ASSISI. PRESTO I LAVORI DI RESTAURO DEL SACRO TUGURIO

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“Annuncio con gioia che presto avranno inizio i lavori di restauro del Sacro Tugurio di Assisi grazie alla generosità di un moderno mecenate”. A dare la notizia è padre Gianmarco Arrigoni, parroco del santuario di san Francesco a Rivotorto di Assisi, che ha accolto la proposta dell’Associazione culturale “Tota Pulchra” fondata l’8 maggio 2016 da monsignor Jean-Marie Gervais, prefetto coadiutore del Capitolo Vaticano e membro della Penitenzieria Apostolica.

In qualità di presidente dell’associazione, assieme al direttore artistico Mario Tarroni, monsignor Gervais ha spiegato che parte dei proventi della mostra “I colori dell’Infinito”, che sarà inaugurata al Palazzo della Cancelleria di Roma il prossimo 10 febbraio e che vedrà esposte fino al 18 del mese una serie di opere dell’artista umbro Luigi Tosti, saranno destinati al restauro di quella che fu una delle prime dimore di san Francesco custodita nel santuario di Rivotorto che sorge sulla sommità del monte Subasio tra Perugia e Foligno.

Il Sacro Tugurio, modestissimo riparo scelto intorno al 1208 da san Francesco come luogo di dimora per sé e per i suoi primi compagni, anche definito come “la culla della Fraternità francescana” – si ricorda in una nota – è tra quei monumenti secolari del Centro Italia rimasti lesionati nel corso dei terremoti del 24 agosto e del 30 ottobre scorsi. Tra gli enormi danni subiti dal patrimonio artistico-culturale di Lazio, Marche, Abruzzo e Umbria si annovera anche il luogo dove secondo la tradizione il santo, poi nominato patrono d’Italia da Pio XII nel 1939, dettò la Prima Regola, approvata da Innocenzo III nel 1209 e definita in seguito “Protoregola”, e chiamò Frati Minori i suoi discepoli, iniziando con loro la pratica della mortificazione interiore ed esteriore in santa povertà, dedicando la vita alla preghiera, al raccoglimento e al lavoro manuale.

CITTA’ DI CASTELLO. UN LIBRO SU DONNE E LAVORO NELL’ALTA VALLE DEL TEVERE

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Sarà presentato anche a Città di Castello, il prossimo 20 gennaio, il nuovo libro di Claudio Cherubini, studioso di storia economica contemporanea e autore di numerose pubblicazioni relative all’Alta Valle del Tevere. Il saggio, intitolato “Una storia in disparte. Il lavoro delle donne e la prima industrializzazione a Sansepolcro e in Valtiberina Toscana”, verrà illustrato da Alvaro Tacchini, presidente dell’Istituto di storia politica e sociale “Venanzio Gabriotti” di Città di Castello, che metterà in evidenza le specificità della storia economica della parte toscana dell’Alta Valle del Tevere e le sue relazioni con la parte umbra. Interverranno anche Alessandra Lanciotti, dell’Università degli Studi di Perugia, e Giorgio Zangarelli, della Editrice Pliniana di Selci-Lama.

L’iniziativa è organizzata dalla Biblioteca diocesana “Storti – Guerri” in collaborazione con l’Associazione storica dell’Alta Valle del Tevere. Appuntamento venerdì 20 gennaio alle 17.30, presso la sala conferenze al piano terra del Seminario vescovile a Città di Castello (Pomerio San Girolamo 2).

ASSISI. “IL SINODO IN PILLOLE”

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Brevi videomessaggi nei quali il vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, monsignor Domenico Sorrentino, sintetizza i capitoli del libro del Sinodo recentemente pubblicato, “Tu sei la nostra gioia”. Si chiamano “Il sinodo in pillole” e vogliono essere “un modo agile – spiega il vescovo – di aiutare la comunità a comprendere l’importanza di questo libro che traccia il percorso che abbiamo condiviso attraverso il Sinodo diocesano”.

Monsignor Sorrentino esorta alla lettura integrale del testo, aggiungendo però che “attraverso questi brevi riassunti, queste ‘pillole’, che sintetizzano il contenuto di ciascun capitalo, i lettori sono aiutati nell’apprendimento e nell’assimilazione dei contenuti”.

