Archive for febbraio, 2011

L’UMBRIA IN MALAWI CON IL PROGETTO “SOLOMEO RURAL HOSPITAL PRIMITI”

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Sarà ufficialmente inaugurato il prossimo 28 aprile l’ospedale “Solomeo Rural Hospital Primiti” in Malawi, il cui progetto è stato presentato nel pomeriggio del 10 febbraio, a Perugia, alla presidente della Regione Catiuscia Marini da mons. Thomas Luke Msusa, vescovo della Diocesi di Zomba, l’antica capitale del Malawi. La presentazione è avvenuta a palazzo Donini, dove mons. Msusa è giunto accompagnato dall’arcivescovo mons. Gualtiero Bassetti che si recherà in visita a Zomba dal 26 al 29 aprile per partecipare alla cerimonia di inaugurazione del nuovo ospedale. Presenti all’incontro l’imprenditore Brunello Cucinelli ed alcuni rappresentanti dell’Associazione “Amici del Malawi”, la realtà dell’Archidiocesi perugina impegnata da oltre trenta anni in un gemellaggio-rapporto solidale con la Diocesi di Zomba. Un rapporto consolidatosi nel tempo e che è riuscito a coinvolge anche le Istituzioni civili (Regione, Provincia e Comune di Perugia), l’Università degli Studi ed alcune realtà produttive, in primis il Gruppo “Cucinelli”. Un rapporto che ha portato ad una proficua cooperazione con il Malawi, uno dei Paesi più poveri del continente africano, attraverso la realizzazione in loco di diversi progetti spazianti dall’istruzione ed assistenza all’infanzia alla formazione professionale, dallo sviluppo agricolo a quello socio-sanitario. Tant’è vero che l’ospedale “Solomeo Rural Hospital Primiti” è il frutto di questa cooperazione, realizzato grazie alla collaborazione tra il Gruppo “Cucinelli”, la Regione Umbria, l’Associazione “Amici del Malawi” e l’Archidiocesi di Perugia.

Questo ospedale occuperà complessivamente un’area di 48 mila metri quadrati, di cui 4 mila di nuove costruzioni e 3 mila di ristrutturazioni. Avrà 44 posti letto, una sala operatoria, 88 unità di personale medico e paramedico. Potrà essere garantita assistenza per oltre 1600 parti naturali all’anno e potranno essere effettuati circa 300 parti cesarei. Complessivamente si potrà soddisfare la domanda di cura ospedaliera di circa 70 mila persone all’anno, tra pazienti e loro familiari.

«Sono venuto personalmente a Perugia – ha detto mons. Msusa – per dire grazie di cuore a tutti voi per questa magnifica realizzazione. Tutti insieme avete realizzato un’opera che potrà prima di tutto salvare la vita di molte donne, visto che nel nostro Paese è purtroppo ancora molto elevata la mortalità per parto. Ora la mia preoccupazione è quella di vedere questa grande costruzione poter operare al meglio e per questo occorrerà ancora la vostra generosità e solidarietà».

Anche Mons. Bassetti, ha posto l’accento sulla necessità di garantire nel tempo la collaborazione con il Malawi «perché occorreranno ancora mezzi, risorse finanziare e umane perché il nuovo ospedale possa operare al meglio».

Brunello Cucinelli, il cui gruppo è intervenuto con una considerevole donazione che ha permesso la realizzazione dell’opera, ha assicurato che continuerà a garantire annualmente un contributo finanziario: «Non occorrono però solo soldi, ma anche tanta generosità e solidarietà che l’Umbria, sono certo, continuerà ad offrire, anche in termini di volontariato e donazioni».

«Mi onora l’attenzione che mi avete riservato – ha detto la presidente Marini – nel presentarmi il progetto ed invitarmi alla cerimonia di inaugurazione. Sono consapevole di aver ereditato il lavoro avviato negli anni passati dall’amministrazione regionale che ha sottoscritto ben due protocolli d’intesa per realizzare in Malawi, prima dell’ospedale, altre e importanti iniziative per la formazione professionale e per l’assistenza all’infanzia. Io non posso che confermare tutti gli impegni assunti dalla Regione e assicurare che proseguiremo in questa azione di cooperazione. Ora dobbiamo concentrarci perché al nuovo ospedale vengano assicurati i mezzi e le risorse umane che possano non solo operare in loco, ma svolgere anche attività di formazione e qualificazione del personale».

