Archive for gennaio, 2011

I CENTRI DI PREGHIERA ISLAMICI IN UMBRIA

islam

In Italia, con un milione e trecentomila musulmani (il 2,2% dei residenti, contro una media europea del 3,77%), le moschee ad hoc sono tre: una a Catania, non più utilizzata, una a Milano-Segrate e la terza, inaugurata nel 1995 come grande centro islamico culturale, a Monte Antenne a Roma. 761 moschee italiane altro dunque non sono che sale, stanze, spazi ricavati un po’ dovunque, in capannoni, magazzini, scantinati, negozi.
Attualmente una moschea è in allestimento a Colle Val d’Elsa, in Toscana, mentre altre sono in fase progettuale o a inizio lavori in diverse città italiane.

moschee

Add comment gennaio 31st, 2011

PERUGIA. L’OMELIA DI MONS. BASSETTI PER LA SOLENNITA’ DEL SANTO PATRONO COSTANZO

stemmaBassetti

Carissimi fratelli nell’episcopato, sacerdoti, diaconi, religiosi e religiose, fedeli laici. La santa Chiesa di Dio che è in Perugia-Città della Pieve oggi è in festa perché ricorda e celebra il suo patrono e fondatore san Costanzo, vescovo e martire.

Il suo martirio è collocato concordemente dalle passiones al tempo dell’imperatore Antonino Pio –siamo all’incirca nel 150 dopo Cristo – ed è caratterizzato da atroci tormenti. Il santo, dopo aver sperimentato ogni genere di pene, venne rinchiuso nelle carceri di Assisi e quindi condotto verso Spoleto. Giunto a Spello, fu decapitato in una località che, ancora nel diciassettesimo secolo, veniva chiamata “campagna di san Costanzo”. Il suo corpo poi, su indicazione di un angelo sarebbe stato riportato a Perugia da un funzionario imperiale. E nella nostra città sono custodite le sue preziose reliquie.

Fratelli e sorelle, noi siamo grati e riconoscenti al nostro celeste patrono per aver annunciato il nome di Cristo e comunicato la fede ai nostri padri e per la nascita di questa Chiesa che, ancor oggi, come dice il prefazio della messa del Santo, “proclama, in comunione con tutti i credenti del mondo, le meraviglie di Dio”.

Nell’orazione della messa abbiamo chiesto al Padre che, per intercessione di san Costanzo, la nostra Chiesa possa essere testimone nel mondo della resurrezione di Cristo: è questo l’evento più sconvolgente della storia che tutti ci riguarda, tutti ci coinvolge e tutti ci scuote.

Le parole del profeta Isaia, proclamate nella prima lettura, ispirarono completamente la vita e la missione del vescovo Costanzo e come severo monito cadono oggi innanzitutto su di me, suo indegno successore, come un fuoco che brucia e purifica: “Lo Spirito del Signore è su di me e mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi…”. A questo lieto messaggio san Costanzo ha ispirato la sua missione: per questo egli è stato un araldo del Vangelo e senza timore ha affrontato la fatica, la lotta, le persecuzioni e le sofferenze.

Egli era pienamente consapevole che la chiamata all’annuncio del Vangelo fosse al contempo una chiamata a portare la croce di Cristo, che ci ha redenti con la sua passione e la sua morte. Ha scritto Benedetto XVI: “Su un mondo in cui la menzogna è potente, la verità si paga solo con la sofferenza. Chi vuole schivare la sofferenza, tenerla lontana da sé, tiene lontana la vita stessa e la sua grandezza e non può essere servitore né della verità né della fede. Non c’è amore senza sofferenza, senza la sofferenza della rinuncia a se stessi, della trasformazione e purificazione dell’io per la verità. Là dove non c’è niente che valga che per essa si soffra, anche la stessa vita perde il suo valore”. Miei cari fratelli, san Costanzo pose al centro della sua vita Gesù Cristo, per questo la sua identità fu contrassegnata dall’incontro, dalla comunione con Lui e con la sua Parola. Per questo egli poté santificare la nostra Chiesa e l’Umbria con la preghiera, col ministero della parola e dei sacramenti e soprattutto col suo esempio e la sua testimonianza.