Le “pillole”, 13 in tutto, vengono messe in rete a cadenza quindicinale. “Con le dovute cautele e attenzioni anche la Chiesa – conclude il presule – si deve adeguare ai nuovi strumenti tecnologici che la comunicazione ci mette a disposizione. Vogliamo dare e avere informazioni in tempo reale. Vogliamo sempre più essere alla portata della gente, con un’attenzione speciale ai giovani, ridando slancio all’annuncio del Vangelo. Anche questo è essere ‘chiesa in uscita’, come ci chiede papa Francesco”.

I video sono disponibili sulla pagina Facebook della diocesi e sulla homepage del sito diocesano.

TERNI. LA STATUA DELLA MADONNA DI FATIMA HA LASCIATO IL DUOMO

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Con la celebrazione nel Duomo di Terni presieduta dal vescovo, Mons. Giuseppe Piemontese, si è concluso il pellegrinaggio della statua della Madonna di Fatima a Terni in occasione delle celebrazioni in onore del venerabile Giunio Tinarelli per il 61esimo anniversario della morte e nel centenario delle apparizioni della Madonna ai tre pastorelli in Portogallo.

Tre giorni solenni con Maria che hanno raccolto tanti fedeli in Cattedrale, che hanno voluto manifestare il loro amore e la loro devozione ma anche per raccogliere conforto e consolazione dalla Madonna, come avvenuto in occasione della visita in carcere, al monastero delle carmelitane scalze di Macchia di Bussone, al centro geriatrico di Collerolletta e nell’ospedale Santa Maria di Terni, nei vari incontri che si sono succeduti in questi giorni.

Numerosi i volontari presenti alla celebrazione in rappresentanza di varie associazioni di Terni e Perugia dell’Unitalsi, del Centro Volontari della sofferenza e dei Silenziosi operai della Croce, insieme ai cavalieri e dame del Santo Sepolcro di Gerusalemme, ai sacerdoti del capitolo della Cattedrale di Terni, al sindaco di Terni, Leopoldo Di Girolamo, e alle altre autorità civili e militari.

“Maria che un secolo fa è apparsa a tre pastorelli a Fatima – ha detto il vescovo nell’omelia – ha affidato loro il messaggio di richiamare l’umanità alla conversione, ad incontrare il Signore a fare penitenze e ritornare al Vangelo, attraverso la preghiera del Rosario, della consacrazione di se stessi al cuore immacolato di Maria ed anche attraverso una vita fatta di preghiera, di penitenza, di carità e di amore. Maria ci chiama a convertirci, a vivere il nostro percorso di fede nella esperienza quotidiana, facendo la volontà di Dio che è il fulcro della vita cristiana e che è stata la via maestra del venerabile Giunio Tinarelli”.

Ricordando la figura e la testimonianza di Tinarelli, giovane operaio ternano, cristiano laico nella quotidianità dell’esistenza, maestro e modello di fede e speranza nella sofferenza ne ha sottolineato il difficile cammino di vita: “cittadino, lavoratore e operaio ha dovuto attraversare un cammino di fede, si è posto nella scia della volontà di Dio, vivendo con intensità la sua missione di operaio delle acciaierie, la fatica di ogni giorno nello spirito di accettazione della volontà di Dio – ha aggiunto il vescovo. E poi la sofferenza che, come per chiunque, capita inaspettata e pesante, che non riusciamo a comprenderne il senso, a sopportarla, ci ribelliamo con tutte le nostre forze, ma questo fa parte della nostra umanità.

La testimonianza di Giunio Tinarelli nel fare la volontà di Dio, nell’accettare e trasfigurare la sua sofferenza sull’esempio di Gesù, in compagnia di Maria può aiutarci a dare speranza e vigore alle nostre sofferenze nella nostra vita. Oggi è estremamente difficile confortare chi vive la sofferenza soprattutto se non è animato dalla fede; quando arriva una sofferenza grave si diventa scartati, emarginati: questa è un po’ la mentalità generale. Le nostre associazioni cattoliche che si occupano dei malati, i cristiani, sono chiamati a insegnare in che modo rispettare, amare, valorizzare, trasformare la sofferenza in dignità, in atto di amore verso il Signore, verso le persone che soffrono e verso noi stessi e le comunità cristiane. Questa è la grande lezione di Giunio Tinarelli, il suo letto è diventato cattedra dalla quale far trasparire il messaggio del Signore, di speranza per tutti coloro che soffrono sulla terra. Lo ha fatto attraverso la sua adesione ai vari movimenti, perché in questo, in compagnia di Gesù e in comunione con tanti altri sofferenti, traeva insegnamento e la forza per prendere vigore e andare avanti.

