Archive for dicembre, 2010

TERNI. IMBRATTAMENTI CON BESTEMMIE

bestemmia

Voglio dedicare la mia nota all’ignoto imbrattatore che ha pensato di scrivere questa frase sulla porta di legno della chiesa del Carmine (vedi foto) della passeggiata di Terni, chiesa sconsacrata che il comune utilizza come auditorium e che contiene ancora in buono stato dei dipinti che ricordano una presenza di una intensa spiritualità carmelitana, con riferimenti ad Elia e al monte Carmelo, in questi giorni tristemente all’onore delle cronache per via del vasto incendio che lo ha devastato provocando una perdita di un  gran numero di vite umane.

A lui come alle tante persone che imbrattano i muri o che semplicemente bestemmiano nello stesso modo nella nostra città di Terni, non voglio fare la solita considerazione pietistica sull’inutilità della bestemmia per un non credente quale mancanza di rispetto per i credenti nè altri discorsi impostati sul moralismo, tanto più che alcune persone della nostra amministrazione comunale e della maggioranza che la sostiene hanno giustificato sia la bestemmia che l’imbrattamento come momenti di espressione artistica, cosa che invito a rifare a chiare lettere la prossima tornata elettorale piuttosto che cercare il voto nelle sacrestie delle parrocchie.

Voglio fare invece una semplice considerazione, teologica sì, ma semplice, un semplice ragionamento: “Chi è Dio?”

E’ dice Sant’Anselmo ciò che di più non si può pensare, un Padre-Persona per chi, come noi Cristiani lo considera un Dio-Persona e addirittura una comunione di Persone-Dio, … qualcuno panteisticamente lo considera il tutto, identificandolo con il creato, oppure un motore immobile, un non giocatore di dadi  o qualcos’altro di grande che possa spiegare tutta la realtà che osserviamo, le leggi della fisica  e chi più ne ha più ne metta.

E di fronte a Dio c’è l’uomo, in grande considerazione per i Cristiani che proprio attraverso il Natale affermano che Dio si è fatto uomo perché semplicemente l’uomo abbia una strada per diventare Dio, ma l’uomo è solo una piccolissima creatura che di fronte all’immensità delle cose create, degli infiniti universi pensa ad una Persona o ad un ente o ad un qualcosa di così immensamente grande che chiama semplicemente ‘Dio’.

Ora se un uomo, dice o scrive di Dio, dando a Dio un epiteto paragonandolo ad un animale, immondo per molte civiltà, e per la nostra semplicemente qualcosa da allevare per essere ucciso e poi mangiato a pezzi, beh la considerazione che viene da fare è: “quanto poco vale questa persona che fa del suo dio un porco o un cane o una bestia che lui stesso disprezza”. Io non provo questo disprezzo per gli animali perché ritengo i maiali e i cani creature di Dio fatte per l’uomo, il suo nutrimento, la sua compagnia, …

Spero cha a quest’uomo che ha scritto questa frase apparentemente ingiuriosa per i credenti  possa giungere questa mia nota e che lo faccia riflettere che lui non è un infinitesimo di un porco, ma è una creatura di Dio anche lui molto superiore ai porci e ai cani, una creatura per cui Dio non ha esitato a farsi uomo! Il pensiero di Dio infatti non ha esitato a divenire Parola e questa ad assumere la Carne, perché nutrendosi della Sua Carne e ascoltando la Sua Parola, potesse ogni uomo entrare nel Pensiero di Dio e ripercorrendo le orme della Parola fattasi Carne diventare Dio.

Questo è il mistero del Natale e della Pasqua, che di misterioso in senso moderno del temine non ha nulla, è una cosa svelata da secoli, rimane nascosta a chi nella vita non solo non ha capito chi è Dio, ma non ha nemmeno capito chi esattamente egli è … in potenza…

di Claudio Pace

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TERNI. LA CARITA’ DELLA CHIESA NEL 2010

Microsoft Word - NEWSLETTER n 1.doc

Microsoft Word - NEWSLETTER n 1.doc

La Chiesa di Terni-Narni-Amelia tramite la Caritas diocesana e l’Associazione di volontariato San Martino nel 2010 ha ascoltato e aiutato n.2767 persone di cui 659 italiani e 2108 stranieri.