Add comment febbraio 12th, 2011

TERNI. FESTA DELLA PROMESSA PER 200 COPPIE DI FIDANZATI A SAN VALENTINO

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Di seguito l’omelia di mons. Vincenzo Paglia, vescovo di Terni, in occasione della Festa della Promessa dei fidanzati per la festa di San Valentino:

“Ci stringiamo assieme attorno a San Valentino perché, attraverso la sua intercessione, scenda sul vostro amore la benedizione del Signore”. Come voi sapete, San Valentino è vissuto a Terni tanti secoli fa, ma la sua fama di protettore dei fidanzati ha traversato i secoli ed è giunta sino a noi. Fu un vescovo esemplare. Spese, infatti, la sua vita per aiutare gli altri: guariva i malati, soccorreva i poveri, era attento ai bambini ed ebbe un’attenzione particolare ai giovani. C’è un episodio che vi riguarda: due giovani, Serapia, una ragazza cristiana di Terni e un centurione romano, Sabino, si erano innamorati e volevano sposarsi. Ma c’era una grave difficoltà: lei era cristiana e lui pagano. Valentino, vista la sincerità del loro amore, li aiutò a superare le difficoltà e a prepararsi così per il matrimonio. Sopraggiunse un ulteriore problema: la ragazza purtroppo si ammala gravemente. Sabino, per non staccarsi da lei, volle sposarla nonostante sapesse che la malattia gliel’avrebbe tolta. San Valentino benedì il loro amore, un amore più forte della morte. Cari fidanzati, voi siete venuti qui perché volete che san Valentino benedica il vostro amore, perché sia un amore forte, più forte della morte. E fate bene, perché l’amore è la cosa che più conta nella vita. Per questo volete che duri per sempre, che vi aiuti a superare anche i momenti difficili che capitano a tutti nella vita. E sapete che l’amore è insidiato da tanti nemici, dall’egoismo, dal pensare che si può anche comprare magari con i soldi, con promesse illusorie, con il potere, e così oltre. No, cari fidanzati. L’amore non si può comprare, non è un oggetto a disposizione in qualsiasi modo. Oggi purtroppo la mentalità corrente lo insidia. E in maniera pericolosa. Ecco perché voi siete venuti qui, da San Valentino: perché intuite che l’amore deve essere saldo, deve sorreggervi. E, ancor prima di sposarvi, venite a chiedere l’aiuto a San Valentino. E, in questa festa della promessa, anticipate le parole che vi scambierete il giorno del matrimonio: “Io accolgo te come mia sposa, mio sposo, e prometto di esserti fedele sempre, nella buona e nella cattiva sorte, e di amarti e rispettarti per tutta la vita”. Non sono parole leggere, effimere, che passano come il vento. Sono parole che vi uniscono facendo di voi due come una cosa sola. In esse c’è un senso di stabilità che dà sicurezza: l’amore è più forte dei nostri umori, delle difficoltà e degli ostacoli. Credo che ciascuno di voi conosca la propria fragilità e la propria debolezza. Tutti sentiamo l’istinto a pensare più a noi stessi che agli altri, più all’io che al noi. E’ la forza contraria all’amore. E’ un istinto che abita dentro i nostri cuori. Ma guai se lo lasciamo crescere. E’ un’erba velenosa che cresce in fretta e che soffoca anche i pensieri più belli. E dobbiamo stare molto attenti perché, come vi ho già accennato, il clima che respiriamo facilita la corsa verso l’egoismo. Se continuiamo a pensare solo a noi stessi, dimenticandoci di chi ci sta vicino, è come se il campo della vita si riempisse di erbe amare, facendo morire i fiori dell’amore e dell’amicizia. Vediamo crescere attorno a noi solitudine e violenza, anche dentro le stesse famiglie. Le cronache di questi tempi ci riempiono di notizie di delitti familiari. Badate bene la solitudine e la violenza spesso vanno assieme. Da soli si sta male e si fa il male. C’è bisogno di riscoprire l’amore. C’è bisogno di riprendere ad amare. Abbiamo tutti bisogno di apprendere e di praticare la lingua dell’amore. E’ una lingua molto diversa da quella che si parla normalmente nelle nostre città e nei nostri paesi. Sembra diventata una lingua straniera. Eppure è l’unica che ci fa capire gli uni gli altri, è l’unica che ci unisce e che ci rende