ASSISI. CONVEGNO “LA TEOLOGIA DELLA TENEREZZA IN PAPA FRANCESCO”

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Il Centro Familiare Casa della Tenerezza ha organizzato un importante Convegno dal titolo: “La Teologia della Tenerezza in papa Francesco” che si svolgerà ad Assisi, presso la Domus Pacis, dal 14 al 16 settembre con il patrocinio dell’Ufficio Nazionale di Pastorale Familiare della Conferenza Episcopale Italiana, della Conferenza Episcopale Umbra, dell’Istituto Teologico di Assisi, dell’Ordine dei Frati Minori di Assisi e dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Assisi. Il giorno precedente, il 13 settembre, gli iscritti al Convegno avranno la possibilità e la gioia di partecipare  all’udienza privata con il Santo Padre nella Sala Clementina del Vaticano.

La teologia della tenerezza abbraccia l’essere e l’agire globale della Chiesa, in ogni sua vocazione, aggregazione e forma di vita; cambia soltanto la modalità attuativa. L’abbraccio della croce è il vertice di questa teologia: rivela l’infinita tenerezza di Dio verso l’umanità e dice noi a noi stessi come “esseri di tenerezza”.

Scopo del convegno è:
• verificare l’apporto decisivo del Santo Padre e gli sviluppi prevedibili per il futuro della riflessione teologica e della vita della Chiesa;
•svolgere un’indagine seria e rigorosa sulla ecclesiologia di tenerezza di Papa Francesco.

Il convegno interessa in modo diretto la teologia del matrimonio e della famiglia e la teologia della vita consacrata e del ministero ordinato in modo indiretto, tutti i battezzati e gli operatori della pastorale.

NB„ l’ufficio scolastico della CEl riconoscerà i crediti formativi per quanti parteciperanno all’intero convegno. inoltre, chi interessato potrà richiedere un attestato di partecipazione.

Per info, costi e scheda dl iscrizione www.casadellatenerezza.it – info@casadellatenerezzait  – Mariella 3404104094

TERNI. ESCURSIONE SULLA CROCE DEL MONTE LA PELOSA

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Tradizionale escursione sul Monte La Pelosa sabato 8 settembre 2018, organizzata in memoria di don Antonio Pauselli e dei coniugi Maria Pia e Mario Del Sorbo: persone legate da una forte amicizia e dalla passione per la montagna che hanno contribuito alla ideazione, costruzione e installazione della croce posta in cima. L’appuntamento è alle 9 sulla piazza di Polino per poi celebrare la S.Messa alle ore 11.15 sulla cima della Pelosa, ai piedi della croce. Si concluderà la giornata con il pranzo al sacco.

Una croce. Da un’idea di don Antonio Pauselli alle mani esperte di Mario Del Sorbo, uno dei realizzatori. E dopo di loro, e insieme a loro, le braccia, le gambe e gli zaini del gruppo scout Terni 1 e di altri volontari che hanno trasportato fino alla cima del Monte La Pelosa, a 1636 metri, tutti i materiali necessari per l’erezione della croce.
Questo è il 1982. Don Antonio è viceparroco nella parrocchia di San Gabriele dell’Addolorata. Mario e Maria Pia sono una delle belle e instancabili coppie che hanno dato il loro contributo alle varie attività pastorali. Gruppo di sostegno per gli alcolisti, catechismo, azione cattolica e vita di tutti i giorni… un impegno costante e sincero che ha alimentato l’amicizia con don Antonio.
La realizzazione della croce segna tutti in modo particolare. Non è stata solo l’opera di un artigiano.

Quando dopo alcuni anni Mario si ammala, e fino a quando le ultime forze lo hanno sostenuto, amava recarsi, insieme a Maria Pia, ai piedi di quella croce per meditare e pregare. E così la moglie, i figli e tutti gli amici, per anni hanno rivissuto insieme il ricordo di Mario celebrando la messa in cima alla Pelosa. Quando poi è venuta a mancare anche Maria Pia è stato naturale unire anche il ricordo di lei in quella speciale occasione. Lei che si è spenta in ospedale con accanto l’immagine di quella croce.

Il 15 agosto 2012 è il giorno in cui don Antonio sale al Cielo. È il giorno in cui la Chiesa celebra l’Assunzione in Cielo di Maria. È il giorno in cui la montagna celebra la Festa delle Guide. E don Antonio guida lo è certamente stato per coloro che hanno avuto l’opportunità di fare qualche passo con lui… e non solo in montagna!

MONTEFRANCO. INAUGURAZIONE DELLA CASA VACANZE SAN BERNARDINO

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Un pomeriggio e una serata nell’archidiocesi di Spoleto-Norcia per il card. Gualtiero Bassetti arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e Presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei). Lunedì 13 agosto 2018, infatti, il Porporato, invitato dall’arcivescovo di Spoleto-Norcia mons. Renato Boccardo, ha inaugurato il nuovo corso del Convento di S. Bernardino a Montefranco (TR) e ha presieduto una veglia di preghiera mariana nella Cattedrale di Spoleto (ore 21.00) in preparazione alla solennità dell’Assunta.