Stasera, dalle volte di questa insigne cattedrale, intendiamo innalzare al cielo un rendimento di grazie per il dono del vescovo Costanzo e con lui dei santi pastori che, nei secoli, hanno guidato questa Chiesa, conservandone intatto il dono della fede.

Pregate, fratelli, perché anch’io pur cosciente delle mie debolezze, possa imitare il nostro Patrono ed essere sempre fedele alla Chiesa di Cristo e al Vangelo, facendomi “modello del gregge”. E, pensando al gregge che mi è affidato, non posso non guardare con preoccupazione ai “mercenari” a cui molti si rivolgono; essi infatti, come denuncia Gesù nel Vangelo, sono guide insicure e mendaci, che seducono le pecore, ma poi all’avvento dei “lupi” le abbandonano e fuggono, lasciando che esse siano rapite, sbranate e disperse. Il riferimento agli “impostori” della verità, di cui parlano le scritture, è più che mai attuale se consideriamo il variegato pianeta degli adolescenti e dei giovani. Incontrandoli mi rendo conto che essi sono alla ricerca di un orientamento per la loro vita e la domanda di senso è costante. Purtroppo le risposte che trovano, il più delle volte, non sono né autentiche né positive.

In questi giorni sono risuonate con forza le parole dei vescovi italiani: “La collettività, infatti, guarda sgomenta gli attori della scena pubblica e respira un evidente disagio morale”. Ed anche il Santo Padre ha parlato di “un clima di insicurezza e precarietà, acuito da un certo indebolimento della percezione dei principi etici su cui si fonda il diritto, e degli atteggiamenti morali personali, che a quegli ordinamenti sempre danno forza”.

I nostri giovani, costantemente bersagliati da messaggi che li vorrebbero soltanto consumatori, con uno scarso senso critico, privi di un solido bagaglio culturale e omologati a stili di vita e comportamenti dettati da vertici ignoti, si trovano davanti dei bivi in cui i falsi profeti li avviano verso strade facili, ma senza sbocco, invece che verso mete alte, che diano un indirizzo vero alla loro esistenza.

I modelli del successo facile presentati dai mass media, le scorciatoie, come l’uso dell’alcool e degli stupefacenti; le esperienze di ebbrezza e di piacere immediato, come un’affettività mordi e fuggi, un certo benessere, nonostante la crisi economica, sono percepiti con facilità dai giovani. Si tratta di percorsi di soddisfazione “a basso prezzo”, dispensatori di felicità e di bellezza che non richiedono sforzi, ma durano un frammento di vita e lasciano dietro il vuoto. Li vedo seduti sulle gradinate del duomo, attorno ai tavoli di un bar, parlano poco fra di loro e sorridono ancor meno. Eppure anch’essi, come tutti i giovani, sono alla ricerca di una direzione sicura.

Pregate con me perché il vuoto interiore, la paura e, lasciatemelo dire, il senso di nausea di tanti nostri ragazzi possa tradursi almeno in “deserto spirituale”, in una ricerca, in un cammino verso la speranza.

