TERNI. CONVEGNO SU SAN BONAVENTURA

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“Nudus et pauper” – Il significato della scelta francescana di povertà nell’interpretazione di Bonaventura da Bagnoregio – è il convegno in programma venerdi 1° Dicembre 2017 alle ore 16 al cenacolo San Marco di Terni in occasione dell’VIII centenario della nascita di San Bonaventura.

Il convegno è promosso dall’Istess con il contributo del MIBACTe la collaborazione della Facoltà di Teologia e della Scuola Superiore di Studi Medievali e Francescani della Pontificia Università Antonianum di Roma e il patrocinio del Centro Studi Bonaventuriani di Bagnoregio.

Aprirà il convegno padre Giuseppe Piemontese vescovo di Terni-Narni-Amelia, seguiranno le relazioni: “La rilettura della povertà francescana fatta da San Bonaventura, snodo delicato del passaggio dall’intuizione all’istituzione” a cura di padre Prospero Rivi – Antonianum di Bologna; “Poveri ma tenaci: Fedele da Fanna, Bernardino da Portogruaro e l’edizione dell’Opera Omnia di Bonaventura” a cura di Barbara Faes – Antonianum di Roma; “Dal Doctor Seraphicus a San Bonaventura. Due opere d’arte umbre a confronto: l’arazzo del Sacro Convento e la pala di Piermatteo d’Amelia per i frati conventuali di Terni” a cura di Giuseppe Cassio – storico dell’arte. Presiede e modera padre Pietro Messa – Antonianum di Roma. Conclude Stefania Parisi direttore Istess.

Giovanni Fidanza nacque a Bagnoregio (Viterbo) nel 1218. Bambino fu guarito da san Francesco, che avrebbe esclamato: « Oh bona ventura ». Gli rimase per nome ed egli fu davvero una «buona ventura» per la Chiesa. Studiò a Parigi e durante il suo soggiorno in Francia, entrò nell’Ordine dei Frati Minori. Insegnò teologia all’università di Parigi e formò intorno a sé una reputatissima scuola. Nel 1257 venne eletto generale dell’Ordine francescano, carica che mantenne per diciassette anni con impegno al punto da essere definito secondo fondatore dell’Ordine. Scrisse numerose opere di carattere teologico e mistico ed importante fu la «Legenda maior», biografia ufficiale di San Francesco, a cui si ispirò Giotto per il ciclo delle Storie di San Francesco. Fu nominato vescovo di Albano e cardinale. Partecipò al II Concilio di Lione che, grazie anche al suo contributo, segnò un riavvicinamento fra Chiesa latina e Chiesa greca. Proprio durante il Concilio, morì a Lione, il 15 luglio 1274.

FRANCESCANI UMBRIA: LE TRE “FAMIGLIE” IN UDIENZA DA PAPA FRANCESCO

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“La minorità si vive prima di tutto nella relazione con i fratelli che il Signore ci ha donato”. Lo ha spiegato il Papa alle famiglie francescane, ricevute oggi in udienza. Come? “Evitando qualsiasi comportamento di superiorità”, ha ammonito Francesco: “Questo vuol dire sradicare i giudizi facili sugli altri e il parlare male dei fratelli alle loro spalle; rigettare la tentazione di usare l’autorità per sottomettere gli altri; evitare di ‘far pagare’ i favori che facciamo agli altri mentre quelli degli altri a noi li consideriamo dovuti; allontanare da noi l’ira e il turbamento per il peccato del fratello”.

“Si vive la minorità come espressione della povertà che avete professato – ha spiegato il Papa – quando si coltiva uno spirito di non appropriazione nelle relazioni; quando si valorizza il positivo che c’è nell’altro, come dono che viene dal Signore; quando, specialmente i ministri, esercitano il servizio dell’autorità con misericordia”.

“Senza misericordia non c’è né fraternità né minorità”, il monito di Francesco: “La necessità di esprimere la vostra fraternità in Cristo fa sì che le vostre relazioni interpersonali seguano il dinamismo della carità, per cui, mentre la giustizia vi porterà a riconoscere i diritti di ciascuno, la carità trascende questi diritti e vi chiama alla comunione fraterna; perché non sono i diritti che voi amate, ma i fratelli, che dovete accogliere con rispetto, comprensione e misericordia”. Al riguardo il Papa ha ribadito: “Non sono i diritti che voi amate, ma i fratelli, che dovete accogliere con rispetto, comprensione e misericordia. I fratelli sono l’importante, non le strutture”.

