Archive for ottobre, 2011

GUALDO CATTANEO. RIAPERTA AL CULTO LA CHIESA DI SANT’AGOSTINO

Sabato 29 ottobre, la comunità di Gualdo Cattaneo ha potuto, finalmente, tornare a pregare nella bellissima chiesa di S. Agostino. L’Arcivescovo ha celebrato la messa, riaprendola così ufficialmente al culto. Con il presule hanno concelebrato il parroco e il vice parroco di Gualdo e Pomonte: don Bruno Molinari e don Floribert Avonyima.

La chiesa di Sant’Agostino è la più antica di Gualdo Cattaneo, incantevole borgo fondato nel 975 ad opera del conte germanico Edoardo Cattaneo, vassallo dell’imperatore Ottone II di Sassonia. Fu costruita nel 1136 per volere dei padri Benedettini che vi costruirono accanto anche un piccolo convento, soppresso nel 1652 da papa Innocenzo X ed attualmente non più esistente; oggi vi si trova edificata la casa parrocchiale e un complesso abitativo di proprietà dell’Istituto diocesano sostentamento clero dato in locazione all’Arma dei Carabinieri. La chiesa, originariamente dedicata all’Annunziata e a S. Benedetto, nel 1258 passò agli Agostiniani eremitani: la restaurarono e la intitolarono al santo vescovo di Ippona; il priore della comunità era il beato Ugolino da Gualdo Cattaneo. Restaurata nel 1926, e più recentemente intorno agli inizi degli anni ’90 del ‘900, fu indicata come chiesa parrocchiale nel 1988. Oggi, invece, la chiesa parrocchiale è quella dei santi Antonio e Antonino, situata nella centralissima piazza di Gualdo.

La facciata originaria è caratterizzata da un portale ogivale in pietra rosa e la struttura da conci di arenaria. Al centro della porta, sul concio di chiave dell’arco, è scolpita la figura del protettore del Comune di Gualdo Cattaneo, San Michele Arcangelo. L’interno, con uno splendido soffitto ligneo a capriate, custodisce un grande affresco del 1482 della Scuola del pittore folignate Nicolò Alunno raffigurante la “Crocifissione”; c’è anche un dipinto del Quattrocento ed una tavola del XIV sec. di Maestro Bastiano.

L’edificio di culto è stato chiuso nel febbraio del 2010 a causa dell’azione di marcimento di microrganismi che hanno progressivamente degradato la compattezza del materiale legnoso del tetto, provocando la rottura di una testata della capriata. Il cantiere è partito il 16 maggio 2010: è stato completamente rifatto il solaio costituito da capriate in legno lamellare, non più in abete come prima, arcarecci e travicelli lignei con soprastante impalcato di pianelle in conto e manto di copertura in coppi e sottocoppi di laterizio disposti su guaina impermeabilizzante.

 

 

