Archive for dicembre, 2011

SPOLETO. CONCLUSA LA FASE DIOCESANA DEL PROCESSO DI BEATIFICAZIONE E CANONIZZAZIONE DI DON ANDREA BONIFAZI

«Don Andrea era un “prete normale” che non usava parole vuote, né faceva gesti clamorosi; viveva straordinariamente l’ordinario, raccontando a tutti la fede semplice del Vangelo tradotta con l’umanità del pastore». È solo un passaggio dell’omelia che l’arcivescovo Renato Boccardo ha pronunciato lunedì 26 dicembre al Santuario della Madonna della Stella in occasione della conclusione della fase diocesana del processo per la beatificazione e canonizzazione e di don Andrea Bonifazi, valente prete dell’Archidiocesi di Spoleto-Norcia, morto di leucemia il 25 dicembre 1998. Aveva 42 anni ed era parroco di Baiano di Spoleto e di Firenzuola di Acquasparta. Tantissima gente si è radunata nel Santuario mariano per ricordare la figura di questo sacerdote semplice, di poche parole, dalle origini contadine, profondo conoscitore delle Sacre Scritture, servo obbediente della Chiesa. Ricorda don Gianfranco Formenton, parroco di S. Martino in Trignano, che ha ben conosciuto don Andrea: «Non era prete di personalismi. Era un uomo di fede e di Chiesa. Aveva bene in mente il senso della fede, il senso della storia, le tragedie dell’uomo ed era uomo di preghiera solida. Non aveva tempo da perdere e, anzi, per lui il tempo era il banco di prova della fede».

C’erano rappresentanze del popolo di Dio che ha servito negli anni: da Villamagina e Montesanto di Sellano, da Verchiano di Foligno e da Baiano e Firenzuola. C’erano tanti preti, giunti anche da altre diocesi dell’Umbria. C’era l’anziana mamma Luigina, la sorella Francesca, il cognato e i nipoti. C’era tanta gente che da don Andrea ha ricevuto parole di speranza. A mons. Mario Curini, arciprete di Norcia, in veste di delegato arcivescovile per il processo diocesano, è toccato il compito di tracciare un breve profilo di don Andrea emerso dalle trenta testimonianze raccolte dal tribunale.

Proporre all’attenzione della comunità cristiana di Spoleto-Norcia la figura di don Andrea, senza voler anticipare il giudizio della Chiesa, è un orgoglio per l’intera diocesi. «Don Andrea – ha affermato mons. Boccardo – è la dimostrazione di come le nostre famiglie siano in grado di produrre dei cristiani veri, di come la Parola di Dio e la grazia, accolte in un terreno disponibile, portano frutto». L’Arcivescovo, poi, si è soffermato su cosa si deve imparare da don Andrea: «come prima cosa – ha detto – il sacerdote ci ricorda che è possibile essere amici di Dio e che il bene e la santità sono gli unici che rimangono nel tempo e oltre il tempo. A noi preti – ha proseguito – rammenda di proporre con coraggio i valori del Vangelo. Chiediamo a don Andrea – ha concluso il Presule – di continuare ad amare questa Chiesa con la stessa intensità di quando era in vita». Al termine della celebrazione, animata nel canto dal coro della parrocchia di Baiano, commovente è stato l’abbraccio tra l’Arcivescovo e la mamma di don Andrea, Luigina.

Nelle prossime settimane il tribunale appositamente costituito provvederà alla redazione dei relativi documenti ufficiali e invierà gli Atti del processo di don Andrea Bonifazi alla Congregazione delle Cause dei Santi.

Concludiamo il ricordo di don Andrea con queste parole che l’Arcivescovo Riccardo Fontana, oggi alla guida della Diocesi di Arezzo, disse il giorno del funerale del sacerdote, ricordate all’assemblea riunita alla Madonna della Stella dal suo successore mons. Boccardo: «Ha saputo coniugare la libertà dello Spirito con la fedeltà alla Chiesa: ha edificato facendosi carico della fatica, senza mai voler primeggiare, senza protagonismi. Discreto, scegliendo per sé sempre l’ultimo posto, cercando di essere utile agli altri, ci ha annunziato il Vangelo…Ti salutiamo fratello nostro e ti benediciamo, chiedendo al Signore che a te, servo buono e fedele, dia la ricompensa del Regno, e a noi la grazia per raggiungerti in Cielo».

Andrea nasce a Fratta di Montefalco il 23 settembre 1956 da Sante Bonifazi e Giuseppina Cariani. Nello stesso paese riceve la prima Comunione e la Cresima. Il 29 settembre del 1967 entra nel Seminario Arcivescovile di Spoleto. Frequenta i tre anni della scuola Media inferiore all’Istituto “Luigi Pianciani”, conseguendo sempre la borsa di studio per il suo alto rendimento.