Una testimonianza vicina a noi, così familiare che ci appartiene – ha concluso Mons. Piemontese – non perché vogliamo esaltare la sofferenza ma imparare ad accettarla con dignità e a trasformarla in atto di amore per gli altri. E’ un duro cammino da fare insieme che prende forza dall’Eucarestia per accogliere il messaggio di vita e trasmetterla a coloro che ci sono accanto e che attendono da noi una parola di speranza”.

TERNI. IL CARD. BASSETTI: “TINARELLI HA TRASFORMATO LA MALATTIA IN REDENZIONE E RISCATTO”

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“Giunio Tinarelli ha lasciato a tutti noi l’esempio per trasformare una devastante malattia in occasione di redenzione e di riscatto; per trasformare un letto di dolore in una cattedra dalla quale si insegna una verità profonda e scomoda, specie ai nostri giorni: il dolore umilia la persona umana solo se vissuto nella disperazione, mentre si trasforma in occasione di forte testimonianza di fede e di coraggio, se affrontato per amore di Dio e dei fratelli”.

Così lo ha ricordato , nel 61° anniversario della morte, l’arcivescovo di Perugia, il cardinale Gualtiero Bassetti, nel corso della catechesi in Duomo, di venerdì.

“Nella sofferenza, anche quella più tragica – ha aggiunto il cardinale – ogni persona non solo può conservare intatta la sua dignità, ma può svolgere un’azione benefica verso di sé e quanti le stanno attorno. E’ difficile accettare questo per la mentalità di oggi e di ogni tempo. Perché la sofferenza mortifica, annulla, distrugge, fa disperare. E’ immenso il valore soprannaturale e persino sociale della sofferenza e dell’offerta. Nella società dell’efficienza, dell’apparenza e della fisicità, dove il dolore e la morte vengono posti ai margini o negati, tante persone malate si sentono esseri inutili, umiliati ed emarginati, tollerati come un peso, la cui vita ormai non ha più un senso, tanto da spingere addirittura alla ricerca della morte procurata”.

“Accanto al patimento fisico, c’è quello morale e quello psicologico. – ha aggiunto il cardinale Bassetti – a volte, queste diverse forme del patire coesistono, nelle persone come nella società, provocando drammi sociali enormi. E’ in questa realtà tragica che si inserisce il misterioso piano di Dio di manifestare il suo amore verso ogni creatura. Il Signore è venuto a liberarci da ogni male: da quello assoluto che è il peccato, fino alle sue manifestazioni personali e ricadute sociali. Unirsi alla passione di Cristo, è questo un tema caro al venerabile Giunio Tinarelli, sull’esempio del quale noi capiamo come la vita può avere un senso anche nella sofferenza più tragica e parimenti scorgiamo la responsabilità che tutti noi abbiamo di farci prossimo verso quanti sono nel dolore e nella malattia, ben sapendo che il Signore ci giudicherà sull’impegno che avremo posto per alleviare le sofferenze dei fratelli, di tutti i sofferenti: i poveri, gli affamati, gli assetati, gli ignudi, i forestieri, i carcerati, gli ammalati  La fede, dunque- ha concluso  l’arcivescovo di Perugia – illuminando la ragione umana, ci aiuta a fare la scoperta incredibile che la sofferenza viene dall’amore e porta all’amore”.

LA 103a GIORNATA MONDIALE DEL MIGRANTE E DEL RIFUGIATO 2017

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Domenica 15 gennaio 2017 si celebra in tutto il mondo la 103a Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato: una consolidata iniziativa della Chiesa per tenere vive l’attenzione e la solidarietà dei fedeli verso i migranti.
Per questa occasione Papa Francesco ha scritto un messaggio sul tema «Migranti minorenni, vulnerabili e senza voce», sollecitando tutti a prendersi cura dei bambini che sono «tre volte indifesi» perché «minori», «stranieri» e «inermi» quando per «varie ragioni sono forzati a vivere lontani dalla loro terra d’origine e separati dagli affetti familiari».

