Archive for giugno, 2011

PERUGIA. GIORNATA DI FESTA PER “GIOCO LIBERA TUTTI!!!” DEI RAGAZZI DEI “GR.EST” DELLA CITTA’

Puntuali all’appuntamento del “Gioco libera tutti” in piazza IV Novembre di Perugia, sono giunti tra le ore 9 e le 9.30 più di mille tra bambini, adolescenti e giovani animatori di 13 Oratori parrocchiali della città, frequentatori dei “Gr.Est” (Gruppi estivi). Per una mattinata il centro storico è stato “assediato” da questi ragazzi con colori, musiche, canti e, soprattutto, giochi, rompendo la routine quotidiana della “city”. Il commento della gente: «sono ragazzi che ci trasmettono tanta gioia… è una bella festa che fa bene al nostro centro… se ci fossero più spesso questi momenti di aggregazione…».

A dare il via al “Gioco libera tutti” (tema scelto quest’anno dai “Gr.Est” ispirato al romanzo “I ragazzi delle Via Pal”) è stato l’arcivescovo mons. Gualtiero Bassetti che ha salutato tutti i presenti con un forte «ciao ragazzi! Grazie a Dio ci siamo già incontrati: nelle vostre parrocchie, con molti di voi alla recente “Star Cup” e quando ad alcuni di voi ho amministrato la cresima. Voglio svelarvi un segreto, ma forse lo conoscete già. Voi nel mio cuore occupate un posto tutto speciale. Perciò vi dico quello che un giorno Gesù disse ai suoi discepoli e alle folle che lo seguivano: “Beati voi!”. Felici, voi, ragazzi! E’ bellissimo questo incontro. I miei occhi non finiscono di contemplare i vostri colori. Quanti colori in piazza! Il giallo: splendido come il sole, la luce che c’è nei vostri occhi! Vedo anche il verde: il colore dell’amicizia e dello stare insieme! E poi il rosso, un colore bellissimo, il colore della generosità e dell’amore per gli altri! C’è anche l’azzurro, il colore della gioia, della gioia ricambiata! Ma – vedete ragazzi – quando ci si incontra, come questa mattina, tutti i colori si fondano insieme ed appare un quadro bellissimo! Un quadro che deve rimanere così per tutta la vita, un quadro che non deve essere sciupato, anzi, continuate a dipingerlo mescolando bene i vostri colori! Beati perché siete dei colori stupendi! Beati perché la vostra vita, se continuate così, sarà vera, bella e luminosa. Beati voi ragazzi, perché siete tutti nel cuore di Dio! Beati voi se spiegherete al vento dello Spirito le vostre bellissime ali! Allora la vostra sarà una storia bella ed unica, proprio come quella dei ragazzi della via Pal».

La giornata si è conclusa con la recita dell’Angelus in piazza IV Novembre, guidata da mons. Paolo Giulietti, vicario generale. Al termine, ogni “Gr.Est” ha raggiunto un giardino o un parco pubblico per consumare il pranzo al sacco e nel pomeriggio far rientro in parrocchia.

L’iniziativa – lo ricordiamo – è stata organizzata dall’Ufficio diocesano per la Pastorale giovanile insieme al Coordinamento regionale degli Oratori della Ceu e l’animazione è stata affidata all’equipe regionale dell’ANSPI (Associazione Nazionale San Paolo Italia) insieme all’Educreation (equipe regionale di formazione della pastorale giovanile).

«I ragazzi – ha ribadito don Riccardo Pascolini, direttore dell’Ufficio diocesano per la Pastorale giovanile e responsabile del Coordinamento Oratori della Ceu – hanno vissuto una giornata intensa e ricca di valori, i veri protagonisti di questa giornata. In gioco… l’amicizia, la lealtà, l’onore, l’onestà, il coraggio, la bontà, la giustizia, l’altruismo, l’allegrezza, la fraternità, la semplicità, il rispetto, l’impegno, la libertà, la comprensione, la fierezza, la consapevolezza, e l’ottimismo. Insomma, mettere in gioco valori per vivere una vita di Valore».

 

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ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI MONS. LUIGI GAZZOLI

Il 23 Giugno del 1809 morì a Roma Luigi Gazzoli cardinale della Chiesa Cattolica, nato a Terni il 4 Maggio 1735.