Dal 1970 al 1972 frequenta il Ginnasio “Pontano-Sansi” di Spoleto. Nell’ottobre del 1972 entra nel Pontificio Seminario Regionale Umbro.  Il 3 febbraio 1980 è ordinato diacono alla Fratta. Il 29 giugno di quello stesso anno è ordinato sacerdote dall’arcivescovo di Spoleto Mons. Ottorino Pietro Alberti, nella piazza della Fratta. Il 24 giugno 1983 consegue la Licenza in Scienze Bibliche presso il Pontificio Istituto Biblico di Roma. Insegna, poi, Lingua Ebraica e Lingua Greco-Biblica, introduzione all’Antico Testamento e Letteratura Sapienziale, Introduzione all’Esegesi dell’Antico Testamento. Nel contempo è nominato parroco a Villamagina e Montesanto di Sellano, in seguito a Verchiano di Foligno, poi, a Baiano di Spoleto. Ammalatosi di leucemia nel 1994, muore il 25 dicembre 1998 all’ospedale di Perugia.

Il percorso della Chiesa verso gli onori degli altari

Il processo che conduce alla canonizzazione di una persona ha origine da coloro che l’hanno conosciuta da vicino, apprezzandone l’operato e lo stile di vita: la parrocchia e la diocesi, la Congregazione religiosa, la comunità in cui ha lavorato, ecc… Questi, detti Attori, chiedono al Vescovo diocesano di aprire una inchiesta in vista di una possibile beatificazione.

Ottenuto il necessario “nulla osta” (niente si oppone) dalla Congregazione per le Cause dei Santi, si apre la fase diocesana del processo ed il candidato viene detto “Servo di Dio”. Giovedì 11 giugno 2009 è stata avviata nell’Archidiocesi di Spoleto-Norcia la procedura canonica per il processo di don Andrea Bonifazi.

Si intervistano quindi quante più persone possibili, valutando documenti e testimonianze che permettano di ricostruire la vita, gli insegnamenti e le opere del candidato.  Ne deriva una raccolta di documenti che viene inviata a Roma. Per don Andrea ciò accadrà dopo la celebrazione del 26 dicembre 2011.

In Vaticano, la Congregazione per le Cause dei Santi nomina un Relatore della Causa che guiderà l’organizzazione del materiale ricevuto, fino a costituire un dossier con la “dimostrazione ragionata” delle presunte virtù eroiche di don Andrea.

Se una apposita commissione, costituita di 9 teologi, approva la documentazione prodotta,  essa deve superare l’esame di un gruppo di Cardinali e Vescovi membri della Congregazione delle Cause dei Santi e quindi essere sottoposta al Papa, che autorizza la lettura del Decreto sull’eroicità delle virtù del Servo di Dio. Questi d’ora in poi viene chiamato “Venerabile”. Si conclude così la prima fase del processo di canonizzazione.

La fase successiva è la Dichiarazione di beatificazione, per arrivare alla quale deve essere riconosciuto un miracolo attribuito all’intercessione del venerabile. Occorre cioè che si dimostri l’intervento straordinario di Dio (miracolo, fatto inspiegabile e prodigioso) a seguito della richiesta di intercessione indirizzata al futuro Beato. I risultati di una inchiesta diocesana sul fatto straordinario, che segue il medesimo iter sopra descritto, vengono nuovamente consegnati alla Congregazione dei Santi.

Se la Commissione medica, composta di 5 specialisti, dichiara di non poter dare spiegazione razionale e scientifica dell’avvenimento, si configura la possibilità di ritenerlo un miracolo. Tutto il dossier viene infine sottoposto alle già citate Commissioni dei 7 teologi e dei Vescovi e Cardinali.

Terminati questi passaggi, il Papa approva definitivamente il processo eseguito e, personalmente o per mezzo di un suo Delegato, iscrive il Venerabile all’albo dei Beati e ne autorizza il culto a livello della Chiesa locale, fissando nel calendario liturgico una data per la celebrazione della memoria.

Se viene riconosciuto un altro miracolo, a seguito di una valutazione che segue lo stesso iter e la stessa severità del primo, il Beato viene dichiarato Santo e il suo culto viene esteso alla Chiesa universale.

