Archive for ottobre, 2011

TODI. L’INTERVENTO DI MONS. PAGLIA AL SEMINARIO DEL FORUM DELLE ASSOCIAZIONI CATTOLICHE

Il seminario “La buona politica per il bene comune” organizzato a Todi dal Forum delle persone e delle associazioni d’ispirazione cattolica nel mondo del lavoro si è aperto con la celebrazione eucaristica presieduta da mons. Vincenzo Paglia, presidente della Conferenza Episcopale Umbra e vescovo di Terni Narni Amelia. L’augurio che quello di oggi sia “il giorno della moltiplicazione dei pani e dei pesci” ha detto mons. Paglia. “Se questo nostro Paese rischia di essere senz’anima o senz’aria – ha aggiunto il vescovo – non dobbiamo chiederci se non sia necessario un impegno più robusto anche da parte nostra?”. “Noi siamo qui – ha aggiunto il vescovo – perché pensosi e preoccupati. E sentiamo come credenti l’urgenza di affrettare i passi della riflessione, del discernimento, al fine di elaborare una visione di quella società che vogliamo costruire, di tracciare le linee che definiscono il bene comune oggi”.

Il testo integrale dell’omelia di Mons. Paglia:

“E’ bene iniziare questa giornata di riflessione con la celebrazione eucaristica. La ragione ce la ricorda Sant’Ignazio di Antiochia di cui oggi la Chiesa fa memoria. Questo santo vescovo, mentre veniva portato a Roma per ricevere il martirio, definì i cristiani coloro che vivono secondo la logica della “eucarestia” (“juxta dominicum viventes”), ossia dando la propria vita per gli altri come appunto il Signore fa nella Eucarestia. E’ la logica di una vita concepita come dono e non come possesso. Quest’ultima scelta è qualla fatta dall’uomo ricco di cui ha parlato il Vangelo secondo Luca (12, 13-219 che abbiamo appena ascoltato. Costui, con il cuore pieno di cupidigia, scelse di vivere accumulando per sé le sue ricchezze, convinto che la vita dipende da ciò che si possiede. Dopo un fruttuoso raccolto, decise di costruire nuovi magazzini, ancora più grandi di quelli che aveva, per ammassare lì tutte le sue ricchezze. E disse a se stesso: “Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni: riposati, mangia, bevi e divertiti!”. Non aveva calcolato la fragilità umana. E quella stessa notte morì, nota l’evangelista. Gesù, da parte sua, ammonisce: “così è di chiunque accumula tesori per sé e non si arricchisce davanti a Dio”. E’ un avvertimento che risuona grave anche oggi, in un tempo  nel quale tutti, anche a motivo della crisi incombente, siamo spinti a ripiegarci in noi stessi, a rinchiuderci nel nostro porizzonte, insomma, ad accumulare nei nostri magazzini.

Noi siamo qui – e abbiamo voluto ritrovarci in una cornice di serena sobrietà, bel lontana dalla cupidigia di cui ha parlato Gesù – per riflettere assieme sulle responsabilità che come cattolici abbiamo verso il nostro paese. E l’Eucarestia – questa mattina anche temporalmente – è davvero come l’aurora che rischiara il lavoro che in questo giorno ci attende. L’Eucarestia, infatti, non solo scardina in radice la tentazione ad accumulare ciascuno per sé, ma soprattutto spinge ad arricchirci davanti a Dio, ossia a spendere la nostre vite per il bene comune di tutti, per rendere questa nostra società più umana. Riprendendo il titolo di una antico libretto di Pierre Teilhard De Chardin, “La Messa sul monso”, potremmo dire che questa è una Messa sull’Italia. Davanti ai nostri occhi infatti appare lo smarrimento di tanti, le paure per l’oggi e per il domani. Per questo risuonano ancor più impellenti le parole che aprono la Gaudium et Spes: “Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi (degli italiani), dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo (di tutti noi che siamo qui), e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore”.

