PERUGIA. GLI INTERVENTI DI FINE/INIZIO ANNO DEL CARD. BASSETTI

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“Solennità della Santa Famiglia di Nazareth”
“L’agonia della famiglia è l’agonia del cristianesimo. Solo se viene salvata la famiglia la società e la Chiesa potranno sopravvivere. La famiglia deve tornare ad essere il luogo in cui ogni persona impara a dare e ricevere amore”. Ne è convinto il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei. Durante l’omelia della celebrazione eucaristica di domenica 31 dicembre, solennità della Santa Famiglia di Nazareth, nella chiesa parrocchiale di San Sisto in Perugia, Bassetti ha osservato: “Purtroppo nella nostra società si vanno diffondendo tante concezioni equivoche sull’uomo, sulla libertà, sul matrimonio, sull’amore umano, sulla sessualità. Sono purtroppo idee e progetti lontani dalla volontà di Dio”.

Il presidente della Cei ha richiamato i dati Istat secondo i quali “il matrimonio non piace: aumentano i non sposati e divorziati; in Europa si registra un milione di divorzi all’anno e il nostro è diventato il Paese delle culle vuote. Come pastore e responsabile Cei – ha proseguito – mi domando: è davvero così difficile seguire i principi della famiglia, come la Parola di Dio e la Chiesa ci propongono?”.

Tornando alla liturgia domenicale, il cardinale ha contemplato “la Santa famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe, perché essa – ha evidenziato – è il modello di ogni famiglia cristiana” dove “nel nascondimento del lavoro quotidiano, nella preghiera, nella fede, nella comprensione reciproca, nelle gioie, nelle preoccupazioni di ogni giorno si costruisce efficacemente la Chiesa”.

“Te Deum”
“Se si fermano le famiglie, si ferma il motore sociale del Paese. Anzi, si ferma il cuore pulsante del Paese”. Lo ha detto il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, durante la celebrazione eucaristica con il canto del “Te Deum” in cattedrale, il 31 dicembre. Richiamando i dati sulla povertà in Italia, il porporato ha sottolineato che colpisce in particolare le famiglie. “Secondo le ultime rilevazioni, le persone che vengono considerate in povertà assoluta sono circa 4,7 milioni: con un forte aumento rispetto al 2007. Ma questa povertà assoluta ha maggiore incidenza soprattutto tra le famiglie con figli. Sono addirittura più di un milione e mezzo le famiglie che vivono in condizioni di povertà assoluta, con un aumento di ben il 97% rispetto a dieci anni fa – ha sottolineato -. Questo dato deve far riflettere tutti: istituzioni civili, religiose e soprattutto politiche”. Da qui l’appello del cardinale: “È urgente e doveroso aiutare, curare e sostenere, in ogni modo possibile, le famiglie italiane. Lo dico nell’interesse di tutti. Perché nelle famiglie risiede la struttura portante della nostra società e si pongono le basi del futuro dell’Italia”.

Nelle parole del cardinale, anche l’attenzione per “le popolazioni colpite dal terremoto sia nell’Italia centrale che a Ischia” e per “ciò che avviene in tanti Paesi delle sponde del Mediterraneo e in tante zone del mondo, dove oppressione e miseria soffocano ancora tanti fratelli”. “In particolare, non possiamo dimenticare un dramma dei nostri tempi, che purtroppo ha poca risonanza pubblica: la persecuzione contro i cristiani. Oggi, sono più di 200 milioni gli uomini e le donne che in tutto il mondo soffrono a causa della propria fede in Cristo”.

Saluto per il nuovo anno ai fedeli della Diocesi
“Alla città di Perugia, per questo nuovo anno, vorrei lasciare in dono tre verbi su cui fare discernimento: sciupare, amare, fare”. Lo ha scritto il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, nel saluto per il nuovo anno ai fedeli della Diocesi. Il primo riferimento è al verbo “sciupare”, utilizzato da Papa Francesco al “Te Deum”. Il cardinale ha invitato alla riflessione sul “tempo prezioso sciupato in famiglia o sui luoghi di lavoro, nelle comunità ecclesiali o nelle istituzioni civili”, sulle “risorse che abbiamo sciupato dimenticandoci di tutti coloro che stanno nella sofferenza e nella miseria” e, infine, sui “luoghi che abbiamo rovinato con la nostra noncuranza e il nostro egoismo”.

Il secondo verbo è amare. “Non indica una relazione sentimentale, ma una relazione di donazione totale di Dio con i suoi figli – ha aggiunto -. Amare significa, dunque, accogliere Gesù nella propria vita ed entrare profondamente nella dimensione della Croce: ovvero dare la propria vita per gli altri. Amare vuol dire anche servire e prendersi cura di chi ti sta vicino”.

Infine, il terzo verbo: fare. “Il cristianesimo è prima di tutto un fatto concreto, avvenuto nella storia e che continua a ripetersi quotidianamente, che non può essere rinchiuso all’interno di norme morali o aspirazioni ideali. Alle parole devono seguire i fatti, perché così ha amato Gesù. L’auspicio per questo 2018, dunque, è che sempre più i fatti concreti seguano parole”.

Tre quelli indicati, in particolare, dal cardinale: prendersi cura dei poveri “senza alcuna distinzione culturale”; prendersi cura delle famiglie con figli; prendersi cura della “nostra amata città di Perugia con onestà e spirito di servizio”.

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