Grazie al sostegno di Caritas Italiana è nata la Cooperativa “Valle Mea” con l’obiettivo di offrire posti di lavoro tramite un’attenta gestione di alcune proprietà ecclesiastiche, ad iniziare dal Convento di S. Bernardino a Montefranco. “Valle Mea” è una cooperativa promossa dall’archidiocesi di Spoleto-Norcia al fine di creare un progetto innovativo ed ambizioso: attraverso la valorizzazione di alcune strutture della diocesi di Spoleto-Norcia di grande bellezza e di indiscusso valore storico-culturale, si pone l’obiettivo di renderle fruibili e pronte ad ogni tipo di ospitalità, alla realizzazione di eventi pubblici e privati, ad accogliere mostre, convegni ed attività di interesse artistico e culturale. Un segnale importante per il territorio specialmente in questo periodo post-sisma, un esempio di energia e vitalità, che vuole creare occasioni di rilancio e di riscatto. La cooperativa ha avviato la sua attività grazie ad un progetto di Caritas Italiana denominato “Lo sguardo ampio verso il futuro”, con l’obiettivo di fronteggiare la disoccupazione in un territorio segnato dalla chiusura di molte aziende. Inoltre, il terremoto ha reso inagibili numerose strutture pubbliche e private: l’Archidiocesi dunque mette a disposizione della comunità alcune proprietà, attualmente inutilizzate, per sviluppare progetti rivolti in modo particolare alle persone inoccupate. Una di queste è appunto il Convento di S. Bernardino a Montefranco (TR): la parte nuova del complesso è stata adibita a Casa per ferie, luogo ideale per il relax della mente, del corpo e dello spirito. Si possono accogliere venti persone in sette camere doppie, tutte con bagno interno. Oltre al pernottamento, è previsto il servizio di prima colazione. Ad oggi la neo Cooperativa ha assunto due giovani del territorio.

L’inaugurazione del Convento, fino al 2016 abitato da una comunità di monache Clarisse, è avvenuta appunto alla presenza del cardinale Bassetti e di don Andrea Laregina di Caritas Italiana. C’erano molte persone della Valnerina ternana, diverse autorità civili e militari, ad iniziare dal sindaco di Montefranco Rachele Taccalozzi e da quello di Spoleto Umberto De Augustinis, i parroci del territorio. Tutti sono stati accolti con cordialità dal presidente della Cooperativa Lanfranco Amadio che, nel saluto iniziale, ha ringraziato quanti sono stati coinvolti in questo progetto: «Per primo – ha detto – l’Arcivescovo che ha fortemente voluto la nascita di “Valle Mea” per la gestione di alcune proprietà ecclesiastiche, al fine di creare posti di lavoro; poi i membri del consiglio di amministrazione, don Sem Fioretti e la dott.ssa Maria Antonella Proietti che hanno condiviso con me il cammino, di quasi due anni, per arrivare a questo importante momento; la cooperativa “Diaconia” della diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino per il sostegno iniziale; il Comune di Montefranco e gli altri uffici pubblici con i quali ci siamo rapportati; le maestranze che hanno lavorato per l’adeguamento del Convento.

La gioia dell’Arcivescovo nel poter garantire qualche posto di lavoro: «È un piccolo segno di speranza in un contesto lavorativo in forte crisi». «Rivolgo un cordiale saluto a tutti voi, convenuti questa sera per quello che mi piace definire un “incontro di famiglia”», ha detto mons. Boccardo nel suo saluto agli ospiti. «Ci ritroviamo infatti per fare conoscenza di una casa e di luoghi della vita quotidiana. Ci onora in modo particolare la presenza del card. Bassetti.Questo antico Convento di San Bernardino, ricco di storia e di vita consacrata, ha ospitato negli ultimi anni le Monache Clarisse provenienti dal Monastero del Palazzo in Spoleto, che hanno trovato qui accoglienza amica e un luogo di pace e di serenità. Quando, per il ridursi del numero, l’avanzare degli anni e l’aggravarsi delle condizioni di salute, le Monache stesse hanno chiesto di essere accolte in altri Monasteri della regione ed hanno donato alla diocesi di Spoleto-Norcia questo complesso, si è aperta la possibilità di utilizzare l’immobile per farne un luogo di soggiorno e ristoro materiale e spirituale. Grazie all’aiuto di Caritas Italiana è stato dunque possibile costituire la cooperativa “Valle Mea” che, gestendo questo ed altri beni della Diocesi, potrà garantire – come già sta facendo – qualche posto di lavoro a persone del nostro territorio. È un segno di speranza che ci fa guardare fiduciosi al futuro».