felici. E’ la lingua che parlava Gesù. Abbiamo ascoltato il brano del Vangelo ove Gesù parla di due case: una fondata sulla roccia e l’altra sulla sabbia. All’apparenza sembrano case identiche, ma se si guarda più in profondità si scopre che la differenza tra le due è enorme. Cos’è la roccia che tiene salda la prima casa? La roccia è l’amore, quella forza che unisce, quella forza che vi lega l’uno all’altra e vi unisce come una roccia. Possono venire i venti e le tempeste – e certamente vengono – ma la casa regge. E’ fondata sulla roccia dell’amore. E la sabbia, cos’è? La sabbia è l’egoismo, ossia stare ognuno per proprio conto, come sgretolati, polverizzati, ciascuno intento a pensare solo al proprio piccolo interesse. Basta anche una piccola tempesta per far tremare, anzi per far crollare la casa. E oggi purtroppo continuiamo ad assistere a tanti crolli, anche terribili. E’ urgente apprendere la lingua dell’amore, ossia la lingua della tenerezza, la lingua dell’amore per gli altri, la lingua delle parole di amicizia, di interesse, di perdono, di esortazione, anche di rimprovero. Ma come apprendere questa lingua? Come edificare la casa sull’amore? Cari fidanzati, non è scontato. Quante volte anche noi ci parliamo addosso, o parliamo solo per noi stessi, oppure siamo interessati solo alle nostre cose! La lingua dell’amore ci fa come uscire da noi stessi, ci apre gli occhi e il cuore e ci mette sulle labbra parole di amore. Guardiamo Gesù che l’uomo che ha parlato la lingua dell’amore meglio di tutti. La sua stessa nascita parla di amore. Pensate! E’ venuto sulla terra per starci vicino, ma appena arrivato – ricordate, a Betlemme! – gli abbiamo sbattuto la porta in faccia. Lui non se n’è andato, ed ha accettato di nascere in una stalla, dove nascono solo gli animali, pur di starci accanto. E durante la vita ha fatto del bene a tutti, in particolare ai deboli e ai poveri, ai malati e a chiunque aveva bisogno. A quella donna che aveva avuto cinque mariti gli ha toccato il cuore. Alla Maddalena gli ha cambiato la vita. E a Cana, mentre la festa di nozze di quei due giovani stava per finir male perché non c’era più vino, Gesù cambia l’acqua in vino. E poi la morte. Poteva fuggire, ma non lo fece e accettò anche la croce. E mentre tutti gli gridavano: “Salva te stesso!”, ossia “pensa a te!” Gesù, invece, ha pensato agli altri, ha pensato alla Madre e al discepolo che amava perché si aiutassero. Cari fidanzati è questa lingua dell’amore che dobbiamo apprendere, la lingua di Gesù. Voi mi direte: come l’apprendiamo? Vi offro un dono, un libro intitolato: “365 giorni con Gesù”. Contiene per ogni giorno dell’anno un piccolo brano del Vangelo con un breve commento che ho scritto anche per voi. Ve lo dono con tutto il cuore. Il Vangelo non solo vi dona le parole dell’amore, come farebbe ogni vocabolario, ma aggiunge anche la forza di dirle e di metterle in pratica. Vi assicuro: se lo leggerete giorno dopo giorno sentirete crescere dentro il vostro cuore l’amore, la pace, il calore, la luce. Sì, gusterete la gioia e la forza dell’amore di Gesù. E vi renderete conto che quella casa – la famiglia – che state costruendo si radica sempre più nella roccia. Cari fidanzati, l’amore deve scendere nelle profondità dei cuori. Se consiste solo nei sentimenti superficiali, nei pensieri che vi fanno dire “mi sento”, oppure “non mi sento”, allora è sabbia. L’amore è una dimensione profonda del cuore. E il Vangelo lo rende tale. Possono venire i venti e le tempeste, ma il vostro amore resisterà. Anzi crescerà, si allargherà agli amici, ai poveri, a coloro che incontrerete. Portate perciò questo libro con voi. Vi aiuterà ad amare. Ed anche a ricordarvi di me. Per parte mia, vi ricorderò nelle mie preghiere. Metterò i vostri nomi sotto le tovaglia dell’altare ove celebro la Messa e chiederò al Signore di accompagnarvi e di benedirvi. Fatemi sapere quando vi sposerete e vi invierò un benedizione particolare. San Valentino vi aiuti a perseverare sulla via dell’amore che tutti voi, anzi tutti noi, già stiamo gustando in questo giorno.