Add comment ottobre 31st, 2011

IL PAPA AD ASSISI: RELIGIONE NON PUÒ GIUSTIFICARE VIOLENZA

Nel 25° anniversario dello storico incontro ecumenico di preghiera per la pace, convocato ad Assisi dal BeatoGiovanni Paolo II, Papa Benedetto XVI ha voluto recarsi pellegrino nella città di San Francesco, invitando i rappresentanti delle altre religioni e dei non credenti a partecipare ad una Giornata di riflessione, dialogo e preghiera per la pace e la giustizia nel mondo, sul tema: “Pellegrini della verità, pellegrini della pace”.
Alle 8:00 di giovedì 27 Ottobre 2011, il Pontefice e le Delegazioni sono partiti con un treno Frecciargento dalla stazione ferroviaria vaticana e sono giunto ad Assisi alle 9:45. Ad accogliere le Delegazioni presso la Basilica di Santa Maria degli Angeli, erano diverse Autorità religiose e civili e numerosi fedeli che hanno seguito la celebrazione su maxi schermi collocati davanti alla Basilica.
Dopo il saluto del Cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, Presidente del Pontifico Consiglio della Giustizia e della Pace, è stato proiettato un video commemorativo dell’Incontro del 1986. Successivamente sono intervenuti i Rappresentanti di altre religioni: Sua Santità Bartolomeo I, Patriarca Ecumenico; il Dottor Rowan Douglas Williams, Arcivescovo di Canterbury e Primate della Comunione Anglicana; Sua Eminenza Norvan Zakarian, Primate della Diocesi della Chiesa Apostolica Armena di Francia; Reverendo Dottor Olav Fykse Tveit, Segretario Generale del Consiglio Ecumenico delle Chiese; Rabbi David Rosen, Ksg, Cbe, Direttore Internazionale per gli Affari Interreligiosi, Rappresentante del Gran Rabbinato di Israele; Wande Abimbola, Awise Agbaye, Portavoce della religione Ifu e Yoruba nel mondo; Acharya Shri Shrivatsa Goswami, Rappresentante della religione Hindu; Ja-Seung, Presidente dello “Jogye Order”, Buddismo Coreano; Dottor Kyai Haji Hasyim Muzadi, Segretario Generale della Conferenza Internazionale degli Studiosi Islamici (ICIS) e già Presidente di Nabdlatul Ulama (NU) ed infine, in rappresentanza dei non credenti è intervenuta la Professoressa Julia Krisetva.
Successivamente il Santo Padre ha tenuto il suo discorso di cui riportiamo alcuni estratti:
“Sono passati venticinque anni da quando il beato Papa Giovanni Paolo II invitò per la prima volta rappresentanti delle religioni del mondo ad Assisi per una preghiera per la pace. Che cosa è avvenuto da allora? A che punto è oggi la causa della pace?”.
“Allora la grande minaccia per la pace nel mondo derivava dalla divisione del pianeta in due blocchi contrastanti tra loro. Il simbolo vistoso di questa divisione era il muro di Berlino (…). Nel 1989, tre anni dopo Assisi, il muro cadde senza spargimento di sangue. (…) Accanto ai fattori economici e politici, la causa più profonda di tale evento è di carattere spirituale: dietro il potere materiale non c’era più alcuna convinzione spirituale. (…) Siamo riconoscenti per questa vittoria della libertà, che fu soprattutto anche una vittoria della pace. E bisogna aggiungere che in questo contesto si trattava non solamente, e forse neppure primariamente, della libertà di credere, ma anche di essa. Per questo possiamo collegare tutto ciò in qualche modo anche con la preghiera per la pace”.
“Ma che cosa è avvenuto in seguito? Purtroppo non possiamo dire che da allora la situazione sia caratterizzata da libertà e pace. (…) La violenza come tale è potenzialmente sempre presente e caratterizza la condizione del nostro mondo. La libertà è un grande bene. Ma il mondo della libertà si è rivelato in gran parte senza orientamento, e da non pochi la libertà viene fraintesa anche come libertà per la violenza. La discordia assume nuovi e spaventosi volti e la lotta per la pace deve stimolare in modo nuovo tutti noi”. (…)
“A grandi linee – a mio parere – si possono individuare due differenti tipologie di nuove forme di violenza che sono diametralmente opposte nella loro motivazione e manifestano poi nei particolari molte varianti. Anzitutto c’è il terrorismo, nel quale, al posto di una grande guerra, vi sono attacchi ben mirati che devono colpire in punti importanti l’avversario in modo distruttivo, senza alcun riguardo per le vite umane innocenti che con ciò vengono crudelmente uccise o ferite. Agli occhi dei responsabili, la grande causa del danneggiamento del nemico giustifica ogni forma di crudeltà. Viene messo fuori gioco tutto ciò che nel diritto internazionale era comunemente riconosciuto e sanzionato come limite alla violenza. Sappiamo che spesso il terrorismo è motivato religiosamente e che proprio il carattere religioso degli attacchi serve come giustificazione per la crudeltà spietata (…). La religione qui non è a servizio della pace, ma della giustificazione della violenza”. (…)
“Che qui la religione motivi di fatto la violenza è cosa che, in quanto persone religiose, ci deve preoccupare profondamente. In un modo più sottile, ma sempre crudele, vediamo la religione come causa di violenza anche là dove la violenza viene esercitata da difensori di una religione contro gli altri. I rappresentanti delle religioni convenuti nel 1986 ad Assisi intendevano dire – e noi lo ripetiamo con forza e grande fermezza: questa non è la vera natura della religione. È invece il suo travisamento e contribuisce alla sua distruzione”.
“Come cristiano, vorrei dire a questo punto: sì, nella storia anche in nome della fede cristiana si è fatto ricorso alla violenza. Lo riconosciamo, pieni di vergogna. Ma è assolutamente chiaro che questo è stato un utilizzo abusivo della fede cristiana, in evidente contrasto con la sua vera natura. Il Dio in cui noi cristiani crediamo è il Creatore e Padre di tutti gli uomini, a partire dal quale tutte le persone sono tra loro fratelli e sorelle e costituiscono un’unica famiglia. La Croce di Cristo è per noi il segno del Dio che, al posto della violenza, pone il soffrire con l’altro e l’amare con l’altro. (…) È compito di tutti coloro che portano una qualche responsabilità per la fede cristiana purificare continuamente la religione dei cristiani a partire dal suo centro interiore, affinché – nonostante la debolezza dell’uomo – sia veramente strumento della pace di Dio nel mondo”.
“Se una tipologia fondamentale di violenza viene oggi motivata religiosamente, ponendo con ciò le religioni di fronte alla questione circa la loro natura e costringendo tutti noi ad una purificazione, una seconda tipologia di violenza dall’aspetto multiforme ha una motivazione esattamente opposta: è la conseguenza dell’assenza di Dio, della sua negazione e della perdita di umanità che va di pari passo con ciò. I nemici della religione – come abbiamo detto – vedono in questa una fonte primaria di violenza nella storia dell’umanità e pretendono quindi la scomparsa della religione. Ma il ‘no’ a Dio ha prodotto crudeltà e una violenza senza misura, che è stata possibile solo perché l’uomo non riconosceva più alcuna norma e alcun giudice al di sopra di sé, ma prendeva come norma soltanto se stesso. Gli orrori dei campi di concentramento mostrano in tutta chiarezza le conseguenze dell’assenza di Dio”.
