Archive for novembre, 2011

Lunedì 28 Novembre 2011, nell’Aula Paolo VI, il Santo Padre ha ricevuto in udienza 7.000 studenti che hanno partecipato all’Incontro promosso dalla Fondazione italiana “Sorella Natura” di Assisi. Benedetto XVI ha rivolto ai giovani un discorso di cui pubblichiamo di seguito alcuni estratti.
“Cari giovani, è proprio per voi che ho voluto questo incontro, e vorrei dirvi che apprezzo molto la vostra scelta di essere ‘custodi del creato’, e che in questo avete il mio appoggio”.
“Prima di tutto dobbiamo ricordare che la vostra Fondazione e questo stesso incontro hanno una profonda ispirazione francescana. Anche la data odierna è stata scelta per fare memoria della proclamazione di San Francesco d’Assisi quale Patrono dell’ecologia da parte del mio amato Predecessore, il Beato Giovanni Paolo II, nel 1979″. (…)
“Frate Francesco, fedele alla Sacra Scrittura, ci invita a riconoscere nella natura un libro stupendo, che ci parla di Dio, della sua bellezza e bontà. Pensate che il Poverello di Assisi chiedeva sempre al frate del convento incaricato dell’orto, (…) di curare una bella aiuola di fiori, perché le persone passando elevassero il pensiero a Dio, creatore di tanta bellezza”.
“Cari amici, la Chiesa, considerando con apprezzamento le più importanti ricerche e scoperte scientifiche, non ha mai smesso di ricordare che rispettando l’impronta del Creatore in tutto il creato, si comprende meglio la nostra vera e profonda identità umana. (…) Se infatti, nel suo lavoro, l’uomo dimentica di essere collaboratore di Dio, può fare violenza al creato e provocare danni che hanno sempre conseguenze negative anche sull’uomo (…). Oggi più che mai ci appare chiaro che il rispetto per l’ambiente non può dimenticare il riconoscimento del valore della persona umana e della sua inviolabilità, in ogni fase della vita e in ogni sua condizione. Il rispetto per l’essere umano e il rispetto per la natura sono un tutt’uno, ma entrambi possono crescere ed avere la loro giusta misura se rispettiamo nella creatura umana e nella natura il Creatore e la sua creazione. Su questo, cari ragazzi, sono convinto di trovare in voi degli alleati, dei veri ‘custodi della vita e del creato’”.
“E ora vorrei cogliere questa occasione per rivolgere una parola specifica anche agli insegnanti e alle Autorità qui presenti. Vorrei sottolineare la grande importanza che ha l’educazione anche in questo campo dell’ecologia. (…) È infatti ormai evidente che non c’è un futuro buono per l’umanità sulla terra se non ci educhiamo tutti ad uno stile di vita più responsabile nei confronti del creato. E questo stile si impara prima di tutto in famiglia e nella scuola. Incoraggio, pertanto, i genitori, i dirigenti scolastici e gli insegnanti a portare avanti con impegno una costante attenzione educativa e didattica con questa finalità. Inoltre, è indispensabile che questo lavoro delle famiglie e delle scuole sia sostenuto dalle istituzioni preposte”. (…)
“San Francesco ci insegni a cantare, con tutta la creazione, un inno di lode e di ringraziamento al Padre celeste, datore di ogni dono”.
novembre 29th, 2011

Con la solenne celebrazione presieduta nel pomeriggio dal vescovo Vincenzo Paglia nella Cattedrale di Amelia, si è conclusa la giornata dedicata alla festa della santa patrona di Amelia, Fermina. Celebrazione preceduta dalla suggestiva rievocazione storica della pesatura e offerta dei ceri, secondo gli Statuti del 1346 e dall’accensione dei ceri con la “Fiaccola S. Fermina” partita in mattinata da Civitavecchia e portata in staffetta dalle associazioni sportive di Civitavecchia e Amelia. Nei tradizionali abiti del Trecento, i sindaci dei Comuni dell’amerino: Alviano, Attigliano, Giove, Guardea, Lugnano in Teverina e Penna in Teverina hanno offerto alla patrona grossi ceri il cui peso equivale simbolicamente a quello dei nuclei familiari presenti nel borgo che essi amministrano, insieme a quelli delle due città di Amelia e Civitavecchia.
