TODI. L’INTERVENTO DI MONS. PAGLIA AL SEMINARIO DEL FORUM DELLE ASSOCIAZIONI CATTOLICHE
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Add comment ottobre 17th, 2011
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Add comment ottobre 17th, 2011
Al via il quarto ciclo dei “Dialoghi in Città”, evento culturale proposto dall’Archidiocesi di Spoleto-Norcia con l’obiettivo di offrire un contributo per l’edificazione della città dell’uomo. Lunedì 10 ottobre, presso l’auditorium della Scuola di Polizia di Spoleto, Enzo Bianchi, Priore della Comunità di Bose (Piemonte), è intervenuto sul tema “L’uomo e la fede”. Dopo il saluto dell’Arcivescovo Renato Boccardo, promotore di questi momenti di riflessione, Bianchi ha “confidato” il suo legame con la città di Spoleto. Un legame segnato dall’amicizia con l’Arcivescovo Boccardo: entrambi sono piemontesi e si conoscono da quando il Presule era giovane seminarista. Un legame, però, che passa attraverso una delle più importanti opere d’arte della città: la croce di Alberto Sotio conservata nella Cattedrale.
«Tutte le volte che vengo a Spoleto non posso non salire in Duomo – ha detto – e ritirarmi in preghiera dinanzi al Cristo trionfante. Ne ho fatto riprodurre una copia e l’ho posta nella Sala del Capitolo della Comunità di Bose». Il prossimo 22 ottobre verrà inaugurata la prima comunità monastica dell’Umbria, ad Assisi, che si ispira a quella di Bose.
Moltissime persone sono giunte ad ascoltarlo, e lui non ha affatto deluso le aspettative: con passione, con rigore scientifico, ma soprattutto con semplicità, con umanità e con tanto amore per le Sacre Scritture ha proposto un “viaggio” tra la fede come atto umano e la fede in Dio, soffermandosi sul fatto che la seconda non può esserci se manca la prima, se cioè nel cuore di ogni uomo e di ogni donna non c’è quell’humus di relazioni e di fiducia che si acquisiscono fin dal grembo materno.
«La fede – ha detto Enzo Bianchi – come prima cosa è un atteggiamento umano, fa parte di ogni uomo, è un atto della libertà dell’uomo. Fede come atto di fiducia. Pensate ad un bambino: come può crescere senza la fiducia del papà e della mamma? Oppure pensiamo a due giovani fidanzati: come possono arrivare al matrimonio e stare insieme tutta la vita se lui non mette fiducia in lei e viceversa? Oggi purtroppo c’è poca fiducia negli altri, poca fiducia nella società, nella politica e poca fiducia nel matrimonio: la fede nell’uomo è fragile e di conseguenza non può esserci la fede in Dio».
Accanto alla fede atto umano c’è la fede in Dio, condizione necessaria per la salvezza afferma S. Paolo. Su questo aspetto il Priore della Comunità di Bose ha sottolineato come per i cristiani Dio sia una parola ambigua: «non è una monade, ma una comunione di persone. È un Dio strano che si è fatto uomo, si è fatto carne, è venuto tra noi. Possiamo, allora, capire la fede solo rifacendosi a Gesù, che era uno come noi, pienamente umano, con una vita mortale, che non ha mai mostrato tratti divini. Ciò che in lui era straordinario era la sua umanità. Gesù per prima cosa era affidabile, non c’era frattura tra ciò che diceva e ciò che viveva. E anche la nostra società – ha affermato Bianchi – necessita di persone coerenti, di credenti credibili e non tanto di credenti cattolici. Se mancano, la fede non si dilata e la gente lascia la Chiesa in silenzio, senza più neanche protestare. Dobbiamo recuperare la capacità dell’ascolto dell’altro e imitare Gesù che incontrava tutti, non aveva prevenzioni verso nessuno, cercava la fede umana in quelli che incontrava. La comunità cristiana oggi, per aumentare la fede e aprirsi al dono di Dio, deve essere affidabile, non imporre nulla, dialogare sempre, mettere fiducia negli altri».
Nel dialogo con i presenti il Priore della Comunità di Bose ha parlato dei giovani. «Sono straordinari, ma purtroppo la mia generazione ha vissuto senza pensare al domani, come se fosse l’ultima, lasciando ai giovani una situazione precaria. È urgente offrire alle nuove generazioni un orientamento per dare senso alla vita». L’ultimo appello lo ha riservato al ruolo dei cristiani nella società: «Ci delegittimiamo e disprezziamo troppo. Invece dovremmo aiutarci e confrontarci di più. Dobbiamo tendere ad un’etica umana e mostrare che ciò che è cristiano è umanissimo».