Quella dei minori in fuga dai loro Paesi d’origine è una delle pagine più rimosse della stagione che stiamo vivendo e riguarda un numero crescente di minori stranieri non accompagnati che giungono in Europa: nel 2015 in Italia ne sono arrivati 8.255, nel 2016 il numero è quasi raddoppiato (14000).
Dietro questi viaggi stanno almeno due drammi. Il primo è bellico: se negli anni scorsi i minori stranieri non accompagnati arrivavano nel nostro Paese soprattutto dall’Egitto, ora i Paesi in cima alla lista sono Eritrea e Somalia.
Possiamo solo immaginare il dramma delle famiglie: vendono campi e proprietà o s’indebitano, o fanno entrambe le cose, per mandare almeno un figlio verso una speranza di salvezza. In mancanza di altri canali, lo affidano a trafficanti senza scrupoli che gli fanno attraversare deserti, confini e tratte di mare tra mille pericoli e violenze.
Il secondo dramma attiene alle politiche migratorie: i Paesi avanzati respingono i padri, ma non possono ricacciare indietro i figli che arrivano soli, a meno che non riescano a rintracciare le loro famiglie. Questo fenomeno è uno dei vari modi con cui le tragedie e le sperequazioni del mondo bussano alle nostre porte, interrogando le nostre coscienze e le politiche dei Paesi avanzati, Europa in testa, Italia compresa.

I minori stranieri non accompagnati sono quasi sempre accolti insieme agli adulti, spesso neppure riconosciuti come minori, e non ricevono una protezione adeguata. Quando vengono individuati e tutelati, sono spediti in comunità per minori a cui difficilmente si adattano. Molti fuggono, per lo più attraversano i confini per raggiungere parenti e connazionali all’estero. Quest’anno dall’Italia se ne sono resi irreperibili 8000. Una parte di essi purtroppo finisce nelle reti dello sfruttamento. Il loro sogno è di conseguire un’istruzione, oppure di lavorare e mandare a casa dei soldi per le famiglie che si sono sacrificate per farli partire. Questi semplici desideri raramente finora hanno trovato risposta.

Ora s’è alzata la voce autorevole di Papa Francesco a ricordarci che il problema ci riguarda tutti da vicino, dalle istituzioni alle comunità cristiane fino ai singoli fedeli e cittadini. Nel testo del suo messaggio Papa Francesco cita il duro monito di Gesù contro chi scandalizza i piccoli riferendolo a chi, oggi, sfrutta i minori migranti nel giro della prostituzione o della pornografia, li rende «schiavi» con il lavoro minorile o li arruola come soldati.
«Sono in primo luogo i minori – prosegue il Papa – a pagare i costi gravosi dell’emigrazione, provocata quasi sempre dalla violenza, dalla miseria e dalle condizioni ambientali» come pure dalla «globalizzazione nei suoi aspetti negativi».

Il Santo Padre chiede «protezione, integrazione e soluzioni durature» per aiutare i minori migranti, esortando a rispettare la loro «dignità» e a cercare «di andare incontro alle loro esigenze, quando sono soli, ma anche a quelle dei loro genitori, per il bene dell’intero nucleo familiare». I minori stranieri non accompagnati rappresentano uno dei tanti volti delle migrazioni, nemmeno uno dei più vistosi o drammatici. Il fenomeno migratorio è esteso e complesso. Chiede a noi oggi un lavoro di discernimento che aiuti a «superare paure, pregiudizi e diffidenze, promuovendo la mutua conoscenza, il dialogo e la collaborazione» (CEI, Educare alla vita buona del Vangelo, 2010, n.14).

La diaspora di molte persone è certamente un «segno dei tempi», perché genera l’incontro tra popoli, il confronto, lo scambio culturale, il dialogo religioso. In questo senso, la migrazione diventa un «luogo teologico» per un rinnovato cammino di Chiesa: un «fatto» attraverso il quale si mette in evidenza non solo la differenza tra culture e religioni di- verse, ma anche l’uguale dignità umana. Differenza e uguaglianza che, per la fede cristiana, portano a costruire un cammino di ricerca e di dialogo per una Chiesa chiamata ad essere «sacramento di salvezza». Siamo invitati non solo a «vedere» gli altri tra noi, ma a riconoscerli come il luogo della “grazia”, della presenza di Dio in mezzo a noi.

Con questi auspici e in comunione d’intenti con il Santo Padre, apprestiamoci a celebrare la prossima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato con un’attenzione particolare alla presenza di migranti nelle nostre parrocchie. Nel corso della giornata il nostro impegno sia quello di sensibilizzare le comunità cristiane sui fenomeni migratori che pur tanto spazio occupano delle pagine dei quotidiani, non sempre in un’ottica cristiana.

Non trascuriamo poi di invitare i migranti cattolici e le loro famiglie a partecipare alla Santa Messa, riservando loro ruoli attivi di animazione liturgica. Che questa giornata possa contribuire a diffondere una nuova cultura dell’incontro; riesca a trovare cristiani sensibili verso i nostri fratelli migranti, capaci di abbattere muri di diffidenza e rifiuto e di costruire ponti di fraternità.

