PERUGIA. INTITOLAZIONE DELLA SALA RIUNIONI DEL “VILLAGGIO DELLA CARITA'” A MONS. ROSSI

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Quest’anno lo scambio degli auguri natalizi, in programma per il 13 dicembre tra i volontari e gli operatori dell’Emporio “Tabgha” e del “Villaggio della Carità”, sede della Caritas diocesana di Perugia-Città della Pieve (via Montemalbe 1 – zona via Cortonese), sono stati caratterizzati da un incontro culminato con l’intitolazione della sala riunioni del “Villaggio della Carità” a mons. Giacomo Rossi (1930-2017), fondatore e primo direttore della Caritas perugina, ritornato alla Casa del Padre lo scorso 23 giugno dopo una lunga malattia.

“Don Giacomo Rossi è stato il padre della carità nella nostra diocesi, comprendendo la grande innovazione del Concilio Vaticano II e di Papa Paolo VI, perché noi la Caritas la dobbiamo al beato Paolo VI e al Concilio”. Così l’arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, il card. Gualtiero Bassetti, si è espresso durante l’incontro-intitolazione della sala riunione del “Villaggio della Carità”.

“Nella Chiesa – ha proseguito – si è sempre vissuta la carità, ma non con la chiarezza di concetti come sono stati elaborati da Paolo VI e dal Concilio. Si è sempre fatta l’elemosina, ma quello che deve essere l’annuncio della carità, che va fatto come l’annuncio della fede e della liturgia, l’ha detto chiaramente il Concilio Vaticano II”. Secondo il cardinale, “don Giacomo ha avuto il grande merito di portare questa innovazione nella nostra comunità diocesana, ad esempio con l’attivazione del centro di ascolto diocesano. Come si fa a ‘diagnosticare’ i bisogni delle persone se non ascoltarle e informarsi sulla loro vita e se non ci si china su di loro come il Samaritano? Sarebbe come un medico che ti dà per telefono le medicine senza visitarti”.

Il card. Bassetti, rivolgendosi ai volontari presenti, ha evidenziato che “il volontariato non è un darsi da fare per qualcosa, ma è una vocazione, è l’unica cosa della vita cristiana che ha continuità; è la nostra stessa vita che deve essere caratterizzata dai colori del volontariato”. “Come presidente della Cei – ha confidato – sono chiamato a firmare tantissimi progetti; quelli che firmo più volentieri, però, sono quelli che riguardano il sostegno ad opere di carità”. Il cardinale ha concluso ricordando la pedagogia della carità lasciata in eredità da don Rossi: “Prima dei mezzi e dei soldi vengono i volti”.

“Con lui – ricorda Liguori – demmo vita a ‘Notizie Caritas’ (inserto redazionale del settimanale La Voce), il foglio periodico di collegamento della ‘rete’ Caritas diocesana e regionale, e realizzammo una trasmissione radiofonica quotidiana in onda su Umbria Radio, che oggi si chiama ‘Gocce di Carità’, che anni fa ottenne dei premi speciali della Giunta regionale dell’Umbria per il miglior programma radiofonico di comunicazione sociale”.

Mons. Rossi, oltre ad aver fondato la Caritas diocesana e dato vita a diversi servizi di valenza anche sociale, si prodigò ad attivare a Perugia, a partire dal 1989, un servizio di ascolto e di accoglienza per studenti immigrati, poi divenuto il Centro di ascolto diocesano. Nei suoi venticinque anni di direttore della Caritas diocesana (1976-2001) portò avanti numerosi progetti a favore degli “ultimi”: disabili e malati senza alcuna assistenza, detenuti e detenute, persone in gravi condizioni di disagio e di emarginazione, giovani e svantaggiati in cerca di lavoro, dando vita a diverse opere segno, cooperative sociali e contribuendo alla nascita dell’Associazione perugina di volontariato (Apv) e all’opera del Centro volontari della sofferenza (Cvs).

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