Archive for maggio, 2011

Riportiamo di seguito il testo del saluto di S. E. Mons. Mariano Crociata, Segretario della CEI, al convegno “Sorella Acqua”, organizzato dai dieci distretti di Italia, Albania, Malta e San Marino del Rotary International, sabato 16 aprile 2011 ad Assisi, presso il Teatro Lyrick, Santa Maria degli Angeli.
«Ogni uomo ha sete e passa da un pozzo all’altro; un vagare incessante, un desiderio inesauribile, rivolto ai molteplici bisogni del corpo e dello spirito. L’uomo è una grande domanda, che può essere soffocata con l’evasione o con l’attivismo». Prendo a prestito questo passaggio del Catechismo degli adulti, perché ci aiuta a collocare la nostra riflessione – e quindi la nostra attività – in un orizzonte culturale di ampio respiro. Né potrebbe essere diversamente.
Lo stesso itinerario quaresimale – parabola che dalla schiavitù conduce, attraverso l’aridità del deserto, a una terra di libertà – ripropone il simbolismo della sete come una delle esigenze primarie della vita; al tempo stesso, proprio la sete è manifestazione di vita.
Uno degli episodi evangelici più straordinari di questo tempo liturgico narra l’incontro del Cristo con la samaritana nell’ora più calda del giorno (Gv 4,1ss): ai bordi di un pozzo, l’umiltà di Gesù che chiede da bere incrocia la sete d’amore che la donna ha cercato di soddisfare moltiplicando le esperienze («Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito…»); sete d’amore che rinvia a Colui che solo può dissetare l’arsura della nostra ricerca («Viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano»).
È significativo rilevare che l’incontro narrato da san Giovanni avviene appunto ai bordi di un pozzo. Così era stato per il servo di Abramo, che vi aveva incontrato Rebecca, in vista del matrimonio con Isacco. Così è stato per Giacobbe, che vi trovò la futura sposa Rachele. Così per Mosè, che s’imbatté con Zippora, che diventerà poi sua moglie… Quante suggestioni sono, dunque, legate all’acqua! Acqua che lava, purifica, disseta; acqua che addirittura fa incontrare.
A nostra volta siamo qui perché non stentiamo a sentirci rappresentati in questa storia, che è storia sacra. Ed è proprio muovendo da questa storia che ci sentiamo coinvolti, custodi e responsabili di quella risorsa preziosa che anche oggi è l’acqua, bene troppe volte ridotto a merce, a valore economico, a oggetto di scambio, da cui si vede escluso chi non ha possibilità di reddito per assicurarsela.
A questo diritto umano fondamentale, legato al diritto stesso alla vita, circa un miliardo e mezzo di persone manca di un accesso adeguato; e più ancora sono quelle prive di una sufficiente disponibilità di acqua potabile: nel Sud del mondo l’acqua contaminata rimane causa diffusa di malattia e di morte, specialmente fra i bambini. Come osserva Benedetto XVI, «all’origine di non poche tensioni che minacciano la pace sono sicuramente le tante ingiuste disuguaglianze ancora tragicamente presenti nel mondo. Tra esse particolarmente insidiose sono le disuguaglianze nell’accesso a beni essenziali, come il cibo, l’acqua, la casa, la salute» (Messaggio per la Giornata mondiale della pace, 2007).
L’acqua rimane una risorsa male distribuita e male sfruttata. Senza indulgere in facili catastrofismi, accanto a zone nelle quali la scarsità di acqua è un fattore endemico – penso, in particolare, alla fascia dell’Africa Settentrionale – oggi ci misuriamo con un incremento significativo del processo di desertificazione; con il calo di disponibilità idrica, anche a fronte della crescita della popolazione mondiale; con un aumento dei consumi nell’attività produttiva; con l’inquinamento che ne frena, quando non ne impedisce l’utilizzo; con problemi di raccolta e di distribuzione che degenerano in sprechi, espressione di una politica sociale che non considera il dovere e la necessità di economizzare questo bene essenziale.
In questo scenario conservano tutto il loro peso i processi di privatizzazione, che vedono poche multinazionali trasformare l’acqua in affare, a detrimento dell’accesso alle fonti e quindi dell’approvvigionamento, con conseguente perdita di autonomia da parte degli enti governativi.