“La vita di Francesco è stata segnata dall’incontro con Dio povero, presente in mezzo a noi in Gesù di Nazareth: una presenza umile e nascosta che il Poverello adora e contempla nell’Incarnazione, nella Croce e nell’Eucaristia” – ha spiegato il Papa. “Una delle immagini evangeliche che più impressionò Francesco è quella della lavanda dei piedi ai discepoli nell’Ultima Cena”, ha proseguito, definendo la minorità francescana un “luogo di incontro e di comunione con Dio; luogo di incontro e di comunione con i fratelli e con tutti gli uomini e le donne; luogo di incontro e di comunione con il creato”.

In san Francesco, ha ricordato, “la minorità, pur non mancando di motivazioni ascetiche e sociali, nasce dalla contemplazione dell’incarnazione del Figlio di Dio e la riassume nell’immagine del farsi piccolo, come un seme. È la stessa logica del ‘farsi povero da ricco che era’. La logica della ‘spogliazione’, che Francesco attuò alla lettera quando si spogliò, fino alla nudità, di tutti i beni terreni, per donarsi interamente a Dio e ai fratelli”.

“La minorità caratterizza in modo speciale la vostra relazione con Dio”, ha detto il Papa ai presenti: “Per san Francesco l’uomo non ha nulla di suo se non il proprio peccato, e vale quanto vale davanti a Dio e nulla più. Per questo la vostra relazione con lui dev’essere quella di un bambino: umile e confidente e, come quella del pubblicano del Vangelo, consapevole del suo peccato. E attenzione all’orgoglio spirituale, all’orgoglio farisaico: è la peggiore delle mondanità”.

Altra caratteristica della spiritualità francescana “è quella di essere una spiritualità di restituzione a Dio”: “Tutto il bene che c’è in noi o che noi possiamo fare è dono di colui che per san Francesco era il bene, e tutto va restituito all’altissimo, onnipotente e buon Signore. Lo facciamo attraverso la lode, lo facciamo quando viviamo secondo la logica evangelica del dono, che ci porta a uscire da noi stessi per incontrare gli altri e accoglierli nella nostra vita”.

“La minorità va anche vissuta in relazione a tutti gli uomini e le donne con cui vi incontrate nel vostro andare per il mondo, evitando con la massima cura ogni atteggiamento di superiorità che vi possa allontanare dagli altri”. È la raccomandazione del Papa. “San Francesco – ha ricordato – esprime chiaramente questa istanza nei due capitoli della Regola non bollata dove mette in rapporto la scelta di non appropriarsi di nulla con l’accoglienza benevola di ogni persona fino alla condivisione della vita con i più disprezzati, con quelli che sono considerati veramente i minori dalla società”.

I frati, inoltre, “devono essere lieti quando vivono tra persone di poco conto e disprezzate, tra poveri e deboli, tra infermi e lebbrosi, e tra i mendicanti lungo la strada”. Di qui la necessità di chiedersi: “Dove stiamo? Con chi stiamo? Con chi siamo in relazione? Chi sono i nostri preferiti? E, dato che la minorità interpella non solo la fraternità ma ciascuno dei suoi componenti, è opportuno che ognuno faccia l’esame di coscienza sul proprio stile di vita; sulle spese, sul vestire, su quello che considera necessario”. “E, per favore, quando fate qualche attività per i più piccoli”, gli esclusi e gli ultimi, non fatelo mai da un piedistallo di superiorità”, ha sottolineato il Papa: “Pensate piuttosto che tutto quello che fate per loro è un modo di restituire ciò che gratuitamente avete ricevuto”. “Aprite i vostri cuori e abbracciate i lebbrosi del nostro tempo, e, dopo aver preso coscienza della misericordia che il Signore vi ha usato, usate con essi misericordia, come la usò il vostro padre san Francesco”, l’invito di Francesco, che ha raccomandato ai francescani di prendersi cura anche degli “immigrati che cercano una vita degna” e di “tutti quelli che vivono nelle periferie esistenziali, privati di dignità e anche della luce del Vangelo”, così come degli ammalati e degli infermi.