“Qui (…) vorrei (…) parlare della ‘decadenza’ dell’uomo, in conseguenza della quale si realizza in modo silenzioso, e quindi più pericoloso, un cambiamento del clima spirituale. L’adorazione di mammona, dell’avere e del potere, si rivela una contro-religione, in cui non conta più l’uomo, ma solo il vantaggio personale. Il desiderio di felicità degenera, ad esempio, in una brama sfrenata e disumana quale si manifesta nel dominio della droga con le sue diverse forme. (…) La violenza diventa una cosa normale e minaccia di distruggere in alcune parti del mondo la nostra gioventù. Poiché la violenza diventa cosa normale, la pace è distrutta e in questa mancanza di pace l’uomo distrugge se stesso”. (…)
“Accanto alle due realtà di religione e anti-religione esiste, nel mondo in espansione dell’agnosticismo, anche un altro orientamento di fondo: persone alle quali non è stato dato il dono del poter credere e che tuttavia cercano la verità, sono alla ricerca di Dio. Persone del genere non affermano semplicemente: ‘Non esiste alcun Dio’. Esse soffrono a motivo della sua assenza e, cercando il vero e il buono, sono interiormente in cammino verso di Lui. Sono “pellegrini della verità, pellegrini della pace”. Pongono domande sia all’una che all’altra parte. Tolgono agli atei combattivi la loro falsa certezza (…). Ma chiamano in causa anche gli aderenti alle religioni, perché non considerino Dio come una proprietà che appartiene a loro così da sentirsi autorizzati alla violenza nei confronti degli altri”.
“Queste persone cercano la verità, cercano il vero Dio, la cui immagine nelle religioni, a causa del modo nel quale non di rado sono praticate, è non raramente nascosta. Che essi non riescano a trovare Dio dipende anche dai credenti con la loro immagine ridotta o anche travisata di Dio. Così la loro lotta interiore e il loro interrogarsi è anche un richiamo per i credenti a purificare la propria fede, affinché Dio – il vero Dio – diventi accessibile. Per questo ho appositamente invitato rappresentanti di questo terzo gruppo al nostro incontro ad Assisi, che non raduna solamente rappresentanti di istituzioni religiose. Si tratta piuttosto del ritrovarsi insieme in questo essere in cammino verso la verità, dell’impegno deciso per la dignità dell’uomo e del farsi carico insieme della causa della pace contro ogni specie di violenza distruttrice del diritto. In conclusione, vorrei assicurarvi che la Chiesa cattolica non desisterà dalla lotta contro la violenza, dal suo impegno per la pace nel mondo. Siamo animati dal comune desiderio di essere ‘pellegrini della verità, pellegrini della pace’”.
Alla fine della cerimonia nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, il Papa ha invitato le Delegazioni a visitare la Cappella della Porziuncola. Dopo un pasto comune nel Refettorio del Convento della Porziuncola, seguito da un tempo di silenzio, per la riflessione di ciascuno e per la preghiera, i delegati si sono recati in Piazza San Francesco per un tempo di riflessione e di preghiera in silenzio. Qui ha avuto luogo l’incontro conclusivo della Giornata Mondiale di Pellegrinaggio per la Pace.
Il Cardinale Jean-Louis Tauran, Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, ha per primo preso la parola affermando che ad Assisi si è ravvivata la speranza della pace ed esortando ad essere testimoni e messaggeri di una pace “che anche oggi è possibile”. Successivamente i partecipanti hanno solennemente rinnovato il loro Impegno per la pace. Dopo le parole del Patriarca Ecumenico Sua Santità Bartolomeo I, Arcivescovo di Costantinopoli, sono intervenuti i Rappresentanti della Federazione Luterana Mondiale, della religione Sikh, del Patriarcato di Mosca, dell’Alleanza Battista Mondiale, dell’Islamismo, del Patriarcato Siro-Ortodosso di Antiochia, del Taoismo, del Buddismo, dello Shintoismo, del Comitato Ebraico Internazionale per le Consultazioni Interreligiose, della Comunione Mondiale della Chiese Riformate e dei Non Credenti.
Papa Benedetto XVI ha pronunciato le parole: “Mai più violenza! Mai più guerra! Mai più terrorismo!. In nome di Dio ogni religione porti sulla terra Giustizia e Pace, Perdono e Vita, Amore!”.
Dopo alcuni momenti di silenzio, un gruppo di giovani ha consegnato ai Capi Delegazione e ai presenti nella piazza, una lampada accesa la cui fiamma oscillava al vento, simbolo della pace che si deve preservare e proteggere. Il Cardinale Kurt Koch, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, ha invitato tutti i partecipanti all’Incontro a “sigillare con un segno di pace l’impegno per la pace proclamato a più voci”.
Dopo lo scambio del segno di pace, il Papa ha concluso ringraziando quanti hanno reso possibile l’incontro, menzionando in particolare i “numerosi giovani che hanno compiuto il pellegrinaggio a piedi alla Basilica da Santa Maria degli Angeli per testimoniare come, tra le nuove generazioni, siano in tanti ad impegnarsi per superare violenze e divisioni, ed essere promotori di giustizia e di pace”.
“L’evento odierno dimostra come la dimensione spirituale sia un elemento chiave nella costruzione della pace. Con questo unico pellegrinaggio abbiamo potuto impegnarci in un dialogo fraterno, approfondire la nostra amicizia, e riunirci in silenzio e in preghiera. Dopo aver rinnovato il nostro impegno alla pace e aver scambiato un segno di pace, ci sentiamo ancora più profondamente coinvolti, con tutti gli uomini e le donne delle comunità che rappresentiamo, nel nostro comune pellegrinaggio umano. Non saremo separati; continueremo ad incontrarci, continueremo ad essere uniti in questo pellegrinaggio, nel dialogo, nella quotidiana costruzione della pace e nel nostro impegno per un mondo migliore, un mondo nel quale ogni uomo e ogni donna e tutti i popoli possano vivere in accordo con le proprie legittime aspirazioni. Ringrazio di tutto cuore tutti i presenti per aver accettato il mio invito a venire ad Assisi come pellegrini della verità e della pace e saluto ciascuno di voi con le parole di San Francesco: ‘Il Signore ti dia pace’”.
Durante il canto finale, il Papa e i Capi Delegazione sono scesi dal palco per recarsi alla Basilica Inferiore di San Francesco per una visita in silenzio alla tomba di San Francesco. Infine il Pontefice ha salutato la Comunità Francescana e con i Capi Delegazione ha raggiunto in mini-bus la stazione ferroviaria di Santa Maria degli Angeli per far rientro in Vaticano.