Ai reverendi parroci formuliamo un caldo invito a celebrare la giornata nello spirito del messaggio del Papa, facendo spazio ai migranti in modo che le nostre comunità diventino sempre più luoghi dove si sperimenta la convivenza fraterna e ognuno possa dare voce alla propria storia e originalità.

TERNI. SETTIMANA DI PREGHIERA PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI 2017

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Come ogni anno la Chiesa invita a pregare per l’unità dei cristiani, soprattutto per i fratelli e sorelle delle Chiese orientali provati da una terribile persecuzione. «L’amore di Cristo ci spinge verso la riconciliazione» (2 Cor. 5,14a) è il tema della Settimana di Preghiera per l’unità dei Cristiani del 2017, con i testi preparati dalle varie Chiese Cristiane Tedesche. L’avvenimento speciale che permette quest’anno una particolare esperienza ecumenica è il 500° anniversario della Riforma protestante il cui inizio risale all’affissione delle 95 tesi di Lutero sulle indulgenze alla chiesa di Wittenberg nel 1517. E così, dopo secoli di reciproche condanne e vilipendi, nel 2017 i cristiani luterani e cattolici, per la prima volta, commemoreranno insieme l’inizio della Riforma.

Nella diocesi Terni-Narni-Amelia, le Chiese cristiane e parrocchie scambiano i loro predicatori o organizzano celebrazioni ecumeniche e incontri di approfondimento.

INCONTRI IN DIOCESI

  •  Mercoledì 18 gennaio ore 17.30
    Apertura della settimana con Vespri e Canto dell’inno Acatisto presso il monastero delle Carmelitane di Macchia di Bussone Terni
  • Giovedì 19 gennaio ore 17.00
    Vespro ortodosso presso la chiesa di S.Alò con la partecipazione del Vescovo padre Giuseppe Piemontese.
  • Venerdì 20 gennaio 17.30
    Preghiera ecumenica nella chiesa di San Francesco in Amelia. Intervengono don Vincenzo Greco, il Pastore Pawel Gajewski e padre Vasile Andreica
  • 
Sabato 21 gennaio ore 18.00
    Preghiera ecumenica nel Santuario Madonna del Ponte di Narni. Intervengono don Vincenzo Greco, il Pastore Pawel Gajewski e padre Vasile Andreica
  • Domenica 22 gennaio
    Culto e preghiera ciascuno nelle diverse chiese e parrocchie.
 Presso la Chiesa Evangelica Metodista di Terni, per il Culto Domenicale delle ore 10.30
. Presso la Chiesa di S.Alò per gli ortodossi Divina Liturgia ore 10.00
  • Lunedì 23 gennaio ore 18.00
    Preghiera ecumenica nella parrocchia Santa Maria del Carmelo di Terni. Intervengono don Vincenzo Greco, il Pastore Pawel Gajewski e padre Vasile Andreica
  • Martedì 24 gennaio al Cenacolo S.Marco di Terni, ore 17.30 tavola rotonda “Orizzonti di libertà, le riforme nella chiesa del 500”. Intervengono il Prof. Roberto Stopponi, Dott. Pawel Gajewski, Don Vincenzo Greco
  • Mercoledì 25 gennaio ore 17.00
    Conclusione della settimana di preghiera ecumenica con la Celebrazione Ecumenica della Parola di Dio presso la Chiesa Evangelica Metodista di Terni, con la partecipazione del vescovo Giuseppe Piemontese.

SPOLETO. LA MEDITAZIONE DI MONS. POMPILI

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«Appena giunto ad Amatrice (il 24 agosto 2016, ndr) la prima persona che ho incontrato è stata Valerio. Da circa un mese faceva il fornaio in questa comunità, dove si era trasferito con la moglie e i suoi due figli. Non lo conoscevo. Mi si accosta. Lo abbraccio. Cento metri e dietro un angolo scorgo dei sacchi con dentro delle persone morte. Valerio mi si avvicina e mi dice: “Questa è mia moglie e questo mio figlio e la piccolina”. Non ho detto nulla. Mi sono abbracciato Valerio e abbiamo pianto. La solidarietà che sprigiona il terremoto sta in questo azzeramento delle distanze e dei pregiudizi. Pensavo a che cosa avrei dovuto fare o dire, ma le persone e le situazioni ti vengono incontro. E basta non ritrarsi che t’investono. La solidarietà nasce così, semplicemente. Basta non distrarsi». Con questo triste ricordo è iniziata la meditazione che mons. Domenico Pompili, vescovo di Rieti, ha tenuto la sera di giovedì 12 gennaio nella palestra dell’Oratorio del Sacro Cuore in Spoleto nell’ultimo appuntamento del triduo in onore di S. Ponziano, patrono della Città e dell’intera archidiocesi di Spoleto-Norcia, protettore dai terremoti. Nella diocesi di Rieti il terremoto del 24 agosto ha causato la morte di 299 persone.