Comprendiamo allora, carissimi fratelli, quanto sia urgente il compito di educare: educare alla vita e educare alla fede. Certo educare non è mai stato facile, lo sanno bene i genitori, gli insegnanti, i sacerdoti e tutti coloro che hanno responsabilità educative. Non per niente lo afferma il Santo Padre: “Oggi si parla di emergenza educativa”. È difficile educare ma non possiamo rinunciarvi: proprio perché c’è crisi di valori, aumenta la domanda di una educazione che sia davvero tale. Certo essa ha bisogno di quella vicinanza e di quella fiducia che nascono dall’amore, perché ogni educatore, a cominciare dai genitori, è chiamato ad essere testimone della verità e del bene. Dice ancora il papa Benedetto XVI ai suoi fedeli di Roma: “Anima dell’educazione, come dell’intera vita, può essere solo una speranza affidabile. Oggi la nostra speranza è insidiata da molte parti e rischiamo di ridiventare anche noi, come gli antichi pagani, ‘uomini senza speranza e senza Dio in questo mondo’, come scriveva san Paolo ai cristiani di Efeso”. Proprio di qui nasce la difficoltà, forse più profonda, per una opera educativa: alla radice della crisi dell’educazione c’è infatti una crisi di fiducia nella vita stessa e nella formidabile potenzialità di Dio. Per quanto il mio cuore di pastore ha voluto esprimersi, sento ancor più, in questo momento, di dover affidare questa stupenda Chiesa perusino-pievese al patrocinio del santo vescovo Costanzo, che in tempi certamente difficili quanto i nostri, ha guidato di buon animo il gregge affidatogli da Cristo, facendosi modello di vita evangelica.

A lui chiediamo di continuare a vegliare e ad intercedere presso il Padre per la nostra Chiesa e per l’intera comunità civile di Perugia e dell’Umbria, perché sul suo esempio, superando le difficoltà presenti, possa ravvivare ogni giorno la sua adesione a Cristo e al suo Vangelo. Amen

+ Gualtiero Bassetti

Arcivescovo metropolita di Perugia-Città della Pieve

Add comment gennaio 31st, 2011

AL COLLEGIO CAPRANICA RICORDO DI MONS. GUALDRINI

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Il ricordo di monsignor Franco Gualdrini, recentemente scomparso, è stato al centro dei festeggiamenti di Sant’Agnese, patrona dell’Almo Collegio Capranica. L’arcivescovo emerito di Terni-Narni-Amelia, infatti, fu rettore dello storico Seminario romano e perciò l’attuale rettore monsignor Ermenegildo Manicardi, ne ha tratteggiato un breve profilo, sottolineando la sua «signorilità di spirito, la magnanimità verso gli altri e il desiderio di vedere le cose con oggettività». «Ci ha insegnato ad amare la Chiesa – ha aggiunto Manicardi – e ad essere saldi anche di fronte alle tensioni che l’accettazione intelligente della comunità sempre comporta».

Anche il vescovo di Ivrea, Arrigo Miglio, ha ricordato: «Don Franco era profondamente convinto del valore formativo della vita comunitaria. La sua proposta mirava a farci comprendere il valore dell’esperienza comunitaria non solo per gli anni della formazione, ma per la vita quotidiana della Chiesa». Il presule ha voluto pure ricordare l’importanza che il Concilio ha avuto nel ministero pastorale di Gualdrini. Un aspetto sul quale si è soffermato anche il cardinale Renato Raffaele Martino che, dopo aver richiamato alla memoria l’amicizia con l’ex-rettore maturata negli anni di studio in Collegio, ha sottolineato che «la fedele e moderna interpretazione degli insegnamenti conciliari» è stata un tratto caratteristico anche del successivo ministero episcopale dell’ex-rettore. All’iniziativa hanno anche preso parte don Giandomenico Cova, nipote di monsignor Gualdrini, e don Franco Semenza, della diocesi di Terni-Narni-Amelia e alunno al Capranica proprio ai tempi del rettore faentino.