Add comment ottobre 27th, 2011

FOLIGNO. NUOVI PARROCI

Nel pomeriggio di domenica 23 ottobre il Vescovo, S.E. mons. Gualtiero Sigismondi, ha presentato presso la chiesa parrocchiale della Beata Angela da Foligno il nuovo assetto pastorale dell’Unità Pastorale “Valle del Topino”, scaturito dalla necessità di provvedere alla nomina del nuovo parroco al termine del mandato di don Marcello Sorbelli. La prima decisione presa è stata quella di aggregare la parrocchia cittadina della Beata Angela all’Unità Pastorale Valle del Topino, già operante da alcuni anni e formata dalle parrocchie di San Giovanni Battista in San Giovanni Profiamma, San Martino in Vescia, Santa Maria in Belfiore, Maria Ss. Assunta in Pieve Fanonica e Santa Maria ed Anna in Capodacqua.
Moderatore dell’intera Unità Pastorale è stato nominato don Luigi Bonollo, cui è stata affidata la cura particolare delle comunità di Vescia e Belfiore, mentre parroci in solido saranno i religiosi Stimmatini padre Claudio Montolli, che servirà la Beata Angela da Foligno e San Giovanni Profiamma, e padre Giuliano Melotto, d’ora in poi responsabile di Pieve Fanonica e Capodacqua. L’intera Unità Pastorale Valle del Topino si avvarrà della collaborazione di don Norberto Mitogo Esono e dello Stimmatino padre Harry Blessings Kalonga.

Add comment ottobre 25th, 2011

CITTA’ DI CASTELLO. RIPRENDERÀ A GENNAIO LA SCUOLA DI FORMAZIONE POLITICA DI AGORÀ

Agorà, la scuola di politica della diocesi di Città di Castello, sarà quest’anno dedicata al tema “Il mediterraneo come luogo di relazioni” e sarà realizzata dal mese di gennaio insieme all’associazione culturale di Monteripido. La scuola di politica è rivolta a quanti intendono formarsi sulla Dottrina sociale della chiesa e più in generale a quanti, pur non credenti, vogliono confrontarsi con lo stesso patrimonio culturale rappresentato dalla dottrina sociale. 

Un percorso formativo che segue lo schema degli inizi della scuola di politica; saranno incontri riservati ad un numero limitato di iscritti in modo di avviare un nuovo ciclo formativo, dopo il quinquienno conclusosi quest’anno.

Dall’esperienza di Agorà è nata anche “Communitas”, associazione della diocesi e dal suo ufficio per i problemi sociali e del lavoro, che ha autonomamente proposto momenti di riflessione e alcuni, che hanno partecipato al percorso formativo hanno scelto, in diversi modi, di impegnarsi nel sociale e nella politica. Communitas proporrà, sempre insieme all’ufficio Ufficio per i problemi sociali, il lavoro, la giustizia, la pace e la salvaguardia del creato alcuni appuntamenti in continuità con i laboratori di Agorà.

“Certamente come Scuola di formazione politica diocesana guardiamo con grande interesse agli sviluppi dell’incontro di Todi delle associazioni cattoliche – dichiarano i promotori di Agorà -, auspicando un rinnovamento del clima politico italiano; certamente come Ufficio, in particolare per l’attività che da alcuni anni portiamo avanti con Agorà e ora anche con Communitas, ci sentiamo particolarmente in sintonia con il percorso intrapreso dalla Chiesa italiana. E’ anche certo che lo stesso cambiamento potrà avvenire soltanto con la disponibilità e l’impegno dei laici; la formazione ci pare ancora la premessa necessaria a tale impegno”.