Il tema va affrontato dalla comunità internazionale, per un uso equo e responsabile di questa risorsa, bene strategico – l’oro blu! – attorno al quale si gioca una delle partite decisive del prossimo futuro. Richiede un impegno comune, che sappia orientare le scelte e le politiche per l’acqua, concepita e riconosciuta come diritto umano, come bene dalla destinazione universale.
L’Italia, fra l’altro, è tra i più grandi produttori e consumatori al mondo di acqua in bottiglia, con cifre in costante aumento, a beneficio di un’industria che diventa speculativa, quando si assicura enormi fatturati grazie a concessioni rilevate a prezzi irrisori.
A dire quanto queste problematiche tocchino la sensibilità comune, la Corte Costituzionale ha ammesso a referendum due quesiti, sui quali il popolo italiano sarà chiamato ad esprimersi nel prossimo mese di giugno: il primo riguarda la privatizzazione dell’acqua, le modalità di affidamento e la gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica; il secondo la determinazione della tariffa del servizio idrico integrato, in base all’adeguata remunerazione del capitale investito.
A tutto ciò è doveroso aggiungere una riflessione sul nostro stile di vita individuale, spesso poco incline a riconoscere l’importanza di educarsi e di educare ad un uso attento, sobrio e consapevole di beni che ci sono stati affidati perché li custodiamo quali doni preziosi, meritevoli di attenta cura; risorse essenziali, da rispettare e condividere secondo giustizia, avendo a cuore anche il futuro del nostro pianeta.
Il discorso sull’acqua, a ben vedere, ci porta veramente lontano, fino a farci sentire tutta l’urgenza di una diversa cultura, che porti anche a politiche diverse, attente a salvaguardare l’accesso a questo bene comune non mercificabile, capaci quindi di sostenerne una gestione che ne garantisca a tutti la distribuzione.
In questa luce, la Chiesa plaude ad ogni iniziativa volta a sensibilizzare sulle tematiche ambientali, causa per la quale la Conferenza Episcopale Italiana ha istituito anche una Giornata per la salvaguardia del creato, che viene celebrata ogni 1° settembre. La vostra partecipazione attiva a progetti di solidarietà non può, dunque, che incontrare una cordiale approvazione, per le possibilità che date a popolazioni già povere di accedere alle risorse idriche e quindi a condizioni igienico-sanitarie migliori; tanto più che il loro coinvolgimento nella difesa e nella gestione dell’acqua diventa via ad una partecipazione democratica e responsabile della cosa pubblica.
Se è vero che anche i luoghi parlano, l’esempio e l’intercessione di san Francesco d’Assisi ci aiuti a riscoprire il senso di quello sguardo di lode all’Altissimo, espresso nel Cantico delle Creature, al cui centro sta proprio il riferimento a “Sorella acqua”, portatrice di vita e di pace, la quale è «multo utile et umile et pretiosa et casta».
maggio 19th, 2011

Nasce in Umbria, e in particolare a Gubbio, una iniziativa editoriale destinata alla ribalta nazionale e internazionale. Si tratta di un albo di fumetti che ripercorre la vita del beato Karol Wojtyla, intitolato “Giovanni Paolo II, il papa dal cuore giovane”. Il volumetto è stato prodotto dalla Tau Editrice di Todi. I disegni sono di Andrea Lucci, mentre testi, sceneggiatura e story-board sono curati da Giuliano Rossi della Lapislunae di Gubbio.
Scrive Giovanni Maria Vian, direttore de «L’Osservatore Romano», nella breve presentazione al testo: si tratta di «un piccolo libro per una storia grande, raccontata in modo semplice: con parole chiare e grazie a disegni efficaci, disegni intrecciati a parole. Insomma, un fumetto. Un racconto da cui traspare la figura di un uomo coraggioso, che è stato un cristiano esemplare e un grande Papa. Al quale oggi moltissime persone si rivolgono con l’invocazione che chiude il racconto: Accompagnaci per mano, Santo Padre, e noi non avremo mai paura. Perché più forte di ogni paura è la fiducia in Dio».
Questo libro costituisce un valido strumento per far conoscere la figura del beato Giovanni Paolo II ai bambini e ai ragazzi, ma non solo. Il testo che accompagna il fumetto, di P. Luigi Mezzadri, professore emerito di Storia della Chiesa, affronta con semplicità la figura dell’uomo che ha traghettato la cristianità nel terzo millennio al grido di «non abbiate paura. Aprite, anzi spalancate le porte a Cristo».