Il vescovo Vincenzo Paglia, sottolineando l’importanza di ritrovarsi come comunità unita nella celebrazione della festività della santa patrona, ha ricordato come la giovane martire Fermina sia ancora oggi testimone della fede e dell’amore per gli altri. «In questo particolare momento di crisi che stiamo vivendo a livello mondiale – ha detto il presule – sia economica che sociale, in particolare ricordando il conflitto dei paesi del Nord Africa, è necessario essere uniti, superando individualismi ed egoismi, perché se ciascuno pensa per sé sarà sempre più difficile il futuro per tutti. Anche la crisi economica che stiamo vivendo nasce dall’egoismo di singoli e degli Stati, dall’egoismo di chi ha voluto speculare sugli altri. Per questo è importante ricordare che abbiamo bisogno dell’esempio di donne come Fermina, perché si superino divisioni e cresca in ciascuno una solidarietà maggiore verso tutti, perché s’impari ad essere generosi anche prestando attenzione al prossimo, mostrandosi accoglienti verso l’altro».
Una solidarietà concreta come quella del Fondo di solidarietà delle Chiese umbre che, ha ricordato ancora mons. Paglia nella sua omelia, «ha permesso di sostenere oltre 1000 famiglie umbre, lavoratori che hanno perso il posto di lavoro e che non hanno nessun ammortizzatore sociale. Ora il fondo è terminato, ma c’è necessità di aiutare ancora chi è più bisognoso, perché nei momenti difficili nessuno sia lasciato solo. Per questo il 18 dicembre in Umbria si terrà una nuova colletta per il Fondo di solidarietà delle Chiese umbre. Un gesto che mostra quanto oggi sia necessario aiutarsi gli uni con gli altri, anche dando poco, disponibilità, attenzione, vicinanza. Tutti dobbiamo amare di più cominciando dai più deboli, sostenendo chi si torva in una condizione peggiore della nostra. C’è necessità che cresca tra noi l’amore e la solidarietà, aiutando chi è più povero, chi è nel bisogno maggiore».
All’insegna della solidarietà anche il premio “Santa Fermina” che è stato conferito alla Caritas del Kosovo di Dubrava, per la realizzazione di progetti e centri di aggregazione per i giovani. Progetti che la città di Amelia sta seguendo da qualche tempo in collaborazione con la parrocchia di Santa Maria Regina di Terni e i gruppi di volontari che già operano attraverso la Caritas.
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novembre 25th, 2011

| Lo scorso fine settimana l’arcivescovo mons. Gualtiero Bassetti ha inviato una lettera di ringraziamento a tutti coloro che, numerosi, hanno preso parte al «grande pellegrinaggio diocesano ad Petri sedem: sacerdoti, diaconi, consacrati e fedeli laici».
«Con il cuore ricolmo di gioia – scrive mons. Bassetti –, desidero ringraziare tutti coloro che hanno voluto prendere parte al grande pellegrinaggio diocesano ad Petri sedem. Si è trattato di un eccezionale avvenimento di Chiesa, che abbiamo vissuto con spirito di fede e di comunione. Quando lanciai l’idea, la sera del 22 aprile 2010, in occasione della messa per il V anniversario dell’elezione di Benedetto XVI, non potevo immaginare l’entusiasmo con il quale le parrocchie, i singoli fedeli e le famiglie, i gruppi ecclesiali, le autorità civili, le aziende e le associazioni dei lavoratori avrebbero accolto il mio invito».
«Mi ha fatto veramente impressione – prosegue il presule – vedere piazza San Pietro colorata dai cappellini gialli dei nostri pellegrini (più di 4000!). E ho sentito con quanto fragore hanno salutato il Papa, mentre si rivolgeva a noi. Ricordo le sue parole: “Saluto i pellegrini di Perugia-Città della Pieve, qui convenuti numerosissimi con il loro Arcivescovo Mons. Gualtiero Bassetti. Cari amici, vi incoraggio a rafforzare la vostra adesione al Vangelo per essere sempre disponibili e pronti a compiere la volontà del Signore, diventando in ogni ambiente strumenti del suo amore misericordioso”. Si tratta di un invito impegnativo, che dobbiamo far nostro, cercando di viverlo nella vita quotidiana.