Entrare in “dialogo con tutto il creato”, “superando qualunque calcolo economico o romanticismo irrazionale”. È la consegna finale del Papa alle famiglie francescane. Per il Santo di Assisi, ha ricordato Francesco, “il creato era come uno splendido libro nel quale Dio ci parla e ci trasmette qualcosa della sua bellezza. La creazione è come una sorella, con la quale condividiamo l’esistenza, e come una madre bella che ci accoglie tra le sue braccia”. “Oggi questa sorella e madre si ribella perché si sente maltrattata”, le parole del Papa: “Davanti al deteriorarsi globale dell’ambiente, vi chiedo che come figli del Poverello entriate in dialogo con tutto il creato, prestandogli la vostra voce per lodare il Creatore, e, come faceva san Francesco, abbiate per esso una particolare cura, superando qualunque calcolo economico o romanticismo irrazionale. Collaborate con varie iniziative alla cura della casa comune, ricordando sempre la stretta relazione che c’è tra i poveri e la fragilità del pianeta, tra economia, sviluppo, cura del creato e opzione per i poveri”.

 

ASSISI. CONVEGNO DI FORMAZIONE SUL “SOVVENIRE”

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Capire le modalità e i benefici derivanti dalla destinazione dell’8xmille o delle donazioni liberali. Rivolgendosi sia ai parroci che ai cittadini che vogliono fare un’offerta alla Chiesa cattolica il convegno dal titolo: “Formazione diocesana sul sovvenire” che si terrà venerdì 24 novembre, dalle 18,30 alla Domus Pacis di Santa Maria degli Angeli, “vuole aiutare un vasto pubblico a conoscere, comprendere e decidere. Un incontro rivolto a tutti e in particolare a sacerdoti, religiosi e religiose, membri dei consigli pastorali e degli affari economici, aggregazioni laicali, commercialisti e fedeli per richiamare la loro attenzione su un argomento di fondamentale importanza che merita di essere diffuso e comunicato al fine di sensibilizzarne il valore”, si legge in un comunicato della diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino.

“Invito tutti a partecipare a questo interessante appuntamento – rende noto l’incaricato diocesano per il Sovvenire, Eduardo D’Amico – in quanto è necessario conoscere gli aspetti del sostegno economico alla chiesa cattolica, per darne visibilità e spiegarne altresì la normativa di riferimento. L’incontro è volto a presentare questo servizio ecclesiale a coloro che non lo conoscono e, al tempo stesso, consentire un approfondimento per coloro che ne conoscono solo qualche aspetto, ma anche a rendere noto, nel rispetto della trasparenza, a quali scopi la Chiesa destina i fondi ricevuti”.

Come da programma, dopo i saluti di Edoardo D’Amico che aprirà i lavori, interverranno il vescovo di Assisi–Nocera Umbra–Gualdo Tadino, mons. Domenico Sorrentino, il vescovo delegato dalla Ceu per il sovvenire, mons. Mario Ceccobelli, il delegato nazionale della Cei, Paolo Cortellessa, che terrà la relazione esplicativa. La seconda parte sarà aperta al dibattito e alle domande del pubblico.

Per informazioni: www.sovvenire.it

ASSISI. IL GIARDINO DEI GIUSTI NEL NETWORK INTERNAZIONALE DI GARIWO

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Il giardino dei Giusti di Assisi è entrato a far parte del network di Gariwo, la foresta dei Giusti, fondata da Gabriele Nissim per attualizzare il concetto di Giusto di Yad Vashem ai nostri giorni. “Uno strumento moderno, al passo con i tempi – si legge in una nota della diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino – per mettere in sinergia le diverse realtà ed esperienze ormai diffuse in diverse parti del mondo”.

“Attraverso la partecipazione della ideatrice del Museo della memoria, Marina Rosati, alla convention internazionale che si è tenuta nei giorni scorsi a Milano – prosegue la nota – anche Assisi è nel network che vuole mettere in evidenza storie, eventi, situazioni proprie di ciascun Giardino secondo un percorso di valorizzazione del bene”.

Durante l’incontro “sono state messe in evidenze le tante tragedie del nostro tempo. Se la Shoah è stato un crimine contro il popolo ebraico, l’eccidio degli armeni, la persecuzione in Rwanda, il fenomeno terroristico sono altrettante tragedie che l’umanità non può dimenticare”.