Fu governatore di Città di Castello (PG) dal 1765 ed a lui si deve la fusione degli ospedali della città in un unico ospedale, che ha funzionato fino a pochi anni fa. Si prodigò nelle opere assistenziali. La sua opera di amministratore illuminato ed integerrimo è stata molto lodata dai posteri. Papa Pio VII lo elevò al rango di Cardinale nel concistoro dell’ 11 Luglio 1803.

www.tempusvirtutum.it

 

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CARITAS UMBRIA FESTEGGIA LA GIORNATA MONDIALE DEL RIFUGIATO CON IL PROGETTO “ÁSYLON”

Nel pomeriggio del 20 giugno, a Roma, a Palazzo Rospigliosi, alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) Antonio Guterres, tra le varie iniziative della Giornata Mondiale del Rifugiato, è stato presentato il progetto “Ásylon”, promosso da Caritas Umbria, da anni impegnata nell’accoglienza di richiedenti asilo.

Per il 60° anniversario della Convenzione di Ginevra del 1951 relativa allo Status dei rifugiati, Caritas Umbria ha pensato infatti di avviare un nuovo progetto di formazione per richiedenti asilo, grazie alla collaborazione con l’antica Scuola Agraria della città di Todi e al patrocinio dell’UNHCR.

Ogni anno l’azienda dell’Istituto Agrario di Todi produrrà, presso la Cantina Tudernum, una quantità limitata di Grechetto D.O.C., frutto della tradizione vitivinicola tuderte. Il ricavato della vendita del vino “Ásylon” sarà interamente destinato all’istituzione di borse di studio per giovani rifugiati presso la stessa Scuola Agraria.

Marcello Rinaldi, Delegato regionale di Caritas Umbria sintetizza così il contenuto dell’iniziativa: “Si tratta di un progetto che coniuga accoglienza, integrazione e formazione: tre aspetti essenziali per essere al fianco dei rifugiati.”

Come recita l’etichetta del vino (foto), “con il termine ásylon, da cui deriva l’italiano “asilo”, i greci indicavano i luoghi sacri in cui si rifugiavano le vittime di guerre e persecuzioni”. Il progetto ha anche lo scopo di sensibilizzare sul tema dei richiedenti asilo. Ancor oggi, infatti, migliaia di persone bussano alle nostre porte in cerca di protezione.

“Nessun Paese che sia fedele ai principi delle Nazioni Unite e agli obblighi delle convenzioni internazionali può adagiarsi o attardarsi in egoistiche chiusure nazionali”, ha ricordato il Presidente Napolitano durante la Conferenza “La Loro storia è la nostra storia. Da 60 anni al fianco dei rifugiati”.

 

Add comment giugno 21st, 2011

ASSISI. “NEL NOME DEL CUORE E’ STATA UNA BELLA SERATA”

“E’ stata una bella serata di tv fra intrattenimento, testimonianze di vita e di amore e impegno per la solidarietà”. Il giorno dopo “Nel nome del cuore”, in diretta su Raiuno dal piazzale della Basilica di San Francesco di Assisi, i frati di Assisi esprimono il loro “grande e sentito grazie” dichiara padre Giuseppe Piemontese.

Il programma, andato in onda su Rai1 ha avuto il 14.20% di share con 3.495mila spettatori. “Grazie a tutti coloro che hanno partecipato alla serata, dagli artisti che sono saliti sul palco – ha proseguito padre Piemontese – agli organizzatori, ai partner dell’evento, alla direzione generale e ai tecnici della Rai che hanno permesso di far giungere nelle case degli italiani le immagini sempre suggestive delle Basiliche di San Francesco. Grazie agli artisti (pensiamo a Roberto Vecchioni, Renato Zero, ma anche a Carlo Conti) che con le loro parole hanno esaltato il valore dell’esperienza francescana nel mondo contemporaneo, nei posti più difficili e accanto alle persone più bisognose di aiuto e di una parola d’amore. Grazie, ma andrebbero citati per primi, a tutti coloro che hanno contribuito con un semplice sms di due euro al 45501 ai progetti di solidarietà diretti a sostenere il ritorno alla vita normale degli ex ‘bambini guerrieri’ del Burundi e dello Sri Lanka, attraverso la realizzazione di strutture scolastiche, associative e interventi di solidarietà. Grazie, infine, a tutti quelli che ci hanno seguiti in tv, e sono stati tantissimi”.