Le comunità cristiane in Italia, per quanto “minoranza”, sentono in profondità e in larghezza le speranze e le angosce delle famiglie, dei giovani e degli anziani. Qui, a Todi, raccolti in questa singolarissima assemblea, sentiamo la responsabilità di spendere le ricchezze che ciascuna nostra realtà possiede per il bene di tutti. E dobbiamo farlo presto e assieme, con creatività e generosità. L’anticaLettera a Diogneto affermava: “ciò che è l’anima nel corpo, questo sono i cristiani nel mondo”. Sappiamo che i paragoni zoppicano. Ma se questo nostro paese rischia di perdere l’anima o di restare senza aria, non dobbiamo chiederci se non sia necessario un impegno più robusto anche da parte nostra? L’autore della lettera avverte: “Dio ha assegnato loro (ai cristiani)  un posto tale che non è loro lecito tirarsi indietro”(VI,10). Sì, abbiamo ricevuto da Dio un posto nel nostro paese da cui “non è lecito tirarci indietro”. Ed è in questo orizzonte che si stagliano i ripetuti richiami di Benedetto XVI, come pure dei cardinali Bertone e Bagnasco, sulla necessità di una presenza più robusta dei cattolici nella vita politica.

Noi siamo qui perché pensosi per la crisi nazionale e internazionale. Sentiamo l’urgenza, come credenti, di affrettare i passi della riflessione, del discernimento al fine di elaborare una visione della società che vogliamo costruire, di tracciare le linee che definiscono il Bene comune oggi, confrontandoci lealmente con tutte le realtà vive della società italiana. Volendo riprendere l’immagine evangelica si potrebbe dire che siamo qui per aprire ancor più le porte dei magazzini delle molteplici realtà ecclesiali e associative italiane. Abbiamo un ricco patrimonio di sapienza spirituale, morale, sociale, culturale ed anche politica ed è urgente delineare assieme una prospettiva su cui convergere. C’è bisogno che appaia un nuovo sogno per l’Italia, che si stagli una nuova visione del paese che scaldi il cuori della gente. Sappiamo che è compito di tutte le realtà del Paese concorrere alla realizzazione del bene comune. Ma non c’è dubbio che per i discepoli di Gesù – “esperti in umanità”, come diceva paolo VI – tale compito è ineliminabile e urgente.

E oggi, ancor più di ieri, si presenta l’opportunità di suscitare nuove passioni e nuovi protagonismi anche nella vita politica. Non possiamo indugiare, magari attardandoci nella cura dei rispettivi magazzini o, peggio, nel tenerli aperti solo per sé e chiusi per gli altri. Ancora una volta però è la stessa Eucarestia ad allontanarci dalla tentazione di accumulare per sé e a spingerci ad offrire a tutti il patrimonio di sapienza che è stato messo nelle nostre mani. Abbiamo pane a sufficienza, eppure deve essere ancora moltiplicato, perché in tanti hanno bisogno di essere sfamati di amore e di futuro. Anche noi oggi possiamo vivere il miracolo della moltiplicazione. Abbiamo cinque pani e due pesci – potremmo somigliarli alle varietà della nostra assemblea composta da quelle del Forum a quelle associative e di movimento – che il Signore sa moltiplicare. C’è bisogno di tutti noi. E ricordiamo le parole di Gesù ai suoi discepoli dicendo loro: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”(Mt 18,8).

Cari amici, è dall’altare che noi attingiamo la forza del nostro pensare e del nostro agire, anche di quello politico. Non dobbiamo staccarci da questa fonte, pena l’inaridimento. Il Signore, pastore buono di tutti, continua a donarci il suo amore e a sostenerci perché diventiamo fermento di quella nuova socialità che proprio qui noi stiamo sperimentando”.

