CITTA’ DI CASTELLO. APERTURA DELL’ANNO VERONICHIANO
27 dicembre 2010

Con la traslazione del corpo della Santa dalla chiesa del monastero delle Cappuccine alla Basilica Cattedrale, domenica 26 dicembre 2010 si sono aperte le celebrazioni per il 350° anniversario della nascita di santa Veronica Giuliani. L’insigne reliquia del corpo della Santa rimarrà esposta in Cattedrale fino al 2 gennaio 2011.
In questo modo la Diocesi di Città di Castello intende dedicare un intero anno per approfondire la conoscenza della figura di questa grande mistica cappuccina (morta il 9 luglio 1727, dopo 50 anni di vita claustrale) e diffonderne ancora di più la devozione. Per questo motivo è stato anche riatttivato il Centro Studi “Santa Veronica Giuliani”, costituito nel 1978 e oggi diretto dal prof. don Romano Piccinelli. Unanimi consensi ha suscitato il partecipato momenti di preghiera e musica all’intero della Basilica Cattedrale, quando oltre mille persone hanno seguito, con compostezza e partecipazione, il concerto proposto dall’orchestra “Collegium Tiberinum”, dai Pueri Cantores “Beato Carlo Liviero” e dalla Corale “Marietta Aboni” e direto dal maestro Marcello Marini. Dopo l’introduzione del vescovo, mons. Domenico Cancian, è stato eseguito il “Gloria” di . Vivaldi, una poesia di santa Veronica – musicata dal maestro Carlo Pedini e affidata alle voci bianche – e il “Magnificat” tratto dai Vespri che lo stesso Pedini sta componendo in onore della Santa.
Di seguito la lettera del vescovo, Mons. DOMENICO CANCIAN, alla Diocesi per l’apertura dell’Anno Veronichiano:
Assieme a circa 500 tifernati ho partecipato all’Udienza del Santo Padre a Roma, nella Sala Nervi, mercoledì 15 dicembre 2010. Il Papa ha parlato al mondo intero della nostra santa Veronica. Una grande mistica che ha vissuto l’intera sua esistenza come monaca cappuccina (50 anni) nel monastero che da lei ha preso il nome e che tutti i tifernate conoscono molto bene: il monastero di santa Veronica. Anche perché il suo corpo è lì conservato.
Papa Benedetto l’ha presentata come appassionata sposa di Cristo crocifisso. Alla sua scuola, Veronica ha imparato ad amare donandosi alle sue sorelle, alla Chiesa è all’”universo mondo”. Avverte la sua missione come “uno stare in mezzo” tra gli uomini e Dio, tra i peccatori e Cristo crocifisso. Veronica arriva ad accogliere nel suo corpo le stimmate di Gesù. “In un istante – scrive -, io vidi uscire dalle Sue santissime piaghe cinque raggi risplendenti; e tutti vennero alla volta mia. Ed io vedevo questi raggi divenire come piccole fiamme. In quattro vi erano i chiodi; ed in una vi era la lancia, come d’oro, tutta infuocata: e mi passò il cuore, da banda a banda… e i chiodi passarono le mani e i piedi. Io sentii gran dolore; ma, nello stesso dolore, mi vedevo, mi sentivo tutta trasformata in Dio” (Diario, I, 897).
In questo modo lei fa una straordinaria esperienza dell’amore crocifisso, offrendosi per il bene della Chiesa e del mondo.
Dopo tre secoli, i tifernati avvertono la bellezza e la grandezza della sua intensa testimonianza, che continua ad affascinare, proprio perché ha amato con tutte le sue forze. La gente ha capito, tanto che il monastero è, tutt’ora, molto vivo nel cuore della Chiesa e della città. Non solo. Dal mondo intero vengono a Città di Castello anche per lei, Veronica. Oggi più che mai l’uomo ha bisogno di sentirsi amato e di poter amare in modo vero e appassionato, come ha testimoniato Veronica.
Per questo è doveroso riconoscimento ecclesiale e sociale la celebrazione del 350° anniversario della sua nascita. Il Papa stesso, che ho avuto la gioia di incontrare, mi ha espresso tutta la sua ammirazione per questa santa cappucina e ha assicurato la sua presenza spirituale alle prossime celebrazioni del 26 e 27 dicembre.
La Penitenzieria Apostolica ha concesso, su nostra richiesta, l’indulgenza plenaria.
Quest’anno, proprio vicino alla grande festa del Natale di Gesù, celebriamo dunque con gioiosa gratitudine anche il natale di Santa Veronica Giuliani, 350 anni fa.
Mi piace riassumere la sua vita così. Si legge nella sua storia che quando era piccola, mentre coglieva i fiori nell’orto di casa, le si era avvicinato un Bambino che le disse: “Io sono il vero fiore” e subito scomparve. Veronica, piena di gioia, si mise a correre dappertutto per rivedere quel Bambino, ma invano. Da allora la sua vita fu una incessante ricerca di Lui, ovvero dell’Amore. Una ricerca riuscita perché le sue ultime parole furono: “Ho trovato l’Amore, l’Amore si è lasciato vedere! Questa è la causa del mio patire. Ditelo a tutte, ditelo a tutte!”
Ci auguriamo che la nostra vita sia illuminata da quell’Amore che Gesù è venuto a rivelarci e che Veronica ha ben testimoniato.
Buon Natale! È un 2011 ricco di bene.
Con affetto
Domenico Cancian f.a.m., vescovo
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