 

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TERNI. TRECENTO PERSONE AL PRANZO IN CATTEDRALE

Per l’undicesimo anno consecutivo, nel giorno di Natale, le porte della Cattedrale di Terni si sono spalancate per accogliere gli ospiti del pranzo di Natale. Circa 300 persone di varie nazionalità, tra loro i trenta nordafricani profughi dalla Libia che sono ospitati nelle strutture della Caritas, gruppi della comunità ucraina, moldava, albanese, romena, etiope, peruviana presenti in città o provenienti dalle zone limitrofe, ma anche anziani, persone sole, poveri e intere famiglie con numerosi bambini che hanno partecipato alla festa di Natale come in una grande famiglia allargata, accolti e salutati personalmente dal vescovo Vincenzo Paglia che, con gioia, ha ricordato come questo momento del pranzo in Cattedrale rappresenti un bell’incontro di “festa, amicizia e condivisione per non far sentire nessuno solo ed escluso proprio nel giorno in cui Gesù nasce per donare il suo amore a tutti”. “Tra noi ci sono tanti bambini, anziani e famiglie straniere – ha aggiunto mons. Paglia salutando i presenti prima dell’inizio del pranzo. – E’ importante perché siamo davvero una grande famiglia che mostra il volto bello dell’amore e della solidarietà tra tutti, senza distinzione alcuna. E’ una visione bellissima, un bel Natale per tutti, perché qui c’è una cosa che regna sovrana: l’amicizia. Auguri di serenità e pace dentro il cuore e nel mondo. Sono certo che oggi in tutta la provincia di Terni non c’è nessuno che festeggi il Natale meglio di noi”.

Impeccabile l’organizzazione che ha coinvolto un centinaio di volontari che hanno provveduto all’allestimento dei tavoli nella Cattedrale – abbelliti dai porta posate realizzati dagli studenti dell’istituto comprensivo di Campomaggiore di Terni e dai centrotavola donati dagli studenti dell’istituto superiore “Einaudi” di Narni Scalo – continuando poi con la preparazione del cibo e con il servizio dei commensali. Il pane sfornato in mattinata donato dai carcerati di vocabolo SabbioneTanti e diversi tipi dolci a conclusione del pranzo, sia il tradizionale pandoro che i biscotti realizzati dagli studenti dell’istituto professionale “Casagrande” di Terni indirizzo alberghiero, e i mini panettoni del biscottificio Sant’Angelo. Tra coloro che hanno contribuito con doni di vario tipo alla realizzazione del pranzo anche la San Vincenzo de’ Paoli, la Cattedrale di Narni, associazione San Martino, Neocatecumeni, Caritas, Istituto Leonino, scuola Da Vinci e Nucola.

Per tutti la sorpresa finale è stato l’arrivo di Babbo Natale che con il sacco carico di doni ha distribuito a ciascuno dei presenti un regalo tra le note dei canti tradizionali natalizi.

La festa si e conclusa con il brindisi finale e con gli auguri del vicario generale della diocesi mons. Antonio Maniero che ha rinnovato a tutti l’appuntamento per il prossimo anno “per festeggiare tutti insieme un altro Natale in amicizia”.

 

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NASCE “MICROCREDITO PERUGIA”

E’ stato presentato alla stampa il 21 dicembre scorso, con la firma del relativo protocollo d’intesa, il progetto denominato “Microcredito Perugia” promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia in collaborazione con la Caritas diocesana di Perugia-Città della Pieve, la Banca Credito Cooperativo di Mantignana e l’Unicredit Banca, che vede la partecipazione della Provincia di Perugia, attraverso i suoi Centri per l’impiego, gli Sportelli polifunzionali decentrati e lo Sportello Donne, ed il Comune di Perugia con i suoi Servizi sociali e gli Uffici della Cittadinanza.

All’incontro-firma del protocollo d’intesa sono intervenuti Carlo Colaiacovo, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio, Antonio Marinelli, presidente della Banca Credito Cooperativo di Mantignana, Gianfranco Caponeri, in rappresentanza dell’Unicredit Banca, mons. Paolo Giulietti, vicario generale, e Daniela Monni, direttore della Caritas diocesana. A coordinare i lavori è stato Giuliano Masciarri, segretario generale della Fondazione Cassa di Risparmio.

Al termine del suo intervento il presidente Colaiacovo ha voluto sottolineare come questo progetto, che ha per slogan “Crediamo in ciò che credi”, si affianca all’iniziativa promossa dai vescovi dell’Umbria da due anni e mezzo a questa parte: il Fondo di solidarietà a favore delle famiglie in difficoltà. Al Fondo, ha detto lo stesso Colaiacovo, hanno aderito anche le Fondazioni bancarie dell’Umbria contribuendo con 750.000 euro ed è al vaglio lo stanziamento di un ulteriore contributo per il 2012.

