PERUGIA. CONVEGNO “GIOVANI E IL LAVORO CHE (NON) C’E'”

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La Chiesa diocesana di Perugia-Città della Pieve, da sempre attenta e sensibile al mondo giovanile alle prese con non facili problemi come quello occupazionale, attraverso i suoi ambiti pastorali di riferimento, si occupa spesso dell’importante rapporto “giovani e lavoro” promuovendo eventi di conoscenza, riflessione e dibattito per contribuire a tenere viva l’attenzione su questo delicato problema e offrire opportunità risolutive, coinvolgendo istituzioni civili e realtà socio-culturali e produttive.

Ultimo evento realizzato è il convegno dal titolo: “Giovani e il lavoro che (non) c’è”, promosso dal “Progetto Policoro” diocesano in collaborazione con la Pastorale giovanile e Confcooperative Umbria e con il patrocinio della Regione Umbria e del Comune di Perugia.

“I giovani sono combattuti tra la fluttuazione dell’io, perché sono dispersi e poi vivono in un mondo scettico, e il desiderio di manifestare le proprie prerogative che si possono riassumere nella parola entusiasmo”. Lo ha detto Dario Eugenio Nicoli, docente di sociologia all’Università Cattolica di Brescia, intervenendo al convegno su “Giovani e il lavoro che (non) c’è”, svoltosi oggi a Perugia e arricchito da non poche testimonianze di giovani che hanno dato vita a realtà produttive di tipo cooperativo, avvalendosi del supporto del “Progetto Policoro” diocesano perugino-pievese e di Confcooperative Umbria, che, insieme all’Ufficio diocesano di pastorale giovanile hanno promosso l’iniziativa.

“Solo che sono bloccati per la mancanza di riferimenti, soprattutto di adulti, che possano essere per loro delle guide, e anche dal fatto che nel rapporto con il lavoro, i vecchi canali di inserimento non funzionavano più e occorre costruire dei canali più sensibili”, ha proseguito il relatore. Ai lavori, conclusi da Maurizio Drezzadore, consulente del Ministero del Lavoro, ha partecipato anche Mauro Magatti, docente di sociologia all’Università Cattolica di  Milano, che soffermandosi sul tema della “fuga” dei giovani, in cerca di lavoro, dal nostro Paese, ha affermato: “C’è una generazione, quella dei nostri figli, che rischia di stare in panchina e di dover andare all’estero. C’è bisogno di costruire un patto tra le istituzioni, le generazioni più avanti negli anni, le imprese, il territorio, perché il patrimonio che abbiamo non sia bloccato ma si trovi in modo di rimetterlo in gioco. Questo riguarda tutti noi, che dobbiamo trovare il modo che la nostra eredità non siano solo debiti e problemi”.

“Siamo tutti liberi di emigrare dal nostro Paese, ma questo non può avvenire per disperazione”: lo ha detto il presidente della Cei, Gualtiero Bassetti, intervenendo al convegno.
“L’Italia, che ha bisogno di nuove energie morali, ha bisogno di tutti noi – ha sottolineato Bassetti – ma particolarmente di voi giovani, delle vostre antenne che ci spingono a guardare lontano, dei vostri talenti a cui noi, generazione adulta, dobbiamo dare chance e speranza”. “Altrimenti – ha continuato – la fila di giovani che lasceranno l’Italia continuerà ad aumentare e i dati recentemente pubblicati dalla Fondazione Migrantes della Cei sono eloquenti e lasciano una profonda inquietudine”. “Carissimi giovani, ci attende una grande missione – ha aggiunto – quella di essere una presenza viva, autorevole e concreta, per tante attese che cogliamo nella povera gente e per il bene delle nostre famiglie e per il futuro dell’Italia”.

«Questo “Progetto” – spiega Francesca Ragnacci, referente diocesana del “Policoro” – è un’iniziativa della Cei avviata nel 1995 e prende il nome della cittadina lucana dove mosse i suoi primi passi grazie alla sinergia tra gli Uffici nazionali Cei per i Problemi sociali e i lavoro e di Pastorale giovanile e la Caritas italiana. Il “Progetto Policoro” si prefigge l’obiettivo di arrivare ai giovani parlando di lavoro attraverso il Vangelo: promuovere la centralità della persona umana, il bene comune, la sussidiarietà, la cooperazione e la solidarietà. Sono principi che verranno ribaditi nel nostro convegno, che punta a infondere nei giovani la speranza della possibilità di un lavoro eticamente valido».

«Il “Progetto Policoro” non dà lavoro – precisa Francesca Ragnacci –, favorisce la creazione di realtà con sbocchi occupazionali come le cooperative. Nell’Archidiocesi di Perugia-Città della Pieve il “Policoro” ha favorito la nascita di due realtà cooperative dando opportunità di lavoro a una ventina di persone, tra cui alcuni soggetti svantaggiati».

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