25.500 pasti forniti dalla Mensa San Valentino

7.500 pacchi alimentari consegnati dall’aiuto alimentare

3.878 capi di vestiario distribuiti

550 prodotti per l’igiene personale consegnati all’interno del carcere di Terni

331 bambini adottati a distanza in 8 paesi del mondo

73 persone, sia italiani che stranieri, accolti nelle case di accoglienza

68 rifugiati politici e richiedente asilo accolti, 42 a Narni e 26 a Terni.

Per aiutare ad aiutare fai un bonifico: IT65I0638014400000030021812

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NATALE: FESTA CON LE PORTE APERTE

nativita-di-filippo-lippi

L’Avvento ci fa pensare immediatamente al Natale: Gesù Cristo, il Figlio di Dio, nasce per noi, si fa presenza, pone la sua tenda tra le nostre case, ci viene ad assicurare che non siamo più soli, che c’è Lui e che è venuto per salvarci. Non dobbiamo più aspettare altri liberatori; sono come le nubi che valgono finché non vengono spazzate da altre ventate pretestuose. La potenza del Natale è tutta qui. Rispetto quanti preferiscono non pensarci. So benissimo come sia più facile, anche filosoficamente, accettare l’esistenza di Dio, di quanto ammettere che Dio si faccia uomo. È un grande atto di fede. Ma non possiamo barare, fingere che non sia così, e trasformare il Natale in una innocua fiaba per bambini. Con le fiabe non si cambia il mondo. Con la fede, anche se con fatica, ci si può riuscire. I presepi, le stelle comete, i personaggi che sono prolificati attorno alla realtà del Natale non dovrebbero essere che un richiamo all’amore di Dio per noi. Per questo il contenuto delle vetrine non ha niente a che vedere con il richiamo da evocare. Magari la pubblicità si rivolgesse anche a coloro che non possono fare Natale, e dicesse “coraggio!”. Ma quelli non contano, perché non comprano. Penso alle persone sole e abbandonate, ai malati, alle famiglie frantumate nelle convivenze, negli affetti, nelle assenze, nelle incomprensioni; penso ai disoccupati, ai cassaintegrati, agli emarginati sociali di ogni tipo. Per loro non c’è Natale; per loro è irritante e provocatorio lo sfavillio delle luci che invitano al consumo, all’insolenza delle spese, a cui non potranno mai aspirare perché non possono lavorare. È mai possibile che Gesù, il Salvatore, sia venuto soltanto per coloro che possono permettersi il lusso di festeggiare la sua nascita? Il mio dovere è di dire oggi con forza e gioia: se apriamo le porte a Cristo e al suo messaggio, qualcosa può capitare, e se fossimo in molti a crederci sul serio, qualcosa di meraviglioso potrebbe accadere attorno a noi. Invece, se andiamo avanti così, baloccandoci con le illusioni, il Natale continuerà ad essere una storia di porte che rimangono ostinatamente chiuse: “Non c’era posto per loro nell’albergo” (Lc 2,7). Lo stile del Signore non è di sfondarle, se mai di rispettare le resistenze. Sono porte che si aprono dall’interno. L’amore non costringe, accetta il rifiuto, accetta di essere respinto. L’augurio è che queste porte, che sono poi quelle del nostro cuore, si aprano senza paura, senza ostentazione, nel rispetto della pazienza di Dio, di questo eterno mendicante che bussa soltanto per dare. Se è vero che a Natale un Bambino nasce per noi, ed è il Figlio di Dio, accogliamolo come il Salvatore che ci porta il suo amore e la sua pace. Mettiamolo al centro delle nostre famiglie come punto di riferimento, di confronto, con amore, con riverenza, con stupore o, almeno, con nostalgia. Non ci tradirà mai, anche se noi lo abbiamo tradito tante volte. Celebriamo un Natale con le porte aperte a Colui che è venuto per liberarci, non per un giorno, ma per sempre.

† Renato Boccardo Arcivescovo di Spoleto-Norcia

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ACQUASPARTA. RITROVATA UNA MADONNA CON BAMBINO DEI TEMPI DI GALILEO

madonnaconbambino

Potrebbe essere la Madonna di Galileo Galilei, quella conservata al Palazzo Cesi di Acquasparta (Tr). Una ricerca dell’Università di Perugia sul ritratto di Madonna con bambino ha datato l’opera almeno al 1631, collegandole alle visite nel palazzo di Galileo Galilei.