 

Add comment giugno 17th, 2011

PERUGIA. DUE CHIESE CONCESSE IN USO AGLI ORTODOSSI

La diocesi concederà in uso due delle proprie chiese, a Perugia, alle comunità ortodosse romena e russa. Si tratta delle chiese di San Fiorenzo, in via Alessi, e di San Matteo degli Armeni, fuori porta Sant’Angelo. Il primo edificio, di proprietà dell’omonima parrocchia, poggia sulle fondazioni di una chiesa risalente al secolo VIII ed in gran parte riedificata tra il XVII ed il XVIII secolo. Il secondo, di proprietà del Capitolo dei canonici della Cattedrale, è stato edificato nella seconda metà del secolo XIII e recentemente restaurato.
“Alcuni anni fa – ricorda mons. Elio Bromuri, direttore dell’ufficio diocesdano Ecumenismo – l’allora arcivescovo mons. Giuseppe Chiaretti, in accordo con i suoi collaboratori e i parroci, ha concesso agli ortodossi greci una chiesa in via Benincasa (traversa di via dei Priori), tuttora funzionante con il suo parroco padre Giorgio Chachidze. In seguito è stato concesso un locale agli ortodossi romeni presso la parrocchia di San Barnaba, in via Cortonese, e la piccola chiesa di San Giuseppe, che fa angolo tra corso Cavour e i Tre Archi, in pieno centro storico. Attualmente, l’arcivescovo mons. Gualtiero Bassetti ha accolto le richieste sia di padre Jonut Radu, del Patriarcato di Romania, sia di padre Nicolae Dragutan, del Patriarcato di Mosca, di venire incontro alla ormai numerosa consistenza di fedeli delle loro due parrocchie, concedendo quindi al primo l’uso di San Fiorenzo, e al secondo San Matteo degli Armeni”.
La comunità ortodossa romena a Perugia non è costituita “solo” da badanti, come forse verrebbe da pensare: ormai si tratta di intere famiglie, e il numero complessivo di immigrati dalla Romania nel solo capoluogo ammonta a 3 mila persone.
Quanto alla comunità guidata da padre Nicolae, legato al Patriarcato di Mosca, al momento ha contorni più indefiniti, offrendo servizio liturgico anche ad altre comunità, come ucraini e moldavi.

Le motivazioni e le modalità di questo gesto di fraternità tra Chiese sorelle sono state illustrate agli organi di stampa e ai cittadini nel corso di una conferenza stampa cui sono intervenuti l’arcivescovo Bassetti, il presidente del Capitolo dei canonici della cattedrale, mons. Fausto Sciurpa, il parroco di San Fiorenzo, don Mario Stefanoni, e gli stessi parroci delle comunità ortodosse romena, don Jonut Radu, e russa, don Nicolae Dragutan.

Nell’incontro con la stampa, mons. Bassetti ha dichiarato che «questo è un gesto importante, che ha attinenza con l’ecumenismo affettivo, importante per sviluppare un cammino di riconciliazione e comunione tra le Chiese di Cristo, in vista di un’effettiva unificazione». Ha anche sottolineato la grande amicizia e la fraternità con i due parroci ortodossi, don Jonut  e don Nicolae.

Il vicario generale mons. Giulietti ha sottolineato che «tale consegna è un segno dei tempi e risponde ad un’esigenza di accoglienza di fratelli nella fede e anche di rivitalizzazione del centro storico della città». Ha precisato anche che «i cattolici hanno sempre la possibilità di usare le suddette chiese per le loro celebrazioni in casi particolari come possono essere i funerali dei cittadini residenti ed altre circostanze».

Francesco D’Amelj, neo-direttore dell’Ufficio diocesano per i Beni culturali ecclesiastici, ha descritto le due chiese come «gioielli ricchi di storia e di arte risalenti a secoli lontani».

I due parroci ortodossi hanno ringraziato l’arcivescovo mons. Bassetti e la comunità ecclesiale. Don Nicolae ha ringraziato anche il sindaco di Perugia, Wladimiro Boccali, per aver concesso l’utilizzo di alcuni locali del complesso di San Matteo degli Armeni di proprietà del Comune, da destinare a sacrestia e servizi.

A conclusione, è intervenuto il prof. Gianfranco Maddoli, già sindaco di Perugia dal 1995 al 1999, ricordando il progetto, da lui proposto, di fare del complesso di San Matteo degli Armeni un centro di dialogo interconfessionale e interreligioso. Mons. Bassetti si è trovato d’accordo nel riprendere questo progetto, in modo che la presenza della comunità ortodossa russa possa esserne considerata un primo elemento.

