SPOLETO-NORCIA. INTERVISTA DEL SIR A MONS. BOCCARDO

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“Per le zone della Valnerina, e in particolare per i tre Comuni segnati dal sisma, Norcia, Preci e Cascia, la Passione coincide con la lotta quotidiana per riprendere una vita sicura, dignitosa e, dunque, recuperare occupazione e ristabilire l’organizzazione sociale. La passione oggi per queste zone consiste nel resistere per ritrovare una vita normale”. È quanto afferma mons. Renato Boccardo, arcivescovo di Spoleto-Norcia, in un’intervista al Sir.

Ad un anno e mezzo dal sisma che ha sconvolto il Centro Italia, mons. Boccardo rileva che “Passione, qui, vuol dire un lavoro che non si trova, un’impresa che tarda a ripartire, una casa che non si vede”. “Al di là delle macerie fatte di pietre, di muri crollati, il terremoto – osserva – ha provocato anche tante ferite nelle relazioni sociali creando disgregazione. Molte persone sono partite, si sono allontanate”.

A tutto ciò si aggiunge un altro problema: “Qualche giorno fa alcune persone mi dicevano che sta facendo più danni la burocrazia che il terremoto. Il sisma in pochi secondi distrugge, ma poi in un modo e nell’altro finisce. La burocrazia invece si sviluppa nel tempo creando rabbia, delusione e frustrazione da parte di coloro che da troppo tempo aspettano risposte concrete”.

L’arcivescovo sottolinea quello che “forse è l’aspetto positivo del sisma: la gente della Valnerina non si è sentita sola”. Secondo Boccardo, la “grande gara di solidarietà morale e concreta che ha visto tanti attori in gioco, associazioni, singoli, gruppi, istituzioni oggi resta come patrimonio di umanità del popolo italiano”.

Dopo aver ricordato che “il Signore non manda il terremoto per punire ma gli eventi della natura fanno il loro corso”, l’arcivescovo si augura che “che la Resurrezione del Signore porti a tutti e, in particolare, alle famiglie di qui che devono continuare la loro Via Crucis, la gioia e la pace del cuore per andare avanti con forza e speranza”.

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