Ma in cosa consiste il “Microcredito Perugia”? A rispondere è stato sempre il presidente Colaiacovo: «E’ un tentativo diretto, effettivo, semplice, di porre un argine ad un problema in effetti annoso, che la crisi finanziaria in atto ha indubbiamente reso ancora più drammatico. Ci riferiamo alla difficoltà, in cui molte famiglie, singole persone e piccole attività economiche si trovano allorquando si rivolgono, per una qualunque necessità, al sistema bancario tradizionale al fine di ottenere un prestito o un sostegno finanziario. Non potendo offrire garanzie dirette personali, e non disponendo di nessuno in grado di offrire garanzie al loro posto, costoro non possono usufruire di alcuna forma di credito ufficiale secondo le vigenti condizioni di mercato, peraltro divenute negli ultimi tempi non poco onerose. Da qui il rischio, che spesso si corre in questi casi, di affidarsi a circuiti finanziari clandestini e non ufficiali: con tutte le conseguenze che una simile scelta, in alcuni casi necessitata, comporta. Il microcredito, sperimentato con successo nel corso degli ultimi anni, è invece una formula di intervento finanziario che consente alle persone bisognose o in difficoltà, per una qualunque ragione, di accedere a prestiti di ridotte dimensioni concessi di solito a particolari tassi di interesse e con tempi di restituzione del debito tutt’altro che stringenti».

Infatti, coloro che sono interessati ad accedere al “Microcredito Perugia”, operativo a partire da inizio 2012, possono contare su un importo massimo finanziabile, in caso di necessità familiari (mutui, affitti, ristrutturazioni, spese mediche improvvise o particolarmente onerose…), di 5.000 euro, che diventano 7.000 euro nel caso di richieste legate all’incremento o all’avvio di piccole attività economiche in settori quali il commercio o l’artigianato, a tasso fisso del 4% per una durata massima del finanziamento di 5 anni. Il prestito è garantito inizialmente con una dotazione di centomila euro, che raddoppierà nel corso del 2012 per gli interventi della Fondazione e dei due istituti di credito.

Come poter accedere al “Microcredito Perugia”? A spiegarlo è stato sempre Colaiacovo: «la modalità di presentazione delle richieste è concepita in modo assai semplice, proprio per ridurre al massimo le procedure burocratiche. Gli interessati potranno direttamente rivolgersi alla Caritas diocesana, oppure ai Centri di Ascolto attivi presso la Provincia ed il Comune di Perugia. Dopo di che le domande verranno direttamente inoltrate al Comitato di valutazione, i cui componenti fungeranno anche da “tutor” del richiedente il prestito per verificare che durante il periodo della concessione del microcredito gli obiettivi siano stati raggiunti».

«Per quello che ci riguarda – ha sottolineato Colaiacovo –, si tratta di un’iniziativa che rientra a pieno titolo tra le nostre finalità istituzionali, che riguardano appunto le attività benefiche, assistenziali e di pubblica utilità. E non è un caso che, su questo terreno, in vista di questo progetto, abbiamo trovato un’immediata interlocuzione con la Caritas di Perugia, a sua volta impegnata in una capillare assistenza a beneficio dei bisognosi e di tutti coloro che si trovano a vivere situazioni di disagio e difficoltà».

«Naturalmente – ha concluso il presidente della Fondazione Cassa di Risparmio –, per mettere a punto un simile progetto, che contempla pur sempre aspetti di natura tecnico-bancaria, c’era bisogno di partner che, accanto alla sensibilità e all’orientamento al sociale, potessero apportare uno specifico contributo organizzativo e professionale. E’ appunto il caso della Banca di Credito Cooperativo di Mantignana e dell’Unicredit Banca, che si sono associati al progetto garantendone così la praticabilità».

Plauso all’iniziativa, che segna un salto di qualità nel sostegno a persone in difficoltà economiche da parte del mondo bancario, è stato espresso da mons. Giulietti. «Questa forma di microcredito – ha detto il vicario generale – va, innanzitutto, incontro ad un gruppo di popolazione che si trova in difficoltà ma non è priva di opportunità. Ad esempio, una famiglia può fronteggiare una situazione di crisi con meno preoccupazione se sa di poter contare su un piccolo sostegno come il microcredito.

In questa iniziativa mons. Giulietti ha colto tre aspetti essenziali della fede cristiana: la «dignità» salvaguardata della persona che ricorre al prestito, la «speranza» che il microcredito dà ad una famiglia che fa fatica ad affrontare un’emergenza domestica, la «profezia», in quanto questa iniziativa può contribuire a far maturare una nuova gestione del credito ed una visione diversa dell’economia che pone al centro la persona. Un richiamo, questo, ha sottolineato mons. Giulietti, che fa sempre più spesso Papa Benedetto XVI a coloro che detengono il potere economico e politico.