 

Add comment giugno 14th, 2011

UNA GIORNATA DI PREGHIERA E DI FESTA PER L’ORDINE DI MALTA

Sabato 28 Maggio 2011 la Delegazione di Perugia – Terni dell’Ordine di Malta (www.orderofmalta.org) ha accompagnato i Signori Assistiti nel consueto pellegrinaggio presso il Santuario della Madonna di Lourdes a Montemelino (PG). La tradizione si ripete ormai da dieci anni e proprio in occasione di questo anniversario il Gran Priore di Roma fra’ Giacomo dalla Torre del Tempio di Sanguinetto ha voluto partecipare personalmente. La S. Messa celebrata al mattino è stata officiata dall’arcivescovo di Perugia S.E. mons. Gualtiero Bassetti, le cui parole hanno commosso i cuori dei presenti: i Cavalieri e le Dame, i rappresentanti del CISOM e gli anziani della Casa di Riposo Sodalizio di San Martino, assistiti dai volontari dell’Ordine. I membri dell’Ordine, vestiti con gli abiti da chiesa, e gli altri pellegrini hanno aperto in processione l’ingresso dell’arcivescovo nel santuario, guidati dalla bandiera e dal crocifisso. Al termine della funzione il Gran Priore ha voluto ringraziare, non senza una sincera commozione, mons. Bassetti per le amorevoli parole dell’omelia, “ispirate dallo Spirito e dal cuore”, ed ha infine rivolto i suoi saluti a tutti i partecipanti, in special modo al Delegato Luciano Valentini di Laviano; quindi l’arcivescovo si è diretto verso la grotta, abilmente ricostruita all’interno della chiesa, e dopo aver pregato insieme ai cavalieri ed al popolo dei fedeli ai piedi della Nostra Signora di Lourdes, ha impartito la benedizione solenne.

Oltre a profondo raccoglimento e preghiera non sono mancati motivi di festa: il Gran Priore ha infatti consegnato il diploma di ammissione nell’Ordine alla Donata di Devozione Patrizia Giuliodori ed ha ricevuto una donazione da parte del presidente del Rotaract Club Perugia Est dott. Massimiliano Crusi, il cui gruppo di giovani si è fortemente impegnato a raccogliere fondi, riuscendo a consegnare nelle mani di S.E. fra’ Giacomo dalla Torre un assegno di euro 1000 per sostenere il Progetto Gemma del Movimento per la Vita. I pellegrini si sono poi trattenuti per condividere un momento conviviale: i cavalieri e i Signori Assistiti accompagnati dai volontari hanno pranzato assieme presso il santuario.

 

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CHIUSA LA SCUOLA APRONO I “GR.EST” DI ORATORI PARROCCHIALI ED ISTITUTI RELIGIOSI

Oltre ad essere un importante luogo educativo ed aggregativo per bambini, adolescenti, giovani e adulti, i “Gr.Est.” (Gruppi Estivi) di Oratori parrocchiali e di istituti religiosi rivestono anche un ruolo sociale non secondario per moltissime famiglie. Dopo la chiusura delle scuole (in Umbria è avvenuta l’11 giugno scorso), a partire da questa settimana in tutte le otto Diocesi della regione sono attivi “Gr.Est” e “Campi estivi” per ragazzi, offerti alle famiglie, in particolar modo a quelle che non possono andare subito in ferie e per un lungo periodo. Inoltre, non tutti i genitori possono lasciare i figli a casa durante l’orario di lavoro. Per molte famiglie c’è l’opportunità di far vivere ai loro figli l’esperienza del “Gr.Est.”, il cui numero, negli ultimi anni, è aumentato notevolmente in tutta l’Umbria. Basti pensare che nelle otto Diocesi della regione gli Oratori parrocchiali attivi sono 110, dei quali circa 80 organizzano il “Gr.Est” da metà giugno fino a quasi tutto luglio e in alcuni casi anche ad agosto, con la possibilità per i ragazzi di fermarsi a pranzo e di fare merenda il pomeriggio. Numerose le attività programmate da ogni “Gr.Est”, che contribuiscono non poco alla crescita umana e cristiana dei ragazzi. In alcuni casi il “Gr.Est” si inserisce nella programmazione del “Piano estivo” dei Comuni. Lo scorso anno i “Gr.Est” hanno coinvolto diverse migliaia di bambini e ragazzi e centinaia di animatori giovani e adulti.

