ASSISI. “LETTERA ALLA PARROCCHIA”

oratorio

Pubblichiamo il testo integrale della “lettera alla parrocchia” che, come di consueto, conclude la Settimana di aggiornamento pastorale promossa dal Cop (Centro di orientamento pastorale) ad Assisi dal 25 al 28 giugno 2018.

Carissima Parrocchia,

siamo tutti presi in questo tempo da una rinnovata attenzione ai giovani e al Sinodo che papa Francesco ha indetto per tutte le chiese del mondo; abbiamo visto l’agenda che hanno predisposto coloro che lo stanno preparando. Hanno dato voce diretta ai giovani come interlocutori primi dei vescovi di tutto il mondo. Noi ci sentiamo di caldeggiare tutte queste pressanti richieste che i giovani rivolgono ai vescovi come rivolte a te, parrocchia, che sei sempre la prima chiesa che tutti incontrano, il grembo materno in cui molti ancora nascono, e spesso ti frequentano nei loro primi anni di vita e di scuola.

Tu sei a bassa soglia, apri varchi in ogni muro, hai gli scivoli per ogni handicap, fai entrare tutti senza chiedere tessere di buon comportamento o di appartenenza a qualche club privilegiato, tu sei quotidiana, non chiudi mai per ferie, sei presente all’ordinarietà della vita di ogni giovane, conosci bene il tuo territorio, ci stai dentro per i tuoi malati, parli il linguaggio di tutti, permetti l’incontro faccia a faccia tra le persone, sai scatenare semplici e generose solidarietà della porta accanto, ti curi di chi è agli arresti domiciliari e li aiuti a ridare dignità alla loro vita… puoi svolgere ancora un ruolo rilevante nella vita dei giovani per la costruzione di sé, per il loro percorso esistenziale, per la loro fede in Dio.

Certo qualche volta sei un po’ troppo ingessata, non riesci a smuovere l’indifferenza religiosa, fai fatica a suscitare fiducia, hai da educare ancora un gruppo di persone vecchie, non tanto per l’età, cui non interessano i giovani, ma c’hai un potenziale sempre più invidiabile. Adesso che ti metti assieme ad altre parrocchie per una collaborazione indispensabile e un bel esempio di comunione tra i preti, puoi diventare più missionaria e appunto camminare con i giovani quali che essi siano, atei o miscredenti, generosi e anche menefreghisti. Non ridurti però al 118 o al 112, un centro spirituale di servizi di emergenza. L’emergenza la parrocchia la vive sempre, ma sul posto e con la gente, tra i giovani e quelli più disperati.

Il tuo volto non può scoraggiare nessuno nel dialogo che tu vuoi stabilire con loro, nei loro luoghi. Non li stai ad aspettare ma vai tu a cercarli, i tuoi giovani stessi ti danno gli indirizzi e vengono con te, perché sono già parrocchia anche loro e stai con loro per accompagnarli. Vedrai che con loro farai miracoli, basta che smetta di lamentarti di loro e voglia loro bene.

Non c’è nessuno disposto a lavorare per i giovani gratis, o li scartano o li strumentalizzano. Tu invece puoi mettere assieme tutti gli adulti che hanno a che fare con i giovani e assieme scommettere sul loro futuro. Non hai bisogno che tutti siano catechisti o uomini provati o donne sagge. Basta che si spendano per la felicità vera dei giovani e vedrai che cominceranno a cercare il Signore anche loro e lo troveranno negli stessi giovani, perché già sta nel loro cuore. A loro che si sentono delusi di tutti non basta promettere lavoro, ma cercarlo assieme. Non preoccuparti di riempire le chiese o gli oratori, ma di dare speranza e serenità a chi è solo, di offrire la bella figura di Gesù Cristo come amico e pienezza di vita, mentre lo scopre ancora più affascinante e salvatore tutta la parrocchia.

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