PERUGIA. UNA MESSA IN MEMORIA DELL’ARCIVESCOVO PAGANI

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Perugia ricorda monsignor Cesare Pagani, presidente Ceu e arcivescovo dal 1976 fino al 1988, a 30 anni dalla sua morte.

Fin da giovane seminarista (fu ordinato sacerdote dal beato card. Alfredo Ildefonso Schuster a 23 anni, il 3 giugno 1944), Pagani coltivò la passione di evangelizzare il mondo del lavoro; non a caso troviamo nel suo stemma episcopale la “ruota dentata”, simbolo dell’attività lavorativa (uno dei tre elementi caratterizzanti l’emblema della Repubblica Italiana). Il sociale ed il mondo del lavoro, l’impegno dei laici a livello culturale e politico ed i giovani, sono stati al centro dell’attenzione pastorale di mons. Pagani che ha trovato costante ispirazione nei documenti del Concilio Vaticano II. Monsignor Pagani fu molto vicino al mondo del lavoro ma anche a quello dei giovani, costituendo a Perugia la Consulta diocesana giovanile.

Sarà ricordato dalla diocesi di Perugia-Città della Pieve con una celebrazione eucaristica, lunedì 12 marzo. A presiederla, alle 18, sarà il vescovo ausiliare, mons. Paolo Giulietti, nella cattedrale di San Lorenzo, nella cui “cripta dei vescovi defunti” riposa il corpo di mons. Pagani. Il presule è stato il primo pastore della Chiesa di Perugia e Città della Pieve unite per decreto nel 1986. Sempre in quell’anno si tenne la visita apostolica di papa Giovanni Paolo II alla città di Perugia. Sotto il suo episcopato sono nate le prime opere-segno della Caritas diocesana.

“Mons. Pagani era anche molto impegnato nel seguire le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata”, si legge in una nota della diocesi. Suo seminarista è stato il vescovo ausiliare mons. Giulietti: “È vissuto in un periodo storico segnato dalla faticosa recezione dell’ecclesiologia del Vaticano II, che mons. Pagani ha inteso attuare con il suo modo di ‘fare il vescovo’: molti ha conquistato e molti altri ha messo in crisi – ricorda l’ausiliare -. Aveva una visione nuova di Chiesa, caratterizzata dal senso forte della diocesi, dalla dignità e dal ruolo del laicato, dal primato della Parola, dall’ansia per l’evangelizzazione, nel confronto aperto e serrato con la civiltà contemporanea. È stato un vescovo che si è fatto ‘modello del gregge’ sulla via del rinnovamento conciliare: in questo è stato per molti un vero padre nella fede”.

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