SPOLETO. FESTA DI S. ANTONIO

 

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Il 13 giugno la Chiesa fa memoria di uno dei Santi più venerati al mondo, Antonio di Padova. Il francescano nato a Lisbona nel 1195 è profondamente legato alla Città di Spoleto: nella Cattedrale di Santa Maria Assunta, infatti, fu canonizzato da papa Gregorio IX il 30 maggio 1232. Tradizionalmente la Messa si teneva nella chiesa di S. Ansano. Dal terremoto del 2016, però, è chiusa a causa del terremoto e allora è stata spostata nella vicina chiesa di S. Filippo Neri, dove ha trovato collocazione anche la statua del Santo. La festa non è stata celebrata il giorno della memoria liturgica di S. Antonio, 13 giugno, ma il giorno seguente giovedì 14 giugno: l’arcivescovo Renato Boccardo e tutti i sacerdoti della Chiesa di Spoleto-Norcia erano infatti impegnati nell’annuale assemblea del clero a Roccaporena di Cascia (11-13 giugno).

Quest’anno la ricorrenza ha assunto un significato molto particolare: i Frati Minori Conventuali della Basilica di Padova, su richiesta di mons. Boccardo, hanno inviato una reliquia del Santo da custodire nell’altare a lui dedicato nel Duomo. Un piccolo, ma importante segno che suggella il gemellaggio spirituale tra Padova e Spoleto nel nome di Antonio: nella prima è vissuto gli ultimi anni, vi è morto e sepolto, nella seconda è stato elevato agli onori degli altari. La reliquia è stata posta, durante la Messa presieduta dall’Arcivescovo nella chiesa di S. Filippo, accanto alla statua di S. Antonio.

Col Presule hanno concelebrato: mons. Luigi Piccioli vicario generale e parroco di S. Gregorio e di S. Maria nella Cattedrale; don Edoardo Rossi parroco dei Santi Pietro e Paolo; padre Matteo Marcheselli dei frati minori, parroco di Monteluco; don Luis Vielman vicario parrocchiale di S. Gregorio e di S. Maria nella Cattedrale. La liturgia è stata animata nel canto dal coro parrocchiale. Numerosi i fedeli presenti.

Nell’omelia mons. Boccardo ha ricordato che «S. Antonio è stato un valente predicatore, un appassionato annunciatore della Parola di Dio, un soccorso potente per quanti erano nella prova, un fermo difensore della dottrina cristiana dalle eresie. Nel nostro piccolo anche noi oggi, in questo mondo che corre senza un percorso chiaro né tantomeno una meta, siamo chiamati ad imitare il Santo di Padova ed essere annunciatori della Parola di luce e speranza. Tutti siamo chiamati a ciò, non solo i preti, le suore e i frati, ma anche i laici. Noi cristiani, infatti, possiamo essere la bussola per questa società: e non perché siamo più bravi degli altri, ma perché depositari di quella Parola che illumina tutte le altre parole. Dobbiamo annunciare il Vangelo nella semplicità della vita quotidiana. A S. Antonio – ha concluso mons. Boccardo – chiediamo forza, coraggio e fantasia per riempire le nostre giornate di perdono e di solidarietà».

Nelle preghiere dei fedeli il pensiero dell’Arcivescovo è andato a quanti «saranno chiamati dalla volontà popolare a governare la Città di Spoleto (in chiesa c’erano esponenti di tutti gli schieramenti, ndr): chiediamo al Signore di concedere loro quello spirito di servizio, quella libertà e quel disinteresse fondamentali per la costruzione del bene comune, avendo a cuore in modo particolare le sofferenze e i bisogni delle persone».

Al termine della Messa è stata avviata la processione verso la Basilica Cattedrale (S. Filippo, Corso Mazzini, Via del Mercato, Piazza del Mercato, Via Palazzo dei Duchi, Via Saffi, Via dell’Arringo, Duomo) per la sistemazione della reliquia di S. Antonio nell’altare a lui dedicato (navata sinistra, terzo dal fondo). Prima di congedare i fedeli l’Arcivescovo ha ringraziato i Frati Minori Conventuali di Padova per la reliquia ed ha invitato tutti a recitare la preghiera al Santo.

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