglienza-e condivisione.

Quest’anno il “presepe vivente”, in molte parti d’Italia, non sarà una sacra “rappresentazione”, ma una drammatizzazione dal vivo perché le varie leggi e ordinanze che si vanno promulgando, se nelle intenzioni vogliono infondere sicurezza nelle nostre comunità, di fatto mettono sulla strada e abbandonano a se stessi e tra mille difficoltà, immigrati e cittadini indigenti, che si aggirano nelle nostre città. E tuttavia abbiamo fiducia perché, come suggerisce la parola di Dio, “Il povero grida e il Signore lo ascolta” (sal. 34,7). Vi sono ancora tra noi molti uomini e donne di buona volontà, più di quanto non immaginiamo, che a Natale e in futuro, si faranno strumenti generosi della vicinanza e della Provvidenza di Dio.

A tutte le persone incontrate, a quelle che non ho potuto incontrare, a te che mi ascolti auguro di sperimentare la provvidenza e la tenerezza di Dio, manifestata in Gesù Cristo, e di godere dei doni natalizi del benessere spirituale e materiale, della gioia e della pace.
Buon Natale e sereno anno nuovo!

+ P. Giuseppe Piemontese OFM Conv
Vescovo

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