Add comment febbraio 11th, 2011

PERUGIA. PROGETTO DI SOLIDARIETA’ TRA IL CENTRO COMMERCIALE “COLLESTRADA” E LA CARITAS DIOCESANA

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Al via il progetto per l’anno 2011 “Più vicino alle Famiglie del Territorio” che vede il Centro Commerciale “Collestrada” e la Caritas diocesana di Perugia uniti nel sostenere le persone che nella nostra regione combattono quotidianamente con la crisi economica e le difficoltà sociali.

E’ un progetto ambizioso, che nasce al termine dell’“Anno Europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale” indetto nel 2010 dall’UE e vi ha aderito anche la Caritas Europa, quindi le Caritas nazionali che la compongono (Caritas italiana in primis), con la sua campagna di sensibilizzazione “Zero Poverty” . Il progetto “Più vicino alle Famiglie del Territorio” si pone come obiettivo quello di raccogliere fondi a favore di tutti coloro che si trovano in situazioni di difficoltà economica in Umbria e che si rivolgono alle Caritas della regione con la speranza di avere un sostegno anche solo temporaneo per far fronte ad una situazione divenuta insostenibile.

«In realtà – afferma il direttore della Caritas diocesana di Perugia, Daniela Monni – negli ultimi mesi è in aumento il numero delle richieste di aiuto per pagare l’affitto, le rate di mutui contratti in precedenza, le bollette delle utenze primarie e per l’acquisto di medicinali, libri e materiale scolastico. Sono famiglie con figli o in attesa di prole, monoreddito oppure con capofamiglia che ha perso il lavoro, anziani o disabili non coperti a sufficienza da ammortizzatori sociali».

La Caritas da anni fornisce un servizio di assistenza molto strutturata sul territorio ed ha quindi un occhio attento sulla situazione sociale che ci circonda. L’allarme che il direttore della Caritas diocesana perugina lancia è proprio questo: «Mentre prima avevamo all’incirca un 60% di richieste di assistenza da parte di immigrati adesso stiamo assistendo ad un rapido e cospicuo aumento di richieste da parte di italiani che non riescono più a sopperire in autonomia al sostentamento familiare di base».

L’iniziativa “Più vicino alle Famiglie del Territorio” promossa dal Centro Commerciale “Collestrada” in collaborazione con la Caritas diocesana di Perugia nasce con l’intento di aiutare un maggior numero di famiglie sul territorio rispetto a quelle aiutate nel 2010 dalla Caritas stessa. La nobile opera fa sì che il Centro “Collestrada” non sia solamente un luogo di svago e di consumo, ma anche comunità di cittadini consapevoli della società in cui vivono e dei disagi economici che non sono più appannaggio degli emarginati, ma che affliggono via via sempre più famiglie considerate “normali” come il vicino di casa piuttosto che l’amico d’infanzia.

Il progetto procederà su due piani paralleli: il primo si servirà di appuntamenti di intrattenimento durante i quali il Centro Commerciale direttamente e con la donazione dei propri clienti finanzierà con contributo in denaro il Fondo Regionale di Solidarietà delle Chiese umbre per famiglie in difficoltà. Tale Fondo nasce con la finalità di provvedere all’erogazione di contributi economici di sostegno, privilegiando quanti (tra tutte le richieste di assistenza pervenute), a seguito della crisi finanziaria in atto, hanno perso o perderanno il lavoro e non siano in grado di mantenere in maniera dignitosa il proprio nucleo familiare. Il secondo piano di collaborazione tra la Caritas e il Centro “Collestrada”, si avvarrà invece di iniziative di raccolta di prodotti di largo consumo offerti dai Punti Vendita del Centro stesso e dai clienti, ed avrà come bacino di beneficiari la Diocesi del capoluogo umbro che, grazie ai volontari della Caritas, si farà carico della distribuzione dei beni alle persone che ne hanno bisogno.

Il progetto “Più vicini alle Famiglie del Territorio” abbraccerà diversi appuntamenti nel corso del 2011 a partire da febbraio.

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TODI. ALL’ORATORIO CITTADINO CORSO GRATUITO DI PITTURA E SCULTURA

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Tutti i mercoledì dalle ore 17 presso l’ Oratorio cittadino “Jacopone da Todi”, al piano terra del Palazzo vescovile di Todi, il M° Mauro Salvi terrà un corso di pittura e scultura.

Questa iniziativa – ci ha detto Don Alessandro Fortunati, Vice direttore dell’Ufficio Diocesano dei Beni Culturali Ecclesiastici –  s’inserisce nel quadro delle attività proprie dell’oratorio per la crescita umana, spirituale e culturale degli aderenti.

Il M° Mauro Salvi, noto e apprezzato artista romano, residente a Todi,  svolgerà il corso a titolo del tutto gratuito. I partecipanti al corso dovranno dotarsi del materiale di base per le esercitazioni pratiche.

Il corso è  gratuito e  aperto a tutti, a cominciare dall’età minima di 12 anni.