«Carissimi, ringrazio Dio per la giornata che ci ha concesso di vivere mercoledì scorso (16 novembre, n.d.r.), prima con l’udienza del Santo Padre e poi con la solenne concelebrazione eucaristica presso la tomba dell’apostolo Pietro. Un tempo di grazia che difficilmente potremo dimenticare».
«Grazie a quanti si sono adoperati per l’organizzazione del grande pellegrinaggio –conclude mons. Bassetti –, specialmente ai collaboratori della Curia Arcivescovile e dell’Istituto Diocesano per il Sostentamento del Clero, ai sacerdoti e ai laici che nelle parrocchie hanno raccolto le adesioni. Grazie alle autorità civili, ai dirigenti d’impresa e agli operai. Grazie ai membri dei gruppi e dei movimenti ecclesiali, che prontamente hanno accolto il mio invito, ai giovani e agli anziani, i quali, sebbene con qualche difficoltà, non sono voluti mancare».
L’arcivescovo, attraverso l’Ufficio stampa diocesano, rivolge il suo ringraziamento anche ai mezzi della comunicazione sociale dell’Archidiocesi di Perugia-Città della Pieve e della Conferenza episcopale umbra e alle agenzie e testate giornalistiche della carta stampata, radiotelevisive ed internet locali per i diversi articoli di annuncio e gli ampi servizi di cronaca-commento sul pellegrinaggio diocesano. |
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novembre 23rd, 2011

Incentrata sulla misericordia la lettera pastorale ricorda che la misericordia “è una precisa volontà di Gesù” e che la via della misericordia “è la vita buona del Vangelo”. Il vescovo non manca di sottolineare che “uno dei bisogni fondamentali dell’uomo, forse il più avvertito, è quello di sentirsi compreso, accolto, amato, benvoluto, perdonato e di sentirsi a sua volta capace di comprendere, accogliere, amare, benvolere, aiutare, perdonare.In questo ricevere e dare amore e misericordia l’uomo fa esperienza di vita buona, di gioia, di verità, di bellezza, di speranza”.
E’ stata consegnata domenica 13 novembre alla chiesa tifernate in occasione della festa dei santi Florido ed Amanzio la lettera pastorale “Gesù maestro di misericordia” di mons. Domencio Cancian. Composta di 12 paragrafi, fa da guida la parola del Vangelo che si trova al capitolo 9 di Matteo (versetti 9-13). È il racconto della vocazione di Matteo e la successiva affermazione che fa Gesù: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: Misericordia io voglio e non sacrifici. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori”.
Mons. Cancian ci ricorda che la misericordia “è una precisa volontà di Gesù, ampiamente testimoniata dalla sua vita in mezzo a noi. Gesù ci ha rivelato che Dio è Amore misericordioso e come tale vuole la salvezza di tutti. In questo senso Lui è la Speranza di ogni uomo, a cominciare dai più bisognosi, ben consapevoli che siamo tutti peccatori”.
La via della misericordia “è la vita buona del Vangelo. Saremo giudicati proprio sulle opere di misericordia e il giudizio sarà senza misericordia per chi non avrà usato misericordia”. Il vescovo non manca di sottolineare che “uno dei bisogni fondamentali dell’uomo, forse il più avvertito, è quello di sentirsi compreso, accolto, amato, benvoluto, perdonato e di sentirsi a sua volta capace di comprendere, accogliere, amare, benvolere, aiutare, perdonare. In questo ricevere e dare amore e misericordia l’uomo fa esperienza di vita buona, di gioia, di verità, di bellezza, di speranza”. La Parola del Signore deve rimanere al centro della vita della chiesa tifernate. Mons. Cancian chiede che si promuovano le Scuole della Parola o la lectio divina sul Vangelo della domenica. Di primaria importanza sono i corsi della Scuola di Formazione teologica nella quale i riferimenti alla Parola di Dio sono costantemente presenti.
La Parola ascoltata e celebrata va messa in atto nelle opere di carità, corporali e spirituali. “A livello personale ognuno è chiamato a mettere a disposizione tempo, energie, risorse, in modo discreto come raccomanda il Vangelo. A livello socio-ecclesiale chiedo che ogni UP abbia il suo Centro di ascolto, collegato con la Caritas diocesana che sta facendo un bel servizio.
