BENEDETTO XVI HA RICEVUTO IN UDIENZA IL PONTIFICIO SEMINARIO REGIONALE UMBRO “PIO XI”

27 gennaio 2012

Alle ore 12 di giovedì 26 gennaio 2012, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, Papa Benedetto XVI ha ricevuto in udienza i seminaristi e i superiori del Pontificio seminario regionale umbro “Pio XI” di Assisi, del Pontificio seminario regionale “San Pio X” di Catanzaro e del Pontificio seminario campano interregionale di Napoli, in occasione del centenario della loro fondazione. Dall’Umbria, insieme ai superiori e ai quaranta seminaristi, sei dei quali dell’anno propedeutico, c’erano gli arcivescovi e vescovi delle otto diocesi.

Mons. Nazzareno Marconi, rettore del Seminario “Pio XI” di Assisi, con queste parole ha commentato l’udienza del Santo Padre: «pur nella limitatezza del tempo dell’incontro, il Papa è stato molto accogliente con tutti i seminaristi e i loro superiori e formatori ed ha salutato singolarmente ognuno dei vescovi presenti. I nostri presuli hanno donato al Santo Padre la medaglia della Ceu raffigurante i Santi Benedetto da Norcia e Francesco d’Assisi. Il Seminario regionale, invece, gli ha fatto dono di una casula realizzata da un artigiano di Assisi appositamente per quest’occasione, ricamata con le decorazioni della cappella del Seminario. Nel riceverla, Benedetto XVI si è complimentato con noi per questo bel dono». Mons. Marconi ha ricordato anche alcuni dei passaggi del discorso del Santo Padre rivolto ai seminaristi. «E’ stato un discorso – ha commentato il rettore del “Pio XI” di Assisi – sulla formazione umana, esortando i seminaristi ad essere attenti anche ai problemi e alle situazioni delle loro popolazioni e del loro tempo». In sintesi, ha ricordato mons. Marconi, il Papa ha detto: «un prete deve essere prima di tutto un uomo di Dio, quindi con un’umanità matura». Ma cosa ha detto Papa Benedetto XVI ai seminaristi giunti dalla Calabria, dalla Campania e dall’Umbria?

«Sono molto lieto di accogliervi in occasione del centenario di fondazione dei Pontifici seminari campano, calabro e umbro», ha detto Benedetto XVI all’inizio del suo discorso. «La nascita di questi tre seminari regionali, nel 1912, – ha proseguito il Papa – va compresa nella più ampia opera di incremento della formazione dei candidati al sacerdozio portata avanti dal papa san Pio X, in continuità con Leone XIII. Per venire incontro alle accresciute esigenze formative, la strada intrapresa fu quella dell’aggregazione dei seminari diocesani in nuovi seminari regionali, insieme con la riforma degli studi teologici, la quale produsse un sensibile innalzamento del livello qualitativo, grazie all’acquisizione di una cultura di base comune a tutti e ad un periodo di studio sufficientemente lungo e ben strutturato. Nell’attuale contesto storico ed ecclesiale l’esperienza dei seminari regionali si presenta ancora assai opportuna e valida. Grazie al collegamento con Facoltà ed Istituti teologici, consente di avere accesso a percorsi di studio di livello elevato, favorendo una preparazione adeguata al complesso scenario culturale e sociale nel quale viviamo. Inoltre, il carattere interdiocesano si rivela una efficace “palestra” di comunione, che si sviluppa nell’incontro con sensibilità diverse da armonizzare nell’unico servizio alla Chiesa di Cristo. In questo senso, i seminari regionali forniscono un incisivo e concreto contributo al cammino di comunione delle Diocesi, favorendo la conoscenza, la capacità di collaborazione e l’arricchimento di esperienze ecclesiali tra i futuri presbiteri, tra i formatori e tra gli stessi pastori delle Chiese particolari. La dimensione regionale si pone inoltre come valida mediazione tra le linee della Chiesa universale e le esigenze delle realtà locali, evitando il rischio del particolarismo. Le vostre regioni, cari amici, sono ricche di grandi patrimoni spirituali e culturali, mentre vivono non poche difficoltà sociali. Pensiamo, ad esempio, all’Umbria, patria di san Francesco e di san Benedetto! Impregnata di spiritualità, l’Umbria è meta continua di pellegrinaggi. Al tempo stesso, questa piccola regione soffre come e più di altre la sfavorevole congiuntura economica».

Rivolgendosi direttamente ai futuri presbiteri, il Papa ha ricordato, come già fatto nella sua lettera ai seminaristi a conclusione dell’Anno sacerdotale, che il contesto culturale di oggi esige una solida preparazione filosofico-teologica. «Non si tratta soltanto di imparare le cose evidentemente utili – ha ricordato Papa Ratzinger – ma di conoscere e comprendere la struttura interna della fede nella sua totalità, che non è un sommario di tesi, ma è un organismo, una visione organica, così che essa diventi risposta alle domande degli uomini, i quali cambiano, dal punto di vista esteriore, di generazione in generazione, e tuttavia restano in fondo gli stessi. Inoltre, lo studio della teologia deve avere sempre un legame intenso con la vita di preghiera. È importante che il seminarista comprenda bene che, mentre si applica a questo oggetto, è in realtà un “Soggetto” che lo interpella, quel Signore che gli ha fatto sentire la sua voce invitandolo a spendere la vita a servizio di Dio e dei fratelli. Così potrà realizzarsi nel seminarista oggi, e nel presbitero domani, quella unità di vita auspicata dal documento conciliare Presbyterorum Ordinis (n. 14), la quale trova la sua espressione visibile nella carità pastorale».

Mons. Marconi, a conclusione della giornata in Vaticano dei seminaristi, ha annunciato che nella mattinata del 31 gennaio prossimo si terrà, presso il Seminario regionale di Assisi, il primo di una serie di incontri degli ex alunni del “Pio XI” per «festeggiare già il centenario della sua fondazione. A questo primo incontro sono invitati i sacerdoti più anziani, gli ultraottantenni».

 

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