La casa editrice riserva sconti particolari per diocesi, parrocchie, congregazioni, comunità religiose e scuole. Per maggiori informazioni, contattare direttamente la Tau Editrice (via Umbria, 148 – 06059 Todi – Pg / tel. 075/8980433 – 078/8980430 / fax 075/8987110 / e-mail: info@editricetau.com).
maggio 17th, 2011

Oltre tremila pellegrini dell’Archidiocesi di Spoleto-Norcia hanno “invaso”, sabato 14 maggio, la Basilica Vaticana di S. Pietro per rendere omaggio al Beato Giovanni Paolo II. I 54 pullman – che eccezionalmente hanno potuto sostare a fianco del colonnato del Bernini – provenienti da tutte le parrocchie della Diocesi sono arrivati a Roma ad iniziare dalle ore 9.00. I primi sono stati quelli di Norcia, gli ultimi quelli di Spoleto. A guidare il pellegrinaggio è stato l’Arcivescovo di Spoleto-Norcia mons. Renato Boccardo, che è giunto in Vaticano a bordo dell’autobus numero 36, quello della Parrocchia della Cattedrale di Spoleto. Il Presule, appena sceso in Piazza S. Pietro, è stato accolto da un lunghissimo applauso dei pellegrini.
Mons. Boccardo ha salutato una ad una le persone della “sua” Chiesa e, insieme a loro, si è incamminato verso l’interno della Basilica di S. Pietro. «Grazie Eccellenza di questo bel regalo che ci ha fatto», ha detto commossa una signora di Spoleto. Il popolo spoletano-nursino si contraddistingueva dalle altre persone presenti in Vaticano grazie ad un foulard giallo. E l’Arcivescovo prima di entrare in Basilica si è voltato ed ha osservato la lunghissima fila di pellegrini: «Che bella emozione vedere tanta gente», ha commentato mons. Boccardo con i suoi collaboratori. Il primo gesto compiuto una volta giunti all’interno di S. Pietro è stato quello di rendere omaggio alla tomba del Beato Giovanni Paolo II, situata nella navata di destra, nell’altare di S. Sebastiano.
La gente ha sfilato dinanzi al luogo dove è sepolto quell’uomo venuto da lontano. In silenzio, lasciando spazio alla preghiera personale, i pellegrini di Spoleto-Norcia hanno affidato al nuovo Beato le gioie e le difficoltà della vita. Non è mancata la commozione e neanche qualche lacrima. Il lungo corteo si è poi diretto presso l’altare della Cattedra, dove l’Arcivescovo e i presbiteri presenti hanno concelebrato la Messa, animata dalla Cappella Musicale del Duomo di Spoleto. Qui c’è stata una gradita sorpresa: il Cardinale Angelo Comastri, Arciprete della Basilica Vaticana e Vicario Generale del Papa per lo Stato Città del Vaticano ha salutato la speciale delegazione giunta dalla terra di S. Benedetto e S. Ponziano. «Siete qui – ha detto – sulla tomba del primo Papa, Pietro, e sulla tomba dell’ultimo, Giovanni Paolo II. Qui dove ora sorge questa splendida chiesa c’era un circo, un luogo di divertimento per l’Imperatore Nerone. Nell’anno 64 a Roma ci fu una grande persecuzione contro i cristiani e Pietro fu brutalmente ucciso. Fu sepolto nella nuda terra, qui dove ora noi ci troviamo. Dopo oltre 2000 anni, di Nerone non c’è più nessuna traccia. Questo luogo è, invece, il simbolo di quell’umile pescatore che era Pietro, primo Papa della Chiesa. Nel darvi il benvenuto, e nel salutare il vostro caro Arcivescovo, vi auguro di tornare a Spoleto maggiormente consapevoli che la fede è una grazia, un dono, una gioia».