Add comment gennaio 28th, 2011

ORVIETO. PROGETTO PER TRASFORMARE IL DUOMO IN SANTUARIO EUCARISTICO

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“Un grande ostensorio esposto al mondo intero”. Così il vescovo, monsignor Giovanni Scanavino parla in toni entusiasti del Duomo di Orvieto, nell’illustrare il progetto di trasformare la Cattedrale orvietana in un Santuario eucaristico: “un luogo sacro, dove dovrebbero arrivare pellegrini da ogni angolo del mondo per adorare il miracolo dell’eucarestia”. È questo il punto d’arrivo della macchina che si è messa in moto ormai già da qualche tempo per le celebrazioni del 2013 – 2014, quando ricorreranno i 750 anni dal miracolo di Bolsena e dall’istituzione della festa del Corpus Domini, nata proprio ad Orvieto con la promulgazione della bolla papale “Transiturus”.
Alla vigilia dei due grandi eventi, il vescovo ha iniziato a parlare delle celebrazioni agli operatori dell’informazione che lo hanno incontrato in occasione del patrono San Francesco di Sales. “È in corso un’attività di sensibilizzazione a tutto campo” ha detto il vescovo Scanavino che ha riscontrato “un notevole interesse di commercianti, albergatori e ristoratori”. Al di là dell’aspetto puramente religioso infatti, la trasformazione del Duomo in Santuario eucaristico avrebbe ricadute enormi sulla città dal punto di vista turistico. “Il progetto – ha fatto notare il vescovo – ha bisogno della collaborazione di tutti. Perché se il Duomo dovesse diventare Santuario sarà indispensabile sviluppare anche tutte le infrastrutture e i servizi per l’accoglienza dei pellegrini”. Il progetto – ma questo non è ancora cosa certa – potrebbe comportare anche il trasferimento della parrocchia del Duomo che potrebbe essere accorpata a Sant’Andrea. In città d’altro canto ci sono sempre meno chiese in cui si celebra la liturgia e non è escluso che con il tempo si vada verso la parrocchia unica del centro storico. In vista delle celebrazioni – per le quali potrebbe essere prevista anche una visita del Santo Padre – sono annunciati anche una serie di appuntamenti e interventi da promuovere: dai convegni eucaristici internazionali alla valorizzazione dei percorsi Orvieto Bolsena e Collevalenza. “Ma l’impegno nelle celebrazioni – ha aggiunto il vescovo – non esaurisce la necessità del momento. La ricorrenza deve essere l’occasione per la nostra comunità di ripensare alla propria identità”.

Add comment gennaio 27th, 2011

SPOLETO. LA MEMORIA DI SAN GREGORIO

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Dopo aver festeggiato solennemente il Santo Patrono Ponziano, la comunità cristiana di Spoleto rende omaggio ad un altro martire: Gregorio presbitero spoletino, compatrono della città.

La passio Gregorii racconta la vicenda di un presbitero che viveva a Spoleto tra digiuni e preghiere, denunziato per la sua fede e per il suo proselitismo da Tircano al tiranno Flacco, mandato a Spoleto dagli imperatori Diocleziano e Massimiano per processare i cristiani. Gregorio sanava gli infermi, rendeva la vista ai ciechi, convertiva al cristianesimo molti pagani. Per questo viene arrestato e sottoposto a processo, strutturato su un dialogo, infarcito dei soliti luoghi comuni con asserzioni apologetiche, e a successive torture sempre superate fino alla sentenza di decapitazione avvenuta nell’anfiteatro. Il suo corpo, racconta, la passio, abbandonato nell’anfiteatro, fu riscattato per trentacinque denari d’oro dalla matrona Abbondanza che lo seppellì vicino alle mura della città nel luogo dove poi sorse la chiesa collegiata di San Gregorio Maggiore. Il dies natalis di Gregorio presbitero è fissato al 30 gennaio 303. Il santo è venerato anche a Metz, Verdun, Lussingrande, Colonia e Caldarola.

A Spoleto è conservata una piccola reliquia del Santo. L’intero corpo si trova all’interno del Duomo di Colonia in Germania, città della quale S. Gregorio è patrono, nell’ara che contiene i resti mortali dei Re Magi, di S. Felice e di S. Nabor.