 

Add comment ottobre 17th, 2011

SPOLETO. ENZO BIANCHI, PRIORE DELLA COMUNITA’ DI BOSE, AI “DIALOGHI IN CITTA’ “

Al via il quarto ciclo dei “Dialoghi in Città”, evento culturale proposto dall’Archidiocesi di Spoleto-Norcia con l’obiettivo di offrire un contributo per l’edificazione della città dell’uomo. Lunedì 10 ottobre, presso l’auditorium della Scuola di Polizia di Spoleto, Enzo Bianchi, Priore della Comunità di Bose (Piemonte), è intervenuto sul tema “L’uomo e la fede”. Dopo il saluto dell’Arcivescovo Renato Boccardo, promotore di questi momenti di riflessione, Bianchi ha “confidato” il suo legame con la città di Spoleto. Un legame segnato dall’amicizia con l’Arcivescovo Boccardo: entrambi sono piemontesi e si conoscono da quando il Presule era giovane seminarista. Un legame, però, che passa attraverso una delle più importanti opere d’arte della città: la croce di Alberto Sotio conservata nella Cattedrale.

«Tutte le volte che vengo a Spoleto non posso non salire in Duomo – ha detto – e ritirarmi in preghiera dinanzi al Cristo trionfante. Ne ho fatto riprodurre una copia e l’ho posta nella Sala del Capitolo della Comunità di Bose». Il prossimo 22 ottobre verrà inaugurata la prima comunità monastica dell’Umbria, ad Assisi, che si ispira a quella di Bose.

Moltissime persone sono giunte ad ascoltarlo, e lui non ha affatto deluso le aspettative: con passione, con rigore scientifico, ma soprattutto con semplicità, con umanità e con tanto amore per le Sacre Scritture ha proposto un “viaggio” tra la fede come atto umano e la fede in Dio, soffermandosi sul fatto che la seconda non può esserci se manca la prima, se cioè nel cuore di ogni uomo e di ogni donna non c’è quell’humus di relazioni e di fiducia che si acquisiscono fin dal grembo materno.

«La fede – ha detto Enzo Bianchi – come prima cosa è un atteggiamento umano, fa parte di ogni uomo, è un atto della libertà dell’uomo. Fede come atto di fiducia. Pensate ad un bambino: come può crescere senza la fiducia del papà e della mamma? Oppure pensiamo a due giovani fidanzati: come possono arrivare al matrimonio e stare insieme tutta la vita se lui non mette fiducia in lei e viceversa? Oggi purtroppo c’è poca fiducia negli altri, poca fiducia nella società, nella politica e poca fiducia nel matrimonio: la fede nell’uomo è fragile e di conseguenza non può esserci la fede in Dio».

Accanto alla fede atto umano c’è la fede in Dio, condizione necessaria per la salvezza afferma S. Paolo. Su questo aspetto il Priore della Comunità di Bose ha sottolineato come per i cristiani Dio sia una parola ambigua: «non è una monade, ma una comunione di persone. È un Dio strano che si è fatto uomo, si è fatto carne, è venuto tra noi. Possiamo, allora, capire la fede solo rifacendosi a Gesù, che era uno come noi, pienamente umano, con una vita mortale, che non ha mai mostrato tratti divini. Ciò che in lui era straordinario era la sua umanità. Gesù per prima cosa era affidabile, non c’era frattura tra ciò che diceva e ciò che viveva. E anche la nostra società – ha affermato Bianchi – necessita di persone coerenti, di credenti credibili e non tanto di credenti cattolici. Se mancano, la fede non si dilata e la gente lascia la Chiesa in silenzio, senza più neanche protestare. Dobbiamo recuperare la capacità dell’ascolto dell’altro e imitare Gesù che incontrava tutti, non aveva prevenzioni verso nessuno, cercava la fede umana in quelli che incontrava. La comunità cristiana oggi, per aumentare la fede e aprirsi al dono di Dio, deve essere affidabile, non imporre nulla, dialogare sempre, mettere fiducia negli altri».