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PERUGIA. LE INIZIATIVE DEL MOVIMENTO ECCLESIALE DI IMPEGNO CULTURALE (MEIC)

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Riprende il ciclo di incontri, come da programma 2010-11, del Movimento ecclesiale di impegno culturale (Meic) di Perugia, dopo gli appuntamenti del mese di gennaio dedicati, come è tradizione del Movimento, ai temi della pace e dell’ecumenismo. Nutrito è il calendario delle iniziative che si terranno a partire da giovedì 10 febbraio fino al prossimo 9 giugno, giorno dell’Assemblea elettiva per il rinnovo delle cariche per il prossimo triennio della Sezione perugina del Meic.
La gran parte degli incontri si terrà di sera (ore 21), presso la Sala della Biblioteca del Centro Internazionale di Accoglienza-Ostello della Gioventù in via Bontempi 13.
«Fra i vari appuntamenti che andremo a vivere insieme – annuncia la prof.ssa Annarita Caponera, presidente del Meic perugino – ricordiamo l’approfondimento sui vari ambiti della Settimana Sociale dei Cattolici Italiani: non vi è chi non colga l’estrema urgenza di una riflessione su questi temi. Nel percorso di scoperta di alcune figure di Profeti e Testimoni, piace poi sottolineare l’intervento di mons. Domenico Sorrentino, arcivescovo-vescovo di Assisi-Nocera-Gualdo, sulla figura di Giuseppe Toniolo, prossimo beato, di cui il presule assisano è postulatore della causa».
Inoltre, aggiunge la prof.ssa Caponera, «a febbraio apriremo una “finestra” per approfondire alcuni aspetti della figura e del pensiero religioso di Aldo Capitini. A Maggio ne apriremo un’altra sull’argomento assai interessante dei miracoli a Lourdes. Come sempre poi ci prepareremo alla Pasqua con il ritiro spirituale insieme alle associazioni professionali cattoliche (a Casa Sacro Cuore) sabato 16 aprile, guidato da Don Adriano Moro, salesiano, assistente dell’AMCI».

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NOCERA UMBRA. IL SANTO PATRONO RINALDO

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Il 9 Febbraio il calendario liturgico universale ricorda San Rinaldo di Nocera Umbra. San Rinaldo, vescovo di Nocera Umbra, visse a cavallo tra il XII ed il XIII secolo e costituì una figura alquanto singolare di monaco eremita e di vescovo, staccatosi dalla mentalità del suo tempo per dare una svolta radicale alla sua vita, divenendo mirabile esempio di pietà e di carità, di fede e di coerenza, in un mondo caratterizzato da ricchezza e potere, compromessi e collusioni tra potere temporale e spirituale. Figlio primogenito di uno dei signorotti locali che dominavano Nocera Umbra e Foligno, erede del feudo di Postignano e già destinato a posti di importanza politica e militare di primo grado, Rinaldo ricevette un’educazione culturalmente elevata come si conveniva al suo rango. All’età di venti anni abbandonò tutti i suoi averi per darsi all’eremitaggio sul monte di Gualdo, il Serrasanta, celebre per la presenza di uomini dediti alla preghiera ed alla penitenza, ove poté vivere “una vita eremitica perfetta”. Sentì però assai presto in cuor suo la necessità di assoggettarsi ad un superiore, che potesse guidarlo nel seguire costantemente la volontà di Dio, e divenne allora monaco presso il monastero camaldolese di Fonte Avellana, dove “insieme ai confratelli, servì Dio in modo perfetto e devoto” e fu anche eletto priore. Per giochi di potere umano o, se si preferisce vedere gli avvenimenti alla luce della fede, per gli insondabili disegni della Provvidenza, Rinaldo fu associato nell’episcopato al vescovo Ugo, impegnato in alti incarichi giuridici nella Curia Romana. L’elezione sarebbe avvenuta tra gli anni 1209 e 1212 ed infine, alla morte di Ugo, dal 1213 il santo eremita divenne a tutti gli effetti titolare della diocesi. L’episcopato di Rinaldo si contraddistinse per la sua singolare scelta di rimanere monaco anche da vescovo e lo fece con l’ostinazione tipica dei santi, sempre interamente dedito a Dio ed ai fratelli, come narra la Legenda Minor : “tenne la vita perfetta rimanendo come quando era in monastero con digiuni, veglie, e preghiere, dedicandosi a Dio e occupato nella cura vescovile di celebrante del culto divino e di soccorritore delle persone più povere e bisognose”. Per dare un vivace esempio di amore cristiano adottò un bimbo di Nocera, orfano dei due genitori , tenendolo nel palazzo vescovile ed onorandolo quotidianamente a mensa, come fosse stato Cristo stesso che chiedeva aiuto. Importante fu la presenza del santo vescovo alla promulgazione della Indulgenza della Porziuncola nell’agosto del 1216, voluta da San Francesco d’Assisi.
San Rinaldo morì il 9 febbraio 1217 presso Nocera Umbra, ed il suo corpo fu subito imbalsamato.