Un “censimento” vero e proprio di quanti “Gr.Est” e “Campi Estivi” vengono organizzati nelle otto Diocesi dell’Umbria è difficile farlo, perché, oltre a quelli promossi dalle parrocchie, ci sono i “Campi Estivi” organizzati, ad esempio, dagli istituti religiosi con scuole d’infanzia e/o elementari e da realtà laicali di espressione cristiana che offrono gli stessi servizi. Dai dati forniti dal Coordinamento regionale degli Oratori parrocchiali della Conferenza episcopale umbra (Ceu) sono 78 i “Gr.Est” allestiti quest’anno nelle otto Diocesi della regione: 5 ad Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino; 2 a Città di Castello; 11 a Foligno; 5 a Gubbio; 10 a Orvieto-Todi; 20 a Perugia-Città della Pieve; 9 a Spoleto-Norcia; 16 a Terni-Narni-Amelia.

Quella dei “Gr.Est” è una propositiva realtà in costante crescita, fortemente legata agli Oratori parrocchiali. La finalità educativa, formativa e sociale dell’Oratorio la ricorda don Riccardo Pascolini, giovane sacerdote diocesano perugino, responsabile del Coordinamento regionale degli Oratori della Ceu, nel sottolineare che «la passione d’Oratorio non ha tempo. Coinvolge bambini, ragazzi, adolescenti, giovani, adulti, anziani. Come dicono i vescovi negli orientamenti per il decennio, l’educazione è strutturalmente legata ai rapporti tra le generazioni. E’ innamoramento per la capacità di coinvolgere e di creare entusiasmo, per l’opportunità di mettere in campo relazioni positive ed esperienze coinvolgenti. E’ innamoramento per la bellezza del fare insieme e del sentirsi “squadra”, per la gioia di scoprire Gesù più vicino attraverso il gioco e la festa… In oratorio è possibile incontrare davvero tutti: dal fanciullo al giovane o al nonno, dal praticante al frequentatore occasionale e persino a chi non ha fede o è di un’altra fede (italiano o straniero che sia), da chi cerca proposte forti a chi apparentemente non cerca nulla».

«Una realtà questa degli oratori – aggiunge don Riccardo – che è in grado di essere “rete” e di fare “rete”. Il concetto di “rete” è importante, perché comunica la certezza di non perdersi nel vuoto, che è l’opposto della solitudine, che è visibile, che non ci permette di riposare, che ci chiede costantemente di essere lanciata. Anche l’attività estiva si presenta come una “rete” di questo tipo con i ragazzi, gli animatori più giovani, quelli con più esperienza, gli educatori professionali, gli universitari, i referenti, i genitori, le persone che si mettono a fare i servizi più umili, alcuni anziani che danno una mano, i sacerdoti e i seminaristi».

«Questa “Rete” ancora una volta è lanciata insieme – conclude il sacerdote –: Istituzioni pubbliche, Chiesa, Mondo del volontariato, Giovani. Una “rete” che non ha prezzo, unica e impreziosita dalla vita di tutte quelle persone che gratuitamente, giorno dopo giorno, donano il loro tempo per sostenere i più piccoli, le famiglie, le comunità nel difficile, ma meraviglioso mestiere della Vita».

 

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CITTA’ DI CASTELLO. NUOVO “CENTRO DI ASCOLTO” DELLA CARITAS

Il 4 Giugno 2011 ha avviato la propria attività il Centro di Ascolto della Caritas Parrocchiale di Santa Maria delle Grazie e di San Michele Arcangelo, nel rione San Giacomo di Città di Castello. L’iniziativa, che accoglie e concretizza un preciso invito della Caritas Diocesana, è stata possibile grazie alla disponibilità di una decina di volontari di varie parrocchie del centro storico. Il Centro di Ascolto ha sede presso il Centro Pastorale “San Michele Arcangelo” (Piazza del Marchese Paolo) e in questa prima fase è aperto ogni sabato dalle ore 9 alle ore 11.