Le parole del card. Gualtiero Bassetti. «Come Presidente della Conferenza episcopale italiana plaudo all’archidiocesi di Spoleto-Norcia per la nascita di questa Cooperativa, un piccolo, ma fondamentale segno di speranza per chi è alla ricerca di lavoro. Come Chiesa certamente non possiamo risolvere tutti i problemi, ma iniziative come questa possono indicare alla società alcuni orientamenti. Esulto quando come comunità cristiana riusciamo a dare il nostro piccolo contributo e permettere così a qualche giovane di non dover lasciare l’Italia per lavoro. La nostra parte la continueremo fare collaborando con tutti, ma essendo anche coscienza critica della società». Poi, l’arcivescovo di Perugia-Città della Pieve ha ricordato il suo legame con S. Bernardino a cui è intitolato il Convento: «Nel 1994 S. Giovanni Paolo II mi nominò vescovo di Massa Marittima-Piombino e il giorno dell’ingresso mi colpì una lapide vicino al Battistero della Cattedrale con su scritto: qui nel 1380 fu battezzato S. Bernardino. E da allora questo Santo francescano attento ai bisogni della gente è stato un punto di riferimento per il mio episcopato». Il Cardinale, poi, ha ringraziato l’arcivescovo Boccardo per l’invito dicendo: «Come potevo dire di no al mio Presidente, perché mons. Boccardo, come sapete, è la guida di noi Vescovi umbri». Il Porporato ha poi salutato e abbracciato Velia Santarelli, mamma del compianto mons. Mario Curini, montefrancano, morto del 2012 a 46 anni a seguito di una caduta da cavallo.

La serata si è conclusa con due brani musicali eseguiti dinanzi alla fonte di S. Bernardino, nel parco del Convento, dal coro londinese diretto dal maestro Colin Baldy. Poi, c’è stato il taglio del nastro, la visita al Convento e un momento di convivialità.

Per informazioni: www.casavacanzesanbernardino.it

PERUGIA. L’OMELIA DEL CARD. BASSETTI IN OCCASIONE DELLA FESTA DI SAN LORENZO

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“La carità, cosiddetta politica, che stimola le persone a mettere i propri talenti e le proprie energie a servizio del bene comune per la costruzione della città e dello Stato, deve nascere dal desiderio di servizio disinteressato. Ma non si potrà mai conseguire il bene comune se non con strumenti politici buoni e giusti”. Lo ha detto l’arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, card. Gualtiero Bassetti, stamani nell’omelia della messa che ha celebrato, in occasione della solennità di san Lorenzo, nella cattedrale di Perugia, dedicata al martire.

Indicandolo come modello di “Chiesa in uscita”, “per la nostra città e per la società in cui viviamo”, il porporato ha invitato i fedeli a non prendere scorciatoie: “L’essere cristiani non caratterizzato soltanto dai doveri che abbiamo verso Dio o la nostra famiglia, ma dal vivere per gli altri è il vero modo di mettere Dio al primo posto, come ha fatto san Lorenzo”.

Cardine della società indicato dal cardinale è l’amore: “Una città, una nazione, che invece che sulla solidarietà e sul bene comune tendesse a fondarsi sull’egoismo e sul privilegio, avrebbe smarrito il senso profondo del suo ruolo ordinatore e della sua finalità civilizzatrice e umanizzante”.

Nelle parole del card. Bassetti l’impegno della Chiesa, che “non ha altri modi di essere presente nella società che vivendo la sua vocazione al servizio a partire dai piccoli, dai poveri, dallo straniero, dall’orfano e dalla vedova”.

Citando Paolo VI, il presidente della Cei ha evidenziato che “la carità deve investire la politica con la propria forza di illuminazione, energia di dedizione, capacità di servizio”. “Certo, tutto questo esige un impegno pedagogico ed educativo molto forte – ha affermato il card. Bassetti –; ma se non si fossero mossi in questo senso i nostri padri, noi oggi non avremmo una Carta costituzionale, che rimane un orientamento sicuro”.

CITTA’ DI CASTELLO. CHIOSTRI ACUSTICI 2018

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E’ in corso di svolgimento l’iniziativa CHIOSTRI ACUSTICI 2018 promossa dalla Diocesi di Città di Castello e dalla Direzione del Museo diocesano in collaborazione con i comuni dell’Alto Tevere-Umbro e Toscano: Città di Castello, Citerna, Montone, San Giustino, Monte Santa Maria Tiberina, Pietralunga, Umbertide e Sansepolcro.

Le novità di quest’anno sono due: il coinvolgimento del Comune di Pietralunga anche in questo appuntamento estivo e la rinnovata partecipazione della municipalità di Sansepolcro, con l’apertura alla Regione Toscana.