Il Palazzo passò di proprietà dal Comune di Acquasparta all’Università degli Studi di Perugia nel 1964. A seguito di una ricognizione patrimoniale voluta dal Rettore Francesco Bistoni, catturò l’attenzione di Gianfranco Cialini, Curatore del Fondo Antico dell’ateneo, un singolare dipinto su tavola di grandi dimensioni, raffigurante una Madonna incoronata con il Bambino in braccio, conservata nella cappella del piano nobile del palazzo.

L’impianto pittorico si ricollegava alla classica rappresentazione iconografica bizantina della Madonna, in particolare la Madonna della tenerezza, anche se riadattata in epoca post-rinascimentale allo stile del periodo, con copiose manomissioni e aggiunte, quali i molti angioletti sparsi intorno a mo’ di complemento. La curiosita’ e la passione hanno spinto Cialini a intraprendere prime ricerche bibliografiche e archivistiche, a reperire un primo riscontro inventariale nei registri dell’Università perugina da cui la Madonna risulta in effetti presente tra i beni mobili del Palazzo Cesi, anche se non vi è indicata la provenienza.

Nei resoconti delle visite pastorali post-tridentine fatte dai vescovi di Todi alla parrocchia di Acquasparta non ricorre mai menzione della cappella del Palazzo Cesi, almeno sino alla visita del vescovo, Mons. Antonio Fustella, del 1964, a seguito della quale si decreta la sua sconsacrazione. Se ne deduce che la cappella fino a quell’epoca dovesse essere stata in qualche modo officiata e, pertanto, ci doveva essere anche un altare. Da un ulteriore controllo nei locali della cappella si sono riscontrate le visibili tracce dove un tempo l’altare era collocato. La cosa sorprendente è che, sopra l’area ove s’ipotizza esserci stato l’altare, si leggono i contorni di una cornice disegnata a colori sull’intonaco, all’interno di una apposita nicchia la quale un tempo doveva inquadrare in modo perfetto la tavola della Madonna.

Ma da quanto tempo la tavola era presente nel palazzo di Acquasparta? C’era al tempo di Federico Cesi? A queste domande il Cialini ritiene di avere delle risposte.

Nel 1631, l’anno seguente la morte del grande Federico, furono redatti due inventari dei beni mobili esistenti presso il Palazzo Cesi: nel primo inventario, datato 9 febbraio 1631, risulta registrato tra i (…) quadri e telari (…) un quadro della “Madonna col figliolo in braccio depinta in legno”; e nel secondo, datato 19 febbraio 1631, “(…) nella cappella…. un quadro d’una Madonna col figlio in braccio”. (Purtroppo tutti gli altri arredi del Palazzo riportati negli inventari nel corso dei secoli furono dispersi!)

Secondo la ricerca dell’Università, ci sono dunque coincidenze non casuali tra l’opera riportata negli inventari del 1631 con quella esistente nella cappella di Palazzo Cesi. Probabilmente è la stessa Madonna presso la quale elevava le sue preghiere il fondatore della più celebre delle Accademie moderne e lo stesso “pio linceo” Galileo Galilei, quando era ad Acquasparta ospite di Federico Cesi.

Add comment dicembre 16th, 2010

SANTA VERONICA GIULIANI: CORRISPONDENZA AMORE DI CRISTO

St Veronica Giuliani

Nell’Udienza Generale del 15 Dicembre 2010, tenutasi nell’Aula Paolo VI, il Papa si è soffermato sulla figura di Santa Veronica Giuliani, monaca clarissa cappuccina, di cui, il 27 dicembre prossimo, ricorre il 350° anniversario della nascita.

Sono arrivati in massa da Città di Castello per ascoltare la catechesi del Papa sulla “loro” santa Veronica Giuliani. “Amore e solidarietà, le parole chiave della mistica tanto amata dalla nostra gente, sono – dice il vescovo Domenico Cancian – anche le coordinate per la pastorale della diocesi che ne custodisce l’eredità. La catechesi di Benedetto XVI sarà la guida dell’anno giubilare indetto nel 350° della nascita della santa, che apriremo il 27 dicembre con la messa celebrata dai vescovi umbri”.