Nel dialogo con i presenti il Priore della Comunità di Bose ha parlato dei giovani. «Sono straordinari, ma purtroppo la mia generazione ha vissuto senza pensare al domani, come se fosse l’ultima, lasciando ai giovani una situazione precaria. È urgente offrire alle nuove generazioni un orientamento per dare senso alla vita». L’ultimo appello lo ha riservato al ruolo dei cristiani nella società: «Ci delegittimiamo e disprezziamo troppo. Invece dovremmo aiutarci e confrontarci di più. Dobbiamo tendere ad un’etica umana e mostrare che ciò che è cristiano è umanissimo».

 

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PERUGIA. 35 ANNI FA NASCEVA LA CARITAS DIOCESANA

Era il 1976 quando un gruppo di giovani volontari perugini guidato da mons. Giacomo Rossi, dall’esperienza dell’opera di volontariato accanto alle popolazioni terremotate del Friuli, diede vita, su input dell’allora arcivescovo Ferdinando Lambruschini, alla Caritas diocesana di Perugia. In Umbria fu una delle prime ad essere costituita, a distanza di cinque anni dalla nascita della Caritas italiana voluta da Papa Paolo VI dopo la cessazione, nel 1968, della Pontificia opera di assistenza, la “Poa”. Tre i direttori diocesani che si sono avvicendati fino ad oggi nell’incarico: mons. Giacomo Rossi (1976-2001), don Lucio Gatti (2001-2009) e la dott.ssa Daniela Monni (2009-). In questi 35 anni sono nate, oltre a diverse Caritas parrocchiali ed interparrocchiali, alcune opere segno, in primis il Centro di Ascolto diocesano. La Caritas perugina in questi sette lustri di attività non si è limitata alla distribuzione di viveri, indumenti ed aiuti economici, ha soprattutto ascoltato ed accolto tante persone nel bisogno, così da svolgere un’importante azione pedagogica della carità e di evangelizzazione-missione sul territorio.

Per informazioni: www.diocesi.perugia.it/apv

 

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SPOLETO. TORNATE AL LORO ANTICO SPLENDORE LE CAPPELLE DEL SS. SACRAMENTO E DELLA SANTISSIMA ICONE

Tantissime persone domenica 9 ottobre si sono riversate nella Cattedrale di Spoleto per partecipare alla Celebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo di Spoleto-Norcia mons. Renato Boccardo, nel corso della quale sono state riaperte al culto la Cappella del Santissimo Sacramento e quella della Santissima Icone. La prima era chiusa dal terremoto del 1997, la seconda da due anni. I lavori di consolidamento e restauro hanno consegnato alla città due “gioielli” riportati alla loro originaria bellezza; sono la testimonianza della fede degli spoletini, che è capace di ispirare e di realizzare opere di grande valore artistico e storico. Prima della Celebrazione eucaristica sono giunte in Duomo, per esprimere la profonda devozione che lega la città alla Cattedrale, tre processioni: una dalla chiesa di S. Pietro, una da quella di S. Ansano e una da quella di S. Gregorio.

La Cappella del Sacramento ritroverà, dopo tanti anni, il suo ruolo originario di Custodia Eucaristica e vi si celebrerà quotidianamente la messa. Oltre al consolidamento strutturale, sono state restaurate le 30 tele dipinte, il tabernacolo, gli apparati plastici in stucco e le statue delle nicchie. Quella della Icone, “cuore mariano” di Spoleto, tornerà ad accogliere quanti vogliono affidare alla Vergine gioie e dolori, fatiche e speranze. Anche qui sono state restaurate le 13 tele e l’altare; le pareti, inoltre, hanno recuperato il giusto valore cromatico offuscato dal deposito dei fumi delle candele e dal riscaldamento. Da sottolineare che nell’aula principale del Duomo e nelle due Cappelle è stato predisposto un nuovo impianto di riscaldamento.

