LE OMELIE PASQUALI DEI VESCOVI UMBRI
25 aprile 2011
CITTA’ DI CASTELLO.
MONS. DOMENICO CANCIAN: “LA PASQUA CRISTIANA OFFRE AD OGNI UOMO UN MESSAGGIO DI GIOIA E DI SPERANZA”
Guardando Gesù crocifisso e risorto possiamo trovare la certezza assoluta che il bene prevale sul male, l’amore sull’egoismo, la speranza sulla disperazione. Ogni uomo, dinanzi alle mille difficoltà della vita, questo desidera sapere. Perché altrimenti o si rimane nell’incertezza o si va nella rassegnazione e nella tristezza senza vie d’uscita.
La festa di Pasqua questo ci assicura in modo non illusorio, se la intendiamo e la viviamo nel senso evangelico. Perché Cristo, vittima innocente di ogni sorta di male, invece di invocare giustizia o vendetta, invece di maledire, ha avuto il coraggio di pregare così: “Padre, perdonali perché non sanno quello che fanno”. E poi, rivolto ad un ladro che rappresenta l’umanità peccatrice, ha assicurato: “in verità, ti dico, oggi sarai con me in paradiso”.
In questo modo Gesù assume e supera il male degli uomini e ci insegna la strada per fare altrettanto: la strada della verità e dell’amore. Gesù crocifisso e risorto è quindi certezza di speranza e di salvezza per tutti, fin da subito. A meno che non ci fermiamo alle solite reazioni: imprecare contro tutto ciò che non va, volere a tutti i costi ricambiare il male con il male, pensare che quello che Gesù ci ha proposto è una favola. Gesù ha veramente spezzato le catene del male e della morte, dell’odio e dell’egoismo, percorrendo ostinatamente la strada dell’Amore che è più forte di ogni male.
Gesù è venuto a riportare a Dio gli uomini dispersi, offrendo l’unica legge dell’amore come fondamento della fraternità. Gesù ci ha assicurato che chi segue Lui vive fin da subito una vita che vince la morte e ogni forma di male, quello personale e quello sociale, quello comunitario e quello strutturale.
Gesù con il suo Amore ha contrastato e superato quel potere politico e religioso che l’ha ingiustamente condannato. Questo ci sostiene nella quotidiana lotta personale e sociale contro ogni struttura di male drammaticamente evidente anche ai nostri giorni.
La regalità di Gesù ha espresso una potenza d’Amore che si è rivelata vincente. Non mi risulta che ci siano altre strade. Maria, la Madre di Gesù, che ha avuto il coraggio di seguire le orme del Figlio, e tanti santi che hanno segnato la storia umana in senso positivo, sono gli autorevoli testimoni della verità che Cristo, crocifisso, è davvero risorto.
Maria ci insegni come far nostra la Pasqua di Gesù, come vivere ogni giorno nella gioia della Pasqua.
È quanto auguro di cuore a me e a voi.
+ Domenico Cancian, Vescovo di Città di Castello
FOLIGNO.
MONS. GUALTIERO SIGISMONDI: “MA DIO LO HA RISUSCITATO”
Dopo lo sgomento del Venerdì santo, dopo il silenzio carico di attesa del Sabato santo, risuona l’Annuncio pasquale: “Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!” (Lc 24,34). I Vangeli non descrivono la Risurrezione di Gesù nel suo attuarsi, poiché si tratta di un evento che sfugge all’umana capacità di conoscenza e di indagine; riferiscono soltanto le testimonianze di coloro che hanno incontrato il Risorto.
Gli evangelisti si affannano a raccontare ciò che resta indicibile, ponendo l’accento sulle lacrime di gioia della Maddalena, sull’incredulità di Tommaso, sull’esultanza dei discepoli di Emmaus. L’Annuncio pasquale passa dalla bocca degli angeli alle labbra delle donne e giunge fino all’orecchio degli Undici. Lo sguardo si fissa sulla tomba vuota, l’attenzione si concentra sulle Scritture, la memoria riporta alla luce eventi e parole, sepolti dal dolore. L’Exsultet si alza come un’esplosione di fede, divampa come un incendio di luce: traduce lo stupore in meraviglia nuova, converte il timore in gioia grande, la rassegnazione in entusiasmo sincero.