«La presenza corale in questa Basilica del popolo di Dio che è in Spoleto-Norcia – una presenza che supera di gran lunga tutte le più ottimistiche previsioni – è testimonianza eloquente di quanto quel Papa, venuto da lontano ma diventato subito vicino grazie alla fede granitica che traspariva dalle sue parole e da tutta la sua persona, abbia lasciato un segno forte nella nostra vita». Con queste parole l’Arcivescovo Boccardo ha iniziato l’omelia. «Siamo qui, pellegrini, per dire il nostro omaggio di affetto e riconoscenza al padre e all’amico che ci ha testimoniato cosa può fare Cristo di un uomo che si lascia afferrare da lui, per lasciarci ancora ammaestrare dal suo esempio e dal suo insegnamento, per esperimentare ancora una volta la sua vicinanza e per affidarci alla sua intercessione presso Dio, certi della sua cura sollecita per tutti noi che gli siamo stati dati come figli. Chi ha avuto la gioia e la grazia di conoscere e frequentare Papa Giovanni Paolo II ha ammirato la radicalità della sua testimonianza evangelica; il suo abbandonarsi fiducioso nelle mani del Signore; la sua totale disponibilità ad essere quello che Dio gli domandava che fosse, sia quando era un giovane uomo vigoroso, sia quando non ce la faceva più; il suo amore per il Vangelo che diventava autentica “passione” per comunicarlo agli uomini e alle donne del nostro tempo; la capacità profetica di leggere nella storia i segni della presenza divina; e anche la sua umanità, il coraggio nell’affrontare le prove più tragiche.
Così, il Papa ha potuto spalancare porte che erano chiuse, avviare dialoghi, riaccostare le nuove generazioni ad un’esperienza religiosa, portare a tutti una scintilla della verità e dell’amore di Dio. Non ha mai cercato di adulare con le parole, non ha rincorso l’onore e il consenso del mondo, ha annunciato la volontà di Dio senza timore anche lì dove essa è in contrasto con ciò che pensano e vogliono gli uomini».
Nel concludere l’omelia mons. Boccardo ha rivolto un ulteriore saluto ai pellegrini: «Vi abbraccio tutti, vi dico grazie per le generosità con la quale avete accolto il mio invito nel venire a venerare Giovanni Paolo II».
maggio 15th, 2011

“A proposito dell’iniziativa del parroco di Ciconia, Don Augusto Passeri, sul ‘battesimo simbolico dei bambini mai nati’, l’Arcivescovo Amministratore Apostolico Giovanni Marra rende noto che lunedì scorso, al primo apparire della notizia sulla stampa, ha chiesto spiegazioni al sacerdote.
Don Augusto ha chiarito anzitutto di non aver fatto nessun battesimo di bambini frutto di aborto ma, in concomitanza col battesimo di un bambino della parrocchia e d’accordo con le mamme interessate, ha ricordato quei bambini mai nati, allo scopo di creare tra i fedeli una più intensa sensibilità a favore della vita umana nascente.
Mons. Marra, pur apprezzando i motivi che hanno ispirato l’iniziativa, ha invitato Don Augusto a non ripeterla più, perché inopportuna e ambigua: è inopportuna, per gli effetti dolorosi che essa provoca anche nelle mamme che hanno patito la perdita spontanea e incolpevole del bambino; è ambigua, perché ingenera confusione tra i fedeli, come se il Battesimo potesse essere conferito anche ‘post mortem’. Su quest’ultimo punto c’è già un pronunciamento della Congregazione per la Dottrina della Fede.
Don Augusto, che è uno dei parroci più stimati della diocesi, ha accolto prontamente la disposizione di Mons. Marra ed ha assicurato che si atterrà fedelmente ad essa.
Infine, Mons. Marra e Don Augusto, hanno ribadito che resta fermo l’impegno di tutta la Chiesa nel sostenere e difendere la vita umana dal suo primo sbocciare nel grembo della madre, fino al suo compimento naturale, secondo l’insegnamento del Concilio Vaticano II e dei Pontefici del nostro tempo, il beato Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I, il beato Giovanni Paolo II e Benedetto XVI”.
maggio 15th, 2011

«Il termine Nuova Evangelizzazione è stato usato per la prima volta da Giovanni Paolo II in Polonia, nel 1979, nella città di Nowa Huta, il quartiere-dormitorio degli operai polacchi, modello di una città senza Dio, senza simboli religiosi, senza chiese». Con queste parole l’Arcivescovo Salvatore Fisichella, meglio conosciuto come Rino, Presidente del Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione, ha iniziato il suo intervento a Spoleto dove è stato ospite, giovedì 12 maggio nell’Oratorio della Parrocchia del Sacro Cuore, dell’iniziativa culturale della Diocesi i “Dialoghi in città”.
Questa edizione primaverile è dedicata alla figura del Beato Giovanni Paolo II, un uomo che ha fatto la storia. Dopo il saluto di benvenuto dell’Arcivescovo Renato Boccardo (amico di vecchia data di Fisichella, ndr), con grande passione e convinzione ha spiegato che questo nuovo dicastero vaticano è dedicato alla missione nel primo e nel secondo mondo, cioè nei Paesi dove l’annuncio del Vangelo è già avvenuto da secoli, ma dove oggi la sua incisività nella vita delle persone sembra essersi smarrita. Europa, Stati Uniti, America del Sud, Filippine e Australia sono le principali zone d’influenza della nuova struttura, che affiancherà la Congregazione di Propaganda Fide, dedicata invece all’evangelizzazione nelle terre di nuova missione.