 

Add comment giugno 14th, 2011

PERUGIA. CONCLUSOSI IL VIAGGIO IN KOSOVO DELL’ARCIVESCOVO MONS. GUALTIERO BASSETTI

Si è concluso poco dopo la mezzanotte del 9 giugno, con volo aereo Tirana-Ancona, il viaggio in Kosovo dell’arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e vice presidente della Cei mons. Gualtiero Bassetti, che ha guidato una delegazione della Caritas diocesana al Campo-Missione Caritas Umbria di Raduloc, dove operano una ventina di giovani italiani e kosovari nel prendersi cura di quaranta bambini orfani o di famiglie disagiate e nel dare assistenza a tante persone che vivono in povertà.

L’ultima giornata in Kosovo è stata non meno impegnativa delle altre, iniziata con la preghiera delle Lodi e proseguita con la colazione comunitaria sotto la grande tensostruttura del Campo. Al termine, con un festoso “arrivederci” i bambini e i ragazzi hanno salutato gli amici perugini. E’ stato un momento commovente per mons. Bassetti e per tutti i componenti della delegazione, tra i quali Engjel Pitaqi, diacono diocesano originario del Kosovo, che il prossimo 29 giugno sarà ordinato sacerdote nella cattedrale di San Lorenzo in Perugia da mons. Bassetti. Engjel è entrato in Seminario dopo essere stato al Campo Caritas di Raduloc. «I ragazzi che ho conosciuto mi hanno trasmesso molto anche per la mia scelta di donarmi totalmente a Dio e al prossimo – ha detto Engjel –. Il vedere tanti giovani che spendevano la propria vita per gli altri, arivando dall’Italia, mi ha aiutato a superare i momenti più difficili che anch’io ho attraversato».

«Alla Chiesa kosovara abbiamo donato la bellissima realtà di questo Campo-Missione attivato dalla nostra Caritas regionale dodici anni fa – ha commentato mons. Bassetti –. Ma dalla Chiesa kosovara abbiamo soprattutto ricevuto dei grandi doni, il sacerdozio di Engjel e la possibilità per tanti ragazzi di dare un senso alla propria vita venendo in questo Paese per stare accanto con gratuità a chi soffre ed è povero, conoscendo ed amando Gesù attraverso gli “ultimi”, i suoi fratelli prediletti».

Engjel, come tutti i kosovari cattolici (sono 60 mila su una popolazione di 2 milioni di abitanti), è molto devoto alla Madonna Nera del più noto e frequentato santuario del Kosovo, Letnice, dove Madre Teresa di Calcutta andava in pellegrinaggio da bambina con la mamma. Proprio in quel santuario mariano la grande santa dei poveri del nostro tempo fu “chiamata” ad abbracciare la vita religiosa entrando nella Congregazione delle Suore di Loreto per poi fondare quella delle Missionarie della carità. Il 15 agosto di ogni anno il santuario diventa meta di un grande pellegrinaggio, dove giungono da tutto il Kosovo migliaia di fedeli anche di etnia rom e musulmani. E’ un luogo di culto rispettato da tutti al punto da essere considerato un luogo di incontro interetnico e di rilevanza sociale.

Mons. Bassetti e la delegazione della Caritas perugina hanno visitato il santuario di Letnice nella mattinata dell’8 giugno, raccogliendosi in preghiera e celebrando la S. Messa dopo aver attraversato in auto il Kosovo da una parte all’altra, fin quasi a raggiungere il confine con la Macedonia, ammirando lo splendido paesaggio ricco di vegetazione e cogliendo la volontà di un popolo di tornare alla “normalità” nel costruire case ed opere pubbliche e nel coltivare migliaia di ettari di terreno pianeggiante e collinare. Ma non mancano, purtroppo, le ferite visibili del conflitto del 1999 nel vedere case distrutte o lasciate andare in rovina perché chi le abitava è fuggito o è stato ucciso.

Proprio nella zona del santuario mariano di Letnice, a circa mille metri s.l.m., sorge il paese di Vernakola abitato fino alla prima metà degli anni ’90 del secolo scorso da circa 5 mila persone di etnia croata. A seguito della terribile guerra serbo-croata gli abitanti sono fuggiti in Croazia, abbandonando il paese. Una sola famiglia è rimasta. Dal dicembre del 2009 una decina di giovani (metà sono italiani) del Campo-Missione Caritas di Raduloc sono giunti a Vernakola per vivere in comunità ripristinando i locali della canonica della chiesa parrocchiale, coltivando i campi, allevando animali e producendo formaggio.