“Ma Dio l’ha risuscitato dai morti” (At 3,15; 13,30): questa è la formula che sintetizza il kerigma pasquale. La storia si regge sul Ma di Dio, che non ha nulla a che vedere con il ma che risuona nel cuore dell’uomo ed affiora sulle sue labbra. Il ma dell’uomo spesso è seguito dal però, creando un cortocircuito sintattico. Il ma dell’uomo sovente è preceduto da un sì che ha la stessa accezione del no. Al contrario, il Ma di Dio non ha né premesse, né postille: è il Ma della luce che dissipa le tenebre; è il Ma della vita che vince la morte; è il Ma della grazia che sovrabbonda là dove abbonda il peccato (cf. Rm 5,20).
“Ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno” (At 10,40). Consegnandosi volontariamente “alla morte e a una morte di croce” (cf. Fil 2,8), Cristo ne ha spezzato i vincoli, ha messo confusione nel regno dei morti, ha imposto alle sue fauci un limite invalicabile. Con il suo Ma Dio ha modificato l’orientamento profondo della storia, “sbilanciandola una volta per tutte dalla parte del bene, infrangendo il potere misterioso del male”. Il Ma di Dio è, per così dire, l’eco dell’Amen dell’Agnello immolato, che ha riaperto all’umanità la strada dell’Esodo pasquale. È proprio di Dio aprire, mentre è tipico dell’uomo chiudere! Non c’è patologia più grave del chiudersi alle necessità dei fratelli, rinchiudendosi in se stessi!
Fissando lo sguardo sul Cuore aperto di Cristo crocifisso, “che con i segni della Passione vive immortale”, leviamo in alto i nostri cuori, spalancandoli, così come il mattino di Pasqua si è aperto il sepolcro del Signore! Effatà, cioè: “Apriti!” (cf. Mc 7,34): è la parola chiave della liturgia battesimale, con cui il Signore ripete a noi – oggi! – quello che ebbe a dire in lacrime dinanzi al sepolcro di Lazzaro: “Togliete la pietra!” (Gv 11,39). Effatà: è la parola d’ordine che il Signore attende di sentire sulle nostre labbra per rinnovare nel Mediterraneo il prodigio da Lui compiuto nei tempi antichi (cf. Es 14,21-22), facendo entrare gli Israeliti nel Mar Rosso, sull’asciutto!
+ Gualtiero Sigismondi, Vescovo di Foligno
GUBBIO.
MONS. MARIO CECCOBELLI: “GESÙ CRISTO SIA SEMPRE LA NOSTRA GUIDA, LA BUSSOLA PER INDIVIDUARE LA ROTTA DEI NOSTRI PENSIERI E DELLE NOSTRE AZIONI”
Carissimi, a tutti giungano i miei a auguri per la Santa Pasqua.
Con questa solennità siamo al centro dell’anno liturgico e nel cuore del Mistero di Cristo, morto, risorto e vivente che c’invita a seguirlo sulla via che conduce al Regno di Dio.
La sua resurrezione, la sua vittoria sulla morte ci sollecitano a perseverare nella speranza, da costruire e fortificare ciascuno nel proprio intimo per affrontare le difficoltà che ci si presentano nella vita quotidiana e quelle che coinvolgono la società, specialmente in determinati momenti che la storia porta con sé nel verificarsi spesso improvviso degli eventi.
Gesù Cristo sia sempre la nostra guida, la bussola per individuare la rotta dei nostri pensieri e delle nostre azioni. Sia l’incoraggiamento a perseguire la costante ricerca, comprensione e attuazione dei valori che giustificano ed esaltano il senso della vita.
Un augurio desidero rivolgere anche a coloro che si mettono a disposizione dei cittadini per la guida della comunità nelle prossime elezioni amministrative.
A tutti ricordo che la ricerca del bene comune deve essere l’obbiettivo primario di tutti: elettori ed eletti. Non farò mancare la mia preghiera perché questo evento, importantissimo per le sorti del nostro territorio, si svolga nel pieno senso di responsabilità e nella pace.
Augurando a tutta la comunità diocesana una santa Pasqua, che porti la sua luce salvifica nel cuore di ciascuno, per la mediazione di Maria, la madre di Gesù, e di sant’Ubaldo, vi benedico tutti nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
+ Mario Ceccobelli, Vescovo di Gubbio
ORVIETO-TODI.
MONS. GIOVANNI MARRA: “LA RISURREZIONE DI CRISTO È IL FONDAMENTO DELLA FEDE CRISTIANA”
1. Ogni anno la Pasqua fa memoria della passione, morte e risurrezione del Signore: evento della storia, perché veramente accaduto e perché Cristo è veramente risorto, come gli Apostoli, che hanno visto e creduto, hanno testimoniato con il loro martirio. Ma è anche evento che supera la storia, perché la trascende e la colloca, per ogni uomo e per ogni donna, in una prospettiva di fede e di speranza.