Anche la chiesa tifernate, a partire dal documento “Rimanete nel mio amore” sta compiendo un cammino nella misericordia cercando di vivere le tre dimensioni della vita evangelica: comunione con Cristo e tra di noi per una nuova evangelizzazione.
Dopo aver ripercorso il cammino di questi ultimi anni il vescovo stila altre proposte operative per il prossimo anno pastorale. Esse riguardano le unità pastorali (il vescovo chiede che si dia vita in ogni UP a “Comunità presbiterali” allargata ai diaconi, che preveda incontri periodici allo scopo di formarsi ad un pensare e operare in termini collegiali e che si pensi alla costituzione di una “Comunità pastorale”). Occorre cominciare a programmare insieme, in linea di massima, un programma pastorale unitario per l’intera UP che tenga conto degli orientamenti diocesani e della specifica situazione del territorio.
Mons. Cancian torna anche sul tema della catechesi, raccogliendo quanto discusso nell’ultima assemblea diocesana. Occorre recuperare l’antica concezione dell’iniziazione cristiana che collegava intimamente il sacramento alla fede e alla conversione evangelica della vita. Non possiamo più accontentarci di dare i sacramenti. Occorre avviare l’itinerario cristiano che dovrebbe durare per l’intera esistenza e coinvolgere tutta la persona nel contesto familiare, ecclesiale e sociale.
A livello diocesano mons. Cancian auspica che siano messe in rete le iniziative e le attività programmate dai vari Uffici (che stanno lavorando bene), concordando con le Vicarie e le UP, evitando sovrapposizioni.
La Lettera Pastorale: www.webregioni.chiesacattolica.it/cci_reg_v3/s2magazine/moduli/ultimora/uploads/allegati/cat_20/Gesu%20Maestro%20di%20Misericordia[1].pdf
novembre 18th, 2011

Al nuovo governo italiano la comunita’ francescana del Sacro convento di Assisi formula l’augurio di ”essere portatore di pace e bene, in uno dei momenti piu’ delicati della vita italiana, segnata da una forte crisi economica di cui siamo profondamente preoccupati, ma anche da una crisi dei valori e da una crisi del rispetto reciproco, che ci deve sempre essere, fra fratelli e sorelle”.
In un messsaggio al neopremier Mario Monti, il custode del Sacro convento, padre Giuseppe Piemontese, rileva ”con sommessa soddisfazione che nel nuovo esecutivo compaiono uomini e donne fortemente ancorati alla spiritualita’ francescana, che puo’ rappresentare un solido riferimento per affrontare con incisivita’, con equita’ e con senso della comunita’ le dure sfide che sono davanti a tutti noi”.
”Nell’economia – prosegue il messaggio – occorrono fiducia e sobrieta’, cosi’ care al Santo di Assisi, cosi’ come e’ importante recuperare quel lavoro artigianale, citato spesso da Francesco ai suoi tempi, quei mestieri tradizionali, frutto di cultura e manualita’, marchio di quella italianita’, del made in Italy, cosi’ apprezzato nel mondo”.
”Ogni buona azione sul fronte economico avrebbe comunque effetti limitati – osserva Padre Piemontese – se non venisse accompagnata da uno scatto civile degli uomini di buona volonta’ sul fronte del recupero dei valori e del rispetto reciproco, la cui mancanza rischia di destabilizzare le istituzioni e la comunita’ e di trasformare in scontro e volgarita’ la normale dialettica politica, avvelenandola. Nella lettera ai Reggitori dei popoli San Francesco invitava i governanti a pensare alle cose di Dio per servire meglio l’uomo. La pacificazione in questo momento di transizione puo’ essere molto utile all’Italia per tornare ad essere leader a livellointernazionale”.
