Archive for marzo, 2011

PRESENTAZIONE DEL LIBRO “POLIARCHIA E BENE COMUNE. CHIESA, ECONOMIA E POLITICA PER LA CRESCITA DELL’UMBRIA”

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«Questo libro nasce da un atto di amore e di responsabilità per la nostra regione perché guardi, non ripiegata, con un nuovo sviluppo al proprio futuro. L’Umbria è nelle mani di tutti, anche della realtà ecclesiastica, e ciascuno deve assumersi le proprie responsabilità senza delegare agli altri, entrando con coraggio nella creazione della nuova Umbria». Con queste parole il vescovo Vincenzo Paglia, presidente della Ceu, ha illustrato il senso e le motivazioni che hanno animato la riflessione della Chiesa umbra sul tema del bene comune, che ha trovato esaustiva definizione nella recente pubblicazione “Poliarchia e bene comune. Chiesa, economia e politica per la crescita dell’Umbria”, curato da Silvia Angeletti e Giorgio Armillei, edito dall’editrice Il Mulino – 2010 e presentato a Perugia, nella Sala dei Notari. Presenti le massime autorità regionali e cittadine civile e religiose, oltre a personalità del mondo universitario, imprenditoriale e sociale della regione.

I saggi contenuti nella pubblicazione ripercorrono, da diverse prospettive disciplinari (sociologica, giuridica, economica) i tratti essenziali del modello Umbria e ne confrontano le caratteristiche e gli esiti con le istanze del bene comune. Un bene comune letto alla luce del pensiero sociale cristiano e degli elementi condensatisi nella ricezione del Concilio Vaticano II. I temi indagati, che riguardano il quadro strutturale dell’economia regionale, sono la situazione del mercato del lavoro, l’assetto delle forme giuridiche del governo regionale e i modelli istituzionali del cattolicesimo umbro contemporaneo. Da questi emerge un ritratto non consueto dell’Umbria, nel quale accanto agli elementi di stabilità si scorgono i segni di un processo di declino e di allontanamento dagli standard delle aree più sviluppate del Paese, che impone un nuovo giudizio sulla storia del regionalismo umbro.

«E’ la stessa fede che spinge il cristiano a prendersi cura della vita sociale e della città – ha detto ancora mons. Paglia nel suo intervento –. Tutte le realtà della società sono chiamate a scendere in campo, senza invasioni o accuse d’ingerenza, perché solo un campo affollato di protagonisti diversi è in grado di generare una società che cresca più giusta e che abbia a cuore il bene comune, ossia quell’insieme di condizioni sociali grazie alle quali gli uomini possono perseguire i diritti della persona umana e il rispetto dei propri doveri. E’ un grande impegno nel discernimento che spinge i cattolici a vivere pienamente all’interno della società, perché essa sia sempre più orientata alla costruzione del bene comune».

La Chiesa umbra «deve interrogarsi sui rapporti con le istituzioni e sul progetto regionale – ha detto mons. Paglia –, altrimenti il rischio è quello di un cattolicesimo introverso, debole nel suo tessuto associativo, ricco nella solidarietà ma poco propenso alla politica». Il presidente della Ceu ha quindi ricordato l’agenda delle priorità anche per le Chiese umbre puntando l’accento sul fatto che: «Tra Chiesa e società non c’è un dentro e un fuori, ma sono legate l’una all’altra. E’ urgente da parte della Chiesa assumere una responsabilità più robusta. C’è bisogno di un nuovo progetto per l’Umbria, nel quale la Chiesa possa dare il suo apporto con maggiore forza e incisività nella creazione dell’Umbria di domani».

Alla presentazione del libro, moderata da Anna Mossuto, direttore del Corriere dell’Umbria, sono intervenuti l’on. Giuliano Amato e il prof. Ernesto Galli Della Loggia.

Giuliano Amato, partendo da un riferimento storico sulla nascita della separazione tra potere dello Stato e Chiesa ha evidenziato come: «lo stesso cittadino credente in questo contesto di divisione si dovrebbe comportare come se la sua fede non avesse alcun ruolo sulle questioni civili, sociali e politiche sulle quali era chiamato ad esprimersi. Di fatto la religione era trattata come fatto privato e non doveva entrare nella sfera pubblica. Distinzione facilitata dal fatto che, già nell’Illuminismo, la religione è considerata figlia della superstizione che nulla ha che fare con la sfera pubblica».

Secondo Giuliano Amato è necessario «liberarsi dall’idea che la religione deve essere estranea dalla sfera pubblica, mentre ciascuno deve esercitare le proprie responsabilità».

Ed infine la risposta dell’on. Amato alla domanda se la sfera pubblica e la politica in particolare abbiano bisogno dell’apporto della religione. «Questo libro dice sì per l’Umbria e non solo per l’Umbria – ha sostenuto l’ex presidente del Consiglio dei ministri – . Un libro che pone un primo quesito: possiamo vivere oggi in una politica che sia partecipe di un sistema di interrelazioni, apprende soluzioni, condivide progettazione e non ha quel primato che le è stato riconosciuto in passato? Questo era il primato della politica dei partiti ed è evidente che non è più così, se si parla di sussidiarietà, propensione federalista. Ma il libro va oltre una visione orizzontale della poliarchia – ha aggiunto Amato -. La politica ha perso l’etica e senza l’etica non si fa la società e non si progetta il futuro. C’è necessità di fattori di coagulo etico come in passato. Il futuro è sempre frutto di rinunce e sacrifici per un bene comune non solo individuale. Ma questo senza etica non è possibile, mentre dobbiamo ritrovare un costume collettivo etico per ritrovare un futuro diverso. Giustamente nel libro viene suggerito una visione nell’ottica del sacro, un innalzamento che è quello che serve per trovare un futuro. Abbiamo bisogno di questa iniezione – ha concluso Amato –, altrimenti siamo condannati ad un presente che è quello dei nostri peccati».

