ASSISI. GIORNATA DI PREGHIERA PER LO YEMEN

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Una preghiera intensa e sentita per lo Yemen. È questa l’intenzione di preghiera per la pace del 27 di giugno, un appuntamento che si ripete ogni mese, voluto dal vescovo della diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, monsignor Domenico Sorrentino e portato avanti dalla Commissione diocesana per lo “Spirito di Assisi”. Oggi, mercoledì 27 giugno, l’invito rivolto a tutti, sia religiosi che laici, è di pregare nei vari momenti e nelle celebrazioni eucaristiche della giornata per le popolazioni dello Yemen colpite dalla guerra.

“Già nel mese di gennaio – precisa il vescovo – avevo chiesto di riservare un ricordo speciale al conflitto in corso nello Yemen nella preghiera mensile secondo lo ‘spirito di Assisi’. Vi avevamo fatto riferimento unendoci alla denuncia delle esportazioni di ordigni esplosivi dall’Italia verso l’Arabia Saudita, che li utilizza proprio per bombardare le città yemenite. Nell’appuntamento di preghiera del prossimo 27 giugno – prosegue -, vi chiedo di tornare a pregare per quella terra e quel popolo. Non dimentichiamo certo tanti altri punti critici del pianeta, e di mese in mese, cerchiamo di metterne a fuoco qualcuno. Ma ritorniamo questo mese sullo Yemen anche perché il conflitto che lì si svolge è  tanto cruento quanto dimenticato”.

Ricordando l’appello lanciato a tal proposito da Papa Francesco all’Angelus di domenica 17 giugno, rivolto “alla comunità internazionale perché non risparmi alcuno sforzo per portare con urgenza al tavolo dei negoziati le parti in causa ed evitare un peggioramento della già tragica situazione umanitaria”, il vescovo ricorda che “le truppe della coalizione a guida saudita hanno accerchiato la città di Hodeida che conta circa 700mila abitanti e, tra questi, 300mila bambini. In attesa che anche l’informazione e l’impegno internazionale facciano la loro parte – conclude -, noi ci rivolgiamo con fiducia al Dio della pace. Crediamo nella forza umile della preghiera, per ottenere che i cuori siano toccati e le armi si fermino almeno di fronte ai bambini”.

La crisi umanitaria causata dal conflitto è stata definita dalle Nazioni Unite “la peggior a livello globale”. La guerra che dura dal marzo del 2015 ha provocato circa 10 mila vittime. Circa due terzi della popolazione di 27 milioni di abitanti necessitano di assistenza umanitaria e almeno 8 milioni di persone soffrono la carestia.

“Lo Yemen era già il Paese più povero del Medio Oriente e del Nord Africa, prima che questo conflitto cominciasse”, spiega la ricercatrice dell’Ispi (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale) Eleonora Ardemagni. “Sul Paese gravano anche delle forti crisi a livello sanitario – afferma in conclusione Eleonora Ardemagni. Penso, per esempio, alla diffusione di malattie come il colera e la difterite che si sono diffuse con dati allarmanti, soprattutto in alcune zone della costa del Mar Rosso, proprio intorno alla città di Hodeida, dove adesso si combatte, e nel sud”.

Lo scalo navale ha una grande importanza strategica, poiché è l’unico punto di attracco per gli aiuti umanitari, destinati a una popolazione provata da oltre tre anni di guerra, aspetto sul quale si è fermata ancora la riflessione della dott.ssa Ardemagni: “Lo Yemen dipende, dal punto di vista alimentare, dalle importazioni. E il porto di Hodeida è il porto che permette allo Yemen di accedere a beni di prima necessità. Circa il 70 percento di tutto ciò che entra in Yemen – beni alimentari, medicine e aiuti umanitari – passa attraverso questo porto, che quindi è strategico”

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