Ultima tappa del viaggio in Kosovo di mons. Bassetti e della delegazione Caritas perugina è stata la comunità dei giovani di Vernakola. Per questi ragazzi l’arcivescovo ha avuto parole di incoraggiamento e di apprezzamento per la scelta che hanno compiuto, quella di vivere immersi nella natura e in “solitudine” per ritrovare se stessi e avvicinarsi al Signore con la preghiera e il lavoro.

A tracciare un primo bilancio di questo viaggio in Kosovo è stato il direttore della Caritas diocesana, Daniela Monni, che ha preso lo spunto da una frase riportata su un originale quadro che indica il tempo nella canonica di Vernakola, quasi a diventare il “motto” della stessa comunità: “Da soli si va più veloce. Insieme si va più lontano”. «Venire in Kosovo con il nostro vescovo è stata una grande gioia e da tempo ne avevano parlato. Oltre al grazie a chi si prende cura del Campo – ha detto Daniela Monni –, credo che dobbiamo tutti ringraziare la Provvidenza per il dono di questo segno. Dal Campo di Raduloc, la cui positiva esperienza è arrivata fino a Vernakola, sono passati tanti giovani provenienti dall’Italia e dallo stesso Kosovo, tra i quali cinque seminaristi che la nostra comunità diocesana ha ricevuto in dono. A volte i giovani arrivano per un’esperienza breve, magari durante l’estate, a volte si fermano per alcuni mesi, un anno, due o più … In Kosovo trovano una scuola d’amore, di bene nel prendersi a cuore i piccoli ospiti abbandonati. Questo è solo una strada per andare incontro a Gesù e poi a seguirlo nel cammino in salita, mai scontato, dell’amore».

Anche il direttore della Caritas diocesana ha ribadito il concetto espresso da mons. Bassetti: «quello che la nostra comunità diocesana ha ricevuto in dono dal Campo di Raduloc è di certo molto più di ciò che ha portato. Al Campo-Missione non ci si sta solo per i bambini, per i poveri, per fare del bene, ma si vive una vita buona cercando di rendere visibile quell’unione tra la Chiesa e Cristo, un matrimonio che si fonda sull’essere uniti e il Campo Caritas è solo un’espressione di questo matrimonio».

E’ ormai da anni che il Campo-Missione di Raduloc è meta, in estate ma non solo, di giovani volenterosi di fare quest’esperienza di «vita buona» nel mettere in pratica il Vangelo di Cristo. Sull’opportunità di far vivere ad un gruppo di adolescenti l’esperienza del “campo estivo di lavoro” in Kosovo ci stanno pensando da tempo don Fabrizio Crocioni, parroco di Prepo-San Faustino in Perugia, suor Roberta Vinerba, francescana diocesana della medesima parrocchia, e Antonio Paoletti, operatore parrocchiale. I tre hanno fatto parte della delegazione perugina che si è recata in Kosovo. Si sono resi conto di persona di ciò che offre il Campo-Missione di Raduloc ai ragazzi ed hanno preso direttamente contatti con i responsabili della struttura, i coniugi Cristina e Massimo Mazzali. Insieme si sono seduti attorno ad un tavolo per organizzare un “campo estivo” il prossimo anno come esperienza formativa umana e cristiana per i ragazzi che frequentano il catechismo.

 

Add comment giugno 13th, 2011

SPOLETO. IL PROF. RICCARDI HA PARLATO DI GIOVANNI PAOLO II

«Wojtyla è stato per il mondo un vento di speranza». È una della definizioni che il prof. Andrea Riccardi, Ordinario di Storia Contemporanea presso l’Università degli Studi Roma Tre, ha usato a Spoleto per parlare del Beato Giovanni Paolo II. L’incontro, tenuto all’auditorium della Scuola di Polizia, secondo appuntamento di questo ciclo primaverile dell’iniziativa culturale dell’Archidiocesi “I Dialoghi in città” , è stato introdotto dal saluto dell’Arcivescovo Renato Boccardo, legato da lunga amicizia al fondatore della Comunità di S. Egidio.

Per Riccardi si è trattato di un ritorno a casa. È, infatti, nato a Trevi e quindi la Chiesa di Spoleto-Norcia è in qualche modo la “sua” comunità diocesana. E lui lo ha ribadito: «qui mi sento a casa. Quanti ricordi di Trevi, di un mondo povero, ma ricco di radici religiose e di santità. Un mondo piccolo, ma delicato e di classe, permeato di storia. Non posso non ricordare i miei legami con l’eremo francescano di Campello sul Clitunno che quest’anno celebra i cinquanta anni della morte di sorella Maria. Ed ora a Spoleto, che è anche la mia Diocesi, c’è un Vescovo al quale sono legato da profonda amicizia: grazie Eccellenza per avermi invitato».