La catechesi

Veronica nasce nel 1660 a Mercatello, “è l’ultima di sette sorelle, delle quali altre tre abbracceranno la vita monastica;” – ha detto il Papa – “Le viene dato il nome di Orsola. (…) A 17 anni, entra nella stretta clausura del monastero delle Clarisse Cappuccine di Città di Castello, dove rimarrà per tutta la vita. Là riceve il nome di Veronica (…) Un anno dopo emette la solenne professione religiosa: inizia per lei il cammino di configurazione a Cristo attraverso molte penitenze, grandi sofferenze e alcune esperienze mistiche legate alla Passione di Gesù: la coronazione di spine, lo sposalizio mistico, la ferita nel cuore e le stimmate. Nel 1716, a 56 anni, diventa badessa del monastero e verrà riconfermata in tale ruolo fino alla morte, avvenuta nel 1727, dopo una dolorosissima agonia di 33 giorni. (…) Viene proclamata Santa il 26 maggio 1839 dal Papa Gregorio XVI”.

“Veronica Giuliani ha scritto molto: lettere, relazioni autobiografiche, poesie” – ha ricordato il Santo Padre – “La fonte principale per ricostruirne il pensiero è, tuttavia, il suo ‘Diario’, iniziato nel 1693: ben ventiduemila pagine manoscritte, che coprono un arco di trentaquattro anni di vita claustrale. (…) Santa Veronica ha una spiritualità marcatamente cristologico-sponsale: è l’esperienza di essere amata da Cristo, Sposo fedele e sincero, e di voler corrispondere con un amore sempre più coinvolto e appassionato”.

“Animata da un’ardente carità” – ha proseguito il Pontefice – “offre le sue preghiere e i suoi sacrifici per il Papa, il suo vescovo, i sacerdoti e per tutte le persone bisognose, comprese le anime del purgatorio. (…) Veronica vive in modo profondo la partecipazione all’amore sofferente di Gesù. (…) Arriva a chiedere a Gesù di essere crocifissa con Lui”.

“La Santa è convinta di partecipare già al Regno di Dio, ma contemporaneamente invoca tutti i Santi della Patria beata perché le vengano in aiuto nel cammino terreno della sua donazione, in attesa della beatitudine eterna; è questa la costante aspirazione della sua vita”.

“I momenti forti dell’esperienza mistica di Veronica” – ha detto ancora il Papa – “non sono mai separati dagli eventi salvifici celebrati nella liturgia, dove ha un posto particolare la proclamazione e l’ascolto della Parola di Dio. La Sacra Scrittura, dunque, illumina, purifica, conferma l’esperienza di Veronica, rendendola ecclesiale. (…) Proprio la sua esperienza, ancorata alla Sacra Scrittura con intensità non comune guida ad una lettura più profonda e ’spirituale’ dello stesso Testo sacro. Ella, infatti, non solo si esprime con le parole della Sacra Scrittura, ma anche vive di esse”.

“Veronica si rivela, in particolare, una testimone coraggiosa della bellezza e della potenza dell’Amore divino, che la attira, la pervade, la infuoca. (…) Anche con la Vergine Maria Veronica vive una relazione di profonda intimità”.

“Santa Veronica Giuliani” – ha concluso il Pontefice – “ci invita a far crescere, nella nostra vita cristiana, l’unione con il Signore, abbandonandoci alla sua volontà con fiducia completa e totale, e l’unione con la Chiesa, Sposa di Cristo; ci invita a partecipare all’amore sofferente di Gesù Crocifisso per la salvezza di tutti i peccatori; ci invita a tenere lo sguardo fisso al Paradiso, meta del nostro cammino terreno, dove vivremo assieme a tanti fratelli e sorelle la gioia della comunione piena con Dio; ci invita a nutrirci quotidianamente della Parola di Dio per riscaldare il nostro cuore e orientare la nostra vita. Le ultime parole della Santa possono considerarsi la sintesi della sua appassionata esperienza mistica: ‘Ho trovato l’Amore, l’Amore si è lasciato vedere!’”.