Un calendario destinato ad un pubblico di conoscitori della musica, ma anche di appassionati d’arte. Negli spazi suggestivi e di straordinario interesse architettonico, i chiostri dell’Alto Tevere umbro e toscano si esibiranno artisti di fama internazionale come il chitarrista Agatino Scudieri e il clarinettista tifernate Fabio Battistelli; oltre il coinvolgimento di artisti del territorio come le corali cittadine e le scuole comunali di musica sarà offerta l’opportunità di ascoltare questi professionisti noti nel panorama musicale nazionale. L’iniziativa si prefigge la scoperta di alcuni chiostri del nostro territorio che grazie alla musica verranno valorizzati al meglio: il Chiostro del Duomo di Città di Castello, di San Francesco a Montone e a Umbertide, del Palazzo Comunale di Citerna, della Chiesa di Santa Maria a Selci di San Giustino, il Chiostro della Torre di Palazzo Bourbon del Monte Santa Maria Tiberina e la Piazzetta dell’Orologio a Pietralunga; a questi si aggiunge il Chiostro di Palazzo delle Laudi a Sansepolcro.
Tutti i concerti sono previsti con inizio alle ore 21.00. Questa sera, mercoledì 8 agosto è in programma nella Piazzetta dell’orologio di Pietralunga “Guerra e Amore” il concerto della Corale Polifonica Pietralungherese Direttore Rolando Tironzelli; “O dolce nocte – Antichi suoni”, amorosi canti si terrà giovedì 9 agosto nel Chiostro di San Francesco a Montone dove sarà possibile ascoltare la Corale Braccio Fortebraccio di Montone diretta da Stefania Cruciani; venerdì 10 agosto a Monte Santa Maria Tiberina presso il Chiostro della Torre di Palazzo Bourbon del Monte sarà la volta di “Viaggio intorno al mondo” con Cristian Riganelli (fisarmonica) e il tifernate Fabio Battistelli (clarinetto); penultimo concerto nel Chiostro di San Francesco ad Umbertide lunedì 20 agosto “EchOeS” con il Coro Eos Mario Madonna (pianista) – Direttore Fabrizio Barchi. La programmazione si chiude con l’ultimo appuntamento a Sansepolcro nel Chiostro di Palazzo delle Laudi mercoledì 23 agosto con l’evento dal titolo “Rossomalpelo” a cura di Effettok: Sergio Gaggiotti (chitarra e voce) – Carlo Conti (sax).

Tutti i concerti sono ad ingresso libero e grazie al collegamento territoriale intendono raggiungere tutti i turisti presenti nel territorio Umbro e Toscano; l’attenzione è rivolta anche ai cittadini residenti che possono in questo modo scoprire o ri-scoprire le bellezze del proprio patrimonio culturale nelle calde sere d’estate.
Per informazioni Museo Diocesano di Città di Castello 075 8554705 museo@diocesidicastello.it

GUBBIO. LA MOSTRA “GUBBIO AL TEMPO DI GIOTTO. TESORI D’ARTE NELLA TERRA DI ODERISI”

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Se incontrate un Gennaro potete supporre che probabilmente arrivi da Napoli, un Efisio da Cagliari, una Agata da Catania. Ma se vi imbattete in un Ubaldo o in un Oderisi i dubbi sono pochi: al 99 per cento dei casi arriverà da Gubbio. Nomi propri che, siano essi legati alla sfera religiosa o a quella artistica, costituiscono la gloria del borgo umbro, “la più bella città medievale d’Italia” come non ha remore a proclamarsi sin dai cartelli che accolgono il visitatore. Cartelli un po’ fuorvianti, perché potrebbero far pensare che in altre nazioni esistano centri storici medievali più belli di quelli italiani. Si sarà capito che a Gubbio, che a rigore sarebbe dunque da ritenere “città medievale più bella del mondo”, le mezze misure non sono di casa e gli eugubini sono avvezzi a pensare in grande. Magari con quel pizzico di ironica follia che li ha portati ad autoproclamarsi abitanti della “città dei matti”, prerogativa quotidianamente estesa anche ai turisti che con tre giri della fontana del Bargello si vedono assegnata una “patente di matto”, pari a una cittadinanza onoraria.

Queste loro “folli” caratteristiche gli eugubini le provano anche con la venerazione smisurata per sant’Ubaldo, il santo vescovo che qui riesce persino a fare passare in secondo piano san Francesco, uno che pure in termini di marketing tanto fece per Gubbio con quella storia del lupo che i Fioretti hanno diffuso fino in Australia e in California. Le provano con gli altrettanto smisurati ceri che ogni anno in maggio scatenano passioni irrazionali, oltre che un groppo alla gola in chi per raggiunti limiti d’età deve smettere di sobbarcarsene il peso. E le provano, infine, con la convinzione che il più grande artista espresso dal Medioevo possa essere stato non Giotto bensì… Oderisi da Gubbio. Un miniatore la cui arte fu esaltata dallo stesso Dante Alighieri nel canto XI del Purgatorio («Oh!», diss’io lui, «non se’ tu Oderisi, / l’onor d’Agobbio e l’onor di quell’arte / ch’alluminar chiamata è in Parisi?») ma del quale, si badi bene, non esiste una sola operache gli si possa attribuire con certezza. Infatti, pur essendo stato fatto il suo nome per messali, Bibbie e salteri, non esistono codici firmati da Oderisi, il quale dunque forse non era così superbo da meritare di essere messo da Dante nel Purgatorio.

C’è (anche) il mistero di Oderisi da Gubbio al centro della bella mostra allestita a Gubbio  in tre sedi diverse, visitabili con un solo biglietto: il Palazzo dei Consoli, che sullo sfondo della famosa piazza pensile costituisce l’icona più nota di Gubbio; il Museo Diocesano, allestito accanto alla cattedrale; e il Palazzo Ducale, che nel Quattrocento fu favolosa residenza di Federico da Montefeltro, duca di Urbino. Il titolo della mostra, “Gubbio al tempo di Giotto – Tesori d’arte nella terra di Oderisi”, intende subito stabilire un legame fra i due artisti, legame determinato dal medesimo clima culturale, artistico, religioso e civile in cui lavorarono. Pazienza se poi, nonostante il titolo ingolosente, fra la sessantina di opere in mostra quelle di Giotto sono tante quante quelle attribuite a Oderisi: zero.