La risurrezione di Cristo è il fondamento della fede cristiana, perché, come afferma San Paolo, “se Cristo non fosse risorto, vana sarebbe la nostra fede”.
2. Alla luce della croce di Cristo e della sua risurrezione, ogni vicenda personale e collettiva acquista un significato e un valore nuovo in quanto, guardando al legno della croce, possiamo vedere ogni umana sofferenza e, contemplando la vittoria del Risorto, anche noi possiamo essere vittoriosi su ogni male e, perfino, sulla morte.
Il Risorto annuncia, infatti, che la stessa morte non è l’ultima parola che chiude la fragile esistenza umana, perché c’è un dopo di risurrezione e di vita che ci attende.
3. Come Vescovo di questa cara Comunità di Orvieto-Todi, desidero far giungere a tutti e a ciascuno i miei fervidi auguri pasquali, facendo mie le stesse prime parole rivolte da Gesù agli Apostoli dopo la sua risurrezione: “Pace a voi!”.
Credo davvero che tutti abbiamo bisogno di pace, di serenità e di concordia, soprattutto dopo le sofferte vicende che hanno segnato la nostra Comunità religiosa e civile. La pace dei cuori è un dono gratuito che viene dall’alto e che, per divenire efficace, richiede da parte di ciascuno una generosa accoglienza e una pronta collaborazione. Soltanto così possiamo costruire, tutti insieme, un futuro migliore per la nostra gente e dare un senso vero e concreto agli auguri pasquali che di cuore ci scambiamo.
+ Giovanni Marra, Amministratore Apostolico di Orvieto-Todi
PERUGIA-CITTA’ DELLA PIEVE.
MONS. GUALTIERO BASSETTI: “PACE A VOI, NON TEMETE”
Questa parola di pace vuole essere più forte delle nostre contraddizioni, attese e paure. “Pace a voi, non temete”, quante paure: la solitudine, la sofferenza… ho visitato l’ospedale e dopo Pasqua andrò a visitare il carcere, due luoghi-simbolo di tanta sofferenza nell’animo e nel corpo. Quante paure …, ma l’Angelo dice: “non temete”. Il cristiano non cerca di sconfiggere ogni timore non perché si sente un superuomo, ma perché il Signore cammina con lui: “Io sono risorto e sono sempre con te”.
Non siamo soli e abbandonati, il Papa questa notte ha detto: “non siamo frutto del caso, siamo nelle mani del Dio della Risurrezione”. Non fermiamoci alle apparenze, cerchiamo di decifrare i segni di bontà, di onesta, di verità che continuamente sbocciano attorno a noi e dei quali forse, non ci accorgiamo.
Noi siamo stati liberati dal peccato e dalla morte come i nove adulti che questa notte ho battezzato in cattedrale.
Anche se purtroppo nel mondo continuano le guerre, anche vicino a noi, e le persecuzioni di tanti cristiani. Stanotte, alla fine della lunga celebrazione, ho incontrato dei cristiani iracheni e palestinesi che mi hanno chiesto di pregare oggi per loro e vi invito a farlo.
Anche Maria Maddalena di fronte alla scena della pietra rimossa e del Sepolcro vuoto non credette e corse da Pietro, ma il discepolo Giovanni vide e credette.
Ecco la Pasqua: non fermarsi ai segni esteriori, ma vedere con gli occhi della
fede, con gli occhi del cuore e credere. Purtroppo per la maggior parte di coloro che si dicono cristiani la Pasqua è rimasta solo un ricordo, forse un giorno caro, una bella tradizione, una passeggiata fuori porta come dicono i romani.
Fratelli e sorelle vi invito tutti ad un esame di coscienza: la Pasqua è soltanto una bella festa come il fuoco che abbiamo acceso questa notte e si è subito spento? E’ soltanto la suggestione di qualche canto e di tanta luce? Finita la festa cosa rimarrà della nostra vita? Cosa cambierà? Quale passaggio ci sarà?
Mi ricorderò che ogni domenica è Pasqua? Fratelli miei se rientrerete in chiesa domenica prossima alzando lo sguardo troverete un cero che brilla e un crocefisso risorto, che, come diceva Santa Caterina da Siena, terrà sempre le braccia spalancate per stringerci a sé.
+ Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia-Città della Pieve
SPOLETO-NORCIA.
MONS. RENATO BOCCARDO: «CRISTO È RISORTO DAI MORTI, A TUTTI HA DONATO LA VITA!»
Carissimi fratelli e sorelle nel Signore, questo grido di risurrezione, lanciato duemila anni fa, ha raggiunto lungo i secoli tutti i tempi, tutte le razze e le lingue, e non potrà mai più spegnersi nel cuore e sulle labbra dei credenti. È il grido che la liturgia oggi ripete, quale eco della commozione e dello stupore di Maria di Magdala, di Pietro e di Giovanni, e che rappresenta la commozione elo stupore dei cristiani. È il grido che condensa tutta la parola di Dio, tutta la Bibbia, tutto l’insegnamento di Gesù e continuerà a risuonare fino alla fine del mondo. È il grido che faceva dire a s. Agostino: «Sono giunti finalmente i giorniin cui dobbiamo cantare: alleluja! Suvvia, fratelli, canti la voce, canti la vita, cantino le azioni!».
Il Crocifisso risorto rivela la solidarietà di Dio con coloro che soffrono, che piangono e sono nella prova, e innesta nella storia la speranza certa della salvezza, l’energia divina dell’amore. Passato, presente e futuro si uniscono nell’eterno di Dio in cui la Pasqua ci introduce e, in questa luce, l’augurio di pace, serenità e gioia che ci scambiamo è qualcosa di più di un semplice auspicio, è una promessa sigillata da Dio stesso.
Infatti, la risurrezione personale di Gesù, il Crocifisso, è un evento storico preciso, documentabile nei suoi effetti: non è un sogno, un’utopia, una teoria filosofica. È un evento che inaugura e anticipa la risurrezione del genere umano e trasforma il senso della storia, perché immette nel decadimento inevitabile delle realtà corporee un processo nuovo sottraendo l’uomo alla logica della decadenza e della fine totale. Senza la risurrezione ogni realtà creata sarebbe destinata a sparire e la morte regnerebbe sovrana su tutto e su tutti.
Credere alla risurrezione del Crocifisso significa dunque credere che la Trinità ha tanto amato il mondo da donarci lo Spirito di vita per farci creature nuove, destinate alla vita eterna; significa credere che la stessa creazione verrà sottratta alle tenebre della corruzione e della morte per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Nella lotta tra il bene e il male che si svolge nel mondo, è il bene, è la vita che consegue la vittoria definitiva, indicandoci come méta ultima del nostro viaggio la gloria e la beatitudine che non avrà mai fine.
È vero che il mistero del Risorto non cambia immediatamente il mondo che rimane con le sue ambiguità, oscurità, violenze e dolori; cambia però il cuore umano, il nostro modo di essere e di operare. La luce sfolgorante della Pasqua non cancella la morte atroce di Gesù, perché il Risorto rimane in eterno il Crocifisso. Così come non cancella il male, l’egoismo e la paura che spesso attanagliano gli uomini fino a farli rinchiudere sempre più su se stessi e a renderli insensibili a ciò che accade attorno a loro. Ed il cuore umano, spesso meschino, si lascia ingannare dalle illusioni del piccolo tornaconto personale e, preso dalla contabilità del proprio benessere, diventa cieco alla mano del povero e dell’indifeso che chiede ascolto ed aiuto.
Nel corso dell’Udienza Generale di mercoledì scorso, Papa Benedetto XVI affermava che si tratta di «una certa insensibilità dell’anima al potere del male, un’insensibilità per tutto il male del mondo. Noi non vogliamo lasciarci turbare troppo da queste cose, vogliamo dimenticarle: pensiamo che forse non sarà così grave, e dimentichiamo». Non è forse ciò che ci succede davanti alle immagini dal Giappone, o ai numeri di morti per fame nel mondo, davanti alla guerra in Libia e a quei barconi che solcano il Mediterraneo e talvolta sprofondano nel mare, davanti a giusti aneliti di libertà e di democrazia soffocati nel sangue da regimi dittatoriali? Basta guardare come dalle prime pagine dei giornali e della TV la notizia di questi tragici eventi passa rapidamente alle pagine interne, senza suscitare più l’interesse della cronaca; basta vedere come la stessa cosiddetta “emergenza profughi” dia spesso l’impressione di essere gestita considerando più i possibili risvolti elettorali che il bene vero delle persone; basta riconoscere come l’inquietudine per il presente e per il futuro spinga vorticosamente la nostra società a rifugiarsi nell’egoismo e nell’indifferenza.