Add comment gennaio 26th, 2011

DERUTA. LA FEDE SU CERAMICA

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Ex voto. Arte e fede nel santuario della Madonna del Bagno in Casalina” è il titolo di un ponderoso volume edito a fine 2010 per i tipi di Fabrizio Fabbri Editore. “Nato” per iniziativa di don Antonio Santatoni Menichelli, rettore del santuario, e di Amilcare Conti, segretario del Vescovo di Perugia, vanta tra gli enti patrocinatori la Conferenza episcopale umbra. Si tratta di un’operazione editoriale notevole. Gli ex-voto in maiolica della chiesa della Madonna dei Bagni di Deruta erano stati già oggetto di un apposito libro apparso nel 1983, ma in questo tomo – tale infatti merita di essere definito per mole e numero di pagine (415) – tutta la vicenda che ruota attorno alla fede ed alla devozione rivolte alla Madonna del Bagno è ripercorsa dall’inizio. Tutto ebbe origine da un “coccio” che era poi il fondo di una tazza per bere su cui era dipinta la sacra immagine di Maria; qualcuno sistemò quel “coccio” tra due rami biforcati di una quercia e da questo momento (1657) si avviò una serie di eventi miracolosi. Si sa che gli ex-voto, espressi su tavolette o quant’altro, sono espressioni vive ed eloquenti, semplici ed immediate (quasi naïf) dell’autenticità della devozione popolare e palesano un’insopprimibile necessità del Sacro e del Divino. Collezioni celebri di ex-voto sono, ad esempio, quella del santuario della Madonna di Montenero di Livorno, quella di S. Nicola da Tolentino, quella della Madonna della Quercia a Viterbo, ma questa della Madonna del Bagno di Deruta/Casalina non solo non è seconda a nessuna, ma s’impone per almeno due peculiarità. La prima è il numero stesso degli ex-voto: quasi 800 dal XVII secolo al XXI; essi per lo più provengono da Deruta, il “paese dell’arte civile”, centro di produzione ceramica già almeno dal Duecento, e quindi la seconda peculiarità consiste proprio nel fatto che gli ex-voto sono costituiti da formelle di maiolica. Dopo vicissitudini varie, il santuario è stato riaperto l’8 settembre 1987 e tutte le pareti sono tornate ad essere tappezzate dalle tante e splendenti formelle. Il volume ha l’enorme pregio di fornire il catalogo completo di esse, con la precisa individuazione, descrizione e riproduzione di ciascuna. Un’impresa! Davvero un evento culturale, un’operazione di qualificata sensibilità storico-artistica. Il catalogo è preceduto, dopo la presentazione di mons. Gualtiero Bassetti e l’introduzione di mons. Giuseppe Chiaretti, da cinque contributi. Il primo di Antonio Santantoni Menichelli (La Madonna del Bagno, ovvero la perla nascosta nel bosco del colle del Bagno) ripercorre le vicende del luogo ed illumina circa il significato culturale, antropologico, religioso degli ex-voto. Il secondo consiste nella riproposizione dello studio di Ugolino Nicolini su La Madonna dei Bagni: il culto e la documentazione; quest’ultima rinvenuta in gran parte presso l’Archivio storico dell’abbazia di S. Pietro di Perugia che estendeva le sue proprietà nella zona di Casalina. Il terzo saggio, di Paolo Zucconi, è una Nota storica dell’edificio della chiesa della Madonna del Bagno. Il quarto, di Giulio Busti (Questioni tecnico-stilistiche relative agli ex voto in maiolica nel complessivo andamento della produzione ceramica derutese), immette in un’analisi della loro qualità. Nel quinto, Claudio Monotti illustra Il restauro degli ex voto in maiolica nella chiesa della Madonna del Bagno. Un volume di pregio, dunque, e soprattutto davvero utile per poter quasi toccare con mano un universo quotidiano fatto di tanti problemi di fronte ai quali valevano la fede e la devozione espressa con la materia che si aveva a portata di mano, in questo caso la ceramica.

