PERUGIA. INAUGURATO IL PRESEPE DELLE LOGGE DI BRACCIO

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“Quest’anno abbiamo voluto fare il presepe estremamente povero e Gesù Bambino non ha nemmeno la capanna, perché è il segno della nostra povertà. Siamo tutti poveri, peccatori e anche se crediamo di essere qualcuno, siamo tutti bisognosi di perdono e della misericordia di Dio”. Così il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, ha commentato l’allestimento del tradizionale presepe nelle Logge di Braccio adiacente alla cattedrale di San Lorenzo di Perugia.

Il presepe è stato inaugurato e benedetto dallo stesso Bassetti nel pomeriggio di ieri, domenica 10 dicembre. Al momento inaugurale erano presenti anche il sindaco di Perugia, Andrea Romizi, un nutrito gruppo di fedeli tra cui alcuni giovani teologi dell’Università Lateranense in visita a Perugia e i cantori di Comunione e Liberazione che hanno animato con canti natalizi l’inaugurazione del presepe realizzato da alcuni ragazzi dell’Operazione Mato Grosso.

L’arcivescovo nella sua riflessione ha ricordato quando incontrò Madre Teresa di Calcutta: “Le chiesi chi fosse il povero del nostro tempo, ma lei non rispose menzionando né una categoria sociologica né moralistica, disse semplicemente: ‘Tutti siamo poveri perché dobbiamo morire’”. “Siamo tutti dei mendicanti di ‘Luce’ – ha evidenziato il cardinale – e la ‘Luce’ viene dal Natale, che è più soffusa rispetto a quella della Resurrezione che illumina con intensità ogni uomo che viene in questo mondo”.

“Ci prepariamo a vivere il Natale – ha rilevato Bassetti – con tutta questa povertà del presepe, che esprime tante povertà, come quella del terremoto che ha colpito ampie zone del Lazio, delle Marche, dell’Umbria e l’Isola di Ischia, che ho visitato recentemente”. “Quanta povertà, quante persone con un lavoro precario o senza lavoro, quanti poveri vivono sulla strada… Questo presepe è il segno di tutte le nostre povertà materiali, spirituali e morali”. “Che davvero la ‘Luce’ di Betlemme possa illuminare ogni uomo e ogni donna di buona volontà, perché Gesù è venuto tra noi per questo”.

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