Add comment dicembre 15th, 2010

ASSISI. NUOVE RIVELAZIONI SUGLI AFFRESCHI DELLA BASILICA SUPERIORE

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Nuovi particolari sono emersi dalle Storie di san Francesco ad Assisi. Nelle immagini che decorano l’interno della basilica superiore, uno studio condotto da Chiara Frugoni, docente medievista e una tra le più grandi studiose di san Francesco, ha permesso di mettere in luce dettagli fino ad oggi sconosciuti. Oggetti, abiti, edifici, scritte mai decifrate prima sono state messe sotto la lente d’ingrandimento, permettendo così di raccogliere notizie e particolari importanti dal punto di vista storico, filologico e iconografico.
Particolari che confermerebbero – secondo la Frugoni – che l’intero ciclo non è solo l’esaltazione di san Francesco quanto la valorizzazione della grandezza dell’intero Ordine francescano. Una tesi che è contenuta nel suo ultimo libro, Le Storie di san Francesco, edito da Einaudi, con il quale la Frugoni ci conduce quasi per mano alla lettura degli affreschi. Si scoprono così una sequenza di storie e immagini create in una stratificazione infinita di simboli, allo scopo di glorificare, oltre all’Ordine francescano, anche il papato di Niccolò IV, primo pontefice francescano.
Tra le novità, l’identificazione della scritta, in lettere capitali gotiche, che figura nella scena dell’Approvazione della Regola sul cartiglio che papa Innocenzo III porge a Francesco. Si tratta dell’inizio della Regola Solet annuere di Onorio III con la quale furono definitivamente approvati, con bulla, ma nel 1223, non nel 1209, come vorrebbe far credere il dipinto, la Regola e l’inizio ufficiale dell’Ordine. L’incontro tra il Poverello di Assisi e Innocenzo III, infatti, avviene nel 1209, quando la Regola è ancora ben lontana dall’essere approvata. Assistiamo dunque ad una profonda alterazione storica – spiega la storica.
Di questo e altro ha parlato la Frugoni nei giorni scorsi alla basilica superiore di Assisi, insieme ad Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani, che è voluto tornare in questo luogo di spiritualità dopo il terremoto del 1997 che lo ha visto guidare l’équipe di esperti che hanno recuperato e restaurato la basilica superiore dopo il crollo.
Insieme a lui Franco Cardini, uno dei più grandi esperti italiani di Storia medievale, che ha arricchito l’incontro permettendo ai presenti di collocare il dibattito nella sua giusta cornice storica: “Si tratta di un ciclo pittorico – ha detto – le cui scene sono state accuratamente scelte una per una dalla Chiesa, dall’Ordine e dalla Legenda maior di fra’ Bonaventura da Bagnoregio, ministro generale dell’Ordine nel 1258”. Erano presenti anche padre Giuseppe Piemontese, custode del Sacro Convento, e padre Enzo Fortunato. L’occasione un incontro organizzato dal Sacro Convento di Assisi in collaborazione con l’associazione culturale Oicos Riflessioni. Tre le principali novità individuate anche le scritte in latino presenti sotto ogni scena, sempre trascurate dalla critica, rilette di recente grazie allo studio del prof. Nicolangelo D’Acunto, in occasione di un convegno internazionale di studi francescani del 2008, riportato nel volume della Frugoni. Iscrizioni che attestano la perfetta conformità delle immagini con la Legenda maior di Bonaventura, ma soprattutto con il significato che essi assumevano al suo interno.
Tutte novità intorno a un ciclo pittorico concepito e da leggersi – è stato detto – a partire dall’abside per poi tornarvi percorrendo tutto intorno la navata. Perché la basilica Superiore era destinata alle cerimonie ufficiali e il Papa quando era ad Assisi entrava dall’abside dove aveva il suo trono.

di Manuela Acito

Add comment dicembre 14th, 2010

TERNI. DAL CONVEGNO NUOVE IPOTESI SU SAN VALENTINO

SanValentino_altare

San Valentino è esistito veramente. E’ vissuto a Terni ed è morto a Roma, ma non è stato vittima delle persecuzioni romane e non è stato decapitato, come vuole la tradizione, nel 273 dopo Cristo.

E’ destinato a rivoluzionare gli studi storici e a ridisegnare il profilo del patrono degli innamorati, il convegno “San Valentino e il suo culto tra medioevo ed età contemporanea” che si è svolto a Terni al Museo diocesano.

Organizzato dalla Diocesi di Terni Narni Amelia in collaborazione con la Regione Umbria, il Centro italiano di studi sull’Alto medioevo, la Provincia e il Comune di Terni e il Centro per il collegamento degli studi medievali e umanistici in Umbria, il convegno ha visto la partecipazione, tra gli altri, di Claudia Angelelli della “Sapienza”, Riccardo Buriana dell’Università di Venezia, Edoardo D’Angelo dell’Università “Suor’Orsola Benincasa”, Stefano Del Lungo del Cnr-Ibam di Potenza, Letizia Ermini Pani della “Sapienza”, Andrea Liberati, Fabrizio Mastorianni dell’Associazione San Michele Arcangelo, Emore Paoli dell’Università Tor Vergata, Roberto Segatori dell’Università di Perugia, Eugenio Susi e Anna Torti dell’Università di Perugia.