Il nostro torpore viene però scosso quest’oggi da un grido: «Svègliati, o tu che dormi, … e Cristo ti illuminerà» (Ef 5, 14). Perché anche in giorni offuscati da tante situazioni di conflitto, di preoccupazione e di incertezza, la forza della Pasqua continua a suscitare misteriosamente nel cuore degli uomini un grande desiderio di bene, continua a far germogliare i gesti della buona volontà e dell’attenzione gratuita e solidale in favore di quanti sono segnati dalla fatica, dal bisogno e dal dolore. Penso alle tante iniziative realizzate anche qui in Umbria per accogliere uomini e donne provenienti dall’Africa del Nord, grazie all’impegno di persone generose e delle Caritas delle nostre diocesi che, senza sostituirsi a chi ne ha la responsabilità alta e grave ai diversi livelli della vita pubblica, vanno incontro ad ogni uomo piagato nel corpo e nello spirito, divenendo immagine eloquente del buon samaritano (cf Lc 10, 29-37).
Mi piace vedere anche in questi gesti il frutto della risurrezione di Gesù: la sua vita nuova, infatti, è entrata in noi con il battesimo e si ravviva in ogni Eucaristia fino a quando il tempo su questa terra lascerà il posto alla pasqua eterna. Noi sappiamo che la storia è già permeata dalla potenza della risurrezione, trasformata dalla redenzione, rinnovata dalla riconciliazione che è dono del Crocifisso risorto. Mentre preghiamo per tutti i Paesi che soffrono, vogliamo proclamare con la vita la grande speranza di pace che, malgrado tutto, il Risorto fa spuntare come stella nella Chiesa e nel mondo.
«Ho visto il Signore!». È il grido che oggi di nuovo ci viene consegnato perché lo facciamo nostro. Gesù risorto ci incontra là dove siamo, dove operiamo, dove soffriamo, dove moriamo; ci incontra per consolarci e stimolarci e vivere atteggiamenti di amore, misericordia, perdono, mitezza, umiltà, coraggio della verità, a vivere lo spirito delle beatitudini. Ogni giorno Gesù risorge nel cuore di chi crede, spera, cerca, ama e la sua vicinanza riempie totalmente il nostro cuore: dobbiamo aprire gli occhi per vederlo nel presente e capire che è lui a trasformare la nostra esistenza spesso stanca e sfiduciata.
A lui ci rivolgiamo dunque con piena fiducia, facendo nostre le parole pronunciate da Papa Giovanni Paolo II, futuro Beato, nell’ultima Pasqua da lui celebrata su questa terra (27 marzo 2005):
Gesù, crocifisso e risorto, rimani con noi!
Resta con noi, amico fedele e sicuro sostegno dell’umanità
in cammino sulle strade del tempo!
Tu, Parola vivente del Padre,
infondi fiducia e speranza in quanti cercano
il senso vero della loro esistenza.
Tu, Pane di vita eterna, nutri l’uomo
affamato di verità, di libertà, di giustizia e di pace.
Rimani con noi, Parola vivente del Padre,
ed insegnaci parole e gesti di pace:
pace per la terra consacrata dal tuo sangue
e intrisa del sangue di tante vittime innocenti;
pace per i Paesi del Medio Oriente e dell’Africa,
dove pure tanto sangue continua ad essere versato;
pace per tutta l’umanità,
su cui sempre incombe il pericolo di guerre fratricide.
Rimani con noi, Pane di vita eterna,
spezzato e distribuito ai commensali:
dà anche a noi la forza di una solidarietà generosa
verso le moltitudini che, ancor oggi,
soffrono e muoiono di miseria e di fame,
decimate da epidemie letali
o prostrate da immani catastrofi naturali.
Per la forza della tua Risurrezione
siano anch’esse rese partecipi di una vita nuova.
Anche noi, uomini e donne del terzo millennio,
abbiamo bisogno di Te, Signore risorto!
Rimani con noi ora e fino alla fine dei tempi.
Fa’ che il progresso materiale dei popoli
non offuschi mai i valori spirituali
che sono l’anima della loro civiltà.
Sostienici, Ti preghiamo, nel nostro cammino.
In Te noi crediamo, in Te speriamo,
perché Tu solo hai parole di vita eterna (cf Gv 6, 68).
Rimani con noi, Signore! Alleluia!
+ Renato Boccardo, Arcivescovo di Spoleto-Norcia
TERNI-NARNI-AMELIA.