Roba da veri matti eugubini, dirà qualcuno, dedicare una mostra a Giotto e a Oderisi, senza l’ombra né dell’uno né dell’altro. Ma l’obiettivo (invero riuscito) dei curatori Elvio Lunghi, Giordana Benazzi ed Enrica Neri Lusanna era un altro: documentare con polittici, manoscritti miniati, opere di oreficeria e sculture lignee sia la centralità di Gubbio e delle sue botteghe nell’arte italiana del Due e Trecento, sia le caratteristiche peculiari del linguaggio artistico sviluppato nell’Umbria settentrionale da artisti che, come Palmerino da Gubbio e tanti altri, si ritroveranno a lavorare a fianco, appunto, di Giotto nel grande cantiere di Assisi, a soli 40 chilometri di distanza.

La mostra contribuisce anche a gettare luce e a offrire chiavi di identificazione al complesso rebus di nomi e opere che innervano la scena artistica eugubina fra Due e Trecento, con la sua storia ahimè fatta più di opere che di persone: il Maestro dei Crocifissi francescani all’opera ad Assisi era forse (come ipotizza il curatore Elvio Lunghi) Guido di Pietro, padre di Oderisi da Gubbio? Chi era il Maestro della Croce di Gubbio, compagno di Giotto? Palmerino di Guido e il Maestro Espressionista di Santa Chiara erano la stessa persona? E il “Guiduccio Palmerucci” dalla sfuggente biografia era figlio di quest’ultimo, o è semplicemente un nome che sta a designare tutta una bottega e una serie di dipinti, e che va dunque scritto tra virgolette?

Si mettano poi le opere di artisti fra i più esemplari del periodo, come Mello da Gubbio e Ottaviano Nelli. Si aggiungano alcuni scomparti di un eccezionale polittico del giottesco Maestro di Figline per la prima volta visibili insieme. E si aggiunga pure un trittico pressoché inedito (“Madonna con Bambino fra i santi Paolo e Pietro”) attribuito ora niente meno che a Pietro Lorenzetti, opera recuperata dal deposito dell’eugubino Palazzo Ducale e cui, nonostante i danni irreversibili, un sapiente restauro ha restituito una decente leggibilità… Si avrà allora il quadro di una scena artistica vivacissima, nonché dell’importanza politica, economica, spirituale e culturale che una città di media grandezza come Gubbio rivestiva tra la fine del Duecento e i primi decenni del Trecento. Una piccola grande città, insomma, favorita certo anche dalla centralità geografica al cuore della penisola, ma capace di generare geniali artisti come Oderisi. Sì, d’accordo, ma quando mai riusciremo a vedere un’opera che possa dirsi con certezza sua?

Fino al 4 Novembre 2018
Palazzo dei Consoli, Museo Diocesano, Palazzo Ducale – Gubbio
Orario: aperta tutti i giorni, ore 10-19. Biglietto intero 12 euro
Per informazioni: www.gubbioaltempodigiotto.it

a cura di Roberto Copello, Touring Club

TERNI. RIFLESSIONI DEL VESCOVO PIEMONTESE SULLA VICENDA DEL NEONATO MORTO

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Costernazione, meraviglia, choc, sdegno  sono state espresse per la tristissima vicenda dell’abbandono del neonato, che noi amiamo chiamare “Francesco”, da parte della madre e per la morte del piccolo, avvenuta il 2 agosto. Espressioni, che la stampa nazionale e locale ha usato per descrivere la reazione della gente di fronte ad uno dei gesti più innaturali e irrazionali che possano registrarsi in capo al genere umano.

La popolazione giustamente è allarmata e varie persone, associazioni e persino il Consiglio comunale di Terni hanno voluto interpretare il comune sconcerto per l’abbandono e la morte del neonato.

Credo che in questo momento tutti abbiamo bisogno di avvertire un sentimento colpa e di vergogna, e rivolgere una richiesta di perdono al piccolo, che non ha avuto neppure il tempo per trovare ospitalità in un mondo che spesso ama la vita e i bambini solo a parole.

Allo stesso tempo vogliamo esprimere un supplemento di pietà cristiana, di compassione e di misericordia verso la madre e verso il padre, vittime di un vortice e di un sistema che non sa venire incontro a chi per i disagi e le ragioni più svariate non è sostenuto nelle difficoltà e criticità personali e relazionali, o posto in condizione di svolgere dignitosamente le funzioni essenziali dell’esistenza umana: sostentarsi, lavorare, amare, generare, crescere ed educare se stesso e i propri figli.