Giovanna Casagrande

Add comment gennaio 25th, 2011

PERUGIA. IL PATRONO SAN COSTANZO

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Secondo la leggenda, di cui esistono quattro redazioni, san Costanzo fu tradotto davanti al console Lucio durante la persecuzione di Antonino e barbaramente flagellato, indi rinchiuso con altri compagni in una stufa ardente dalla quale uscì illeso. Ricondotto in carcere, convertì i suoi custodi che lo aiutarono a fuggire. Rifugiatosi in casa di un certo Anastasio cristiano, fu, insieme con questi, di nuovo arrestato. Dopo varie peripezie nelle carceri di Assisi e Spello, fu decapitato presso Foligno. Le diverse redazioni della passio sono concordi nello assegnare il suo martirio al tempo di Antonino in una località presso Foligno denominata “il Trivio”. Il santo perugino aveva infatti in questa città, vicino a Porta Romana, una chiesa che, secondo lo Iacobilli, fu demolita nel 1527. Questi afferma inoltre che, al suo tempo, tale località era chiamata ancora “campagna di S. Costanzo”.

Parimenti tutte le redazioni della passio affermano che il santo, dopo il martirio, fu portato a Perugia e sepolto non lontano dalla città in, un luogo detto “Areola fuori Porta S. Pietro”, ove sorse la prima cattedrale di Perugia, dedicata al principe degli Apostoli. In questo medesimo luogo fu eretta l’attuale chiesa di S. Costanzo consacrata, secondo un’iscrizione esistente nell’antico altare, nel 1205 dal vescovo di Perugia Viviano.
L’episcopato di Costanzo, secondo il Lanzoni ed il Delehaye, riposa su una tradizione antica e seria per cui si può ritenere assai probabile che egli sia stato il primo vescovo di Perugia. Il suo martirio risale alle persecuzioni dei primi secoli.
I perugini venerano in lui uno dei protettori della città. Il suo culto si diffuse anche fuori dell’Umbria. Nel 1781 fu fatta una ricognizione delle sue reliquie e nel 1825, con grande solennità, la traslazione delle medesime dal vecchio al nuovo altare, sempre nella attuale chiesa di S. Costanzo.
Nella foto dell’articolo un dipinto del 1497 di Pietro Perugino raffigurante la Madonna con Bambino tra i SS. Ludovico di Tolosa, Lorenzo martire, Ercolano di Brescia e Costanzo di Perugia.

Add comment gennaio 24th, 2011

PROGRAMMA DELLA VISITA PASTORALE NELLA DIOCESI DI ASSISI-NOCERA UMBRA-GUALDO TADINO

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Quello di Assisi sarà il primo vicariato a ricevere la visita pastorale di mons. Domenico Sorrentino con cui inizierà il “biennio della visita pastorale”. Il programma biennale sarà così articolato: vicariato di Assisi (23 gennaio – 6 marzo); vicariato di Santa Maria degli Angeli (13 marzo – 5 aprile, e 1° maggio – 12 giugno); vicariato di Bastia (29 settembre – 8 dicembre); vicariato di Gualdo – Fossato – Sigillo (Gualdo: 15 gennaio – 31 marzo 2012); unità pastorale Fossato – Sigillo 15 aprile – 6 maggio 2012); vicariato di Nocera Umbra (13 maggio – 1° luglio 2012).


La visita è stata accuratamente preparata, non solo nella sua articolazione “geografica”, ma anche e soprattutto nella sua dimensione spirituale. Abbondanti sono i momenti di preghiera che ne scandiranno il calendario. Solo nella comunione con il Buon Pastore è possibile accogliere la venuta del Vescovo come dono alla comunità, ed accogliere la comunità come il gregge da Dio affidato alla custodia del medesimo. Ed è proprio in quest’ottica che domenica 16 gennaio le varie comunità parrocchiali si sono ritrovate nella chiesa di Santa Maria Maggiore, antica cattedrale della città, per una veglia di preghiera in preparazione alla visita stessa, presieduta da mons. Sorrentino. La veglia ha voluto far contemplare la figura della Vergine della visitazione: Maria, madre di Dio. Ella ha accolto la Parola, che nel suo seno si è fatta carne, e, sollecita, si è recata a portare la Parola. È, anzitutto, Ella stessa visitata dall’amore del Padre. Ella stessa disponibilissima a far spazio all’Amore nella propria esistenza, icona dell’accoglienza vera e attiva. Il canto dell’Akatistos ha voluto sottolineare proprio tale disponibilità, motivo della pienezza della grazia.