Il libro è stato definito da Ernesto Galli Della Loggia «un discorso autocritico sulla presenza dei cattolici nella politica in Umbria, ma soprattutto un atto di coraggio della Chiesa umbra – che fa ben sperare per il futuro e per un possibile dialogo e confronto – ad uscire fuori da quella posizione che sempre ha caratterizzato la Chiesa in Umbria nei confronti della politica, assestata nel ruolo di devozionismo protetto» per il quale è auspicabile che oggi «si trovino degli altri interlocutori. Così coraggioso che rompe la coltre di conformismo culturale e di egemonismo politico che domina la regione e lo fa sotto l’impulso del vescovo Paglia e della Chiesa dell’Umbria».

Passando quindi ad analizzare il contenuto del libro, il prof. Galli Della Loggia ne ha messo in evidenza i tre filoni dell’analisi socio economica dell’Umbria, dell’assetto istituzionale e politico e del rapporto tra i cattolici e la politica. «La situazione socio economica non è molto allegra – ha detto Galli Della Loggia –. C’è la presenza di molta istruzione qualificata che non trova impiego in un sistema industriale dominato dalla piccolissima impresa che ha propensione scarsa alla ricerca e sviluppo tecnologico, scarsa percentuale di esportazione e internazionalizzazione».

L’analisi politica evidenzia sempre secondo Galli Della Loggia «un’apatia democratica in Umbria, in cui c’è un governo ultra quarantennale con opposizione che pare in parte addomesticata, una società e sistema politico chiuso e conservatore e perpetuatore di se stesso. Società poco educativa e chiusa. Questo sistema politico autarchico e immobilista è mantenuto tale da scelte precise che assicurano gli equilibri delle carriere politiche. Gli strumenti per mantenere questa situazione sono: la gestione di denaro pubblico, finanziamenti a pioggia, mancanza di scelte strategiche, forte elemento di dirigismo politico dell’economia, numero altissimo delle società partecipate e controllate dagli enti locali».

«In tutto questo i cattolici si sono in qualche modo adattati al sistema – ha aggiunto Galli Della Loggia – con forma di deviazionismo protetto in cambio della disponibilità ad un riconoscimento identitario. Inoltre c’è sempre stata una forte presenza del clero a scapito della partecipazione dei laici».

Il prevalere di questa situazione che Galli della Loggia ha descritto come un « sistema in cui la politica ha un ruolo iperegemonico, in cui i cattolici non riescono a fare a meno di quella disponibilità di adattamento messa in evidenza anche nel libro, è una storia regionale in cui i cattolici non sembrano esserci stati». Una situazione che secondo il professore difficilmente cambierà nel breve periodo, ma che apre spiragli diversi «come dimostra l’opera di riflessione della Chiesa che con coraggio ha avviato un cammino, di cui questo libro è parte essenziale, che lascia sperare ma è anche necessario che la Chiesa trovi degli interlocutori».

Add comment marzo 1st, 2011

NARNI. PIOVE DENTRO ALLA CHIESA DI SANT’AGOSTINO, IL PARROCO CHIEDE AIUTO ANCHE AI PRIVATI

Agostino

Il patrimonio artistico cittadino rischia di deteriorarsi. In modo particolare le tante ed antiche chiese presenti nel centro storico presentano dei segni che cominciano a destare qualche preoccupazione. Da qui la necessità di procedere ad una ricognizione che permetta di stabilire in modo preciso lo stato di salute sia delle chiese che dei tanti e preziosi beni culturali che sono conservati al loro interno. Il censimento, gia iniziato in città, in un secondo tempo verrà esteso anche alle tante chiese presenti nelle frazioni narnesi.

“Ci siamo subito resi conto – afferma don Angelo D’Andrea, parroco della Cattedrale di Narni -, che i problemi maggiori sono quelli che si registrano nella chiesa di sant’Agostino, dove una parte del tetto è da rifare e dove sono a rischio sia gli affreschi presenti nelle sagrestie che altre opere che si trovano all’interno della chiesa”. Don Angelo spiega che “quando piove l’acqua penetra all’interno e va a finire lungo le pareti delle sagrestie dove ci sono affreschi importanti, dal valore inestimabile. Abbiamo incaricato un pool di esperti che stanno facendo accertamenti grazie ai quali potremo capire meglio che tipo di interventi dovranno essere fatti e soprattutto quali costi avranno le operazioni che andremo a fare. Si tratta, in ogni caso, di interventi costosissimi ai quali non siamo assolutamente in grado di fare fronte da soli”. Secondo il parroco senza degli aiuti finanziari fatti da enti o da imprese privati sarà veramente difficile poter pensare di effettuare le riparazioni, che a questo punto sono diventate estremamente urgenti. “In questa chiesa – sottolinea Don Angelo -, gli interventi da fare sono tanti. Basti dire che manca persino l’impianto elettrico. Dunque complessivamente si parla di un investimento di alcune centinaia di migliaia di euro; tanti soldi che la parrocchia non ha e che la diocesi non è in grado di coprire perché deve fare fronte ai fabbisogni di 81 parrocchie e di centinaia di chiese sparse su tutto il territorio”. Stanno meglio le altre chiese del centro storico, quelle di Santa Margherita e San Francesco. Non che anche in queste due strutture non ci siano interventi da fare, ma si tratta comunque di riparazioni decisamente meno importanti, i cui costi sono molto più abbordabili.

Fonte: Narni News

Add comment marzo 1st, 2011


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