PERUGIA. FESTA DI SANT’ERCOLANO, VESCOVO E MARTIRE, PATRONO DELLA CITTA’ E DELL’UNIVERSITA’ DEGLI STUDI

5 novembre 2011

Alla presenza di un folto numero di fedeli e di rappresentanti delle Istituzioni civili ed accademiche perugine, nella cattedrale di San Lorenzo in Perugia, il 7 novembre, l’arcivescovo mons. Gualtiero Bassetti ha presieduto la solenne celebrazione eucaristica deldies natalis di sant’Ercolano, vescovo e martire, Patrono della città e dell’Università degli Studi.

Dopo aver brevemente ripercorso la storia del martirio del Santo, mons. Bassetti ha detto: «Innanzitutto il vescovo Ercolano annunziò la Parola di Dio agli uomini e alle donne del proprio tempo con una forza e un coraggio indomiti. Anche noi, come Chiesa rinvigorita dal suo sangue e dalla sua testimonianza, vogliamo metterci con onestà dinanzi alla stessa Parola di Dio e, sotto il giudizio della Parola, vogliamo riconoscere quelli che sono i nostri limiti, i nostri peccati e i nostri ritardi. Siamo stimolati a ciò anche dal recente Sinodo Diocesano conclusosi tre anni or sono».

«La nostra Chiesa Perusina-Pievese, pur ricca di fermenti, di carismi, di presenze significative di memorie di santità antiche e recenti, basti pensare al dott. Vittorio Trancanelli – ha evidenziato l’arcivescovo –, deve oggi rendere più luminosa la sua chiamata. Pur essendo vivo il desiderio e l’impegno di ascoltare la Parola di Dio, e lo constato continuamente visitando tante parrocchie e comunità, la nostra Chiesa non evangelizza a sufficienza se stessa, manca almeno in parte di un cammino generalizzato di approfondimento della verità della fede e dovrebbe avere quel dinamismo missionario, che la fa uscire dal tempio per comunicare la buona notizia della salvezza e condividere il dono di grazia secondo il progetto di Dio».

«Siamo quasi al 50° del Concilio Vaticano II – ha ricordato mons. Bassetti – e il Concilio ci invita, ci stimola su questo cammino. Pur celebrando l’Eucaristia (di Messe se ne celebrano tante) e gli altri sacramenti, la nostra Chiesa dovrebbe brillare di più dinanzi al mondo, come segno e strumento dell’unità in Cristo di tutto il genere umano, nella concretezza quotidiana della vita e dei rapporti fra tutti i suoi membri, unita e in comunione, né appare del tutto, pur nella visibilità di tante sue opere, epifania, cioè manifestazione del Signore. Pur sensibile a quella chiamata, che sgorga dalla sua eredità, la nostra Chiesa con maggior vigore e impegno dovrebbe cercare di promuovere, difendere con tutti gli uomini di buona volontà la pace con i popoli e la natura, come ci ha ricordato il Santo Padre Benedetto XVI giovedì 27 ottobre ad Assisi; essa deve maggiormente ricercare quello stile di vita sobrio ed essenziale, che oggi alimenta e sostiene la solidarietà a livello planetario. La nostra Chiesa non è ancora del tutto consapevole del suo dovere di trasmettere il messaggio universale della bellezza e della bontà che sgorga da un umanesimo che porta ancora visibile le impronte della fede eucaristica».

«Dinanzi a queste sfide non c’è da scoraggiarsi. Io non mi perdo d’animo – ha concluso il presule –: sant’Ercolano nostro Patrono ci invita tutti a metterci con più serietà dinanzi alla Parola di Dio… Con il suo aiuto e la sua intercessione, pur con tutti i nostri limiti, ci sia dato di riscoprire la nostra vita come luogo in cui la Pasqua di Risurrezione si prolunga e si manifesta; possiamo davvero camminare nella luce e nella gioia del Signore, senza mai lasciare cadere a vuoto alcuna delle sue Parole».

Ercolano visse nel VI secolo. Nei suoi «Dialoghi» papa Gregorio Magno scrive che faceva vita monastica nel monastero dei Canonici Regolari di sant’Agostino. Chiamato alla cattedra episcopale di Perugia dopo la morte del vescovo Massimiano, si oppose all’invasione dei Goti di re Totila che combattevano i bizantini. Dopo tre anni di assedio, verosimilmente nel 547, le truppe guidate dal sovrano ostrogota penetrerano a Perugia. Ercolano fu catturato, scorticato e poi decapitato davanti a Porta Marzia, per ordine dello stesso Totila, impegnato nell’assedio di Roma. Il suo corpo fu gettato fuori delle mura cittadine. Come per gli antichi martiri cristiani, anche il suo corpo però fu ricomposto per poi essere seppellito insieme a un bambino trovato morto nello stesso luogo. Una quarantina di giorni dopo, i profughi perugini ebbero dal comandante dei Goti, il permesso di ritornare in città. Allora ricordando il loro vescovo Ercolano, morto martire per mano dei barbari, ne ricercarono il corpo sepolto, per trasferirlo nell’antica cattedrale di San Pietro. Trovarono il suo corpo intatto con il capo unito al corpo, come se non fosse mai stato tagliato.

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