La visita interesserà le parrocchie cittadine di San Rufino, Santa Maria Maggiore, Santa Margherita e San Pietro, la parrocchia di San Vitale di Assisi e le parrocchie di Santa Maria di Lignano – Costa Trex e Porziano. Interesserà anche le basiliche papali di San Francesco e Santa Maria degli Angeli, i santuari e le comunità religiose maschili e femminili.


A ricordo della visita, il Vescovo lascerà alle famiglie un cartoncino, firmato, con la figura del Buon Pastore e l’augurio: “Gesù, Parola del Padre, faccia brillare su di te la luce del suo volto”. Sul retro un breve messaggio che esprime gioia per l’incontro, offre un saluto di pace e comunione di affetti, invita a riposare sulle spalle del Pastore grande delle pecore.

P. Giovanni Raia

Add comment gennaio 22nd, 2011

PERUGIA. APERTURA AL PUBBLICO DEGLI SCAVI ARCHEOLOGICI SOTTOSTANTI LA CATTEDRALE DI SAN LORENZO

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Sabato 29 Gennaio 2011 si è realizzato l’evento tanto atteso da tempo da cultori, studiosi, appassionati di archeologia, ma anche da “semplici” visitatori-turisti: l’apertura al pubblico degli scavi archeologici sottostanti il duomo di Perugia, di proprietà del Capitolo della cattedrale di San Lorenzo.

Il percorso archeologico, che si estende per più di un chilometro e scende per oltre 15 metri rispetto all’attuale piano della cattedrale, è il risultato di lavori di consolidamento effettuati nel sottosuolo della cattedrale e in quello dei locali attigui. I ritrovamenti risalgono alla Perugia etrusca, in particolare un’area templare; alla Perugia romana e a quella bizantino-romanica. I reperti rinvenuti ci riportano indietro di duemilaseicento anni. Le tracce delle diverse epoche si intrecciano tra loro, quelle romane si intersecano con le murature medioevali e proto-rinascimentali, e tutte sono come contenute dal grande muro etrusco di terrazzamento. Percorrere il sito archeologico permette al visitatore di richiamare alla mente passaggi e personaggi della storia perugina: il “bellum perusinum”, il corridoio bizantino Roma-Ravenna, i conclavi svoltisi a Perugia (ben cinque dal 1216 al 1305), Gerard du Puy, abate di MonMaggiore, i papi che vi soggiornarono e alcuni dei quali vi morirono (Innocenzo III, Urbano IV, Martino IV e Benedetto XI), Ladislao di Durazzo, Braccio Fortebraccio di Montone.

I lavori di scavo e di consolidamento delle fondazioni della cattedrale sono iniziati 25 anni fa (1986), ma la loro svolta-accelerazione è avvenuta con i lavori del post-terremoto e giubilari (1999), che hanno interessato la ristrutturazione del Museo diocesano, all’origine Museo Capitolare di San Lorenzo. Successivi finanziamenti pubblici hanno permesso di riportare alla luce i resti di epoca etrusca, romana e medioevale e riqualificare tutto l’insieme architettonico che dà su via delle Cantine adiacente a piazza Cavallotti. In tutto questo periodo il progettista e il direttore dei lavori è stato l’ing. Luciano Vagni. I lavori sono stati eseguiti con la supervisione delle Soprintendenze competenti (Archeologica e Monumentale), in particolare della dott.ssa Luana Cenciaioli e dell’arch. Fabio Palombaro. Vi hanno lavorato diverse ditte specializzate sia dal punto degli scavi archeologici che delle opere di consolidamento statico.

Con questa apertura, il percorso archeologico, che si inserisce all’interno di quello museale diocesano, ma che ha una sua autonomia ad iniziare dal suo accesso, sarà aperto al pubblico con visite guidate a orario, data la sua complessità.