Dopo i saluti iniziali e i ricordi personali, si è entrati nel vivo dell’argomento: “Giovanni Paolo II: ma tutto può cambiare”. Con grande passione, con enorme rigore scientifico e con un linguaggio semplice Riccardi ha fatto ripercorrere alle numerose persone presenti gli anni nei quali è vissuto Giovanni Paolo II e il suo modo di stare nel mondo. Un mondo martoriato dalla Seconda Guerra Mondiale e dai totalitarismi, anni segnati dal dolore, dalla rassegnazione, dal grigiore culturale. In questa storia Karol Wojtyla – rimanendo semplicemente un prete e facendo della preghiera la sua forza – si è inserito, fino a diventarne il protagonista. «Giovanni Paolo II – ha detto il relatore – è uno dei grandi del ‘900. La storia di questo secolo non si può scrivere senza di lui. È sempre stato “piantato” in mezzo agli avvenimenti. E questo non lo può cancellare nessuno, credente o non. Quell’uomo “venuto da lontano” è stato un vento di speranza per tutti, per il mondo, per la Chiesa». Da ricordare che nel 1978, anno della sua elezione a Papa, la società, e di conseguenza anche la comunità cattolica, viveva un tempo di rassegnazione segnato da tragiche utopie come il comunismo. Si aveva paura di un mondo moderno che avanzava. La Chiesa era al bivio tra una posizione conservatrice e una progressista. In molti si domandavano: ed ora questo Papa che viene dalla Polonia – Paese considerato fuori dal mondo – come sarà, cosa farà? «Giovanni Paolo II – ha affermato lo storico – fa completamente saltare il binomio progressista-conservatore. Apre agli uomini e al mondo. Ha interpretato con forza una verità cristiana e cioè che il cristianesimo cambia il mondo cambiando gli uomini, i popoli. È stato un gigante, un capitano. La sua vita è l’epopea di un Santo, è una lezione di storia cristiana. Lui ha sfidato uomini grigi che volevano ingrigire la sua persona provando a screditarne il pontificato. Non aveva armi, eppure faceva paura, al punto di fargli un attentato. Aveva capito che non bisognava rassegnarsi al comunismo. Fin da giovane ha affrontato la vita di petto con la sola forza della preghiera, preghiera anche geografica, in quanto mentalmente era capace di spostarsi da un santuario all’altro del mondo».

Questa grande capacità di Giovanni Paolo II di calarsi nella realtà, di cercare costantemente il dialogo con le persone e il suo senso dell’umorismo, col tempo, hanno fatto ravvedere anche quelli che erano suo “nemici”. Ad esempio l’ex presidente della Polonia, il generale Jaruzelski, con il quale il Papa aveva avuto diversi diverbi, lo definì «uomo di grande statura, cammina sulla terra e allo stesso tempo ha la testa sulle nuvole, in senso positivo».

Un’altra grande caratteristica emersa del nuovo Beato era la sua simpatia. «Non lo si vedeva mai triste», ha detto Riccardi. «Era un uomo mai dominato dal pessimismo che amava ripetere: “la storia è piena di sorprese”. È stato un grande umanista, un Padre della Chiesa del nostro tempo che ha conquistato le persone non nascondendosi, nemmeno quando la malattia gli ha tolto prima il sorriso e poi la parola. Inoltre Giovanni Paolo II – ha proseguito il fondatore della S. Egidio – amava l’Italia, della cui capitale (Roma) è stato un grande Vescovo. Ha creduto nel riscatto dell’Italia più dei politici e dei Vescovi italiani».

Nel concludere il suo intervento, Riccardi ha detto: «chiediamo aiuto alla sua preghiera, ma soprattutto sforziamoci di capire quest’uomo di visione, essenziale».

La Chiesa di Spoleto-Norcia ha nuovamente offerto un approfondimento sulla figura di Giovanni Paolo II, vento di speranza per il mondo, grande lettore della storia alla luce della fede, uomo di preghiera, prete fino al midollo, uomo in continuo ascolto della gente e mai triste, uomo del dolore fin da giovane e delle grandi visioni, uomo mai dominato dal pessimismo, uomo dell’essenzialità.

 

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