Di fiducia e speranza ha parlato il direttore della Caritas diocesana Daniela Monni, che è un’imprenditrice sensibile alla problematica, come ha evidenziato il presidente Colaiacovo nel presentarla. Monni ha elogiato il “Microcredito Perugia” definendolo frutto di un impegno che ha visto al lavoro una commissione di esperti sollecitata in questo progetto dalle «numerosi richieste di aiuto, ma che sono – ha precisato il direttore della Caritas – soprattutto richieste di speranza. A noi della Caritas è stato chiesto, attraverso il nostro Centro di Ascolto diocesano, di accompagnare le persone in difficoltà in questo cammino di speranza che alimenta il microcredito». Daniela Monni ha concluso ricordando un proverbio cinese: «è meglio accendere una candela che maledire l’oscurità».

www.tempusvirtutum.it

 

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LA CARITA’ NELLA DIOCESI TERNI-NARNI-AMELIA

 

La Chiesa di Terni-Narni-Amelia tramite la Caritas Diocesana e l’Associazione di volontariato San Martino nel 2011 ha ascoltato e aiutato n. 3.540 persone (nel 2010 erano stati 2.767) di cui 754 italiani (nel 2010: 659) e 2.786 stranieri (nel 2010: 2.108).

- 29.200 pasti forniti dalla Mensa San Valentino (nel 2010: 25.500)

- 4.000 pacchi alimentari consegnati dall’aiuto alimentare (nel 2010: 7.500)

- 6.721 capi di vestiario distribuiti (nel 2010: 3.878)

- 752 prodotti per l’igiene personale consegnati all’interno del carcere di Terni (nel 2010: 550)

- 317 bambini adottati a distanza in 9 paesi del mondo (nel 2010: 331)

- 213 persone, sia italiani che stranieri, accolti nelle case di accoglienza (nel 2010: 73)

- 74 rifugiati politici e richiedente asilo accolti, 47 a Narni e 27 a Terni

Per informazioni: www.associazionesanmartino.eu

 

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CASCIA. RASSEGNA DI PRESEPI ARTISTICI

Fino al 22 gennaio 2012 tra chiese cantine e piazze di Cascia per ammirare opere di grande impegno artigianale. Un percorso di ventidue postazioni per ammirare opere artigianali di tutte le dimensioni e dalle forme spesso originali realizzate con meccanismi sofisticati e materiali talora insoliti, da singoli privati, scuole, frazioni ed associazioni del territorio. Tra quelli in esposizione, ci saranno anche i presepi dell’associazione ‘Amici del presepe Fabio Carbonari’, caratterizzati da ambientazioni rigorose e notevoli effetti scenografici, e che vantano una tradizione lunga ventinove anni.

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ATTRIBUITO A GERTRUDE PROSPERI UN MIRACOLO

Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto, lunedì 19 Dicembre 2011, in udienza il Cardinale Angelo Amato, S.D.B., Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi e nel corso dell’udienza ha autorizzato la Congregazione a promulgare i nuovi Decreti.

Tra i Decreti approvati c’è quello riguardante un miracolo attribuito alla intercessione  della Venerabile Serva di Dio Maria Luisa (al secolo: Gertrude Prosperi), dell’Ordine di San Benedetto, Abbadessa del Monastero di Trevi in Umbria.

La Venerabile Maria Luisa Prosperi è nata a Fogliano di Cascia il 15 agosto 1799 da famiglia agiata. Sentendosi chiamata alla vita religiosa, il 4 maggio 1820 entrò nel Monastero delle Benedettine di S. Lucia in Trevi, poco dopo la riapertura a seguito della soppressione napoleonica. La sua breve esistenza è stata caratterizzata da una intensissima vita spirituale accompagnata da fatti e doni straordinari. Nel 1837 divenne Abbadessa del monastero, dove fece rifiorire la piena osservanza monastica. Tre sono i mezzi che praticò fin dalla fanciullezza e che ci indicano la sua formidabile testimonianza: adorazione del SS. Sacramento, contemplazione del Crocifisso, con amorosa fiducia nell’infinita misericordia del suo sacratissimo Cuore, piena consapevolezza dell’incontro con Lui e con i Fratelli nella santa Comunione.