I frati di Assisi rinnovano ”l’augurio al governo e la preghiera davanti alla tomba di San Francesco, patrono d’Italia” e invitano il nuovo presidente del consiglio ad Assisi.
www.tempusvirtutum.it
novembre 17th, 2011

«Possiamo definirlo un pellegrinaggio storico per la nostra comunità diocesana con una partecipazione davvero eccezionale di fedeli. In piazza San Pietro il colore dominante era il giallo dei cappellini indossati da più di 4mila pellegrini». E’ il commento di mons. Paolo Giulietti, vicario generale, al termine dell’udienza del Santo Padre Benedetto XVI di mercoledì 16 novembre, che ha caratterizzato la prima parte del pellegrinaggio diocesano di Perugia-Città della Pieve ad Petri sedem che proseguirà nel pomeriggio con la visita alla tomba del Beato Giovanni Paolo II e la celebrazione eucaristica all’altare della cattedra di San Pietro. «E’ un pellegrinaggio fortemente voluto dal nostro arcivescovo mons. Gualtiero Bassetti che dimostra quanto sia unita e viva la nostra Chiesa perugino-pievese – aggiunge mons. Giulietti –, che vuole camminare insieme accanto al suo pastore e lo dimostrano le varie e diverse realtà ecclesiali che vi hanno preso parte, ma anche del mondo del lavoro e i rappresentanti delle Istituzioni civili. All’udienza c’era anche una folta rappresentanza di finanzieri con le loro famiglie del Comando regionale dell’Umbria con sede in Perugia. In tutto eravamo 4.500 pellegrini perugini all’udienza generale. E’ un giorno di festa e di speranza per tutta la nostra comunità diocesana».
I primi pellegrini ad arrivare intorno alle ore 8 in via della Conciliazione sono stati quelli delle parrocchie perugine di Santa Maria in Case Bruciate e di Sant’Andrea in Porta Santa Susanna. L’entusiasmo per questa significativa giornata si è colto sin da subito tra i pellegrini giunti da un centinaio di parrocchie che hanno salutato il Papa in piazza San Pietro chiamandolo con voce corale «Benedetto, Benedetto!».
Le brevi ma significative parole di saluto di Papa Benedetto XVI rivolte alla numerosissima rappresentanza perugina, che ha sorpreso lo stesso Pontefice, hanno non poco spronato i pellegrini: «vi incoraggio – ha detto il Santo Padre – a rafforzare la vostra devozione al Vangelo».
Significative le parole del Papa sulla sua catechesi incentrata sul Salmo 109 (110) “Il Messia, re e sacerdote”. «E’ un salmo messianico per eccellenza e di grande speranza – commenta mons. Elio Bromuri, direttore dell’Ufficio diocesano per le Comunicazioni sociali, anch’egli pellegrino ad Petri Sedem – , perché nessuna di quelle affermazioni può essere attribuita a un discendente di David se non al Messia. Per questo è un grande messaggio di speranza: Dio vince sul male in questo momento in cui tutto sembra in pericolo ed è Dio che sottomette tutti i suoi nemici. Una riflessione molto attuale per la nostra epoca».
L’arcivescovo mons. Bassetti ha riferito del suo incontro con il Santo Padre, al quale erano presenti anche il cardinale Ennio Antonelli e mons. Giuseppe Chiaretti, già arcivescovi di Perugia-Città della Pieve. «Il Santo Padre – ha commentato il presule – si è mostrato disponibile ad accogliere l’invito a visitare la nostra Perugia», un invito rivoltogli anche dal sindaco Wladimiro Boccali, dall’assessore provinciale Donatella Porzi, dal presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini e dal rettore dell’Università degli Studi Francesco Bistoni. Salutando tutti loro, Papa Benedetto ha detto: «Perugia è una città bellissima e la ricordo con piacere».
Mons. Bassetti, intrattenendosi al termine dell’udienza con i rappresentanti delle Istituzioni civili del capoluogo umbro che hanno preso parte al pellegrinaggio, ha sottolineato l’importanza di questo evento che li ha visti tutti insieme a conferma della volontà di operare uniti per il bene comune, di essere insieme nei momenti importanti, ricordando loro che «la vocazione di Perugia, una città a dimensione d’uomo, è unica in cui ognuno fa la sua parte».
novembre 17th, 2011

«Oggi la nostra società – quella almeno che appare nei mezzi di comunicazione – riduce tutto a progresso, successo e sesso, cioè avidità, orgoglio ed egoismo. La Vergine Maria, invece, ci ricorda che la bontà è la vera ricchezza della vita, è la condizione per essere felici, è il vero successo dell’esistenza di una persona». È un passaggio dell’intervento che il Cardinale Angelo Comastri, Vicario Generale del Papa per la Città del Vaticano, ha tenuto mercoledì 9 novembre presso l’Istituto per Sovrintendenti P.S. “R. Lanari” di Spoleto. Invitato dall’Arcivescovo Renato Boccardo come relatore all’iniziativa culturale “Dialoghi in città”, il Porporato ha proposto alle numerose persone giunte da gran parte del territorio diocesano una riflessione sulla “Presenza di Maria nel cammino del popolo di Dio”. Prima entrare nel vivo del tema, il Cardinale ha ricordato «come sia ancora vivo nella mia memoria il vostro grande pellegrinaggio alla tomba del Beato Giovanni Paolo II, lo scorso 14 maggio. Eravate veramente tanti».