Tra le testimonianze, quella di Hamady ben Abdesslem, giusto contro il terrorismo, che nel 2015 ha salvato la vita a un gruppo di italiani nel corso dell’attentato al Bardo di Tunisi e quella di Françoise Kankindi, presidente dell’onlus Bene Rwanda che ha raccontato l’eccidio perpetrato nei confronti dei tutsi e come si sta ricostruendo il Paese. L’accademica Anna Foa ha invece sottolineato “il preoccupante innalzamento dal basso del livello di odio e razzismo”.

NORCIA. DALLA UE 28 MLN DI EURO PER RICOSTRUZIONE UMBRIA E BASILICA SAN BENEDETTO

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La Commissione europea stanzierà 28 milioni di euro dei fondi della politica di coesione “a favore del rilancio dell’attività economica di una regione, l’Umbria, colpita da gravi eventi sismici”: di questi fondi, 5 milioni saranno destinati alla ricostruzione della basilica di San Benedetto a Norcia. Lo comunica una nota del palazzo Berlaymont di Bruxelles. A ciò si aggiunge un cofinanziamento italiano di pari importo. In totale 400 milioni di euro di fondi nazionali e dell’Ue contribuiranno alla ricostruzione e al rilancio dell’economia delle quattro regioni, Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, colpite dal terremoto nel 2016 e 2017. In questo contesto la ricostruzione della basilica beneficerà complessivamente di finanziamenti per 10 milioni di euro.

Corina Cretu, commissaria responsabile per la politica regionale, dichiara: “La ricostruzione di questo gioiello del patrimonio culturale europeo a Norcia con fondi della politica di coesione sarà un simbolo duraturo della solidarietà dell’Unione nei confronti dell’Italia, come ricordato dal presidente Juncker. L’esempio della basilica di San Benedetto da Norcia, santo patrono d’Europa, restituita al suo antico splendore con il contributo di giovani volontari provenienti da Francia, Grecia o Ungheria, ispirerà le future generazioni di europei”.

GIORNATA NAZIONALE DELLE OFFERTE PER IL SOSTENTAMENTO CLERO

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Il 26 novembre, domenica dedicata a Cristo Re, si terrà la Giornata Nazionale delle offerte per il sostentamento clero.

L’appuntamento annuale richiama l’attenzione dei fedeli sull’opera instancabile dei 35mila sacerdoti sempre in mezzo a noi e pronti ad aiutarci nelle fatiche della vita. Le Offerte sono dedicate al loro sostentamento.
Le Offerte per il sostentamento dei sacerdoti sono lo strumento che permette a ogni fedele di contribuire, secondo un principio di corresponsabilità, al sostentamento di tutti i sacerdoti diocesani, che assicurano una presenza costante in tutte le parrocchie per annunciare il Vangelo e supportare le comunità.
I sacerdoti si affidano quindi alla comunità, per essere liberi di servire tutti, senza dover pensare al proprio sostentamento. Essi dedicano la vita agli altri con una presenza costante che si declina in gesti a volte coraggiosi e a volte semplici di vicinanza.
Destinate all’Istituto Centrale Sostentamento Clero, queste Offerte sono uno strumento perequativo e di solidarietà nazionale scaturito dalla revisione concordataria del 1984, per sostenere l’attività pastorale dei 35mila sacerdoti diocesani. Infatti da quasi 30 anni i sacerdoti non ricevono più uno stipendio dallo Stato ed è responsabilità di ogni fedele partecipare al loro sostentamento, anche attraverso queste Offerte. Ogni importo è deducibile dalla dichiarazione dei redditi. E’ un piccolo gesto, ma anche una scelta di fraternità di vita nella Chiesa di cui siamo parte.

Come contribuire al sostentamento dei preti diocesani

Ecco i quattro canali per contribuire al sostentamento dei sacerdoti diocesani:

  • conto corrente postale n. 57803009 intestato a ‘Istituto centrale sostentamento clero – Erogazioni liberali’, via Aurelia 796, 00165 Roma
  • con carte di credito CartaSì, tramite numero verde 800 825 000 o direttamente sul sito www.insiemeaisacerdoti.it
  • con bonifico bancario. La lista dei conti disponibili è sul sito www.insiemeaisacerdoti.it
  • con un’Offerta diretta all’Istituto diocesano sostentamento clero (Idsc) della tua diocesi, individuandolo sull’elenco telefonico o sul sito www.insiemeaisacerdoti.it

Basta un’offerta per ricevere a casa per un anno la rivista ‘Sovvenire’ (disponibile anche in pdf sul sito www.sovvenire.it), trimestrale d’informazione Cei sul sostegno economico alla Chiesa e punto di riferimento per la comunità dei donatori italiani che, oltre a rendicontare con trasparenza gli interventi 8xmille, racconta da quasi trent’anni le opere e la missione di circa 36mila preti diocesani, compresi 600 missionari nel Terzo mondo.