L’Arcivescovo nell’omelia ha annunciato il nuovo corso della Confraternita della Santissima Icone, forma attuale dell’antica Pia Unione, alla quale vi possono far parte i fedeli della città e dell’intera Diocesi. Il compito principale dei suoi membri è quello di custodire la Cappella con amore, animando a turno la preghiera quotidiana nel Rosario e, per quanto possibile, partecipando ogni sabato mattina alla celebrazione della messa. Ai confratelli è riservato l’onore di portare in processione la SS.ma Icone per le vie della città. Chiunque ne volesse far parte è pregato di contattare mons. Luigi Piccioli, Vicario Generale e Parroco della Cattedrale: 0743-231063; 0743-44140.

«Desidero farmi voce della città e della Diocesi – ha detto l’Arcivescovo Boccardo nell’omelia – per rendere omaggio ed esprimere vivissima gratitudine a tutti coloro che ai diversi livelli, Autorità regionali e locali, Direzione regionale dei beni storico-artistici, Sovrintendenze, Restauratori, Imprese edili, si sono spesi con competenza, passione e generosità per rendere sempre più bella e ricca questa Basilica Cattedrale.  Anche lo stupendo Crocifisso di Alberto Sozio ha ricevuto nuova e più dignitosa collocazione (nella navata destra, prima del transetto, ndr) e viene ora esposto in maniera adeguata non solo all’ammirazione dei numerosi turisti ma, specialmente, alla devozione dei fedeli. Alla torre campanaria, infine, sono state restituite la bellezza e la maestosità con le quali da secoli domina la piazza e si presenta come un indice puntato verso il cielo. In attesa di poter godere, in un futuro che speriamo non lontano, del restauro del pavimento cosmatesco e del nuovo assetto dell’area presbiterale (altare, ambone e cattedra episcopale) rispondente alle disposizioni liturgiche e correttamente funzionale, i lavori che inauguriamo – ha concluso il Presule – vengono ad arricchire il patrimonio religioso e culturale del nostro Duomo e della nostra città».

Prima della benedizione finale l’Arcivescovo, insieme ai presbiteri presenti e ai ministri straordinari dell’Eucaristia delle parrocchie della città di Spoleto, ha deposto, dopo quattordici anni, il Santissimo Sacramento nel Tabernacolo della restaurata Cappella. Dopo la benedizione, invece, il Presule e l’intero popolo di Dio si sono recati nella Cappella della Santissima Icone per l’intronizzazione dell’immagine sopra l’altare. Un lunghissimo applauso ha salutato l’evento. Mons. Boccardo ha chiesto alla Madre di Dio di guardare e assistere la gente di Spoleto: «Tu – ha detto – che da questa Basilica Cattedrale scrivi incessantemente la storia delle nostre anime e la custodisci con cura gelosa nel tuo cuore, veglia sulla nostra città: fa’ che fioriscano in essa la giustizia e la concordia e, per l’onestà dei cittadini e la saggezza dei governanti, tutti possano godere di un vero progresso e conoscere una stagione di prosperità e di pace».

Alla celebrazione, animata dalla Cappella Musicale del Duomo, erano presenti diverse autorità civili e militari, tra le quali il Sindaco di Spoleto Daniele Benedetti e quello di Norcia Giampaolo Stefanelli.

 

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ORVIETO-TODI. DON FRANCESCO VALENTINI NOMINATO DALLA CEI MEMBRO DEL COMITATO PER LA VALUTAZIONE DEI PROGETTI DI INTERVENTO DEI BENI ECCLESIASTICI

La Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana, nella riunione dello scorso 26 settembre, ha nominato i membri del Comitato per la valutazione dei progetti di intervento a favore dei beni culturali ecclesiastici. Tra questi c’è un umbro: don Francesco Valentini della diocesi di Orvieto-Todi, Direttore dell’ufficio diocesano per i Beni culturali ecclesiastici e parroco di S. Felice a Massa Martana. Questi gli altri membri: don Gaetano Coviello della diocesi di Bari-Bitonto; padre Gabriele Ingegneri, OFM Cap.; don Federico Pellegrini della diocesi di Brescia); don Valerio Pennasso della diocesi di Alba; mons. Stefano Russo, Direttore dell’Ufficio Nazionale per i beni culturali ecclesiastici. La nomina è stata resa nota venerdì 30 settembre tramite il comunicato stampa diramato al temine del Consiglio Permanente della CEI.