 

Add comment ottobre 24th, 2011

GUBBIO. I CONTENUTI DELLA LETTERA PASTORALE 2011-2012 DEL VESCOVO MONS. CECCOBELLI

Educhiamoci alle relazioni alla scuola di Gesù: è questo il titolo della lettera pastorale 2001-12 del vescovo mons. Mario Ceccobelli, documento molto articolato, ricco di spunti, di indicazioni, di consigli per crescere sempre più come “presbiterio” e “comunità parrocchiale”. Ricorda che Dio, quando “ha voluto parlare in modo più diretto agli uomini, dopo aver comunicato con loro attraverso i profeti, ha mandato il Figlio suo Gesù”, il “primo globalizzatore con il suo progetto di unità spirituale (certo non di uniformità) tra gli uomini e tra questi e Dio, per camminare verso il Regno”. Spiega Ceccobelli: “Propongo a tutti i fedeli, ma in particolare ai presbiteri, ai diaconi, ai religiosi, alle religiose e a tutti coloro che svolgono un servizio nella comunità, di andare a scuola da Gesù, maestro nella relazione educativa, a cominciare da quella fondamentale, ossia dal rapporto interpersonale tra uno e pochi o anche soltanto tra uno e uno… Gesù non è solo un personaggio famoso della storia, ma è persona vivente con la quale si possono instaurare rapporti, specialmente con la forma privilegiata della preghiera”. Nella sua “pedagogia è sempre presente la dimensione della cordialità, dell’amicizia, dell’amore”. Inevitabile la conseguenza: “Anche coloro che agiscono in suo nome devono saper vivere, con le persone che incontrano, questi stessi atteggiamenti di ‘vita buona’, altrimenti le relazioni sono minate all’origine”.

Alla scuola di Gesù
Ceccobelli raccomanda ad ogni membro della “nostra Chiesa” a prendere in mano il Vangelo e ad assumere l’atteggiamento di Maria di Betania che dimentica tutto, attratta dalla parola di Gesù, sempre pronto a rapportarsi con gli altri adeguandosi alle loro situazioni e alla loro psicologia, non viceversa.
La qualità e lo stile delle relazioni all’interno del presbiterio
L’episodio della lavanda dei piedi, che solo Giovanni racconta, ha una carica educativa straordinaria; c’è tutta la novità del Regno che Egli è venuto a radicare sulla terra. Le gerarchie umane sono invertite, chi è chiamato ad esercitare l’autorità è invitato a farsi servo sull’esempio del Maestro. “È uno stile che io innanzitutto tengo presente davanti ai miei occhi – scrive il presule – e vi chiedo di perdonarmi per quando non riesco ad essere coerente. Incoraggio ogni parroco, ogni presbitero, ogni diacono, ogni superiore di comunità religiosa a seguire il Maestro nell’esercizio del suo ministero”.
Come figli di Dio Padre e fratelli fra di noi
Invito anche i fedeli delle comunità parrocchiali, tutti noi, ad imparare come si intesse la relazione con Dio imitando quella di Gesù con il Padre. Gli evangelisti ci rivelano questo speciale rapporto presentandoci Gesù unito al Padre per mezzo della preghiera. Dopo aver osservato che “se Dio è il Padre di tutti gli uomini e il creatore del cielo e della terra, anche le relazioni tra le sue creature assumono le caratteristiche della familiarità”, raccomanda di vivere da fratelli” superando “ anche le barriere di divisione per razza, nazionalità, appartenenze varie”.
Conclusioni
Sono ispirate come al solito alla concretezza ed ai consigli. “ In questo anno pastorale esorto i parroci e tutte le comunità parrocchiali a istituire, dove ancora non esiste, il gruppo liturgico, che promuova la lectio settimanale sulle letture della domenica, già raccomandata nella lettera dello scorso anno. Sarà questa la scuola delle relazioni di cui Gesù è il maestro, aiuterà ogni partecipante a sentirsi protagonista del rito e si farà anche carico del decoro degli spazi e delle vesti corrispondenti alle esigenze liturgiche. Ai parroci e alle comunità parrocchiali rinnovo l’invito a continuare o a stabilire una giornata di adorazione eucaristica almeno ogni mese”.

G. B.

 

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ORVIETO-TODI. L’ASSEMBLEA DIOCESANA DI INIZIO ANNO PASTORALE 2011-2012

Sabato mattina 22 ottobre l’arcivescovo mons. Giovanni Marra, amministratore apostolico di Orvieto Todi, ha illustrato le ragioni della scelta del tema dell’Assemblea diocesana di inizio Anno pastorale: “Educare le nuove generazioni alla buona vita del Vangelo, a partire dai sacramenti dell’Iniziazione Cristiana”, che si collega  agli orientamenti pastorali indicati dall’Episcopato italiano per il decennio 2010–2020.

«Ci sentiamo incoraggiati ad affrontare il tema dell’educazione – ha spiegato il presule – anche perché è argomento molto stretto con l’Anno della Fede recentemente indetto dal Papa Benedetto XVI col Motu  proprio “Porta Fidei”. Educare al fine di trasmettere la fede è compito permanente della Chiesa, a cominciare dai più giovani che si preparano a ricevere i sacramenti del battesimo, dell’Eucaristia  e della Cresima. L’analisi socio-religiosa ci dice che oggi viviamo in un tempo di emergenza educativa, che obbliga la Chiesa ad affrontare la sfida dell’educazione in generale e in particolare dei più giovani».