Citando un appunto rinvenuto nelle bozze del romanzo I Demomi di Fëdor Michajlovič Dostoevskij, nel quale l’autore russo si domanda «se un uomo, imbevuto della civiltà moderna, un europeo, può ancora credere; credere proprio nella divinità del Figlio di Dio, Gesù Cristo. In questo infatti sta tutta la fede», l’Arcivescovo Fisichella a sua volta si è chiesto se «l’uomo di oggi – campione di ogni tecnologia possibile, ndr – è ancora disposto a credere in Gesù come Figlio di Dio, se sente il bisogno della salvezza, dimensione dimenticata spesso anche da noi sacerdoti. Nelle nostre omelie, infatti, abbiamo paura di parlare della vita eterna, di dire che dinanzi a Gesù non possiamo rimanere neutrali».
Poi, il Presidente del Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione ha invitato i presenti a non vivere ancorati alle nostalgie di un romanticismo passato, di un filone di pensiero che tende ad affermare che nella vita tutto sarà bello e a portata di mano. «Dobbiamo essere responsabili – ha detto – nel tempo presente. Oggi ci è chiesto di manifestarci come il sale della terra e luce del mondo. È oggi che siamo chiamati ad annunciare il Vangelo con ardore, con linguaggi nuovi, con maggiore slancio, con voce più fresca». Ecco, dunque, spigata la necessità di questo nuovo Pontificio Consiglio, che si prefigge come primo obiettivo quello di conoscere la cultura nella quale il Vangelo deve essere annunciato con le caratteristiche sopra enunciate. Fare questo è urgente e la Chiesa chiede l’impegno di tutti per evitare che l’indifferenza religiosa si trasformi in ateismo, per non far nascere nelle persone il deserto interiore.
L’Arcivescovo Fisichella e la sua “squadra” si trovano a svolgere questo delicato servizio in una società narcisista, in piena crisi antropologica, prima ancora che finanziaria. «Chi è in crisi – ha detto il Presule – è l’uomo che ogni giorno di più scopre di non essere il padrone di se stesso, di vivere nella solitudine. E ciò lo conduce sulla via della tristezza, della confusione, dove l’identità è andata dispersa, dove la responsabilità sociale e le relazioni interpersonali tendono a sparire».
Questa debolezza dell’uomo, poi, deve fare i conti con la debolezza del contesto sociale europeo, nel quale sono venute meno tutte le certezze (al lavoro, alla pensione, all’assistenza ecc…), dove è evidente lo sfaldamento delle sue origini che risalgano al IV secolo e che si sono propagate grazie a Benedetto da Norcia e a Gregorio Magno, due eminenti figure della Chiesa cattolica. «Come fa, dunque, l’uomo a crescere in questo contesto», si è chiesto mons. Fisichella? «Noi cristiani in questa situazione di emergenza dobbiamo dare il nostro contributo.
Per fare ciò, però, è necessario superare l’ignoranza nella nostra fede, annunciare con gioia che Gesù è risorto, non avere paura di chi non crede, di chi ritiene che facciamo solo proselitismo, di chi pensa che la Chiesa è contraria al progresso. Noi – ha detto l’Arcivescovo – siamo i propulsori del progresso, non distruggiamo nulla, ma permettiamo all’uomo e alla società di progredire. E il compito del Dicastero che il Papa mi ha affidato è proprio quello di contribuire ad uscire da questa crisi culturale e ideologica, proponendo la centralità della vita e della famiglia, favorendo l’etica nella finanza, riqualificando la presenza dei cattolici in politica. Ciò lo dobbiamo fare senza avere paura del mondo, sarebbe solo ignavia, m aprendoci ad esso. Restare chiusi nelle nostre parrocchie renderebbe vana la Pentecoste».