Si esercitò in pratiche penitenziali che oggi ci sembrano quasi impossibili. Ha provato nella sua viva carne l’Agonia del Signore, la Flagellazione, la Coronazione di spine, le percosse, le stimmate al costato ed alle mani. Il Signore le si manifestava in continuità volendola partecipe di tutte le sofferenze della Passione. Ha inoltre provato tutte le insidie del demonio che continuamente la molestava anche con percosse e spaventi notturni. Fu tormentata per cinque anni dal suo direttore spirituale, il Card. Ignazio Cadolini Vescovo di Spoleto prima e di Ferrara poi, che la voleva costringere a riconoscere nelle sue visioni l’opera del demonio e della sua superbia.
Significativa fu l’apparizione di Gesù sotto l’aspetto di pellegrino nel parlatorio grande, vicino all’ultima grata a destra, dove anche oggi, qualche volta, si sente un profumo meraviglioso.
Morì, soffrendo tutti i momenti della Passione del Signore, il 12 settembre 1847, alle ore 15, in un estremo incontro con lo “Sposo sofferente”. Le sue spoglie riposano nella chiesa di S. Lucia, vicino al cancello che immette nel coro, decorosamente ricomposte dietro una nuova lapide del 1950.

 

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TERNI. “UN NATALE DI SPERANZA” E’ LA LETTERA AUGURALE DEL VESCOVO PAGLIA PER IL NATALE 2011

Parte da un’analisi sulla crisi attuale sia a livello economico, ma anche sociale e culturale, la riflessione che il vescovo di Terni Narni Amelia e presidente della Ceu, propone nel messaggio per il Natale: “La nascita di Gesù ci rivela come questo tempo di crisi non è solo una condanna, ma è anche un’opportunità. Un momento per una svolta, per ripensare il nostro modo di vivere, per ridisegnare gli ideali per cui vale la pena spendere la vita”.

“Un Natale di speranza” è la lettera per il Natale 2011 del vescovo Vincenzo Paglia che sarà consegnata, nei giorni che precedono il Natale, a tutte le persone che il vescovo visiterà  nell’ambito delle iniziative del “Natale amico”, dagli operai, ai malati, agli anziani e quindi a tutta la comunità diocesana.

“Una lettera che pone alcune riflessioni – scrive il vescovo Paglia – per aiutarci a cogliere il senso di questo Natale che giunge mentre viviamo momenti difficili per noi, per il nostro paese, per l’Europa e per il mondo. Ma il Natale è un giorno amico dell’uomo. E quest’anno vuole esserlo ancor più. Ne abbiamo bisogno! I giorni passati non sempre sono stati amici. Talora, anzi, sono stati freddi e bui, com’era fredda e buia la notte dei pastori. E dobbiamo essere consapevoli che l’inimicizia dei giorni passati non è stato il frutto di un amaro destino. Ci sono state cause profonde. Abbiamo edificato società poco giuste e poco sane: le ricchezze e il benessere, ad esempio, non sono condivisi equamente, i diritti umani non sono goduti da tutti, le risorse non sono servite per garantire una vita dignitosa nel pianeta. La globalizzazione e l’apertura dei mercati sono stati, senza dubbio, un’occasione di crescita e di diminuzione della povertà, ovunque. Ma il mondo è cresciuto male e con troppi squilibri. All’opulenza e all’abbondanza di pochi è corrisposta, sempre più, la miseria di molti. Per di più tanti di noi hanno vissuto, e vivono ancora, al di sopra delle possibilità, consumando ciò che non era necessario, accumulando beni e titoli spregiudicatamente, affidando lo scopo della vita a ciò ch’è materiale, dimenticandosi di condividere con gli altri risorse e opportunità. La crescita materiale senza la crescita della moralità porta sempre con sé squilibri pericolosi. Per troppo tempo abbiamo vissuto distratti e indifferenti a quel che accadeva attorno a noi. Abbiamo lasciato campo libero alla soddisfazione individuale a qualsiasi costo. E siamo diventati tutti succubi di una nuova dittatura, quella del materialismo: l’ideale è possedere e consumare. Sono evaporati i grandi ideali e si sono sgretolati tutti i sentimenti solidaristici. E’ necessario alzarci da una rassegnata e avara pigrizia, è urgente reagire alla crisi avviandoci, senza troppi pesi, verso il Signore. Lasciamoci guardare da quegli occhi e capiremo che la vita è bella se è spesa per gli altri”.

“Il Natale torna per essere amico e ci suggerisce: che questo tempo di crisi non è solo una condanna, è anche un’opportunità. Un momento per una svolta, per ripensare il nostro modo di vivere, per ridisegnare gli ideali per cui vale la pena spendere la vita. E richiede un sussulto morale sia personale che collettivo”.