«La Chiesa di Orvieto-Todi – ha sottolineato mons. Marra – si vuole impegnare proprio in questa direzione cogliendo e valorizzando l’occasione dei sacramenti dell’ Iniziazione  Cristiana, perché ancora nelle parrocchie la richiesta del battesimo, della prima comunione e della cresima, continua ad essere significativa e coinvolgente quasi tutte le famiglie. Educare significa comunicare e lo specifico dell’educazione cristiana è quello di educare  alla vita buona del Vangelo per comunicare la fede. Questo esige che la catechesi che noi svolgiamo, per preparare ai sacramenti dell’Iniziazione Cristiana, sia una catechesi non nozionistica ma educativa, cioè, una catechesi che trasmetta i contenuti della fede non in modo puramente dottrinale ma con modalità educative e che coinvolga tutte le dimensioni proprie della persona: intelligenza, cuore, volontà, azione».

«Soprattutto – ha precisato mons. Marra – deve essere chiaro che la fede cristiana trasmessa dalla catechesi non solo è un complesso di idee, regole, norme morali, riti, ma anzitutto è una “persona” da conoscere, accogliere nella propria vita e seguire: questa persona è Gesù Cristo».

L’impegno per una catechesi educativa impone una formazione adeguata dei catechisti che devono essere capaci di creare un’alleanza educativa, cioè, una sinergia tra quanti sono impegnati per dovere naturale o istituzionale  nell’educazione  delle nuove  generazioni: la famiglia, la parrocchia, la scuola. A tal scopo, quest’anno sarà potenziata la Scuola Diocesana di Teologia e saranno organizzati itinerari specifici di formazione per catechisti, in quattro sedi  diverse della Diocesi  (Orvieto, Bolsena, Todi, Acquasparta)  per rendere più agevole la partecipazione dei catechisti.

Mons. Marra ha indicato quattro obiettivi da raggiungere: superamento del metodo del catechismo come ora di lezione; coinvolgimento della famiglia e della comunità parrocchiale; far capire l’unità dei sacramenti dell’Iniziazione Cristiana e dei tre momenti della vita cristiana (Parola, liturgia, carità), unificati dall’Eucaristia; l’anno liturgico, e in esso la celebrazione domenicale della Messa, è il vero itinerario di iniziazione cristiana per tutti.

Infine, Mons. Marra ha fatto presente che ha ritenuto doveroso convocare questa  Assemblea  di inizio nuovo Anno pastorale, come avviene in ogni Diocesi,  per dare segno della normalità della vita della comunità diocesana di Orvieto-Todi. «Tuttavia, nessuno pensi – ha detto l ‘amministratore apostolico – che  possa essere io a chiudere questo anno pastorale, perché è da prevedere ragionevolmente che entro tre-quattro mesi sarà nominato il nuovo Vescovo. Auspico che in questi mesi nelle nostre parrocchie, nelle associazioni, nei gruppi  e nei movimenti ecclesiali  si crei un clima di attesa, in modo che il nuovo Pastore venga accolto con entusiasmo ed egli stesso, contagiato dal vostro entusiasmo, possa prendere in mano la Diocesi per condurla sempre più in avanti, anzi sempre più in alto, come lo richiede la straordinaria storia religiosa e civile di Orvieto e di Todi».

Al termine dell’Assemblea diocesana il vicario generale della Diocesi di Orvieto-Todi, mons. Carlo Franzoni, ha dato lettura di alcuni provvedimenti adottati dall’arcivescovo mons. Marra al fine di migliorare il funzionamento di taluni uffici della Curia diocesana e l’attività pastorale di alcune parrocchie attraverso nuove nomine e trasferimenti.

 