Fino ad oggi le ricerche storiche su san Valentino erano servite soprattutto ad accumulare dubbi sull’effettiva storicità del patrono di Terni: se da una parte tutta la tradizione del santo degli innamorati, così come la maggior parte dell’aneddotica sul vescovo di Terni, è totalmente leggendaria, dall’altra la duplice tradizione (del prete romano e del vescovo ternano) che ha sviluppato due culti paralleli ha reso ancora più difficoltosa la ricostruzione storica. La portata rivoluzionaria del convegno ternano sta nell’aver ricomposto le tessere del mosaico disperse dai secoli per costruire un ritratto attendibile e sorprendente del santo ternano.

A spiegarlo sono Emore Paoli, coordinatore del convegno, e Edoardo D’Angelo, il cui studio della tradizione manoscritta dell’agiografia latina ha portato alla formulazione dell’innovativa ipotesi: San Valentino non è stato ucciso nel 273 per ordine dell’imperatore Aureliano, ma un secolo dopo, quando il cristianesimo era stato già legalizzato da Costantino, ma non era ancora religione di Stato. Più che delle persecuzioni, Valentino sarebbe stato quindi vittima degli scontri tra cristiani e pagani, esattamente come Ipazia di Alessandria, la filosofa pagana tornata recentemente alla ribalta grazie al kolossal Agorà.

“La verità è che nella Passio più antica su San Valentino non c’è alcun riferimento all’epoca in cui si svolge”. La tradizionale datazione si deve infatti al Maritologio Geronimiano, anteriore alla Passio ma che non riporta nessuna notizia sulla vita del martire.
“Analizzando la Passio - spiega D’Angelo – ho trovato molti elementi storici che ci portano al IV secolo: ad esempio, il fatto che Valentino venga ucciso di notte. All’epoca delle persecuzioni i cristiani venivano uccisi alla luce del sole, perché nascondersi con il favore delle tenebre? Perché – evidentemente – non si trattava di un’esecuzione ufficiale, ma di un’azione illegale”.

Secondo la Passio Valentino era stato ucciso perché aveva convertito al cristianesimo il gruppo di discepoli del filosofo greco Cratone, tra i quali c’era anche il figlio del prefetto.
“Sono riuscito ad identificare il personaggio di Cratone, che viene citato in altre fonti riguardanti il IV secolo. Si trattava effettivamente di un filosofo che era stato chiamato dallo stesso imperatore a dirimere alcune dispute che vedevano contrapposti ebrei e cristiani”. “Scontri che erano spesso – sottolinea Paoli – non di natura teologica, ma eminentemente pratica, come la gestione di edifici pubblici”.

“D’altra parte – aggiunge Stefano Del Lungo – il cristianesimo tra la seconda metà del quarto secolo e la prima metà del quinto secolo ebbe un effetto dirompente. Sono gli anni di Agostino, Amborgio, Girolamo. La castità poneva un problema demografico, i ricchi che lasciavano tutto e liberavano gli schiavi creavano anche problemi di ordine pubblico. Il cristianesimo rischiava di frantumare la società”.
Di qui l’avversione del Senato nei confronti del vescovo ternano e l’organizzazione dell’agguato che porta al martirio.

Ma la rivoluzione non si ferma qui: se l’identificazione dei due San Valentino (quello romano e quello ternano, entrambi martirizzati sulla via Flaminia il 14 febbraio) è ormai appurata, Paoli azzarda un’altra identificazione: quella con Valentino II, che la tradizione vuole ucciso nel 533 per mano degli ariani, eresia che aveva trovato a Terni molti adepti.  D’altra parte una singolare coincidenza colloca – nella cronotassi della Diocesi – Procolo dopo Valentino e Procolo II dopo Valentino II, incoraggiando in qualche modo l’identificazione dei due martiri e dei loro discepoli.

Un altro aspetto emerso dal convegno è anche l’idenitità orientale del culto di San Valentino: nella tradizione “romana” compaiono i persiani Mario e Marta mentre in quella “ternana” c’è il greco Cratone.