Quello del Presidente della Fabbrica di S. Pietro è stato un intervento semplice e al tempo stesso profondo, alla portata di tutti, popolare; un intervento più volte interrotto da lunghi applausi dei presenti che hanno ben gradito l’essenzialità del Cardinale, la sua sobrietà, la sua familiarità, il suo grande amore per la Chiesa, in particolare per la Madre di Dio. «Maria – ha affermato Comastri - ha vissuto con il cuore pieno di Dio, pieno di amore. Nessuno più di lei ha aperto a Dio la porta del cuore: nessuno, allora, più di Maria sente il bisogno di spendersi totalmente e instancabilmente per la realizzazione del disegno di salvezza, che è la passione di Dio verso l’umanità. La Madonna è stata scelta da Dio perché piccola e povera, perché aveva il cuore buono. Non è bello tutto questo? Non è toccante questa presenza di madre voluta da Dio per puro amore e per puro dono di misericordia? Stiamo bene attenti – ha detto, però, il Cardinale – a non rifiutare questo dono e a non pretendere di voler insegnare a Dio…a fare il suo mestiere! Rifiutando Maria, infatti, noi imponiamo a Dio una logica, che non è la sua».
Nella prolusione Comastri, inoltre, ha fatto costanti riferimenti alla Beata Teresa di Calcutta, della quale è “figlio” spirituale. La piccola suora albanese aveva una grande devozione al Cuore Immacolato di Maria, devozione praticata con i mezzi più tradizionali e più semplici: il S. Rosario, pregato ogni giorno e in ogni luogo, persino per la strada; il culto delle feste mariane (la professione religiosa delle sue suore cade sempre in festività della Madonna); la preghiera fiduciosa a Maria affidata anche alle “medagliette miracolose”( Madre Teresa ne regalava in gran quantità alle persone che incontrava); l’imitazione delle virtù della Madre di Dio, in special modo l’umiltà, il silenzio, la profonda carità.
Non è mancato, infine, un riferimento al 150° anniversario delle apparizioni della Madonna della Stella al piccolo Federico Cionchi (1861-1862) che l’Archidiocesi di Spoleto-Norcia e la comunità dei Padri Passionisti stanno solennemente ricordando con momenti celebrativi, formativi, popolari e culturali. «Un Santuario – ha detto il Cardinale – nasce da una intensa e inattesa irruzione del Cielo nelle vicende della terra. E questa irruzione non è una intrusione, ma è un dono, è una grazia, è una luce che rimane legata al luogo e parla alle generazioni successive. Così è accaduto nel luogo dove oggi sorge il Santuario della Madonna della Stella nei pressi di Montefalco: questi fatti sono un dono, un grazia, un regalo di Dio, prima di tutto per voi che vivete in questa terra. Il messaggio della Madonna si presenta estremamente semplice ed è nello stile di Maria. Si riduce all’affermazione: “Righetto, sii buono! E vieni spesso a trovarmi”».
Il prossimo appuntamento con i “Dialoghi in città” è per martedì 13 dicembre, sempre alle 18.00 e sempre alla Scuola di Polizia di Spoleto. Ospite sarà l’On. Prof. Giuliano Amato, Presidente del Comitato dei garanti per le celebrazioni del 150° anniversario dell’unità d’Italia, che parlerà di “Religione e Stato nell’Italia unita”.
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novembre 8th, 2011



E’ lì, da otto secoli, in uno degli affreschi del ciclo pittorico che segna l’inizio dell’arte figurativa occidentale, e nessuno finora se n’era accorto: nella ventesima scena della Vita di San Francesco, dipinta da Giotto nella Basilica superiore di Assisi, c’è il profilo di un demone, con due corna scure, che emerge dalle nuvole sospese fra la scena della morte di Francesco, in basso, e la scena dell’assunzione della sua anima in cielo.