L’infanticidio, l’aborto, la tratta dei bambini, l’abuso dei minori in tutte le forme abominevoli, la pedopornografia, l’abbandono e altre forme di violenza sono purtroppo delitti contro i quali la società deve agire con consapevolezza e determinatezza. E tuttavia occorre un’azione propositiva: favorendo l’amore alla vita, sostenendo le famiglie moralmente e concretamente, promuovendo la formazione e la scuola, creando condizioni di vita dignitose, adoperandosi per una società più umana e accogliente.

In questi ultimi tempi Terni si è ritagliata uno spazio, quasi giornaliero, sulla stampa nazionale per fatti di cronaca, notizie, eventi sociali e politici, curiosità e amenità varie.

Voglio augurare e prego il Signore che la città di san Valentino, patrono degli innamorati e della famiglia, possa avere in tutte le componenti civili e religiose, un sussulto di responsabilità e di generosità per indicare e donare, ad ogni persona, ragioni di vita e segni di speranza in una società animata dall’amore.

PERUGIA. NUOVI PARROCI E VICARI NELLE CHIESE DELLA DIOCESI

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Nell’Archidiocesi di Perugi-Città della Pieve prosegue l’avvicendamento alla guida delle parrocchie avviato dopo la conclusione della Visita pastorale (2013-2017)  del cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti e la riorganizzazione delle parrocchie in Unità pastorali (Up). I nuovi parroci e vicari parrocchiali faranno ingresso nelle rispettive parrocchie-Up tra settembre e ottobre, all’inizio dell’Anno pastorale 2018-2019. Quest’anno i trasferimenti e le nuove nomine sono in numero ridotto rispetto al 2017, legate soprattutto alla destinazione dei cinque neo-ordinati sacerdoti e alla quiescenza di alcuni parroci. Le disposizioni della Curia arcivescovile riguardano le comunità parrocchiali-Up di Marsciano, San Valentino e Castello delle Forme, Elce e Case Bruciate in Perugia, Montebello, San Marco, Paciano, Vaiano e Villastrada, Torgiano e Brufa, Tuoro e Passignano sul Trasimeno, San Mariano e Girasole, Santo Spirito e Santi Biagio e Savino in Perugia.

A Marsciano don Marco Pezzanera, giovane sacerdote originario del luogo, prende il posto di mons. Giuseppe Ricci, il quale, dopo 17 anni di servizio, rimarrà a collaborare con il nuovo parroco. Don Marco sarà moderatore dell’unità pastorale 23 e parroco anche di Schiavo e Migliano.

Al posto di Don Pezzanera nelle parrocchie di San Valentino e Castello delle Forme subentra don Miroslaw Puchacz, sacerdote polacco della Diocesi di Drohiczyn, finora parroco di Paciano, Vaiano e Villastrada.

Lascia l’oratorio parrocchiale OSMA di Marsciano don Gaetano Romano SDB, che assume l’ufficio di parroco solidale di Elce e Case Bruciate; parroco moderatore di entrambe sarà don Riccardo Pascolini. Nella parrocchia di Elce si darà particolare attenzione alla pastorale dei numerosi studenti universitari presenti in zona.

Don Luca Bartoccini, parroco uscente di Elce, assumerà l’ufficio di Canonico Sacrista nella Cattedrale di San Lorenzo in Perugia, continuando a dirigere il Centro di Formazione Pastorale.

Padre Dante Camurri SdC, finora vicario parrocchiale di Brufa, assumerà l’ufficio di vicario parrocchiale di Montebello.

Padre Gabriele Cristaldini OFM Capp lascerà l’incarico di Cappellano del Sodalizio San Martino per servire come vicario parrocchiale la parrocchia di San Marco

Don Mauro Angelini, recentemente incardinato nell’Archidiocesi di Perugia-Città della Pieve dall’ordine dei Frati Minori, è stato nominato assistente spirituale del Perugia Calcio.

Padre Alberto Viganò OP è stato nominato assistente della sezione perugina dell’UGCI, Unione Giuristi Cattolici Italiani.

Venendo ai  nuovi ordinati sacerdoti: don Augusto Martelli sarà parroco di Paciano, Vaiano e Villastrada; don Federico Casini vicario parrocchiale a Torgiano e Brufa; don Giovanni Yang vicario parrocchiale a Tuoro e Passignano sul Trasimeno; don Nicolò Gaggia vicario parrocchiale di San Mariano e Girasole; don Pietro Squarta vicario parrocchiale di Santo Spirito e dei Santi Biagio e Savino in Perugia.

Come previsto nella riforma del centro storico del capoluogo umbro varata in seguito alla suddetta Visita pastorale, dal 1 settembre 2018 la parrocchia di San Giovanni Rotondo alla Chiesa Nuova, detta anche di San Filippo Neri, viene soppressa e il relativo territorio unito alla Parrocchia di Sant’Andrea in Porta Santa Susanna. Il patrimonio della parrocchia estinta passerà alla Diocesi, eccetto la chiesa di San Filippo, che sarà restituita alla Congregazione dell’Oratorio (Padri Filippini), divenendo Rettoria.