“Nella Roma antica convivevano varie etnie, ognuno con un suo quartiere – spiega il vescovo Paglia – ebrei, greci, siriani, africani. Il culto di San Valentino cresce e si sviluppa sicuramente in una comunità orientale”. Se è ancora tutto da studiare questo rapporto con l’oriente (ci sono mosaici che lo riguardano anche a Ravenna) Fabrizio Mastroianni ha messo invece l’accento sul rapporto con la musica. “Non esiste un ufficio liturgico completo prima del 1886. Nel medioevo abbiamo soltanto citazioni in vari canti, e che confondono spesso il santo romano con il ternano. D’altra parte non dovrebbe stupirci se pensiamo che dall’VIII secolo fino al 1218 Terni non aveva un vescovo che potesse difenderne il culto e che la stessa basilica di San Valentino si trovava nel territorio della diocesi narnese”.

Insomma quello aperto dal convegno ternano è solo uno squarcio su un nuovo scenario da esplorare. La storia del santo più celebrato e meno conosciuto del mondo è ancora tutta da scrivere.

(Arnaldo Casali - Il Giornale dell’Umbria)

Add comment dicembre 13th, 2010

IN UMBRIA SEI NUOVE DELEGAZIONI DELL’ORDINE EQUESTRE DEL SANTO SEPOLCRO

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«Il lavoro per la costituzione delle Delegazioni – spiega il comm. dott.  Alberto Pasqualoni, preside della Sezione Umbria dell’Ordine – è cominciato all’inizio di quest’anno promuovendo sul territorio umbro numerosi incontri, con la partecipazione degli Ordinari Diocesani Membri dell’Ordine, nelle principali città della regione, dove maggiormente sono presenti i Cavalieri e le Dame».

«Le sei Delegazioni umbre – aggiunge il dott. Pasqualoni – sono state istituite con lo scopo di rendere sempre più capillare la presenza e l’azione dell’Ordine nel tessuto ecclesiale e sociale della regione, a sostegno delle opere caritative di Terra Santa. Le  Delegazioni sono quelle di Foligno, Gubbio, Orvieto, Perugia, Spoleto e Terni; ciascuna struttura coincide territorialmente con la giurisdizione ecclesiastica della Diocesi in cui è stata istituita (o più Diocesi vicine)».

Ciascuna Delegazione sarà guidata da un Delegato (laico) e da un Priore (Arcivescovo/Vescovo) che verranno affiancati nell’esercizio del proprio ruolo da un Consiglio di Delegazione (composto da un segretario, un cerimoniere, un tesoriere ed altri eventuali membri).

Con la costituzione delle Delegazioni si rafforzerà, per ogni Cavaliere e Dama, la pratica della vita cristiana e la promozione di iniziative atte a raccogliere offerte per aiutare le opere e le istituzioni culturali e caritative della Chiesa Cattolica in Terra Santa, le cui comunità vertono ormai da decenni in condizioni di grave necessità a causa del precario contesto in cui vivono.

I Cristiani in Terra Santa hanno subito, nello scorso secolo, un brusco declino demografico. Nel 1922 la presenza cristiana ammontava a 72.000 persone, pari al 10% dell’intera popolazione di Terra Santa, a confronto di 80.000 Ebrei e 600.000 musulmani. Oggi, il numero complessivo dei cristiani si aggira intorno a 180.000 persone (di cui solo 70.000 Cattolici): una cifra che potrebbe indurre a pensare a una crescita demografica, ma sarebbe un errore farlo: infatti, a fronte di un reale incremento demografico che vede cinque milioni di musulmani e cinque milioni e mezzo di Ebrei, i Cristiani rappresentano attualmente appena l’1,6% dell’intera popolazione.

I Cristiani in Terra Santa hanno subito, nello scorso secolo, un brusco declino demografico. Nel 1922 la presenza cristiana ammontava a 72.000 persone, pari al 10% dell’intera popolazione di Terra Santa, a confronto di 80.000 Ebrei e 600.000 musulmani. Oggi, il numero complessivo dei cristiani si aggira intorno a 180.000 persone (di cui solo 70.000 Cattolici): una cifra che potrebbe indurre a pensare a una crescita demografica, ma sarebbe un errore farlo: infatti, a fronte di un reale incremento demografico che vede cinque milioni di musulmani e cinque milioni e mezzo di Ebrei, i Cristiani rappresentano attualmente appena l’1,6% dell’intera popolazione.