Add comment ottobre 24th, 2011

TERNI. PROFEZIE SULLA FINE DEL MONDO

Cinquecento persone. Due chiese, adiacenti, strapiene e gente in piedi per il dibattito: “L’anno 2012 e la fine del mondo. Le funeste previsioni del calendario Maya impazzano. Che cosa dicono, invece, le profezie legate alle apparizioni mariane?” con il vaticanista Andrea Tornielli.
In un mondo in cui non si crede più in Dio e così si finisce di credere a tutto, è enorme l’interesse suscitato dalle previsioni secondo le quali la fine del mondo sarebbe imminente. E innumerevoli siti Web parlano del fantomatico pianeta Nibiru o del calendario Maya, ai quali sarebbe collegato il prossimo futuro della Terra, dagli esiti catastrofici. E si formula la data del dicembre 2012 come decisiva. “Un giusto atteggiamento di distacco verso questa ridda di ipotesi oscure e apocalittiche dovrebbe caratterizzare il credente, chi ha il dono della fede in Gesù Cristo – ha detto Tornielli – sa bene che è Dio a guidare la storia, è lui a tenerne salde le redini ed è lui ad aver assicurato all’uomo la vittoria finale del bene sul male”. Ma il cristiano sa anche che “la vera profezia è connaturata al cristianesimo ed è in particolare legata alle apparizioni mariane». Il giornalista e scrittore ha quindi ripercorso la storia delle più importanti apparizioni mariane seguendo il filo rosso della profezia, evidenziando come spesso queste abbiano punteggiato determinati momenti storici cruciali. Il Novecento, ad esempio, si apre con le apparizioni di Fatima, che avvengono alla vigilia della Rivoluzione di Ottobre. Alcuni anni dopo Fatima, nel 1933, ecco le apparizioni di Beauraing e Banneux, che «sembrano la risposta della Madonna all’incipiente minaccia del nazismo, alla vigilia dell’avvento al potere di Adolf Hitler”. Ancora una volta, uno straordinario tempismo storico che richiama alla mente le apparizioni del 1981 a Medjugorje in Bosnia-Erzegovina, dieci anni prima della guerra in ex Jugoslavia, e a Kibeho in Africa, avvenute anche lì una dozzina d’anni prima delle stragi nella regione dei “Grandi Laghi”.
Ad Amsterdam, tra il 1945 e il 1959, si verifica un’apparizione con molti messaggi profetici, che prefigurano la data della liberazione dei Paesi Bassi dai nazisti, la nascita di Israele, la morte di Pio XII, il Muro di Berlino, il Concilio Vaticano II.
Guardando alle apparizioni mariane e al loro contenuto profetico non si può fare a meno di notare come vi siano elementi ricorrenti. E questi ci parlano di tempi non facili, per la Chiesa, per il Papa e per il mondo. Come ebbe a dire Giovanni Paolo II l’8 ottobre 2000, dinanzi alla statua della Madonna di Fatima: “L’umanità possiede oggi strumenti di inaudita potenza. Può fare di questo mondo un giardino, o ridurlo a un ammasso di macerie. Ma, oggi come nel passato, l’umanità è a un bivio e, ancora una volta, la salvezza è tutta, e solo, o Vergine santa, nel tuo Figlio Gesù”.

Don Franco Semenza

 

Add comment ottobre 22nd, 2011

PERUGIA. CORSO DI FORMAZIONE DIOCESANA PER EDUCATORI

Add comment ottobre 20th, 2011

LA CHIESA UMBRA HA ASSISTITO 1.000 FAMIGLIE CON IL FONDO DI SOLIDARIETA’

Sono trascorsi due anni e mezzo da quando il Fondo di solidarietà delle Chiese Umbre ha iniziato ad operare attraverso l’erogazione di contributi alle otto diocesi dell’Umbria, a seconda della loro estensione, da destinare attraverso le parrocchie a famiglie in difficoltà a causa della crisi economica, in particolare a coloro che hanno perso il lavoro e non usufruiscono di alcun ammortizzatore sociale.

Fino ad ottobre 2011 i contributi affluiti al Fondo hanno permesso di aiutare 988 famiglie residenti in Umbria per un importo complessivo impegnato pari a 1 milione 816 mila euro a fronte di una disponibilità complessiva pari a 1.826.508, dei quali 1.325.360 realizzati con la prima raccolta (marzo 2009 – aprile 2010) e 485.313 euro con la seconda raccolta (maggio 2010 – settembre 2011). Attualmente nel fondo rimane una disponibilità di 10.408 euro.

Il contributo di 22mila euro a favore del Fondo di solidarietà delle chiese umbre, elargito dalla Coop Umbria e consegnato il 18 ottobre 2011 al presidente della Conferenza episcopale umbra, monsignor Vincenzo Paglia, rappresenta un segno importante del sostegno del mondo civile e imprenditoriale all’opera del Fondo.

“Una donazione che giunge in un momento opportuno – ha detto il vescovo Vincenzo Paglia, ringraziando il presidente della Coop Umbria Casa, Paolo Bocci – proprio perché la residua disponibilità economica del Fondo non ci avrebbe consentito di continuare ancora a sostenere le famiglie in difficoltà. Questo ci dà l’opportunità di riavviare il Fondo di solidarietà che ora richiede un rinnovato impegno da parte di tutti e un ulteriore scatto di generosità. Vorremmo riuscire a raccogliere altri 500mila euro per aiutare le sempre più numerose famiglie nel bisogno, alle quali si aggiungono non solo coloro che hanno perso il posto di lavoro, ma anche gli altri per i quali è scaduta la cassa integrazione e che non hanno trovato una nuova occupazione. I vescovi devolveranno una mensilità del loro stipendio e una parte dell’8 per mille per la carità del sostentamento clero sarà destinata al Fondo stesso, proprio perché il problema del lavoro per noi continua ad avere un’attenzione particolare rispetto alle altre forme di povertà che non ci sono estranee e alle quali cerchiamo di far fronte attraverso le istituzioni caritative ecclesiali”.

Finora con il fondo sono stati erogati aiuti, dai 350 a 500 euro mensili, a  persone rimaste senza lavoro e con nessuna tutela sociale ed economica per sei – dodici mesi, privilegiando nella seconda trance coloro che non avevano fatto richiesta in precedenza. Delle 988 famiglie che hanno usufruito dell’aiuto del Fondo di solidarietà il 51% ha la cittadinanza italiana.