A scoprirlo è stata la storica Chiara Frugoni, grande specialista francescana, dandone notizia in un articolo che sarà pubblicato nel prossimo numero della rivista San Francesco Patrono d’Italia, edita dal Sacro convento d’Assisi.
La Frugoni – che sull’interpretazione di quel particolare avanza alcune ipotesi – è invece sicura del fatto che questa scoperta è destinata a fissare un nuovo inizio della ”manipolazione delle nuvole” da parte di un pittore. ”Fino ad oggi, infatti – osserva la storica – il primo pittore che pensò di trattare le nuvole era ritenuto Andrea Mantegna che nel suo San Sebastiano, dipinto nel 1460 (oggi conservato nel Kunsthistorisches Museum a Vienna), mostrò sullo sfondo del cielo un cavaliere che emerge da una nuvola. Ora, questo primato del Mantegna non è più tale”.
Sul perchè, invece, Giotto abbia dipinto nella parte della nuvola più vicina all’angelo di destra ”un vigoroso ritratto, completato anche da due corna scure”, la Frugoni non si sbilancia: ”Forse non fu soltanto un’impertinenza sfuggita fino ad oggi all’occhio di tutti. Nel Medioevo si credeva che anche nel cielo abitassero i demoni che ostacolavano la salita delle anime: e’ un significato ancora da approfondire, ma che sembra destinato a dare buoni frutti”.
La scoperta di questa figura nell’affresco giottesco e’ stata evidentemente comunicata dalla Frugoni al custode del Sacro convento di Assisi, padre Giuseppe Piemontese, e al direttore della Sala stampa, padre Enzo Fortunato.
”C’ e’ molta attenzione nella comunita’ francescana – ha detto padre Piemontese – sulle questioni legate al formidabile monumento artistico che e’ la Basilica – e spesso per modesti restauri interviene direttamente, come nel caso dei lavori nella cripta – e con la stessa Frugoni, spesso ospite ad Assisi, c’e’ stato e c’e’ un confronto aperto. L’apertura e il dialogo che la comunita’ del Sacro convento manifesta sulle grandi questioni che interessano la vita dell’uomo e della societa’ contemporanea c’ e’ anche sul dibattito culturale e scientifico attorno ai tesori artistici custoditi ad Assisi”.
novembre 6th, 2011

Alla presenza di un folto numero di fedeli e di rappresentanti delle Istituzioni civili ed accademiche perugine, nella cattedrale di San Lorenzo in Perugia, il 7 novembre, l’arcivescovo mons. Gualtiero Bassetti ha presieduto la solenne celebrazione eucaristica deldies natalis di sant’Ercolano, vescovo e martire, Patrono della città e dell’Università degli Studi.
Dopo aver brevemente ripercorso la storia del martirio del Santo, mons. Bassetti ha detto: «Innanzitutto il vescovo Ercolano annunziò la Parola di Dio agli uomini e alle donne del proprio tempo con una forza e un coraggio indomiti. Anche noi, come Chiesa rinvigorita dal suo sangue e dalla sua testimonianza, vogliamo metterci con onestà dinanzi alla stessa Parola di Dio e, sotto il giudizio della Parola, vogliamo riconoscere quelli che sono i nostri limiti, i nostri peccati e i nostri ritardi. Siamo stimolati a ciò anche dal recente Sinodo Diocesano conclusosi tre anni or sono».
«La nostra Chiesa Perusina-Pievese, pur ricca di fermenti, di carismi, di presenze significative di memorie di santità antiche e recenti, basti pensare al dott. Vittorio Trancanelli – ha evidenziato l’arcivescovo –, deve oggi rendere più luminosa la sua chiamata. Pur essendo vivo il desiderio e l’impegno di ascoltare la Parola di Dio, e lo constato continuamente visitando tante parrocchie e comunità, la nostra Chiesa non evangelizza a sufficienza se stessa, manca almeno in parte di un cammino generalizzato di approfondimento della verità della fede e dovrebbe avere quel dinamismo missionario, che la fa uscire dal tempio per comunicare la buona notizia della salvezza e condividere il dono di grazia secondo il progetto di Dio».