Con un processo sui miracoli, promosso dal vescovo Pelagio suo successore, dopo pochi mesi fu elevato sull’altare maggiore della cattedrale e perciò proclamato santo secondo gli usi del tempo. Le travagliate vicende politiche dispersero presto preziosi documenti e tradizioni relativi al culto del santo, in particolare quando nel 1248 Nocera, città guelfa, fu distrutta dall’esercito di Federico II che si accampò proprio nella suddetta cattedrale. Straordinario evento fu il ritrovamento del corpo di san Rinaldo, intatto e non profanato come le tombe degli altri vescovi. San Rinaldo allora fu proclamato patrono di Nocera ed intorno alla sua urna, trasferita nella chiesa di Santa Maria dell’Arengo, oggi dedicata a San Giovanni Battista, si ricostruì la città distrutta e la devozione verso il santo che perdurò nei secoli.

Quando nel 1448 riprese nuovamente la ricostruzione della cattedrale, in cima al colle ove sorge il centro storico di Nocera, al titolo ufficiale della chiesa, che da sette secoli era dedicata alla Vergine Assunta, fu aggiunto il ricordo di san Rinaldo. Il suo corpo fu solennemente trasportato nella nuova cattedrale nel 1456 e per secoli costituì il centro del culto che fece di San Rinaldo il protettore della città e della diocesi di Nocera.

Add comment febbraio 9th, 2011

GUBBIO. GLI INTERVENTI NEL 2010 DELLA CARITAS DIOCESANA

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Intensa, silenziosa, preziosa, tempestiva come sempre l’attività portata avanti dalla Caritas diocesana, diretta da Luca Uccellani, autentica frontiera della solidarietà e della condivisione, capace di una preziosa opera di supplenza e di formazione. I numeri dicono quasi tutto.
Le cifre degli interventi più importanti
Nel corso del 2010 sono stati erogati euro 71.000 per far fronte ad emergenze varie (bollette, necessità abitative, buoni spesa, farmaci, aiuti sanitari, prodotti per l’infanzia, etc.). Sono stati inoltre distribuiti 743 pacchi (633 a stranieri e 110 a italiani, un riflesso della crisi), per un totale di 120 quintali di cibo. Il centro di distribuzione vestiario che opera nei locali di via Cairoli (vicino alla chiesa di San Filippo) ha effettuato 1148 interventi (in media 15 ogni apertura). Sostenute anche le missioni collegate con la Diocesi. A quella di Santiago de Huata (Bolivia), dei sacerdoti don Leonardo Giannelli e don Antonio Zavatarelli, sono stati inviati euro 28.873, frutto soprattutto della raccolta quaresimale e di specifiche iniziative, come ad esempio “Pezzi di stelle” (opere in ceramica eseguite dagli alunni delle elementari grazie ad una iniziativa coordinata dal maestro Claudio Damiani), che ha consentito di mandare in Bolivia euro 7.228; euro 6.000 sono stati fatti pervenire a Suor Nadia Sannipoli, impegnata nel Camerum.
Aiuti per euro 19.522 sono stati destinati ad Haiti colpita dal disastroso terremoto del 12 gennaio 2010. Al Campo della Caritas umbra in Kosovo sono andati euro 36.447, di cui 28.800 garantiti dai sottoscrittori delle adozioni a distanza. Per quanto riguarda le entrate la Caritas ha gestito direttamente euro 70.000, quota dei fondi dell’8 per mille assegnati dalla Cei alla diocesi. Altre fonti di entrata i “cartelloni di suffragio”, offerte di privati, raccolta quaresimale, adozioni a distanza, iniziative finalizzate.

Fondo di solidarietà
Continua in diocesi l’attività del Fondo di solidarietà delle Chiese umbre per sostenere quanti sono stati colpiti dalla grave crisi economica che ha colpito anche le nostre realtà. Fino ad ora l’iniziativa ha coinvolto 34 famiglie (13 italiane e 21 straniere), per un totale di 78.650 euro erogati. Le richieste vanno presentate, attraverso la parrocchia di residenza, alla Caritas diocesana (piazza S. Pietro 7, Gubbio – tel. 075 9221202) o alla Caritas zonale di Umbertide (parrocchia di Cristo Risorto, tel 075 9417007).