ASSISI. LE NIPOTI DI GINO BARTALI IN VISITA DAL VESCOVO SORRENTINO

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Le nipoti di Gino Bartali, figlie di Andrea scomparso nel giugno scorso, hanno fatto visita al vescovo di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino monsignor Domenico Sorrentino. “Si è trattato di un incontro molto cordiale nel ricordo del nonno – ha sottolineato il prelato – e del bene che seppe fare in favore di tante persone perseguitate“.

In particolare Gioia e Stella hanno messo in evidenza la sua profonda fede e riservatezza, meno note ma non meno importanti rispetto alla fama sportiva, che lo hanno portato a salvare centinaia di ebrei negli anni ’43-’44. Il ciclista fiorentino entrò così in contatto con l’organizzazione clandestina di Assisi che faceva capo al vescovo Nicolini, che Bartali conosceva già prima della seconda guerra mondiale. A questo proposito le figlie di Andrea Bartali hanno fatto presente al vescovo Sorrentino il desiderio di portare in Assisi la cappellina di famiglia dove il nonno si ritirava in preghiera. Un desiderio avvalorato proprio dalla storia che lega il ciclista toscano alla città di Assisi dove peraltro è già attivo il Museo della memoria 1943-1944.

PERUGIA. LE CELEBRAZIONI PER LA GIORNATA MONDIALE DEI POVERI

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“Il Santo Padre ci propone di superare una carità episodica, non coinvolgente, in favore di un impegno fattivo e costante a fianco dei poveri. Se noi cristiani vogliamo incontrare realmente Cristo, dobbiamo toccare il suo corpo piagato in quello dei poveri. Per questo occorre adottare stili di vita diversi: occorre reagire alla cultura dello scarto e dello spreco facendo propria la cultura dell’incontro, dell’andare verso coloro che hanno bisogno”. Lo ha affermato ieri il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, durante la celebrazione eucaristica nella prima Giornata mondiale dei poveri. Per l’occasione ha inaugurato il centro parrocchiale per anziani “Madre Teresa di Calcutta” a San Biagio della Valle, a Marsciano: si tratta di una struttura completamente ristrutturata per volontà dell’attuale parroco don Marco Merlini e del suo predecessore don Primo Alberati, grazie anche ai fondi statali per la ricostruzione a seguito del terremoto del 2009. Come segno importante della vicinanza ai poveri, le offerte raccolte durante la celebrazione, come è avvenuto domenica scorsa in tutte le parrocchie dell’arcidiocesi perugino-pievese, sosterranno le iniziative socio-caritative della Caritas diocesana, tra cui le opere-segno che accolgono oltre 200 persone all’anno e i quattro Empori della Solidarietà dislocati sul territorio.

Nella stessa occasione, il card. Bassetti ha anche celebrato a livello diocesano la Giornata del ringraziamento per i frutti della terra e del lavoro dell’uomo. “Questa madre – ha osservato – piange perché i suoi figli la deturpano, mentre Dio chiama gli uomini a custodire il creato, e di questo dovremo rendere conto”.

Non è mancato un riferimento alla visita che ha compiuto in estate ai luoghi colpiti dal terremoto, in particolare ad Amatrice. “Guardando la montagna prospiciente la cittadina – ha ricordato Bassetti – la si vedeva tutta incendiata. Si distinguevano nettamente ben quattro focolai. E mentre il terremoto è una calamità naturale, quell’incendio era opera dell’uomo”. “Ricordiamolo sempre: il rispetto del creato – ha concluso – è rispetto dell’uomo”.

