Alla presenza di un folto numero di fedeli e di rappresentanti delle Istituzioni civili ed accademiche perugine, nella cattedrale di San Lorenzo in Perugia, il 7 novembre, l’arcivescovo mons. Gualtiero Bassetti ha presieduto la solenne celebrazione eucaristica deldies natalis di sant’Ercolano, vescovo e martire, Patrono della città e dell’Università degli Studi.
Dopo aver brevemente ripercorso la storia del martirio del Santo, mons. Bassetti ha detto: «Innanzitutto il vescovo Ercolano annunziò la Parola di Dio agli uomini e alle donne del proprio tempo con una forza e un coraggio indomiti. Anche noi, come Chiesa rinvigorita dal suo sangue e dalla sua testimonianza, vogliamo metterci con onestà dinanzi alla stessa Parola di Dio e, sotto il giudizio della Parola, vogliamo riconoscere quelli che sono i nostri limiti, i nostri peccati e i nostri ritardi. Siamo stimolati a ciò anche dal recente Sinodo Diocesano conclusosi tre anni or sono».
«La nostra Chiesa Perusina-Pievese, pur ricca di fermenti, di carismi, di presenze significative di memorie di santità antiche e recenti, basti pensare al dott. Vittorio Trancanelli – ha evidenziato l’arcivescovo –, deve oggi rendere più luminosa la sua chiamata. Pur essendo vivo il desiderio e l’impegno di ascoltare la Parola di Dio, e lo constato continuamente visitando tante parrocchie e comunità, la nostra Chiesa non evangelizza a sufficienza se stessa, manca almeno in parte di un cammino generalizzato di approfondimento della verità della fede e dovrebbe avere quel dinamismo missionario, che la fa uscire dal tempio per comunicare la buona notizia della salvezza e condividere il dono di grazia secondo il progetto di Dio».
«Siamo quasi al 50° del Concilio Vaticano II – ha ricordato mons. Bassetti – e il Concilio ci invita, ci stimola su questo cammino. Pur celebrando l’Eucaristia (di Messe se ne celebrano tante) e gli altri sacramenti, la nostra Chiesa dovrebbe brillare di più dinanzi al mondo, come segno e strumento dell’unità in Cristo di tutto il genere umano, nella concretezza quotidiana della vita e dei rapporti fra tutti i suoi membri, unita e in comunione, né appare del tutto, pur nella visibilità di tante sue opere, epifania, cioè manifestazione del Signore. Pur sensibile a quella chiamata, che sgorga dalla sua eredità, la nostra Chiesa con maggior vigore e impegno dovrebbe cercare di promuovere, difendere con tutti gli uomini di buona volontà la pace con i popoli e la natura, come ci ha ricordato il Santo Padre Benedetto XVI giovedì 27 ottobre ad Assisi; essa deve maggiormente ricercare quello stile di vita sobrio ed essenziale, che oggi alimenta e sostiene la solidarietà a livello planetario. La nostra Chiesa non è ancora del tutto consapevole del suo dovere di trasmettere il messaggio universale della bellezza e della bontà che sgorga da un umanesimo che porta ancora visibile le impronte della fede eucaristica».
«Dinanzi a queste sfide non c’è da scoraggiarsi. Io non mi perdo d’animo – ha concluso il presule –: sant’Ercolano nostro Patrono ci invita tutti a metterci con più serietà dinanzi alla Parola di Dio… Con il suo aiuto e la sua intercessione, pur con tutti i nostri limiti, ci sia dato di riscoprire la nostra vita come luogo in cui la Pasqua di Risurrezione si prolunga e si manifesta; possiamo davvero camminare nella luce e nella gioia del Signore, senza mai lasciare cadere a vuoto alcuna delle sue Parole».
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