Testo integrale della lettera: www.diocesi.terni.it/_docs/documenti_vescovo/lettera_-interno.pdf

 

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ACQUASPARTA. MESSA NATALIZIA PER I VOLONTARI DELL’ORDINE DI MALTA

Il 16 dicembre, nella cappella Cesi della chiesa parrocchiale di Acquasparta, è stata celebrata dal parroco don Alessandro Fortunati, croce pro piis meritis dell’Ordine di Malta, una Santa Messa in preparazione al Natale per i volontari e i cavalieri della zona di Terni e Todi del Sovrano Militare Ordine di Malta.

Hanno partecipato alla celebrazione eucaristica il conte Luciano Valentini di Laviano, Delegato dell’Ordine di Malta di Perugia Terni, il il conte Giandomenico Pongelli di Montacchiello, Responsabile per Terni, l’avv. Romani, Sindaco d’Acquasparta, e altre autorità civili e militari.

L’evento ha messo anche in risalto gli antichissimi legami della città di Acquasparta con l’Ordine Ospedaliero di San Giovanni che sul territorio possedeva la chiesa di San Giovanni de Budes fin dal XIII secolo.

A conclusione della Messa i cavalieri, i volontari e i numerosi fedeli si sono portati davanti al bellissimo crocefisso ligneo dell’altare maggiore, proveniente dalla chiesa di San Giovanni, per recitare insieme la preghiera del cavaliere.

Il Sovrano Militare Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme di Rodi e di Malta - fondato a Gerusalemme 960 anni fa - ha una duplice natura: è Ordine religioso laicale ed ente primario di diritto internazionale sovrano. Il carattere religioso dell’Ordine convive con la sua piena sovranità. Da 170 anni il governo dell’Ordine di Malta ha sede a Roma. La sua missione è di essere al servizio dei poveri, dei malati, dei rifugiati e di coloro che sono ai margini della società. I suoi 13.000 membri, gli 80.000 volontari permanenti, coadiuvati da oltre 11.000 tra medici, infermieri, ausiliari e paramedici, si prendono cura ogni giorno di anziani, disabili, bambini, rifugiati, senzatetto, malati terminali, lebbrosi, tossicodipendenti in 120 paesi del mondo. L’Ordine di Malta intrattiene rapporti diplomatici bilaterali con novantasei Stati, tra questi la Repubblica Italiana e la Santa Sede. Diciotto le rappresentanze ufficiali e gli osservatori permanenti presso le Nazioni Unite, l’Unione Europea e numerose organizzazioni internazionali.


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SPOLETO. IL PROF. AMATO HA PARLATO DI “RELIGIONE E STATO NELL’ITALIA UNITA”

«Si poteva fare l’unità d’Italia senza togliere i beni alla Chiesa, non si poteva fare l’unità d’Italia senza togliere alla Chiesa il potere temporale». Questo è solo un passaggio del qualificato intervento che l’On. Prof. Giuliano Amato, Presidente del comitato dei garanti per le celebrazioni del 150° anniversario delle celebrazioni per l’unità d’Italia, ha tenuto martedì 13 dicembre nell’auditorium della Scuola di Polizia di Spoleto, nel corso dell’ultimo incontro di questo 2011 dei “Dialoghi in città”, iniziativa culturale dell’archidiocesi di Spoleto-Norcia.

Dopo il saluto iniziale dell’arcivescovo Renato Boccardo, che ha sottolineato come l’Italia non può fare a meno dei cattolici che sempre hanno contribuito alla costruzione del tessuto sociale nazionale, Amato è entrato nel vivo del tema dell’incontro: “Religione e Stato nell’Italia unita”. L’ex Presidente del Consiglio ha iniziato l’esposizione partendo dai moti rivoluzionari del 1848-49, prologo dell’unità nazionale raggiunta nel 1861, e dall’idea di Vincenzo Gioberti che, proprio in quegli anni, proponeva di confederare i sette Stati che componevano parte dell’attuale territorio italiano, mettendo il Papa – era Pio IX – a capo di questa Italia federata. «In tutte le persone, e quindi anche nei cattolici, c’era – ha detto Amato – adesione al moto di indipendenza e di unificazione. Questo processo, considerato il basso tasso di alfabetizzazione e l’enorme differenza economica e sociale tra ricchi e poveri, era necessario. Ciò, però, portò alla rottura dei rapporti col Papa non felice di abbandonare il potere temporale (vicenda nota come Breccia di Porta Pia, 20 settembre 1870), tant’è che scomunicò i fautori di questo progetto. L’effetto della decisione papale per un Paese cattolico fu pesante e molta gente reagì con distacco alla nascita dello Stato italiano». La situazione si fece ancora più critica con il famoso Non expedit (Non è il caso, ndr) del 1868 col quale Pio IX vietò ai cattolici di essere eletti membri del Parlamento. Solo con Leone XIII e la sua celeberrima Rerum novarum (1891) le cose cambiarono: con questo documento la Chiesa si rese conto che la società italiana aveva bisogno di un Governo in grado di capire le esigenze della gente. Nacque allora l’idea di lanciare il mondo cattolico nell’area sociale. «In quello stesso periodo – ha sottolineato Amato – lo stesso fece il Partito Socialista. Cattolici e socialisti, dunque, lavorarono insieme per consolidare le radici sociali dello Stato e arrivano ai vertici delle amministrazioni locali», per le quali non valeva il Non expedit sopra citato.