Al termine della relazione del Presidente del Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione, applauditissima dalle oltre 250 persone presenti all’Oratorio del Sacro Cuore, ci sono stati degli interventi del pubblico che hanno permesso di approfondire alcuni aspetti toccati dal Vescovo nel suo intervento. Prima di lasciare Spoleto, un ultimo, accorato appello è giunto da Fisichella ai presenti: «rimbocchiamoci le maniche per far sì che la cultura cristiana continui a segnare la storia. Siate fieri di dire, nel bene e nel male, “sono cattolico”. Siate provocatori di riflessioni sul senso della vita. Chiudiamoci in noi stessi, chiediamoci chi siamo, perché amiamo, perché viviamo: così sapremo anche il perché soffriamo».
www.tempusvirtutum.it
maggio 13th, 2011

Alex ci stava già molto simpatico. Dopo aver letto questo libro di sicuro lo ameremo tutti ancora di più. Alessandro fa parte integrante della vita sociale di Spello in maniera straordinaria, non puoi fare a meno di non notarlo quando lo vedi passeggiare a Borgo, oppure seduto al bar mentre parla di calcio o mangia il gelato, ma anche quando fa il chierichetto a S. Maria Maggiore durante la Santa Messa. Non lo noti per la sua diversità fisica, ma per la sua meravigliosa capacità di comunicare con tutti, per le sue parole galanti verso le donne, ma soprattutto per quello sguardo da attore teatrale che riesce a farti entrare nel suo mondo.
A volte sembra recitare la parte di un adulto, altre ci appare come un ragazzo che si ha solo voglia di proteggere. Poi però leggendo la sua storia, ci si rende conto del suo vissuto, di quanta strada ha percorso con le sue gambe e che ormai ha cinquant’anni. La sua vita viene raccontata nel libro “Il futuro è lunedì”, scritto da sua sorella Annamaria Bonucci e pubblicato dalla Corbaccio. È già uscito da qualche settimana nelle librerie di tutta Italia, dove sta ottenendo grandi apprezzamenti, e si trova già in molte case degli spellani. È un libro che commuove e di sicuro riesce ad emozionare ancora di più le persone che conoscono sia Alessandro che Annamaria. Leggendo il libro te li vedi avanti agli occhi, vedi la loro famiglia, le delusioni e le perdite delle persone più care, ma vedi soprattutto la determinazione di una sorella che vuole liberarlo dalle etichette di “down” e vuole solo farlo essere quello che è veramente, vuole solo insegnargli a scegliere quello è meglio per lui. Un insegnamento di vita che ha reso Alessandro felice, ed Annamaria orgogliosa di quello che è oggi suo fratello. Il libro “Il futuro è lunedì” sarà presentato nei prossimi mesi nelle libreria di tutta Italia.
Annamaria (che per noi spellani è “Annamaria dell’Ottica”), quali sono stati i commenti dei lettori?
Il consenso è unanime, tutti mi dicono che il libro è bello, coinvolgente, la lettura è scorrevole e che si legge tutto di un fiato. So che è entrato in tante case, soprattutto nella nostra zona, e che in alcune famiglie l’hanno letto, sia genitori che figli. In tanti si sono complimentati con me, alcuni sono venuti personalmente a farmeli nel mio negozio. Mi hanno detto che dopo averlo letto è aumentata la stima che già avevano per Alessandro. È stato apprezzato anche il piccolo affresco della vita contadina di quegli anni. Mi ha fatto molto piacere sapere che il libro si legge anche al di fuori dell’ambito locale. Mi sembra che questa avventura sia comunicata bene.
Alessandro cosa dice del libro dedicato alla vostra storia? Come si sente nel ruolo da protagonista?
Quando ho mostrato il libro a mio fratello e gli ho spiegato che parlava di lui, sorridendo mi ha detto: “ah, sì?” come se fosse la cosa più naturale del mondo. Il ruolo da protagonista gli calza addosso perfettamente, non ama solo essere una comparsa. Molte delle persone che hanno acquistato il libro gli chiedono di firmarlo. Lo fa con entusiasmo, credo che è la cosa che lo diverte di più. Sono in pochi che non gli hanno chiesto ancora di firmarlo, e in questo caso è lui stesso che glielo chiede.