 

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CALVI DELL’UMBRIA. NOTA DELLA CURIA SU ELIA CATALDO

Pubblichiamo di seguito la nota della Curia Diocesana di Terni-Narni-Amelia relativa a Elia Cataldo:

L’ex Convento “San Francesco” di Calvi è una struttura, attualmente ad uso di abitazione civile, nella quale dimora, come legittimo proprietario, Elia Cataldo con un piccolo gruppo di persone. Egli ha chiesto per sé e per il gruppo che lo accompagna, il paterno discernimento del vescovo diocesano, Mons. Vincenzo Paglia, il quale sta seguendo con attenzione il loro cammino.

Al fine di poter raggiungere una comprensione completa e obiettiva si rende necessaria la massima prudenza e la valutazione di ogni elemento utile al discernimento. Per questo motivo, né lui né il suo gruppo hanno ancora ricevuto alcuna approvazione ecclesiastica, anche se a loro è riservata la premurosa attenzione della Chiesa, la quale è per tutti importante. In questo momento è stato richiesto a Elia Cataldo di non animare incontri di preghiera, nelle chiese parrocchiali e non parrocchiali, del territorio della Diocesi di Terni-Narni-Amelia.

 

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CASO MEREDITH. MONS. BASSETTI: “RIFLETTERE SU QUESTO TRAGICO DELITTO”

“Prendo atto della sentenza emessa dalla Corte d’assise d’appello di Perugia, che ha assolto i giovani Raffaele e Amanda, scagionandoli dall’accusa di aver commesso il terribile omicidio della notte dell’1-2 novembre 2007. Se erano stati incarcerati ingiustamente, è giusto rallegrarci per la ritrovata libertà”. È il commento dell’arcivescovo di Perugia, mons. Gualtiero Bassetti, all’indomani della conclusione del processo di secondo grado per l’omicidio di Meredith Kercher. “È doveroso però – aggiunge il presule – riflettere su questo tragico delitto, e pronunciare un pensiero di sofferenza e di pietà per la giovane Meredith e di consolazione per la sua famiglia, così duramente provata in questi anni e che vede ancora molto lontano il giorno per conoscere la verità”. “Se ci sarà ancora un terzo grado di giudizio – sottolinea mons. Bassetti – è auspicabile che si compia ogni sforzo e ogni supplemento d’indagine per conoscere la verità tutta intera di questa tragica vicenda”.

«Ma a tutti i giovani della mia città, della mia diocesi, a tutti i giovani che sono presenti a Perugia per motivi di studio e di lavoro – dice l’arcivescovo –, dal mio cuore non può che sgorgare l’invito ad una speranza. La speranza è la virtù che può fendere anche le nubi più dense che oscurano il cielo della nostra esistenza. A rafforzare la speranza per non essere, come ha detto un vescovo spagnolo alla GMG, né indignati né rassegnati, e soprattutto ad accogliere l’invito pressante di Papa Benedetto XVI quando, citando Platone, ha detto una frase che dovrebbe essere un sentiero luminoso per ogni giovane: “Cerca la verità mentre sei giovane, perché se non lo fai, poi ti scapperà dalle mani”».

«A troppi giovani – conclude mons. Bassetti – che non hanno cercato la verità, poi è scappata dalle mani e io auguro che questo non succeda più ai miei giovani che popolano la città e l’Università di Perugia».

 

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