Formazione: corso per assistenti familiari
Il corso di formazione per assistenti familiari (badanti) inizierà il 17 febbraio al Centro pastorale di S. Filippo in via Cairoli (Gubbio) e terminerà il 7 aprile 2011. Gli incontri si svolgeranno sempre di giovedì alle 15.15 su problematiche che riguardano la cura degli anziani ma anche la salute femminile. Un ringraziamento doveroso ai relatori per la loro generosa e gratuita disponibilità: dott.ssa Paola Vagnarelli, dott. Roberto Grandis, dott. Alberto Angeli, dott. Gaetano Pierotti, dott. Guido Monacelli, dott.ssa Irene Ottavi, Paola Gentilotti, Matteo Andresini. Informazioni: Caritas diocesana (075 9221202).

Add comment febbraio 8th, 2011

COLLESCIPOLI (TR). L’ “HERMANS FESTIVAL 2011″

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Fino all’8 Dicembre 2011 tredici appuntamenti con concerti d’organo di grandi solisti internazionali.

Gli organi delle chiese di Collescipoli (Tr) sono al centro della programmazione artistica dell’Hermans Festival. Musicisti provenienti da tutto il mondo si esibiranno con il “Re degli strumenti” in chiesa – come lo definì Mozart - valorizzandone l’originaria funzione di accompagnamento della liturgia. La scelta dei repertori ormai diventati concertistici è quindi indirizzata, quasi per la totalità, verso le innumerevoli opere sacre scritte per l’organo. L’Hermans Festival offre diversi appuntamenti durante l’anno che vedono la partecipazione anche di giovani organisti emergenti.

Appuntamenti che hanno come obiettivo quello di sensibilizzare ed avvicinare il pubblico a questo meraviglioso strumento, inserito, come nel caso degli organi di Collescipoli, in suggestivi contesti architettonici.

PROGRAMMA COMPLETO

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Add comment febbraio 7th, 2011

BASTIOLA. UNA NUOVA ILLUMINAZIONE DEL PONTE MOSTRA STEMMA PAPALE

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E’ stato riacceso, dopo molti anni, l’impianto d’illuminazione di uno dei due stemmi papali posti su un’arcata, rivolta a mezzogiorno, del ponte di Bastiola (frazione di Bastia Umbra), sul fiume Chiascio, risalente al XVI secolo.

Ora, dopo l’intervento, è visibile anche di notte lo stemma papale, incorniciato su travertino, di Gregorio XIII, che nel 1581 dispose il restauro del braccio sul torrente Tescio.

L’altro stemma non illuminato posto sull’arcata è del pontefice Paolo III Farnese, che nel 1546 dispose la costruzione del ponte.

Il ponte di Bastiola, costruito tra il 1546 e il 1581 per collegare Perugia ad Assisi lungo la strada “Assisiana”, fu progettato dall’architetto Galeazzo Alessi.

Add comment febbraio 7th, 2011

TUTTO FRANCESCO IN 430 METRI

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Le biografie di martiri e santi sono state una costante della catechesi e della letteratura religiosa, oltre che fonte d’ispirazione per innumerevoli artisti. Con l’avvento del cinema, la parola scritta e l’arte non sono state più l’unico strumento per narrare la storia, la cultura e la spiritualità dell’uomo; e si è fatta strada una nuova forma espressiva e narrativa.

Il mezzo cinematografico ha dimostrato la sua forza e i suoi limiti, attraverso l’innato potere derivato dall’impatto dell’immagine in movimento, e lo schermo ha iniziato da subito a narrare la storia di Cristo e dei suoi santi, anche perché, come spettacolo indirizzato soprattutto alle classi popolari, il suo repertorio traeva ispirazione da personaggi famosi della storia, della letteratura e della religione. Così sulla pellicola sono rimasti impressi tanti ritratti di santità che hanno dovuto fare i conti con la difficoltà di rappresentare la mistica e l’ineffabile senza banalizzarli.
La Filmoteca Vaticana conserva per vocazione molte di queste produzioni e qualche anno fa ha recuperato il primo film realizzato sulla figura di Francesco di Assisi nel 1911, Il poverello di Assisi, per la regia di Enrico Guazzoni. La pellicola è stata recentemente rigenerata e un paziente lavoro di pulizia ha permesso di restituirle la splendida fotografia dell’epoca e l’originaria luminosità che ne fanno un piccolo pezzo di arte cinematografica. Il confronto con le copie conservate in altre filmoteche ha poi permesso di scoprire come quella dell’archivio vaticano sia una delle poche complete.
Cento anni fa, con questa pellicola si apriva un ciclo che, lungo il Novecento, tentava di raccontare la storia di Francesco, evidenziando di volta in volta i diversi aspetti della sua esistenza, dalla conversione alle opere, dalla povertà alla regola dell’ordine, dalla semplicità all’ascesi. In questo panorama creativo, Guazzoni è il primo di una lunga serie di registi che si sono confrontati con la personalità del più famoso santo italiano e, nonostante la sua pellicola non sia tra le più note, resta un esempio cinematografico di particolare fascino. Il film fu commissionato a Guazzoni da una delle più importanti case di produzione dell’epoca, la Cines, in vista dell’Esposizione Internazionale di Torino, e fa parte della serie di “grand’arte”. Guazzoni, che aveva studiato pittura all’Istituto delle Belle Arti iniziando a lavorare come cartellonista e decoratore, era entrato a far parte della Cines nel 1907 e questo incarico rappresentava una vera sfida.
Il film riuscì a portare a casa il secondo premio, pari a 4.000 lire, per la categoria artistica al Concorso di cinematografia bandito dall’Esposizione, e fu distribuito anche in Gran Bretagna e in Germania, ottenendo un gran successo.
I 430 metri della pellicola rivelano un pregio artistico che deve molto a un’accurata realizzazione e a precise scelte stilistiche. Il film, influenzato esteticamente dal ciclo pittorico di Giotto, è arricchito da una scenografia finalizzata al realismo, cominciando dagli esterni e continuando con la ricostruzione fedele degli appartamenti papali, della dimora del Sultano e di tutti gli ambienti di scena.