a cura di SIMONA FUSO, Gazzetta di Foligno
LEGGERE & RIFLETTERE: www.tempusvirtutum.it/headlines/articoli_lista_public.asp?HL_CATEGORIA_ID=63
maggio 12th, 2011

«Saluto i fedeli della Diocesi di Gubbio, accompagnati dal loro Pastore Mons. Mario Ceccobelli e qui convenuti durante l’anno giubilare del patrono Sant’Ubaldo; a ciascuno auguro un generoso impegno di testimonianza cristiana per contribuire a diffondere il Vangelo in ogni ambito della società». Sono le parole con le quali Papa Benedetto XVI si è rivolto al popolo di Dio pellegrino nella Chiesa di Gubbio al termine dell’udienza generale di mercoledì 11 maggio. In Vaticano con mons. Ceccobelli c’erano 700 pellegrini eugubini. Quest’anno, infatti, ricorre l’850° anniversario della morte di S. Ubaldo. E il Vescovo il 5 marzo 2010, anniversario della Canonizzazione del Santo avvenuta lo stesso giorno ma dell’anno 1192, ha indetto uno speciale anno giubilare che si chiuderà il prossimo 16 maggio, giorno della morte di S. Ubaldo, alle ore 11.15 con un Solenne Pontificale in Cattedrale. Nel pomeriggio alle ore 16.00 sarà celebrata la Messa Solenne alla Basilica di Sant’Ubaldo.
Domenica 15 maggio, vigilia della morte di S. Ubaldo, torna la Corsa dei Ceri una delle manifestazioni più singolari d’Italia e così sentita che i Ceri sono diventati il simbolo della regione Umbria. È una manifestazione antichissima che sembra abbia origine nel 1160, anno della morte dell’amato vescovo della città Ubaldo Baldassini. Gubbio aspetta con trepidazione il compimento di questo atto devozionale: in origine era una grande Luminaria con candele offerte dalle corporazioni d’Arte e Mestieri, che percorreva le vie del paese fino al Monte Igino dove è sepolto, nell’omonima Basilica, Sant’Ubaldo. Nel Cinquecento le candele vennero sostituite con tre strutture in legno tutt’ora in uso nella loro forma originaria (più volte ricostruiti), portati in spalla dai ceraioli, che si susseguono per tradizione familiare. Sulla sommità del Cero le statue di S. Ubaldo, patrono della città, San Giorgio protettore dei commercianti e Sant’Antonio protettore dei contadini. Nella corsa ceraioli e visitatori compartecipano con applausi, incitamenti, grida lungo il percorso di quattro chilometri per le vie della bella cittadina umbra. Non c’è gara perché i ceri arrivano nello stesso ordine di partenza. La sfida per i ceraioli è con se stessi, in questa prova di abilità, forza ed esperienza, per portare “sano e salvo” il cero alla Basilica, pur spesso scivolando o sfiorando mura e finestre.
maggio 11th, 2011

Quarantaquattro perugini della parrocchia di San Costanzo, la scorsa settimana, si sono recati in pellegrinaggio in Croazia, nell’isola di Murter, nella Diocesi di Sebenico, per dare vita ad un gemellaggio spirituale con la locale comunità parrocchiale molto devota del Santo patrono di Perugia, Costanzo vescovo e martire, fondatore della Chiesa perugina.
A Murter si trova una piccola chiesa dedicata a san Costanzo e a Jezera, il capoluogo dell’isola, dove nel XVIII secolo fu portata dall’Italia una reliquia del santo, c’è una via intitolata al patrono di Perugia.
A Jezera il 4 maggio di ogni anno si festeggia san Costanzo con una processione dalla chiesa parrocchiale della Madonna della Salute alla chiesetta dedicata al santo. Quest’anno vi hanno preso parte anche i quarantaquattro perugini che hanno donato alla comunità di Jezera una statua di san Costanzo, benedetta dall’arcivescovo di Perugia mons. Gualtiero Bassetti nel giorno della vigilia della solennità del santo patrono, il 28 gennaio scorso. Il presule, nell’occasione, ha ricordato «quanto san Costanzo sia stato venerato sin dall’antichità al di fuori dei confini dell’Umbria nel rappresentare uno straordinario modello di vita cristiana, figlio di una terra tra le prime ad accogliere il messaggio di Cristo attraverso altri santi martiri suoi contemporanei». Lo stesso mons. Bassetti ha accolto con gioia l’idea di dar vita ad un gemellaggio spirituale nel nome di san Costanzo con la parrocchia di Jezera della Diocesi di Sebenico; idea che si è concretizzata quattro mesi più tardi con il pellegrinaggio in Croazia, che ha portato il gruppo dei perugini anche al santuario mariano di Medjugorje.