Nello scorso mese di giugno, dopo la modifica dello Statuto, è stato nominato il nuovo Capitolo dei canonici della concattedrale dei Santi Gervasio e Protasio di Città della Pieve, così composto: don Piero Becherini, don Paolo Cherubini, don Aldo Gattobigio, mons. Augusto Panzanelli, don Leonardo Romizi, don Alessandro Segantin, mons. Remo Serafini, don Simone Sorbaioli (arciprete).

NORCIA. RICOSTRUZIONE DELLA BASILICA DI SAN BENEDETTO

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Mercoledì 1° agosto 2018, probabilmente nella giornata più calda dell’anno, a Norcia, alle ore 16.00, presso gli Ufficio Speciale per la Ricostruzione (U.S.R.) – Regione Umbria post sisma 2016, si è tenuta la prima riunione della Commissione ministeriale di indirizzo per l’intervento di recupero della Basilica di S. Benedetto in Norcia. All’ordine del giorno dell’organismo presieduto dal prof. Antonio Paolucci (già Ministro dei Beni Culturali, commissario del Governo per la ricostruzione della Basilica di S. Francesco in Assisi dopo il sisma del 1997 e direttore dei Musei Vaticani) c’era l’insediamento ufficiale e la definizione del cronoprogramma e delle attività. La commissione, oltre a Paolucci, è così composta: prof. Giovanni Carbonara per il Mibact; arch. Luigi Di Prinzio per il Comune di Norcia; arch. Filippo Battoni per il Commissario straordinario; arch. Diego Zurli per la Regione Umbria; arch. Roberto Santarelli per l’archidiocesi di Spoleto Norcia.

«Ci occuperemo – ha commentato al termine il prof. Paolucci – del restauro e della reinvenzione della Basilica di S. Benedetto. È stata la riunione prima, quella in cui ci siamo scambiati le prime idee, abbiamo fissato la prossima riunione l’11 settembre a Roma, altre ne faremo a Norcia. Il nostro lavoro consiste nel fornire ai progettisti le dritte fondamentali, i confini insuperabili, i limiti da non violare, quello che ci aspettiamo da loro ecc… Di tutto vi renderemo contezza. Come sapete io sono stato Commissario del Governo per la ricostruzione di S. Francesco in Assisi dopo il terremoto del 1997 e ora sono qui a Norcia. Ebbene devo dire che l’intervento sul S. Francesco era molto più facile di quanto non sarà quello sul S. Benedetto. Ad Assisi era chiaro il nostro compito: consolidare le strutture lesionate, ricomporre le lacerazioni nelle pitture di Giotto e Cimabue. Erano obiettivi previsti e praticabili. Qui è molto più difficile, perché non è ancora chiaro quello che si chiederà ai progettisti, in quanto ancora non sappiamo bene cosa troveremo una volta smaltite tutte le macerie». Alla domanda se la Basilica tornerà così come era prima Paolucci ha risposto: «Sarà difficile, di certo tornerà all’uso liturgico, religioso e al godimento pubblico. Come ci tornerà è il nostro oggetto di studio».

«Il concetto di restituzione – ha detto l’arcivescovo di Spoleto-Norcia mons. Renato Boccardo al termine della riunione – è più profondo di quelli di ricostruzione o restauro. Perché parlo restituzione? Perché la Basilica di S. Benedetto costituisce un patrimonio non solo di arte e di storia, ma anche di fede che ha segnato la vita di intere generazioni e che continua a parlare al popolo europeo. Allora si tratta di restituire a Norcia e al Vecchio Continente questo simbolo. Rimetteremo insieme le pietre, ed è giusto, faremo una nuova copertura, la Basilica tornerà ad essere luogo per le celebrazioni e il culto, ma la vogliamo anche restituire al mondo, all’Europa e a Norcia con la freschezza e la novità mai diminuita del messaggio di S. Benedetto che è un messaggio di pace, di riconciliazione, di unità, di superamento delle differenze e delle contrapposizioni».

Alle 18.00 in Piazza S. Benedetto, di fianco alle macerie della Basilica, si è tenuto un incontro tra la popolazione e la Commissione presieduta da Paolucci, alla presenza anche del sindaco Nicola Alemanno, dell’Arcivescovo, della Sovrintendente alle Belle Arti, all’Archeologia e al Paesaggio dell’Umbria Marica Mercalli, del Sovrintendete speciale per le aree colpite dal sisma Paolo Iannelli, del priore dei monaci benedettini padre Benedetto Nivakoff. Ha moderato il giornalista dell’agenzia Ansa Gianluigi Basilietti. Il primo cittadino ha sottolineato l’importanza che il progetto di ricostruzione sia partecipato con la popolazione, anche se – ha detto – «ancora non sappiamo come verrà ricostruita». L’arcivescovo Boccardo ha ribadito la sua visione espressa più volte, ossia di una ricostruzione che tenga conto delle ferite che il terremoto ha inferto alla chiesa. «Ciò – ha detto il Presule – per onestà storica. Non possiamo far finta che il 24 agosto e il 26 e 30 ottobre 2016 non sia successo nulla». La sovrintendente Mercalli propende piuttosto per una ricostruzione filologica, tecnicamente si usa il termine anastilosi, cioè rimettendo insieme elemento per elemento di un edificio distrutto, pietra per pietra in questo caso: quelle della Basilica di S. Benedetto si stanno catalogando singolarmente, ed è per questo che lo smaltimento delle macerie prosegue lentamente. La Mercalli ha portato l’esempio della chiesa di S. Andrea Apostolo a Venzone (UD) completamente distrutta dal sisma del 1976 e ricostruita proprio per anastilosi tra il 1988 e il 1995 ricollocando le pietre originali. Francesca Diosi è intervenuta chiedendo che la Basilica venga ricostruita così come era prima, perché – ha detto – «noi vogliamo dimenticare il terremoto che ha distrutto la città». Anche Gianpietro Angelini, ex sindaco di Norcia, ha sostenuto la necessità di cancellare la memoria del sisma e ha chiesto alla commissione di non allungare troppo i tempi per la ricostruzione, in considerazione del fatto – ha detto – «che pochi sono gli elementi originali della Basilica».