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Era il 1976 quando un gruppo di giovani volontari perugini guidato da mons. Giacomo Rossi, dall’esperienza dell’opera di volontariato accanto alle popolazioni terremotate del Friuli, diede vita, su input dell’allora arcivescovo Ferdinando Lambruschini, alla Caritas diocesana di Perugia. In Umbria fu una delle prime ad essere costituita, a distanza di cinque anni dalla nascita della Caritas italiana voluta da Papa Paolo VI dopo la cessazione, nel 1968, della Pontificia opera di assistenza, la “Poa”. Tre i direttori diocesani che si sono avvicendati fino ad oggi nell’incarico: mons. Giacomo Rossi (1976-2001), don Lucio Gatti (2001-2009) e la dott.ssa Daniela Monni (2009-). In questi 35 anni sono nate, oltre a diverse Caritas parrocchiali ed interparrocchiali, alcune opere segno, in primis il Centro di Ascolto diocesano. La Caritas perugina in questi sette lustri di attività non si è limitata alla distribuzione di viveri, indumenti ed aiuti economici, ha soprattutto ascoltato ed accolto tante persone nel bisogno, così da svolgere un’importante azione pedagogica della carità e di evangelizzazione-missione sul territorio.
Per informazioni: www.diocesi.perugia.it/apv
Add comment ottobre 11th, 2011
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La Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana, nella riunione dello scorso 26 settembre, ha nominato i membri del Comitato per la valutazione dei progetti di intervento a favore dei beni culturali ecclesiastici. Tra questi c’è un umbro: don Francesco Valentini della diocesi di Orvieto-Todi, Direttore dell’ufficio diocesano per i Beni culturali ecclesiastici e parroco di S. Felice a Massa Martana. Questi gli altri membri: don Gaetano Coviello della diocesi di Bari-Bitonto; padre Gabriele Ingegneri, OFM Cap.; don Federico Pellegrini della diocesi di Brescia); don Valerio Pennasso della diocesi di Alba; mons. Stefano Russo, Direttore dell’Ufficio Nazionale per i beni culturali ecclesiastici. La nomina è stata resa nota venerdì 30 settembre tramite il comunicato stampa diramato al temine del Consiglio Permanente della CEI.
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Pubblichiamo di seguito la nota della Curia Diocesana di Terni-Narni-Amelia relativa a Elia Cataldo:
L’ex Convento “San Francesco” di Calvi è una struttura, attualmente ad uso di abitazione civile, nella quale dimora, come legittimo proprietario, Elia Cataldo con un piccolo gruppo di persone. Egli ha chiesto per sé e per il gruppo che lo accompagna, il paterno discernimento del vescovo diocesano, Mons. Vincenzo Paglia, il quale sta seguendo con attenzione il loro cammino.
Al fine di poter raggiungere una comprensione completa e obiettiva si rende necessaria la massima prudenza e la valutazione di ogni elemento utile al discernimento. Per questo motivo, né lui né il suo gruppo hanno ancora ricevuto alcuna approvazione ecclesiastica, anche se a loro è riservata la premurosa attenzione della Chiesa, la quale è per tutti importante. In questo momento è stato richiesto a Elia Cataldo di non animare incontri di preghiera, nelle chiese parrocchiali e non parrocchiali, del territorio della Diocesi di Terni-Narni-Amelia.
1 comment ottobre 5th, 2011
“Prendo atto della sentenza emessa dalla Corte d’assise d’appello di Perugia, che ha assolto i giovani Raffaele e Amanda, scagionandoli dall’accusa di aver commesso il terribile omicidio della notte dell’1-2 novembre 2007. Se erano stati incarcerati ingiustamente, è giusto rallegrarci per la ritrovata libertà”. È il commento dell’arcivescovo di Perugia, mons. Gualtiero Bassetti, all’indomani della conclusione del processo di secondo grado per l’omicidio di Meredith Kercher. “È doveroso però – aggiunge il presule – riflettere su questo tragico delitto, e pronunciare un pensiero di sofferenza e di pietà per la giovane Meredith e di consolazione per la sua famiglia, così duramente provata in questi anni e che vede ancora molto lontano il giorno per conoscere la verità”. “Se ci sarà ancora un terzo grado di giudizio – sottolinea mons. Bassetti – è auspicabile che si compia ogni sforzo e ogni supplemento d’indagine per conoscere la verità tutta intera di questa tragica vicenda”.
«Ma a tutti i giovani della mia città, della mia diocesi, a tutti i giovani che sono presenti a Perugia per motivi di studio e di lavoro – dice l’arcivescovo –, dal mio cuore non può che sgorgare l’invito ad una speranza. La speranza è la virtù che può fendere anche le nubi più dense che oscurano il cielo della nostra esistenza. A rafforzare la speranza per non essere, come ha detto un vescovo spagnolo alla GMG, né indignati né rassegnati, e soprattutto ad accogliere l’invito pressante di Papa Benedetto XVI quando, citando Platone, ha detto una frase che dovrebbe essere un sentiero luminoso per ogni giovane: “Cerca la verità mentre sei giovane, perché se non lo fai, poi ti scapperà dalle mani”».
«A troppi giovani – conclude mons. Bassetti – che non hanno cercato la verità, poi è scappata dalle mani e io auguro che questo non succeda più ai miei giovani che popolano la città e l’Università di Perugia».
Add comment ottobre 5th, 2011