Le entrate del Fondo di solidarietà sono state determinate in prevalenza dal contributo di Fondazioni bancarie e banche per un importo pari a 1.007.379,00 euro di cui 750.000 elargiti dalla Consulta delle Fondazioni umbre (367.500 Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia – 150.950 Fondazione Cassa di Risparmio di Terni e Narni e altre); 536.733,97 euro dalle Chiese umbre (parrocchie, vescovi che hanno dato mensilità del loro stipendio e sacerdoti delle 8 diocesi), dalle aziende 116.700 euro di cui 100.000 euro dalla Coop Centro Italia; 80.722, 40 da privati; 50.411,02 da parlamentari e Consiglieri regionali; 26.455,69 da associazioni enti e comitati.

Nella seconda raccolta sono stati realizzati contributi prevalentemente dalle Chiese Umbre mentre è risultato dimezzato il contributo delle Fondazioni delle Casse di Risparmio Umbre pari a 250.475 euro. In proporzione risultano inferiori alla prima raccolta le elargizioni provenienti dalle aziende, parlamentari e consiglieri regionali e dai privati.

La gestione 2009-2010 del Fondo ha avuto un costo pressoché zero, appena 40,17 euro per le spese di bollo di conto corrente bancario. Per il successivo anno la spesa del conto corrente è stata di 55,35 euro.

I nuclei familiari aiutati complessivamente nei due anni sono 988, così ripartiti per ciascuna delle otto Diocesi dell’Umbria: 88 Assisi-Nocera Umbra Gualdo Tadino; 109 Città di Castello; 87 Foligno; 40 Gubbio; 92 Orvieto-Todi; 303 Perugia-Città della Pieve; 105 Spoleto-Norcia; 164 Terni-Narni-Amelia.

Un aspetto positivo di questa forma di sostegno è la modalità di erogazione del contributo assegnato alla famiglia che lo riceve dal parroco, con il quale si instaura un rapporto umano di conoscenza reciproca che va oltre il semplice gesto di solidarietà.

L’iniziativa del Fondo vuole essere un richiamo alle coscienze e, soprattutto, un segnale per invitate tutti alla necessità di cambiare gli stili di vita: «sono offensivi ed inquietanti gli stili dello spreco, del lusso sfrenato, dell’accumulo», per tornare a modalità di vita più rispettose della sobrietà, della modernizzazione, della capacità di accorgersi dei bisogni altrui; stili che possano fare spazio nei cuori alla solidarietà ed emarginare l’indifferenza.


 

Add comment ottobre 19th, 2011

RAPPORTO CARITAS-ZANCAN SULLE POVERTA’: IN UMBRIA LA POVERTA’ E’ INFERIORE ALLA MEDIA NAZIONALE

Sono 8 milioni e 272 mila le persone che vivono in povertà in Italia, pari al 13,8% della popolazione (nel 2010), per un totale di 2,73 milioni di famiglie povere. La povertà è in aumento: erano 7 milioni 810 mila nel 2009 (13,1%) della popolazione. Le donne e i giovani pagano il prezzo più alto. Sono anche aumentate del 19,8% le persone che si rivolgono ai Centri di ascolto Caritas, con un incremento degli italiani del 42,5%. Il 70% delle persone che si rivolgono ai Centri di ascolto sono stranieri. I “nuovi poveri” sono aumentati del 13,8% in quattro anni e del 74% nel Mezzogiorno. Il 20% ha meno di 35 anni. In soli cinque anni, dal 2005 al 2010, il numero di giovani è aumentato del 59,6%. Tra questi il 76,1% non studia e non lavora, percentuale che nel 2005 era del 70%. Sono alcuni dati dell’XI Rapporto su povertà ed esclusione sociale in Italia, intitolato “Poveri di diritti”, presentato il 17 ottobre a Roma da Caritas italiana e Fondazione Zancan, in occasione della Giornata mondiale contro la povertà.

In Umbria, l’incidenza della povertà relativa, secondo i dati Istat raccolti nel Rapporto, è inferiore alla media nazionale ed in controtendenza alla crisi: se nel 2009 la povertà coinvolgeva il 5,3% delle famiglie residenti, nel 2010 il 4,9% delle famiglie umbre si collocava sotto la linea di povertà relativa. Questo, a nostro avviso, grazie agli ammortizzatori sociali messi in campo dalle Istituzioni civili regionali e locali e all’opera della Chiesa umbra attraverso i Centri di Ascolto Caritas diocesani e parrocchiali con la loro diffusa prassi di erogazioni a fondo perduto e al Fondo regionale Ceu di solidarietà per le famiglie in difficoltà (anch’esso a fondo perduto) attivo dall’estate del 2009, che ha aiutato in due anni circa 1.000 nuclei familiari erogando oltre 1.800.000 euro. Ma gli esperti sostengono che anche in Umbria il “picco” massimo della recessione si registrerà nel 2012, i cui effetti già nel corso di quest’anno si fanno sentire con un sensibile incremento di richieste di aiuto pervenute presso i Centri di Ascolto. Per questo i vescovi umbri stanno pensando di rilanciare, a partire dalle proprie comunità diocesane, l’iniziativa del Fondo in aiuto delle famiglie più bisognose.

Add comment ottobre 19th, 2011


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