NORCIA HA RICORDATO SCOSSA DI DUE ANNI FA

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Alle 7,41 Norcia si è fermata, raccolta in un momento di riflessione e preghiera in piazza San Benedetto, per ricordare il 30 ottobre di due anni fa quando una scossa di magnitudo 6,5 sconquassò la città, la Valnerina umbra. Ringraziando Dio non sono state versate le amare e dolorose lacrime per la perdita di una vita umana. L’immagine simbolo di questo sisma è stata la gente di Norcia, insieme ai Monaci benedettini, inginocchiata in preghiera intorno alla statua di S. Benedetto nella piazza principale della città subito dopo la violenta scossa, dinanzi alle macerie della Basilica del Santo patrono d’Europa.

Sono stati i monaci benedettini a guidare con i loro canti il raccoglimento sotto una pioggia battente. Il priore padre Benedetto Nivakoff e l’intera comunità religiosa, insieme al sindaco Nicola Alemanno, alla presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, al vicario generale della diocesi Spoleto-Norcia, mons. Luigi Piccioli (l’arcivescovo Renato Boccardo è pellegrino in Terra Santa) e alcuni cittadini che hanno voluto essere presenti al toccante momento, si sono riuniti sotto la statua del santo, al cospetto della facciata ingabbiata della Basilica.

È stato proclamato il vangelo di Matteo che racconta l’episodio della casa costruita sulla roccia: “…Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia”. «Siamo raccolti in preghiera – ha detto mons. Piccioli – per fare memoria di quanto sperimentato due anni fa: la paura, la casa rovinata o crollata. Ai tecnici, su indicazioni delle autorità preposte, spetterà il compito di far sì che si ricostruisca presto su “terreno solido”.  Alla Chiesa, invece, spetta il compito di ricostruire l’anima delle persone e avere cura che poggi su un “terreno stabile e non sabbioso”». Il Vicario Generale ha anche ricordato il passo biblico dei Libri di Esdra e Neemia, due principali personaggi della restaurazione della comunità giudaica, a partire dalla ricostruzione di Gerusalemme, dopo l’esilio babilonese. «Esdra e Neemia – ha detto il principale collaboratore di mons. Boccardo – prima di mettere mano alle opere materiali della ricostruzione, rileggono per un intero giorno la Parola di Dio, mettendo nuovamente a fuoco le motivazioni che sono alla base del loro essere popolo di Israele, ricompattando la comunità attraverso un rinnovato senso dell’amicizia e della fraternità. Prima di ricostruire le mura, quindi, si ricostituiscono come popolo, così che la nuova città sia un luogo dalla vita operosa. È l’augurio anche per la ricostruzione della nostra Valnerina: è giusto e doveroso ricostruire case, chiese, scuole, edifici della vita civica e altro, ma ciò deve andare di pari passo con la rinascita del senso comunitario».

In occasione del secondo anniversario del terremoto l’Archidiocesi ha raccolto in un volume –“Dalla stella della paura… alla stella della speranza” – articoli e foto pubblicati nel periodico cartaceo diocesano Il Risveglio News. È un modo per ripercorrere la vicinanza costante e discreta, silenziosa ma fattiva della Chiesa alle popolazioni terremotate. Si rivedono i volti di tante persone (Papa, vescovi, preti, suore, volontari giunti da ogni parte d’Italia e non solo) che hanno sostenuto le popolazioni della Valnerina a curare i cuori feriti, che hanno portato quella speranza nel domani affievolita dalle scosse sismiche e sbriciolata dalla scosse burocratiche di una ricostruzione lenta e difficile.

Nella prefazione l’arcivescovo Boccardo scrive: «La stella della speranza continua a brillare con grande splendore. La gente non si stanca di guardare avanti e continua a seminare iniziative di vita che germogliano e portano frutto. È gente che in maniera silenziosa alza lo sguardo al cielo per ricercare la stella della preghiera e si affida al Dio provvidente e misericordioso. Tra questa gente – dice mons. Boccardo – brilla però anche la stella della delusione e della frustrazione: in tanti sono venuti e hanno detto “non vi dimenticheremo, non vi lasceremo soli”, ma dopo due anni tante promosse sono risultate vane, la ricostruzione stenta a ripartire, la burocrazia ritarda ogni iniziativa e la sfiducia e la rassegnazione sono sempre in agguato. Ma c’è un’altra stella – conclude il Presule – che sembra meno luminosa e che invece risplende nella notte più oscura: è quella dell’impegno che guida il cammino di tanti che, spesso nel silenzio e nella discrezione, vogliono tessere nuovamente il tessuto sociale e restituire a questi territori una vita sicura e dignitosa e garantire ai giovani un futuro possibile e fecondo».

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