«Siamo quasi al 50° del Concilio Vaticano II – ha ricordato mons. Bassetti – e il Concilio ci invita, ci stimola su questo cammino. Pur celebrando l’Eucaristia (di Messe se ne celebrano tante) e gli altri sacramenti, la nostra Chiesa dovrebbe brillare di più dinanzi al mondo, come segno e strumento dell’unità in Cristo di tutto il genere umano, nella concretezza quotidiana della vita e dei rapporti fra tutti i suoi membri, unita e in comunione, né appare del tutto, pur nella visibilità di tante sue opere, epifania, cioè manifestazione del Signore. Pur sensibile a quella chiamata, che sgorga dalla sua eredità, la nostra Chiesa con maggior vigore e impegno dovrebbe cercare di promuovere, difendere con tutti gli uomini di buona volontà la pace con i popoli e la natura, come ci ha ricordato il Santo Padre Benedetto XVI giovedì 27 ottobre ad Assisi; essa deve maggiormente ricercare quello stile di vita sobrio ed essenziale, che oggi alimenta e sostiene la solidarietà a livello planetario. La nostra Chiesa non è ancora del tutto consapevole del suo dovere di trasmettere il messaggio universale della bellezza e della bontà che sgorga da un umanesimo che porta ancora visibile le impronte della fede eucaristica».
«Dinanzi a queste sfide non c’è da scoraggiarsi. Io non mi perdo d’animo – ha concluso il presule –: sant’Ercolano nostro Patrono ci invita tutti a metterci con più serietà dinanzi alla Parola di Dio… Con il suo aiuto e la sua intercessione, pur con tutti i nostri limiti, ci sia dato di riscoprire la nostra vita come luogo in cui la Pasqua di Risurrezione si prolunga e si manifesta; possiamo davvero camminare nella luce e nella gioia del Signore, senza mai lasciare cadere a vuoto alcuna delle sue Parole».
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Ercolano visse nel VI secolo. Nei suoi «Dialoghi» papa Gregorio Magno scrive che faceva vita monastica nel monastero dei Canonici Regolari di sant’Agostino. Chiamato alla cattedra episcopale di Perugia dopo la morte del vescovo Massimiano, si oppose all’invasione dei Goti di re Totila che combattevano i bizantini. Dopo tre anni di assedio, verosimilmente nel 547, le truppe guidate dal sovrano ostrogota penetrerano a Perugia. Ercolano fu catturato, scorticato e poi decapitato davanti a Porta Marzia, per ordine dello stesso Totila, impegnato nell’assedio di Roma. Il suo corpo fu gettato fuori delle mura cittadine. Come per gli antichi martiri cristiani, anche il suo corpo però fu ricomposto per poi essere seppellito insieme a un bambino trovato morto nello stesso luogo. Una quarantina di giorni dopo, i profughi perugini ebbero dal comandante dei Goti, il permesso di ritornare in città. Allora ricordando il loro vescovo Ercolano, morto martire per mano dei barbari, ne ricercarono il corpo sepolto, per trasferirlo nell’antica cattedrale di San Pietro. Trovarono il suo corpo intatto con il capo unito al corpo, come se non fosse mai stato tagliato.
novembre 5th, 2011

A seguito di notizie diffuse dai media circa presunti abusi di un religioso perugino, l’arcivescovo mons. Gualtiero Bassetti, in data 24 ottobre 2011, ha costituito una Commissione diocesana d’indagine presso la Curia. In tal modo l’Arcivescovo intende tutelare la reputazione dei presbiteri diocesani e religiosi e, al tempo stesso, raccogliere tutte le informazioni possibili da parte di persone che si ritenessero danneggiate da presunti comportamenti che nulla hanno a che fare con lo stato sacerdotale. È ferma intenzione dell’Arcivescovo e della Curia diocesana, salvaguardata l’onorabilità dei sacerdoti, appurare sempre e comunque la verità e tutelare tutte le persone che eventualmente abbiano subito offese nella propria dignità. Le persone che intendano essere ascoltate dalla Commissione possono farne richiesta scritta, allegando una fotocopia del proprio documento di identità e inviando il tutto a: Curia arcivescovile – Commissione diocesana d’indagine. Piazza IV Novembre, 6 – 06123 Perugia PG.
novembre 4th, 2011
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