Poi l’ex primo cittadino ha chiesto cosa ne sarà della Basilica e dei monaci una volta riaperta al culto, visto – ha affermato pubblicamente – «che il Vescovo, così si dice, vuole prendere il monastero per la sua residenza». «Chiediamo che voi monaci – ha proseguito Angelini rivolto a padre Benedetto – viviate a fianco della Basilica e non nel costruendo monastero di S. Benedetto al Monte. Non abbiamo portato a Norcia i “figli” di S. Benedetto” per fargli fare gli eremiti. Altrimenti si sarebbero stabiliti intorno all’Abbazia di S. Eutizio». Ad Angelini ha risposto l’Arcivescovo: «I monaci già da qualche anno prima del terremoto avevano acquistato dalla Diocesi la ex villa del Seminario di Norcia con l’intenzione di stabilirvi il monastero. Alcuni di loro sarebbero stati in città per l’animazione pastorale della Basilica e l’accoglienza dei pellegrini. Ciò perché la vita monastica richiede un ambiente raccolto e silenzioso; soprattutto in estate ciò non poteva essere garantito e tutti ricordiamo, infatti, che nei mesi più caldi dell’anno si trasferivano nella casa parrocchiale di Agriano di Norcia. Poi è sopraggiunto il terremoto. Con i monaci allora abbiamo iniziato un dialogo, giunto alla seguente conclusione. Quando tutto sarà ricostruito, la Basilica tornerà ad essere luogo di culto animato dai monaci. Gli edifici che loro occupavano contempleranno: una parte riservata ai monaci (che quindi garantiranno una duplice presenza a Norcia, in monte e in città), una parte per l’abitazione del parroco di Norcia (quella dove risiedeva prima del sisma è difficilmente recuperabile, ndr) e una parte da riservare all’Arcivescovo che, ricordo, porta anche il titolo di Norcia. Anche perché, quando nel 2000 giunsero i monaci l’accordo stipulato tra il Comune e la Curia prevedeva che la Diocesi mettesse a disposizione l’Episcopio e la Curia e il Comune fornisse al Vescovo un’abitazione: questa seconda parte dell’accordo non è stata mai concretizzata».

Al di là dei vari punti di vista, tutti legittimi e degni di rispetto, l’unica cosa certa è che il lavoro di recupero della basilica di S. Benedetto sarà lento e lungo, ci vorrà molta pazienza. Rassicura il fatto che siamo sostenuti dai migliori specialisti. Alla Commissione presieduta da Paolucci ora il compito di indicare le linee guida per la ricostruzione che i partecipanti al concorso internazionale dovranno necessariamente seguire.

ASSISI. L’OMELIA DI MONS. BEDINI PER LA FESTA DEL PERDONO

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“Ognuno è chiamato a ricevere il dono della misericordia, della riconciliazione e della pace per condividerli”. Lo ha detto mons. Luciano Paolucci Bedini, vescovo di Gubbio, nella messa che ha celebrato stamani nella basilica di Santa Maria degli Angeli, nella ricorrenza della dedicazione della basilica e nella solennità del Perdono di Assisi.

“Celebriamo insieme la tenerezza di Maria che viene, attraverso il dono della Porziuncola, a rassicurare i suoi figli che davvero Dio è misericordioso”, ha aggiunto il presule sottolineando che “il perdono è per chi apre il cuore e si affida a Dio”. Volgendo lo sguardo a san Francesco, il vescovo lo ha definito come “l’amico santo che, come tutti i santi, non si preoccupa della propria salvezza ma sente il desiderio struggente che tutti i suoi fratelli possano godere della salvezza di Dio”. È questo il “marchio dei santi”.

“Quando nel nostro cammino di fede non ci viene spontaneo desiderare la salvezza dei fratelli – ha aggiunto mons. Paolucci Bedini – siamo ancora in cammino sulla strada della santità. I santi continuano a ricordarci la volontà di Dio per il bene eterno di tutti noi”. Infine, un parallelismo tra la Porziuncola, “piccola porzione”, e san Francesco, “grande per aver mostrato nella sua vita il capolavoro enorme che avviene quando Dio ci tocca”.