È per questo motivo che oggi più che mai l’Ordine, a cui i Romani Pontefici hanno affidato nel tempo l’impegnativo compito del mantenimento del Patriarcato Latino di Gerusalemme, si adopera per sostenere le necessità della Chiesa Latina di Terra Santa, dal Seminario ai sacerdoti, dalle parrocchie e alle numerose opere educative rivolte all’infanzia ed alla gioventù, fino a progetti speciali, come la costruzione di complessi abitativi da destinare a giovani coppie di sposi e famiglie, il tutto per garantire ai fratelli cristiani gli strumenti per una vita dignitosa e disincentivare il triste fenomeno dell’emigrazione verso l’Europa e l’America. Un esodo silenzioso, spesso dimenticato nelle cronache di guerra, che può essere scongiurato grazie ad un aiuto concreto di cui i Cavalieri e le Dame del Santo Sepolcro di Gerusalemme sono testimoni e promotori, attraverso le strutture presenti in tutto il mondo, come le sei nuove Delegazioni umbre.


Add comment dicembre 11th, 2010

TERNI. MORTO DON OTTAVIO LAZZARIN

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E’ morto a Terni, a causa di una improvvisa malattia, all’età di 87 anni, don Ottavio Lazzarin canonico del capitolo della Cattedrale di Terni e officiante nella chiesa di San Giovannino.

Don Ottavio Lazzarin, nato a Agna (PD) nel 1923, dopo aver svolto gli studi seminariali a Padova, è giunto a Terni dove è stato ordinato sacerdote nel 1951 da mons. Dal Prà e quindi nominato parroco a Santa Maria dell’Oro dove ha prestato il suo servizio ministeriale per 40 anni.

Diplomato in Pastorale e Catechetica presso la Pontificia università Lateranense e laureato in Lettere all’università degli studi di Perugia ha svolto con grande passione il compito d’insegnante di religione e di lettere in varie scuole statali.

Nel suo lungo ministero sacerdotale, vissuto sempre con grande entusiasmo e sollecitudine pastorale, ha ricoperto prestigiosi incarichi in diocesi, dal 1988 come archivista presso l’Archivio diocesano e capitolare di Terni e quale responsabile della Biblioteca e dell’archivio diocesano di Narni.

Appassionato di studi storici, in particolare della storia del territorio ternano, ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Terni, inerenti sia la chiesa locale e la religione, sia la società civile, gli usi e i costumi del periodo tardo medievale e dell’età moderna.

Alcuni suoi articoli a carattere storico sono stati pubblicati su giornali locali.

Le esequie si sono svolte, sabato 11 dicembre, nella Cattedrale di Terni.

Add comment dicembre 11th, 2010

NARNI. I SOCI CHE AFFIANCHERANNO LA DIOCESI NEL CASTELLO SAN GIROLAMO

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Due costruttori di Terni ed uno di Todi. Sono queste le imprese che affiancheranno la Diocesi nel progetto di ristrutturazione del castello di San Girolamo. I nomi delle ditte sono: Società Edilizia Marconi srl di Todi, Società B. & P. srl di Terni e Società Iniziative Immobiliari srl di Terni. L’impresa tuderte è la stessa che da alcuni mesi sta effettuando lavori di sbancamento al bivio di Berardozzo, appena sotto il castello. In quell’area sorgerà un supermercato, ma vi passerà anche la nuova strada di collegamento tra la Flaminia e il piazzale del Suffragio. Per quanto riguarda le altre due ditte ternane, la prima fa capo ai costruttori Baldelli e Perotti, mentre l’altra sarebbe l’azienda di riferimento della Diocesi di Terni. Dunque la procedura per l’aggiudicazione definitiva del castello al pool di imprenditori locali va avanti a pieno ritmo e già nei prossimi giorni gli acquirenti potranno prendere possesso dell’immobile. Ci saranno tuttavia altre formalità da espletare, non ultima quella riguardante le autorizzazioni che dovrà dare la Soprintendenza ai beni culturali. Il castello non è particolarmente antico, ma accanto ad esso c’è una chiesa che invece ha molti secoli, antico convento francescano fondato dal cardinale Berardo Eroli nel 1471, e quindi deve essere tutelata in tutti i modi. Per quanto riguarda il progetto di trasformazione è stato confermato che in quello che era il teatro, situato all’interno di un immobile che si trova nelle adiacenze del castello, verrà realizzata una moderna sala attrezzata per realizzarvi congressi e meeting. Anche le vie di collegamento alla struttura verranno adeguate e ci sarà una nuova strada che proprio da Berardozzo permetterà di raggiungere gli ingressi laterali del castello.

Add comment dicembre 9th, 2010


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