MONS. VINCENZO PAGLIA: “GESU’ RISORTO E’ LA SPERANZA DI UNA NUOVA VITA”
Questa notte siamo come stati presi per mano dalla Liturgia per comprendere il mistero che stiamo celebrando: la risurrezione di Gesù dai morti. Abbiamo iniziato dal fondo della Chiesa, dalla porta, che anche nell’intenzione del grande affresco della parete rappresenta il buio del sepolcro; accanto, infatti, vi è disegnata la tomba vuota con un drappo disteso sui bordi per indicare che è vuoto. Abbiamo imitato le due donne di cui parla il Vangelo che, quand’era ancora buio, si recarono appunto sino al sepolcro per fare un ultimo atto di pietà verso il corpo morto di Gesù.
Ci fu un improvviso terremoto ed ecco apparire un angelo che rotola via la pietra che chiudeva l’ingresso. Vi si siede sopra come fosse un pulpito e di lì parla alle donne: “Voi, non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. E’risorto”. E’ il Vangelo della Pasqua. Questa sera è stato rivolto anche a noi, come allora alle due donne. Erano solo due povere donne; eppure da loro partiva la nuova storia del mondo; due sole donne rispetto alla grande Gerusalemme e ai suoi poteri civili e religiosi. Cosa potevano fare? Eppure Gesù fece partire da loro l’intera vicenda cristiana. Anche noi siamo pochi di fronte alla nostra città, alla nostra regione, al nostro Paese. Potremmo dire anche noi, cosa possiamo fare di fronte a tutto quel che sta accadendo da noi e fuori? Penso ai problemi della nostra Terni, e non solo a quelli gravissimi che riguardano il lavoro e lo sviluppo, ma anche a quelli delle persone sole, o di quelle che vivono senza speranza, ai ragazzi che non trovano il senso della vita. E poi la situazione pesante della nostra regione o quella dell’Italia che vede acuirsi sempre più un clima conflittuale che non permette di vedere e affrontare i problemi più seri e gravi del paese. E che dire di quello che sta accadendo nel Mediterraneo del Sud e nel Medio Oriente? Se da una parte si intravede una primavera straordinaria, dall’altra assistiamo a folle inermi, falcidiate dai cecchini e un Occidente distratto perché impegnato a rivedere le regole d’ingresso degli stranieri. Cosa possiamo fare noi? E’ la stessa domanda che si ponevano quelle donne mentre andavano al sepolcro: chi ci aiuterà a togliere la pietra dal sepolcro?
La Pasqua torna per questo. Gesù risorto è la speranza di una nuova vita. Colui che era stato crocifisso ha vinto la morte. L’amore che lo aveva guidato per l’intera vita sino a farlo salire sulla croce ha vinto anche la morte. Ricordate cosa gridava la gente sotto la croce? “Salva te stesso!”. Ma è proprio questa ricerca dell’amore per sé che é la causa dei mali che affliggono le nostre società. Ogni volta che ci ripieghiamo su noi stessi e sui nostri interessi, il male si fa largo tra noi e ci avviluppa nelle sue spire. L’amore di Dio è estroverso, porta Lui stesso ad uscire da sé, come scrive l’apostolo Paolo: Egli che era nella condizione di Dio, svuotò se stesso, assumendo la condizione di servo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte. Per questo Dio lo ha esaltato, ossia lo ha fatto risorgere. L’amore che Gesù ha vissuto è ciò che vince ogni male e permette alla vita di risorgere dalla tristezza nella quale i caduta. Sì, è possibile che risorga una vita nuova. Non siamo più condannati a restare chiusi nella tomba di un mondo violento da cui sembra impossibile uscire, non siamo condannati ad essere sigillati dalla pietra pesante della rassegnazione che chiude ogni speranza di nuovo futuro. Possiamo risorgere assieme a Gesù. “Non abbiate paura!” ci ripete l’angelo. E tornano in mente le parole che Giovanni Paolo II ripeté all’inizio del suo pontificato quando aggiunse “aprite le porte a Cristo”. Sì, la Pasqua è anche un terremoto, ossia un evento che riguarda l’intera società. Se apriamo il cuore al Signore anche noi, come quelle due donne, sapremo comunicare il Vangelo della speranza.
+ Vincenzo Paglia, Vescovo di Terni-Narni-Amelia
Entry Filed under: Nessuna categoria. .

Lascia un commento
You must be logged in to post a comment.
Subscribe to the comments via RSS Feed