Parlando, poi, del ruolo della religione in uno Stato, il Prof. Amato ha sottolineato come la separazione tra la sfera civile e quella religiosa consente ad un credente di professare la sua fede in quanto cittadino. «Purtroppo questa visione in Italia è stata contaminata dal pensiero illuminista che preferiva togliere la religione dalla sfera civile, colpevole di inquinare la mente delle persone. Oggi – ha proseguito il noto costituzionalista – non si può considerare il pensiero dei cattolici o di appartenenti ad altre religioni come interferenza nelle questioni pubbliche. Purtroppo qualcuno è ancora di questa  opinione, che è discriminatoria e dalla quale dobbiamo uscire. La religione non esiste solo per dire cosa accadrà dopo la morte; c’è anche per fornirci chiavi di lettura sulla società nella quale viviamo; la dobbiamo considerare un serbatoio prezioso di tutti quei valori, soprattutto morali, che stanno venendo a mancare. Una religione è un problema solo quando pensa che la forza coercitiva di uno Stato possa servire per i suoi fedeli». Giuliano Amato, condividendo con i presenti il suo non essere credente, nel rispondere ad alcune domande ha affermato che «i cattolici, quelli però che non sono nostalgici del potere temporale della Chiesa, in questa società che ha perso motivazioni ideali, hanno parecchio vantaggio rispetto agli altri: hanno, cioè, una religione aperta ad accettare la diversità. Penso sia straordinario essere parte di una religione dove l’amore per l’altro è il fondamento di ogni azione».

Insomma, dall’incontro con Giuliano Amato è emerso come sia stato fondamentale il ruolo dei cattolici nella formazione dell’Italia e come sia stata cosa buona la fine del potere temporale della Chiesa cosicché, come scrisse Giovanni Battista Montini molto prima di diventare un grande Papa (Paolo VI), «tutto ciò che circonda il successore di Pietro manifesti con chiarezza il carattere religioso della sua missione, sempre più sinceramente ispirata a una linea di schietta semplicità evangelica».

 

Add comment dicembre 15th, 2011

ARRONE. PRESENTAZIONE RESTAURI DI AFFRESCHI E STUCCHI IN DUE CHIESE

Venerdì 16 dicembre 2011 ad Arrone (TR) sono stati inaugurati i restauri di affreschi e stucchi contenuti nelle chiese della Madonna della Quercia e in quella parrocchiale di S. Maria Assunta, finanziati dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Terni e Narni.

Nella chiesa della Madonna della Quercia sono stati restaurati alcuni affreschi e gli stucchi realizzati dai fratelli Grimani. L’edificio di culto è stato costruito nel 1606 per proteggere l’edicola della Madonna della Quercia (risalente al secolo precedente) che sorgeva nella campagne di Arrone. Le violente piene d’acqua misero a rischio l’immagine e gli arronesi la trasferirono in paese e vi fecero edificare la chiesetta.

Nella bellissima chiesa parrocchiale di S. Maria Assunta è stata inaugurata una nicchia con affreschi realizzati dalla scuola dello Spagna raffiguranti S. Rocco, S. Sebastiano e S. Giovanni evangelista.

«Nel riconsegnare alla popolazione questi affreschi e stucchi, vorrei ringraziare – afferma il parroco di Arrone mons. Lanfranco Chiaretti – la Fondazione Cassa di Risparmio di Terni e Narni che più volte ci hanno finanziato i restauri delle nostre opere d’arte. Penso agli oltre 150 milioni delle vecchie lire che ci ha dato tra il 1990 e il 2000 per il restauro dei tre absidi della chiesa di S. Maria ad Arrone; poi, i soldi arrivati per il recupero della chiesa di S. Valentino a Castel di Lago e per parte di quella di S. Nicola sempre nella frazione di Castel di Lago».

http://borghitalia.it/html/borgo_it.php?codice_borgo=740

 

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