Guazzoni aveva chiesto di girare la pellicola proprio ad Assisi, ma il suo desiderio non aveva incontrato il favore dei finanziatori. La consuetudine dell’epoca era di fare tutto negli studi di posa. Alla fine il regista ottenne quello che voleva e la sua scelta si rivelò una mossa vincente, così come la scelta dell’attore interprete di Francesco, Emilio Ghione, che con la sua recitazione solenne, ma sobria allo stesso tempo, riuscì a creare un ritratto intenso del santo, con il volto magro e gli occhi mobili ed espressivi, esaltati dal trucco nero. Nonostante i canoni recitativi richiedessero allora l’esasperazione dei gesti e delle espressioni, il santo di Ghione riesce a essere semplice e misurato, capace di attirare su di sé l’attenzione dello spettatore, con una sensibilità recitativa non comune che evita una rappresentazione scontata dell’estasi mistica.
Le prime scene raccontano il Francesco mondano e aristocratico, per sviluppare poi il percorso spirituale del santo, dal turbamento all’incontro con Madonna Povertà, dall’abbandono della famiglia alla derisione. Sequenza dopo sequenza entriamo nell’universo francescano, come attraverso un ciclo pittorico: il saio, Chiara, il sultano, l’incontro con il Papa, la malattia, la morte, con il corpo segnato dalle stimmate che viene portato da Chiara per l’ultimo saluto. E sullo sfondo Assisi, la città reale, in cui Guazzoni aveva fortemente voluto girare il suo omaggio a Francesco.
Anche l’uso delle didascalie è insolito: semplice e chiaro, senza i termini aulici molto usati all’epoca; nello sviluppo narrativo esse hanno una funzione descrittiva quando introducono una sola inquadratura, mentre sintetizzano gli eventi se precedono una serie di più inquadrature. Naturalmente siamo ancora di fronte a una forma cinematografica non compiuta, poiché la macchina da proiezione resta fissa, costruendo ogni scena come se fosse un quadro o piuttosto una fotografia animata, ma nonostante il limite dell’epoca, Il poverello di Assisi anticipa le potenzialità del cinema con grande compostezza e soprattutto con la capacità di selezionare alcuni episodi fondamentali della vita di Francesco, evitando quelli più mistici e contemplativi, sicuramente più difficili da mettere credibilmente in scena.
I film sulla vita del santo che verranno dopo non terranno conto di queste scelte, ma l’opera di Guazzoni farà la fortuna di Ghione, da quel momento assunto come primo attore dalla Cines con un compenso di trecento lire al mese.
La vena poetica che percorre il film, unita a un’accurata rievocazione storica e a un’efficace verosimiglianza, anticipa il capolavoro che Guazzoni realizzerà l’anno successivo, Quo Vadis?, con il quale maturerà le possibilità espressive offerte dal linguaggio delle immagini in movimento, influenzando per anni la storia del cinema italiano. Costato 60.000 lire e lungo oltre 2.250 metri, Quo Vadis? sarà un enorme successo. Proiettato per nove mesi addirittura negli Stati Uniti, contribuirà a rendere la Cines una delle società produttrici più importanti; e Guazzoni, pioniere cinematografico appassionato di pittura, un regista di fama mondiale.

a cura di CLAUDIA DI GIOVANNI, L’Osservatore Romano

Add comment febbraio 7th, 2011


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