«A noi Vescovi, preti e fedeli laici dinanzi a catastrofi come il terremoto – ha proseguito mons. Pompili – ci spetta il compito di consolare, di essere accanto e ascoltare, di offrire una spalla su cui piangere. L’essere Chiesa ci chiama a farci vicini, ad accompagnare il processo di elaborazione di quanto accaduto: perdita delle persone care, della casa, delle chiese, dei paesi, dell’identità. Nella realtà terribile del terremoto c’è da riscoprire quella che è la nostra condizione di uomini e di donne, segnati dalla fragilità e dall’imprevisto di quello che non avresti mai immaginato. Dai grandi colpi della vita s’impara sempre qualcosa di utile: ci costringono ad andare oltre la superficialità che spesso ci caratterizza. Il sisma ci ha fatto riflettere sull’urgenza di tornare a riconoscere che dell’altro abbiamo bisogno, che siamo “interdipendenti”. Ce lo ricorda il nostro ombelico: una cicatrice che ci ricorda in ogni istante che non vengono prima gli individui e poi le relazioni, ma che ciascuno di noi è il prodotto di relazioni».

Un passaggio significativo il vescovo di Rieti ha dedicato alla politica e alle promesse fatte: «Perché la politica sia la forma più alta di carità – ha detto – è necessario che le nostre mani non restino inerti o nostalgiche. Ci vuole l’energia e la voglia di ricostruire insieme. Soltanto così il soffio vitale che c’è in ognuno di noi tornerà a far risplendere il sole. Ciò che conta è riscoprire la solidarietà non come l’emozione di un momento, ma come un impegno anche strutturale che metta mano a quelle priorità che per troppo tempo sono state sottaciute da chi aveva la responsabilità di far uscire dal loro isolamento alcuni territori come quelli devastati dal terremoto. Occorre una gestione accorta per evitare infiltrazioni e speculazioni. Sono necessarie una serie di attenzioni che privilegino la ripresa dell’economia per territori come i miei – e come la vostra Valnerina – già segnati dallo spopolamento. Per invertire la tendenza è necessario uno studio attento di quello che è il nostro territorio per rigenerarlo, pena la sua dissoluzione».

Sabato 14 gennaio, solennità di S. Ponziano, alle 11.30 ci sarà il solenne pontificale in Cattedrale presieduto dall’arcivescovo Renato Boccardo. Con lui concelebreranno, oltre ai sacerdoti della Diocesi, altri otto Presuli in vario modo legati alla Chiesa di Spoleto-Norcia: mons. Giuseppe Chiaretti, arcivescovo emerito di Perugia-Città della Pieve (indigeno della Diocesi); mons. Antonio Buoncristiani, arcivescovo metropolita di Siena-Colle di Val d’Elsa-Montalcino (indigeno della Diocesi); mons. Gino Reali, vescovo di Porto-Santa Rufina (indigeno della Diocesi); mons. Riccardo Fontana, arcivescovo-vescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro (Vescovo di Spoleto-Norcia dal 1995 al 2009); mons. Nazareno Marconi, vescovo di Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia (Diocesi confinante terremotata); mons. Giovanni D’Ercole, vescovo di Ascoli Piceno (Diocesi confinante terremotata); mons. Domenico Pompili, Vescovo di Rieti (Diocesi confinante terremotata); dom Donato Ogliari, abate di Montecassino (legame tra le due comunità nel nome di S. Benedetto). Nel pomeriggio alle 16.00, in Duomo, l’Arcivescovo presiederà i Secondi Vespri e, al termine, la processione per le vie della Città fino alla Basilica di S. Ponziano che, come tradizione, sarà avviata da un gruppo di cavalli e cavalieri: Ponziano, infatti, è definito dall’agiografia “felice cavaliere del cielo” e in tutte le raffigurazioni è in groppa ad un cavallo.