 

AMELIA. FESTA DELLA PATRONA SANTA FERMINA

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Venerdì 24 novembre ad Amelia si celebrerà la festa di Santa Fermina, patrona della città e copatrona della diocesi di Terni-Narni-Amelia. Una celebrazione che è un evento comunitario religioso e civile, un incontro annuale tra Amelia e Civitavecchia per rinsaldare il gemellaggio tra le due città nel nome della comune patrona Fermina, giovane martire del III secolo. Due saranno i principali momenti liturgici di venerdì 24 novembre: alle ore 11.15 la celebrazione nella Cattedrale presieduta dal vescovo di Civitavecchia-Tarquinia mons. Luigi Marrucci con i sacerdoti di Civitavecchia, alla presenza dei pellegrini, delle autorità e rappresentanze della città laziale, insieme ai bambini del catechismo e fedeli di Amelia. Al termine ci sarà l’omaggio ai pellegrini e autorità con l’esibizione del complesso bandistico “Città di Amelia” e la premiazione degli alunni del concorso “S.Fermina” riservato alle scuole dell’amerino.
Alle ore 17.30 la solenne celebrazione nella Cattedrale di Amelia sarà presieduta da padre Giuseppe Piemontese, vescovo di Terni-Narni-Amelia, alla presenza dei sacerdoti della diocesi e dei sindaci di Civitavecchia, Amelia, Alviano, Attigliano, Giove, Guardea, Lugnano in Teverina e Penna in Teverina, animata dalla corale “Amerina”. La celebrazione sarà preceduta alle 17 dalla rievocazione storica della pesatura e offerta dei ceri, secondo gli Statuti del 1346 e dall’accensione dei ceri con la “Fiaccola S. Fermina” portata dalle associazioni sportive di Civitavecchia. Nei tradizionali abiti del Trecento, i rappresentanti dei borghi del territorio comunale offrono alla patrona grossi ceri il cui peso equivale simbolicamente a quello dei nuclei familiari presenti nel borgo che essi amministrano.

SANTA FERMINA
Di origini romane, Fermina si convertì giovanissima al Cristianesimo, con impegno ed entusiasmo si consacrò all’apostolato, convertendo tantissime persone, sollecitata da una fede fervida e operosa. Secondo la sua passio, che non è anteriore al sec. VI, Fermina era una vergine romana figlia dello stesso praefectus urbis, Calpurnio. Da Roma la famiglia si trasferì a Civitavecchia e quindi ad Amelia. La giovane Fermina qui visse una vita eremitica, rivolgendo ai fedeli parole di conforto esortandoli coraggiosamente alla fede e all’amore.
Un consularis Olimpiade, che aveva tentato di sedurla, fu da lei convertito e diede poi la vita per la fede. Fermina seppellì il martire in un suo fondo detto Agulianus a circa otto miglia da Amelia il 1° dicembre.

Denunciata come cristiana, Fermina fu arrestata e condotta davanti al giudice Megezio il quale, nemico acerrimo dei cristiani, la sottopose a minacce e tormenti più spietati che non spezzarono però il suo coraggioso rifiuto di rinnegare la fede cristiana. Più tardi anche lei subì il martirio. Era il 24 novembre del 304 d. C quando la giovane Fermina fu martirizzata dal Prefetto romano di Amelia, Magenzio. Dopo numerosi tormenti, appesa con i capelli alla colonna (la tradizione vuole che sia quella posta all’ingresso del Duomo), mentre veniva torturata con le fiamme, Fermina morì pregando il Signore per sé e per i suoi persecutori. Molti vedendola morire in quel modo si convertirono al Vangelo. I resti del prezioso corpo vennero segretamente sepolti con grande venerazione dai Cristiani, fuori le mura di Amelia, e vi restarono occulti per circa sei secoli. Furono ritrovati nell’anno 870 e da allora sono solennemente custoditi nella Cattedrale di Amelia.
Le si attribuiscono numerosi miracoli, uno dei quali avvenne durante la navigazione verso Civitavecchia (allora Centumcellae); una violenta tempesta che infuriava in mare sulle imbarcazioni venne placata dall’intervento miracoloso della vergine Fermina. La santa sostò per un periodo in una grotta del porto, sulla quale è stato successivamente costruito il Forte Michelangelo. Per questo è anche la protettrice dei naviganti.

Dopo oltre 17 secoli, Fermina è un esempio di come amare il Signore, anche in mezzo ai sacrifici, ai problemi, alle difficoltà della vita e, le celebrazioni in suo onore, mostrano, ancora oggi, l’intensa devozione che la popolazione locale da secoli destina alla propria patrona. La festa di Santa Fermina a Civitavecchia si celebra il 28 Aprile, giorno in cui giunsero nella città le reliquie donate dalla città di Amelia (28 aprile 1647).