Per informazioni e prenotazioni: tel. 075 5724853

Add comment gennaio 19th, 2011

SPOLETO-NORCIA. SOLENNITÀ DI S. PONZIANO

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Moltissime persone hanno partecipato al solenne pontificale che l’Arcivescovo di Spoleto-Norcia mons. Renato Boccardo ha presieduto venerdì 14 gennaio nella Basilica Cattedrale nel giorno della solennità del martire Ponziano, patrono di Spoleto e dell’intera Chiesa diocesana. Ancora una volta, dunque, gli spoletini si sono riversati in massa a rendere omaggio a quel giovane diciottenne che per la fede diede la vita; ancora una volta il popolo ha cantato “Ponziano martire e santo patrono nostr’inno fervido sale al tuo trono. Alla tua supplice città fedel propizio chinati Ponzian da ciel”.

L’Arcivescovo nell’omelia ha ricordato come S. Ponziano assicuri protezione in caso di terremoto. “Spoleto tremerà, ma non crollerà”, si dice. «Certo – ha detto mons. Boccardo – quando la terra trema le conseguenze possono essere gravi. Ma ci sono terremoti silenziosi ben più gravi e pericolosi per la comunità civile e cristiana: si tratta di quei terremoti politici, sociali, economici, educativi e morali che provocano la caduta dei valori, devastano il nostro Paese e le nostre città, mortificano le famiglie, disorientano i giovani, rendono più incerto il domani e mettono a dura prova la speranza. Che cosa deve fare dunque il cristiano in questa situazione? Non è difficile saperlo, perché il Vangelo ci basta e ci suggerisce la via da percorrere: innanzitutto si tratta di cogliere l’ora attuale come la nostra ora, dalla quale non possiamo tirarci fuori sognando un altro tempo, un’altra situazione, oppure nutrendo nostalgie verso un passato di cristianità in cui le prove non erano assenti, ma erano semplicemente altre! L’ostilità, o addirittura la persecuzione nei confronti dei cristiani, li tempra, li rigenera, li sprona ad essere più conformi al loro Signore».

Il martirio di S. Ponziano ricorda al popolo spoletino l’importanza di scegliere il bene. «Vi sono – ha affermato l’Arcivescovo – comportamenti concreti che sono sempre sbagliati, perché la loro scelta comporta un disordine morale, che ha conseguenze gravi sul piano personale e sociale. Il nostro patrono  ci insegna ancora che non tutto è contrattabile, che esistono valori che non hanno prezzo e non possono essere oggetto di scambio e di trattative. Mi riferisco ai beni della vita, della stabilità familiare, del diritto al lavoro, della giustizia e della pace, della libertà religiosa, nella sottovalutazione o nel misconoscimento dei quali risiede una delle cause più profonde della disintegrazione della comunità umana. Con il suo martirio, San Ponziano ci insegna infine il valore della vera libertà.

Essere veramente liberi significa assoggettarsi alla Verità e dunque alla verità di Dio su cui poggia la verità della persona umana, di tutta la persona e di ogni persona. Il martire viene ucciso perché rifiuta di assoggettarsi a un potere diverso da quello che trova la sua giustificazione nel giudizio della coscienza morale».

Folta la presenza delle autorità civili e militari. Al termine della messa, animata nel canto dalla Cappella Musicale del Duomo, è stata consegnata ai fedeli la nuova immaginetta di S. Ponziano con dietro la preghiera composta dall’Arcivescovo Boccardo. «A te, giovane Ponziano, testimone fedele di Cristo, patrono della città e della diocesi, – scrive il Presule – la nostra lode ammirata e la nostra preghiera: guarda questo popolo che si affida alla tua protezione; insegnaci a seguire Gesù via, verità e vita; intercedi la pace e la prosperità per le nostre famiglie; proteggi i nostri giovani perché, come te, crescano forti e generosi sulla via del vangelo; preservarci dal male dell’anima e del corpo; difendici dalle catastrofi naturali; ottieni per tutti la grazia e benedizione di Dio».

Add comment gennaio 15th, 2011


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