Agli amici perugini è stata riservata un’accoglienza davvero calorosa da parte del parroco di Jezera, don Tuna Joric, e della gente del luogo. I quarantaquattro perugini sono stati accompagnati da don Antonio Sorci, in rappresentanza del parroco mons. Pietro Ortica (trattenuto a Perugia per sopraggiunti ed improrogabili impegni) e da Antonio Barbarossa, collaboratore parrocchiale, ed ospitati dalle famiglie del luogo che hanno ricambiato l’accoglienza riservata loro a Perugia nell’autunno scorso, quando una folta delegazione di fedeli dell’isola di Murter è giunta per la prima volta in pellegrinaggio nei luoghi in cui visse e annunciò la fede cristiana san Costanzo.
«Ci ha colpito non solo la loro ospitalità – commenta Antonio Barbarossa –, soprattutto la loro grande devozione ed il loro profondo sentimento cristiano, pur avendo vissuto per più di quaranta anni sotto il regime comunista di Tito. Vivono intensamente il Vangelo e i suoi insegnamenti e non è un caso che, negli ultimi cinquanta anni, appena due divorzi si sono verificati nella loro comunità e pochissimi sono coloro che convivono senza sposarsi».
maggio 11th, 2011

Appresa dalla stampa la notizia, dopo avere telefonato, ho inviato una email alla segreteria di Mons, Paglia dove ho espresso i sentimenti che non credo siano solo i miei, ma della stragrande maggioranza dei ternani, anche non credenti che sono allibiti di fronte a tanta arroganza di un pseudo-artsita che ha invitato i giovani presenti al concerto, organizzato proprio sotto la casa del vescovo, l’anfiteatro Fausto, ad aizzare un cinghiale contro il nostro vescovo!
Se un problema ha Terni, non è Mons. Paglia che dei tanti problemi di Terni si è sempre fatto carico, il problema è semmai è di una politica culturale che a spese delle collettività sponsorizza, in vari modi, per esempio concedendo affiitti a titolo gratuito locali comunali a delle associazioni di un noto orientamento ‘culturale’. Se di cultura si può parlare perchè chi ‘semina odio’ tutto fa tranne che ‘cultura’.
Da chi governerà la città nei prossimi giorni non ci aspettiamo le solite prese di distanza di circostanza, ma l’eliminazione di queste inutili voci di spesa.
I nostri soldi, di noi contribuenti ternani, vanno spesi per la formazione, per attività che siano davvero culturali e formative, non per alimentare un clima di violenza, nei confronti di chi per la Chiesa Ternana è non solo il rappresentante dei successori degli apostoli, ma un padre semplicemente un padre offendendo il quale si offendono tutti i suoi figli spirituali.
A questi non rimane altro che pregare, per il Vescovo, per coloro che lo hanno offeso, ma anche chiedere agli amministratori di non finanziare ne sponsorizzare questo genere di manifestazioni, ne le associazioni che le organizzano.
Claudio Pace
maggio 10th, 2011

La “Festa della Maternità”, istituita nel 1992 dal vescovo mons. Franco Gualdrini e dal dott. Remo Valigi, vuol far rivivere a tutti una “esperienza di fede e di cristianesimo attivo” in cui, l’esaltazione della donna-madre, richiama il ruolo che ad essa è stato affidato un progetto di Dio: attuare il perpetrarsi della vita in un atmosfera coinvolgente di amore, tenerezza, felicità e solidarietà.
Festeggiare la maternità significa soprattutto meditare su un atto di amore, dare una vita all’essere umano, secondo una legge divina a cui neanche il Cristo ha voluto sottrarsi: si è fatto uomo grazie alla maternità di Maria.
L’Associazione che la promuove vuole dare con essa il forte messaggio del valore sacro della vita, proponendo un momento di riflessione ed ammirazione della donna che nutre in seno la sua creatura; vuol essere un inno di rispetto alla vita nascente e di devozione verso chi la dona. Una festa che è anche un’opera di sensibilizzazione per recuperare i valori fondamentali dell’uomo, per veicolare un messaggio forte: finalizzare la vita ad una spiritualità che contribuisca a modificare l’egoismo e l’aridità con cui siamo abituati a vivere, dando testimonianza non solo di credo religioso, ma anche di maturità civile. In essa viene esaltata la spiritualità della maternità, come capacità di accettazione e di dono, in cui c’è perfetta equiparazione di uomo e donna nell’integrazione di coppia. Un gesto d’amore che assume numerose sfaccettare, che genera vita, speranza, solidarietà e accoglienza.
La vita nella sua sacralità, giunge come dono, come il dono più grande che Dio elargisce ad ogni uomo.
www.tempusvirtutum.it
maggio 8th, 2011
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